Home / Attualità / Lo Zwi Migdal e Jeffrey Epstein

Lo Zwi Migdal e Jeffrey Epstein

 

GILAD ATZMON
unz.com

La storia di Jeffrey Epstein ha perso il suo mistero, da quando sempre più commentatori si autoconvincono che esiste una forte possibilità che Epstein fosse collegato ad un sindacato criminale affiliato ad un’organizzazione politica sionista israeliana e/o a qualche agenzia di intelligence compromessa. Whitney Web ed altri hanno realizzato interessanti articoli sui possibili scenari; io vorrei invece affrontare l’argomento da una prospettiva culturale. Epstein non è stato il primo sfruttatore della prostituzione ebraico. Questo potrebbe essere il momento giusto per ricordare lo Zwi Migdal, un sindacato criminale ebraico globale che aveva operato un secolo fa e che aveva portato sul mercato della prostituzione migliaia di donne e ragazze minorenni ebree.

Nei primi trent’anni del 20° secolo, l’Argentina era un paese ricco. Superava il Canada e l’Australia in termini di popolazione, reddito totale e reddito pro capite. Agli albori della Prima Guerra Mondiale, l’Argentina era il decimo stato più ricco del mondo come reddito pro capite. Nel periodo in cui l’Argentina era  un paese ricco, gran parte della sua economia, cultura e politica erano controllate da sindacati criminali e, in particolare, da un apparato ebraico del crimine organizzato chiamato “Zwi Migdal.”

Nel 2009 la International Jewish Coalition Against Sexual Abuse/Assault (JCACA) ha pubblicato un articolo completo sullo Zwi Migdal, intitolato Understanding the Zwi Migdal Society [Capire la Zwi Migdal Society], che citerò ampiamente.

Lo Zwi Migdal, era un’associazione di mafiosi ebrei “che operava a livello globale nello sfruttamento sessuale di donne e bambine ebree.” Sembra che in origine lo Zwi Migdal avesse scelto un nome dal significato piuttosto accattivante: “Warsaw Jewish Mutual Aid Society” [Società Ebrea di Mutuo Soccorso di Varsavia]. Davvero innocente, umano e caritatevole, proprio come “Lega Anti Diffamazione,” “Ebrei contro il cancro al seno” o persino “Voce Ebraica per la Pace,” ma la Warsaw Jewish Mutual Aid Society non era affatto innocente. Aveva costretto migliaia di donne e di ragazze a diventare schiave della prostituzione e aveva distrutto le loro vite.

Il 7 maggio 1906, questo sindacato ebraico aveva dovuto cambiar nome, dopo che l’ambasciatore polacco in Argentina aveva presentato una protesta ufficiale alle autorità in merito all’uso del nome “Varsavia.” Chiaramente, il governo polacco non voleva essere associato ad un’organizzazione criminale ebraica. A questo proposito, sarebbe opportuno chiedere quanto tempo ci vorrà prima che il governo americano ed i suoi politici insistano che l’AIPAC [American Israel Public Affairs Committee ] elimini la prima ‘A’ o che al Progetto Neoconservativo del Nuovo Secolo Americano venga ordinato di togliere il termine ‘Americano’ dalla propria sigla.

Zwi Migdal” in yiddish significa ‘forte potere’ ed è anche un omaggio a Zvi Migdal, meglio conosciuto come Luis Migdal, uno dei fondatori dell’organizzazione criminale.

L’organizzazione Zwi Migdal aveva operato dal 1860 al 1939. Al suo culmine, dopo la Prima Guerra Mondiale, contava quattrocento membri nella sola Argentina. Il suo fatturato annuo, agli inizi del ‘900, era di cinquanta milioni di dollari.

A differenza di Epstein e della Maxwell, che, presumibilmente, reclutavano ragazze minorenni non ebree, lo Zwi Migdal era specializzato nel traffico di donne ebree. “La maggior parte delle donne e delle bambine ebree venivano prelevate da povere ‘shtetl’ (piccole città ebraiche) e portate a Buenos Aires.

I documenti rilasciati di recente relativi all’affare Epstein suggeriscono che Epstein e la Maxwell sarebbero stati accusati [in un eventuale processo] di sfruttamento della prostituzione a carico di minori e del presunto reclutamento di ragazze minorenni. Sembra che niente di tutto ciò sia una vera novità nel mondo ebraico: “La Zwi Migdal Society adescava ragazze e rispettabili giovani donne europee in molti modi subdoli ed ingannevoli. Un uomo molto educato ed elegante faceva la sua comparsa in un povero villaggio ebraico in paesi come Polonia o Russia. Rendeva pubblico il fatto di essere alla ricerca di giovani donne che avrebbero dovuto prestare servizio [come domestiche] nelle case dei ricchi Ebrei in Argentina pubblicando un annuncio nella sinagoga locale. Temendo i pogrom e spesso in circostanze economiche disperate, i fiduciosi genitori avrebbero così affidato le loro ingenue figlie a questi uomini, sperando di offrire loro un futuro migliore.”

L’ultima riga ricorda il racconto di Virginia Giuffre sul suo incontro con l’elegante donna di mondo inglese Ghislaine Maxwell che, presumibilmente, adescava le sue vittime per “sottrarle” alla loro miseria.

L’articolo del JCACA continua: “Le ragazze, per lo più dai 13 ai 16 anni, facevano le valigie, salutavano le loro famiglie e salivano a bordo delle navi dirette in Argentina, credendo di essere in viaggio verso un futuro migliore. Tuttavia, imparavano presto l’amara verità. Il loro periodo di addestramento come schiave sessuali, che iniziava sulla nave, era crudele e brutale. Le giovani vergini venivano “spezzate dentro,” violentate, picchiate, affamate e rinchiuse in gabbie.”

L’organizzazione dello  Zwi Migdal aveva raggiunto l’apice negli anni ‘20, quando circa 430 ‘rufianos’ (protettori) controllavano 2.000 bordelli, con migliaia di donne e ragazze ebree nella sola Argentina. “I più grandi bordelli di Buenos Aires ospitavano da 60 a 80 schiave del sesso. C’erano bordelli in tutta l’Argentina, ma la maggior parte si trovava nella capitale, nel quartiere ebraico, in Junin Street.

Apparentemente, “le prostitute che non riuscivano a soddisfare i propri clienti venivano picchiate, multate o mandate a lavorare nei bordelli di provincia. Ogni transazione commerciale veniva registrata. I rufianos tenevano un ‘mercato della carne,’ in cui le ragazze appena arrivate venivano fatte sfilare nude davanti ai compratori in luoghi come l’Hotel Palestina o il Cafe Parisienne.

Ci si potrebbe chiedere come tutto ciò si adattasse alla tradizione giudaica e alla legge talmudica. “In un bordello“, riferisce l’articolo del JCACA, “la maîtresse, una donna ebrea osservante, non avrebbe lasciato che le sue ragazze lavorassero il venerdì, ma le istruiva lei stessa sull’arte di fare l’amore.”

Molti commentatori dell’affare Epstein sono rimasti stupiti dall’incapacità delle forze dell’ordine, del sistema legale e delle agenzie federali americane di dare soddisfazione alle vittime di Epstein e di assicurarlo alla giustizia.

Ancora una volta, questa non è una novità. Il JCACA, riguardo all’attività criminale di Zwi Migdal riporta: “Queste attività erano proseguite indisturbate perché [le case di tolleranza] erano frequentate da funzionari governativi, giudici e giornalisti. Funzionari municipali, politici e ufficiali di polizia prendevano la mazzetta. I magnaccia avevano connessioni potenti ovunque.

La comunità ebraica non era corsa a salvare le proprie figlie maltrattate. “Le prostitute, che erano per lo più analfabete, indigenti e disprezzate dalla comunità ebraica tradizionale, si erano unite per formare la loro società di mutuo soccorso.” Tuttavia, ma raramente, qualche attivista ebreo prendeva le difese delle donne e delle ragazze sfruttate. “Una sera, Nahum Sorkin, un noto attivista sionista, si era fermato fuori dal teatro e aveva fisicamente impedito l’ingresso dei rufianos (protettori ebraici). Successivamente, questi erano stati banditi dalle sinagoghe e, alla fine, era stata impedita la loro sepoltura nel cimitero ebraico.”

Veniamo così a sapere che l’audacia dei rufianos aveva, alla fine, portato alla loro scomparsa. “Era successo quando si erano rifiutati di rinunciare ai guadagni derivanti dal lavoro di una donna, Rachel Lieberman di Lódž, Polonia. Lei, come tante altre, era stata indotta a recarsi a Buenos Aires per rispondere ad un annuncio matrimoniale, ma era stata portata in Jonin Street dove era stata costretta a prostituirsi.”

Dopo cinque anni aveva risparmiato abbastanza soldi per entrare nel settore dell’arredamento d’antiquariato, in modo da sostenere se stessa e i propri figli, ma i rufianos glielo avevano impedito. Non volevano che fosse un esempio per tutte le loro schiave. Ma quella donna non si era fatta piegare.

Come nel caso di Virginia Giuffre, bisognava che si facesse avanti una coraggiosa Rachel.

Disperata, Rachel Lieberman “aveva contattato il sovrintendente Julio Elsogray. Aveva sentito il suo nome menzionato per strada come quello un uomo che non si sarebbe fatto corrompere dallo  Zwi Migdal e che, in realtà, stava cercando il modo per distruggere l’organizzazione. Un giorno si era recata di nascosto nel suo ufficio e aveva fornito un resoconto dettagliato delle connessioni tra i vari protettori responsabili della gestione dell’organizzazione.”

La sua testimonianza aveva portato ad un’indagine approfondita. I risultati avevano attirato l’interesse del dottor Rodriguez Ocampo, un giudice che, come Elsogray, non avrebbe accettato tangenti dallo Zwi Migdal.

Il lungo processo si era concluso nel settembre 1930 con 108 condanne. “L’esistenza stessa dell’organizzazione Zwi Migdal minaccia direttamente la nostra società,” aveva scritto il giudice nel suo verdetto, condannando gli imputati a lunghe pene detentive.

Come con Epstein e i suoi amici mafiosi, le cose erano cambiate in fretta, non a favore della giustizia e di certo non sulla base di principi etici. I mafiosi dello Zwi Migdal erano ben ammanigliati a politici, giudici e pubblici ministeri, almeno tanto quanto Epstein. “Mentre erano in prigione, i magnaccia avevano fatto qualche telefonata e, nel gennaio del 1931, si erano appellati contro la loro sentenza e gli alti funzionari del Ministero della Giustizia avevano lasciato in prigione solo tre dei condannati, liberando tutti gli altri.”

Come nel caso di Julie Brown del Miami Herald e molti di noi dei media alternativi che non abbiamo permesso che i crimini dello schifoso Epstein e della sua corte di pedofili venissero nascosti sotto il tappeto, anche gli organi di stampa argentini degli anni ’30 non avevano accettato di chiudere un occhio sull’impunità del sindacato ebraico.

Quando i media aveva riferito del rilascio dal carcere dei mafiosi dello Zwi Migdal, “il pubblico era inorridito e aveva fatto pressioni sulle autorità affinché annullassero la decisione del rilascio. Successivamente, centinaia di magnaccia erano stati deportati in Uruguay. Nel corso degli anni erano lentamente ritornati, uno alla volta, ma l’epoca dei grossi bordelli era finita.

L’articolo dello JCACA riassume la saga dello Zwi Migdal affermando che il sindacato criminale ebraico era “un’organizzazione che commerciava in donne, mentre i suoi membri portavano i tefillin [filatteri] e si costruivano la propria sinagoga.” Immagino che si possa dire lo stesso del cerchio magico di Epstein.

Potrebbero non essere religiosi, potrebbero non portare i tefillin ma sono sionisti ebrei autodichiarati, che fanno donazioni ad Israele e sostengono verbalmente la politica criminale di Israele.

Il pezzo dello JCACA afferma che la “storia dello Zwi Migdal è una vergogna per tutti gli Ebrei decenti. C’erano di mezzo un sacco di soldi, politici corrotti, sesso violento, commercio internazionale di donne, brutalità, stupri e imbrogli, il tutto leggermente speziato con yiddishkeit [ebraicità] e tradizioni timorate di Dio. Tra quelle tradizioni, secondo le credenze ebraiche espresse nella Torah, c’è quella è che è perfettamente lecito avere schiavi, fintanto che non sono ebrei. Eppure lo Zwi Migdal aveva anche schiavizzato ragazze ebree e molte di quelle che gestivano i bordelli erano donne ebree.”

Mi ritrovo ad ammettere che, a parte Benjamin Netanyahu, che ha denunciato Ehud Barak per i suoi legami con Epstein per opportunistici motivi politici, devo ancora vedere anche una sola organizzazione ebraica esprimere indignazione nei confronti di Epstein e della sua operazione di sfruttamento della prostituzione. Al contrario, l’avvocato di Epstein, Alan Dershowitz, ha annunciato di essere, in realtà, lui stesso una vittima del movimento #metoo. Ogni tanto insiste anche sul fatto che gli Ebrei non dovrebbero mai scusarsi per l’uso della forza. La Maxwell è stata zitta. Wexner deve ancora scusarsi. Come Dershowitz, [Wexner] ha scelto la parte della vittima annunciando che Epstein “si era indebitamente appropriato” di un po’ di shekels appartenenti alla sua famiglia e si rammarica di essersi associato ad uno sfruttatore della prostituzione. Il JVP [Jewish Voice for Peace], che si preoccupa così tanto dei Palestinesi, deve essere solo un po’ meno infastidito dal dramma di Virginia Giuffre. Mi chiedo, è il fatto che lo Zwi Migdal avesse abusato di donne e ragazze ebree ad aver provocato il disagio ebraico? Almeno per il momento, sembra che gli Ebrei non possiedano i mezzi culturali o psicologici per riflettere a fondo su Epstein e sui suoi complici. L’unica domanda che ci rimane è se l’FBI avrà i cojones per fare il proprio lavoro.

Gilad Atzmon

Fonte: unz.com
Link: https://www.unz.com/gatzmon/jeffrey-zwi-epstein-migdal/
29.08.2019
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Pubblicato da Markus

Un biologo, appassionato di montagna e di fotografia, che cerca, come può, di combattere contro i mulini a vento.