In this Friday, April 19, 2019, photo Katrina Spade, the founder and CEO of Recompose, displays a sample of the compost material left from the decomposition of a cow, using a combination of wood chips, alfalfa and straw, as she poses in a cemetery in Seattle. Washington is set to become the first state to allow the burial alternative known as "natural organic reduction," that turns a body into soil in a matter of weeks. (AP Photo/Elaine Thompson)

Merda eris

DI ALCESTE

alcesteilblog.blogspot.com

Orvieto, 12 gennaio 2020

Da una delle tante gazzette digitali:

Lo stato di Washington ha legalizzato il compostaggio dei cadaveri: è il primo stato degli Stati Uniti in cui si potrà scegliere di trasformare i propri resti in terriccio, da far consegnare ai propri cari per essere usato per piantare fiori o alberi. Il processo è considerato dai suoi sostenitori come un’alternativa alla sepoltura e alle cremazioni più rispettoso dell’ambiente, oltre che vantaggioso per le città dove ormai lo spazio per i cimiteri è molto ridotto …

Da subito, l’excusatio non petita … l’ecologismo straccione e il baluginio del vantaggio: lo spazio in più, addirittura, in uno Stato in cui la densità di scarafaggi per chilometro quadrato è 40,77 (in Svezia, invece, l’unica altra porzione di merda sulla Terra in cui ciò è permesso, equivale al 23,1; in Italia è del 199, 82).

Si continui la danza:

A fare pressione per l’introduzione della legge è stata Katrina Spade, fondatrice dell’azienda Recompose, che sarà la prima a fornire il servizio di compostaggio dei cadaveri nello stato di Washington. Il metodo proposto da Recompose funziona così: il corpo della persona morta viene messo all’interno di un contenitore di acciaio esagonale riempito con erba medica, schegge di legno, paglia, altri materiali organici e batteri; il contenitore viene poi sigillato e riscaldato a 55°C: nel giro di 30 giorni si decompone naturalmente, trasformandosi in un terriccio ottimo per concimare. È lo stesso metodo già usato da anni da molti allevatori per gestire i resti del bestiame”.

Si noti come le parole rivelino a chi si predispone alla rivelazione: “i resti del bestiame“. Mi pare sia stato Marco Della Luna a coniare il neologismo “governo zootecnico”; ora siamo all’upgrade: Monarchia Zootecnica.

Ed ecco il terzo giro di valzer, l’ultimo:

L’infrastruttura è semplice. All’interno del nucleo verticale, i corpi e i trucioli sono sottoposti a decomposizione naturale accelerata, o compostaggio, e vengono trasformati in terreno. Quando qualcuno muore, il corpo viene trasportato alla struttura di compostaggio umano. Dopo aver avvolto il defunto in un semplice sudario, amici e familiari trasportano il corpo in cima al nucleo, che contiene il sistema di decomposizione naturale. Durante la cerimonia di posa, adagiano delicatamente il corpo all’interno del nucleo e lo coprono con i trucioli di legno. Inizia così la delicata trasformazione dell’essere umano in terreno. Nelle settimane successive, il corpo si decompone naturalmente. Microbi e batteri spezzano il carbonio, poi le proteine, per creare una sostanza nuova, un ricco terreno fertile. Questo terreno può essere usato per far crescere nuova vita. E alla fine, potremmo diventare … un albero di limone”.

Confessiamolo: diventare un albero di limone è una bella aspirazione. Una volta, a scuola, si veniva interrogati sul proprio futuro: voglio diventare astronauta, medico, calciatore; ora ci stiamo avvicinando gradatamente all’inorganico, a grandi passi, nel silenzio totale degli ex centri spirituali dell’ex umanità.

Detto fra noi, ho in uggia la mia trasformazione in limone; opterei per il basilico. Le reminiscenze letterarie non mi abbandonano nemmeno di fronte al nichilismo, come potete notare: divenire basilico, come l’amante di Lisabetta nella novella del Boccaccio (Giornata IV, 5). Il lamento funebre della Messinese per l’uomo amato, ucciso dai fratelli, la testa in un vaso a vivificare il basilico innaffiato da lagrime quotidiane …

I fratelli d’Ellisabetta uccidon l’amante di lei; egli l’apparisce

in sogno e mostrale dove sia sotterrato. Ella occultamente

disotterra la testa e mettela in un testo di bassilico; e quivi

su piagnendo ogni dì per una grande ora, i fratelli gliele

tolgono, ed ella se ne muore di dolore poco appresso

Boccaccio era pulp prima che inventassero il pulp; Dante, da par suo, anticipò il rap mentre i canti degli schiavi nelle cave di marmo a Carrara il blues: l’Italia, signori, è l’Italia: ci si ritrova tutto. Ogni tanto qualcuno se ne esce fuori cercando di vendervi l’aria fritta; e ci riesce; l’arrosto, però, già fu cucinato da noi, con mille anni di anticipo o su di lì (gl’Inglesi si effonderanno grati sulla storia di Lisabetta, da John Keats a Oscar Wilde, con mezzo millennio di ritardo).

Ma torniamo alla merda di Seattle (e di Svezia: un giorno scriveremo di come un popolo fiero si sia ridotto ad avanguardia del Nulla).

Quali considerazioni estrarre da tale concime?

A parte le excusationes di cui sopra, buone per i gonzi?

La prima blanda considerazione è questa: il concime è l’antipasto del mangime. Non altro. Quando non si ravvedono vere giustificazioni a un atto della Monarchia Universale significa che il fine è Altro; i mezzi, in tal caso, non giustificano il fine consistendo, il Fine, in ben Altro.

A tempo debito, dieci venti trent’anni, dai limoni passeremo alle cotolette energetiche. Mangiare i propri parenti liofilizzati e insaporiti agli spinaci (magari educati grazie alle ceneri della zia, ammessa l’esistenza dei parenti fra qualche decennio: il diritto familiare è un crogiolo di ideuzze niente male) potrà essere, peraltro, motivo di vago divertimento. Blood II o il celeberrimo Soylent Green assurgeranno, allora, a profezie di qualcosa di desiderabile. Dacché questo è il segreto: ogni passo della Monarchia è desiderato da voi tutti. Voi lo volete, poiché mai dite “no”, un “no” che equivale a un “no”. Proferite “no” con le labbra, ma, in realtà, amate tutto questo. Come nella stanza di Stalker in cui i desideri più profondi, non quelli a parole, si avverano. “Voglio che mio fratello torni in vita!”, poi, invece, il protagonista si ritrovava ricco … il cuore non mente mai.

Rimane dubbio se tali cotolette o spinacine potranno condirsi con il sopraddetto limone: chi vivrà vedrà.

Il progetto, ora in erba, è il caso di dirlo, si svilupperà impetuosamente: i tarli non dormono mai, sempre lì a rodere, di notte, di giorno, col freddo o il caldo; pochissimi li odono; agli altri, i fresconi, quelli che russano a piene nari, succede questo: un giorno vanno ad aprire il cassetto del mobiletto per prendere una camicia e il mobile gli si sfarina davanti in una nube di segatura: “Ma cosa è successo?”.

Tarli svedesi, topi di Seattle e cavallette di varia natura sono instancabilmente all’opera; i disinfestatori, nei pressi del Vaticano, o presso altri centri altrimenti detti: spirituali, russano che è un piacere.

Credo che tale progetto andrà avanti spedito. Meglio così. La materia prima non manca. La maggior parte degli esseri umani, peraltro, si fa trovare pronta ben prima di tirare le cuoia. “Ci sono uomini che vivono solo come passaggio per la merda e per riempire cessi e buglioli” scriveva il Nostro; lui lo scriveva e io lo ripeto, autocitandomi, poiché non ho più voglia di sforzarmi.

Scrivere, in effetti, serve a niente.

Le linee guida sono tracciate. Gli eventi davvero importanti, come questo, di cui l’episodio in questione costituisce un indizio apparentemente trascurabile, sono preteriti dai più, impegnati costantemente a manovrare gli alambicchi dell’attualità: a che percentuale possiamo stimare la purezza del sovranismo della Meloni? Se lo ripetono fra di loro, senza ridere; e già preparano la tessera elettorale: uno spettacolo inverecondo.

Potremmo obiettare, con Eraclito: “I morti sono da gettare via peggio dello sterco”, corredando, magari, l’aforisma con qualche citazione platonica da liceo. Se erano d’accordo loro!

L’obiezione è facile da respingere.

La tragedia del postmoderno sta nella propria angustia.

Si vive nel cono di luce della vita terrena.

Non v’è redenzione, né la liberazione nella sapienza di qualcosa di superiore.

La vita individuale, questo scialo di triti fatti, è tutto ciò che ci resta.

Impossibile inscrivere questo tramestio in un disegno più ampio. A forza di giocare al ribasso ci si ritrova con un epicureismo da poltrona.

Va da sé che, ormai, all’essere umano non resta che una doppia scelta: o avere una paura abietta della morte e sopravvalutare sino al ridicolo gli andirivieni terreni (la libertà, i diritti …); o svalutare del tutto il secolo e, più o meno nascostamente, suicidarsi. Ci sono vari modi per suicidarsi; spararsi nel cervello o gettarsi da un ponte sono le modalità più banali (presto, non occorre preoccuparsi, per tali démodé interverrà una regolamentazione ad hoc). Trascorrere una serata guardando in televisione una partita di cui si sa già il risultato, invece, è già una variazione sul tema più apprezzata dal Potere.

Il rifiuto della Morte, come opposizione alla Vita, entrambi i poli ricompresi nell’Uno, così come il Bene e il Male, ci ha condotti, come vedete, alla morte da entropia, al terriccio da concime.

C’è modo di tornare indietro? No, una volta rotte le uova si prosegue nella frittata. Per riavere le uova bisogna allevare un pulcino, con molta pazienza. Sempre che ne esistano ancora.

 

Alceste

Fonte: http://alcesteilblog.blogspot.com

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12.01.2020

Pubblicato da Davide

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26 Commenti

  1. Vincenzo Siesto da Pomigliano

    Hahahaha! Memento homo quia “stercus” es et in “stercus” reverteris. Carpe diem, quoniam panta rei…

  2. Giuro,già dal titolo mi son detto: E’ Alceste.
    Riguardo al “compostaggio” lo pratico anch’io, per l’orto,ma non immetto cadaveri di chichessia, perchè lo scheletro osseo non si decompone.
    A meno che venga aggredito con fuoco o acidi.
    Ma la furibonda penna elettronica del nostro Alceste passa dalla merda umana ai politici anche femmina, con mirabile nesso..
    Impagabile quando cita gli uomini che vivono solo come tubo per la merda..
    Una volta ho visto un tipo spiaccicato sul marciapiede, dove era caduto da venti metri, con la sua brava macchia di sangue misto a feci e fluidi che si allargava..
    Giallo rosso marrone verde,effetto pomodoro,mi venne da pensare, sangue feci e bile ecco di cosa siamo fatti..
    Il corpo è solo una macchina, non è il Pilota, in questo confidiamo..
    Su Alceste,e spera in una buona morte giacchè l’appuntamento è inevitabile.
    Ci mancherai.

  3. L’ha fatta fuori dal secchio. È da quando è comparsa la prima forma di vita che la morte trasforma in alimento per nuova vita. Il significato della vita è la vita non il dopo la morte. Eravamo polvere di stelle e semplicemente torniamo polvere. Con o senza tecnologia.

    • Non credo lei abbia capito che il centro del messaggio è che certe cose le si propagandano solo per un motivo…i soldi.

  4. Beh, pensandoci si potrebbe pensare di produrre gas metano come nei biodigestori…non so, ma è vera?

  5. “Ci sono uomini che vivono solo come passaggio per la merda e per riempire cessi e buglioli”

    Beh, in fondo i nostri corpi escono dalla vagina, la quale è molto vicina al buco del c…

    • Questo era una disquisizione dei cattolici, che si nasce fra le feci.
      Pure loro nascevano cosi’e infatti il mondo lo hanno datto diventare un inferno per molti,credendosi al di sopra di tutti.

  6. “Il rifiuto della Morte, come opposizione alla Vita, entrambi i poli ricompresi nell’Uno, così come il Bene e il Male, ci ha condotti, come vedete, alla morte da entropia, al terriccio da concime.”
    Principe della fallita consecutio, Alceste (o Alcesso, dato l’argomento?) ricorre al caposaldo della visione terrena, scientifica, dei processi: l’entropia. E’ il mostro che, messo alla porta, rientra dalla finestra. Si muore. Beh? Di come interpretano i vivi la morte e di cosa se ne facciano è una questione esclusivamente per i vivi. I morti, ne sono sicuro, se ne fregano di tutte le narrazioni e conseguenti atti relativi ad identità, ermeneutica e teleonomia che falliscono completamente di afferrare il senso stesso della morte.

  7. Mamma che boiata! Il bisnonno sotto terra lo hanno infilato in una bella scatola di legnaccio, dopo una ventina di anni rimanevano terra ed ossa, le ossa in colombario e tutti felici. Compostaggio avvenuto al naturale, poi qualcuno vuole pensare che il suo corpo incontaminato rimarrà nei secoli? L’incorruttibilità mi risulta sia prerogativa dei santi quindi una via esiste, noi poveri umani comuni comunque quella fine faremo.

    • Questo accadeva una volta, con tutti gli antibiotici e i conservanti che ci fanno ingurgitare oggi dopo 20 anni il corpo è ancora lì bello intero!

  8. Sempre meglio del cannibalismo.

  9. Il culto dei morti qualifica la civiltà umana. Portare un fiore fresco lenisce e cura l’anima dei vivi e ne rinforza il senso della vita. Potersi recare nel luogo in cui si trovano i resti mortali dei nostri cari defunti è un gesto di pace e riconciliazione.

    • Maddai, sono abitudini primitive che avevano i cavernicoli, come mangiare carne, vestirsi di pelle ed essere attratti dal sesso opposto 🙂 🙂 😉

    • Il senso di tutto questo è riportare l’ umanità al livello di bestie mostruose. Questo è il vero obiettivo. Poi, chi vuole si beva pure tutte le scuse che lorsignori accampano per realizzare il proprio disegno.

  10. Non ho garanzie su quello che succederà quando sarò morto, e francamente non me preoccupo molto. Mi spiace per quelli che restano, al limite, tipo figli, per i quali tutti ci illudiamo di influire sulle loro future scelte. Non è così, è solo un’illusione… Lo pensiamo noi, ma non è vero.
    E, onestamente, sono già abbastanza concentrato sul restare vivo, qui e ora, per preoccuparmi su cosa faranno di me da morto.

    Inoltre, vorrei ricordare alla popolazione qui presente, che noi viviamo, letteralmente, sui cadaveri accumulati stratificati e sedimentati di miliardi di esseri viventi. E sulla loro merda.

    • “Restare vivi”, non solo fisicamente ma anche nello spirito, è la cosa più importante che dobbiamo fare. Di cosa penseranno o faranno di me da morto è una faccenda che non mi interessa.

      • Non è vero che non ti interessa…
        Se lo fosse davvero non scriveresti qui, tra le altre cose.
        Tutti noi siamo echi biologici, ed è il senso naturale delle cose.

  11. L’intraprendente Katrina Spade non ha fatto altro che seguire con passiva coerenza un sentiero già tracciato, la convenienza indicata dalla via scientifica, con buona pace di chi si ostina a credere di stare in un altro posto.

    …Le reminiscenze letterarie non mi abbandonano nemmeno di fronte al nichilismo, come potete notare…

    Le sbandierate “reminiscenze” non sono bastate a capire che il nichilismo é la inesorabile conseguenza della maturazione di un processo culturale ottenuto mescolando e rimescolando, senza sosta o esitazione alcuna, una religione appositamente composta ed alcune eredità storiche di cui molti, tra i quali l’autore, vanno follemente orgogliosi.

    Chissà se un giorno finalmente si capirà che si sono condannati, rifiutati ed aspramente combattuti, per non voler rinunciare, a nessun costo, alla distribuzione del dolciastro sciroppo esistenziale ottenuto dal sopraddetto rimescolamento, proprio i tentativi immaginati per cercare di deviare dal baratro definitivo ben rappresentato dal nichilismo, individuato quest’ultimo e segnalato con teutonica accuratezza, ahimè, da un barbaro.

    PS – Lasciatemi immaginare che gli alberelli di limone e le aiuole di basilico affiancheranno il trionfale viale d’ingresso al Centro Commerciale (1).

    (1) Qualcuno aveva sentenziato che la strade che portano alle miniere avrebbero dovuto essere costituite da spaziosi viali alberati, visti gli sviluppi ho ritenuto opportuno un aggiornamento.

  12. “Ma torniamo alla merda di Seattle (e di Svezia: un giorno scriveremo di come un popolo fiero si sia ridotto ad avanguardia del Nulla).”
    Ma come si permette di parlare così della autoproclamata superpotenza umanitaria della Greta e dello stolto Lofven, sindacalista, compiaciuto analfabeta, che guida il paese da tempo immemorabile, anche ora che non ha la maggioranza, in quanto la destra rifiuta il potere perché ha vergogna di sé (fassisti, rassisti).

  13. “Scrivere, in effetti, serve a niente” … allora non scrivere!!

  14. Parafrasando: Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris, diventa: Memento, homo, quia pulvis es, et in concimem e/o merdam reverteris. In fondo la Bibbia ha sempre ragione. Sono finiti i tempi in cui le sacre ceneri erano conservate in urna sul comò.

  15. Disgustoso vero? il rispetto per i morti è insito in me e credo in quasi tutti gli esseri umani, indipendentemente da credenze religiose, tra l’altro. E’ un sentimento profondo e ancestrale.
    Detto ciò, se ce l’avete, dimenticatevelo. Perchè se ci “picchiano dentro”, come fanno quando vogliono imporre qualcosa, fra poco sarà “normale” anche questo. E non solo! Saranno, con ogni probabilità, sdoganati: il cannibalismo ( perchè buttare fra i fiori tanta buona carne?), la zoofilia (amo il mio cane e me lo sposo), pedofilia, necrofilia, e chi più ne ha più ne metta! E’ il progresso, Bellezza! L’hanno detto in California!

    P.S. Un uomo morto non è mai merda. da vivo si, spesso e volentieri, ma da morto no.

  16. Io sono ciò che tu sarai e tu sei ciò che io ero.
    Questo su un’antica tomba romana.
    Altro che le fregnacce cattoliche che intra fecis et nonsochè nascimur!
    Rispetto!

  17. Mamma mia che pentolone di pippe mentali.
    Ma questo onanismo compulsivo di Alceste finirà mai?
    Tutta questa tremenda logorrea semantica per dire “cosa” esattamente?

    Quando la sintesi è un dono…

  18. “…Le reminiscenze letterarie non mi abbandonano nemmeno di fronte al nichilismo, come potete notare”

    L’unica cosa notabile nei tuoi scritti è il disperato bisogno di visibilità.
    Triste, visto che siamo quattro gatti rispetto alle piattaforme tradizionali che per te, evidentemente, sono troppo mainstream.

    Ti si nota di più se non ci sei o se ci sei masturbando l’ego del tapino di turno, desideroso di colmare i suoi complessi di inferiorità, facendo finta d’appezzare “il nulla sotto vuoto spinto” di Alceste?

  19. Se non sbaglio, c’e’ un certo gruppo che chiama i non appartenenti a esso “bestiame”. E quel certo gruppo e’ oggi il Potere.