Covid, aumentano i suicidi in Italia. “Cause economiche combinate a isolamento, solitudine e abbandono”

Vanessa Seffer

Affaritaliani.it

 

La Dottoressa Luisa Regimenti, medico legale, eurodeputato e Presidente nazionale dell’Associazione Medici Legali spiega i motivi dell’impennata dei suicidi nel nostro paese quest’anno. C’era stato un decremento del fenomeno, che purtroppo nei primi mesi del 2020 ha ripreso a lievitare. Al di là di coloro che abitualmente soffrono di ansia e depressione, l’incertezza, la paura di non avere un futuro, segna il punto di rottura.

Il suicidio non è un fenomeno raro nel nostro Paese. Ci sono differenze fra quelli che avvengono in questo periodo Covid e quelli degli anni precedenti alla pandemia?

In Italia il numero dei suicidi all’anno raggiunge i 4 mila circa. In questa particolare fase ci sono dei dati interessanti dell’Osservatorio Suicidi Covid-19 istituito dalla Fondazione BRF, che ha segnalato ben 62 suicidi correlati al Covid-19 solo dall’inizio di marzo fino a giugno, altri 37 suicidi per cause ignote. Un altro studio condotto dalle Università di Oxford e di Padova ha approfondito gli effetti psicologici del virus sui giovani. Sostanzialmente il suicidio è la conseguenza di uno stadio mentale alterato, però fino allo scorso anno i suicidi erano diminuiti.

Nel periodo pre-Covid?

Si, l’Osservatorio Suicidi permanente della Link Campus, dall’inizio della pandemia ad oggi, a causa della grave crisi economica, ha registrato 42 suicidi di cui 25 solo nel periodo in cui abbiamo avuto il lockdown forzato. 16 suicidi solo nel mese di aprile. Se confrontiamo tutti i numeri di quest’anno con quelli del 2019, il numero delle vittime era 14 per tutto il periodo. Il fenomeno aveva avuto quindi una battuta d’arresto dopo anni di crescita costante.

Poi ci sono anche i tentati suicidi.

Quest’anno se ne registrano 37 correlati al Covid e 25 per cause ignote, dall’inizio di marzo e 21 solo nelle settimane di stretto lockdown. Se vogliamo entrare dentro questi dati, posso ricordare alcuni fatti di cronaca specifici, come quello dell’imprenditore Antonio Nogara di Napoli, morto suicida perchè non aveva i soldi per pagare i debiti con i dipendenti e far fronte alle sue responsabilità. Nel napoletano si è anche tolto la vita impiccandosi in un negozio un imprenditore di 57 anni a Cercola, titolare di un mobilificio, lasciando una lettera dove spiegava le sue difficoltà economiche. Nel teramano a fine maggio ci sono stati cinque suicidi in due settimane. Preciso le professioni per far capire che il problema tocca tutte le categorie, anche se si parla di problemi economici, quindi medi e grandi imprenditori o piccoli lavoratori vivono gli stessi traumi. Un operaio di 47 anni di Civitella del Tronto ha dato fuoco alla sua casa mentre la famiglia stava dormendo, aveva perso il lavoro. Lui è morto nel rogo, fortunatamente la moglie e i quattro figli si sono salvati. Un giovane padre di 40’anni di Bellante, elettricista, si è impiccato in un container. Una giovane aiuto cuoco di 33 anni è stata trovata impiccata nella sua abitazione; neanche 24’ore dopo, in zona un uomo di 62 anni si è lanciato da Ponte San Ferdinando a Teramo, un volo di 12 metri. Poi la morte più agghiacciante il 25 maggio, sempre nel teramano, in un fazzoletto di territorio, un uomo si è impiccato ad un albero ed è stato ritrovato dalla figlia. Le aveva detto che stava andando nell’orto, era stato messo in cassa integrazione. I ristoratori, in grandissima difficoltà, non mancano in questa lista terribile. Uno di loro, fiorentino, aveva comprato un locale a Santa Croce poco prima della pandemia e non potendo pagare il mutuo si è arreso ed ucciso. I motivi economici sono in testa alle motivazioni che portano a scegliere di farla finita.

E’ di questi giorni la notizia terribile che un ragazzo di 16 anni, a causa della rottura dello smartphone, non potendosi collegare per la DaD, si è tolto la vita. E come possiamo dimenticare il giovane di 25 anni che si è lanciato da un cornicione a Milano per aver perso il lavoro, così come l’altro di 29 anni a Torino? Giovanissimi che non trovano la forza.

Lo studio di Oxford e Padova ha approfondito proprio i risvolti che il virus e le sue conseguenze stanno avendo sulla psiche dei giovani. L’85% dei ragazzi intervistati ha segnalato casi depressivi o di ansia. Entrambe queste condizioni sono alla base delle conseguenze psicologiche che portano ad avere disturbi e a fare anche scelte estreme. Questa estate la Società Italiana di Psichiatria già avvisava dell’aumento esponenziale dei suicidi e ci aveva avvisato. Ha considerato che ci sarebbero stati 300 mila italiani alle prese con le conseguenze psicologiche della pandemia. Direi che è stata fin troppo ottimista perchè questa ricaduta, con la situazione che si è venuta a ricreare, ha peggiorato i disturbi, le preoccupazioni delle persone, che sanno che verranno rinchiusi nelle case, che devono riavere a che fare con il virus, che c’è grande incertezza lavorativa e del futuro, preoccupazioni per la salute, quindi tutto questo porta alla disperazione. Dalla disperazione al suicidio spesso il passo è breve.

Se non si muore di Covid o di altre malattie di cui si è sempre venuti a mancare, dato che ci siamo dimenticati delle altre malattie, poiché si parla oramai solo di Covid, come si può prevenire il suicidio e quali possono essere le politiche di prevenzione?

Emerge come centrale il ruolo di psicologi e psicoterapeuti. Sono professionisti con i quali i pazienti prendono consapevolezza di quali mezzi hanno a disposizione per affrontare la vita. Ma la nostra condizione non è solo psichiatrica è anche economica e politica. Quindi, questo governo cosa ha fatto per evitare la crisi economica che sta portando alla disperazione tantissime persone? Di quanti morti si ha ancora bisogno per capire che bisogna sostenere economicamente le persone in difficoltà in questa fase che porta talvolta a togliersi la vita? Direi che le scellte sono soprattutto economiche e politiche per rasserenare le persone e questi lockdown dovrebbero essere ben ponderati. Laddove non sono strettamente necessari per salvare delle vite umane nessuno si sottrae, però bisogna valutare i costi-benefici, quanto costa un provvedimento e quanto costa l’esatto contrario. E’ vero che si muore di Covid ma anche degli effetti indiretti del Covid, come l’isolamento, la solitudine, l’abbandono.

 

Fonte: https://www.affaritaliani.it/coronavirus/seconda-ondata-di-suicidi-703091.html?ref=ig