La paura dell’inflazione: da sempre usata per imporre le politiche economiche a vantaggio dell’èlite

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Di Megas Alexandros(alias Fabio Bonciani)

Togliamoci subito ogni dubbio, sono oltre due decadi che non passa giorno, senza che qualcuno ci prospetti la paura dell’inflazione, ma dell’inflazione non ve n’è traccia. Nel folle gioco statistico delle previsioni quotidiane, arriverà il giorno che qualche fortunato “coglione”, si fregerà del Nobel, solo per essere stato colui che l’ha prevista il giorno prima. A parte gli scherzi, basterebbe rendersi conto del fatto, di come da oltre due decadi, tutte le Banche Centrali del mondo occidentale, puntualmente falliscono al ribasso i loro target di inflazione, per capire che stiamo continuando ad avere paura di un qualcosa che, allo stato attuale non esiste e per il quale affinché si manifesti nelle sue forme classiche (ovvero l’inflazione da eccesso di domanda), mancano totalmente i presupposti economici.

Tabella dell’inflazione media dal 2021 al 1997

ANNO Media annua Dettaglio anno
2021 1,1% Dettaglio
2020 -0,2% Dettaglio
2019 0,6% Dettaglio
2018 1,2% Dettaglio
2017 1,2% Dettaglio
2016 -0,1% Dettaglio
2015 0% Dettaglio
2014 0,3% Dettaglio
2013 1,2% Dettaglio
2012 3,1% Dettaglio
2011 2,8% Dettaglio
2010 1,5% Dettaglio
2009 0,8% Dettaglio
2008 3,4% Dettaglio
2007 1,8% Dettaglio
2006 2% Dettaglio
2005 2% Dettaglio
2004 2,2% Dettaglio
2003 2,6% Dettaglio
2002 2,5% Dettaglio
2001 2,8% Dettaglio
2000 2,6%

 

Come potete vedere dalla tabella sopra riportata, dall’inizio del secolo ad oggi, l’inflazione nel nostro paese è stata costantemente sotto il 3% (eccetto due anni il 2008 ed il 2012), addirittura dal 2013 è stata costantemente sotto il 2%, con dati più vicini all’1% per non dire più prossimi allo zero percentuale.

Nonostante questo, nello stesso periodo di tempo abbiamo assistito al martellamento quotidiano del main-stream, nel tentativo di prospettarci la comparsa certa di questo evento catastrofico, qualora fossimo usciti dal sistema-euro e fossimo tornati a stampare la nostra “Liretta”.

La prospettiva di vedere i nostri tanto cari risparmi volatilizzarsi nel vento, ci ha fatto accettare l’attuale tragico status di “deflazione da debiti”, come se fossimo piombati nel desiderato “nirvana” dei buddisti, ovverosia ci siamo ridotti ad uno “standing” trascendentale in cui non percepiamo più sofferenza, desiderio, né senso di noi stessi.

In poche parole la nostra capacità di pensare e riflettere in modo consapevole è stata totalmente anestetizzata per non dire plagiata da questo “training autogeno” a cui, per anni, siamo stati sottoposti nel nostro quotidiano. Un “pensiero unico”, gestito dalla nostra politica ed enfatizzato dai media che ne sono il suo braccio armato.

Con il genere umano immerso per la quasi totalità in questo metaforico “nirvana” del pensiero economico, per coloro che volevano provare a stare svegli e reattivi con la mente, in fatto di verità, non rimanevano che i pochi blog, che si autodefiniscono “patriottici”- parlo di quelli non ancora “appecorati” (che sia per un interesse immediato o per un vantaggio futuro sperato non fa differenza), al “pensiero unico” del main-stream.

Purtroppo devo constatare con estremo dispiacere che, anche in questa ristretta categoria, oggi, si sta smarrendo la strada maestra. Perfino il blog a cui il sottoscritto, ha regalato negli anni con piacere, quasi duecento articoli e messo a disposizione l’impareggiabile mente di Warren Mosler in carne ed ossa, dimostra di non aver assimilato niente dall’enorme sforzo prodotto in tema di spiegazione delle verità economiche che la MMT ci offre ormai da molti anni.

Dal momento che tale blog, durante il discusso dibattito sul tema dell’inflazione, se ne esce ripetutamente, con le sotto riportate affermazioni prive di ogni senso logico e non corrispondenti a quello che è il messaggio economico della MMT, non posso far altro che contestarle:

Le frasi sopra riportate, (1) (2) addirittura offensive ed idiotamente sarcastiche (“i fessi” della MMT – i pasdaran), rappresentano il “must” di colui che scrive ed è a corto di argomentazioni. Basta leggerle per capire come siano prive di ogni fondamento economico ed addirittura offendono la logica e l’onestà intellettuale, appunto, di chi ha lo “stomaco” forte per leggerle. Sono l’ennesima conferma, che nel mondo solo due cose sono infinite: “l’Universo e l’Ignoranza degli uomini, ma sull’Universo ho ancora dei dubbi”.

Allora, cerchiamo di chiarirlo bene una volta per tutte, La MMT non è solamente la “macchinetta stampa soldi”, come i suoi detrattori, in totale malafede, cercano con ogni mezzo di farla apparire. la MMT spiega da oltre 30 anni il funzionamento della “moneta fiat” e dei sistemi monetari moderni. Lo spiega utilizzando scienze esatte come la matematica e la contabilità, oltre alla logica, naturalmente. Quindi, qualora chiunque ne abbia le intenzioni di confutarla con onestà intellettuale, dovrebbe almeno sforzarsi di spiegare i “concetti” che esprime, all’interno di un discorso compiuto, comprensibile e comprovato dalla scienza economica stessa.

Affermare concetti del tipo: “con l’inflazione la MMT è inapplicabile”, equivale a dire: “oggi piove, mi faccio biondo”, ovvero stiamo mettendo insieme due concetti che appaiati, non hanno nessun senso compiuto a livello di logica e di verità economica.

Il “fenomeno” chiamato inflazione, rientra tra quei temi talmente difficili da prevedere che, vi assicuro, la lista di coloro che già ci hanno picchiato la testa, è estremamente lunga e dolorosa. Questo perché, tale fenomeno può manifestarsi in conseguenza delle più svariate cause e nelle più svariate forme; come naturalmente diverse, dovranno essere le misure da intraprendere per fronteggiarlo, in stretta connessione con le cause del suo manifestarsi e dello stato economico del paese che ne è afflitto.

Detto questo, l’inflazione non è la fine del mondo!!!! soprattutto, se hai gli strumenti giusti per affrontarla, ovvero l’essere monopolista della tua moneta, dotarsi di una banca centrale che risponde al governo del paese ed avere le persone competenti nei luoghi preposti all’assunzione della responsabilità delle scelte economiche da intraprendere.

La storia ci dimostra che anche in casi di inflazione alta affrontata con le giuste politiche economiche, questa può diventare perfino una opportunità. A tal proposito, non posso fare a meno di farvi notare, come molti di noi, ancora oggi vivono con quanto acquisito dai nostri nonni nell’Italia dell’inflazione galoppante del dopoguerra. Oppure, non posso non farvi tornare alla memoria, come nell’Italia dell’inflazione e dei tassi sui mutui a due cifre degli anni 70/80′, gli operai in dieci anni si facevano la casa. Mentre nell’Italia dell’euro con inflazione a zero e tassi negativi, abbiamo grossissime difficoltà a ripagare i nostri mutui, addirittura con scadenze trentennali.

Il fenomeno inflattivo, che oggi ci viene paventato e discusso in maniera confusa, da una parte del main-stream e da certi blog, non è la classica inflazione da eccesso di domanda, che può (ed uso il condizionale), verificarsi in pieno boom-economico, in uno Stato dove il tasso di disoccupazione è zero e le risorse reali in “full use”. Del resto, come potrebbe esserlo, vista la stagnazione economica, ormai prossima alla depressione che il nostro paese vive ormai da oltre due decadi!!!

Per informazione didattica, tale fenomeno inflattivo, nel mondo della scienza economica ha un nome ben preciso, si chiama: STAGFLAZIONE – La Stagflazione è una situazione di ristagno dell’attività produttiva che si accompagna a una contemporanea crescita del tasso d’inflazione e dei prezzi ed ad una elevata disoccupazione. E’ un fenomeno che, in questi anni caratterizzati da una crescita dei prezzi sotto i target, non è stato molto discusso in Europa.

Si tratta di uno scenario straordinario in quanto, di norma, la recessione è accompagnata da un raffreddamento dei prezzi; e viceversa. La popolarità del termine risale agli anni Settanta, quando una serie di circostanze favorirono la comparsa di questo fenomeno.

Si trattava di un concetto nuovo, in quanto nell’architettura della teoria economia keynesiana, allora dominante, l’inflazione e la stagnazione economica non potevano andare di pari passo. Un altro concetto assai popolare, la curva di Phillips, traccia una relazione inversa fra inflazione e disoccupazione: se quest’ultima tende a scendere, allora il livello dei prezzi dovrebbe aumentare.

La stagflazione, al contrario, pone il governo contemporaneamente di fronte a due risultati indesiderati: inflazione e recessione. Se questo scenario si presenta, le difficoltà sono evidenti. Infatti, le classiche politiche, prescritte dal main-stream e che noi MMTers sappiamo errate, ovvero, quelle che tendono a raffreddare l’inflazione, siano esse monetarie (rialzi dei tassi), o fiscali (austerità), producono risultati negativi per la crescita economica a breve termine. Nel mentre, le tanto auspicate (dalla MMT) politiche di rinvigorimento dell’economia, sempre in base alle idee degli economisti main-stream al contrario, solleciterebbero (secondo loro) le stesse leve in senso opposto, acuendo l’inflazione.

Proprio negli anni Settanta (1973-1975) lo choc esterno dei prezzi petroliferi fu fra fattori scatenanti della stagflazione. L’aumento dei costi si trasmise su un’ampia gamma di beni e fu accompagnato da una stagnazione economica quanto mai difficile da affrontare. A questo scenario, fortunatamente, i governi italiani di allora accompagnarono politiche fiscali di spesa e normative finalizzate alle indicizzazioni salariali, creando il meccanismo della “scala mobile”, nato, appunto per proteggere il potere d’acquisto dei lavoratori a fronte della comparsa del fenomeno inflazionistico. Fu una inflazione, per così dire, importata dall’estero, che innescò con forza la spirale fra prezzi e salari.

Come vedete in base ai cenni storici sopra riportati, uscimmo dalla stagflazione per mezzo dello strumento della “scala mobile”, ovvero aumentare i salari in base all’aumento dei prezzi dei prodotti. Per fare ciò fondamentale fu la spesa a deficit del governo a sostegno dell’occupazione, in pratica quello che sostiene la MMT. In poche parole, quello che dobbiamo assolutamente evitare è il protrarsi di politiche di austerity durante una fase di stagflazione, altrimenti non faremo altro che aggravare la situazione.

Anzi, per dirla tutta, anche supponendo, in base all’attuale “status recessivo” della nostra economia, una ricomparsa della stagflazione, le colpe sarebbero giust’appunto da attribuire alle politiche di austerity e deflazione salariale, che da tempo memorabile vengono imposte al nostro paese. Ovverosia, al fatto di non aver seguito preventivamente, quelli che sono i dettami della MMT e che ci avrebbero sicuramente preservato dal dramma odierno.

Quindi, altro che dire la MMT è inapplicabile di fronte all’inflazione, siamo all’inversione degli addendi – applicare i dettami della MMT, come vedete risulta ancora più necessario qualora si presentasse la stagflazione. Proprio perché, se ancora non è stato ben compreso, il manifestarsi del fenomeno inflattivo in presenza di stagnazione economica e disoccupazione, se non affrontato nei modi corretti, porterebbe con estrema certezza, al disastro sociale dove il film della gente che lotta e muore nelle strade per accaparrarsi i beni primari, diventerebbe la cruda realtà.

E quindi, in tale drammatica situazione, è ancora più impellente e necessario l’intervento dei governi a sostegno dell’occupazione e dei redditi, tramite una spesa pubblica adeguata e di livello, naturalmente supportata dalla banca centrale.

Continuando con i cenni storici recenti, anche all’indomani della crisi del 2008 si temette che le massicce iniezioni di liquidità da parte delle banche centrali avrebbero potuto innescare, ancora una volta, la stagflazione. Tali paure, però, si rivelarono infondate. Nel caso europeo, forse il più emblematico, l’inflazione non è mai comparsa, proprio perché massicce politiche monetarie non furono mai accompagnate da altrettante e necessarie politiche fiscali.

La MMT e la storia recente ci insegnano che le Banche Centrali  possono stampare montagne di soldi da ricoprire l’universo, ma da sole senza l’attività dei governi, sono praticamente impossibilitate a creare inflazione.

Gli aumenti dei prezzi che vediamo sulle materie prime, per lo più temporanei, possono derivare da vari fattori, quali i “colli di bottiglia” createsi in conseguenza del blocco dei sistemi produttivi durante i recenti lockdown oppure a fenomeni strettamente collegati a speculazioni finanziarie. Del resto che i prezzi in borsa siano in salita da anni non è certo una novità, vista l’enorme massa di denaro messa a disposizione a questo mondo d’élite dalle Banche centrali, come non è una novità che il disoccupato, il cassaintegrato o chi lavora a 4 euro l’ora, non si nutra certamente con i derivati od i futures sui BTP.

Per fare un esempio di aumento dei prezzi localizzato, possiamo tranquillamente evidenziare come nell’ultimo anno siano volati i listini dei prodotti legati al mondo dell’edilizia. A questo fenomeno, quasi certamente, ha contribuito la misura di politica fiscale del bonus 110%. I cittadini si sono trovati a ristrutturare le loro abitazioni con soldi dello Stato, quindi non essendo interessati a quanto spendevano hanno lasciato le imprese edili ed i loro fornitori, liberi di alzare i prezzi a piacimento.

Del resto, possiamo aumentare i prezzi all’infinito ma senza una domanda adeguata, il tutto si scarica sul calo dei fatturati. Quindi, ulteriori fallimenti ed altra disoccupazione – a meno che certi fenomeni da blog, non vogliano mettere in dubbio anche la “partita doppia” in contabilità; o magari chissà, tramite i loro canali da cui reperiscono le loro informazioni esclusive, forse sono già a conoscenza di contratti firmati per miliardi di euro di forniture pronti da spedire sul pianeta Marte.

Ricordo a tutti, ed in particolare ai seguaci del “mago Otelma”, che il mondo è un sistema economico chiuso e che all’interno del settore privato i soldi si trasferiscono solamente e non si moltiplicano, quand’unque non vi sia uno Stato monopolista che immetta moneta nuova al netto.

Detto che l’inflazione non è la fine del mondo, anzi sarebbe “manna dal cielo” qualora contribuisse al miracolo di fare a pezzi l’Euro e la sua architettura, e compreso, che i dettami della MMT sono essenziali per regolarla e gestirla (non a caso, la MMT indica chiaramente quali sono gli obbiettivi da tenere presente per ogni tipo di spesa pubblica, ovverosia la piena occupazione e l’impatto inflattivo della spesa stessa). Dico, detto questo, non vorrei che il risveglio di certa gente fosse più brusco del previsto. Vuoi per scaramanzia, vuoi perché allo stato attuale non esiste luce in fondo al tunnel della nostra politica, vorrei far presente a coloro che hanno esultato come alla vittoria dell’europeo, di fronte alla decisione della Fed di alzare di 5 punti base il tasso dei Reverse Repos: tale innalzamento è cosi minuscolo che non ha spostato l’ago della bilancia, tant’è vero che l’obbiettivo di tasso sulle riserve che la FED persegue con i Reverse Repos, è rimasto più o meno lo stesso.

Come certamente, ad oggi non può considerarsi in caduta libera la quotazione dell’euro rispetto al dollaro. A tal proposito si veda il grafico qua sotto (vedi il grafico). (1)

(1) cambio euro dollaro – Bing

Tanto per spiegare, i Reverse Repos sono uno degli strumenti di politica monetaria che le banche centrali usano per perseguire il loro obbiettivo di tasso. E’ un contratto di riacquisto inverso – “reverse repo” – è un acquisto di titoli con l’accordo di venderli a un prezzo più elevato in una data futura specifica. Come già detto servono alle banche centrali per mantenere il tasso sulle riserve.

Questa operazione, niente aggiunge all’economia reale e lo si può tranquillamente vedere nella tabella che riporto qua sotto.

La Fed immette ogni mese liquidità per 120 miliardi e contemporaneamente la drena, la ritoglie tanto per intenderci! tutto questo, ripeto, solo per mantenere il target del tasso sulle riserve.

Ma vediamo alcuni esempi di come l’inflazione prospettata sia subito rientrata, tanto da rendere estremamente chiaro che i prezzi salivano solo grazie alla speculazione, ovvero un manipolo di psicopatici che non sapevano dove mettere il denaro che i banchieri centrali regalavano loro, visto che nell’economia reale in pochi chiedevano prestiti.

Petrolio e legno sono solo due esempi ma potremmo farne tanti altri. La carenza di materie prime e soprattutto di chip è solo speculazione commerciale, non esiste alcun motivo dopo oltre un anno dallo scoppio della pandemia da giustificare la situazione attuale, tranne la speculazione che vuole prezzi più alti ma che non riesce a vendere.

Continuiamo nel nostro “nirvana” da deflazione da debiti credendo ancora che il problema del perdurare di questa infinita crisi economica siano i debiti pubblici, mentre in realtà lo sono quelli privati. Tra la rateizzazione per pagare la luce accordata al disoccupato fino ad arrivare ai mutui che hanno superato di gran lunga il valore delle case, vi è ricompresa tutta la vasta gamma di non-performing loan che giacciono nella pancia del sistema bancario (quelli che ancora non sono stati cartolarizzati, naturalmente). A questi oggi, vanno aggiunti anche tutti i prestiti Covid concessi con la garanzia dello Stato, con i quali in pratica, nella follia più totale del “sistema-debito” attuale, si è inteso, addirittura finanziare i fatturati mancanti.

Si continua a preoccuparci ed a curare il “giradito” ad un malato terminale di cancro, con l’eterno farmaco del debito che sappiamo causa della metastasi. Tutto questo perché, per paura dell’inflazione (ma solo per chi ci credi a questa scusa), ci è proibito di stampare tutta la moneta necessaria per permettere ai governi di fare la propedeutica politica fiscale essenziale a far riprendere consumi ed occupazione.

Ma la cosa che più fa irritare coloro che hanno realmente la capacità di comprendere, è toccare con mano che, chi ci comanda ad alti livelli, sa quello che sta facendo ed è pienamente cosciente delle finalità diaboliche delle sue scelte. Basti pensare a come sono intervenuti immediatamente all’indomani dello scoppio della pandemia, affinché il fenomeno inflattivo peggiore ovvero la stagflazione, non diventasse realtà.

Guardando bene e dotati di “intellighenzia economica”, risulta estremamente chiaro che, se i poteri globalisti non fossero corsi ai ripari stampando soldi a “go-go” per i vari programmi di politica monetaria messi in atto dalle Banche centrali e per far fare ai governi tutto il deficit necessario a tenere sotto la soglia di implosione lo stato sociale del popolo scosso dalla pandemia – beh, molto probabilmente il peggior scenario inflattivo sarebbe già fuori controllo, come fisiologicamente lo sarebbero anche le relative insurrezioni delle masse nelle piazze.

Certo tale scenario catastrofico, oltre alle morti umane avrebbe anche decretato la morte della loro arma di sottomissione, vale a dire la moneta Euro. Non se lo sarebbero potuti permettere!!! mica pensavate che erano preoccupati per VOI!!!

In conclusione, ricordiamoci che, se vogliamo cambiare veramente il nostro paese per un futuro migliore e per i nostri figli, il primo passo da fare è lottare contro le falsità e contro chi le caldeggia – e non fa differenza se chi le caldeggia lo fa per convenienza o per incompetenza, una falsità, rimane sempre una falsità.

Di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

NOTE

(1) L’inflazione, la grande livella: negata dalla cuspide per convenienza, confermarla significherebbe che le banche centrali sono inermi. Ed i politici colpevoli. Anche la MMT è inapplicabile. Peccato non la si possa nascondere: la rivolta sociale è inevitabile… – MITTDOLCINO.COM

(2) Analisi ragionata sulla brillante teoria Luongo sui Repo rates e dollaro forte (mittdolcino.com)

Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

 

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