Un egemone sotto scacco

DMITRY ORLOV
cluborlov.blogspot.com

Secondo l’opinione di molti commentatori, in ogni caso intelligenti e ben informati, una guerra tra Stati Uniti e Iran potrebbe scoppiare in qualsiasi momento. Le loro prove a favore di questa teoria consistono in alcune portaerei americane che si suppone siano in rotta verso il Golfo Persico, zona di mare che l’Iran ha minacciato di bloccare in caso di attacco. Per arrivare ad un risultato del genere, l’Iran non dovrebbe comunque fare nessuna azione cinetica; sarebbe sufficiente la minaccia di attaccare qualche petroliera, in modo da annullare la copertura assicurativa, per impedire loro di imbarcare il greggio o di salpare. Una cosa del genere bloccherebbe le consegne di quasi i due terzi di tutto il petrolio trasportato via mare e causerebbe un danno economico veramente impressionante, talmente sbalorditivo che le economie basate sul petrolio delle nazioni importatrici (e persino di quelle esportatrici) potrebbero non riprendersi mai.

Per prima cosa, analizziamo questo tipo di situazione. Dal mio punto di vista, la presenza di portaerei statunitensi nelle vicinanze di un potenziale avversario ben armato come l’Iran, la Cina o la Russia, è un segnale evidente che non ci sarà alcun tipo di escalation militare. La matematica qui è semplice. Per essere efficace in un’azione bellica, una portaerei deve trovarsi in un raggio di 500 km dagli obiettivi che i suoi aerei dovranno bombardare. Questo è il tipico raggio d’azione di un aereo senza rifornimento in volo. Ma, se la suddetta portaerei si avvicina a meno di 1000 km dal suo avversario potenziale, può essere affondata da una numerosa schiera di armi moderne, contro cui non ha difese. Ovviamente, in tali circostanze, il comandante della portaerei eviterà di assumere atteggiamenti anche lontanamente provocatori, mentre farà tutto il possibile per far capire la completa assenza di intenti ostili da parte sua.

Alcuni sostengono (senza nessuna prova) che gli Stati Uniti vorrebbero, a tutti gli effetti, che una delle loro portaerei venisse affondata, in modo da avere il pretesto per un’escalation. Ma in che modo potrebbe avvenire questa escalation? Affondando qualche altra portaerei? Aggiungeteci il fatto che gli Stati Uniti non sembrano più costruire portaerei. Il loro ultimo sforzo, la Gerald R. Ford, che giustamente prende il nome da un presidente “diversamente intelligente,” è costantemente in riparazione, nella speranza che un giorno possa servire a qualcosa. Poi c’è il fatto che gli Stati Uniti non hanno più i soldi per costruire questi giganteschi giocattoli da guerra: per come stanno andando le cose, entro pochi anni l’intero bilancio federale sarà inghiottito dai pagamenti degli interessi sul debito federale.

Apparentemente, è estremamente difficile per gli Americani accettare il fatto che esiste un lungo e crescente elenco di cose che non possono più fare:

• Gli Stati Uniti non riescono più a fare le rivoluzioni colorate. L’Ucraina è un imbarazzo fuori controllo, dove metà della popolazione è pronta a votare per Putin, mentre alcuni oligarchi ebrei molto cattivi si sono praticamente comprati un presidente ebreo. E se l’esempio dell’Ucraina è tragico (attualmente è il paese più povero in Europa), quello del Venezuela è assolutamente farsesco. Lì, un fantoccio addestrato dagli Stati Uniti, di nome Juan Guaidó, se ne va in giro dicendo di essere il presidente fin dal primo di aprile. In questi giorni, quando gli Stati Uniti parlano di “cambio di regime” la gente alza gli occhi al cielo e sospira.

• Gli Stati Uniti non riescono più a mettere in scena attacchi falsi flag e a fare in modo che la gente ci creda. Il cosiddetto attacco con armi chimiche a Douma, in Siria, che era servito a Donald Trump come scusa per l’ultimo inutile bombardamento della Siria (in cui un gruppo di missili da crociera Tomahawk era caduto in mare e un altro era stato abbattuto dalle difese aeree siriane) è stato dimostrato in modo inconfutabile essere un falso. E l’ultimo tentativo del genere, causare qualche danno ad alcune petroliere nel Golfo Persico e tentare di incolpare gli Iraniani, non ha avuto molto seguito, essendo assolutamente ridicolo.

• Gli Stati Uniti non possono più ritirare le proprie truppe. Queste sono bloccate in Afghanistan, dove non hanno più alcun tipo di missione da compiere, ora che i Talebani sono nuovamente vittoriosi. Per poterle ritirare bisogna trovare una sorta di accordo che salvi la faccia, ma qui ci sono due problemi: primo, non sanno come negoziare un accordo del genere, secondo, nessuno vuole negoziare con loro. E così la loro strategia è “marcire sul posto.” Questo è molto brutto, perché c’è la possibilità che evolva in “abbandono sul posto,” smettere di rifornire le truppe quando finiscono i soldi. Oltre a salvare la faccia e a far sembrare la ritirata qualcosa di diverso da una disfatta, ci sono alcune considerazioni pratiche sulla fattibilità del rimpatrio dell’equipaggiamento pesante. Ce n’è troppo per il trasporto via aerea. È arrivato lì attraverso la Russia, ma chiedere nuovamente l’aiuto della Russia sarebbe troppo umiliante. Potrebbe forse essere recuperato attraverso il Pakistan, ma le relazioni USA-Pakistan sono in pessime condizioni. Lasciare tutte le attrezzature in loco renderebbe i Talebani molto ben equipaggiati, e questo sarebbe uno scandalo internazionale. Infine, la scelta migliore sarebbe quella di distruggere tutto il materiale sul posto, ma la cosa farebbe un’impressione terribile, sia in patria che all’estero. Ma l’Afghanistan è solo la punta dell’iceberg: ci sono oltre 1000 basi militari statunitensi in tutto il mondo che dovranno essere smantellate e abbandonate perché, come ho già detto, fra pochi anni gli Stati Uniti avranno un budget per la difesa nazionale pari esattamente a 0 dollari, essendo l’intero bilancio federale stato inghiottito dai pagamenti degli interessi sul debito nazionale.

• Gli Stati Uniti non possono più combattere guerre commerciali. Quella con la Cina è andata a rotoli in modo spettacolare. La strategia cinese è sempre stata quella di guadagnare tempo, senza mai accettare accordi di sorta, mentre si ingegnava, in modo febbrile, sul come sostituire gli Stati Uniti nel suo, veramente imponente, commercio internazionale. Ad ogni passo, gli Stati Uniti, come risultato, hanno sempre aiutato la Cina, danneggiando contemporaneamente i propri interessi. Qui ci sarebbe troppo da approfondire, quindi ecco solo tre punti salienti. In primo luogo, gli agricoltori statunitensi sono destinati alla bancarotta perché la loro soia contaminata da OGM viene sostituita dalla soia russa ecologicamente free (gli OGM sono illegali in Russia), con importanti benefici per la salute dei Cinesi. In secondo luogo, le sanzioni contro Huawei, che produce la metà degli smartphone e molto altro, hanno tagliato fuori gli Stati Uniti dai prossimi e importanti progressi nella tecnologia di rete. E, a causa della recente decisione di Google di non supportare le versioni future dei telefoni Huawei o di fornire aggiornamenti a quelli attuali, gli smartphone non utilizzeranno più Android, estromettendo gli Stati Uniti dal grosso del mercato degli smartphone. Terzo, la prossima serie di contromisure cinesi, il divieto per le esportazioni di terre rare, manderà a monte le speranze degli Stati Uniti di continuare la produzione di tecnologie energetiche alternative, auto elettriche, semiconduttori e molto altro. Infine, gli Americani finiranno con il pagare caro la loro follia di credere di poter ancora resistere economicamente alla Cina in presenza tassi di interesse molto più alti: la Cina continuerà a vendere quote del debito federale statunitense (ne ha per oltre 1 trilione di dollari), facendo salire il tasso di interesse che gli Stati Uniti devono pagare per continuare a indebitarsi sempre di più (e devono farlo per evitare il default sul debito esistente).

Quindi, cosa possono ancora fare gli Stati Uniti? La risposta, penso, è ovvia: gli Stati Uniti sono ancora perfettamente in grado di causare disastri umanitari. Lo Yemen, dove si sta perpetuando una guerra civile usando armi statunitensi e con la partecipazione di consiglieri militari statunitensi, è forse il caso peggiore. C’è anche il campo profughi di Rukhban in Siria, nei pressi della base militare americana di At Tanf, dove i radicali islamisti, sostenuti dagli Stati Uniti, stanno usando i Siriani sfollati come scudi umani. Ci sono le sanzioni economiche contro il Venezuela, che stanno causando un notevole disagio alla popolazione del paese. Ad essere onesti, gli Stati Uniti stanno causando disastri umanitari anche sul proprio territorio: se si guardano le popolazioni in continuo aumento dei senzatetto di Los Angeles, San Francisco, Seattle e altrove, o si analizzano le statistiche sui suicidi, sulle tossicodipendenze e sulle morti per overdose, o si tiene conto del fatto che oltre 100 milioni di persone in età lavorativa negli Stati Uniti sono disoccupate, diventa chiaro che gli Stati Uniti non solo stanno fallendo in tutto il mondo, ma hanno anche un’emorragia interna.

Tutto questo può sembrare deprimente, ma, in realtà, c’è qualcosa per cui festeggiare. È accaduto numerose volte nella storia che, durante il crollo degli imperi, scoppiassero imponenti conflitti militari, con enormi perdite di vite umane. Quello che stiamo osservando adesso è però qualcosa di molto diverso: per gli Stati Uniti, un conflitto importante è diventato impensabile, mentre nessuna delle altre grandi potenze mondiali è particolarmente desiderosa di iniziare una guerra e tutto quello che fanno riguarda lo sviluppo economico e la cooperazione. Questo è qualcosa di cui dovremmo essere abbastanza felici: l’ex egemone globale sta andando giù senza opporre molta resistenza, mentre il resto del mondo va avanti. Certo, potreste comunque sentirvi depressi per il modo in cui le cose negli Stati Uniti vanno di male in peggio, ma qui potrebbe essere d’aiuto il vedere le cose in un modo po’ diverso. Si tratta di una tecnica assai speciale, che le persone hanno impiegato per secoli, tutte le volte che si presentavano circostanze del genere. Si chiama “fregarsene altamente.”

Dmitry Orlov

Fonte: cluborlov.blogspot.com
Link: http://cluborlov.blogspot.com/2019/05/a-hegemon-checkmated.html#more
21.05.2019
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

16 Comments
  1. Pimander says

    Come ho osservato molte volte, se la Cina ha in mano una potentissima arma (il trilione di bond USA) e non lo adopera, per me significa solo che la valutazione che fa la Cina e’ che senza il mercato USA di sbocco delle proprie sovrapproduzioni di beni scopiazzati male e di scarsissimo valore e qualita’ che riesce a vendere soprattuto ai consumatori compulsivi e disinformati come quelli USA, la Cina andrebbe incontro ad una rivolta popolare che gia’ ora controlla a fatica con la censura ed il protezionismo del proprio mercato interno.
    Ma sono daccordo con Orlov: una sconfitta militare sonora degli USA porterebbe al loro collasso. Ma se collassano gli USA, noi non ne usciamo indenni….anzi, probabilmente finiremmo peggio. Augurarsi il collasso USA non fa bene e nessuno. Criticare costruttivamente invece si.

  2. MONDO FALSO says

    Le truppe USA in Afghanistan servono per il controllo delle immense coltivazioni di oppio dal quale si fa l’eroina e moltissimi farmaci ….e un giro di miliardi di dollari all’anno

  3. Jane says

    Le merci cinesi le compriamo anche noi, non sono scarse come dici, anzi per fortuna che ci son i negozi cinesi, che nella mia citta’ son tanti! Noi compriamo quasi tutto in questi negozi…..Difficilmente in cina ci potrebbe essere una rivolta’ popolare perche’ oltre ad essere nazionalisti veramente, ed aver fatto una grande rivoluzione, hanno anche un’altra educazione; in cina i piu’ poveri sono nelle campagne, se avere un terreno e coltivarlo oggi si possa dire poverta’; non come negli usa dove 40 milioni accertati sono indigenti e senza casa (homeless), fanno “tutto”, purtroppo, sui marcialiedi di Los Angeles, Detroit, etc.. Sono d’accordo con Orlov: se collassassero e in fretta , proprio non me ne FREGHEREBBE niente!

  4. johnny rotten says

    Gli U$A si sono ridotti a mera colonia del sionismo, in isisraele si vantano pubblicamente di essere i padroni degli amerikani e nessuno ci trova nulla da ridire, se un gruppo etnico o di affari si impadronisce della banka centrale di un paese si impadronisce anche di tutto quel paese, questo è quanto accaduto agli U$A, e se qualche Presidente ha voluto combattere per il proprio popolo lo hanno ucciso o ridotto a più miti consigli, un impero di cartone del genere doveva prima o poi crollare, la globalizzazione ha dimostrato che il capitale transnazionale si può muovere liberamente e senza vincoli territoriali o di qualsiasi altro genere, dopo avere sfruttato alla grande gli U$A possono anche abbandonarli e andarsi a fare migliori affari da qualche altra parte, i cento milioni di cittadini amerikani in età da lavoro che non trovano occupazione sono la migliore dimostrazione di ciò, ma è da sempre che il liberismo ha dichiarato che un terzo di disoccupati è fisiologico, infatti quando parlano di piena occupazione iniziano a fare distinguo assurdi tipo quelli che non cercano, quelli che non trovano, quelli che hanno lavorato un’ora negli ultimi trecento anni, quelli che lavorano ma lo fanno in nero o per la malavita e un sacco di altre balle per confondere la realtà.

  5. misc3 says

    Sono almeno 15 anni che Orlov predica il collasso immininente degli Stati Uniti. Se ci credesse veramente sarebbe gia’ andato a vivere da un’altra parte. Evidentemente si tratta di una narrativa fabbricata a tavolino per vendere qualche libro e arrotondare lo stipendio.

  6. Vincenzo Siesto da Pomigliano says

    Magari si bloccasse il commercio del “veleno” che sta intossicando il Pianeta…. Ci sarebbero meno conflitti nel mondo, aria più pulita e i beduini del deserto ritornerebbero a fare i nomadi e ad assistere alle danze del ventre nelle tende….

  7. lady Dodi says

    Grazie Dimitri.

  8. lady Dodi says

    Se crollano loro crolleremo anche noi? E come vorrebbe “correggerli” Primander?
    Adesso ci mettiamo a redimere gli USA?! O Signur cosa devo sentire/leggere!

  9. lady Dodi says

    Non hanno un trilione di dollari in mano in bond, i Cinesi hanno in mano i Fondi Pensioni USA. Che magari ammonteranno a un trilione di dollari, ma quel che conta è che se spianano la Cina, causa questi fondi, gli Usa spianano se stessi.

  10. Mariuccio says

    Eppure sentendo Pompeo durante la famosa conferenza di Sochi, ho avuto come l’impressione che avesse lasciato intendere che l’attacco iraniano alla petroliera saudita fosse stata proprio una false flag statunitense…

  11. Divoll79 says

    Orlov brillante come sempre.

  12. ws says

    Articolo condivisibile e scritto in maniera esilarante.:ho riso di gusto.
    Solo con un “finale” un po’ troppo ottimista perché la dissoluzione de l’ URSS da cui Orlov ha tratto le sue riflessioni , non è “equipollente” , basti pensare ai diversi tipi di elites, una che “andava a vodka” e l’ altra che “va a coca”.
    Temo purtroppo che gli U$A ci inabisseranno con loro.

  13. MarcBin says

    Spero che le stelle della bandiera USA facciano la stessa fine delle 5 stelle italiane.

  14. Paolo Reale says

    La sconfitta migliore è quella che dura nel tempo. Lascia che lo sconfitto si abitui all’idea e radica lentamente in lui l’idea di abbandonare la battaglia.
    Comunque la si voglia girare i prossimi padroni del mondo saranno i cinesi. Per ora non stanno simpatici quasi a nessuno ma difficilmente saranno padroni peggiori degli americani.
    L’unica guerra chirurgica è il debito ma ricordatevi che agisce selettivamente quasi sempre solo sui paesi più poveri.

  15. misc3 says

    Orlov continua a propalare la bufala dei “100 milioni di disoccupati “ con una tale pervicacia da farmi pensare che l’ abbia inventata lui ( come disse Goebbels bla bla bla).
    La popolazione degli USA e’ di 327 milioni di persone, inclusi
    25M di bambini in eta’ prescolare
    75M di studenti
    60M di pensionati
    10M di casalinghe
    155M di lavoratori.
    Fate voi i conti.

  16. lady Dodi says

    Signori, cosa volete come prova che gli Usa ormai sono allo sfascio? Guaidò che gira con lo scolapasta in testa, o Kim Jong Un che prende a calci Pompeo?

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