La Moralità della Scienza: in cosa dobbiamo credere?

La Moralità della Scienza: in cosa dobbiamo credere?

di Ugo Bardi

theunconditionalblog.com

Dopo una carriera decennale nella scienza, non avrei mai pensato di dovermi domandare certe cose che non mi ero mai domandato. Avevo sempre pensato che la conoscenza fosse “neutrale” — i dati provano qualcosa? Allora quella cosa è vera.

In realtà, la faccenda è molto più complessa di così. Nessuno di noi ha in mano “i dati” — tutto quello che abbiamo sono resoconti di persone che li hanno ottenuti, o li hanno avuti da qualcuno che li ha ottenuti, oppure da qualcuno che conosce qualcuno che conosce qualcuno che li ha ottenuti, eccetera. Si pone il problema: a chi credere? E su che basi? Qui, mi sono imbattuto in un articolo di Don Stefano Carusi (vedi più sotto), che parla di “Moralità nella Scienza”. Suona strano, lo so. Parlare di “moralità” è passato di moda. Suona come una roba ottocentesca di gente impaludata. Un imbroglio per fregarti.
Sì, ma su tutto si può essere fregati, su tutto si può equivocare, tutto si può capire al contrario. Ma, alla fine dei conti, la moralità si identifica con l’onestà. Ti fidi di qualcuno perché sai che non ti ha fregato nel passato e ti puoi aspettare che non ti freghi nel futuro. Chiamalo come vuoi, ma nella vita ci si basa molto su quello.
Una disputatio medioevale non avrebbe mai accettato come partecipanti certi virologi televisivi che vanno per la maggiore oggi e che candidamente confessano di essere pagati dalle industrie farmaceutiche. La disputatio seguiva certe regole, e i disputanti dovevano essere persone non soltanto competenti, ma di riconosciuto valore morale. I maestri di teologia del Medioevo avrebbero visto con orrore i nostri dibattiti televisivi urlati e beceri.

Cose che agli scienziati sembrano ridicole. Ma lo sono veramente? I nostri antenati non erano dei fessi e avevano sviluppato metodi epistemologici che per molti versi erano assai più evoluti dell’ingenua “fede nella scienza” che ci viene propinata giornalmente in TV. E i paladini della scienza in TV sono spesso persone per le quali si può ragionevolmente sospettare che abbiano interessi economici o di carriera per raccontarci una certa cosa invece di un altra.

Dice Carusi.

“Si tratta quindi spesso, anche in ambito “scientifico”, di opinione del tale o tal'altro studioso, che – se è onesto – deve ammettere di aver fatto lui stesso per primo una scelta volontaria in favore di un’opinione, foss’anche la più probabile; opinione dello studioso che poi viene proposta a colui che, non avendo studiato direttamente l’ipotesi, potrà a sua volta (non essendo un dogma di fede infusa necessario all’eterna salvezza) scegliere se credere o meno, in base a criteri che riposano sulla competenza dello scopritore, sull’onestà intellettuale mostrata durante la sua vita ed anche sul suo disinteresse economico, sulla sua immunità da logiche di carriera, di prestigio o di ricatto, fattori tutti che ne accrescono la credibilità.”

Su questa faccenda, pensateci sopra un attimo. Noterete che è l’esatto opposto di quello che ci hanno raccontato negli ultimi tempi e che continuano a raccontarci. Per intenderci, l’opposto della tesi tipica di un Roberto Burioni che ha affermato più di una volta un concetto che posso riassumere con “io ho un dottorato e tu no, dunque ho ragione io.” Purtroppo, però, il dottorato ci da qualche informazione sulla competenza di chi sostiene una certa tesi ma non sulla sua affidabilità.
Qui di seguito, il testo di Carusi. Da un punto di vista puramente scientifico, è ingenuo e molto criticabile. Ma quello che deve dire sulla faccenda di “credere nella scienza” lo dice, e molto chiaramente. Perché non aver tenuto conto della moralità di chi propone una certa tesi è alla base di tutto il disastro in cui ci siamo trovati immersi e ci troviamo ancora.

Prof. Ugo Bardi

ugobardi.blogspot.com

[caption id="attachment_127086" align="aligncenter" width="750"] Le disputationes medievali erano un metodo epistemologico ben superiore a quello dei moderni dibattiti televisivi urlati.[/caption]

« Credo nella Scienza » …o nel consenso emotivo?

di Don Stefano Carusi

« Io credo nella scienza », « bisogna credere nella scienza », ecco la frasi che risuonano oggi ad ogni piè sospinto per richiedere o giustificare il proprio aprioristico assenso ad un insieme di dati “scientifici”, compresi quelli che talvolta non possono essere conosciuti se non da pochissimi esperti e forse con certezza nemmeno da loro. Di fatto oggi si assiste, su uno sfondo di interessi stratosferici, alla fusione di una supposta “Fede nella Scienza” con l’emotività sapientemente condotta dalle briglie dei Media, cui si tributa a sua volta un cieco assenso. Ed è proprio quello stesso consenso mediatico, che non risparmia il ricorso all’irrazionalità isterica, ad invocare incessantemente la copertura della “scienza” in cui « si deve credere ». Gli stessi che sofisticamente ci avevano insegnato fino a poco tempo fa che la “Scienza” (quella con la maiuscola) esclude ogni credo, men che meno in Dio, ci dicono oggi che bisogna « credere nella scienza » ed alcuni ecclesiastici sono persino giunti, nell’asservimento imperante ai poteri mondani, a dire che è grave peccato non obbedire alle tesi correnti “della scienza”.

Come è possibile che lo scientismo di matrice razionalista si stia sposando così bene con l’emotività d’ispirazione immanentista e quindi assai poco “razionale”? La ragione profonda di questo matrimonio sta nella morte della filosofia del reale, quella del buon senso su cui si fonda la metafisica classica e nello scientismo che, in fondo fin dalla sua nascita, ha bisogno per sopravvivere dell’immanentismo, ovvero di una fervida attività dell’io, creatore di realtà, che si sostituisce alla metafisica reinventando il reale, magari ricorrendo alla matematica laddove la matematica non ha molto da dire. E’ così che i connotati dello scientismo diventano quelli di una vera e propria religione, religione rivelata in più, non certo da Dio, ma dagli organi che “rivelano” il pensiero corretto, esigendo l’assenso e creando il consenso. Questo processo, che a rigor di logica è antiscientifico, merita un lungo approfondimento, in quest’articolo concentriamo per il momento l’attenzione sull’asserzione ormai quasi dogmatica « io credo nella scienza » e sui suoi risvolti morali.

« Io credo

Prima di tutto « io credo ». Cosa significa “credere”? Restando a livello naturale e senza voler entrare nel discorso sulla fede infusa che non è il nostro oggetto, si può affermare che “credere” vuol dire sottomettere l’intelligenza ad un oggetto non evidente in sé oppure evidente in sé, ma non a colui che crede.

Per fare qualche esempio possiamo pensare alla nostra data di nascita, mia madre ha evidenza che essa sia avvenuta il 3 gennaio, io no. Credo alla sua parola perché ella sa con certezza e non mi inganna. Questa certezza viene detta “evidentia in attestante”. Ovvero mi fido di colui che attesta, il quale ha conoscenza diretta ed evidenza di quanto afferma. In ambito scientifico questo tipo di assenso è quello che viene da chi crede ad uno scienziato che ha fatto un esperimento il quale con certezza assoluta ha dato un risultato, risultato evidente e certo per lo scienziato, ma non per l’allievo che gli “crede”, perché “ha fede in lui”, in questo caso prudentemente. Diverso è il caso in cui non ci sia nessuna prova certa nemmeno da parte dello scienziato che studia, in tal caso la certezza diminuisce, perché manca l’ “evidentia in attestante”. E’ il caso, ad esempio, di cosa ci sia al centro della terra, un dato che non è evidente a nessuno e non lo sarà per qualche tempo. Se affermo che c’è un nucleo incandescente lo faccio per fede, fede naturale in un’ipotesi scientifica che, presente in tutti i libri di scuola, è diventata “consenso”, forse anche credibile, ma che resta ipotesi per lo studioso che se l’è inventata e che ci crede non per “scienza” in senso stretto, come vedremo. Affermazione che rimane ipotesi per lo scienziato e per l’allievo che ha deciso di credergli. In questo caso, rispetto al caso precedente, gli atti di fede sono almeno due, il primo è quello dello scienziato alla propria teoria - sia essa fondata - il secondo è quello dell’allievo che a sua volta crede allo scienziato. Se poi c’è una catena d’intermediari gli atti di fede si moltiplicano. Se poi tutta una “comunità scientifica” ha deciso di credere all’ipotesi non dimostrata da nessuno, ci sono tanti atti di fede almeno quanti sono gli scienziati “credenti” al nucleo incandescente che nessuno ha mai visto, né perforato con esperimenti di carotaggio, ma solo ipotizzato in ragione di alcuni “effetti”. Qui per completezza va ricordato anche un fenomeno che di scientifico ha ben poco, infatti la pretesa dello scientismo di dare risposte a tutto soffre di dover tacere su questioni fondamentali, quindi davanti ad alcuni misteri della natura non ancora chiariti preferisce aver fede in un’ipotesi e se necessario uniformare il consenso di fede. Un po’ come ammisero tempo fa alcuni scienziati: « Dobbiamo credere al darwinismo - anche se le prove sono scarse - perché altrimenti non resta che il creazionismo », ma siccome la Creazione è un’ “eresia” condannata dal loro dogma, non ci si può nemmeno riflettere…

Semplificando potremmo dire che quando non ho evidenza di un’ipotesi di studio, non ho visto, conosciuto, studiato e dimostrato personalmente la tal cosa, quando non ho quindi un accesso diretto alla veridicità del tal enunciato, posso scegliere di “crederci”. La cosa per me non è evidente, la mia intelligenza tuttavia, il più delle volte in ragione dell’autorevolezza e della veridicità conclamata di chi mi propone a credere la tal cosa, per un intervento della mia volontà, si sottomette e dice - senza averne evidenza o senza averlo dimostrato - « credo », « ti credo », « ci credo ». Si badi bene il credere di fede naturale, riponendo fede in quel tale teste che mi comunica una cosa a me non evidente è un processo non solo legittimo, ma necessario alla vita quotidiana e lodevole, se prudente, così come sarebbe assurdo verificare ogni volta con analisi chimiche ciò che compro dal panettiere: mi fido di lui che è degno di fiducia sia perché sa quel che ha messo nel pane, sia perché ha sempre agito bene e senza inganni. L’affidabilità del teste evidentemente è premessa fondamentale del credere in ogni ambito, compreso quello “scientifico”.

nella scienza »

Cosa si intende per “scienza” ? Per Aristotele, che parte dalla cosiddetta “filosofia del senso comune” (cfr. “Per il rilancio della filosofia perenne” [1]), la scienza è la conoscenza certa per mezzo della causa necessaria. Scienza significa conoscere le cause proprie delle cose. In un giudizio di scienza quindi propriamente detta non « si crede ». Non si crede perché o si ha percezione immediata ed evidente della verità o si ha una dimostrazione razionale che esclude ogni dubbio. Conosco attraverso le cause necessarie, so che quella cosa necessariamente è causa della tal cosa e non di un’altra. In questo caso si parla di scienza propriamente detta, non di fede. So, non credo. Pur non escludendo diversi livelli nel rigore della dimostrazione a seconda dei diversi campi, nell’aristotelismo il procedimento propriamente scientifico si ha quando da una cosa nota giungo alla conoscenza di una cosa che prima non mi era nota e conosco il rapporto di causa-effetto necessario fra le due cose.

Per la visione di alcuni moderni, ma sarebbe meglio dire per il positivismo scientista ottocentesco, ampiamente superato, ma duro a morire nella sua retorica, la scienza è solo la descrizione di fenomeni attraverso il cosiddetto “metodo scientifico”. Ovvero, volendo raggiungere l’oggettività delle affermazioni, una volta osservato un fenomeno si cerca di creare un modello matematico che descriva il funzionamento del fenomeno in certe condizioni, si passa poi a verificare il suddetto modello con degli esperimenti per verificarne la validità. E’ evidente che tale “conoscenza scientifica” non è oggetto di fede. Non ci credo, la dimostro. Nessuno contesta che sia vera, si contesta solo che visti i “limiti matematici” che si impone, sottovaluta troppo le capacità astrattive dell’intelligenza umana davanti ad altri tipi di conoscenza e, essendo “scienza da laboratorio”, ci si passi l’espressione, vale solo quando determinate precisissime condizioni possono essere riprodotte.

Vero è tuttavia che non tutte le scienze, pur restando vere scienze secondo la loro graduazione e in rapporto all’oggetto e metodo proprio, sono riconducibili sic et simpliciter all’evidenza della verità o alla dimostrazione razionale necessaria, come direbbe Aristotele, o al metodo scientifico sperimentale con la sua reversibilità di verifica, riproduzione in laboratorio, linearità e chiarezza del ricorso alla matematica, come direbbe lo scientista. Non solo la stessa fisica sperimentale moderna ci ricorda oggi che non possiamo conoscere direttamente molti fenomeni, ma solo descriverne approssimativamente gli effetti (si pensi alla descrizione del comportamento dell’elettrone), ma vi sono scienze come la medicina e la biologia sperimentali, per esempio, le quali non possono maneggiarsi solo con criteri di necessarietà delle conclusioni. Esse infatti non sono in grado di risalire alle “cause” di tutti gli “effetti” e spesso possono solo ipotizzare, senza poter “riprodurre il fenomeno” anche perché esso presenta spesso troppe “varianti”. Vi sono più spiegazioni plausibili, quindi quando ci si trova nella necessità di scegliere o di costruire un sistema di studio, può anche legittimamente intervenire nel processo di studio l’affermazione « io credo ». Può intervenire proprio perché non vi è scienza assoluta nel senso sopra descritto, ed è necessario anche ipotizzare in casi specifici l’assenso dell’ « io credo ». Ciò non è affatto raro in questo tipo di studi, poiché per poter procedere può anche essere necessario supporre una verità. Si tratta in tal caso di « un atteggiamento attivo della mente che formula a se stessa l’adesione data ad un enunciato, ove manchi l’uno o l’altro degli elementi richiesti perché si abbia sapere scientifico », ovverosia manca proprio « la certezza perfetta, che esclude il rischio d’errore » e manca « l’evidenza, capace d’imporsi a tutte le menti ».

Quindi ripetiamo quel che avviene: « la mente formula a se stessa l’adesione a tale enunciato », in altre parole “ci crede”, il processo quindi è interno a noi, non è un’inappellabile costatazione di fatti certi totalmente esterni all’io. Quindi tanto più è necessario sostenere che « si crede alla scienza » per difendere la data opinione, tanto più stiamo affermando che la tesi non gode affatto della certezza scientifica propriamente detta, ovvero quella della conoscenza attraverso le cause necessarie se si è aristotelici o della verifica col metodo scientifico se ci si vuole limitare al vecchio modello positivista. In ambo i casi dover dire « credo nella scienza » significa affermare che manca la certezza che si ha in altri campi della scienza.

L’assenso che si dà quindi in tal caso « esprime una scelta tra l’affermazione e la negazione possibili, o fra più enunciati possibili ». Diventa quindi forzatamente la scelta volontaria di un’opinione. Sottolineiamo che volontaria non significa arbitraria, ma che la sola intelligenza in questa caso non sta semplicemente constatando una verità evidente, ma deve intervenire la volontà, che, valutato un insieme di fattori, fa la sua libera scelta in un senso. E questo perché siamo nel campo della credenza-opinione, la quale « comporta per se stessa il rischio d’errore, in quanto insufficientemente fondata dal punto di vista sperimentale o razionale, e tale rischio è necessariamente riconosciuto da chi opina ». Bisogna quindi riconoscerlo, non mentire alla propria intelligenza e ammettere la natura non evidente dell’affermazione.

Moralità del “credere” ai dati scientifici

Si tratta quindi spesso, anche in ambito “scientifico”, di opinione del tale o tal’altro studioso, che - se è onesto - deve ammettere di aver fatto lui stesso per primo una scelta volontaria in favore di un’opinione, foss’anche la più probabile; opinione dello studioso che poi viene proposta a colui che, non avendo studiato direttamente l’ipotesi, potrà a sua volta (non essendo un dogma di fede infusa necessario all’eterna salvezza) scegliere se credere o meno, in base a criteri che riposano sulla competenza dello scopritore, sull’onestà intellettuale mostrata durante la sua vita ed anche sul suo disinteresse economico, sulla sua immunità da logiche di carriera, di prestigio o di ricatto, fattori tutti che ne accrescono la credibilità.

E ciò perché l’attendibilità del teste in questa materia è capitale. Quindi, non essendoci nessuna evidenza, per colui che, come Aristotele, sta con i piedi per terra e vuole fare una scelta moralmente buona è anche necessario - ed è veramente “scientifico” - chiedersi: il teste è interessato? Mi ha mostrato integralmente gli studi che lo hanno condotto a tali conclusioni? Se dovesse sostenere la tesi opposta verrebbe cacciato dall’università o dal suo lavoro? Sta proponendo come “certo” ciò che è in ancora “incerto”, quindi è intellettualmente disonesto? E’ possibile che alcuni scienziati, anche se numerosi, possano essere condizionabili, specie se sono in ballo interessi considerevoli, o succubi del potere? Ci sono mai state repressioni che possono aver condizionato la libertà dello scienziato? Il cosiddetto consenso della “comunità scientifica”, specie se lo studio è in fase embrionale, è reale a seguito di studi ineccepibili o è anche frutto di chi controlla il “consenso emotivo delle masse”?

Queste domande certo non possono entrare in un “modello matematico” o in un “indice di positività”, ma sono veramente scientifiche poiché la mia conoscenza attraverso le cause, se deve “credere” a un dato scientifico, deve anche interrogarsi sulla credibilità e quindi il disinteresse del teste. Solo in tal modo il mio atto di credere sarà prudente. Quanto detto - per chi è rimasto ancorato alla filosofia realista e non sogna un sapere scientifico che ha risposte a tutto e subito in forma d’algoritmo - è ancor più vero nei primi anni successivi ad una scoperta. Particolarmente nelle sperimentazioni in campo medico, ricordando che la nostra conoscenza del funzionamento del corpo umano ha dei limiti, non parliamo poi del sistema immunitario. Alcune scoperte acquistano se non scientificità assoluta, almeno maggiore credibilità quando sono state vagliate dal tempo. La mia “fede” non nella scienza - che non vuol dire niente - ma in quella specifica cura medica ormai assodata perché ha dato buoni frutti sul lungo termine, è diventata col tempo anche “fede ragionevole”. O anche “talmente ragionevole” che sarebbe addirittura imprudente non credervi in ragione delle tante conferme pervenute negli anni. Ma è vero anche il contrario : dal punto di vista morale potrebbe essere gravemente imprudente, e potrebbe anche essere peccato grave di credulità - se c’è piena avvertenza - dare il proprio assenso imprudentemente, ovvero senza le necessarie verifiche. Specie se abbiamo ruoli di scienziati, medici o governanti, con gravi responsabilità su chi ci ascolta o ci obbedisce.

Concludendo, posso credere a questo o a quello scienziato per ragioni fondate e non emotive o di comodo, ma affermare « credo nella Scienza » non vuol dire nulla. Non esiste un credo nella Scienza, esiste una possibilità di attribuire minore o maggiore credibilità a uno studioso o ad un altro in merito ad una specifica affermazione. Il resto è solo quell’emotività irrazionale intimamente connessa al suddetto scientismo positivista ottocentesco, che, avendo rinnegato la metafisica classica, quando manca di certezze cerca di imporle “a suon di maggioranze” reali o fittizie.

Don Stefano Carusi

NOTE:

[1] http://disputationes-theologicae.blogspot.com/2012/11/per-il-rilancio-della-filosofia-perenne.html

LINK FONTE:

https://www.theunconditionalblog.com/la-moralita-della-scienza-in-cosa-dobbiamo-credere/

30.01.2022

Commenti (39)

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    1. cedric 4 febbraio 2022

      Se serve addirittura un prete (!) per esprimere questo elementarissimo concetto siamo davvero messi male

      affermare « credo nella Scienza » non vuol dire nulla. Non esiste un credo nella Scienza, esiste una possibilità di attribuire minore o maggiore credibilità a uno studioso o ad un altro in merito ad una specifica affermazione.

      Il prete Stefano Carusi chiama a sostegno addirittura il prete Antonio Livi, decano emerito di Filosofia alla Pontificia Università Lateranense.

      E' dai tempi di Galileo che nessuno con un minimo di cultura si è mai sognato di credere nella scienza. Tra l'altro il termine credere ed il termine scienza sono reciprocamente escluvisi. La scienza non ha come compito quello di dare risposte, ma solo quello di porsi domande e di cercare di trovare spiegazioni ragionevoli ai fenomeni che si osservano. E se le osservazioni migliorano allora si cambiano le spiegazioni per adattarle ai nuovi dati.

      In sintesi l'articolo è totalmente superfluo: se qualcuno cerca risposte o peggio cerca qualcosa in cui credere allora è meglio che si faccia una pipa di oppio, perchè la scienza non darà mai risposte certe.

    1. absitiniuriaverbis 4 febbraio 2022

      Si possono e si devono contestare alcune affermazioni sia dello 'scienziato' che dell' 'uomo di fede' come appare dai commenti.
      Le idee, le opinioni meritano sempre (o quasi sempre) una discussione.

      Tuttavia resta il 'a chi mi appoggio quando debbo scegliere o decidere e non ho competenza né esperienza in materia?'
      Io non conosco tuttologhi e non lo sono, quindi la domanda rimane.
      È la risposta che ancora non mi convince: fidarsi di. Non la trovo applicabile necessariamente in tutti i casi.
      E la possibilità di essere abbindolati dal venditore di turno è sempre in agguato.
      Si dà fiducia ad un personaggio che si presenta bene o ad un clown?
      Resto ancora sul 'chi vive' e perplesso.

    2. emilyever 4 febbraio 2022

      Credo che la miglior risposta a questo articolo l'abbia data l'ultimo video del prof Raoult, appunto chiamato "Vaccino, fede e realtà", ma è già qualche settimana che insiste nel dire che per questa vicenda dei vaccini siamo entrati nel campo della religione, e non più della scienza, e che non si dovrebbe mai dimenticare l'epistemologia. Ebbene, come base del suo ragionamento e del suo operare prende l'assunto di Karl Popper: " Se voi non potete trovare degli elementi che dimostrino che la vostra teoria scientifica è falsa, significa che questa non era una teoria scientifica, ma una religione.". E quindi, quando non si è pronti individualmente, a mettere in discussione le proprie teorie, ne discendono comportamenti "religiosi" e molto preoccupanti, e porta l'esempio di celebri esperimenti psicologici, fra cui il più noto per me è quello di Milgram, in cui il 65% di coloro che vi si erano sottoposti furono disposti, per la fiducia che avevano nello psicologo che li guidava, con il camice bianco, ad arrivare a dare scosse elettriche molto forti (non sapendo che fosse una simulazione) all'altro gruppo di persone.
      Per il vaccino, quindi, si è disconnessi dalla realtà, che ci mostra come dal punto di vista epidemiologico non funzionino dopo 10 miliardi di dosi, e invece i toni diventano più aggressivi, giungendo a dire di non curare chi non si è fatto inoculare. Non si può entrare in una società totalitaria a causa di una teoria che non ha più ragione d'essere, perchè lui può constatare ogni giorno che i vaccinati si infettano quanto i non vaccinati, anzi, a volte di più
      Il link è in francese
      https://www.youtube.com/watch?v=eiwiH40AAjE&ab_channel=IHUM%C3%A9diterran%C3%A9e-Infection

    1. sarah 4 febbraio 2022

      " Dopo una carriera decennale nella scienza, non avrei mai pensato di dovermi domandare certe cose che non mi ero mai domandato". Peccato, che non se le sia mai domandate. Strano, che non se le sia mai domandate. Ma purtroppo così stanno le cose. Ora chi è al servizio della scienza come professione si risveglia in un mondo fatto di regole molto spesso finalizzate al male, e scusatemi se uso questa parola tout court. Forse se "certe cose" ce le fossimo chieste un po' prima...

    1. Luca VFR 3 febbraio 2022

      Se siamo qua a discutere su Internet è perché il tanto vituperato "scientismo positivista ottocentesco" ci ha permesso di avere primaditutto, abbastanza tempo libero da impiegare in discussioni come questa, poi un certo grado di istruzione, e quindi un certo benessere economico diffuso, anche se in calo. Se ci fate caso i grandi scienziati del passato eran tutti o aristocretici o comunque persone benestanti che potevano impiegare il loro tempo non nel lavorare per mangiare ma per dare corso ai loro ragionamenti, Poi che rispetto ad allora adesso effettuare la ricerca scientifica sia diventato molto ma molto più costoso e molto più impegnativa in termini di tempo siamo d'accordo. Solo che tempi lunghi e costi alti non possono esser sostenuti da un privato, per quanto ricco sia o da un "governo". E' necessario che ciascuna scoperta abbia in tempi rapidi una qualche applicazione pratica che possa finanziare ulteriori ricerche. Anche lo stesso Guglielmo Marconi quando fece i suoi esperimenti sulla comunicazione radio,ed era di famiglia agiata e benestante, ad un certo punto richiese qualche finanziamento, si narra in un divertente aneddoto, alla Regia Marina la quale, per bocca di un solerte ufficiale glieli negò perché "la sua invenzione non ha futuro" (E questo fa capire diverse cosette!). Poi per sua fortuna essendo sua madre irlandese, che all'epoca era ancora parte del Regno Unito, interpellò il ministero delle Poste che, interessatissimo, lo finanziò.

    1. gianB 3 febbraio 2022

      Scusate, ma quante sciocchezze. Mi stupisco di Bardi.
      Un cattolico predicatore di fede che parla di fede nella scienza come può parlare appunto un divulgatore della fede cristiana.
      La scienza è scienza in quanto è falsificabile, e la fede è fede in quanto non falsificabile. Lo ha detto K. Popper non io. E' la più bella definizione di scienza che io conosca, c'è bisogno di altro?
      E poi non si dice "io ho fede nella scienza" si dice "io ho fede nel metodo scientifico". Solo un divulgatore di fedi religiose può fare queste confusioni.

    2. Primadellesabbie 3 febbraio 2022

      Osho diceva che anche con la scienza prima o dopo ci arriveremo, ma è un percorso lungo e tortuoso.

    3. PietroGE 3 febbraio 2022

      Finalmente. Aggiungo solo che molte volte si da addosso alla scienza perché non si vuole giudicare chi la usa per i propri fini, ed è ovviamente più comodo sparare al bersaglio grosso. La scienza è un metodo, serve a rendere il più possibile oggettiva la conoscenza e l'opinione del singolo. La verità scientifica rimane appunto verità scientifica, non ha niente a che fare con la Verità religiosa. Non confondete la scienza con lo scientismo, sono due cose separate e distinte.

    4. gianB 3 febbraio 2022

      Si, parole sante, ... ma anche lui è stato fermato per eccesso di velocità mentre guidava una delle sue Rolls-Royce ;)

    5. Primadellesabbie 3 febbraio 2022

      Quando aveva deciso di stabilirsi in Oregon per parlare con l'Occidente aveva ritenuto opportuno adottare il linguaggio dei ricchi che, da questa parte del mondo, è quello che capiscono tutti, e da questo sono derivate le scelte che conosciamo, tra cui la collezione di Rolls, che gli venivano regalate dai molti seguaci particolarmente danarosi (e proprio questo ha probabilmente allarmato certi ambienti che prima lo hanno stoppato e poi eliminato).

    6. gianB 3 febbraio 2022

      Non era una critica ad Osho, di cui riconosco l'azione positiva su tante persone. Era invece un evidenziare il suo rapporto con la scienza quando traeva divertimento dalle prestazioni dell'auto.

    7. Eugiorso 3 febbraio 2022

      Direi che oggi lo "scientismo", che è irrazionalità a sfondo religioso, lo si diffonde fra il popolino per controllarlo, in epoca covid/ vaccini/ restrizioni alla libertà, così non protesta, mentre la scienza è in generale uno strumento di dominazione del popolino stesso, nella mani dei pochi "soliti ignoti".
      Non ha senso di parlere della "moralità della scienza", nella situazione in cui siamo, perché si tratta di uno strumento di dominazione delle masse, che può realizzare, per noi e non per chi lo controlla, incubi distopici ...

      Cari saluti

    8. Fedeledellacroce 3 febbraio 2022

      Si puó criticare la scienza, a ragione, e allo stesso tempo, prendersi il gusto di guidare un aereo, o una ferrari.
      Dove sarebbe il problema?

    9. gianB 4 febbraio 2022

      Nessun problema, solo il capire i rapporti che abbiamo con le cose di cui discutiamo. Da una parte scienza e dall'altra spiritualità. Entrambe hanno un loro senso e diritto ad esistere. Spero di non aver toccato un "mostro sacro". Sarebbe un eccesso di fede.

    10. Fedeledellacroce 4 febbraio 2022

      Figurati, la fede la teniamo ben a bada.

    1. sbregaverse 3 febbraio 2022

      Finchè cumquibus sarà totem ,etica ed estetica non conteranno un cazz.....

    2. Fedeledellacroce 3 febbraio 2022

      La bruttura regna sovrana.

    1. buddyboy 3 febbraio 2022

      Ad oggi l'unica ed ammissibile discussione in merito alla moralità della scienza va' circoscritta al livello di criminalità permesso, che ha consentito di ingegnerizzare armi biologiche come strumento per mettere sotto scacco l'umanità intera...La discussione in altro caso sarebbe come prendere seriamente e confutare, il racconto strampalato di pipistrelli che si accoppiano coi pangolini ( e poi con Swhab ??..), a questo punto veramente inutile, così come contrastare sul loro stesso terreno gli aedi nostrani della scienza pret a porter...

    1. Arian Van Heisen 3 febbraio 2022

      "E’ possibile che alcuni scienziati, anche se numerosi, possano essere condizionabili, specie se sono in ballo interessi considerevoli, o succubi del potere? Ci sono mai state repressioni che possono aver condizionato la libertà dello scienziato? Il cosiddetto consenso della “comunità scientifica”, specie se lo studio è in fase embrionale, è reale a seguito di studi ineccepibili o è anche frutto di chi controlla il “consenso emotivo delle masse”? "

      Articolo molto interessante che a mio avviso c'entra il problema e lo s viscera in modo abbastanza esauriente e si sintetizza nelle domande poste sopra alle quali è facile rispondere.
      Si...! gli scienziati sono condizionabili e se non ti adegui ti eliminano prima controllandoti altrimenti ti fanno sparire.
      Ma, la Scienza non è un opinione.

    2. JA 3 febbraio 2022

      Vero. Non è un'opinione ma un pre-giudizio occidentale fin'ora dimostratosi più utile dell' "I Ching" nel predire il futuro. :)

    3. Arian Van Heisen 3 febbraio 2022

      " Se tu non sarai l'uomo giusto,
      a te il significato non si svela.»

      Solo agli Eletti ..Son ..Goku

    1. JA 3 febbraio 2022

      Premesso che la laurea, già da molti decenni, è solo il documento richiesto al moderno operaio specializzato e quindi ha più a che fare con il conto in banca che con la Conoscenza.
      Già Spengler distinse le varie conoscenze apparentemente simili come parte di una complessiva visione del mondo che ad esempio in occidente portò all'astronomia e in oriente all'astrologia.
      Quella occidentale si dimostrò più verosimile ma magari meno vera di una "marziana" e non per una questione morale ma di fisionomia estetica.

    1. Holodoc 3 febbraio 2022

      La scienza è uno strumento che serve a stabilire cosa sia possibile o no fare.

      Non serve invece a stabilire invece cosa sia giusto fare. Quello è ambito dell' etica.

      Chi dice che la scienza deve comandare sull'etica fa lo stesso ragionamento che fecero i nazisti. Punto.

    2. MGS 3 febbraio 2022

      Ma siamo poi sicuri che serva almeno a quello, stabilire cosa è possibile fare o no? Secondo me non serve neanche a quello, visto che quel poco che ha indagato fino ad oggi è servito solo a capire tutto quello che manca ancora d'indagare; un po come con la materia oscura, o le infinite possibilità delle sinapsi!

    3. oxalidaceae 3 febbraio 2022

      Chi dice che la scienza deve comandare sull’etica fa lo stesso ragionamento che fecero i nazisti. Punto.

      Non serve aggiungere altro, grazie Holodoc per averlo scritto.
      E giusto per ricordarlo, lascio qui due ore di memorie. Sono due ore di visione che passeranno letteralmente in un soffio.

    4. Rnamessaggero 3 febbraio 2022

      Ecco bravo, vai da Ugo Bardi e "imparagli" la sintesi, altrimenti non ne veniamo fuori neanche pagando.

    5. Arian Van Heisen 3 febbraio 2022

      Per i Nazional Socialisti: " Scienza significava conoscere le cause proprie delle cose " pensavano che la Scienza servisse a migliorare la vita dell' essere umano e nella fattispecie quella degli Ariani.
      Cioè l' Etica Ariana.

    6. Arian Van Heisen 3 febbraio 2022

      Certo mancava un pò della solita trita e ritrita dissimulazione di fatti mai vissuti e contestualizzati 80 anni dopo senza che gli accusati possano difendersi.

    7. Primadellesabbie 3 febbraio 2022

      Tanto per aiutare ad immaginare che esistano altre possibilità.

      Lo sciamano alle prese con un malato non è molto interessato a conoscere i dettagli della malattia, concentra la sua opera nel cercar di cambiare qualche cosa nell'essere del malato, in modo che la malattia non possa più ritrovare il suo ambiente, quello in cui ha potuto nascere e svilupparsi.

      A volte riesce.

      (A voi stabilire se è si tratti di scienza o no.)

    8. oxalidaceae 3 febbraio 2022

      Ti senti meglio adesso che hai scritto il tuo pensierino con incedere da pistolero dei giusti? eh piccolino? Pucci pucci...

      Bon, e adesso da bravo, vai a giocare, andersenn, sciò.

    9. Arian Van Heisen 3 febbraio 2022

      No, ora guardo Goku e Vegeta...!

    10. Fedeledellacroce 3 febbraio 2022

      La scienza non sa stabilire cosa sia possibile o no fare, non puó.
      La scienza é semplicemente l'arte, tutta umana, di misurare ció che si percepisce come realtá.

    11. RenatoT 4 febbraio 2022

      diciamo che chi dice che la medicina moderna è una scienza ci sta giá ingannando. La medicina moderna da le stesse certezze dell'astrologia... e infatti milioni di malati vanno a Lourdes o da Padre Pio sperando nel miracolo della guarigione.

    1. R66 3 febbraio 2022

      Non erano mica necessarie tutte queste parole!
      Sarebbe stato sufficiente far notare che la scienza è sovvenzionata da briganti e, con la malizia di un bimbo di 3 anni, pensare che un brigante non paga nessuno per dargli addosso, no?

    1. A non domino 3 febbraio 2022

      Scusate ma non ce la faccio a leggere tutto...ma di che parliamo? ancora con la "moralità" della scienza, di nuovo a "perdere tempo" con la sua "neutralità"? non ne avete abbastanza delle solite categorie generiche? a fianco del "si dice" è comparsa "la scienza" con la sua declinazione "gli scienziati", il vecchio vizio occidentale di etichettare le cose...ma è ovvio che ogni produzione umana implica una scelta personale, e quindi morale.
      Scienza? Suvvia dai, ditemi che la scienza "esiste", confutate Ivan Illich che sostiene che la scienza è ferma a 100 anni fa. E' viva la tecnologia, questo sì, e come ogni produzione industriale di un'idea è soggetta alle ordinate leggi economiche. Il Burioni citato credo sia prima di tutto un imprenditore, poi un attore televisivo, infine un virologo, di poca fama nevvero. Le risposte alla domanda dell'articolo stanno nelle piccole realtà quotidiane, futili, nevrotiche, nella realtà percepita più che quella immaginata dai sistemi epistemologici

    2. Arian Van Heisen 3 febbraio 2022

      " la scienza è ferma a 100 anni fa." ?

      è quello che ti fanno credere ...!

    3. A non domino 3 febbraio 2022

      Citami una recente scoperta scientifica

    4. Arian Van Heisen 3 febbraio 2022

      2004 la prima cellula sintetica, chiamata Syn 1.0

      Non hai capito il mio commento le scoperte vengono rese pubbliche quando fa comodo, altrimenti sono tenute segrete, tutti gli scienziati in possesso di potenziali scoperte sono controllati dai servizi come degli orologi.

    5. RenatoT 4 febbraio 2022

      La medicina non è una scienza.

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