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ANGELINA JOLIE: IL BIMBO E LA BESTIA

DI FINIAN CUNNINGHAM

Strategic Culture

Angelina Jolie, idolo dello schermo americano è una delle attrici più pagate di sempre, è famosa per il suo look sensuale e per una presenza da femme fatale. E’ una donna pericolosa, l’incarnazione di un vulcano, una minaccia capricciosa.

Il che, se ci pensate, assomiglia molto al suo ruolo nella vita reale come inviata speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani. Nel suo ultimo «ruolo da protagonista», si è battuta al fianco del ministro degli Esteri britannico William Hague. La «location» è la Repubblica Democratica del Congo. Entrambi hanno viaggiato per il paese dell’Africa centrale devastato dalla guerra di questa settimana per far luce sui crimini strazianti di stupro contro le donne come conseguenza dei conflitti.

Questa non è la prima volta che l’improbabile coppia si è unita per questo scopo. In precedenza, l’attrice Angelina Jolie ed il diplomatico più anziano della Gran Bretagna hanno collaborato per ‘attirare l’attenzione pubblica’ sulla violenza contro le donne in Libia, Mali e Siria, tra le altre zone internazionali di guerra.

Parlando al quotidiano The Guardian, mentre era a bordo di un aereo della RAF per gentile concessione del Sig. Hauge, la star di Hollywood ha detto: «Ci sono state centinaia di migliaia di donne stuprate durante il genocidio ruandese. Ci sono centinaia di migliaia di persone stuprate in Congo. Decine di migliaia di donne stuprate in Bosnia. Dio sa quante persone violentate in Siria».

Alla domanda su cosa voleva ottenere lavorando con il governo britannico per difendere questo appello, la sirena dei film d’azione ha risposto: «La fine dell’impunità».

A quel punto Angelina Jolie, se avesse davvero capito le cause di questi conflitti e della violenza contro le donne, dovrebbe tendere le braccia a schiaffare in manette il segretario degli Esteri britannico e fare capire dall’arresto di un cittadino (chi è) il principale criminale di guerra.

In ogni circostanza di guerra che l’attrice ha citato, il governo britannico ha messo lo zampino o alimentando(la) o fomentando(la). William Hague, in particolare, ha sponsorizzato personalmente il terrorismo inglese in Libia, Mali ed in Siria.

Era il regime britannico di Hague ad aver portato la guerra lampo della NATO in Libia nel corso del 2011 per rovesciare il governo di Muammar Gheddafi. Per sette mesi, i cacciabombardieri Typhoon britannici sono stati impegnati in oltre 10.000 sortite insieme ad altre forze della NATO, per demolire quel paese nordafricano. Più di 50.000 persone sono state uccise durante il bombardamento aereo. Una quantità innumerevole dei sei milioni di cittadini libici sono diventati rifugiati ed ora vivono sotto un regime anarchico di estremisti e di privazione insediato dalla NATO.

Lo stesso marchio Al Qaeda formato da banditi e tagliagole per cui gli aerei da guerra della NATO hanno spianato la strada per la Libia è armato, addestrato, finanziato e diretto in Siria, dalla Gran Bretagna e dai suoi alleati.

Come con la Libia, la Gran Bretagna ha assunto un ruolo guida in Siria insieme alla Francia per l’inserimento di una rete del terrore – che i media occidentali chiamano eufemisticamente «ribelli» – per rovesciare il governo sovrano di Bashar Al Assad. Forze speciali britanniche sono da tempo consolidate in campi di addestramento in Giordania da dove gli squadroni graduati della morte possono esercitare il loro mestiere del terrore su tutto il confine con la Siria.

Fino a cinque milioni di persone sono state sfollate nella violenza scatenata nel corso degli ultimi due anni in Siria dalla Gran Bretagna ed i suoi alleati della NATO, gli Stati Uniti e la Francia, e le loro deleghe, la Turchia e le dittature del Golfo arabo. Fino ad un milione di civili siriani, in fuga dagli squadroni della morte britannici e dalle auto dei bombardieri, ora risiedono in tende lungo i confini con la Turchia, la Giordania, l’Iraq ed il Libano. Lo stupro, naturalmente, è stato usato come arma di terrore dai militanti in Siria per seminare paura e rimuovere il sostegno popolare per il governo di Damasco.

Nel frattempo, nel paese occidentale del Mali, si sta sviluppando un’altra crisi umanitaria e senza dubbio coinvolgerà ancora di più la violenza contro le donne. La violenza contro donne e bambini è sempre un corollario della guerra. Più di un milione di maliani, su una popolazione totale di 15 milioni, sono fuggiti dal loro paese, molti di loro da quando la Francia ha lanciato la sua guerra neo-coloniale nella data dell’11 Gennaio. In poco più di due mesi, un’altra società si è capovolta ed è stata fregata dalle potenze della NATO. La Francia può aver guidato questa operazione, ma la Gran Bretagna ha fornito la chiave militare, la copertura logistica e politica per la sottomissione dello stato terrorista di questo povero paese africano. Questa settimana, il primo contingente di truppe britanniche è arrivato a Mali- prima delle tanto decantate afro-forze – che smentisce la vera corsa imperialista in corso in Africa occidentale ed altrove in tutto il continente.

Nella Repubblica Democratica del Congo, dove Angelina Jolie e William Hague hanno fatto visita questa settimana, si stima che oltre sei milioni di persone siano state uccise ed altri milioni di sfollati in guerre in corso dal 1990. Il principale contributo al genocidio in particolare nel Congo orientale, sono i gruppi militanti sostenuti dai vicini Ruanda e Uganda. I regimi di entrambi i paesi sono clienti degli Stati Uniti e della Gran Bretagna …

L’ avvocato internazionale per crimini di guerra Christopher Black, dice che una delle più grandi storie mai raccontate dei tempi moderni è che il regime genocida che è salito al potere in Ruanda a metà degli anni ’90 lo ha fatto con la complicità determinante degli Stati Uniti e della Gran Bretagna. I regimi ruandesi ed ugandesi hanno da allora esportato la guerra, la violenza, i crimini e gli stupri sistematici in Congo. Decenni prima di questo egregio episodio, il Congo ricco di minerali è stato lacerato da colpi di stato militari guidati dagli USA, Francia e Belgio, più notoriamente coinvolgono l’assassinio di Patrice Lumumba eletto premier nel 1960. L’Africa è davvero in un caos terribile, ma è così, come risultato diretto di rapaci potenze occidentali capitalistiche che hanno saccheggiato e sfruttato inesorabilmente quel continente.

Angelina Jolie dovrebbe visitare tutte queste zone di guerra e fare da portavoce per milioni di donne sottoposte a stupri ed altre violenze. Chi siano i veri responsabili degli specifici reati non si sa e probabilmente non saranno mai rintracciati. Ma una cosa è fuor di dubbio. La Gran Bretagna ha svolto un ruolo chiave di istigatrice, alimentando le guerre di questi paesi e di molti altri ancora nel corso dei decenni. La violenza indiscriminata ed il caos sociale portato dalle guerre, generano sempre violenza contro le donne e i bambini.

Così, in un modo molto palpabile, se la sensuale attrice volesse davvero porre fine all’impunità per gli stupratori in zone di guerra, metterebbe in cima alla lista dei ricercati il ministro degli Esteri britannico William Hague – con i suoi omologhi americani e francesi , John Kerry e Laurent Fabius, e la maggior parte dei loro predecessori.

Ironia della sorte, forse, Angelina Jolie e suo marito, Brad Pitt, sono tra gli Hollywood A-List, che sono considerati dai media occidentali ambasciatori di varie “buone cause” dell’umanità, la preoccupazione politica ed ambientale. Per i loro milioni di fan in tutto il mondo, la coppia più glamour infonde probabilmente un sentimento buonista, che a sua volta pubblicizza i loro film incassando soldi a palate con miliardi di miliardi di dollari in più per queste assurdamente ricche «stelle». Forse, come individui, queste celebrità hanno buoni intenti. Ma il loro valore di PR, di dare copertura a criminali di guerra non ha prezzo, e sono da condannare comunque come agenti inconsapevoli.

Come per tante altre cose che Hollywood sputa fuori, come il recente film anti-Iran “Argo” ed altri film che glorificano innumerevoli guerre occidentali ed il terrorismo di Stato, la funzione è quella di propagandare ed ingannare la comprensione del pubblico su una scala di massa – il tutto nel nome della «cultura». Invece di vedere le vere radici e gli autori della guerra e della sofferenza, in particolare connessi alla violenza contro le donne causata dalla guerra, il pubblico finisce per essere condizionato e portato a normalizzare l’anormale, a capovolgere la realtà. Incredibilmente, un criminale di guerra come William Hague si trasforma in un eroe cavalleresco dalla parte dei diritti delle donne, in gran parte grazie alla luce glamour offerta da una celebrità di Hollywood. Questa è una dannata recita pluripremiata. Non c’è da stupirsi che ci sia l’impunità per i furbi criminali.

Si può facilmente respingere Angelina Jolie come un patetico «bimbo» a cui non vale la pena di pensare due volte. Ma il processo igienizzante che esibisce per il terrorismo di stato inglese, americano e francese, agli occhi di milioni di persone in tutto il mondo, la rende una merce pericolosa. Una femme fatale in effetti …

Finian Cunningham

Fonte: www.strategic-culture.org

Link: http://www.strategic-culture.org/news/2013/03/31/angelina-jolie-bimbo-and-the-beast.html

31.03.2013

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di RUFFY

Pubblicato da Truman

  • mediterraneo

    La vogliamo rinchiudere l angiolina in un carcere nigeriano come schiava ? si ma anche il brad pero’ !

  • Tonguessy

    Che cosa è la propaganda moderna? Per molti, sono le bugie di uno stato totalitario. Nel 1970, ho incontrato Leni Riefenstahl e le chiesi dei suoi film epici che glorificavano i nazisti. Con tecniche rivoluzionarie nell’uso della videocamera e dell’illuminazione, ha prodotto una forma documentaria che ha ipnotizzato i tedeschi, e il suo “Trionfo della Volontà” ha veicolato l’incantesimo di Hitler.

    Mi ha detto che i “messaggi” dei suoi film dipendevano non dagli “ordini dall’alto”, ma dalla “vuota sottomissione” del pubblico tedesco. Compresa la borghesia progressista e istruita? “Tutti”, mi ha detto.

    continua qui
    http://tlaxcala-int.org/article.asp?reference=9443

  • MartinV

    Queste persone famose continuano a fare propaganda anche quando non sono a Hollywood… nulla di cui stupirsi insomma, è gente che ama il proprio lavoro…

  • oggettivista

    C’è da dire che il tipo con i baffetti fu un uomo di gran fascino.

  • Stopgun

    Lenin e Mussolini, oltre a spartirsi le grazie di Elena Balabanoff, dicevano ” l’arma più forte è il cinema”.

  • Giancarlo54

    Mettiamo Angelina alla PdR così potrà fare il paio con la Boldrini.

  • Hamelin

    Uno Schiavo Monarch di solito esegue i programmi per cui è stato programmato dal suo Handler.
    Il mondo mediatico Yankee di Hollywood ma anche e soprattutto delle case discografiche pullula di “Sex Kitten”.
    Piu’ che un pensare alla Jolie come un patetico bimbo , bisognerebbe chiedersi chi è il suo Handler e quali sono gli obbiettivi che ha imposto alla Jolie.

  • Aironeblu

    Chissà se una settimana in compagnia dei mercenari stupratori e tagliagole ingaggiati in Libia e in Siria dai suoi amici NATO le schiarirebbe un po’ le idee.

  • siletti86

    Se non è capovolgimento questo:

    È GEORGE SOROS IL VINCITORE DEL “PREMIO TERZANI 2013”
    Lo ha reso noto la Presidente della giuria Angela Staude Terzani lo scorso 16 marzo: il Premio letterario internazionale organizzato dall’associazione udinese Vicino/Lontano, giunto quest’anno alla nona edizione, andrà all’ottantaduenne ‘tycoon’ ungherese naturalizzato statunitense George Soros, per il suo saggio «La crisi globale e l’instabilità finanziaria europea», uscito in Italia lo scorso anno per i tipi di Hoepli. Il libro raccoglie le considerazioni di Soros a proposito della crisi economica internazionale, delle sue cause e soprattutto delle conseguenze che essa ha comportato su scala mondiale, dalla statunitense crisi dei mutui fino alle rivolte di Atene: una lucida analisi che si concentra soprattutto sulla situazione dell’Eurozona, dove l’instabilità dei mercati si è vista influire profondamente anche sugli equilibri politici dell’Unione.

    L’assegnazione è destinata quantomeno a sorprendere il pubblico: la vicenda del controverso finanziere statunitense, noto per le sue operazioni speculative su scala planetaria che hanno messo a rischio l’economia di intere nazioni (a partire dall’affare miliardario del 16 settembre 1992, il cosiddetto «mercoledì nero», in cui Soros balzò agli onori della cronaca per aver venduto allo scoperto più di 10 miliardi di sterline, costringendo così la Banca d’Inghilterra ad uscire dal Sistema Monetario Europeo e guadagnando in un solo giorno più di un miliardo di dollari), sembra in netto contrasto con l’ideologia ‘terzomondista’ che caratterizza il Premio letterario, istituito nel 2005 in collaborazione con la famiglia Terzani e tradizionalmente assegnato ad opere che affrontano il complesso tema dell’incontro/scontro tra culture differenti nell’ottica della corrente globalizzazione.

    Non a caso il riconoscimento, intitolato al noto giornalista e scrittore Tiziano Terzani, corrispondente per trent’anni dalle maggiori città asiatiche per ‘Der Spiegel’, ‘la Repubblica’, ‘l’Espresso’ e il ‘Corriere della Sera’, scomparso nel 2004, nelle precedenti edizioni era stato attribuito a personalità come la giornalista e attivista per i diritti umani Anna Politkovskaja, il reporter pakistano Ahmed Rashid per «Caos Asia. Il fallimento occidentale nella polveriera del mondo», la scrittrice cinese Leslie T. Chang per il reportage dedicato alle operaie dell’agglomerato industriale di Dongguan e, l’anno scorso, lo scrittore egiziano Ala al-Aswani, figura di spicco della ‘primavera araba’. Quest’anno invece la giuria, composta da nomi di primo piano dell’informazione italiana (Giulio Anselmi, Toni Capuozzo, Andrea Filippi, Milena Gabanelli, Ettore Mo, Omar Monestier, Paolo Pecile, Valerio Pellizzari, Peter Popham, Paolo Rumiz, Marino Sinibaldi), pur con alcune iniziali perplessità, ha infine scelto di attribuire il premio ad una figura certamente non ortodossa del panorama politico ed economico mondiale. Le motivazioni sono state tuttavia chiaramente espresse da Angela Terzani: «abbiamo fatto insieme questa scelta coraggiosa e anche provocatoria perché quello che veramente incide sulle nostre vite come mai prima di oggi è proprio la finanza, che spesso non capiamo», ha detto infatti la Presidente della giuria durante la conferenza stampa tenuta nel Museo etnografico di Udine per annunciare il vincitore, e ha poi aggiunto: «Soros con le sue operazioni ha fatto anche crollare Stati, ma poi i guadagni li ha messi al servizio di una visione del mondo nuova, dove i soldi non sono un fine, ma uno strumento per realizzare un mondo migliore».

    E in effetti è indubbio l’impegno filantropico del finanziere di origini ebraiche, nato a Budapest nel 1930, che, sfuggito alla furia nazista, lasciò l’Ungheria nel 1947 a seguito dell’occupazione sovietica e, dopo la laurea alla London School of Economics, si trasferì negli Stati Uniti, dove iniziò ad accumulare la sua fortuna attraverso il Soros Fund Management, fondato nel 1970. Soros fondò inoltre l’Open Society Institute – che si rifà alle idee sulla ‘società aperta’ del filosofo Karl Popper, maestro di Soros a Londra –, attivo in oltre 70 paesi a sostegno dei valori democratici e progressisti, con un impegno economico di circa 500 milioni di dollari l’anno. In aperta critica nei confronti del potere della finanza, Soros ha poi aperto nel 2008 l’Institute for New Economic Thinking insieme ai premi Nobel Joseph Stiglitz e Amartya Sen.

    È stato d’altronde lo stesso Soros, schieratosi a suo tempo contro l’amministrazione Bush, a tracciare una rigida distinzione tra la difesa dei propri interessi di operatore di mercato e il suo impegno per cambiare le regole del mercato stesso, che secondo lui deve rappresentare non un fine, ma un mezzo per garantire un’equa distribuzione delle risorse in un’ottica di libero scambio. La giuria ha voluto dunque premiare non solo la sua esperienza in campo economico, ma soprattutto la sua provocatoria visione del sistema finanziario attuale – che tende a non prendere in considerazione gli effetti delle speculazioni sulla vita concreta dei cittadini –, costringendoci così a riflettere sulle gravi contraddizioni che interessano il mondo contemporaneo. Il premio sarà consegnato a lui personalmente nel corso del Festival Vicino/Lontano, che si terrà a Udine i prossimi 10 e 11 maggio.

  • Aironeblu

    Allucinante!

    La frase più eloquente credo sia quella che dice che “E in effetti è indubbio l’impegno filantropico del finanziere di origini ebraiche, nato a Budapest nel 1930, che, sfuggito alla furia nazista … (bla bla) … si trasferì negli Stati Uniti, dove iniziò ad accumulare la sua fortuna attraverso il Soros Fund Management, fondato nel 1970.“.

    Questo mi conferma parecchi dubbi sulla risonanza mediatica attribuita a Terzani.