Il gioco stupido è finito. È ora di distribuire i premi

nodiesel

Irina Slav

irinaslav.substack.com

“Probabilmente è sbagliato credere che possa esserci un limite all’orrore che la mente umana è in grado di provare. Al contrario, sembra che si verifichi una sorta di effetto esponenziale man mano che cala un’oscurità sempre più profonda…” Questa è la mia numero uno in assoluto tra le aperture di capitolo da brivido, per gentile concessione di Stephen King [Pet Sematary, 1983] che, nonostante la sua recente tendenza a screditarsi con opinioni politiche, rimane uno dei migliori maestri della parola in circolazione.

Eppure, probabilmente nemmeno King sarebbe in grado di immaginare i livelli di orrore che devono attanagliare certa gente nelle capitali europee e nella nostra amata Città del Ragazzo Che Fa La Pipì. Perché, ovunque io guardi in questi giorni, i titoli urlano la stessa cosa, anche se in silenzio. Tutto sta crollando. Ecco perché alcuni dei coraggiosi leader dell’UE hanno deciso che questo è il momento ideale per una foto di gruppo in giacche mimetiche (?!) per segnalare la loro prontezza ad andare in guerra con la Russia. Personalmente, presumo. Senza gasolio. Senza benzina. Senza GNL. E, a quanto pare, anche il carburante per aerei scarseggia. È stato in questo contesto che l’UE ha deciso di mantenere il divieto di trivellazione nell’Artico e, per evitare una risata isterica, mi sono appena stirata un muscolo mentre lo scrivevo. Nell’UE l’orrore si scontra frontalmente con l’umorismo.

In ordine di importanza, il diesel e il gas sono a pari merito in cima alla lista delle priorità assolute della leadership dell’UE. Il diesel alimenta il commercio, mentre il gas alimenta l’industria (oltre che le abitazioni, le scuole, gli ospedali e altri luoghi frequentati dagli elettori). Nell’UE non c’è abbastanza diesel. Non c’è nemmeno abbastanza gas. La parte assolutamente assurda — e non solo in senso figurato — è che l’UE si è impegnata a fondo per provocare la crisi del diesel.

L’UE sta dando miliardi di dollari a Zelensky (senza chiedere il parere di nessuno di noi, ma non importa), che poi utilizza questi miliardi per costruire droni che attaccano le raffinerie russe, le quali devono quindi chiudere per riparazioni, producendo così meno diesel, quindi c’è un divieto sulle esportazioni di gasolio, quindi c’è meno gasolio per l’UE — che esulta ad ogni raffineria colpita dall'Ucraina, mentre le raffinerie mediorientali hanno i propri problemi e non possono intervenire per colmare il vuoto. Mi dispiace dirlo, ma la realtà ha ancora una volta superato la finzione. E alla grande.

Come abbiamo già detto in precedenza, l’UE non dispone di un numero sufficiente di raffinerie per produrre una maggiore quantità di carburanti sul proprio territorio, visto che nell’Unione le raffinerie sono diventate un’attività estremamente poco redditizia a causa della transizione energetica. Di conseguenza, molte hanno chiuso i battenti o sono passate alla produzione di biocarburanti, rendendo gran parte dell’Europa ancora più dipendente dalle importazioni. E ora si parla di un possibile divieto di esportazione di gasolio dagli Stati Uniti, il che non contribuirà affatto a placare l’isteria che caratterizza la situazione energetica in Europa, indipendentemente da ciò che ciascuno di noi possa pensare in merito, in termini di mossa positiva o negativa.

Sì, l’ilarità regna sovrana nel settore energetico europeo per ragioni legate alla natura degli impianti che conosciamo e amiamo come raffinerie. Quando un determinato carburante, ad esempio il gasolio, scarseggia, le raffinerie, a quanto mi risulta, aumentano la produzione di quel carburante. Ma poiché la capacità produttiva non è esattamente flessibile, devono ridurre la produzione di altri carburanti, come, ad esempio, la benzina.

Ecco perché la scorsa settimana Goldman Sachs ci ha comunicato che “il passaggio delle raffinerie dalla produzione di benzina a quella di gasolio sta rapidamente restringendo i mercati della benzina”. A quanto pare, nemmeno il carburante per aerei è una priorità, da qui la prevista carenza in Europa, che dovrebbe manifestarsi nel prossimo trimestre, con un calo giornaliero di offerta di 510.000 barili, secondo Energy Aspects. E qualunque quantità di gasolio e carburante per aerei riesca ad arrivare in Europa sarà venduta con un notevole sovrapprezzo proprio a causa della scarsità dell’offerta.

I prezzi del gasolio e della benzina hanno già raggiunto livelli record in tutta l’UE, ma questa situazione non durerà ancora a lungo perché gli esperti della BCE ritengono che i margini sul gasolio raggiungeranno il picco a ottobre. Perché dovrebbero raggiungere il picco, vi chiederete? Beh, perché i margini sulla benzina avevano raggiunto il picco ad agosto, quindi, ovviamente, anche quelli sul gasolio sono destinati a farlo. Ha perfettamente senso. Nella testa di qualcuno, almeno.

I prezzi del gas naturale, nel frattempo, sono ben lontani dall’aver raggiunto il picco. Con un aumento del 150% negli ultimi 12 mesi, i prezzi del gas in Europa sono destinati a continuare a salire allegramente, con i prezzi del GNL, in particolare, che potrebbero raggiungere i 40 dollari per mmBtu sul mercato spot, secondo Wood Mackenzie. Per contestualizzare, l’ultimo massimo era stato di 26 dollari per mmBtu. È bellissimo, proprio come lo è un incendio boschivo, non da ultimo perché i prezzi più alti saranno l’unica ragione per cui l’Europa potrà acquistare GNL in inverno — dato che gli acquirenti asiatici sono consapevoli dei propri limiti finanziari e frenano gli acquisti quando il prezzo raggiunge certi livelli.

Felici di tanta ignoranza, gli europei sborseranno qualsiasi cifra venga loro richiesta per mantenere il riscaldamento acceso, perché “le scorte di gas naturale dell’Unione Europea sono attualmente al 67%, un minimo storico per questo periodo dell’anno e ben al di sotto dell’obiettivo dell’UE, arrivare all’80% della capacità di stoccaggio entro dicembre”. Ma l’inverno potrebbe rivelarsi mite, quindi il gas non sarà un disastro così grave, almeno secondo alcuni. La mia opinione è che dovremmo allargare il concetto di inverno mite per riuscire a non credere al disastro imminente.

A questo punto, sento il bisogno di fare chiarezza. Per “disastro” non intendo blackout a rotazione di 24 ore in tutta Europa. La sola fattura per gli acquisti di GNL rappresenterà un disastro, anche se il prezzo non dovesse arrivare fino a 40 dollari per mmBtu. Si tratta di denaro che verrà scaricato sui consumatori — e che alimenterà ulteriormente “il malcontento pubblico e l’ascesa dell’estrema destra”. Sta già accadendo in Germania, dove in due recenti elezioni regionali AfD, partito di “estrema destra”, ha superato i concorrenti, in particolare il partito della coalizione di governo. Sembra che la gente sia più resistente alla grossolana propaganda di Stato di quanto ci si aspettasse e che si preoccupi maggiormente delle proprie bollette e della prospettiva di essere trascinata in una guerra a cui non vuole partecipare. Chi l’avrebbe mai detto.

Verrebbe da pensare che chi sta al potere, non solo in Germania, sarebbe al lavoro per pianificare strategie volte a ridurre la dipendenza dalle importazioni energetiche nel lungo termine, riducendo al contempo le accise per attutire l’impatto immediato. Ma, come al solito, ci si sbaglierebbe.

“In futuro, il nostro approccio alla moratoria [sulle trivellazioni petrolifere e di gas nell’Artico] rimarrà immutato: le nostre politiche mirano a contrastare il cambiamento climatico e il degrado ambientale e a sostenere uno sviluppo economico sostenibile”, ha dichiarato questa settimana un portavoce della Commissione europea, come riportato da Euronews.

Ma c’è un colpo di scena che sono certo apprezzerete: “Inizialmente la Commissione aveva proposto un obbligo giuridico multilaterale volto a vietare nuove esplorazioni di petrolio e gas nell’Artico e nelle regioni circostanti — una proposta sostenuta dalla Germania. Ma, alla fine, la strategia è rimasta un impegno politico non vincolante”. I prossimi tre mesi saranno ancora più interessanti di quanto pensassi, e questo è indicativo, anche se sono io a dirlo, perché la mia capacità di nutrire aspettative pessimistiche è superiore alla capacità totale di raffinazione dell’UE.

Oh, dimenticavo: c’è anche carenza di superpetroliere. Quindi, “trasportare un carico da Houston all’Asia comporta ora un costo aggiuntivo di circa 26 dollari al barile — 52 milioni di dollari a carico”, secondo Bloomberg. Non so a quanto ammonti il costo aggiuntivo per l’Europa, ma non può certo essere di 2 dollari al barile, vero? Quando si tratta di crisi energetiche, lo stupido “Game of Transition Thrones” dell’UE le è valso il premio per la più grande stupidaggine: tanti disastri che arrivano tutti insieme.

Irina Slav

Fonte: irinaslav.substack.com
Link: https://irinaslav.substack.com/p/stupid-games-over-time-for-the-prizes
21.09.2026
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org


Commenti (2)

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    1. GioCo 23 settembre 2026

      La parte più tragica è che le persone pretendono di vivere come se fosse un fastidio, un problema tutto sommato marginale e passeggero.
      Se ne discute come "responsabilità di governo", quando il problema è il Padrone che "non esiste" nella narrazione, qualsiasi narrazione, solo nella realtà.
      Non si discute dell'evidenza evidente che siamo nelle mani di fanatici monoteisti, ma solo che la Russia è brava e intelligente oppure che Putin è un dittatore (I nostri ? Cattivi e basta) e staccidente di occidente invece... Uguale.
      Che è come quando un bambino dice che "le nuvole fanno pipi" quando piove o giù di lì. Non dice nulla di sbagliato ma risulta lo stesso involontariamente grottesco.
      I più "evoluti" fanno econocentrismo attivo. Più o meno come un prete farebbe messa al mattino: ti spaventano con i "pentiti o sarai punito" monetari, ma per quanto concerne lo strumento critico (tipo, perché?) non ci provano neppure e si abusa della formula ad personam "è pazzo" o simili.

    1. Spartan 23 settembre 2026

      Che si fa ? Si ride o si piange ?

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