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Perché continuiamo a mangiare carne?

DI PAUL B. PRECIADO

liberation.fr

Attenzione: questo articolo può urtare la sensibilità di chi legge.

Qualche mese fa ho letto una storia che continuo a sognare tutte le notti. Su cento mucche portate al mattatoio due sono incinte e sono uccise in stato di gravidanza avanzata. La trasformazione immediata della mucca in capitale (carne, pelle, ossa, sangue) è più vantaggiosa del costo che comporterebbe aspettare che la mucca metta al mondo il vitellino e lo alimenti.

Nel momento del suo sacrificio il vitello è vivo nel suo ventre e spesso muore solo quando la mucca è smembrata. L’articolo scientifico faceva notare che è impossibile impedire le sofferenze del vitellino. Mentre la mucca, se è sacrificata con un rituale non halal, riceve una scossa elettrica destinata a stordirla durante il dissanguamento e l’uccisione (si badi bene, non parliamo di una morte indolore), il vitello rimane pienamente consapevole della morte e assiste quindi all’omicidio industriale della madre. La sua breve nascita è, per così dire, provocata dalla morte della genitrice. Il figlio veglia su di lei, contempla la sua morte ed è ucciso solo in seguito. La mucca è trasformata in carne e prodotti derivati, il vitello invece è gettato nella spazzatura.

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Pubblicato da Davide

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10 Commenti

  1. Il bovino ma soprattutto il suino sono intelligenti come i cani, capiscono tutte le situazioni e piangono quando sono diretti al macello. Non che la morte ad opera dei predatori sia meno dolorosa, ma almeno sono in libertà durante la vita. Leggevo di allevatori in Irlanda che uccidono le mucche a tradimento durante il pascolo con un colpo alla nuca quando meno se lo aspettano per evitare che soffrano l’agitazione dell’entrata al mattatoio.

  2. Fateci caso: ora, a gennaio in TV diranno “è scoppiata l’influenza, milioni di italiani a letto”. Ma perché? Perché proprio a gennaio?
    Perché il corpo a gennaio cercherà di smaltire le mucche, i maiali, i panettoni, i cioccolati, gli spumanti, ecc. che gli italiani ingurgiteranno nel periodo natalizio. E lo smaltimento di rifiuti del corpo viene chiamato malattia.
    Se non mangi tutti questi schifi non succede nulla. Gennaio è un mese delizioso.

  3. Non mangio carne da tanto tempo ed ora ho smesso di mangiare perfino pesce, dopo aver visto immagini di allevamenti lager di salmoni. Oltre alle ragioni etiche e sentimentali, c’è anche il disgusto per cibi fatti di medicine e sofferenza. Solo chi non sa, o dimentica, cosa c’è dietro la comoda confezione del mercato, può buttar giù simili porcherie.

  4. Strano che un articolo così sensibile per la sofferenza del vitellino venga scritto in una comunità dove vige l’ aborto “civile” tra gli umani. Evidentemente qualcuno è proprio ignorante.

  5. Mi spiace per gli incubi notturni dell’autore, non posso che consigliargli un sano lavoro manuale che, è risaputo, concilia il sonno, due o tre ore di pala e picco o di accetta (ottima anche la zappa), al volger del desio e il dormir diviene dolce anche al più sensibile animalista.

  6. Gli sparuti germi di lucidità mentale vengono disarticolati metodologicamente da questo tipo di scritti che trasmettono impotenza e paura. Ieri per ragioni di lavoro mi mangiai un amburgher al costo di un euro. Due fette di pane , due foglie di insalata ,una fetta di pomodoro e un piccolo pezzo di carne macinata ,tutto caldo. Niente di esagerato o deleterio, con poco altro, qualche frutto e una minestra si può vivere. Penso che usando il cervello Si possa noi stessi disarticolare questo consumismo che è ormai diventato la misura dell’ agire umano. Si può fare a meno di quasi tutto e curare la nostra vita, le nostre comunità, senza paure.

    • In un mondo ormai bipolare, l’arte della mediazione veicolata dalla morigeratezza è un lusso che sempre meno persone si possono permettere. Complimenti.

  7. Perché non abbiamo capito né chi siamo, né da cosa proveniamo. Siamo gonfi della nostra superiorità e crediamo di potere fare ciò che vogkiamo. Il nostro corpo ha uno scopo ed un funzionamento, dovremmo rispettarlo.