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‘Siamo condannati’: Mayer Hillman parla di una realtà climatica che nessun altro osa menzionare

 

PATRICK BARKHAM
theguardian.com

“Siamo condannati”, dice Mayer Hillman, con un sorriso così radioso che occorre qualche istante per capire veramente il senso della frase. “Il risultato è la morte ed essa rappresenta la fine della maggior parte delle forme di vita del pianeta, perché siamo diventati completamente dipendenti dai combustibili fossili. Non c’e modo di invertire il processo che sta provocando la fusione delle calotte glaciali. E, a quanto pare, sono pochi quelli in grado di riconoscerlo.”

Hillman, un ottantaseienne studioso di scienze sociali e membro emerito anziano del Policy Studies Institute, lo riconosce. Le sue fosche previsioni su un cambiamento climatico ormai fuori controllo, e lo dice senza enfasi, sono “le sue ultime volontà e il suo testamento”. Il suo ultimo intervento nella vita pubblica. “Non ho intenzione di scrivere più niente, perché non c’è più nulla da dire”, aveva affermato la prima volta che lo avevo sentito parlare, di fronte ad una platea sbalordita all’Università dell’East Anglia, l’anno scorso.

Da Malthus, fino al Millennium Bug, le teorie apocalittiche hanno sempre dato risultati assai poco significativi. Ma, quando vengono da Hillman, potrebbe valere la pena starle a sentire. In più di 60 anni, nelle sue ricerche, ha utilizzato dati di fatto per sfidare l’opinione comune degli uomini politici. Nel 1972 aveva criticato i centri commerciali extra-urbani vent’anni prima che il governo, per fermare la loro diffusione, cambiasse la regolamentazione urbanistica. Nel 1980 aveva raccomandato la sospensione della chiusura delle linee ferroviarie secondarie e, solo ora, alcune di queste tratte dismesse vengono riaperte. Nel 1984 aveva proposto un punteggio energetico per le abitazioni, diventato in seguito legge dello stato nel 2007. E, più di 40 anni or sono, aveva prescentemente sfidato la corsa alla crescita economica della società.

Quando ci eravamo incontrati nella sua rimessa ristrutturata di Londra, la classica Dawes da corsa appoggiata speranzosamente al muro dell’ingresso (con un infarto e un triplo bypass coronarico gli è stato proibito di pedalare), la preoccupazione di Hillman era stata quella che non uscissimo dal campo delle sue ricerche più conosciute, quelle che mettono in dubbio la supremazia dell’automobile.

“Con la condanna che ci aspetta, sostenere la causa della bicicletta come mezzo primario di trasporto è abbastanza futile”, dice. “Dobbiamo smetterla di bruciare combustibili fossili. Troppi aspetti della vita dipendono dai combustibili fossili, con l’eccezione della musica, dell’amore, dell’istruzione e della felicità. E’ su queste  cose, che non dipendono dai combustibili fossili, che dobbiamo focalizzarci.”

Anche se negli ultimi venticinque anni la sua attenzione è rimasta concentrata sui cambiamenti climatici, Hillman è noto sopratutto per il suo lavoro sulla sicurezza stradale. Si era già reso conto, alcune decine di anni fa, degli effetti dannosi dell’auto sulla libertà e sulla sicurezza delle persone che non ne dispongono, sopratutto dei bambini. Alcune delle sue raccomandazioni ai politici sono diventate norme di uso comune, come il limite di velocità delle 20 miglia orarie (32 km/h), ma non siamo riusciti ad impedire che le auto distruggessero la libertà dei bambini. Nel 1971, l’80% dei bambini inglesi di sette-otto anni andavano a scuola da soli, oggi è praticamente impensabile che un bambino di sette anni possa camminare fino a scuola senza l’accompagnamento di un adulto. Come aveva sottolineato Hillman, abbiamo allontanato i bambini dal pericolo, invece di allontanare il pericolo (e le strade piene di auto inquinanti) dai bambini nei percorsi da e per la scuola. Aveva calcolato che accompagnare i bambini, nel 1990, era costato, agli adulti, circa 900 milioni di ore lavorative, con un aggravio economico annuale per la nazione di 20 miliardi di sterline. Al giorno d’oggi spendiamo sicuramente molto di più.

Il fallimento, da parte della nostra società, di rendersi conto dei veri costi dell’auto ha fatto capire ad Hillman la difficoltà di combattere il cambiamento climatico. Ma lui insiste sul fatto che non bisogna presentare la sua teoria sul cambiamento climatico come “un’opinione”. I dati sono chiari, il riscaldamento globale procede in modo esponenziale. Il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite prevede che il mondo, in base alle tendenze attuali, si riscalderà di 3°C entro il 2100. Modelli climatici più recenti portano la stima a 2,8°C, ma gli scienziati non sono ancora in grado di prevedere quali saranno gli effetti globali derivanti dagli effetti secondari, come il rilascio di metano dal permafrost in scioglimento.

Hillman si meraviglia del fatto che il nostro modo di pensare si spinga di rado oltre il 2100. “Questo è ciò che trovo così straordinario, quando gli scienziati mettono in guardia sul fatto che le temperature potrebbero salire di 5°C o anche di 8°C. E poi cosa succede, ci si ferma qui? Che eredità lasciamo alle generazioni future? Agli inizi del 21° secolo non abbiamo fatto praticamente nulla in risposta al cambiamento climatico. I nostri figli e i nostri nipoti saranno estremamente critici nei nostri confronti.”

L’emissione di anidride carbonica nel 2016 era rimasta stabile, ma la sua concentrazione nell’atmosfera era stata confermata ad oltre 400 parti per milione, il livello massimo degli ultimi tre milioni di anni (quando il livello degli oceani era più alto di 20 metri di quello attuale). Le concentrazioni potrebbero calare solo se non ci fossero emissioni di anidride carbonica di qualunque genere, dice Hillman. “Anche se il mondo azzerasse oggi il consumo di combustibili fossili, questo non ci salverebbe, siamo oltre il punto di non ritorno.”

Nonostante Hillman non voli più da oltre vent’anni, come impegno personale alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica, disprezza le iniziative individuali, secondo lui “tanto buone quanto inutili”. Secondo la stessa logica, dice Hillman, anche le iniziative nazionali sono irrilevanti, “perchè il contributo della Gran Bretagna è minuscolo. Anche se il governo riuscisse ad arrivare a zero emissioni, questo non farebbe nessuna differenza.”

Invece, secondo Hillman, la popolazione mondiale deve muoversi globalmente verso il traguardo di zero emissioni, con l’agricoltura, il trasporto aereo, la navigazione, il riscaldamento domestico, tutte caratteristiche della nostra economia, e anche con la riduzione della popolazione umana. Si può fare senza un collasso della civiltà? “Non penso sia possibile,” dice Hillman. “Se lo immagina, in una democrazia, che tutti quanti rinuncino a volare? Se la vede la maggioranza della popolazione che diventa vegana? O che la maggior parte delle persone accettino una restrizione alle dimensioni delle loro famiglie?”

Hillman dubita che l’ingegno umano sia in grado di trovare una soluzione e dice che non ci sono prove che l’effetto serra possa essere messo da parte in sicurezza. Ma, se ci adatteremo ad un futuro più povero, concentrandoci sull’amore e sulla musica auspicati da Hillman, potrebbe essere, per noi, una cosa buona. E chi siamo “noi?”, si chiede Hilmann, con il suo tipico sorrisetto ironico. “Le persone facoltose riusciranno ad adattarsi meglio, ma la popolazione mondiale si dirigerà verso quelle zone del pianeta, come l’Europa del Nord, che saranno temporaneamente risparmiate dalle variazioni estreme del cambiamento climatico. Come reagiranno queste regioni? Lo stiamo vedendo adesso. Ai migranti verrà impedito di arrivare. Li lasceremo affogare.”

Un piccolo gruppo di artisti e scrittori, come quelli del Progetto Dark Mountain di Paul Kingsnorth ha abbracciato l’idea che la “civiltà” finirà presto a causa di una catastrofe ambientale, ma solo alcuni scienziati, che operano ormai al di fuori dei circuiti ufficiali di finanziamento e che sono arrivati al termine della loro vita, osano dirlo. I punti di vista di Hillman sono forse una conseguenza dell’età e della cattiva salute? “Dicevo le stesse cose 30 anni fa, quando ero vispo e arzillo”, dice.

Hillman accusa tutti i leaders, religiosi, scientifici e politici, di non essere riusciti a discutere con onestà su quello che dovremmo fare per arrivare a zero emissioni di anidride carbonica. “Non penso siano in grado di farlo perché la società non è strutturata per permettere loro di farlo. I partiti politici si concentrano sui posti di lavoro e sul PIL, che dipendono dal consumo dei combustibili fossili.”

Se non ci sono speranze, e questa è una verità lapalissiana, ci si arrende. E, comunque, essere ottimisti sul futuro è un pio desiderio, dice Hillman. Crede che arrendersi al fatto che la nostra civiltà è condannata renderebbe invece l’umanità simile ad un individuo che riconosca di essere allo stadio terminale. Queste persone di rado si abbuffano in maniera catastrofica, al contrario, fanno tutto quello che possono per prolungarsi la vita.

Potrà la civiltà prolungare la propria vita fino alla fine di questo secolo? “Dipende da quello che saremo pronti a fare”. Teme che passerà ancora molto tempo prima che vengano attuate misure adeguate per arrestare il disastro climatico. “Chi si oppone è il capitalismo. Se lo immagina smantellare l’industria mondiale del trasporto aereo quando, proprio in questo momento, in tutto il mondo si stanno costruendo centinaia di nuove piste? E’ come se stessimo volutamente cercando di sfidare la natura. Stiamo facendo il contrario di quello che dovrebbe essere fatto, con il tacito consenso di tutti e nessuno che batta ciglio.”

Patrick Barkham

Fonte: theguardian.com
Link: https://www.theguardian.com/environment/2018/apr/26/were-doomed-mayer-hillman-on-the-climate-reality-no-one-else-will-dare-mention
26.04.2018
Tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Pubblicato da Markus

Un biologo, appassionato di montagna e di fotografia, che cerca, come può, di combattere contro i mulini a vento.

17 Commenti

  1. Primo, nessun altro si scrive senza apostrofo.
    Secondo, posto che ci hanno detto che i ghiacci polari sarebbero scomparsi nel 2010 e invece ci sono ancora, perché l’opinione di uno studioso di scienze sociali sarebbe autorevole parlando di clima?

  2. Mille e non più mille, non sembra siano passati mille anni da quando annunciavano la fine del mondo, eppure eccoci ancora qui, noi e quelli che vogliono mantenerci costantemente in condizione di paura, sarà ma a forza di sentire profeti che gridano la stessa cosa, senza poi nella realtà essere capaci di prevedere neanche le più infime cose, come nella fabula del lupo, ormai non meritano neanche di essere presi in considerazione, se poi ci aggiungi le innumerevoli falsificazioni dimostrate, questi catastrofisti fanno sempre meno presa.
    Meglio sarebbe dare attenzione alle minacce di corsa al riarmo nucleare odierne.

  3. Come sempre nella parte catastrofista dell’opinione, per quanto autorevole, si trascura la variabile che più di tutte fin’ora è riuscita a farci prosperare (non tutti purtroppo, ma sempre più numerosi) cioè il progresso scientifico.

    Riuscisse la ricerca a concretizzare le speranze della fusione controllata, o se si spendesse qualche soldo in più (e qualche stigma in meno) sulle reazioni nucleari a bassa energia, e su chissà quante altre ricerche che non conosciamo e sono seppellite in qualche università e magari investire nella lungimiranza di qualche sconosciuto ricercatore davvero innovativo, la conclusione potrebbe essere molto diversa e più ottimista.

    Il progresso scientifico e tecnologico, con le sue applicazioni, credo sia un aspetto che non andrebbe trascurato in previsioni a così lungo termine.

    Altre parti dell’articolo sono più condivisibili, e credo fermamente che la qualità della vita potrebbe migliorare molto se si riservasse la superficie delle nostre aree urbane per il traffico pedonale e, al più, ciclistico, e si (ri)costruissero le strade carrabili (finalmente senza incroci!, vere autostrade urbane) nel sottosuolo delle nostre città, insieme alle metropolitane che tanto aiuterebbero a muoversi velocemente e comodamente (la guida autonoma è molto più facile su rotaia che su gomma, si potrebbero avere mini convogli che aumentando la frequenza dei passaggi aumenterebbero di molto la comodità e quindi l’adozione di questo mezzo di trasporto). Anche l’osservazione che “la musica, l’amore, l’istruzione e la felicità (…) non dipendono dai combustibili fossili” è abbastanza azzeccata e profonda, secondo me.

    Ovviamente sono aspetti “marginali” rispetto al problema energetico, ma credo che la razza umana supererà anche questo ostacolo, e il nostro contributo individuale potrebbe essere spingere per una ricerca a più ampio spettro… l’appoggio della popolazione potrebbe fare miracoli nell’allocazione delle risorse necessarie per la ricerca.

  4. Come si fa a non menzionare la geoingegneria per il cambiamento climatico , ma l’autore dell’articolo lo guarda il cielo ??

  5. Vincenzo Siesto da Pomigliano

    Dice un trafiletto dell’articolo: “Anche se il mondo azzerasse oggi il consumo di combustibili fossili, questo non ci salverebbe, siamo oltre il punto di non ritorno.” Ca##o! Solo adesso se ne accorgono? Sapete cosa significa essere oltre il punto di non ritorno?Pubblico con link con un mio commento sull’argomento di tempo fa: https://disqus.com/home/discussion/comedonchisciottenews/fuori_rotta/#comment-4052373122
    E si, cari scettici negazionisti in buona e in malafede: se volete sapere il futuro che ci aspetta studiate il pianeta Venere!
    E ancora chiosa l’articolo sulle misure da intraprendere per salvarci: “Chi si oppone (alle misure da intrarendere – n.d.r.) è il capitalismo. Se lo immagina smantellare l’industria mondiale del trasporto aereo quando, proprio in questo momento, in tutto il mondo si stanno costruendo centinaia di nuove piste? E’ come se stessimo volutamente cercando di sfidare la natura. Stiamo facendo il contrario di quello che dovrebbe essere fatto, con il tacito consenso di tutti e nessuno che batta ciglio.” Lo sto gridando da “una vita”, in questo forum, che bisogna combattere con ogni risorsa il sistema capital-consumista prima che distrugga la Vita sul Pianeta!

  6. Ma visto che in termini di emissioni di CO2 gli allevamenti intensivi di bestiame inquinano di più di tutti i mezzi di trasporto messi insieme (treni, aerei, navi, automobili etc.) perché questo genio non si è scagliato contro le abitudini alimentari malsane di noi occidentali piuttosto che sui combustili fossili?.. Bhoo!!!

  7. crederò al riscaldamento globale di origine antropica solo quando i governi ci costringeranno tutti a essere vegani

  8. Interessante questo tipo. Mi sono chiesto, una persona così in gamba avrà indagato a fondo sull’argomento del riscaldamento globale, chissà da che fonti ha attinto per essere così convinto. Poi dopo la frase “Il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite prevede che…” ho smesso di leggere.

    P.S.: Avevo sbagliato a smettere di leggere, perché ho trovato questa bellissima perla:
    “Le persone facoltose riusciranno ad adattarsi meglio, ma la popolazione mondiale si dirigerà verso quelle zone del pianeta, come l’Europa del Nord, che saranno temporaneamente risparmiate dalle variazioni estreme del cambiamento climatico. Come reagiranno queste regioni? Lo stiamo vedendo adesso. Ai migranti verrà impedito di arrivare. Li lasceremo affogare.”

    Mhhh… secondo questo ragionamento il posto più ambito dai migranti dovrebbe essere la… SIBERIA!!!

  9. alcuni punti sono condivisibili, il fatto che gli automezzi in quantità abnormi abbiano reso le città luoghi invivibili per le persone, ed effettivamente che l’inquinamento localizzato sui centri abitati crei malati e distribuisca molte vittime è un fatto.
    Tuttavia mescolare dati certi con altri che sono studi e teorie è fuorviante e degno dei più fini depistaggi.
    Sul fatto che il 96%degli scienziati sia concorde su cosa scateni il riscaldamento globale dovrebbe fare pensare; praticamente in nessuna questione c’è una convergenza così schiacciante da una parte o dall’altra.
    Sarà mica che non conviene mettersi contro a una opinione così caldeggiata dalla politica?
    Ma poi quanti saranno questi eminenze che si occupano meramente dei cambiamenti climatici?relativamente pochi, quindi tutti gli altri dottoroni avranno pochissime competenze in materia per non dire nulle; sarebbe come chiedere ad un idraulico di cosa ne pensa delle correnti marine…
    Sul fatto che un mondo green dia fastidio alle multinazionali è un’idea che fa sorridere.
    Bisognerebbe chiederlo a chi anche recentemente ha dovuto cambiare automobili di pochi anni per altre”meno inquinanti”e quindi nuove e molto costose.
    E i miliardi di dollari a chi vanno e andranno per studiare e mettere in pratica il mondo sostenibile?ai soliti noti credo, i soliti che grazie a stampa e tv riescono a sottacere che alcuni dei grandi ghiacci antartici stiano in realtà crescendo in altre zone dove prima non c’erano. Per non parlare delle dichiarazioni di membri di governo e documenti dove si citano i protocolli di geo ingegneria come già praticate e in opera.
    per ultimo ma più come curiosità il nome combustibile di origine fossile per il petrolio è una dichiarazione dei primi investitori del settore immediatamente accettata sempre dagli scienziati di allora come buona e assodata, seppure, fasi transitive dal percolato di origine biologiche al petrolio che sappia io, non sono state rinvenute

  10. sono senza parole, il mondo è condannato, i politici sono corrotti e i cittadini rincoglioniti. Eppure già nel 1989 fummo avvertiti che il mondo sarebbe finito nel 2000. Non abbiamo fatto nulla allora, continueremo a non fare nulla anche adesso quando il mondo finirà di nuovo!

    Mabbasta!

  11. Un articolo cortissimo!

    Lo riporto integralmente:

    “Siamo condannati”, dice Mayer Hillman, con un sorriso così radioso che occorre qualche istante per capire veramente il senso della frase. “Il
    risultato è la morte ed essa rappresenta la fine della maggior parte
    delle forme di vita del pianeta, perché siamo diventati completamente
    dipendenti dai combustibili fossili. Non c’e modo di invertire il
    processo che sta provocando la fusione delle calotte glaciali. E, a
    quanto pare, sono pochi quelli in grado di riconoscerlo.”

    Se ad 86 anni, ancora non ha capito che le calotte glaciali NON si stanno sciogliendo, allora sì, è proprio condannato…

  12. mah, a mio parere tutto troppo esagerato.
    Siamo ancora in fase di riscaldamento costante dall’ultima glaciazione. Quanto l’uomo influisca in tutto questo non è concretamente misurabile.
    Più che della CO2 dovremmo preoccuparci delle sostanze inquinanti che immettiamo nell’aria e nelle acque. Quelle si che ci fanno male.

  13. Perché, perché fermare la fine di questa civiltà. Visto il punto cui siamo arrivati ben venga la catastrofe. In alto i cuori verso il destino.

  14. Basta co sto riscaldamento climatico! È un false flag! Il vero problema sono la sovrappopolazione, l’inquinamento, la fine di energia quasi gratis grazie ai combustibili fossili! Presto questi ultimi finiranno, le rese agricole crolleranno e sarà fame globale! Altro che clima…

  15. Mah, continuero’ comunque a non capire una societa’ che tassa piu’ le cose “belle” (il Lavoro, una scuola, …..) e meno le cose “brutte” (produzione CO2 fossile, veleni vari…..). Si puo’ essere tanto stupidi o tanto corrotti?

  16. Propongo una forte tassa sulla respirazione, anche sugli animali che appartengono a dei normali cittadini, che siano di compagnia o d’allevamento, in modo che chi respira paghi salato questo suo pesante contributo all’innalzamento della CO2 globale. I proventi serviranno per costruire delle macchine che trasformino la CO2 in aria pura e che agiranno su tutto il pianeta.
    Un’altra tassa opportuna sarà quella sulle emissioni di metano dovute alle feci, umane e animali, chiaramente. Bisognerà impedire che le piante si decompongano perché producono metano. Appena una pianta muore assolutamente bisognerà seppellirla sotto cento metri di terra e pietre e dimenticarsela. Meglio cementificare.
    Sicuramente i difensori dei cambiamenti climatici provocati dall’uomo non avranno nulla da obiettare.
    Guai a respirare sarà la parola d’ordine per quest’inverno.

  17. Bah. Se oggigiorno si deve andare al Passo del Teodulo tra Italia e Svizzera con picca e ramponi, mentre i Romani ci passavano con teorie di muli carichi; se sempre durante il cosiddetto “optimum climatico” che durò fino al III secolo si coltivava l’olivo in montagna oltre i 1.000 metri (prova oggi a piantare un olivo a quella quota e vedi cosa produce), mi vien da pensare che un po’ più caldo di oggi lo facesse. E per sommo scorno de noantri, non sono rimasti tutti lì stecchiti!!