WASHINGTON, DC - FEBRUARY 15: The Hulu series "The Handmaid's Tale" is filmed on the National Mall in Washington, D.C. on February 15, 2019. (Photo by Calla Kessler for The Washington Post via Getty Images)

L’opera di Margaret Atwood illustra il nostro bisogno di gioire del dolore altrui

DI SLAVOJ ZIZEK

independent.co.uk

Il paradiso non è abbastanza e deve essere integrato dalla possibilità dare uno sguardo alle sofferenze altrui, solo così, secondo Tommaso d’Aquino, le anime benedette ‘possono godere della loro beatitudine in modo più completo.’

Una ben costruita campagna pubblicitaria mondiale sta tenendo desto l’interesse per The Testament, il sequel di Margaret Atwood al suo Handmaid’s Tale. Questo, forse, è il momento giusto per approfondire il perché ci affascini così tanto il mondo oscuro della Repubblica di Gilead.

Dal momento che Gilead è governata dai Cristiani fondamentalisti, il modo migliore per iniziare è con la teologia.

Nella sua Summa Theologica, il filosofo Tommaso d’Aquino conclude che i beati nel regno dei cieli potranno vedere le punizioni inflitte ai dannati, e questo perchè la felicità che provano possa essere ancora più sublime. Tommaso d’Aquino, ovviamente, evita accuratamente [di considerare] l’oscena implicazione che le anime buone in cielo possano trovare piacere nella visione della terribile sofferenza delle altre anime, e questo perché i buoni Cristiani dovrebbero provare pietà alla vista della sofferenza. Quindi, anche i beati in cielo proveranno pietà per i tormenti dei dannati? La risposta di Aquino è no: non perché a loro faccia piacere vedere la sofferenza in quanto tale, ma perché godono [alla vista] dell’esercizio della giustizia divina.

Ma, cosa succederebbe se il gioire per la giustizia divina fosse una razionalizzazione, una copertura morale, per godere sadicamente dell’eterna sofferenza dei propri simili? Ciò che rende sospetta la formulazione di Aquino è proprio il godimento supplementare dovuto alla visione segreta del dolore altrui: come se il semplice piacere di vivere nella beatitudine celeste non fosse abbastanza e dovesse essere integrato dal godimento di poter dare un’occhiata alla sofferenza di un altro, perché, solo in questo modo, le anime benedette “possono godere della loro beatitudine in modo più completo.”

Possiamo facilmente immaginare come andrebbero le cose in paradiso: quando un po’ di anime benedette si lamentano che il nettare appena servito non è così gustoso come l’ultima volta e che la vita beata lassù è, dopo tutto, piuttosto noiosa, gli angeli al servizio dei beati ribattono: “Non vi piace qui? Allora date un’occhiata a com’è la vita laggiù, dall’altra parte, e forse capirete quanto siete fortunati ad essere qui!

E anche l’analoga scena all’inferno dovrebbe essere immaginata in  modo completamente diverso: lontani dallo sguardo e dal controllo divino, le anime dannate godono all’inferno di una vita intensa e piacevole; di tanto in tanto, quando i delegati del demonio che amministrano l’inferno vengono a sapere che alle anime benedette dal cielo sarà permesso di osservare per un po’ di tempo la vita infernale, pregano gentilmente le anime dannate di mettere in scena un’esibizione e di far finta di soffrire terribilmente per impressionare gli idioti celesti.

In breve, la vista della sofferenza altrui è l’oscura causa del desiderio che sostiene la nostra felicità (felicità in cielo), se la eliminiamo, la nostra felicità appare in tutta la sua sterile stupidità. E, per inciso, la stessa cosa non vale forse anche per la nostra porzione quotidiana di orrori del Terzo Mondo, guerre, fame, violenza, sugli schermi TV? Ne abbiamo bisogno per sostenere la felicità del nostro paradiso consumistico.

E questo ci porta a The Handmaid’s Tale della Atwood: un caso di rappresentazione “critica” diretta dell’atmosfera oppressiva di un immaginario governo conservatore-fondamentalista. Il romanzo e la serie televisiva ci permettono di trastullarci con l’imbarazzante piacere di fantasticare un mondo di brutale dominazione patriarcale. Certo, nessuno ammetterebbe apertamente il desiderio di vivere in un tale un mondo da incubo, ma, la certezza di non volerlo davvero, rende ancora più piacevole fantasticare su questa società, immaginandone tutti i dettagli. Sì, proviamo dolore mentre proviamo piacere, ma il termine attribuito dallo psicoanalista Jacques Lacan a questo piacere nel dolore è jouissance [godimento].

Il rovescio di questa ambiguità è la cecità fondamentale del racconto della Atwood per i limiti del nostro universo liberal-permissivo: l’intera storia è un esercizio in quello che il critico letterario americano Fredric Jameson chiamava “la nostalgia del presente,” permeato dall’ammirazione sentimentale per il nostro presente liberal-permissivo, rovinato dal nuovo governo cristiano-fondamentalista, e che non affronta mai, nemmeno lontanamente, il problema di che cosa ci sia di sbagliato in questo presente, di che cosa abbia potuto portare all’incubo della Repubblica di Gilead. La “nostalgia del presente” cade nella trappola dell’ideologia, perché non vede che l’attuale paradiso permissivo è noioso e (esattamente come le anime benedette in paradiso) per sostenersi ha bisogno di dare uno sguardo all’inferno del fondamentalismo religioso.

Questa è ideologia allo stato puro, l’ideologia, nel senso semplice e brutale, del legittimare l’ordine esistente e offuscarne gli antagonisti. Allo stesso modo, i critici liberali di Trump e della destra alternativa non si chiedono mai seriamente come abbia fatto la nostra società liberale a partorire Trump.

In questo senso, anche l’immagine di Donald Trump è un feticcio: l’ultima cosa che un liberale vede prima di affrontare la lotta di classe. Ecco perché i liberali sono così affascinati e inorriditi da Trump: così possono evitare l’argomento della lotta di classe. Il motto del filosofo tedesco Friedrich Hegel, “il male risiede nello sguardo che vede il male ovunque,” qui si applica appieno: il liberalissimo sguardo che demonizza Trump è anche uno sguardo malvagio, perché ignora come i suoi stessi fallimenti abbiano aperto la strada al tipico populismo patriottico di Trump.

 

Slavoj Zizek

Fonte: independent.co.uk

Link: https://www.independent.co.uk/voices/margaret-atwood-handmaids-tale-testaments-human-rights-slavoj-zizek-a9105151.html

14.09.2019

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org  acura di MARKUS

Pubblicato da Markus

Un biologo, appassionato di montagna e di fotografia, che cerca, come può, di combattere contro i mulini a vento.
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7 Commenti

  1. Articolo molto interessante.
    Penso che il succo della questione sia in quell’aforisma di Hegel, che si potrebbe anche riscrivere così: “Il male sta negli occhi di chi guarda”. Infatti ogni esperienza viene filtrata dal nostro Ego che la colora di giusto o sbagliato.

    Io credo che chi giudica gli altri in realtà non faccia che proiettare su di essi il giudizio che ha di sé stesso.
    Accettarci per come siamo, lasciare andare l’idea che ci siamo fatti di noi stessi, cioè l’Ego, ha come conseguenza sicura anche accettare meglio il prossimo. Perché il sadismo è figlio dell’invidia, cioè del fatto che ci giudichiamo più meritevoli di chi ci circonda.

    Un solo grosso appunto faccio all’autore: il sadismo non è solo prerogativa cristiana, basta vedere quanti film horror sono prodotti oggigiorno per rendercene conto, o pensare a come si divertivano gli antichi Romani prima di Cristo.

    • Quindi più correttamente direi “il male ed il bene stanno negli occhi di chi guarda”.
      A volte anche i “grandi” dicono delle esagerazioni (o bisognerebbe capire il vero valore che volevano dare alle parole).

  2. Il concetto di felicità come ‘Schadenfreude’ è lontanissimo dalla teologia cristiana dove la felicità dei beati deriva dalla visione di Dio e non dal sadico godere nel vedere i dannati condannati o dallo scampato pericolo o dall’apprezzamento della giustizia divina. Probabilmente l’autore non ha interpretato correttamente il pensiero di s Tommaso. Anche la trasposizione di questi concetti nel mondo moderno con gli abitanti dei Paesi ricchi che godono delle sofferenze del terzo mondo non mi sembra conforme alla realtà dei fatti. Gli aiuti miliardari e magari a volte sbagliati elargiti al terzo mondo stanno a testimoniare che eventualmente ci si sente in parte colpevoli per quelle sofferenze, non che si goda a vederle. Leggendo l’ultima parte sembrerebbe che Trump sia il dannato all’inferno e i liberali i beati in Paradiso, in realtà è il liberalismo che ha creato l’inferno moderno della miseria e della decadenza in occidente, il ‘populismo patriottico di Trump’ è la giusta reazione a questo ‘inferno’.

  3. E’ una cosa umana. E infatti non si dice più “L’amico lo conosci nel momento del bisogno” ma “L’amico lo conosci se vinci la lotteria di capodanno” E’ quello che non stramazza al suolo, in questo secondo caso.

  4. Il fenomeno esiste ma lo andrei a ricercare nel processo competitivo, che oggi è l’essenza del Liberismo o Neoliberismo se preferite.
    Io salgo, tu scendi, la mia azienda cresce, la tua fallisce e via canti di gioia.
    L’esultanza di Tizio perchè ha vanificato gli sforzi di Caio o perchè l’ha spennato a carte sono dettagli, il punto è che la vittoria (il godimento) diventa davvero grande nella condizione di sconfitta (umiliazione, sofferenza) dell’avversario.
    Una volta che si è fatto proprio il concetto e si è scelto di vivere con e per esso, il limite del divario (e quindi il grado di sadismo) dipende dal contesto in cui uno si trova o semplicemente dall’abitudine.
    Nel passare ad un processo cooperativo questo “bisogno” decadrebbe.

  5. Sempre piacevole Zizek.

  6. Zizek, raffigurandosi come un S.Giorgio contro il drago Trump, cavalca nella steppa della liberale noia malefica e, brandendo a lancia la sempiterna idea di ideologia, trafigge e caccia all’inferno in malefico. Un’immagine non molto distante all’immagine creata dal fondamentalismo religioso in questione. Il problema entrambi usano i due soggetti per i propri scopi. Come peraltro anche i non fondamentalisti, mettono in contrapposizione i due soggetti, bene e male, caricandoli di moralità (Zizek : l’ideologia “semplice e brutale”). Anzi, ciò che d’Aquino aveva cercato di fare, ai limiti delle proprie possibilità del tempo e del ruolo, di riproporre l’inesistenza del bene senza il male, Zizek no, egli lo distrugge: questa unione non sa’ da fare! è il pensiero laico contemporaneo che non ne dà fuori se non riesce a raccogliere alcuni valori della cultura orientale e delle culture antiche dove bene e male coesistono, certamente in una continua lotta, ma coesistono e non può altro che essere così. Le religioni monoteistiche sono il maggior impedimento verso una simile concezione dell’esistenza.