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We Don’t Need No Education

DI EMANUELA LORENZI

comedonchisciotte.org

L’ultimo neurone (assalto epigenetico)

Il nostro Zeitgeist è dominato dalla perdita dei contorni. C’è una miopia che annebbia e liquefa i perimetri di tutte le cose che si guardano (senza vederle), che si sentono (senza ascoltarle), che si fanno (senza agirle) e che si comprendono (nella morfosintassi ma non nella semantica, figuriamoci la pragmatica, e si torna sempre all’analfabetismo funzionale di De Mauro). La nebulizzazione è voluta dai nuovi ordini (uno e trino, visto che sono quelle due o tre massonerie, progressiste e non, che giocano a dadi col mondo) e perseguito in modo scientifico, sia attraverso la via biochimica (dall’intossicazione cronica causata dai metalli pesanti, passando per modifiche genetiche con OGM, pesticidi, coloranti, lucidanti, conservanti in grado di slatentizzare malattie infiammatorie croniche neurodegenerative ed autoimmuni, nanoparticelle non biocompatibili ma biopersistenti, interferenti neuroendocrini e neurotossine, batteri, virus e retrovirus, sostanze amabilmente ingerite e spalmate e respirate e bevute e inoculate come ammesso da quel “pozzo di corruzione” – CDC edifice of fraud, RFK jr – che sono i CDC di Atlanta e infine spruzzateci in testa come confermato dalla stessa Nasa giusto per essere certi che ci penetrino davvero) che elettromagnetica[1]. Queste sostanze non stanno solo creando un nuovo paradigma epidemiologico. Stanno modificando l’uomo, non solo nel corpo, ma nel pensiero. L’uomo nuovo. Ben oltre ciò che l’Huxley saggista denunciava nel suo Brave new world rivisited del 58 con la persuasione subliminale.

La capacità stessa di elaborare pensiero e di fruire di quello altrui è già compromessa.

Dare uno smartphone a ciascuno è stata la strategia finale dell’esperimento psicosociale per atomizzare ulteriormente queste soggettività già poco o mal pensanti trasformandole in gregge, da manipolare con sempre minor sforzo, di generazione in generazione (fintanto che ftalati e radiazioni citotossiche consentiranno ancora di ‘generare’ qualcosa) da parte delle oligarchie planetarie.

Fra le vie utilizzate dal globalismo imperante per obnubilare le ultime sinapsi fra gli ultimi neuroni non ancora demielinizzati dal mercurio e creare utili (o inutili, a seconda del punto di vista) idioti anelanti al pensiero unico, schiavi in perenne ricerca delle proprie catene con le quali si fanno selfie e amuleti da ‘condividere’ in senso zuckerberghiano (sulla piattaforma del nulla, contenitore che si invagina cosmicamente ad invadere di sé anche il contenuto, cioè nullificandolo), il colpo di grazia, o meglio la via “maestra” (ironico ossimoro), è quello della (non)educazione.

 La scuola non educa

La scuola, quella tradizionale, è semplicemente un colossale impianto industriale per mezzo del quale si distribuiscono, a chi vuole e a chi non vuole, dosi massicce di anestetico intellettuale, culturale, politico e morale. Il suo prodotto  finito è quel cittadino-modello desolante, amorfo e malleabile che è disperatamente incapace di critica, di ribellione e di autoaffermazione.

Marcello Bernardi, da Educazione e Libertà (sulla figura di Bernardi e la sua antipedagogia leggete qui )

La scuola pubblica è vittima di un annoso e sistematico smantellamento di cui siamo tutti testimoni e i cui artefici hanno fini molto diversi dai nostri, che sono (o dovrebbero essere) quelli di crescere pensatori, comunicatori, ricercatori interessati al mondo e in grado di affrontarne la complessità e al contempo la minaccia perenne di un bi-pensiero orwelliano.

 Mal-educazione

Da quando si strappano i bambini alle famiglie e ai cortili per metterli per 8 ore al giorno (una giornata lavorativa) dentro edifici che sembrano caserme e il cui denominatore comune scelto è la cosa che meno hanno in comune cioè l’età, il tempo è uno per tutti e scandito da anonime campanelle, gli educandi sono teste vuote da riempire nello stesso modo degli stessi contenuti monodirezionali basati su curricula standardizzati i cui obiettivi sono misurabili e quantificabili in voti che definiscono la qualità di individui (laddove ogni individuo è invece unico e irripetibile), mirano a creare competizione e non cooperazione (educazione alla guerra anziché alla pace, violenza emotiva e individualismo), senza alcun riguardo per le emozioni, e chi non si uniforma viene etichettato e magari medicalizzato a forza[2]?

Nell’illuminante documentario del 2012 La Educación Prohibida (oltre 90 interviste a educatori, studiosi, autori, madri e padri attraverso 8 paesi e 45 esperienze educative non convenzionali), dove si parla del paradigma frammentario e immobile dell’educazione attuale, più simile a un parcheggio custodito o a un carcere dove avviene un addestramento che a un luogo di formazione e crescita, il professore cileno Rafael González Heck ricorda che l’attuale modello scolastico, quello di una educazione pubblica, gratuita e obbligatoria, è preso in prestito da quello prussiano, molto lontano dalla educazione classica di Atene, dove le accademie di Platone erano forum aperti e spazi di riflessione, conversazione e libera sperimentazione mentre l’istruzione obbligatoria era roba da schiavi, e più vicino al modello spartano dove l’educazione era simile ad un addestramento militare che eliminava chi non raggiungeva i livelli stabiliti e si basava su lezioni obbligatorie e punizioni forti per “modulare” il comportamento attraverso il dolore. I monarchi prussiani del dispotismo illuminato della fine del XVIII secolo, per evitare rivoluzioni come quella francese e mantenere il regime assolutista, introdussero quel concetto di educazione improntato a una forte suddivisione in classi e al contempo all’eredità spartana di disciplina e obbedienza sotto il miraggio dell’uguaglianza illuminista per preparare il popolo ad essere docile, obbediente e pronto alle guerre: un popolo di sudditi più che di cittadini. Questo sistema si diffuse rapidamente in tutto il mondo sotto il bandiera dell’uguaglianza che celava la perpetuazione di modelli elitari e non egualitari. Napoleone stesso dichiarò di voler formare un corpo docente per tenere sotto controllo l’opinione dei francesi. E questo è ciò che opera dietro e dentro la scuola di oggi, nata in un mondo positivista retto da un’economia industriale il cui obiettivo è maggiori risultati col minimo sforzo applicando leggi scientifiche e regole generali. La scuola era la risposta ideale alle necessità dei lavoratori e gli stessi imprenditori industriali del XIX secolo, Andrew Carnegie, JP Morgan, John Rockfeller, Henry Ford, finanziarono la scolarizzazione obbligatoria attraverso proprie fondazioni.

We don’t need no thought control

Il modello di produzione industriale con catena di montaggio era perfetto per la scuola: l’educazione di un bambino come la fabbricazione di un prodotto, attraverso passaggi determinati in ordine prestabilito, separando i bambini per età in diversi gradi scolastici ciascuno focalizzato su specifici contenuti che devono assicurare il risultato desiderato. Contenuti e curricula standardizzati elaborati non da insegnanti, bensì da amministrativi, da gente che non fa lezione e un processo in cui ogni persona ha in carico solo una parte, senza conoscere il meccanismo nella sua totalità né le persone in profondità (un docente per anno, per materia, ogni 30-40 alunni, che parla a un gruppo senza curarsi del singolo: come possono 30 bambini volere la stessa cosa nello stesso momento?). Puro meccanicismo. Catena di montaggio taylorista applicata nei paesi occidentali all’industria, alla scuola e agli eserciti (scuola caserma, scuola fabbrica) dove disumanizzare gli individui che diventano numeri ed esercitare il controllo sociale.

Qualunque educazione che non si preoccupi dell’essere umano come individuo dovrebbe essere proibita. Rafael Gonzalez Heck

La scuola prussiana è ancora la nostra scuola: i test standardizzati, la suddivisione per età, le lezioni obbligatorie, i programmi svincolati dalla realtà, il sistema di valutazione, le pressioni su maestri e bambini, il sistema di premi e castighi, gli orari inflessibili, la chiusura e l’isolamento dalla comunità,  la struttura verticalista. Questa non è educazione. La scuola è come una vecchia mappa della sapienza, mentre l’educazione è il territorio in cui accade tutto l’apprendimento.

 HOW DO YOU HUG A CHILD LIKE THIS?

Buona educazione: tirare fuori o mettere dentro?

Il nostro problema nel comprendere la scolarizzazione obbligatoria deriva da un atto inopportuno: il fatto che un danno compiuto in una prospettiva umana è in realtà un bene in una prospettiva di sistema[3].

John Taylor Gatto The Underground History of American Education (2001)

In che cosa consiste la buona educazione?

Ciascuno è unico e irripetibile e compito della buona scuola dovrebbe essere la (buona) educazione di ciascuno. L’equazione educare=istruire è l’equivoco (voluto) che caratterizza il nostro paradigma scolastico.

Educare significa ex-ducere, “tirare fuori” da ciascuno ciò che è nascosto e di cui ciascuno è ricco.

Istruire significa in-struere, “portare dentro” materiali (nozioni, contenuti) in un contenitore (non già ricco ma vuoto, da riempire)

Il bambino ha un innato desiderio di apprendimento, un luce perenne nello sguardo che la scuola il più delle volte riesce a spegnere, privandolo della umana empatia e dell’amore di cui ha bisogno (Come abbracciare un bambino così? – Trevor Eissler, How do you hug a child like this?) e negandogli così il suo daimon[4].

Buona educazione: buona scuola?

Figli della libertà, documentario recentemente proiettato in varie sale italiane, è il seguito di Unlearning e propone il percorso di Gaia e dei suoi genitori attraverso le varie sfaccettature dell’homeschooling, passando per Summerhill e per le parole di Silvano Agosti, Arno Stern e molti altri pensatori della pedagogia libertaria. Imparare a disimparare per tornare all’essenza dell’apprendimento non è un tema nuovo e il documentario si propone come delle tante visioni possibili ( “La verità è uno specchio caduto dalle mani di Dio e andato in frantumi. Ognuno ne raccoglie un frammento e sostiene che lì è racchiusa tutta la verità”, scrisse l’antico poeta persiano sufi Jalāl al-Dīn Rūmī) e come tutti i frammenti significativi del nostro esperire si conclude con una ulteriore domanda:

Chi cresce libero, morirà schiavo come noi?

Les élites non vogliono il pensiero divergente[5]. Non vogliono pensiero critico. Non vogliono pensiero.

È possibile cambiare i paradigmi di un’educazione che deteriora il pensiero? È possibile lottare contro la cattiva scuola dall’interno? È possibile essere antisistema intrasistema? È possibile lottare per la scuola dentro la scuola stessa senza regalarla al sistema stesso, senza rinunciarvi per creare la propria isola, più o meno idilliaca, dalla quale prima o poi Odisseo dovrà partire?

Un’altra scuola è possibile? Una scuola che non spenga la luce negli occhi dei bambini? Io credo di sì.

Guardando il film sull’avventura della famiglia Basadonne, pur condividendo il punto di partenza, cioè una scuola che non educa ma spesso reprime per uni-formare (dare una forma, una struttura comune, unica, al prodotto finale), ho sentito da un lato un fastidio, minuscolo, come un sassolino nella scarpa, per una scelta a suo modo elitista, non solo perché non tutti possono permettersi l’homeschooling, ma per il rischioso portato di auto-esclusione dal mondo creando la propria “scuolina” rinunciando di fatto al mondo (un dubbio questo sollevato proprio nel film). Tuttavia vi è un motivo più pratico in quel sassolino, ed è la tristezza che mi pervade ogni volta nel constatare, da un lato, il depauperamento della scuola pubblica proprio nel paese che ha esportato e poi scordato la Montessori, dall’altro, quanto poco sia noto che la scuola buona che coltiva la libertà esiste già da oltre un secolo (e senza bisogno di andare in Finlandia [6]) nella teoria ma soprattutto nella pratica geniale di una donna medico, scienziata, filosofa e pedagogista il cui approccio era talmente rivoluzionario da doverne rimuovere ogni traccia e da far paura alle élites. I materiali che ho visto nel film sono materiali montessoriani, come lo è la luce viva negli occhi dei bambini e lo sono i principi soggiacenti alla scelta “libertaria”. Tuttavia libertà per Maria Montessori non significa caos, ma l’esatto contrario: kosmos.

 LA SCUOLA CHE NON SPEGNE LA LUCE NEGLI OCCHI DEI BAMBINI.

Il bambino-maestro, padre dell’umanità

Non seguite me seguite il bambino. Maria Montessori

Il maestro è il bambino [7]. Questo è il denominatore comune di tanti sguardi educativi da Waldorf a Munari al closlieu di Arno Stern, dall’educazione libertaria di Marcello Bernardi alla Scuola di Barbiana… tutti tesi a liberare il bambino ma soprattutto agli antipodi della macchina omologante che è la scuola nella testa di troppi maestri e persino genitori, una scuola nozionistica e piena di muri (“troppo piccolo per” o “troppo grande per”) anziché di finestre, che sembra dover sedare le domande della mente assorbente ma soprattutto inquirente, la quale invece si nutre di educazione cosmica fatta di cose piccole e al contempo di vastità.

La pedagogia montessoriana è un’educazione alla libertà con amore, una educazione che non spegne la luce negli occhi di bambini [8], dove il loro daimon non è frustrato per finire nel tritacarne di Another Brick in the Wall funzionale alla creazione di servi, e che tuttavia, proprio per queste sue potenzialità, pur essendo diffusa in tutto il mondo è ancora appannaggio di pochi nel paese della Dottoressa, come acutamente evidenziò Don Sturzo :

Mi sono domandato più volte perché, da quarantacinque anni a oggi, il Metodo Montessori non sia stato diffuso nelle scuole italiane. Allora come oggi debbo dare la stessa risposta: si tratta di un vizio organico del nostro insegnamento: manca la libertà; si vuole l’uniformità, quella imposta dai burocrati e sanzionata da politici. Ma forse c’è di più: diffidenza verso lo spirito di libertà e di autonomia della persona umana che è alla base del Metodo Montessori.”

Devo molto a un libro che consiglio ad ogni adulto, genitore o educatore in senso più ampio, che si intitola non a caso Libertà e amore di Elena Balsamo, etnopediatra e profonda conoscitrice del pensiero montessoriano (che nel suo disarmante libro rende così incredibilmente attuale, esaltandone i legami sia con il mondo orientale, dove la Dottoressa rimase a lungo, sia con le culture tradizionali con le quali condivideva l’arte del maternage del portage nonché con le più recenti scoperte neurofisiologiche), che comprende in sé quasi interamente gli altri sguardi di cui mi sono nutrita come genitore in cerca di risposte, dal Linguaggio Giraffa di Rosenberg (fondatore della Comunicazione Non Violenta)  alla psicologia umanistica rogersiana di Thomas Gordon, dal danese Jesper Juul a Mary Sheedy Kurchinka alle varie scuole “esperienziali” , “libertarie”, “scuole nel bosco” etc.

Come ebbe a scrivere Freud, “Se i bambini fossero allevati in tutto il mondo secondo i suoi principi, la maggior parte degli psicoanalisti non avrebbe più niente da fare” .

Libertà e disciplina. Aiutami a fare da solo!

I bambini amano apprendere, dalla mente assorbente fino alla nascita dell’adolescente (“neonato sociale”) attraverso i periodi sensitivi che sono delle “delicate costruzioni psichiche”, “chiamate”, “fari che illuminano”, diceva la Montessori, “finestre aperte sul cervello” dicono oggi i neuroscienziati (finestre nelle quali l’apprendimento avviene senza sforzo). Lo sviluppo umano non avviene in modo lineare ma “è una successione di nascite, in un certo periodo della vita, un’individualità psichica cessa e ne nasce un’altra”[9] e se tutti i bambini presentano gli stessi periodi sensitivi non è obbligatoriamente alla stessa età né con la stessa intensità. L’interesse nasce sempre dall’attraversamento di un periodo sensitivo (se un bambino a 4-5 anni mostra interesse per lettere e numeri significa che è pronto per le lettere smerigliate ed è bene assecondarlo e non rinviare ai 6 anni perché “troppo piccolo”), di qui il principio guida dell’adulto: l’osservazione, “andare dietro al bambino”, di qui anche l’umiltà del passo indietro del maestro, dell’adulto come osservatore, come custode del bosco che cresce da sé, come mentore e non sostituto, “Il più grande segno di successo dell’insegnante è poter dire: ” I bambini stanno lavorando come se io non esistessi”.

I bambini amano apprendere in modo indipendente e la scuola Montessori è la scuola che prepara all’indipendenza attraverso l’esercizio della volontà, basata a sua volta sulla libertà di scelta, in un ambiente adeguato e “rivelatore”, cioè accogliente e ordinato (il “cosmo” è ordine, ordine fuori equivale a ordine dentro, la mente del bambino classifica per fare ordine), nel rispetto dello sviluppo secondo natura, facendo uso di materiali sensoriali che sono “astrazioni materializzate” (geniali opere d’arte scientifiche che contengono in sé l’autocorrezione), dove il corpo è libero di apprendere attraverso il movimento (in alcune scuole americane sono stati introdotti dei banchi a pedali , una modalità un po’ miope e grossolana di riscoprire l’importanza dell’attività nella costruzione stessa della personalità):

Il movimento è fattore essenziale per la costruzione dell’intelligenza [..] Le idee più astratte, come quelle dello spazio e del tempo, sono concepite attraverso il movimento. Questo è dunque il fattore che lega lo spirito al mondo[10]

e dove la mano è organo psichico, organo dell’intelligenza (che, secondo Raniero Regni ne “Il bambino padre dell’uomo“, dipende dallo sviluppo della psiche ma la psiche dipende anche dall’uso della mano“): come dice Maria Montessori, “La mia esperienza mi ha dimostrato che se, per condizioni particolari di ambiente, il bambino non può far uso della mano, il suo carattere rimane a un livello molto basso, resta incapace di ubbidienza, di iniziativa, pigro e triste; mentre il bambino che ha potuto lavorare con le proprie mani rivela uno sviluppo spiccato e forza di carattere[11]. Questa intuizione è in linea con le più recenti scoperte scientifiche sull’importanza della scrittura manuale per l’attivazione di determinate aree del cervello e in particolare del corsivo, la cui perdita potrebbe essere alla base di molti disturbi dell’apprendimento ( “Scrivere in corsivo vuol dire tradurre il pensiero in parole, scrivere in stampatello vuol dire invece sezionarlo in lettere, spezzettarlo, negare il tempo e il respiro della frase. E il corsivo così come lega le lettere lega i pensieri[12]).

Non è “la scuola che contorce il corpo, quella che indebolisce l’anima” la scuola dove “i bambini sono obbligati in massa ad un lavoro forzato di molti anni, ove il corpo sarà sottoposto alla tortura[13], luogo spoglio e grigio con le tende per lo più abbassate affinché l’attenzione immobile del bambino sia condotta sul maestro.

La scuola montessoriana è basata sulla libera scelta all’interno di un ambiente preparato, dove il bambino sceglie l’attività da svolgere. La libera scelta, accende nei bambini (e non solo) la lampadina dell’interesse aprendo “le porte di un mondo incantato che continuerà ad affascinarli per il resto della loro esistenza”[14]

I bambini che oggi molti si precipitano a definire iperattivi o ipercinetici o difficili esistevano anche ai tempi della Montessori che già si esprimeva così contro questa patologizzazione del bambino : “I bambini sono tutti feriti, psicologicamente parlando...” parlando dei turbolenti ma anche dei timidi o ansiosi “Tutte queste deviazioni non sono malattie ma il risultato di repressioni[15]

ll bambino che si concentra è immensamente felice

Tutte le energie umane dovrebbero andare lungo il cammino verso il quale l’interesse dell’anima conduce

Questa l’intuizione di Maria Montessori: l’interesse come spinta per l’apprendimento, cui devono essere attratti con dolcezza.

Questi bambini hanno libertà di scelta tutto il giorno. La vita è basata sulla scelta, perciò essi imparano a prendere le loro decisioni. Devono decidere e scegliere per se stessi tutto il tempo e quindi essi sviluppano queste qualità[16]

Ed ecco che l’interesse porta al lavoro come meditazione, in quel processo che abbiamo tutti visto nei bambini ma anche in noi stessi e che la Balsamo ben definisce il ciclo interesse-lavoro-concentrazione-meditazione-trasformazione. L’interesse è una forza magnetica che porta alla completa concentrazione e di qui ad una dimensione meditativa (“Si direbbe che i bambini fanno esercizi di vita spirituale[ 17]) lo vediamo nei bambini che “lavorano in modo quasi ossessivo con un materiale ripetendo l’esercizio un’infinità di volte, finché non hanno acquisito una determinata abilità”, sottolinea la Balsamo, solo a quel punto cambiano attività. “Un lavoro interessante, scelto liberamente, che abbia virtù di concentrare, anziché di stancare, aumenta le energie e le capacità mentali e dà padronanza di se stessi“, è il nutrimento dello spirito, il quale “riposa” non nell’assenza o riduzione di lavoro bensì “con l’attività spontanea, in condizioni molto favorevoli e in regime di libertà[18]. Un ciclo che viene spezzato sia all’inizio dove è l’adulto che sceglie per il bambino (come vestirlo, nutrirlo, cosa fargli fare, colorare etc) che in seguito intervenendo mentre è concentrato (dai fammi vedere, cosa stai facendo?) spesso sostituendosi al bambino anziché aiutarlo a fare da solo. “Mai interferire quando un bambino sta lavorando da solo” .

Hillman ne “Il codice dell’anima scrive “E quando un bambino sta seduto per terra tutto sporco e bagnato con tre bambole in braccio, oppure, in giardino, corre come un forsennato dentro e fuori dai cespugli, è intento al suo lavoro tanto quanto lo siamo noi. ..Il gioco è il lavoro dei bambini. Prendere in braccio il piccolo lavoratore toglierlo dal bagnato, chiamarlo in casa perché si vesta prima che abbia finito quello che stava facendo, è un’illecita interruzione. Ci vuole rispetto. Per favore, bussate prima di entrare.”

Attenzione a non confondere libertà con anarchia e disciplina con obbedienza a ciò che viene imposto dall’esterno. Come ricorda Osho, tutte le vere discipline sono autodiscipline, sono obbedienza alla propria voce interiore, obbedienza che rende liberi. “Libertà e disciplina sono due facce della stessa medaglia perché la libertà porta alla disciplina[19], poiché obbedienza non equivale a sottomissione (“ob -audire” vuol dire “andare verso ciò che si sente” [20]) perciò l’unica vera obbedienza è quella nei confronti di se stessi. Questa autodisciplina portata dalla libertà è ciò che caratterizza le Case dei Bambini montessoriane come luoghi di sorprendente calma (“Nessuno l’aveva provocata, anzi mai nessuno avrebbe potuto ottenerle dall’esterno” [21]) e laboriosità, dove i bambini cooperano in un clima di pacata tranquillità “come piccoli monaci in un convento” [22].

Cooperazione e armoniosa disciplina come conseguenza di una vita libera.

Diamo il mondo al bambino

Dall’ecologismo ante-litteram contenuto nell’idea di orto-giardino e di cura degli altri esseri viventi e dell’alimentazione [23],  all’educazione alla pace e alla mondialità sino alla formulazione della geniale proposta dell’Erdkinder, il progetto di Laren, dei figli della Terra (la scuola-villaggio per adolescenti su cui si sono create le schools-farm americane o le écoles-ferme francesi), le intuizioni di Maria Montessori coltivano il rispetto e la cooperazione a partire da una visione olistica che è contenuta nella sua educazione cosmica:

Non restringete la natura del bambino, dategli tutto. Non date cose piccole e materiali…L’anima del bambino si nutre di grandezza[24]Ciò che prende deve essere interessante, deve affascinarlo: bisogna offrirgli cose grandiose: per cominciare offriamogli il Mondo[25]

Questa visione di grandezza e verità (che significa ad esempio dare arte vera ai bambini) e di interdipendenza è il nucleo dell’educazione cosmica, che si traduce in una ecologia attiva, nell’essere attivamente parte del cosmo, in cui l’uomo è immerso armoniosamente in modo profondo e misterioso, è il kosmos dei greci l’interrelazione fra tutto ciò che esiste:

L’uomo di oggi – scriveva Maria Montessori circa settant’anni fa – è il cittadino della grande nazione dell’umanità. Egli è il nuovo cittadino del nuovo mondo. il cittadino dell’universo[26]

E per chi avesse da obiettare che l’approccio Montessori è inadatto ai “nativi digitali”, oltre a sottolineare ancora una volta quanto l’uso di tablet e smartphone possa rivelarsi nocivo per i bambini non solo dal punto di vista biologico, ma anche cognitivo e soprattutto emotivo (basti ricordare che i guru della Silicon Valley vietano ipad e smartphone ai figli..), oltre a quanto sopra detto sulla importanza della scrittura manuale per lo sviluppo neuronale, ecco un interessante articolo del pedagogista Daniele Novara che cita recenti ricerche a conferma che la scuola Montessori batte quella digitale [27]

Montessori scuola pubblica

Credo che ciascuno possa fare la differenza, che sia nostro dovere di cittadini e genitori essere cittadini e genitori consapevoli, smettendo di affidare le nostre vite ad altri (che si tratti di salute, di alimentazione, di ecologia, di educazione). Come ho ribadito altrove, chi non crede ai complotti ne fa parte in primis perché annebbiato (verosimilmente dal mercurio o dalle nanoparticelle o del cibo modificato in base al nuovo Codex Alimentarius, al TTIP o a tutti i trattati fatti all’oscuro della popolazione) e aprire gli occhi fa sembrare pazzi, i mulini a vento sono enormi e il camouflage attuale più sofisticato. Remare sempre contro, restar desti, è faticoso, sfiancante.

Tuttavia i nostri figli (parlo di genitorialità diffusa, in questo senso siamo tutti genitori di tutti i bambini, che sono il futuro di tutti) meritano questo ed altro. Non basta lottare contro Big Pharma, Big Food e Big Medicine se poi si danno in pasto i bambini di oggi, gli adulti di domani, a Big Thought, a un imprinting che forma ologrammi eterodiretti e militanti che influiranno a loro volta sulle generazioni future. Le prime agenzie educative siamo noi, ciascuno di noi, con la nostra consapevolezza ed il desiderio di condividere e cooperare, ciascuno come può, per decifrare la complessità e creare adesso uno Zeitgeist migliore, che onori il bimbo (microcosmo) come un tempio e il mondo (macrocosmo) come suo tempio più grande (nonché l’unico di cui, per ora, disponiamo).

Gettiamo allora i sassi nello stagno liquefatto della postmodernità, verso cerchi sempre più vistosi che partono dal centro e da dentro, siamo l’arco delle nostre frecce vive che pure non sono nostre (Gibran) e di cui noi genitori siamo i custodi più che i costruttori, siamo i “rianimatori” che usano l’ars maieutica dell’educazione per “chiamare con vigore per svegliare l’anima” del bambino [28] aiutandolo ad essere chi è già in potenza e a scrivere la vita da una pagina che non è bianca. Siamo gli artisti che svelano al mondo l’opera d’arte che è il bambino, ogni bambino!

 

Emanuela Lorenzi

Fonte: www.comedonchisciotte.org

11.05.2017

NOTE

[1] Le radiazioni citotossiche a bassa frequenza del wifi diffuso nelle scuole sono potenti cancerogeni e teratogeni, aumentano la pervietà della barriera emato-encefalica permettendo il passaggio ed accumulo nel sistema nervoso centrale di mercurio, organoclorine ed altri agenti tossici, ed espongono i gameti in formazione dei bambini a danni genetici trasmissibili alle generazioni successive, con effetti deleteri sulla riproduttività (sia nei follicoli delle bambine irradiati che nella frammentazione del DNA spermatico) e sull’insorgenza di leucemie, motivo per il quale in molti paesi “sviluppati” (dagli USA alla Francia) si è tornati a cablare le reti nelle scuole e nelle strutture educative mentre in Italia vantiamo una assurda corsa in direzione opposta, nonostante qualche debole protesta

[2] I servizi sociali sequestrano bimbo dopo che i genitori rifiutano diagnosi di ADHD

[3] “Our problem in understanding forced schooling stems from an inconvenient fact: that what wrong it does from a human perspective is right from a systems perspective”

[4] J. Hillman , Il codice dell’anima “…tutti noi ci nutriamo del nostro nocciolo interiore. La vocazione è il primo nutrimento della nostra psiche.”

[5] “Il pensiero divergente non è sinonimo di creatività”, afferma Ken Robinson in questo video molto illuminante, CAMBIARE I PARADIGMI DELL’EDUCAZIONE. Pensiero divergente

[6] Where to invade next, documentario di Michael Moore del 2015, che illustra i motivi del successo della suola finlandese basata sull’autonomia e sulla gioia dell’apprendimento.

[7] Trailer del film documentario www.montessorimovie.org

[8] Montessori Madness, Trevor Eissler

[9] La mente del bambino, M. Montessori

[10] Il segreto dell’infanzia, M. Montessori

[11] La mente del bambino, M. Montessori

[12] http://www.nostrofiglio.it/bambino/bambino-6-14-anni/scuola-primaria/perche-secondo-la-scienza-e-importante-saper-scrivere-in-corsivo

[13] The child, society and the world, M.Montessori

[14] Libertà e amore, Elena Balsamo

[15] The child, society and the world, M.Montessori

[16] ibidem

[17] La mente del bambino, M. Montessori

[18] A. M. Maccheroni citata in Libertà e amore di E. Balsamo

[19] La mente del bambino, M. Montessori

[20] Libertà e amore, E.Balsamo

[21] Il segreto dell’infanzia, M. Montessori

[22] Libertà e amore, E.Balsamo

[23] Il che mi ricorda da un lato il coraggioso documentario di Jean-Paul Jaud I nostri figli di accuseranno, dall’altro che le biomense come diritto per tutti i bambini e la lotta all’attuale paradigma epidemiologico cui i bambini di oggi sedentari, tecnologizzati ed inurbati sono sottoposti sarebbero battaglia da lei condivisa oggigiorno, come lo furono nel 1909 le sue idee sull’alimentazione in senso medico, sociale e ambientale

[24] The child, society and the world, M. Montessori

[25] Dall’infanzia all’adolescenza, M. Montessori

[26] Libertà e amore, E. Balsamo

[27] https://www.uppa.it/educazione/montessori/la-scuola-montessori/ Daniele Novara

[28] La mente del bambino (Maria Montessori)

Pubblicato da Davide

  • Gianluca Freda

    Basta con queste stronzate! Tutto per fare pubblicità al metodo Montessori, una delle peggiori metodologie didattiche mai scaturite da mente umana (ma che fa tanto trendy tra la gente chic).

    • Truman

      Montessori mi sembrava adeguata per scuola elementare e l’articolo qui sopra mi sembra focalizzato più sulla scuola di base. Se vuoi dire che insegnare lettere in un liceo è qualcosa di abbastanza diverso non posso che concordare.
      Comunque ho apprezzato il riferimento a strumenti di distrazione di massa come gli smartphone e credo che creino problemi in tutte le scuole.

    • fastidioso

      Esistono statistiche che confermino quello che dici ?

      • Gianluca Freda

        Ribalto la domanda: esistono statistiche che dimostrino che dalle scuole Montessori siano mai usciti individui con una preparazione scolastica paragonabile a quella fornita dalle comuni scuole elementari statali?
        Lo chiedo perché la mia esperienza con gli ex “bambini Montessori” (arrivati da me ormai adolescenti) è del tutto negativa. Le uniche cose che la scuola Montessori sviluppa in modo impressionante sono l’egocentrismo e l’arroganza, le quali risultano ancor più fastidiose nel momento in cui risultano accompagnate ad una preparazione di base non dico pessima (in fondo si tratta pur sempre di rampolli di famiglie benestanti e solitamente di discreta cultura), ma sicuramente inferiore a quella di uno scolaro di media capacità formatosi nelle scuole di stato. Si tratta anche di allievi che si mostrano per lo più impreparati all’interazione “normale” con gli altri: non capisco davvero perché i genitori che li hanno spediti alla Montessori non continuino poi a tenerli in scuole private e li scaraventino invece a 11-12 anni nel mondo dei comuni mortali, alla cui ruvidità sono ovviamente impreparati. Ci sono passi dell’articolo sopra riportato che andrebbero commentati frase per frase, tanto sono ridicoli. “I bambini amano apprendere in modo indipendente e la scuola Montessori è la scuola che prepara all’indipendenza attraverso l’esercizio della volontà, basata a sua volta sulla libertà di scelta…”. Quando sento parlare di “indipendenza” e “libertà di scelta” applicate a bambini di 4-5 anni, metto sempre e doverosamente mano alla pistola.

        • Annalisa Rossi

          Lei purtroppo parla della sua esperienza in riferimento alle pochissime scuole Montessoriane private, quindi per ricchi, in Italia. Nel paese in cui vivo da un po’, la Svezia, ci sono moltissime scuole montessoriane ovunque, non a pagamento, ed anche quelle che non si denominano così usano a piene mani il metodo della Montessori. Al di là di cio’ trovo incredibile quel che lei scrive rispetto alla libertà di scelta. Io sono solo una persona che fa teatro professionale da 30 anni e puramente per passione e amore per il teatro come strumento per la crescita, da una decina di anni insegno anche ai bambini. La libertà di scelta presuppone un soggetto proponente, che non limiti la proposta educativa-culturale a quel che comunemente può ritenersi giusto o consono per un bambino anche piccolissimo. Cosa che è nella prassi della scuola pubblica, almeno nella maggioranza dei casi. Le garantisco che, per esempio, se faccio ascoltare un brano di Wagner ed uno qualunque pop a bambini di 4/5 anni e chiedo loro di scegliere, essi scelgono, non in maggioranza, ma tutti, il brano di Wagner. Se propongo la lettura del monologo di Amleto a bambini di 10/11 anni (cosa che una insegnante curriculare italiana mi disse essere, a suo avviso, inutile perdita di tempo perché troppo complicato) ovviamente stimolandoli a dire la loro in piena libertà, essi mi ripagano con un’ora e più di discussione avvincente e intelligente sulla modernità di Shakespeare. Sto parlando di esperienze vissute quando ero in Italia, con bimbi frequentanti scuole pubbliche. Essi si lamentavano, nei miei corsi, della mancanza di rispetto dei loro insegnanti, del fatto che venivano trattati come poveri stupidi, che non veniva mai chiesto loro di pensare, di criticare, di proporre, ma solo di ascoltare ed annuire. Ci sono eccezioni, insegnanti di scuola pubblica che si dannano per aiutare i ragazzi a crescere liberi, pur nei limiti di programmi scolastici scritti con i piedi. La maggioranza invece, mette mano alla pistola se solo qualcuno gli mostra che un’altra scuola è possibile…

          • Gianluca Freda

            Più in generale, penso che il metodo montessoriano, così come lei mirabilmente lo raffigura, sia uno dei tanti emblemi, forse neanche il più vistoso, dell’assoluta pazzia dell’epoca in cui viviamo. Nessuno ha più voglia di costruire case con fondamenta solide, mattone per mattone, capaci di resistere alla tempesta. Si parte direttamente dal tetto, lo si ammira con espressione soddisfatta e si rinvia ad altra data la fabbricazione di tutto ciò che dovrebbe starci sotto. Shakespeare, esattamente come la libertà, l’indipendenza e il tetto di una casa, una volta erano una conquista, il coronamento di un percorso che insegnava a comprendere appieno ciò che a poco a poco si andava costruendo. Oggi sono giocattoli di poco conto da dare in mano ai marmocchi perché possano giocarci, come dei Gormiti qualunque, e permettere ai genitori di vantarsi di averglieli comprati. E’ un circolo vizioso: Shakespeare, in mano ai mocciosi, perde ogni complessità letteraria; i mocciosi, con Shakespeare già nelle mani da far combattere contro Wolverine, perdono ogni desiderio di crescere e approfondire; gli adulti e gli insegnanti perdono sempre più rispetto verso una scuola che produce simili Shakespeare e simili studiosi di Shakespeare.
            Faccio anche umilmente notare che gli insegnanti d’italiano fanno leggere ai loro alunni brani tratti dall’Amleto, dall’Eneide, dall’Iliade, dall’Odissea, ecc. ecc. da quando esiste la scuola pubblica; la differenza rispetto agli insegnanti montessoriani è che lo fanno con meno arroganza, sapendo bene e spiegando bene ai bambini che ciò che stanno leggendo non è Shakespeare o Omero, ma un assaggio di ciò che potranno apprezzare pienamente soltanto con la maturazione e lo sviluppo del pensiero complesso. Ecco, se dovessi indicare le cifre distintive della scuola montessoriana, che fa il paio con l’abominevole scuola svedese, sarebbero queste: incapacità di avere pazienza, incapacità di avere umiltà, incapacità di essere profondi.

            (GF)

          • Annalisa Rossi

            Andiamo per ordine:
            – Io non sono insegnante montessoriana. Trovo interessante e meritevole di attenzione il loro metodo educativo; insegnavo, in Italia, in laboratori extra scolastici e per associazioni con un metodo che si avvicina a quello, in parte;
            – lei parla di Shakespeare come di una conquista: così “era una volta”… le faccio notare che io potrei essere sua madre, vedendo almeno dalla sua foto. Di che periodo sta parlando?:-) Anzi… di cosa esattamente sta parlando? Quando dico di offrire la possibilità di conoscere i grandi della letteratura e della cultura mi sembra evidente che non parlo di far fare a dei bambini un trattato critico sul teatro shakespeariano o altro che sia. Ma affermo, per mia esperienza personale, che ciò che si semina quando i bimbi sono piccoli tende sempre a germogliare più in là. Io mi avvicinai a Dante che ero una bimba di 11 anni. E’ ovvio che non ho compreso, allora, le sfumature letterarie del poema. Ma rimasi colpita dalla sua bellezza e musicalità al punto di leggerlo e rileggerlo in varie fasi della mia vita senza bisogno di obblighi scolastici; mio figlio, all’età di sette anni, portato al Museo Borghese di Roma mi disse pensieroso che dovevamo tornare più e più volte perché ogni sala meritava una giornata tanto erano belle le opere che contenevano. Forse che offrirgli in visione, rispondendo alle sue domande, opere di grandi artisti, era una cosa da non fare perché magari doveva solo guardare i manga (non so cosa siano i Gormiti, mi scusi)?
            – lei scrive a proposito della scuola svedese definendola abominevole. Poiché lei definisce come importanti le virtù dell’umiltà e della profondità, immagino che questo suo assoluto giudizio negativo nasca da conoscenze dirette che vanno ben oltre le mie che sono solo di un anno o poco più. In quali scuole svedesi ha potuto verificare tanto abominio culturale?
            – Per quanto riguarda il suo post scriptum: 1) io non sono entrata mai in scuole italiane con i miei corsi; lì si preferisce propinare ai bambini l’animazione teatrale, anche tramite l’insegnamento non professionale e superficiale di insegnanti che conoscono il teatro per sentito dire o perché “hanno letto” di teatro: cosa diversa da ciò che faccio io e da quel che è il teatro vero; 2) non sono un’attrice di teatro, lo sono stata; da più di 20 anni dirigo, insegno teatro, scrivo ed ho gestito un piccolo teatro; da quando vivo all’estero (due anni in UK ed un anno in Svezia) ho diretto e collaborato alla realizzazione di un lavoro teatrale ed un’opera lirica in UK ed uno spettacolo teatrale in Svezia in lingua inglese: posso insegnarle quel che vuole circa il teatro nonostante io stessa sia sempre pronta ad imparare da chi di teatro sa più di me (e sono tantissimi!). Sia meno presuntuoso, se può, visto che parla di umiltà; 3) purtroppo chiunque, anche lei, pensi, può salire su un palcoscenico e recitare Ofelia. Ne ho veduti a decine di insegnanti di scuola improvvisarsi attori, registi e insegnanti di teatro con orribili risultati. In Italia, ovviamente, il paese dell’improvvisazione, dove basta avere una laurea in lettere per sentirsi dei geni in ogni aspetto della cultura.
            Chiudo con un sorriso: vedendo la sua foto, così giovane, e leggendo il tono perentorio delle sue affermazioni, mi ricorda un po’ me da giovane. Ero così sicura che quel che facevo io era frutto di dure conquiste mentre gli altri… Si calmi e si guardi intorno. Potrebbe scoprire, come scoprii io, che non si finisce mai di imparare. In questo siamo tutti dei marmocchi. Sempre che si sappia di non sapere. Le auguro ogni bene, per lei e per le giovani vite che ha nelle mani.

  • MarioG

    Mi aspettavo un articolo sul degrado del livello scolastico rispetto al suo scopo primario: fornire strumenti intellettuali agli alunni.
    Poi quando ha cominciato a parlare della vera piaga del sistema scolastico, ovvero la sua “prussianita'”, ho capito subito la musica…

  • FabioEr0976

    Dal titolo pensavo di leggere critiche a quello schifo della “buona scuola” renziana o al modello invalsi ecc… ma non ce l’ho fatta a proseguire oltre le prime righe sul complotto per progettare l’uomo nouvo con scie chimiche , ogm e smartphone . Può essere che lo sartphone e gli ogm siano nocivi , ma collegare tutto , ogni singola cosa , al preciso progetto di un grande Architetto ( tra l’altro come si chiama ? perché lo fa ? prove ? ) ti fa cadere le palle e non ti fa nemmeno voglia di proseguire a leggere …

  • PietroGE

    La canzone continua : We don’t need no thought control

    L”education’ con questo tipo di scuola ve lo potete dimenticare, il ‘thought control’ invece
    ce l’avrete in ogni caso, che vi piaccia o no.

    • Lupis Tana

      scusi ma lei interviene su tutti gli argomenti?

      se ne intende di tutto?

      ogni tanto può anche NON commentare che ce la facciamo lo stesso… grazie.

      t l

      • PietroGE

        Come fan dei Pink Floyd non mi sembra di essere arrogante o invadente. Le mie due righe non riempiono certo lo spazio dei commenti, e cerco sempre di essere il più possibile sintetico. Forse sarebbe meglio se altri, che si limitano a leggere, intervenissero di più, specialmente nel forum. Dopotutto i commenti sono il sale di questi giornali online…certo i commenti sull’articolo proposto, non gli altri lettori. Quelli uno se li può anche risparmiare.

      • Rolmas

        Caro Lupis Tana, potevi risparmiarci questo intervento. Non avremmo sentito la sua mancanza….

  • Lucio Brovedan

    ” Les élites non vogliono il pensiero divergente ”
    Su questa affermazione, credo concordi chiunque, ammesso che sappia immaginare i benefici, per l’umanità, di tale pensiero.
    Che l’educazione (appunto nel senso di e-ducere), della Montessori e altri metodi, possa contribuire in questo senso, dovrebbe essere visto con estremo favore.
    L’articolo presenta argomenti, riflessioni e adeguati riferimenti per approfondire.
    Non si vede perchè stroncarlo, senza nemmeno entrare nel merito.
    Rifiutare idee che non collimano con quelle già nostre è solo una delle classiche tentazioni limitanti del pensiero convergente.
    Da parte mia ringrazio l’Autrice

  • il gobbo

    Voi eccelsi commentatori quà sotto potete avere ed è giusto le vostre idee sulla scuola,
    ma dovete convenire con me che c’è qualcosa di anomalo negli insegnamenti di oggi..
    Ma quello che più mi inquieta è quello che non insegnano e ci nascondono.

  • Rolmas

    I ragazzi delle scuole superiori sono impegnati molto più di otto ore al giorno. La maggior parte di essi frequenta dal lunedì al sabato ed è impegnata ogni pomeriggio nello studio, spesso anche la sera. Vacanze di Natale, Pasqua, ponti, 1° maggio, ed ogni altra festività sono costretti a studiare perché ci sono sempre verifiche programmate. La domenica idem. Tutto questo per cosa? Le famiglie non possono ricompattarsi un giorno alla settimana, i ragazzi non possono sviluppare le proprie passioni, non c’è spazio per il pensiero critico. I ragazzi devono conformarsi ad un modello unico globale in cui la verità è quella ufficiale. Non ci sono alternative possibili. La scuola, di fatto, è lo strumento di condizionamento più potente di cui dispone il sistema. E gli insegnanti sono complici, spesso inconsapevoli, ma non sempre.

  • fastidioso

    L’homescooling come panacea ?
    In questo tipo tipo di società ?
    Per poi riversare i “frutti” dove ?

  • enricodiba

    La scuola deve insegnare a lavorare, punto!
    Tutti i suoi sforzi devono servire per arrivare ad insegnare all’allievo delle competenze lavorative.
    La scuola italiana è un inutile stipendificio per professori, infatti è ultima su tutte le classifiche.

    • fastidioso

      calma trinchetto, una scuola del genere esite già in England…

      • enricodiba

        Esiste dappertutto, tranne che in italia.

        • fastidioso

          Allora guarda che su Comedonchisciotte c’è un articolo scritto da un suddito della regina (senza affidarti al parere di altri – ad esempio il sottoscritto – ) che ammette che oltre ad essere quasi incapaci, sono anche “mosci”, privi di intraprendenza…a qualsiasi livello, dai manager alle commesse .

          • enricodiba

            Ma infatti è l’uk che sta a pezzi economicamente,mica l’italia…
            Mica è l’italia che non cresce da 20 anni ed ultima in tutte le statistiche mondiali…

          • Gino2

            ed è ultima perchè la gente non sa lavorare o perchè la gente fa schifo, non ha educazione civica, è ignorante e corta di cervello?

    • Gino2

      perchè la scuola deve insegnare a lavorare punto?
      Per fortuna la vita non è solo lavoro. Il lavoro è e deve essere un mezzo per vivere la vita. ChI guardagna facendo ciò che ama non “lavora” veramente e è fortunato (o capace).
      La scuola dovrebbe essere socializzazione e soprattutto educazione civica. Poi deve anche insegnare come si impara e come si ragiona aprendo le possibilità.
      L’idea che la scuola insegni solo il lavoro lasciando la gente ignorante col cervello chiuso, incivile, maleducata, grezza, materiale è agghiacciante. E purtroppo siamo gia a quel livello.

    • Cataldo

      L’idea che la scuola debba insegnare a lavorare è un successo dei padroni, la scuola deve insegnare a studiare, e impostare un senso critico verso la realtà.

      • MarioG

        Ma anche a occuparsi, o no?

        • Cataldo

          Se per occuparsi si intende impegnarsi in qualcosa è importantissimo e attualissimo come tema, ed è conseguente al senso critico verso la realtà, che è propedeutico ad ogni “impegno”, se parliamo di occupazione lavorativa è diverso.
          Se la scuola ti ha fornito un metodo di studio ed un senso critico non avrai problemi eccessivi a trovare occupazione, se invece ti ha fornito competenze specialistiche, e basta, la situazione lavorativa sarà sempre precaria, sia per l’obsolescenza delle nozioni, sia per la mancanza di flessibilità, sia per la mancanza di metodo per una autoformazione, etc etc.

      • Lupis Tana

        ma soprattutto a socializzare, visto che di questi tempi, oramai più nessun bambino o ragazzino lo fa… c’è il tab-let o altre porcherie del genere. saluti t l

        • Cataldo

          Certo, anche perchè le famiglie di oggi non offrono alcun sostegno proprio ai figli sotto questo aspetto, e i tratti negativi dell’istituzione scolastica sono oggi più evidenti per questo motivo, non ci sono momenti interni alla stessa famiglia per parlare e socializzare.

      • enricodiba

        Certo come quella italiana…

  • GioCo

    Non mi occupo di eduzione infantile e mi pare che l’articolo sia più orientato alla prima età anche se non ho terminato di leggerlo. Solo due appunti: forse era meglio passare meno tempo a scrivere di pancia e più con la zucca.
    Per esempio, l’educazione, come tante altri aspetti della vita civile, è coerente ruoti attorno al problema dell’efficienza e dello spreco? Cioè sia costruita attorno a un problema econocentrico? Allo stesso modo tanto altro, come la scelta dell’acquisto della casa, della macchina, dei beni “di lusso (come TV al plasma e smartphone) che ruotano sempre attorno allo stesso problema: efficienza e spreco.
    Una pianta spreca molte energie per produrre un frutto e ancora di più per il fiore, non mi sembra però che sia possibile costruire un concetto di “errore” a partire da quel ragionamento di mancata “efficienza” e troppo “spreco”. Briatore (ultimamente da me “goduto” in una sua performace postata su YT in penoso combattimento mediatico con il Fusaro) lamentava che tutto doveva essere privatizzato (sQuola inclusa – quella che lui non ha visto nemmeno con il cannocchiale-) perché palesemente il servizio pubblico trasuda inefficienza e spreco. Chiaro che uno che ti spiattella in faccia che non ha bisogno di nulla -nemmeno “sapere la ccultura”-, riesce strano non riesca però a farsi i fatti suoi, e ci ha l’urgenza di scagazzare privatizzazione dal bene pubblico… suggerimento: forse per poterci speculare?

    Io ho due domande però: primo, come mai i politici -per fare politica- sono costretti a fare i piazzisti di beni che NON possiedono e che NON possono smerciare (-notizia flash- è ILLEGALE vendere il bene pubblico) su richiesta e per il piacere nudo ludico di speculatori e affaristi senza scrupoli -che non hanno “bisogno” di niente-? Seconda domanda: come mai si pretenderebbe una forma di schiavitù obsoleta e si lamenta la perdita della suddetta (leggi “lavoro”) descritta come schiavitù pure dal “Marx” in note postume poco note, in un contesto dove le macchine ci sostituiranno e saranno comunque più efficienti e senza sprechi nel fare non si sa bene cosa ne per chi, se rimane necessario unicamente imparare a vivere e “magari” riuscire anche a capire chi siamo e cosa vogliamo “fare da grandi” -come genere umano-?

    Ma poi, perchè ho come il sentore che le profezie di Rasputin siano quasi tutte compiute?

    • SanPap

      Questo è stato il mio professore di lettere al liceo
      https://de.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Ponte
      Lo ricordano i tedeschi, ma non gli italiani; non vi sembra strano ?

      Non è che questo sia in qualche modo legato, alla lontana ovviamente, allo stato in cui si trovano le due nazioni ?

      [oltre ad insegnarci Italiano, latino e greco, ci spronava a raccogliere testimonianze del vernacolo genovese, perché non andasse perduto, traendole dalla lingua parlata in famiglia, nelle strade, sul lavoro; non bisogna perdere la propria identità, le proprie radici, mai]

    • Cataldo

      Il fatto che un elemento come il citato “imprenditore” Br. sia oggi un maestro del pensiero la dice tutta, uno che ha iniziato come magnaccia e baro è giusto che oggi sia punto di riferimento culturale.

  • Truman

    Mi resta la sensazione che il problema sia un po’ più complesso, mi torna in mente una frase: “La vita è una maestra severa. Prima ti fa l’esame e poi ti impartisce la lezione”.
    Ecco, se così fosse, quanto ha senso una scuola che non vuole far soffrire i bambini, se poi nella vita si troveranno condizioni diverse? E’ forse possibile che molto tempo dopo, si apprezzino gli insegnanti più nozionisti e severi?

    E se per caso l’aforisma fosse quasi vero, nel senso che nessuna lezione è utile fino a che non sentiamo il bisogno proprio di quella lezione? Qui Jostein Gaarder, con il suo “Il mondo di Sofia” mostrava come si può stimolare l’interesse prima della lezione.

    E’ forse possibile che il miglior insegnamento debba seguire antichissimi precetti gnostici? Eppure le scuole più avanzate (Makarenko, don Milani, ma anche Bruner) sembrano apprezzare il percorso (guidato) rispetto al contenuto. E’ forse possibile che l’apprendimento possa essere a volte fulminante, come avvenne a Saulo sulla via di Damasco?

    E se in generale non si possono aspettare i fulmini, non è che per caso che una scuola ripetitiva e noiosa per molte persone sia ancora una buona scelta?

    E se per la scuola si potesse adottare un vecchio aforisma: “Quando la scuola è ben fatta è proprio una cosa magnifica. Quando è così così è sempre meglio di niente”?

    • Cataldo

      Io benedico ogni giorno le bacchettate delle suore del mio asilo e dei primi anni delle elementari.

      L’articolo è uno dei contributi recenti più interessanti.

  • Primadellesabbie

    Lascio da parte la questione Montessori.

    L’idea di ricavare una gerarchia attraverso il confronto collettivo, obbligato e guidato, con una realtà culturale selezionata da chi c’era ma non ci sarà per chi non c’era ma ci sarà é da malintenzionati, presuntuosi e sadici.

    E se non é la madre di tutti i guai lo é di tutti i fraintendimenti.

  • adestil

    freda,ovvio che da te arrivino impreparati..proprio perchè tu rappresentanti il metodo opposto quello della scuola nata come sistema univoco di insegnamento direzione maestro alunno…ma davvero pensi che le superiori o le medie siano scuole che debbano dare conoscenza?
    Sono scuole di base nè più nè meno delle elementari …
    chi pensa che le superiori debbano dare conoscenza o nozioni non si rende conto di quanto faccia parte del sistema di potere..
    il bambino il ragazzo non deve avere conoscenze(figuriamoci poi quali sarebbero ste conoscenze,quasti tutte falsate e imposte dal sistema..)ma predisposizione critica al ragionamento..
    anche i compiti in classe che dovrebbero misurare la preparazione non hanno senso..
    perchè il bambino non deve essere preparato..
    le superiori debbono dare solo strumenti di ragionamento per l’università..
    e ti dirò di più manco l’università deve essere specialistica ma di base..quindi fornire nuove basi a più alto livello specie ,nel caso delle materie scientifiche,di matematica e matematica applicata(che poi sarebbe la fisica,la chimica,la biologia l’ingegneria)

    il compito della scuola dovrebbe essere questo
    1)scuola elementare :imparare a leggere e scrivere,imparare uno strumento ossia usare le due mani insieme che essendo controllate da due emisferi diversi sviluppano il cervello e le connessioni emisfero destro sinistro da cui discende la creatività che transita appunto attraverso quel corpo calloso,vero ponte e collegamento tra gli emisferi, non a caso più sviluppato nella donna che nell’uomo(non è un caso che la repressione millenaria della donna dipenda anche da questa potenziale superiore capacità in creatività e messa in crisi dei sistemi di potere consolidati spesso spacciata per stregoneria e mandata al rogo…ovviamente quando genuina e non quando scimmiotta l’uomo(diventa anche peggiore dalla Boschi alla Lorenzin alla TAtcher alla Albright).
    I primi strumenti di aritmetica

    2)medie inferiori :ancora strumento musicale e metodi rudimentali di calcolo della matematica

    3)superiori: filosofia e latino studio applicativo della matematica(ossia biologia,fisica,chimica)

    4)università:biennio formativo quindi analisi matematica,metodi matematici e numerici,fisica e chimica,meccanica razionale,meccanica celeste(ove previsto)
    Triennio dove a seconda della facoltà scientifica ed a seconda della specializzazione
    teorica o applicatica(sembra assurdo ma questa impostazione poteva essere data non solo ad una facoltà di matematica o fisica o pure entro certi limiti a chimica ma anche nei vecchi ordinamenti di ingegneria potendo inserire nel piano di studi di alcune facoltà anche 9 esami di matematica faccio un esempio:analisi 1,analisi 2,geometria I,geometria II,analisi numerica,metodi matematici,istituzioni di fisica matematica,analisi superiore(chiamata anche metodi matematici),calcolo delle probabilità…
    idem si può fare per gli esami di fisica..non è un caso che sono nate il alcune facoltà italiane le lauree in ingegneria matermatica ed ingegneria fisica… che appunto sono una via di mezzo tra le facoltà di ingegneria/matematica ed ingegneria/fisica con una migliore preparazione di base rispetto ad un facoltà di ingegneria ma con una migliore preprazione applicatica rispetto ad una facoltà di matematica o fisica..
    In ogni caso le facoltà di ingegneria le stanno riducendo a solo tecnici specializzati utili all’industria per ottimizzare i loro progetti e non crearne altri che possono essere di ostacolo(ad esempio una macchina che consumi troppo poco carburante va contro gli interessi delle eliti non solo per i profitti inferiori che avrebbero in petrolio ma soprattutto per la minore dipendenza e ricattabilità delle masse che se vogliono usare l’auto e muoversi devono farsi schiavizzare se no vanno a piedi o in autobus).

    L’università italiana viene criticata perchè troppo poco vicina all’industria..
    ma sono solo boiate..non è un caso che appena vanno all’estero i cosiddetti incapaci studenti delle incapaci e ultime università italiane divengono sempre o capodipartimento o tra i migliori…eppure nei ranking le nostre università sono ultime..
    non vi viene in mente che quei ranking sono fatti ad hoc?

    L’università non è passare la conoscenza ortodossa è insegnare a pensare diversamente..a non ricopiare cose già fatte per migliorarle solo ma crearne di nuove..magari rivoluzionarie..
    ma questo metterebbe in crisi le pianificazioni delle elite..come diceva Russell ed è per questo che di fatto le scuole sono una specie di luogo dove ingabbiare la creativitià(un pò come i programmi come amici e x factor ingabbiano la creatività artistica la dirigono la spremono e la gettano via..di fatto distruggendo i talenti che da sempre sono un problema per le elite…non è un caso che molti grandi artisti fanno tutte strane finacce(da Lennon in poi…)provate a chidevervi perchè Dylan ha rifiutato il nobel …
    e capirete cosa intendo…Obama invece se l’è preso quello della pace per poi far stragi…
    siete sicuri che Dylan non la pagherà duramente?Io no!Temo per lui…un giorno o l’altro ce lo ritroveremo impiccato perchè diranno ”era depresso in preda a droga ed alcool”
    cosi’ da giustificare perchè rifiutò il nobel…

    nelle cucine di mastechef come nelle scuole come nelle caserme la conoscenza fa impartita a tutti i costi…e se no sei fuori…perchè è un semplice modo di controllare..

    ovviamente le iniezioni aiutano a creare tali problemi e di non aver la forza per reagire..
    o credete veramente che l’obbligo vaccinare che il servo Lorenzin vuole
    dopo che il Washington post ha criticato i 5stelle e che Obama è venuto appositamente dagli USA per ricordare l’obbligo vaccinale…serva solo per i profitti?
    Se loro stessi documentano che il profitto sui vaccini è basso…ed è vero..
    ma creeranno semiidioti completamente dipendenti da big pharma e quindi dalle elite che non potranno mai mettere in discussione perchè gli fornisce le medicine per sopravvivere siano essi allergici o leucemici o autistici o sclerotizzati …

    Occhio che sulla scuola si gioca tanto..
    Se siete capaci avete scienza e conoscenza potrete limitare i danni che la scuola farà ai vostri figli con quelle 8ore si sequestro coatto..
    altrimenti non ci riuscirete..
    ovviamente sempre stando attenti a che vostro figlio non faccia sfoggio delle sue conoscenzein pubblico o a scuola perchè ne pagherebbe subito le conseguenze(se un bimbo dice agli amici di non essere vaccinato il giorno dopo le mamme vanno dalla maestra a dire che i loro figli sono in pericolo,parlo per esperienza diretta..invero lo fanno solo per esorcizzare il complesso di colpa che hanno ad aver condannato i loro figli se vabene a semidioti e/o allergici se va male a malattie ben più gravi che si potranno manifestare subito (autismo leucemia danni neurologici)o in futuro..

    • MarioG

      Sembra che alla fine del processo educativo lei intenda sfornare solo matematici…
      In ogni caso non è chiaro cosa significhi insegnare “solo strumenti di ragionamento”. Non si danno puri strumenti senza contenuto. Anche se lei cita il saper leggere e il saper scrivere, è chiaro che si tratta di leggere e scrivere QUALCOSA. “Indi per cui”, presumo che un qualche approccio allo studio dei testi letterari lo ammette.

      Non ho capito se ha omesso le classiche storia, geografia, scienze di proposito o solo per brevità nella sua carrellata.

      (A proposito: la biologia NON è matematica applicata.
      Per questo contesto quella sua “deduzione” della superiorità della creatività femminile (“spacciata per stregoneria”(?)) lacunosamente “dimostrata” dall’anatomia del corpo calloso…)

    • Gianluca Freda

      – “Chi pensa che le superiori debbano dare conoscenza o nozioni non si rende conto di quanto faccia parte del sistema di potere”. Certo, perché siamo tutti nati ieri e crediamo di lavorare per il Coniglietto Pasquale anziché per lo Stato. Il punto è che TUTTO ciò che abbiamo intorno appartiene al sistema di potere. L’arte, in ogni sua declinazione, fa parte del sistema di potere; l’informazione fa parte del sistema di potere; il mutuo che accendiamo con la banca per acquistare casa attiene al sistema di potere; le forme di svago e di aggregazione previste in qualsiasi epoca storica sono funzionali al sistema di potere; il nostro lavoro è garantito dal sistema di potere e a sua volta lo garantisce; l’organizzazione del tempo libero è strutturata secondo le esigenze del sistema di potere; e sì – ma guarda che sorpresa – anche la scuola è nata e sopravvive, dove meglio dove peggio, per perseguire interessi propri del sistema di potere. Quindi i casi sono due: o ci suicidiamo tutti in massa, così facciamo un bel dispettone al sistema di potere; oppure cerchiamo di portare all’interno del sistema di potere (che è brutto, ma irrinunciabile in una società che desideri continuare ad esistere) un po’ di qualità intellettuali, non necessariamente gradite a chi tira i fili (né necessariamente sgradite) che possono comunque tornare utili a chi sta dietro il banco di scuola. E’ questo che di solito fanno i buoni insegnanti. Certo, se uno dalla scuola vuole la Rivoluzione Proletaria© forse è meglio si rivolga altrove.

      – “il bambino il ragazzo non deve avere conoscenze […] ma predisposizione critica al ragionamento”.
      Sì, e su cosa lo facciamo “ragionare criticamente”? Sul somaro che è? Ho nel biennio delle superiori ragazzi irregimentati fin da poppanti con questi bei discorsi: “Per carità, le conoscenze non servono, bisogna imparare a ragionare con la propria testa”. E infatti ragionano con la loro testa. Peccato che la loro testa sia piena zeppa di niente e che i loro ragionamenti siano, per profondità e acume, simili a quelli di un platelminta. Parliamo di persone che ti chiedono allibiti cosa significhi la parola “milizia” o la parola “teatro”; che hanno un lessico complessivo di lingua madre composto da circa 200 parole, meno dei termini che conosco io di lingua cinese. Parliamo di individui che non sanno scrivere due righe senza fare dieci errori di ortografia, che si iscrivono all’ITIS senza saper fare le equivalenze. Su che cosa questi esseri antropomorfi dovrebbero esercitare il loro “senso critico”? Cominciamo, per cortesia, a rispolverare il banale iter logico-procedurale dell’apprendimento: prima si imparano nozioni, tante nozioni, si ubbidisce e si sta zitti, si assimilano le conoscenze di base e quelle più evolute; poi, quando si è più grandicelli e le fondamenta epistemologiche sono ben salde, si può anche cercare di riorganizzare le informazioni di cui si dispone in forme nuove e originali. Ma appunto, occorre disporre di qualcosa da poter riorganizzare. Il “ragionamento” e la “libertà di pensiero” devono essere un punto d’arrivo, non di partenza. Il punto di partenza è l’obbedienza e l’applicazione allo studio. Se si parte in quarta dalla “libertà” e dal “senso critico” fin da mocciosi, ciò che si ottiene sono una libertà e un senso critico da mocciosi.

      – “L’università non è passare la conoscenza ortodossa è insegnare a pensare diversamente”. Stesso discorso: “pensare diversamente” A CHE COSA? Qualunque pensiero che desideri deviare dall’ortodossia deve conoscere a menadito il sentiero ortodosso per potersene discostare. La scuola dell’obbigo esiste proprio per fornire gli elementi fondanti delle discipline d’indirizzo, lavorando a lungo sui quali – se si è sufficientemente studiosi e sufficientemente intelligenti – sarà forse un giorno possibile elaborare percorsi autonomi e originali. Se posso dirlo, neanche l’università dovrebbe avere l’obbligo istituzionale di “insegnare a pensare”, bensì quello di fornire dati oggettivi approfonditi e dettagliati. Il pensiero e l’originalità, se e quando si sviluppano, lo fanno ben al di fuori delle aule scolastiche e universitarie; così è sempre stato e così deve essere. Al massimo, un insegnante, se ne è in grado, può fornire agli studenti qualche modello di “pensiero autonomo” da elaborare, che funga loro da ispirazione. Ma ciò va fatto col contagocce, badando bene che il modello di diversità antagonista sia un modello e non un decreto ingiuntivo; e soprattutto che non sia una delle tante “diversità” da passerella con cui ogni rappresentante dell’ortodossia più retriva va scioccamente pavoneggiandosi, credendo di sfoggiare l’ultima moda.

      (GF)

    • Lucio Brovedan

      Grazie Adestil, contributo molto interessante che merita essere letto con attenzione ed apertura.
      Ne condivido i contenuti per esperienza diretta (anche in campo vaccinale) da libero professionista, con oltre 12.000 ore di formazione a giovani lavoratori.
      Le conferme, se ce ne fosse stato bisogno, che: “le scuole sono una specie di luogo dove ingabbiare la creatività” ci sono, eccome.
      Tuttavia raccolgo spesso commenti pieni di gratitudine e di ammirazione verso molti insegnanti competenti che hanno trasmesso passione per gli argomenti trattati e hanno saputo mantenerla (onore a loro) in un contesto di malfunzionamento e generale disaffezione e frustrazione dei docenti, proprio verso la scuola che li paga e nella quale non si riconoscono.
      Già questo è contraddittorio, avvilente e di per sè molto diseducativo.
      Competenza, passione, coerenza personale e capacità didattiche fanno la differenza, a prescindere da quale scuola si tratti. Purtroppo quella pubblica trascura questi aspetti.
      Nel merito del suo intervento, mi pare che venga un po’ trascurata l’importanza delle scienze umane e sociali, delle arti visive e del contatto diretto con la natura, la terra e il mondo animale, per lo sviluppo dell’emisfero destro e del pensiero immaginativo e come stimoli alla creatività e all’intuizione.
      Fatto salvo che ogni essere umano ha le proprie peculiarità, attitudini, ed è soggetto ad inspiegabili attrazioni verso esperienze di vita che poi, a volte, esalteranno le doti innate più forti, altre volte invece, stimoleranno quelle assopite. E’ un bene in entrambe i casi.

    • PietroGE

      La educazione specialistica deve venire dopo quella identitaria culturale altrimenti si finisce come nelle scuole americane. Al bambino o al ragazzo fino alla superiori si deve insegnare chi è lui dal punto di vista della cultura, storia, identità nazionale e tradizioni. Poi su questa base va inserita la formazione specialistica. È ovvio che matematica scienze e avviamento al ragionamento logico deduttivo devono essere presenti anche nelle scuole inferiori nelle dovute forme.

  • Antonello S.

    “La scuola, quella tradizionale, è semplicemente un colossale impianto industriale per mezzo del quale si distribuiscono, a chi vuole e a chi non vuole, dosi massicce di anestetico intellettuale, culturale, politico e morale. Il suo prodotto finito è quel cittadino-modello desolante, amorfo e malleabile che è disperatamente incapace di critica, di ribellione e di autoaffermazione”.

    …Uno dei concetti meglio espressi ed incisivi che abbia mai letto negli ultimi tempi.

  • Primadellesabbie

    É comparso, e scomparso senza lasciare traccia, un lungo commento di Freda.

    Perché?

  • Primadellesabbie

    A qualcuno, qui, potrebbe interessare il contenuto di questo documentario:

    https://www.youtube.com/watch?v=YlZi5A3M87o

    Rivoluzione scuola, una speranza tra le due guerre.