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Washington sta preparando un golpe di destra in Venezuela

 

BILL VAN AUKEN
wsws.org

Il riconoscimento statunitense di Juan Guaidó come autoproclamato e non eletto “presidente ad interim” del Venezuela segna l’inizio di un colpo di stato di destra preparato da Washington.

Guaidó aveva prestato giuramento mercoledi scorso nel corso di una manifestazione di massa anti-governativa a Caracas. Praticamente in contemporanea, Donald Trump aveva twittato: “I cittadini del Venezuela hanno sofferto troppo a lungo a causa dell’illegittimo regime di Maduro. Oggi ho riconosciuto ufficialmente il presidente dell’Assemblea Nazionale Venezuelana, Juan Guaidò, come presidente ad interim del Venezuela.”

Questo tentativo di cambio di regime via Twitter è stato sostenuto da numerosi governi di destra dell’America Latina, tra cui quello del fascista ed ex-ufficiale dell’esercito Jair Bolsonaro, il Presidente del Brasile, insediatosi all’inizio dell’anno. Anche il Canada si è rapidamente allineato al complotto di Washington, mentre il governo Macron in Francia avrebbe iniziato a lanciare segnali all’interno dell’Unione Europea per sostenere la causa del burattino di Washington.

Russia, Turchia e Messico hanno ribadito il loro riconoscimento di Nicolás Maduro come presidente costituzionalmente eletto del Venezuela, così come hanno fatto Cuba e Bolivia.

Il riconoscimento da parte di Washington di Guaidó come presidente costituisce un palese intervento dell’imperialismo statunitense, allo scopo di raggiungere i propri obiettivi predatori in Venezuela, [il paese] che vanta le più grandi e comprovate riserve petrolifere del mondo. Allo stesso tempo, [questo intervento] è destinato a rallentare l’influenza globale di Russia e Cina, dal momento che entrambe le nazioni hanno stretti legami economici e politici con Caracas.

Questa operazione di cambio di regime si trascina ormai da due decenni, dal fallito colpo di stato orchestrato dalla CIA contro il defunto predecessore di Maduro, Hugo Chávez, durante l’amministrazione di George W. Bush, all’imposizione di sanzioni da parte dell’amministrazione Obama e alla sua definizione del Venezuela: “una straordinaria minaccia alla sicurezza nazionale e alla politica estera degli Stati Uniti.”

In effetti, garantendo il sostegno degli Stati Uniti ad un governo rivale, l’amministrazione Trump sta cercando di creare le condizioni per un colpo di stato militare o addirittura per una guerra civile in Venezuela, come per un intervento militare degli Stati Uniti dall’esterno.

Il presidente venezuelano Maduro ha risposto all’intervento americano interrompendo le relazioni diplomatiche con Washington e ordinando a tutto il personale diplomatico degli Stati Uniti di lasciare il paese entro 72 ore. Guaidó, operando certamente a stretto contatto con il Dipartimento di Stato, ha annullato il decreto di Maduro, dichiarando che, in qualità di “presidente ad interim“, chiedeva ai funzionari americani nel paese di rimanere al loro posto. Il Dipartimento di Stato ha risposto che ignorerà l’ordine di Maduro, preparando il terreno per uno scontro che potrà essere usato come pretesto per un intervento da parte degli Stati Uniti.

Nelle dichiarazioni rilasciate mercoledi scorso ai giornalisti, Trump aveva chiarito che l’intervento militare veniva valutato attentamente.  Ad una domanda di un giornalista, se stesse pensando di inviare truppe statunitensi in Venezuela, aveva risposto che “tutte le opzioni sono in tavola.

Un funzionario americano aveva detto ai giornalisti, senza rivelare la fonte dell’informazione, che, se il governo Maduro avesse agito contro Guaidó e i suoi sostenitori, i loro “giorni sarebbero stati contati“, mentre i media riportavano che Washington stava prendendo in considerazione un blocco navale del Venezuela per interrompere le sue esportazioni di petrolio e il sequestro di beni venezuelani negli Stati Uniti, presumibilmente a favore del “presidente ad interim.

Maduro, nonostante tutta la retorica sul “socialismo bolivariano“, è a capo di un governo capitalista che difende la proprietà privata in Venezuela e che sta facendo gravare tutto il peso della profonda crisi economica del paese sulle spalle della classe operaia venezuelana, i cui scioperi e proteste sono stati brutalmente repressi. Sotto Maduro e il suo predecessore, il defunto Hugo Chávez, il controllo privato sull’economia del paese è, in realtà, aumentato, così come i profitti del comparto finanziario, mentre il governo dirottava una grossa parte dei fondi destinati al sociale verso il ripianamento dei debiti con Wall Street e con le banche internazionali.

Nondimeno, le affermazioni dell’amministrazione Trump, secondo cui questo governo è “illegittimo” e che Washington si batte per la “democrazia,” sono a dir poco oscene. Questa stessa amministrazione, va notato, non ha alcun problema con la legittimità della monarchia assassina e con lo stato di polizia del principe Mohamed bin Salman in Arabia Saudita, o con la dittatura del generale al-Sisi in Egitto o con i tanti regimi del genere che sono i principali alleati di Washington in Medio Oriente.

Con motivazioni meno pretestuose di quelle che Washington usa per definire Maduro un “usurpatore,” qualsiasi governo al mondo potrebbe affermare che lo stesso governo Trump, eletto con meno voti popolari di quelli della sua avversaria e detestato dalla maggioranza del popolo americano, è “illegittimo” e dovrebbe essere rovesciato.

Inoltre, qualsiasi regime emerga dall’operazione sostenuta dagli Stati Uniti in Venezuela sarà una dittatura di destra delle banche, delle grandi imprese e del capitale straniero, che organizzerà un tale bagno di sangue contro la classe lavoratrice venezuelana da eclissare completamente il massacro compiuto nel 1989 nei confronti del Caracazo, la rivolta popolare dei lavoratori e dei poveri del paese contro l’austerità imposta dal FMI.

Il principale pilastro del governo nazionalista borghese guidato da Chavez e Maduro è l’esercito, con ufficiali di grado superiore al comando dei settori chiave del governo e dell’economia nazionale. Washington spera che questo possa rivelarsi il tallone d’Achille del governo, se i comandanti in capo verranno persuasi a cambiare partito e a portare a termine un colpo di stato.

L’anno scorso si era saputo che funzionari statunitensi si erano incontrati più volte, tra l’autunno del 2017 e l’inizio del 2018, con un gruppo di ufficiali dell’esercito venezuelano che cercavano il sostegno degli Stati Uniti per il rovesciamento di Maduro. Questi contatti non avevano portato a risultati concreti perché Washington aveva ritenuto che la cospirazione fosse stata preparata in modo insoddisfacente.

Ora, queste considerazioni potrebbero non essere più valide. Ad una rivolta isolata di un gruppo di guardie nazionali, che lunedi scorso avevano sequestrato armi e si erano impadroniti di alcune stazioni di polizia, ha fatto seguito, ieri, una video dichiarazione del generale di divisione Jesús Alberto Milano Mendoza, che, insieme ad altri ufficiali, ha dichiarato che l’esercito dovrebbe ribellarsi a Maduro e che l’alto comando non dovrebbe fare da “ramo armato del governo per il suo personale beneficio.” Milano Mendoza aveva in precedenza prestato servizio come capo della guardia presidenziale di Chávez.

Non sono solo Trump e la CIA a sostenere il colpo di stato venezuelano e il brusco spostamento a destra dell’America Latina. Questo lo si è potuto vedere chiaramente durante il World Economic Forum, che si è tenuto questa settimana nell’esclusiva località sciistica svizzera di Davos, dove si sono riuniti amministratori delegati miliardari da tutto il mondo, banchieri, gestori di hedge fund, celebrità, leader e funzionari governativi.

Davos ha srotolato il tappeto rosso a Jair Bolsonaro, l’ex ufficiale fascista dell’esercito che era stato eletto presidente del Brasile all’inizio dell’anno. Bolsonaro ha tenuto un discorso programmatico bizzarro ed incredibilmente breve all’apertura del forum. Gli investitori presenti sono stati definiti [dalla stampa] “eccitati” dalla prospettiva dei maggiori profitti resi possibili da questo nuovo governo, guidato da un individuo che aveva manifestato il suo sostegno per l’ex dittatura militare brasiliana e per gli omicidi e le torture degli oppositori di sinistra, e che aveva riempito il suo governo di generali e ideologi di destra.

Bolsonaro si considera una parte della crociata che, a livello continentale, sostiene la reazione politica, e ha dichiarato: “La sinistra non prevarrà in questa regione, il che è una buona cosa, penso, non solo per il Sud America, ma anche per il mondo.” Ha ricevuto un riscontro positivo da parte dei rappresentanti delle oligarchie finanziarie e dei rispettivi governi che si sentono assediati dall’inasprimento della crisi economica e dal risorgere della lotta della classe operaia su scala internazionale. Tutti guardano ai metodi della dittatura, all’autoritarismo, alla repressione, alla censura e al fascismo vero e proprio come ai mezzi per difendere la loro ricchezza e il loro potere.

All’interno degli stessi Stati Uniti, nonostante la guerra politica interna a Washington, non ci sono disaccordi sul golpe venezuelano che sta avvenendo sotto i nostri occhi. Il senatore democratico americano Whip Dick Durban ha rilasciato mercoledi scorso una dichiarazione in cui si rivolge al fantoccio del Dipartimento di Stato Guaidó e ai suoi sostenitori definendoli “coraggiosi patrioti che cercano un futuro più fiducioso e democratico per il popolo venezuelano.

Il giorno in cui Guaidó si è autodichiarato presidente, il New York Times ha pubblicato un caloroso tributo a questo esponente politico di destra sotto il titolo “Mentre il Venezuela crolla, emerge una nuova voce del dissenso.” Non si è preoccupato di informare i suoi lettori che questa “nuova voce” è un megafono pagato dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.

Lo stesso quotidiano, un tempo voce del liberalismo dell’establishment borghese degli Stati Uniti, aveva elogiato nel 2002 il fallito golpe della CIA contro Chávez, dichiarando che “la democrazia venezuelana non è più minacciata,” dopo che un presidente eletto era stato trascinato fuori dal suo ufficio e arrestato ed era stato proclamato presidente il capo di una associazione imprenditoriale sostenuto dall’esercito.

Il colpo di stato attualmente in atto in Venezuela ha implicazioni sia per l’America Latina che per l’intero pianeta. Fa parte del naufragio della cosiddetta “svolta a sinistra,” che aveva avuto inizio nei primi anni duemila, la salita al potere di un certo numero di governi nazionalisti borghesi che avevano deviato una parte dei crescenti ricavi dovuti alle materie prime verso modesti programmi di assistenza sociale e che avevano utilizzato una Cina in espansione per compensare l’influenza degli Stati Uniti nella regione. Promossa a livello internazionale come una nuova forma di socialismo dal revisionismo pabloista e da altre tendenze della pseudo-sinistra, questa “marea rosa” era servita solo a disarmare politicamente la classe lavoratrice nei confronti dell’inevitabile deriva verso la reazione e la repressione.

Inoltre, essa è inseparabile dalla svolta della borghesia internazionale verso la reazione e verso le forme dittatoriali di governo, dalla minaccia di Trump di imporre uno stato di emergenza, dall’abbraccio di Macron a Pétain, dall’emergere dell’AfD fascista in Germania come principale partito di opposizione e dal consolidamento della presa dell’estrema destra sul governo in Italia. Ovunque, il dominio di una ristretta oligarchia finanziaria è incompatibile con le norme democratiche di governo.

La crisi politica in Venezuela può essere risolta in modo positivo solo con un’azione indipendente della classe operaia. Ciò che occorre non è far intervenire l’esercito, ma armare le masse. La risoluzione della crisi economica di fondo del paese sarà possibile solo attraverso il sequestro della proprietà borghese e il riposizionamento dell’enorme ricchezza petrolifera del Venezuela sotto il controllo popolare. Si devono indire assemblee popolari per attuare un programma del genere, e, allo stesso tempo, fare appello e chiedere aiuto ai lavoratori e agli oppressi di tutto il continente amercano.

La classe operaia negli Stati Uniti deve opporsi all’intervento reazionario dell’amministrazione Trump e deve lottare per unire i propri sforzi con quelli dei lavoratori del Venezuela e di tutta l’America Latina contro il nemico comune, il sistema capitalista.

Bill Van Auken

Fonte: wsws.org
Link: https://www.wsws.org/en/articles/2019/01/24/pers-j24.html
24.01.2019
Tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Pubblicato da Markus

Un biologo, appassionato di montagna e di fotografia, che cerca, come può, di combattere contro i mulini a vento.