Ammazzano un sindacalista ma la CGIL pensa alle elezioni in Iran

lantidiplomatico.it

di Fabrizio Verde

A Novara un operaio viene ucciso da un camionista che decide con il proprio mezzo di forzare un picchetto di protesta. Il governo Draghi mostra sempre il suo vero volto feroce e neoliberista piazzando due falchi pro-austerità intrisi di fanatismo neoliberale a coordinare e valutare la politica economica del governo riguardante i fondi del Recovery Plan.

Intanto la classe operaia è sempre più bistrattata, sottopagata, vessata, privata dei propri diritti, con lavoratori sempre più flessibili e precari. Gli operai continuano a morire come mosche sui posti di lavoro, mentre i padroni con il pretesto della pandemia chiedono mano libera nel poter licenziare a tutto spiano.

In un tale scenario sarebbe come minimo aspettarsi un sindacato come la CGIL sul piede di guerra. Pronto a fermare il paese con uno sciopero generale. Invece l’organizzazione sindacale guidata da Maurizio Landini, nato incendiario ai tempi della FIOM e divenuto adesso pompiere, aspetta, balbetta qualche protesta, promuove qualche contestazione di categoria, ma in generale si rifugia nell’emergenza Covid.

Ma la vergogna di questo sindacato divenuto ormai ‘giallo’ (il sindacato giallo – company union in inglese – è la denominazione con cui si indicano i sindacati creati, o comunque controllati, dagli imprenditori) non conosce limiti.

Così apprendiamo con un certo sconcerto che la CGIL ha organizzato una manifestazione di protesta presso l’ambasciata dell’Iran in Italia. Uno sparuto gruppo di attempati sindacalisti, tra essi l’ex segretario generale Susanna Camusso, ha praticamente avuto da ridire sul processo democratico iraniano.

“Davanti all’ambasciata dell’#Iran per chiedere elezioni libere nel Paese, no al voto per legittimare candidati imposti e già nominati. Chiediamo rispetto dei #diritti umani e #democrazia”, scrive la CGIL su Twitter.

Insomma, la stessa organizzazione sindacale che assiste senza muovere un dito alla cancellazione di ogni residuo diritto di quei lavoratori che dovrebbe rappresentare e difendere, si unisce alla campagna imperialista internazionale contro la Repubblica Islamica e il suo processo democratico. Così facendo legittima anche le sanzioni che vanno a colpire il popolo iraniano e gli stessi lavoratori iraniani. Altro che rispetto della democrazia e diritti umani, come ciancia il sindacato su Twitter.

Risulta poi curioso che la CGIL abbia da ridire sulla democrazia in Iran quando nel nostro paese da almeno trenta anni vengono applicate le stesse immutabili politiche neoliberiste che di certo non fanno gli interessi del popolo italiano. Visto l’attuale sistema gli italiani, i lavoratori che la CGIL dovrebbe rappresentare, hanno la possibilità di scegliere una strada diversa? Purtroppo no. Il sistema è bloccato. E’ questa la democrazia che piace alla CGIL? Per non parlare dei diritti umani dei lavoratori italiani? Sono forse rispettati? Certo che no. Ma questo alla CGIL sembra davvero non interessare.

Fonte: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-amazzano_un_sindacalista_ma_la_cgil_pensa_alle_elezioni_in_iran/82_41926/

Pubblicato il 19.06.2021

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XaMAS
Utente CDC
21 Giugno 2021 13:15

leggere le risposte al tweet rinfranca un po’ il morale
la cgil con questa sua “protesta” non fa altro che dimostrare, per l’ennesima volta, quanto quelli che dovrebbero, a parole, difendere le classi più deboli (sindacati, partito democratico) sono invece dalla parte del padrone

meriterebbero di sparire ma purtroppo finchè li votano gli statali non accadrà mai

Primadellesabbie
Utente CDC
21 Giugno 2021 14:18

Per primi sono spariti i contadini, in D, UK e F hanno continuato a mostrarsi orgogliosi del loro mestiere, mentre da noi comparivano sui quotidiani degli anni ’60 degli appelli da certi paesini agricoli con i quali i giovani abitanti maschi denunciavano di non riuscire a mettere su famiglia in quanto alle ragazze, sedotte dal nuovo modello sociale, non garbava di sposare un contadino. Grandi campi, chimica a manetta, monocolture, agricoltura meccanizzata, giovani e vecchi, uomini e donne in fabbrica e fattorie abbandonate: problema risolto. Le fabbriche concentrate nel triangolo industriale dove naturalmente la vita costava carissima rispetto al resto del Paese, e richiedeva sacrifici di ogni genere da parte degli ex contadini spaesati e frastornati dalle nuove condizioni di vita. Il tempo di organizzarsi e avanzare qualche richiesta giusto per accorgersi che i sindacalisti, uno presenziava alle riunioni del Bilderberg un altro a quelle della Trilateral (e se ne vantava pure), erano stati preparati e tenuti aggiornati sulla “ragionevolezza” e sull’indispensabile “senso di responsabilità” dai partiti (oggi sappiamo che questi erano o stavano diventando il braccio esecutivo di altri). Qualche cosa deve essere andato storto e allora si sono spostate le fabbriche, si chiama delocalizzazione: niente fabbriche = niente… Leggi tutto »

Ultimo aggiornamento 1 mese fa effettuato da Primadellesabbie
danone
Utente CDC
21 Giugno 2021 19:23

C’è più gente ai veri comizi di Biden che ai sit in della CGlL e ho detto tutto.

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