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STRANE ALLEANZE – PARTE TERZA

DI H. S.
Comedonchisciotte

Fra le numerose rivelazioni fatte dall’ex ordinovista e presunto uomo di una rete di intelligence al servizio dei militari americani , Carlo Digilio , non mancano quelle riguardanti la collaborazione fra Ordine Nuovo o i servizi di sicurezza israeliani. Tutto sarebbe cominciato alla fine degli anni Sessanta durante uno scontro fra studenti di estrema destra ed estrema sinistra a Venezia. Digilio e uno studente della facoltà di Architettura , Luigi Foà , si sarebbero attivati per sedare glia animi. Il Foà , come anche Sergio Alzetta , entrambi ebrei italiani , si sarebbero rivelati due elementi del MOSSAD inseriti nella sinistra extraparlamentare e studentesca per monitorarne le posizioni antisioniste. I due sarebbero stati contattati anni dopo da Carlo Digilio in occasione del sequestro del generale americano Dozier ad opera delle BR : la rete del Comando FTASE di Verona era stata comprensibilmente coinvolta nella ricerca e le due presunte spie dell’intelligence israeliana erano state successivamente agganciate da Digilio per il loro inserimento nei gruppi di estrema sinistra.

Effettivamente più di un ex brigatista , e per la precisione i “dissociati” Franceschini e Bonavita ed il “pentito” Peci hanno confermato i contatti e gli approcci fra il MOSSAD e le BR , fatto alquanto singolare per una formazione armata di estrema sinistra attestata su posizioni filopalestinesi e in rapporti con fazioni dell’OLP. Gli uomini del MOSSAD avevano promesso armi , soldi ed addestramento ai brigatisti perché , in cambio , continuassero le loro azioni armate in Italia. L’intenzione degli israeliani era forse quella di alimentare il terrorismo per invertire la rotta della politica italiana ritenuta eccessivamente sbilanciata verso gli arabi e i palestinesi.
Tuttavia i capi brigatisti rifiutarono le offerte anche se , a detta di Franceschini , gli israeliani fornirono informazioni che si rivelarono molto utili. Rimane un mistero , invece , l’atteggiamento tenuto a riguardo dalle nuove BR capeggiate da Mario Moretti la cui conduzione era certamente più spregiudicata. Altrettanto sorprendente è sicuramente il rapporto fra i servizi segreti israeliani e l’organizzazione neonazista e con venature antisemite Ordine Nuovo. In realtà è nella natura dei servizi segreti l’adozione di modalità operative flessibili per l’utilizzo di gruppi armati che vanno dell’estrema sinistra all’estrema destra. Lo scopo del contatto che il MOSSAD stabilì con gli ordinovisti veneti pare , però , molto diverso da quello che è stato alla base dell’approccio con le Brigate Rosse : nel caso dei “neri” era prevista l’offerta di mezzi logistici per farne dei mercenari da adoperare per la causa israeliana. Dalle testimonianze di Digilio e di un altro ex ordinovista , Martino Siciliano ; a partire dagli inizi degli anni Settanta elementi di ON sarebbero stati addestrati nelle vallate del Bergamasco e poi nella valle della Bekaa in Libano per essere reclutati come mercenari pagati dal MOSSAD. Questi neofascisti veneti avrebbero anche operato congiuntamente con le milizie cristiano maronite in funzione antipalestinese a partire dagli albori della guerra civile libanese , nel 1975. Fra costoro si è citato anche quel Delfo Zorzi che è stato accusato – ma prosciolto – per avere piazzato materialmente la bomba alla Banca dell’Agricoltura a piazza Fontana. Ma cosa ha portato i neonazisti di ON , almeno nella sua componente veneta che poi era la più agguerrita e violenta , ad accettare le profferte del MOSSAD ? Secondo Digilio il leader “ideologico” di Ordine Nuovo veneto , Carlo Maria Maggi , sosteneva che sia gli USA che Israele rappresentavano i più validi baluardi dell’Occidente contro il comunismo. Ciò potrebbe spiegare con solo l’atteggiamento collaborativo nei confronti delle strutture di intelligence americane , ma anche lo smussamento dei toni antisemiti e il rapporto che ON ha tenuto con i servizi di sicurezza israeliani. Si potrebbe intravedere l’influenza di strutture atlantiche come Aginter Press nell’influenza filoamericana e filoisraeliana dei gruppi di estrema destra (mentre analogo ruolo potrebbe aver svolto il cosiddetto Think Tank dietro la facciata della scuola di lingue Hyperion nei confronti dei gruppi di estrema sinistra) : si ricorderà come , infatti , Yves Guillou alias Yves Guerin Serac , numero uno dell’Aginter Press , ammirasse i militari israeliani in dai tempi della guerra di Suez e considerasse Israele un elemento imprescindibile nelle “guerra di civiltà” contro i comunisti e gli arabi musulmani. Si direbbe che i vertici veneti di ON hanno ben applicato i precetti del padre della “guerra non ortodossa” , a partire dalla collaborazione “libanese” con gli israeliani. Emerge quello che può essere stato il ruolo di mediazione di una struttura come l’Aginter Press , attiva non solo in senso militare , ma anche per avvicinare ideologicamente e politicamente l’estrema destra europea agli americani e agli israeliani e consolidare un’alleanza nel nome dell’anticomunismo. Superata la pregiudiziale “antifascista” , per Guillou – Serac e gli altri uomini dell’Aginter Press , in gran parte ex OAS , si trattava di unire gli anticomunisti e di vincere la guerra della propaganda oltre che puramente militare.

Sulla base delle dichiarazioni del Digilio risulterebbe pure che la collaborazione fra ordinovisti veneti ed il MOSSAD ebbe un certo peso nella realizzazione dell’attentato alla Questura di Milano.
Nell’appartamento del medico veneziano Maggi si sarebbe svolto un incontro alla presenza dello stesso Digilio , di Alzetta , l’uomo del MOSSAD infiltrato nell’estrema sinistra e Vinciguerra. Argomento del “consesso” la possibilità di destinare Vinciguerra ai campi di addestramento in vista di un attentato contro il Ministro Rumor. Quest’ultimo , però , non si fidò e successivamente si decise di utilizzare l’”anarchico individualista” Bertoli. Così si palesano parecchi elementi che portano a indicare un supporto di rilievo dell’intelligence israeliana nell’azione ordinovisti in via Fatebenefratelli. Innanzitutto , prima di recarsi in Israele , Bertoli fu ospitato a case di un medico anarchico che , tra le altre cose , collaborava con i servizi di sicurezza israeliani (oltre che americani e italiani) , poi visse per più di due anni in un kibbutz . Sempre secondo la testimonianza di Digilio , alcuni neofascisti di ON , mestrini , veneziani , trevisani , sarebbero stati inviati nei kibbutz ad Israele per essere addestrati contro gli arabi e i palestinesi. A prima vista il Bertoli sembra aver utilizzato gli stessi canali ed è molto probabile che godette della protezione del MOSSAD o di altro servizio israeliano. Secondo l’ex ordinovista Siciliano Foà e Alzetta , i due “extraparlamentari”del MOSSAD , sarebbero stati i referenti di Ordine Nuovo veneto per una vera e propria alleanza operativa , in nome della lotta al comunismo e ai suoi alleati… Naturalmente…

In base a vari elementi convergenti e , se queste dichiarazioni risultassero veritiere , verrebbe corroborata la tesi secondo cui la strage alla Questura di Milano sarebbe , in realtà , il risultato del fallimento di un attentato mirato contro l’allora Ministro degli Interni democristiano Mariano Rumor progettato ideato da Ordine Nuovo del Triveneto con il supporto più o meno diretto di fazioni dei servizi di sicurezza americani ed israeliani. Ma la vicenda è piuttosto complicata…

Il 1°Ottobre del 1978 il generale dell’Arma dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa mise a segno uno dei colpi più importanti dell’antiterrorismo con la scoperta del covo brigatista di via Montenevoso 8 a Milano e l’arresto di ben due componenti dell’esecutivo dell’organizzazione terrorista , Azzolini e Bonisoli , in contrasto con l’apparente inefficienza ed inerzia mostrata , pochi mesi prima , nei giorni del sequestro dell’onorevole Aldo Moro. L’elemento di maggior rilievo , però , è rappresentato dalla scoperta di una gran mole di documenti risalenti ai giorni della più clamorosa delle operazioni delle BR , le lettere e il cosiddetto Memoriale Moro scritto probabilmente per rispondere alle domande dei carcerieri del partito armato. Per anni si è vociferato che , in realtà , vero scopo dell’operazione dei carabinieri del generale Dalla Chiesa fosse quello di recuperare documenti scottanti e da rubricare come “Segreto di Stato” e che , per questo , il Presidente del Consiglio Giulio Andreotti decise di conferire a Dalla Chiesa pieni poteri. Si è vociferato anche che le copie del Memoriale – non essendo stati trovati gli originali – fossero incomplete , di materiale occultato dallo stesso Dalla Chiesa , di fotocopie fatte prime dell’arrivo del Magistrato e delle “manine” di ufficiali de carabinieri iscritti alla P2. Che non tutto fosse chiaro e limpido risultò esattamente dodici anni dopo quando , durante lavori di ristrutturazione dello stesso appartamento , vennero rinvenute dietro un pannello le lettere mai spedite di Moro – a dimostrazione che le BR operavano una vera e propria “censura” seguendo una precisa strategia – e altra documentazione inerente il famoso Memoriale. Fra le parti inedite la descrizione della struttura di guerriglia e controguerriglia della NATO denominata GLADIO e i giudizi duri e sferzanti sull’onorevole Andreotti. Rimane il mistero su chi avesse potuto mettere quella documentazione nell’appartamento di via Montenevoso dopo tanti anni. La scoperta non pare casuale : dopo qualche giorno , il 18 ottobre , il Presidente del Consiglio Giulio Andreotti presentò un dossier sulla GLADIO in Parlamento , in realtà piuttosto incompleto e riduttivo circa il suo ruolo. Si trattava , comunque , di una rivelazione importante. Ad un anno dal crollo del Muro di Berlino stavano saltando equilibri che sembravano consolidati. Ma Moro , oltre che della struttura paramilitare atlantica , si è soffermato molto sulla “strategia della tensione” e sulla strage di piazza Fontana con oscuri accostamenti con quella della Questura di Milano. Per quanto riguarda l’atto terroristico che ha avviato la “strategia della tensione” e ha precipitato il paese in una spirale di violenza , Moro non aveva dubbi : la matrice era “nera” con complicità interne ed anche internazionali (e , implicitamente , il riferimento pare essere la Grecia dei colonnelli e i suoi servizi segreti). In quel 12 dicembre 1969 in qualità di Ministro degli Esteri , Moro presiedeva l’Assemblea del Consiglio d’Europa a Parigi. Fra gli argomenti in discussione la condanna della Grecia per la sua politica dittatoriale e fascista. Inoltre Moro ribadì a più riprese come la strage alla Questura di Milano avesse in realtà come obiettivo il Ministro degli Interni Rumor che ai tempi della strage di piazza Fontana occupava la poltrona di Presidente del Consiglio. Queste affermazioni sono piuttosto sorprendenti poiché all’epoca nessuno pensava ad un attentato mirato. Inoltre riceveranno conferme dai neofascisti Digilio e Vinciguerra che indirizzeranno verso la pista ordinovista. Ma quale può essere il rapporto fra piazza Fontana e la strage che doveva investire il Ministro Rumor ? La spiegazione potrebbe venire da un curioso e misterioso personaggio come i tanti personaggi coinvolti in queste storie e grandi frequentatori del sottobosco dei servizi segreti. L’uomo in questione si chiamava Fulvio Bellini , ex partigiano comunista , giornalista e collaboratore dell’ex repubblichino Pisanò per “Candido” e , a dar retta alle sue parole , collaboratore dei servizi segreti inglesi fin dalla guerra. Non è poi così incredibile : elementi delle formazioni partigiane comuniste collaborarono con il servizio segreto militare britannico SOE e si può presumere che fra loro qualcuno fosse stato reclutato anche in tempi di Guerra Fredda. Emblematica è stata la vicenda di Edgardo Sogno , collaboratore di inglesi e americani e capo della formazione partigiana “bianca” Franchi , che entrò in contatto con le Brigate Garibaldi. Due ex partigiani di una delle più agguerrite formazioni partigiane rosse , la Stella Rossa , divennero i suoi più importanti collaboratori nella lotta al comunismo portata avanti con le organizzazioni Pace e Libertà e i Comitati di Resistenza Democratica ; quei Dotti e Cavallo sospettati in tempi recenti di aver intrattenuto fitti rapporti con le BR ed altre formazioni terroristiche italiane dell’estrema sinistra. Comunque sia con lo pseudonimo di Walter Rubini , quasi in concomitanza con la perquisizione dei carabinieri nel covo brigatista di via Montenevoso , Bellini fece pubblicare un libro curioso sui misteriosi retroscena sulla strage di piazza Fontana : “Il segreto della Repubblica”. Il titolo era certamente significativo e la tempistica dell’uscita in libreria fa pensare che la strage alla Banca dell’Agricoltura avesse molto a che vedere con le rivelazioni contenute nelle carte di via Montenevoso. Per quel che riguarda la “strategia della tensione” e , quindi , la strage di piazza Fontana e le bombe del 12 dicembre 1969 , Bellini non aveva dubbi : nell’ottica internazionale distingueva fra la posizione favorevole degli americani e , soprattutto del Segretario di Stato dell’Amministrazione Nixon , Henry Kissinger e quella contraria degli inglesi preoccupati per gli effetti negativi di una strategia del terrore che avrebbe potuto avvantaggiare il PCI e le sinistre anziché danneggiarle. Naturalmente bisognerebbe leggere con cautela le parole di Bellini , un individuo , come egli stesso ha ammesso , vicino ai servizi segreti inglesi e , quindi , portato necessariamente ad assumere la loro difesa. Vi è da aggiungere che tale cautela và tenuta nei confronti di tutti i personaggi che gravitano in ambienti equivoci come quelli dei servizi segreti , della mafia e della criminalità organizzata , del terrorismo , della massoneria “deviata” , ecc…

Tuttavia và pur dato del credito a questo strano personaggio in quanto fu il primo a scrivere apertamente in un altro libro che il Presidente dell’ENI Mattei era stato vittima di un attentato. Ed è pur vero poi, che qualche giorno prima della strage del 12 dicembre 1969 , fu il giornale inglese Observer a preconizzare la strategia del terrore in Italia coniando il termine “Strategy of Tension”. I servizi segreti inglesi (MI6) o frazioni di essi volevano mettere in guardia sull’ondata terroristica in Italia ? A leggere il celebre pamphlet “Strage di Stato” ideato da Lotta Continua e dalla sinistra extraparlamentare si rimane piuttosto stupiti della mole di informazioni dettagliate e , in gran parte , precise sui tentativi di infiltrazione dei neofascisti nell’estrema sinistra. Questa opera di controinformazione non poteva , forse , risultare così accurata ed efficace senza il supporto informativo di frange di servizi segreti. Fra questi molto probabilmente il servizio sovietico KGB e alcune fazioni dei servizi italiani. Non si può escludere , poi , la mano degli inglesi attraverso elementi come lo stesso Bellini che , come ex partigiano rosso , poteva godere della fiducia degli estensori della “Strage di Stato” di chiara matrice di sinistra. Per molti versi , poi , le tesi della Strage di Stato” e del libro di Bellini – Rubini si assomigliavano notevolmente. In entrambi i casi i ritiene che la “strategia della tensione” non fosse fondamentalmente farina del sacco di elementi neofascisti e rozzamente golpisti , ma dei “gaullisti” o presidenzialisti – coloro che sareb
bero confluiti nella fazione riconducibile al trio di ex partigiani Sogno – Pacciardi – Cavallo – che si volevano servire della capacità e perizia militare e terroristica degli altri. Bellini distingueva , quindi , fra due fazioni convergenti ma non coincidenti coinvolte nella “strategia della tensione” : quella plebiscitaria e presidenziale con agganci istituzionali nel Presidente della Repubblica Saragat e nel Presidente del Consiglio Rumor e quella golpista e fascista che aveva fornito la manovalanza terroristica. Il reale disegno era quello di portare con gli attentati , un diffuso senso di insicurezza e di paura per spostare l’asse politico a destra , dichiarare lo “stato di pericolo pubblico” , sciogliere le Camere ed indire nuove elezioni. Secondo Bellini – Rubini il ruolo del Presidente della Repubblica , il socialdemocratico Saragat , sarebbe stato più importante di quello rivestito dalla fazione democristiana coinvolta nel complotto. Giuseppe Saragat era uomo che godeva della fiducia degli americani e aveva promosso la scissione di Palazzo Barberini nel 1947 , sotto i buoni auspici della massoneria di Palazzo Giustiniani , con il distacco della componente socialista filoamericana dal PSI e alla nascita del PSDI. La posizione di Saragat rispecchiava quella della massoneria come , molto vicino alle logge , era pure il presidenzialista Randolfo Pacciardi , repubblicano e Ministro della Difesa nel Dopoguerra. Prima che prendesse avvio la “strategia della tensione” Saragat e il fedelissimo Tanassi si erano fatti promotori della scissione dei socialdemocratici dal PSU , risultato dal ricongiungimento fra PSI e PSDI in seguito alla svolta di centrosinistra. Si trattava di un chiaro ripudio della politica di centrosinistra e di una svolta a destra. D’altronde sotto l’ombrello del PSDI trovarono rifugio personaggi provenienti dalla destra e dall’estrema destra italiana. Il progetto fallì perché il Presidente del Consiglio Rumor che avrebbe dovuto dichiarare lo stato emergenziale si spaventò per i morti provocati dall’attentato alla Banca dell’Agricoltura forse non voluti e perché , intuendo i tentativi di cavalcare a destra l’ondata terroristica , il PCI e le sinistre si mobilitarono durante i funerali delle vittime.

Contrario al disegno della “strategia della tensione” era pure Aldo Moro che già in quel periodo cercava l’avvicinamento al PCI coniando la cosiddetta “strategia dell’attenzione”. Così sfrutto i propri agganci nei servizi segreti e nel giro di pochi giorni venne a capo dell’intera faccenda e venne a conoscenza di mandanti ed esecutori della strage. Il più volte citato appunto del SID del 16 dicembre 1969 costituisce probabilmente il risultato di quell’indagine. Conseguentemente per impedire il complotto che urtava contro il suo disegno orientato comunque a sinistra , Moro mise di fronte al fatto sia Saragat che Rumor e li ricattò : avrebbero dovuto rinunciare a quelle manovre orientate a destra e in senso presidenzialista e plebiscitario e , in cambio , tutto sarebbe stato messo a tacere ed insabbiato. La pista nera sarebbe stata occultata per agevolare la più comoda pista anarchica che avrebbe allontanato qualsiasi sospetto nei confronti dei settori istituzionali , anche se forse , coltivata in maniera non superficiale , anche quest’ultima pista sarebbe stata fruttifera se è vero quel che ha detto la vedova Calabresi. Per questo motivo l’appunto del SID risulta manipolato e i personaggi di destra e neofascisti citati (Serac , Leroy , Delle Chiaie e Merlino) vengono etichettati come “anarchici”. La versione di Bellini ha il pregio di stabilire il rapporto fra la strage di piazza Fontana , le bombe di Milano e Roma del 12 dicembre 1969 e la strage alla Questura di Milano il cui obiettivo era , in realtà , Rumor. I neofascisti di Ordine Nuovo , coinvolti a livello esecutivo , nella “strategia della tensione” verso cui nutrivano ampie aspettative , avevano maturato un odio intenso nei confronti di colui che giudicavano un traditore , il Ministro Rumor. La bomba dell’”anarchico” Bertoli era un atto di vendetta che , in ambienti diversi da ON , poteva perfino essere salutato come il tentativo di sbarazzarsi di un testimone scomodo.

Si può capire , allora , al di là delle trattative vere , presunte o finte , perché Moro fosse stato condannato a morte con le BR utilizzate come terminali della sentenza. Oltre alla rivelazione sulla GLADIO , varie e scabrose sono state le rivelazioni dello statista democristiano già in possesso di scottanti documenti che , presumibilmente , i brigatisti si sono impossessati per consegnarli a qualcuno. Quei documenti avrebbero dato sostanza alle allusioni e alle affermazioni velate dell’onorevole Moro. Le risposte su piazza Fontana e sulla “strategia della tensione” non erano certo argomenti di secondo piano e , innanzitutto , Moro stava insinuando che queste avevano un rapporto con l’”anarchico” Bertoli che , evidentemente , non era tale per il promotore del “Compromesso storico” fra DC e PCI , l’attentato alla Questura di Milano contro il Ministro degli Interni Rumor , anello di collegamento con piazza Fontana e il tentativo di spostare l’asse politico a destra con la strategia delle bombe da attribuire alle sinistre. Moro vivo poteva diventare una mina vagante peri vari attori in gioco. Ma perché furono proprio le BR ad assumersi questo compito assai gravoso ? Compito che , peraltro , avrebbe danneggiato i “sogni” di chi sosteneva la lotta armata…
Credo che , a tal proposito , si dovrebbe risalire al rapporto che le BR capeggiate da Moretti avevano con la scuola di lingue di Parigi Hyperion. Anche se non ci sono prove , vari indizi portano a pensare che dietro all’istituto si celasse il Think Tank , la congrega di trockisti ed anarchici filoamericani e filoisraeliani. Non bisogna dimenticare che proprio alla vigilia del sequestro Moro , gli uomini dell’Hyperion aprirono due succursali in Italia , una a Roma e una a Milano che furono chiuse prima della fine di quell’anno. Personaggi come Duccio Berio ed Innocente Salvoni sembrano entrare ed uscire dall’affaire Moro… Dai documenti e dalle carte processuali risulterebbe che la scuola di lingue parigina fosse preziosa per Moretti & C. per le questioni logistiche e i contatti internazionali. Si può ipotizzare che Hyperion o costituisse il vero “cervello” politico del sequestro o che cercasse in qualche modo di influenzare la strategia brigatista. E l’istituto era , in realtà , una facciata della centrale filoatlantica denominata Think Tank , allora non è illogico pensare che proprio da quell’ambiente partì l’ordine di assassinare Moro. Ma c’è di più…

Nel numero del bollettino OP del 9 febbraio 1977 il giornalista piduista Mino Pecorelli , ben addentro nel mondo dei servizi segreti scrisse un articolo sul MOSSAD e il suo ruolo nella “strategia della tensione” . Estremamente interessante è l’interpretazione che viene data di quella stagione del terrorismo italiano ma non solo : la “strategia della tensione” sarebbe risultata dalle spinte convergenti da un lato della CIA americana , del MOSSAD israeliano e dell’Ufficio Affari Riservati del Viminale , peraltro diretto da quel D’Amato che era la longa manus della CIA in Italia i quali servizi segreti istigarono l’estrema destra a compiere attentati da attribuire all’estrema sinistra – e viene da chiedersi quale nozione della centrale terroristica Aginter Press avesse il Pecorelli – e dall’altro dall’attivazione dei trockisti ed anarchici filoamericani e filoisraeliani del Think Tank. Dalla lettura emerge come queste due spinte fossero sì parallele ma non troppo… Senza margine di dubbio , poi , Pecorelli attribuiva la strage alla Questura di Milano proprio al Think Tank che avrebbe armato la mano di Bertoli. Se fosse vero costituirebbe un movente che accomunerebbe Think Tank – Hyperion – BR morettiane nell’assassinio di Aldo Moro. Si può trascurare questa pista ? A mio parere ciò che scrisse Pecorelli deve essere tenuto in considerazione anche perché la fonte proveniva dai servizi segreti francesi (SDECE) certamente ben informati sul Think Tank e sull’istituto di lingue parigino Hyperion. Un’altra fonte poteva anche essere la documentazione del neofascista agente Zeta del SID Guido Giannettini che convergeva con molti giudizi del giornalista piduista. In vero è ben possibile che , se Ordine Nuovo armò la mano e istruì Bertoli , se il MOSSAD protesse l’anarchico nel suo soggiorno ad Israele , non si può escludere che nel suo soggiorno in Francia fu il Think Tank a supportarlo. D’altronde la vicenda Bertoli non è curiosa solo per quel che riguarda l’attentato della Questura di Milano , ma è l’intera biografia dell’”anarchico individualista” a suscitare stupore : anarchici , servizi segreti italiani , formazioni armate anticomuniste , il circolo atlantico Pace e Libertà , estrema destra ed estrema sinistra , marxisti leninisti , Ordine Nuovo del Veneto e i suoi legami con una rete di intelligence americana , gli “extraparlamentari” del MOSSAD , personaggi vicini alle BR , i trockisti filoamericani e filoisraeliani del Think Thank , estremisti di destra francesi e , dulcis in fundo la rete paramilitare atlantica GLADIO. Di tutto di più , ma quello che sembra mettere il cappello su questa storia è quell’anticomunismo antisovietico dei servizi di sicurezza , o frazioni degli stessi , americani israeliani e della NATO. E il collegamento strage di piazza Fontana – attentato contro il Ministro Rumor alla Questura di Milano – sequestro e assassinio dell’onorevole Moro potrebbe spiegare perché l’ex ordinovista e probabile “gladiatore” Morin assunse l’incarico di perito balistico di difesa per gli ex brigatisti ma ancora lottarmatisti Morucci e Faranda. Nazisti ed antisemiti che incontrano ebrei e sionisti ; anticomunisti che incontrano comunisti , estrema destra che incontra l’estrema sinistra…

Strane alleanze… Incontri bizzarri… Convergenze ed ibridazioni… Il tutto sotto l’egida e le bandiere dei servizi segreti. L’anticomunismo della Guerra Fredda costituisce il collante di unioni molto difficili e certamente tormentate. Poi , nel biennio 1989 – 1990 tutto finisce con il crollo dell’impero sovietico. Il neofascista ordinovista Vincenzo Vinciguerra che aveva confessato di aver ideato e realizzato la strage di carabinieri a Peteano , rivelò in quel frangente al giudice di Venezia Casson l’esistenza di un’organizzazione retta ai massimi livelli dei servizi di sicurezza NATO su cui sarebbero cadute le responsabilità per le stragi e la “strategia della tensione”. Frange e frazioni dell’estrema destra sarebbero state in collegamento con questa struttura. E’la rivelazione della GLADIO e della STAY BEHIND. Per la verità già il rosaventista Cavallaro aveva fatto cenno ad un’organizzazione che in tutta evidenza corrispondeva alla GLADIO durante l’inchiesta del giudice di Padova Tamburino sulla Rosa dei Venti , organizzazione della destra atlantica. Il fatto che Vinciguerra militante prima di Ordine Nuovo e poi di Avanguardia Nazionale , dimostra come l’estrema destra fosse in rapporti operativi piuttosto stretti con GLADIO. Già l’ineffabile Pecorelli , in un articolo del 1974 , aveva fatto indirettamente cenno a questo collegamento e sostenuto che i nascondigli e gli arsenali di armi ed esplosivi in dotazione alle forze paramilitari e non convenzionali dell’esercito erano stati messi a disposizione dei gruppi di estrema destra. Pecorelli accusava , ancora una volta , l’onnipresente Giulio Andreotti di armare l’estrema destra tramite un colonnello dei servizi segreti per alimentare la “strategia della tensione” e rafforzare la propria posizione di potere. Sia come sia è stato il generale Serravalle che fra il 1970 e il 1974 ha diretto la GLADIO ad aver tracciato un collegamento fra la rete paramilitare atlantica e la strage di Peteano. Qualche mese prima della strage di carabinieri il nascondiglio di armi ed esplosivi della GLADIO – nome in codice NASCO – dell’Aurisina era stato trovato dissotterrato. Temendo che i NASCO venissero utilizzati impropriamente ed indebitamente ed appurato come all’interno della GLADIO vi fossero pulsioni estremistiche da banda armata , Serravalle fece chiudere gli arsenali e la struttura venne riorganizzata. Il generale Serravalle ha poi alluso a responsabilità della CIA nell’attentato di Peteano , ma , sicuramente , organizzazioni neofasciste come Ordine Nuovo non erano troppo contente della “stretta” imposta , del giro di vite sulla fornitura di armi. La strage di Peteano era un messaggio , tenendo conto del fatto che l’Arma dei carabinieri gestiva direttamente gran parte dei NASCO. Ma perché , a distanza di anni , Vinciguerra ha parlato ? L’ipotesi più probabile è che , terminata la Guerra Fredda , le alleanze antisovietiche sono saltate con tutte le conseguenze del caso. Nel gennaio del 1991 tre carabinieri vennero freddati al Quartiere Pilastro di Bologna dalla cosiddetta banda della Uno Bianca. Tre carabinieri come a Peteano… Nuovi messaggi…

Nuovi conflitti rimpiazzano quelli di ieri con nuove alleanze e nuove strategie , nuove unioni e nuove ibridazioni…
Ma gli spettri di ieri sono anche i fantasmi di oggi.

FINE

H.S.
Fonte: www-comedonchisciotte.org
7.08.08

FONTI

– Daniele Ganser “Gli eserciti segreti della NATO” Fazi Editore

– Philp Willlan “I burattinai” ; Tullio Pironti Editore

– Sergio Flamigni “La tela del ragno” KAOS Edizioni

– Sergio Flamigni “Il mio sangue ricadrà su di loro” KAOS Edizioni

– Sergio Flamigni “Le trame atlantiche” KAOS Edizioni

– Sergio Flamigni “La sfinge delle Brigate Rosse” KAOS Edizioni

– Sergio Flamigni “Le Idi di Marzo” KAOS Edizioni

– Giuseppe De Lutiis “Storia dei servizi segreti in Italia” Editori Riuniti

– Giuseppe De Lutiis “Il golpe di via Fani” Sperling & Kupfer Editori

– Sandro Provvisionato “Misteri d’Italia” Laterza

– Sandro Provvisionato “Giustizieri sanguinari” Tullio Pironti Editore

– Sandro Provvisionato e Adalberto Baldoni “A che punto è la notte” Vallecchi

– Paolo Cucchiarelli e Aldo Giannuli “Lo Stato parallelo” Gamberetti Editore

– Paolo Cucchiarelli “Piazza Fontana – chi è Stato ?” supplemento de “L’Unità” , collana 2I misteri d’Italia

– Marco Dolcetta “Politica occulta” Castelvecchi

– Marco Dolcetta “Gli spettri del Quarto Reich” BUR

– Rita di Giovacchino “Scoop mortale” Tullio Pironti Editore

– Rita Di Giovacchino “Il libro nero della Prima Repubblica” Fazi Editore

– Gianni Cipriani “Lo Stato invisibile” Sperling & Kupfer Editori

– Carlo Palermo “Il Quarto Livello” Editori Riuniti

– Fabrizio Calvi e Frederic Laurent “Piazza Fontana” Mondadori Editore

– Giorgio Boatti “Piazza Fontana” Einaudi Editore

– Fulvio Bellini “Il segreto della Repubblica” Seline Edizioni

– Eduardo Di Giovanni e Marco Ligini “La strage di Stato” Odradek

– Marco Nozza “Il pistarolo” Il Saggiatore

– Giovanni Fasanella e Alberto Franceschini “Che cosa sono le BR” BUR

– Mario Coglitore e Claudia Cernigoi “La memoria tradita” Zero in Condotta

– Giorgio Cavalleri “La GLADIO del Lago” Edizioni Essezeta/Arterigere

– Adriano Monti “Il Golpe Borghese” Editrice Lo Scarabeo

– “Dossier Pecorelli” KAOS Edizioni

Pubblicato da Davide

  • lupomartino

    Qualcuno mi sa spiegare il collegamento tra la strage di Peteano e la Uno bianca del Pilastro a Bologna?
    IO non lo riesco a capire…..

  • Affus

    L’attentato è realizzato da Ali Agca il giorno 13-05-81,ricorrenza dell’apparizione della madonna ai pastorelli di Fatima.Dai retroscena del processo emerge che un domenicano Andrea Felix Morlion sia un agente cia che organizza materialmente l’attentato al papa. Mosignor Carlo de Angelis,docente alla università “Pro Deo” ,consegna a Pecorelli una cassa di documenti nei quali risulta che la Pro Deo era una centrale di spionaggio per il servizio segreto di sicurezza del ministero dell’interno e che Morilion era un agente cia,probabilmente legato a Marcingus.Le BR infatti mai ,neanche progettarono ,un attentato contro il clero strano.Inoltre padre Morilion aveva l’appartamento sotto a quello che fu in un primo tempo l’indiziato principale dell’organizzazione dell’attentato il responsabile in Italia delle linee aeree bulgare che come Morilion usufruiva dell’immunità diplomatica.Ali Agca descrisse l’appartamento del responsabile delle linee aeree bulgare ,ma non coincideva ,perché l’appartamento in questione era quello sotto del domenicano Morilion.
    Oltretutto il processo si è fermato ,stranamente al primo grado e la difesa di Agca non ha presentato nessun appello alla sentenza di primo grado.Questo perche un’ulteriore rivisitazione degli atti avrebbe fatto emergere tutta una serie di fatti strani,e sopratutto che i mandanti del turco erano il vaticano e la C.I.A.,uniti nell’interesse di creare il giusto vittimismo e mantenere Marcingus alla guida dello I.O.R. i primi e di destabilizzare e dare una pessima immagine del mondo comunista ormai al tramonto.

  • Affus

    inchiesta ProDeo

    La Peste è riuscita a ricostruire la storia dell’inchiesta approdata al nulla più assoluto. Quella del settimanale Mondo d’Oggi , nel lontano 1968. Il servizio venne preannunciato e poi insabbiato, tanto che il giornale chiuse. L’inchiesta, dal titolo “Chi sono e cosa fanno questi signori?” preannunciava delle rivelazioni sconcertanti: «E’ venuto il momento di raccontare, senza reticenze, senza timori, senza ombre… Il più complesso e misterioso intrigo degli ultimi venti anni». In quella che venne definita l’Operazione Pro-Deo. Ma quella, per Mondo d’Oggi fu l’ultimo numero. Ma cosa si nascondeva dietro la facciata? Come entra nella vicenda il Senatore a vita Giulio Andreotti? Chi erano i personaggi rappresentati nella fotografia pubblicata dal settimanale? E Mino Pecorelli? Una storia inventata quella del ritrovamento, nella sua redazione di una grande mole di documentazione sulla Pro-Deo? Chi era il suo informatore? Mons. De Angelis ? Il servizio sul settimanale lo aveva preparato lui? Felix Morlion era veramente un uomo dei servizi segreti americani? Perchè il suo nome viene ritrovato negli archivi dell’OSS – l’Office of Strategic Services?

    Pensare che l’idea dell’Università fu di Padre Andrew Felix Morlion, ex agente della CIA, che fondò, negli anni difficili del dopoguerra la prima università ecclesiastica: la Pro-Deo. Quella che è oggi diventata la Luiss – Libera Università degli Studi Sociali.

    Eccola la foto incriminata. Anno 1968, il mese ottobre. Il settimanale Mondo D’oggi. Il giornale chiuse subito dopo. Un avvertimento? Un messaggio? Un ricatto? Semplicemente un caso? Chi era il giornalista misterioso che aveva realizzato il servizio? Si trattava, come dicono molti, di Mino Pecorelli? Ci sono molti a giurare che fosse così. Non tutti, però. Mino Pecorelli lavorava a Mondo D’Oggi non come giornalista ma come consulente. Era un avvocato civilista. Curava per il giornale la pubblicità e si occupava di altro. Insomma non era ancora il giornalista che ritroviamo nell’agenzia OP – Osservatorio politico – prima e nel settimanale poi, negli anni 78/79. La sua carriera di giornalista comincia solo più tardi. Certo il fatto di aver frequentato giornali e giornalisti deve comunque avergli facilitato il compito. Ma l’inchiesta sulla Pro-Deo non era la sua, non prima di quel momento. Poi, risulta che una grossa mole di materiale venne rinvenuta nella sua redazione in Via Tacito, dopo l’omicidio. Era il 20 marzo del 1979. Chi gli aveva passato il materiale? Si parla di Monsignor Antonio De Angelis, successivamente accusato di estorsione per una vicenda di diplomi falsi. Su questa foto però molte questioni sono rimaste aperte. Ad esempio nessuno ricorda i personaggi. Nessuno ricorda più nulla. Solo il senatore a vita Giulio Andreotti, ha risposto alla richiesta di identificarne alcuni. Ne ha riconsciuti 5 della foto: esattamente …….

    Ma andiamo con ordine e nella ricostruzione risponderemo innanzitutto agli interrogativi posti dal servizio:

    Chi è Padre Morlion?

    Nato a Dixmude il 16 maggio 1904, studiò in Belgio, Inghilterra, Francia (pedagogia), Gand (filosofia), Lovanio (teologia). Ordinato sacerdote nell’ordine dei Domenicani nel 1929, si dedicò alla critica letteraria, d’arte figurativa , cinematografica e allo studio della filosofia politica. Fondò nel 1930 a Bruxelles il centro di cultura cinematografica DOCIP (Documentation Cinematographique de la Presse), nel 1934 la Centrale Catholique de la Presse per lo studio e la diffusione di notizie ed articoli; ed infine, nel 1937, la Centrale Catholique de Propagande. Le due ultime organizzazioni si fusero più tardi, agendo su basi internazionali, nell’Unione Internazionale ProDeo, rete di centri di Studi, di informazioni giornalistiche e di pubblicazioni, organizzati in diversi continenti per l’apostolato nella vita e nell’opinione pubblica. Fondò a Roma nel 1945 la prima Facoltà di Giornalismo che si sviluppò nel 1947 con l’aggiunta di altre facoltà nell’università Internazionale ProDeo. Padre Felix Morlion arrivò in Italia con i servizi d’informazione americani OSS, nel 1944 con un passaporto americano n. 242041 rilasciato nel dicembre 1943. Una vita vissuta pericolosamente lo vede fuggire, aiutato da un comandante della Gestapo, dal Belgio dove aveva fondato il Centro di informazione cattolico Clering Hause. Comiciò cosi a collaborare con i servizi di informazione dei paesi alleati. In America ottenne anche la nomina a capo-sezione di un servizio OSS, nel quale fu decisa l’utilizzazione dei CIP -Centro Informazioni Pro Deo – da lui fondati nel 1932. Morlion arriva in Italia nel 1944 con una lettera di presentazione ad Alcide De Gasperi, firmata da Don Sturzo. La mossa successiva all’arrivo fu la fondazione del CIP italiano parallelamente alla Università Pro Deo. Il CIP italiano divenne subito molto potente tanto da dover arrivare alla costituzione di un Comitato Nazionale ProDeo, con a capo personaggi di altissimo livello : da Paolo Ricaldone, presidente della Cassa di Risparmio di Torino al conte Carlo Faina, presidente della società Montecatini, al barone Oddasso, amministratore della Snia viscosa, al professor Valletta, presidente della FIAT, per finire al dottor Roberto Fourmanoit, amministratore delegato della destra vaticana. I protettori al Governo, dopo De Gasperi, furono Gonella, Scelba, Andreotti. Fu proprio il comitato nazionale Pro-Deo a finanziare Morlion ed a farlo diventare ricco e a permettergli di realizzare investimenti immobiliari. Gli altri centri Pro-Deo sorsero in Belgio, Brasile, Venuezela, America. E l’Università? La confusione è d’obbligo. Le due cose proseguirono parallelamente, molto spesso in palese contrasto. Forse è per questo che oggi la LUISS nega un passato così poco edificante.

    Chi è Monsignor Ferrero?

    Don Carlo Ferrero, docente di Diritto ecclesiastico presso l’Università ProDeo. Indicato da alcuni “affarista di tendenze truffaldine”. Non a caso quindi l’imputazione di “Traffico di diplomi falsi” della stessa università ProDeo. Ferrero è quasi concordemente indicato come sacerdote spregiudicato e particolarmente dedito all’affarismo e ad interessi erotico-sentimentali con studentesse e giovani donne. Sotto la direzione del Ferrero – si legge in un appunto riservato da parte non identificata – la Pro-Deo elabora un servizio riservatissimo di informazioni politiche, destinate alla Segreteria di Stato ed ad alcuni industriali. Dal 1956 in poi cadono i servizi di agenzia e comincia un vero e proprio servizio riservato. I fogli di informazione sono distinti in: fogli bianchi, informazioni di politica interna; fogli rosa, politica estera; gialli, materiale sul partito comunista e socialista italiano; fogli verdi, materiale su enti a partecipazione statale. Oltre questi esiste un vero e proprio servizio segreto che riguarda il Vaticano, la politica interna e quella estera, gestito e promosso da Morlion personalmente. Le notizie dei bollettini riservati provenivano anche da fonti Sifar. Il tramite informativo tra la Segreteria di Stato con a capo Mons. Dell’Acqua e il SIFAR, era il generale Allavena. La fonte delle informazioni è il dott. D’Amato. Sono altresì noti, continua l’appunto, i rapporti che legano il Ferrero al Borghese, settimanale che non perde occasione di attaccare la politica vaticana. Ferrero venne processato per “traffico di diplomi falsi”.

    Chi è Monsignor De Angelis?

    Mons. Antonio De Angelis. Socio di Morlion. E’ presente nel Consiglio di Presidenza della Pro-Deo. De Angelis venne fatto fuori da Morlion, che cercò di liquidarlo. Lui fece un ricorso. Probabilmente fu proprio De Angelis a presentarsi alla redazione di Mondo d’Oggi con la famosa cassa di documenti, poi ritrovata nelle mani di Pecorelli.

    Chi è il misteriodo C.D.?

    Dalla difficile ricerca il misterioso C.D. potrebbe essere un membro protestante del CIP di New York, direttore del Life : C.D. Jakson. Proprio attraverso lui che Morlion realizzò il contatto Kennedy-Krusciov. Per Morlion fu la svolta.

    Chi è Padre Efrem?

    Padre Efrem da Genova. Socio di Morlion. E’ presente nel Consiglio di Presidenza della Pro-Deo.

    Chi è Igino?

    Lo troviamo ……. Igino Giordani, giornalista….fondatore della “Centro Igino Giordani”, tutt’ora attivo nei pressi di Roma.

    Chi è Wilma?

    Wilma

    Chi è Allario?

    Socio di Morlion. Presente nel Consiglio di Presidenza

    Chi è il potentissimo D’A.?

    Sconcertante ma non troppo è la presenza di Federico Umberto D’Amato. Un fascicolo segreto che lo riguarda è inserito nei 70 tomi della P2. Fascicolo denominato “OF RESERVADO PS”. Composto da più parti il documento si presenta così:

    TOP SECRET

    Le notizie riservate raccolte sul dott. D’A riguardano tre settori:

    1 – Collaborazione, che risale ad oltre venti anni con gli ambienti Pro-Deo Vaticano – OSS – CIA; (Allegato A)

    2 – Collaborazione P.C.I.;

    3 – Archivio riservato personale e rete personale, al di fuori di ogni apparato ufficiale.

    Allegato A

    L’organizzazione schematica dei servizi informativi facenti capo a P. Morlion, capo rete OSS, è stata la seguente. Inizialmente i servizi per gli USA -OSS erano coperti dalla organizzazione CIP – Centri Informazioni Pro Deo. Collaboravano con Morlion la signora Brady Anna, Obolgnsky, Smider, Gleser. L’ufficio iniziale fu fatto a Via Napoli e poi a via Nomentana, presso l’abitazione della Brady. Successivamente, nel 1955, l’organizzazione Morlion – OSS – Pro Deo, venne intregrata da due elementi: Mons. Giovanni Dunne, Mon. Bruning e dal nipote del primo, Dr. Massara. Puntualizzarono la loro attività presso i Paesi dell’Est Europeo, con fondi e trasmissioni di notizie anche alla Gran Bretagna. Nello stesso anno si gettarono le basi di una collaborazione tuttora in atto con l’Ufficio Affari Riservati del Ministero degli Interni, dr. D’Amato – Dr. Di Girolamo che con Mons. Ferrero e il dr. Croce curavano il settore Pro Deo, rivolto inizialmente in quella fase, a servizi informativi politici e di interesse economico e militare. Gli uffici di questi servizi erano posti a via del Tritone 122, poi a Viale Pola 12; la direzione ed il vaglio del materiale informativo era sempre di concerto tra Mons. Ferrero e il dr. D’Amato. Allorquando scoppiò lo scandalo spionistico degli agenti Smider e Obolenskj, fu proprio il dr. D’Amato che si interessò più di ogni altro per fare espatriare Obolonskj in Francia e Smider a Rio Grande del Sud.

    Rapporto PCI

    I rapporti diretti continui sono tenuti esclusivamente con l’On. Giancarlo Pajetta, che è stato anche il tramite di collegamento con i Servizi dell’Est. Il P.C.I ha ottenuto grossi favori – alcuni fascicoli riservati furono forniti ed altri fatti scomparire. E’ indicativamente rilevante come mai, in tutte le occasioni in cui l’Ufficio Affari Riservati e la persona del dott. D’A. sono stati oggetti di rilievo sia in sede politica, amministrativa e parlamentare, la stampa di sinistra non abbia dato alcun risalto, nè abbia proposto inchieste giornalistiche. Più di una volta l’onorevole Pajetta, Anderlini (P.S.), Amendola, hanno riconfermato il loro divisamento: “D’A. non si tocca”. Con la stampa i rapporti sono stati sempre molto cordiali; il D’A. si è servito di vari fidati giornalisti ed Agenzie di Stampa largamente finanziate tramite fondi del Ministero dell’Interno (AIFE-Senise-Op-Pecorelli, ecc…). La posizione economica di D’A, in Svizzera e presso la Banca Morin di Parigi (versamenti americani), è rilevantissima. Il D’A ha seguito anche una serie di operazioni valutarie per autorevolissime Personalità politiche, tra cui due Ministri.

    Archivio riservato e personale

    Oltre alle reti ufficiali ed ufficiose, il D’A ha avuto l’accortezza di approntare un “Ufficio riservato personale”, che ha affidato ad alcuni suoi intimissimi e fedelissimi collaboratori, che non fanno parte dell’Amministrazione, tra cui il sig. Danese. La copertura è perfetta e la massa dei documenti, molti dei quali microfilmati, è di una importanza esclusiva. Non per nulla egli suole, fra i suoi intimi, definire tale ufficio “la mia polveriera”. In queste ultime settimane molto materiale è stato portato in questa sicura “base operativa”.

    Chi è la Sig.ra M.?

    Potrebbe essere la Sig.ra Anna Maria Brady, direttrice amministrativa di tutte le agenzie CIP.

    Che cos’è il Doc 1/2/3?

    La copertura data dai servizi con la sigla DOC era aggiornata costantemente con i collaterali servizi francesi (CIP Francia), belgi (CIP Belgique), USA (Cip New York).

    L’altra Pro-Deo

    Intanto, mentre ci accingiamo a scrivere l’articolo, le ricerche continuano incessanti. La Pro-Deo apparentemente non esiste, ma praticamente invece si. Basta guardare l’elenco del telefono sotto la lettera P – Pro-Deo et Fatribus, il numero di riferimento e l’indirizzo, però, rimandano da un’altra parte. E così si arriva dapprima a Via dei Gracchi, 20 – il retrobottega, meglio, archivio della Banca di Roma. L’altro, di indirizzo non dista moltissimo, è in Via Montesanto, 14 – lo stesso indirizzo del Vescovo Maria Paolo Hnilica, già condannato per ricettazione nella vicenda di Roberto Calvi e l’affare della borsa. Una bella palazzina nel quartiere Prati, a Roma. Al telefono, risponde una signora non più giovanissima. Racconta che in questo periodo, giugno ‘95, non c’è nessuno: «Sono tutti in ritiro e torneranno a Settembre». Pare, che la vecchia Pro-Deo, ovvero l’Università, non c’entri nulla. Però c’è un altro fatto che non siamo riusciti a spiegare. Riguarda voci di persone bene informate, come si dice negli ambienti giusti. Pare, che anche ed oramai solo questa Pro-Deo sia legata ad ambienti di servizi segreti… Un bel pasticcio nel quale proprio non vogliamo entrare.

    Pdg

    1995, La Peste – Roma

  • Affus

    Padre Felix Morlion

    UN PERSONAGGIO DA CONOSCERE: PADRE FELIX MORLION.

    Ci sono dei libri che, anche se non riescono a diventare dei best-sellers dovrebbero invece essere letti e conosciuti da tutti. Uno di questi è “Come nasce la repubblica” curato da Nicola Tranfaglia con note (fondamentali per l’approfondimento del testo) di Giuseppe Casarrubea (ed. Bompiani). Si tratta di una vera e propria miniera di informazioni e notizie tratte dagli archivi statunitensi sul Regno del Sud prima e sulla Repubblica italiana poi, da cui si riesce a capire che, a parte i padri costituenti, la repubblica ebbe anche, alla nascita, delle levatrici, ma soprattutto dei padrini che la tennero a battesimo.
    Tra i molti nomi noti si trovano anche altri meno conosciuti ma che meritano uno sforzo di ricerca. È il caso di un personaggio che viene citato solo tre volte nel libro, in una corrispondenza tra don Luigi Sturzo (fondatore del Partito Popolare prima e capo spirituale della DC poi) ed Earl Brennan, capo del settore italiano dei Servizi informativi statunitensi: si tratta di padre Felix Morlion, domenicano dell’Ordine dei passionisti. Don Sturzo scrisse che gli premeva molto che il personaggio che conosceva “molto bene” raggiungesse il nostro paese perché intendeva affidargli “alcuni compiti di carattere sociale e religioso da svolgere in Italia”. In risposta Brennan sollevò alcuni dubbi in merito alle intenzioni del domenicano, al che Sturzo rispose immediatamente inviando tre plichi che evidentemente cancellarono ogni dubbio; infatti furono trasmessi al referente italiano e Morlion poté giungere in Sicilia prima e poi risalire la penisola fino a Roma, come richiesto da don Sturzo.
    Ma chi era Felix Morlion? Una breve ricerca in internet permette di capire che è un personaggio di indubbio spessore.
    Morlion giunse negli USA dopo l’arrivo dei tedeschi nella sua patria, il Belgio, dove era ben noto, essendo stato tra i fondatori dei centri cinematografici cattolici belgi; fu anche, leggiamo nel sito socialistregister.com, uno dei componenti del COPAC (Centro di propaganda anti comunista fondato dal visconte Charles Terlinden), che aderì ai CAUR (Comitati d’Azione per l’universalità di Roma) collegandosi in tal modo economicamente e politicamente con il fascismo italiano. Il COPAC lavorava inoltre a stretto contatto con un’altra associazione belga, la SEPES (Società di studi politici, economici e sociali, teniamo a mente questa denominazione, n.d.r.), una specie di servizio segreto di propaganda e “intelligence” anticomunista fondata nel 1925, che negli anni ‘30 lavorò in stretto contatto con il governo tedesco. Nel sito prima citato troviamo anche uno studio di Rudi van Doorslaar sull’attivismo anticomunista in Belgio dal 1930 al 1940, dove leggiamo che le attività del COPAC erano direttamente collegate a quelle della SEPES e che lo stesso Morlion dirigeva le “shock brigades”, paragonabili agli “squadristi” italiani.
    Il risultato concreto di queste attività fu che, quando i nazisti ebbero invaso il Belgio, il materiale raccolto dai due gruppi portò all’arresto ed alla deportazione di molti comunisti locali e di rifugiati tedeschi che avevano trovato riparo soprattutto ad Anversa.
    Morlion (secondo qualcuno grazie all’aiuto di un ufficiale della Gestapo) espatriò e si stabilì in Inghilterra, dove continuò ad interessarsi di una delle sue creature, il centro Pro Deo, che ebbe sede prima a Lisbona e poi a New York: un vero e proprio centro di “intelligence” gestito a livello mondiale, che poneva una particolare attenzione verso i paesi del Sud America. Dall’Inghilterra Morlion trasportò conoscenze ed affari negli USA, dove cominciò a collaborare con i servizi consapevoli del fatto che i cattolici, avendo cappellani militari su tutti i fronti e chiese dappertutto, sono uno dei principali canali informativi esistenti. Dagli USA, aiutato, come abbiamo visto, da don Sturzo, Morlion si spostò in Sicilia e poi a Roma, sempre portando con sé il centro Pro Deo che divenne, a Roma, uno dei principali centri informativi del Vaticano. Qui le strade del prete si incrociarono ancora più strettamente con la politica democristiana, infatti suo segretario particolare fu per un periodo il futuro senatore Giulio Andreotti (una foto dei due è reperibile in rete).
    Morlion continuò ad occuparsi di lotta contro il comunismo: nel 1954, in contemporanea con analoghe iniziative gestite da Edgardo Sogno e dai Comitati Civici filo democristiani (e forse non scollegato da esse), inviò una lettera a 1.000 industriali italiani chiedendo fondi a sostegno di un’iniziativa pilota il cui scopo era di “infierire un nuovo colpo al comunismo” e per creare e moltiplicare “centri di addestramento costituiti onde fornire alla libera impresa e agli schieramenti politici uomini integralmente preparati e permeati di dinamismo cristiano, atto ad arginare la invadente propaganda marxista tra le masse operaie”. La circolare viene pubblicata il 7 agosto 1954 sul quotidiano “L’Unità”.
    Secondo Daniele Biacchessi (in retedigreen.com) nel 1947 anche il nazista Haas (poi coinvolto nel caso Priebke) sarebbe entrato alle dipendenze di Morlion, che sembrerebbe pure coinvolto in alcuni passaggi della gestione vaticana delle ratlines, gestite da alti prelati croati e tedeschi. Consideriamo che Morlion era favorevole ad una soluzione “franchista” per l’Italia, cioè la presa di potere di un partito come la Falange spagnola, che operasse un controllo assoluto su tutto e fosse legato a doppio filo con la curia. Del resto una soluzione del genere sarebbe stata auspicata anche da parte della Democrazia cristiana dell’epoca, come dimostrano i documenti riportati nel libro di Tranfaglia citato prima.
    Successivamente la Pro Deo divenne un’università privata che sollevò l’interesse di numerosi industriali italiani e si trasformò nella tuttora esistente LUISS (Libera Università internazionale di studi sociali); ricordiamo che già nel periodo belga Morlion si interessava di studi sociali. Della LUISS, collegata al Gotha dell’industria italiana e della parte politica cattolica più osservante, faranno parte nel tempo (come allievi o come docenti) anche nomi importanti dei servizi italiani ed internazionali: dal generale Carlo Jean (intimo di Cossiga) al generale Pollari.
    Nel 1968, a Roma usciva un giornale, il “Mondo illustrato”, sul quale scriveva Mino Pecorelli, che pare vi avesse anche investito di suo. Questo giornale pubblicò la foto di Morlion a fianco di Andreotti in un articolo in cui si anticipavano, per il numero successivo, rivelazioni relative a soldi, sesso, servizi, affari loschi all’ombra del Vaticano. Ma il numero successivo non vedrà mai la luce. Si insinua che Pecorelli avesse ricevuto una notevole somma per cessare le pubblicazioni e “sparire” per un po’ dalla circolazione, ma non smise di scrivere e, tempo dopo, dopo aver nuovamente promesso rivelazioni spettacolari su Moro, Andreotti e altre realtà democristiane, fu ucciso da persone ancora oggi avvolte nel mistero con un’arma particolare che utilizza proiettili di tipo speciale, in dotazione esclusiva pare delle forze speciali della NATO.
    Il nome di padre Morlion appare anche nelle inchieste sulla scuola Hyperion di Parigi, quella che per lungo tempo era stata sospettata di essere il centro direttivo delle Brigate Rosse e che ebbe anche, per pochissimo tempo all’epoca del sequestro Moro, una sede a Roma. Sembra che Morlion avesse intercesso presso il governo francese che poneva difficoltà ad autorizzare l’apertura della scuola in quanto gli insegnanti erano per la maggior parte “rifugiati politici” inseguiti in Italia da mandati di cattura.
    Altre tracce di Morlion si trovano poi nella vicenda dell’attentato di Alì Agca a papa Woityla. L’attentatore infatti disse che l’ordine di agire gli fu dato a Roma in appartamento di via Pola 12 (residenza di un certo Antonov, addetto all’ambasciata di Bulgaria) che descrisse nei particolari, disegnandone, pare, anche una piantina dettagliata. Solo un particolare non corrisponde: una porta, che Agca descrisse come scorrevole, a scomparsa nel muro, risultò invece essere normale. Il lato curioso di questa “confusione” è che la descrizione di Agca corrisponde invece perfettamente all’appartamento sottostante che è uno degli appartamenti di proprietà dell’università Pro Deo, in uso a Morlion. Chi fece queste rivelazioni, in sede di commissione Mitrokhin, fu Giulio Andreotti, che citò a testimone il senatore Consolo che gli aveva parlato della vicenda della piantina. Il tutto finì con una battuta di spirito e sembra che nessuno abbia inteso aprire un’inchiesta su questa strana combinazione.
    Di Morlion parla anche Gaia Cenciarelli nel suo libro sulla scomparsa di Emanuela Orlandi (“Extra Omnes, l’infinita scomparsa di Emanuela Orlandi”, ed. Zona).
    Nel “Covert action information bulletin”, pubblicazione fondata dall’ex agente CIA Philip Agee, reperibile in vari siti internet, vi sono dei riferimenti che collegano Morlion al Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM), relativamente a finanziamenti e onorificenze conferiti prima della guerra ad ambienti filonazisti, e nel dopoguerra a nazisti “riciclati”, come Reinhard Gehlen, passato dai servizi nazisti ai servizi USA prima e tedesco occidentali poi. Infine, Morlion appare tra i fondatori del Center For Economic And Social Justice (CESJ) che annovera numerosi alti prelati, componenti della finanza internazionale e varie personalità di spicco, aventi in comune idee conservatrici e l’essere favorevoli al libero mercato.
    Padre Morlion, servitore discreto di 5 papi ed attivo in molti campi non sempre ecclesiastici, morì nel 1987. Ebbe parte attiva, come abbiamo visto, in gran parte della storia dell’Italia repubblicana, ma manca una biografia che metta in luce un personaggio così importante.

    novembre 2006

  • Affus

    ci credete agli UFO ?

    Genesi dei rapporti tra Vaticano ed Intelligence USA

    di Cristoforo Barbato

    In seguito alla mia opera di divulgazione, iniziata nel 2005, sul
    coinvolgimento del Vaticano nella questione UFO-Alieni, grazie alle
    sconcertanti informazioni rivelatemi nel 2000-2001 da un gesuita
    operante in seno al SIV, Servizio Informazioni del Vaticano, alcuni
    ufologi e non hanno espresso sbrigativi e sommari giudizi
    strettamente personali sull’intera vicenda denotando una chiara vena
    polemica fine a se stessa. Una cosa quest’ultima che soprattutto tra
    gli addetti ai lavori emerge oggi più che mai nel panorama ufologico
    nazionale è che francamente denota una mancanza di conoscenza di
    base in materia ed una sterilità di fondo nell’ambito della seria
    ricerca investigativa. Tuttavia, va precisato che non tutti erano in
    grado di comprendere appieno certe informazioni non essendo
    giustamente addentro ad un certo tipo di discorsi e non comprendendo
    realmente i sottili meccanismi legati al mondo dell’intelligence,
    soprattutto in tema di UFO/Alieni. In effetti posso testimoniare che
    a parte qualche ufologo tra cui Roberto Pinotti che era già a
    conoscenza del SIV numerosi sono stati anche gli addetti ai lavori
    che hanno manifestato delle riserve parallelamente al notevole
    interesse su tutta la vicenda. Inoltre,”singolare coincidenza”, in
    occasione di alcune manifestazioni a cui ho partecipato sono stato
    in maniera riservata avvicinato fisicamente (o in seguito per posta
    elettronica) da personaggi (dalle comprovate credenziali) legati ad
    ambienti di tipo massonico ed ex esponenti dell’intelligence
    militare italiano che mi hanno apertamente confermato l’esistenza
    del SIV. “Qualcuno”, com’era prevedibile, ha tentato contattandomi
    via mail anche di avvicinarsi subdolamente ed in maniera
    dilettantesca in qualità di insider dei servizi segreti italiani
    evidentemente per divertirsi o magari su suggerimento di terzi,
    magari chissà a sua volta anche lui ufologo. Il tutto ovviamente è
    stato debitamente smascherato in quanto non essendo un novizio in
    campo ufologico “qualcuno” credeva di avere trovato lo sprovveduto
    ingenuo di turno che va dietro a qualsiasi cosa. Comunque sia,
    aldilà delle personali opinioni che ognuno può liberamente fare, la
    veridicità di certe realtà o fatti andrebbero basate attraverso un
    serio lavoro di ricerca investigativa è non sulle mere opinioni. Un
    esempio lampante su cui viene manifestato un certo scetticismo è
    l’effettiva esistenza del Servizio Informazioni del Vaticano e della
    possibile collaborazione in materia di UFO tra l’intelligence USA e
    lo Stato Vaticano.
    La nascita del servizio segreto della Santa Sede
    Dopo capillari ricerche, bibliografiche e non, ho trovato
    un’importante conferma in un testo di storia moderna che ai più dirà
    forse poco. Il testo in questione risale addirittura ai primi
    anni ’90 precisamente nel 1991 all’estero e nel 1993 nella versione
    edita in Italia dalla Newton Compton Editori. Il volume in
    questione, oggi una rarità in quanto è praticamente introvabile,
    s’intitola: RATLINES – Gli archivi dei servizi segreti americani
    svelano l’esistenza di una rete clandestina nel Vaticano per
    permettere la fuga dei criminali di guerra nazisti, destinati a
    diventare agenti segreti dei paesi occidentali. Gli autori sono Mark
    Aarons & John Loftus, il primo un giornalista, il secondo invece è
    stato procuratore presso il Ministero della Giustizia americano ed
    ha avuto accesso a documenti riservati; dai file classificati della
    CIA alle informazioni “top secret” sul nucleare fino ai file segreti
    della NATO con accesso COSMIC. Ebbene in questo volume proprio nel
    primo capitolo ad un certo punto si parla delle attività svolte
    durante e negli anni successivi la Seconda Guerra Mondiale
    dall’allora monsignor Giovanni Battista Montini e vi si legge che:
    “Come Pio XII, Montini proveniva da una benestante famiglia
    cattolica in buoni rapporti con potenti figure all’interno del
    Vaticano. Anch’egli aveva condotto una brillante carriera
    nell’ambito della Segreteria di Stato e aveva instaurato stretti
    rapporti con leader politici italiani cattolici.
    I servizi segreti statunitensi descrivevano Montini come una
    delle “persone più autorevoli all’interno del Vaticano”, che “per
    molti anni è stato una personalità importante all’interno della
    Segretaria di Stato vaticana”…..Montini e l’altro Segretario di
    Stato, monsignor Tardini, erano di certo tra le “personalità più
    influenti del Vaticano”. Entrambi erano costantemente e
    quotidianamente in contatto personale con Pio XII, ma soprattutto
    Montini godeva di un particolare rapporto confidenziale e
    presentava “una certa affinità di temperamento” col pontefice. Il
    loro intimo rapporto personale si estendeva a faccende di alta
    politica. In pratica, Montini era l’assistente personale di Pio XII;
    quest’ultimo gli affidava “compiti particolarmente delicati e
    difficili da realizzare”. Durante la guerra, il Papa chiese a
    Montini di organizzare il Servizio Informazioni del Vaticano, il cui
    compito apparente era quello di rintracciare persone scomparse,
    profughi e prigionieri di guerra. Ma i servizi segreti statunitensi
    sospettavano che il suo ruolo andasse ben oltre gli scopi umanitari……
    Inoltre, essendo uno dei migliori diplomatici della Santa Sede,
    Montini controllava la politica estera “con riferimento alla
    politica italiana”…..tutti questi compiti delicati portarono Montini
    al centro delle attività clandestine del Papa” (Montini nel 1945 è a
    capo della II Divisione del segretariato di Stato del Vaticano, da
    cui dipende l’Ufficio Rifugiati. È questo l’ufficio che, insieme ai
    servizi segreti americani, porta a termine in quel periodo
    l'”operazione conventi” che evacuerà i criminali di guerra nazisti
    oltre atlantico travestiti da preti e con passaporto falso. Ndr).
    Sempre in merito al Servizio Informazioni del Vaticano alla sua
    genesi la cui supervisione fu concessa a Montini da Pio XII si
    apprende che l’esercito americano aveva tenuto d’occhio le attività
    sospette di questa agenzia a scopi umanitari fin dal marzo del 1944,
    notando che era stata “organizzata per occuparsi di messaggi
    assistenziali radiofonici rivolti ai prigionieri di guerra in Nord
    Africa o provenienti da loro”. A tale proposito più avanti si
    afferma che: “Nella lotta all’ultimo sangue sostenuta dalla Chiesa
    contro il comunismo, il Papa optò per lo spionaggio e tutto ciò che
    esso comportava. Prima della fine della Seconda Guerra Mondiale, il
    gruppo di diplomatici che stava attorno al Papa aveva reclutato gli
    agenti necessari per la successiva battaglia contro il comunismo che
    doveva essere quella definitiva. (Il Vaticano aveva già registrato
    tentativi d’infiltramento al suo interno di spie sovietiche sul
    finire della guerra, una minaccia che si sarebbe poi intensificata
    nel corso della Guerra Fredda è che fu seriamente contrastata a sua
    volta dall’intelligence USA. Particolare che emerge anche
    dall’intervista al gesuita. v. art. Secretum Omega. ndr.). È
    possibile far risalire la genesi di queste attività alla richiesta
    che il Papa fece a Montini di organizzare il Servizio Informazioni
    del Vaticano. L’esercito americano aveva tenuto d’occhio (attraverso
    l’OSS e il CIC ndr) le attività sospette di questa agenzia a scopi
    umanitari fin dal marzo del 1944, notando che era stata “organizzata
    per occuparsi di messaggi assistenziali radiofonici rivolti ai
    prigionieri di guerra in Nord Africa o provenienti da loro”. Gli
    americani ritenevano che fosse in atto un non meglio identificato
    tipo di attività clandestina e diedero ordini affinché, per motivi
    di sicurezza, il Servizio Informazioni del Vaticano non si
    ampliasse. Tuttavia, stando ai rapporti successivi, il Servizio
    Informazioni del Vaticano si ampliò, dopo la guerra, fino a
    diventare una forza in campo spionistico.
    Per qualche tempo, i servizi segreti americani si interessarono
    attivamente alle reazioni del Vaticano alla “minaccia rossa”.
    Infatti, a quanto si diceva, alcuni “alti ufficiali dei servizi
    segreti alleati” erano, da prima del crollo del nazismo, in “stretti
    rapporti con alti dignitari vaticani”. Nell’ottobre del 1945, gli
    americani notarono “la preponderante influenza presso la curia
    esercitata dai padri gesuiti, che presentano sempre progetti
    concreti e ragionati”…..Verso la fine del 1947, i servizi segreti
    statunitensi ricevettero dei rapporti incredibili sul coinvolgimento
    del Vaticano nelle operazioni clandestine anticomuniste. Jack Neal,
    capo della Division of Foreign Activity Correlation del Dipartimento
    di Stato, un gruppo spionistico segretissimo collegato al Foreign
    Service statunitense, inviò una comunicazione al direttore dell’FBI
    J.Edgard Hoover, al capo del servizio segreto della Marina e ai
    diplomatici americani presso la Santa Sede: “…una fonte, considerata
    attendibilissima, ha riferito che il Servizio Informazioni del
    Vaticano, che ha il suo quartier generale nella Città del Vaticano,
    costituirebbe il servizio spionistico della Santa Sede…”.
    L’Asse Montini-Angleton
    Ulteriori rivelazioni sulla figura chiave di Montini emergono
    durante lo sviluppo dei capitoli successivi ed in particolare quando
    viene affrontata l’attività svolta dai servizi segreti americani nei
    confronti del vaticano. In effetti, si apprende che Montini venne
    ingaggiato tra l’altro quale fonte di informazioni segrete per il
    capo del controspionaggio americano James Jesus Angleton. Un legame
    quest’ultimo tra i due che avrebbe poi agevolato la carriera di
    Angleton all’interno della CIA quando Montini divenne Papa Paolo VI.
    Angleton (figlio di un colonnello dell’OSS James Hugh Angleton
    grazie al quale nell’agosto del 1943 entrò a far parte anch’egli
    dell’Ufficio Servizi Strategici OSS. James Hugh Angleton, oltre ad
    aver diretto la filiale italiana della National Cash Register guidò
    anche la Camera di commercio americana in Italia, ed ebbe estesi
    contatti con i servizi segreti di Mussolini. Inoltre da alcuni
    documenti emergerebbe che egli fu anche socio d’affari di Allen
    Dulles futuro direttore della CIA) trascorse i primi anni della
    guerra a Londra ma in seguito alla resa dei tedeschi in Italia,
    predisposta da Dulles e dal Vaticano, fu assegnato a Roma con la
    nomina a tenente dell’OSS incaricato di gestire le attività di
    controspionaggio. Dopo circa un anno venne incaricato di gestire
    l’Unità Speciale di Controspionaggio dell’OSS SCI-Z meglio nota come
    Unità Z formata da agenti inglesi e americani, fu anche membro della
    sezione X-2 ed era l’unico ad avere l’autorizzazione d’accesso alle
    segretissime informazioni inglesi del sistema di decrittazione
    ULTRA. La X-2, nota ufficialmente come SSU Strategic Services Unit,
    è stata definita da alcuni storici ed ex-agenti dell’OSS quali Peter
    Tompkins: “la più indipendente, la branca più pericolosa, quella che
    si occupava del controspionaggio”. In seguito allo scioglimento
    dell’OSS nel 1945 per volere del presidente Truman ed al suo
    ridisegnamento come SSU (Unità Servizi Strategici) Angleton rimase a
    Roma divenendo in poco tempo l’ufficiale di grado più alto
    dell’intelligence USA in Italia. Angleton comandava tutte le
    attività segrete, spionaggio e controspionaggio, in Italia per
    l’SSU, da poco appunto succeduto all’OSS che in realtà sarebbe
    divenuto subito dopo CIG Central Intelligence Group precursore della
    CIA costituitasi poi nel 1947. In virtù dell’esperienza maturata
    durante la guerra in attività di controspionaggio rientrato in
    patria nell’estate del `47 contribuì alla nascita del Mossad, il
    servizio segreto israeliano, e nel dicembre dello stesso anno fu
    assunto dalla CIA quale assistente del Direttore dell’OSO Ufficio
    Operazioni Speciali. Nel 1949 Angleton avanzò di livello all’interno
    dell’OSO e divenne assistente speciale del capo della CIA
    l’ammiraglio Roscoe Hillenkoetter (direttore dal 1947 al 1950 e noto
    tra l’altro per essere stato membro del famigerato gruppo segreto
    Majestic-12); quello stesso anno i vertici dell’intelligence
    militare decisero di classificare il fenomeno degli allora “dischi
    volanti” con il livello di “massimo segretezza”. Nel febbraio del
    1953 Dulles divenne il nuovo Direttore della CIA, Angleton (amico di
    Dulles dai tempi della guerra) ottenne una serie di “vantaggi”; fu
    così che verso la fine del 1954 promosse James alla carica di
    Vicedirettore e Capo del Controspionaggio. Angleton aveva accesso
    diretto alle informazioni di Dulles e a tutte quelle estere,
    relative agli UFO, provenienti dall’IAC Comitato Consultivo
    d’Intelligence creato per occuparsi delle implicazioni comportate
    dagli UFO alla sicurezza nazionale. Egli mantenne tale incarico fino
    al 1974 quando coinvolto dallo scandalo Watergate fu costretto a
    dimettersi dall’allora direttore William Colby.
    Una conferma effettiva dell’operato clandestino condotto durante e
    dopo l’ultimo conflitto mondiale dall’intelligence americano in
    Italia ed in particolare da James Jesus Angleton giunge da una serie
    di documenti segreti declassificati in USA negli anni ’90. Nel
    gennaio del 1994 in un’area nei pressi di Washington D.C. venne
    inaugurata una sede dei National Archives al cui interno erano
    custoditi filmati coperti fino ad allora dal segreto di stato,
    documenti militari delle due guerre mondiali, numerosi microfilm che
    testimoniano il lavoro d’intelligence svolto dopo i conflitti e la
    più grande documentazione sullo scandalo Watergate e l’assassinio di
    John Kennedy. A tale proposito nel febbraio del 2003 alcuni
    quotidiani italiani pubblicarono alcuni articoli in merito proprio
    ad incartamenti venuti alla luce ed inerenti segreti italiani legati
    al conflitto ed all’attività occulta esercitata nel dopoguerra
    dall’intelligence USA in Italia che hanno fatto discutere. Un paio
    di questi articoli sono stati pubblicati dal quotidiano “La
    Repubblica” il 9 febbraio e sono: “Ricerca in archivi USA: La Decima
    MAS” di Antonio Monda e “Quando gli Usa arruolavano la Decima Mas”
    un pezzo inchiesta inerente le carte dei servizi segreti sul 1945 a
    firma dei giornalisti Attilio Bolzoni e Tano Gullo. Quest’ultimo
    riporta che: “Dagli archivi dell’intelligence Usa esce un altro
    pezzo di storia italiana del dopoguerra, gli accadimenti di un Paese
    che in quegli anni – svelano gli atti desecretati dalla Cia – è il
    più grande laboratorio di manipolazione politica clandestina.
    Ossessionati dal pericolo bolscevico, turbati dall’apparato e dalla
    forza del Pci, preoccupati dai tatticismi di De Gasperi, rassicurati
    dalle diffidenze della Santa Sede verso la Democrazia cristiana
    ancora alleata con Togliatti (tra le alte sfere vaticane qualcuno
    già accarezzava l’idea di far nascere un secondo e più conservatore
    partito cattolico), i servizi segreti Usa avevano costruito nella
    Penisola una rete spionistica per condizionare i passi della
    nascente Repubblica. Un esercito di uomini pronti a tutto che, già
    nella primavera del 1945, nei fatti è quella Gladio
    che “ufficialmente” nascerà qualche anno più tardi. I documenti che
    raccontano cosa avvenne sono tutti conservati nel palazzo di
    cristallo e cemento degli Archivi Nazionali degli Stati Uniti
    d’America, tra i boschi di College Park nel Maryland, a una trentina
    di chilometri da Washington. Erano carte top secret fino a qualche
    tempo fa, carte provenienti dagli schedari dell’Oss (Office of
    Strategic Services), l’antenato della Central Intelligence Agency.
    Al centro di quella “rete” c’è il giovane James Jesus Angleton, capo
    del controspionaggio americano a Roma dal `44 al `47, nome in
    codice “Artefice”…..I collegamenti tra servizi Usa e quelli vaticani
    ci sono da sempre e si intensificano nella fase bellica quando Allen
    Dulles (uno dei capi dell’Oss in Europa) stringe, in Svizzera nel
    1942, rapporti con il frate domenicano belga Felix Morlion. Ma è
    dopo la Liberazione che la partita diventa decisiva. In un dossier
    dell’Oss senza data ma infilato tra i fascicoli dei “rapporti con il
    Vaticano” – “La guerra segreta in Italia” – gli 007 di Washington
    scrivono che “…poiché i suoi obiettivi spirituali (della chiesa
    cattolica ndr) sono mondiali, il Vaticano è il centro più
    esaurientemente informato del mondo”.” Sempre in merito ad Angleton
    ed al Vaticano nell’altro articolo di A. Monda si legge che: “James
    Angleton, responsabile del controspionaggio nel nostro paese fino al
    1955, seguiva con preoccupazione le scelte politiche del centro che
    guardava a sinistra di De Gasperi, e si assicurava con lettere a
    propria firma che fosse garantita l’immunità alla Decima Mas e al
    principe Junio Valerio Borghese. Un rapporto del febbraio del 1946
    controlla il lavoro diplomatico svolto da due prelati che
    diventeranno pontefici che rispondono al nome di Angelo Roncalli e
    Giovanni Battista Montini…..”.
    I rapporti tra CIA e Vaticano
    Ulteriori conferme sull’effettiva collaborazione dell’intelligence
    USA con i servizi segreti della Santa Sede emergono dal testo
    pubblicato in Italia nel 1996 dalla Marco Tropea Editore
    intitolato “L’eredità messianica – Dai Primi cristiani al Priorato
    di Sion ai giorni nostri i rapporti tra fede e potere” e scritto da
    M. Baigent, R. Leigh e H.Lincoln. Nel capitolo 24 al paragrafo
    intitolato”Mosse della CIA” viene riportato che: “L’OSS, o Office of
    Strategic Services (Ufficio dei Servizi Strategici), venne creato
    sul modello dell’MI6 e del SOE (Special Operations Executive)
    inglesi, e con il loro aiuto. Ne fu il primo direttore il generale
    William (Wild Billy) Donovan….A capo dell’OSS, William Donovan intuì
    subito il potenziale significato del Vaticano per le operazioni di
    controspionaggio. Migliaia di sacerdoti cattolici erano presenti in
    Europa, in ogni paese, ogni città, praticamente ogni villaggio.
    Migliaia di sacerdoti cattolici fungevano anche da cappellani per le
    forze armate di ogni nazione in guerra. Questa rete era già
    impegnata in attività di controspionaggio; trasmetteva grandi
    quantità di informazioni al servizio segreto del Vaticano stesso.
    Uno dei quattro direttori di settore del servizio segreto vaticano
    era monsignor Giovanni Montini, che in seguito sarebbe diventato
    Papa Paolo VI. Quindi Donovan intrecciò stretti legami con il
    Vaticano….Nel periodo successivo alla guerra, gli Stati Uniti si
    affrettarono a sfruttare l’apparato creato da Donovan, soprattutto
    in Italia. Nel 1948, nell’imminenza delle elezioni italiane, la CIA
    appena formata si imbarcò in una complessa operazione clandestina
    per precludere ogni prospettiva di vittoria comunista. Sotto la
    guida di James Angleton, ex direttore dell’OSS a Roma, e in seguito
    direttore del controspionaggio per la CIA, milioni di dollari
    vennero fatti pervenire in segreto alla Democrazia Cristiana, mentre
    ulteriori fondi venivano incanalati in giornali e altri strumenti di
    propaganda…..Come già detto(gli autori ribadiscono un punto
    affrontato un paio di pagine prima), il viaggio di Joseph Retinger
    negli Stati Uniti a nome del Movimento Europeo portò, il 29 marzo
    1949, alla creazione dell’American Committee on a United Europe, o
    ACUE. Ne era presidente William Donovan. Il vicepresidente era l’ex
    direttore dell’OSS in Svizzera Allen Dulles. Segretario era Gorge S.
    Franklin, che era anche direttore del Consiglio per i Rapporti con
    l’Estero e in seguito diventò un coordinatore della Commissione
    Trilaterale. Il direttore esecutivo dell’ACUE era un membro attivo
    della CIA, Thomas Braden, all’epoca capo dell’International
    Organisation Departement della CIA. Sotto la guida di questi uomini,
    l’ACUE decise di sostenere il Movimento Europeo di Joseph
    Retinger…..parzialmente finanziati dalla CIA, Joseph Retinger e
    altri membri del Movimento Europeo strinsero alleanza con il
    principe Bernhard d’Olanda, con il primo ministro italiano e con Sir
    Gubbins, ex direttore del SOE inglese. Assieme all’allora direttore
    della CIA, il generale Walter Bedell Smith, questo gruppo creò
    una “commissione d’esperti” che si riunì per la prima volta nel
    maggio 1954 all’hotel de Bilderberg, nella città olandese di
    Oosterbeek. Ebbero così inizio le Conferenze Bilderberg.” (Il
    famigerato Gruppo Bilderberg è una sorta di organismo segreto di
    facciata del Governo Oombra costituito da eminenze grigie delle
    élite europee e nord-americane. I suoi membri, banchieri, politici,
    universitari, editori, giornalisti e funzionari internazionali degli
    Stati Uniti e dei paesi dell’Europa Occidentale si riuniscono ogni
    anno per discutere l’assetto politico, economico e sociale
    planetario. Ndr.). Sempre nel 1954 ed appena un mese prima della
    nascita del Bilderberg negli USA avvenne un incontro segreto con
    esseri alieni presso la base di Muroc Airfield (oggi Base Aerea di
    Edwards) in California e a cui presenziò il presidente americano
    Eisenhower. Riprendendo quanto è scritto nel volume di Baigent e Co.
    Emerge inoltre che: “Anche il Movimento Europeo di Joseph Retinger,
    sponsorizzato dalla CIA, fu attivo in Italia e consolidò
    ulteriormente i legami tra i servizi segreti americani e il
    Vaticano. Retinger si assicurò il sostegno del dottor Luigi Gedda,
    suo vecchio amico, che era medico personale di Pio XII nonché
    presidente dell’Azione Cattolica, Retinger riuscì a ottenere anche
    il sostegno del futuro papa Paolo VI, e l’azione cattolica diventò
    un altro importante destinatario dei fondi della CIA. I rapporti tra
    CIA e Vaticano divennero più stretti nel 1963, quando papa Giovanni
    XXIII morì e gli succedette Paolo VI, ovvero Giovanni Montini,
    arcivescovo di Milano. Come abbiamo detto, Montini era già in
    rapporto con la CIA e ne aveva ricevuto fondi. Anche durante la
    guerra aveva lavorato con i servizi segreti americani, passando
    informazioni dal Vaticano all’OSS e viceversa…I rapporti tra
    Vaticano e CIA sono proseguiti negli anni. Stando a Gordon Thomas e
    Max Morgan-Witts (Il primo giornalista irlandese, con noti agganci
    coi servizi segreti occidentali, noto per le sue inchieste
    investigative nel mondo dell’intelligence e del terrorismo mentre
    l’altro è un produttore televisivo inglese ndr.), nel novembre 1988
    ci sarebbe stato un incontro privato tra papa Giovanni Paolo II e il
    direttore della CIA a Roma. Questo incontro portò all’accordo in
    base al quale il Papa avrebbe ricevuto ragguagli settimanali dalla
    CIA (v. “The Year of Armacheddon” Gordon Thomas e Max Morgan-Witts).
    A conferma di quanto scritto nel volume di Baigent, Leigh e Lincoln
    il Corriere della Sera del 26 agosto 2003 pubblica
    l’articolo “Montini, una scelta americana per l’Italia XX” del
    giornalista Ennio Caretto in merito ad una ricerca condotta dal
    quotidiano italiano negli archivi di Washington. “Donovan – scrive
    Caretto – ha già un suo uomo al Vaticano, il frate domenicano Felix
    Morlion, fondatore della «Pro Deo», da lui spostato nel ’41 da
    Lisbona, un covo di spie britanniche destinate a divenire illustri,
    dal diplomatico Kim Philby, una «talpa» sovietica, ai romanzieri
    Graham Greene e Ian Fleming (il padre di James Bond). Ma al capo
    dell’Oss preme ottenere la collaborazione del giovane monsignor
    Giovanni Battista Montini, allora segretario di Stato in pectore, il
    futuro Papa Paolo VI. L’ambasciatore americano in Vaticano Myron
    Taylor, l’ex presidente della United Steel, e il vice Harold Tittman
    gli hanno segnalato che Montini non è solo il braccio destro e
    confidente di Pio XII, ma è anche vicino a leader politici italiani
    come Alcide De Gasperi e il suo delfino Giulio Andreotti……E’
    monsignor Montini a offrire all’Oss un «servizio di informazioni
    riservate» della Chiesa tra le due Italie, quella liberata a Sud e
    quella ancora occupata dai tedeschi a Nord..”.
    Considerazioni finali
    Alla luce di quanto finora esposto emerge chiaramente che il SIV
    sarebbe stato preesistente già prima degli anni ’50 addirittura già
    sul finire della Seconda Guerra Mondiale. Ora tutto ciò potrebbe
    porre sotto una luce negativa quanto rivelatomi dal gesuita in seno
    alla creazione del SIV in seguito l’incontro di Muroc avvenuto nel
    Febbraio del 1954 (v. art. Secretum Omega) per cui si potrebbe
    concludere che, anche se non in mala fede, non abbia detto proprio
    tutta la verità, almeno da un punto di vista temporale. A questo
    punto è probabile che sulla stessa falsa riga dell’OSS che in
    seguitò diede vita alla CIA il Vaticano ridisegnò nuovamente il SIV,
    al fine di interagire operativamente, strutturandolo in maniera
    compartimentalizzata alla stessa stregua delle strutture
    d’intelligence sviluppatesi dopo la guerra vedi CIA, Mossad, KGB
    ecc. A questo punto dotandosi di una nuova “veste” risulterebbe in
    un certo qual modo sensato e non necessariamente contraddittorio o
    falso quanto asserito dal gesuita. Del resto ho sempre preventivato
    che alcune delle informazioni ricevute potessero non essere fedeli o
    precise al 100% in quanto, nel caso dei rivelatori una
    caratteristica che si riscontra sempre è che non forniscono mai un
    quadro completo per quanto dettagliato possa essere. Inoltre (e
    questo si riallaccerebbe a quanto appena detto) sarebbe opportuno
    evidenziare quanto a livello d’intelligence stessa negli Stati Unti
    avvenne proprio nel 1954 in seguito agli incontri di Muroc e che
    videro protagonista il famigerato Majestic-12. Quest’ultimo, noto
    anche come MJ-12, venne concepito nel settembre del 1947 dal
    Presidente Truman all’interno di un’operazione “ultra top secret” di
    ricerca e sviluppo dell’Intelligence USA. Nel dicembre 1954 l’MJ-12,
    in seguito ad Ordine Esecutivo Segreto (Order Number 54-12) del
    presidente Eisenhower, fu elevato a Comitato all’interno del
    National Security Council – NSC (Consiglio Nazionale per la
    Sicurezza) assumendo la denominazione di “Gruppo 54/12”.
    Ma la storia non finisce qui….

  • colonelkurtz

    Chi é HS ?