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La geografia della noosfera

 

ANATOLY KARLIN
unz.com

Dalla fine dell’era malthusiana, la crescita tecnologica su base scientifica è stata la fonte di quasi tutta la crescita economica a lungo termine. Tuttavia, sappiamo anche che non si è sviluppata in modo uniforme in tutte aree geografiche. Ad esempio, Charles Murray in Human Accomplishment ha dimostrato che la stragrande maggioranza delle figure “eminenti” nella scienza e nelle arti proveniva dall’Europa, in particolare dal suo “nucleo” centrale. Le aree che, secoli fa, erano state caratterizzate da elevate concentrazioni di ricercatori tendono a rimanere all’avanguardia del successo economico mondiale anche ai giorni nostri.

Nonostante tutto il clamore intorno alla Legge di Moore, ci sono crescenti ed inquietanti prove del fatto che la crescita tecnologica sta rallentando. Occorrono sempre più ricercatori per ottenere le stesse percentuali di innovazione. Il costo degli stabilimenti per la produzione dei circuiti integrati raddoppia ogni volta che si quadruplica la densità dei chip (Legge di Rock). A livello basico, i problemi tendono a diventare più difficili, non più facili, all’aumentare della tecnologia (vedi il mio articolo Apollo’s Ascent). Nel frattempo, gli aumenti epocali di alfabetizzazione, popolazione e QI medio degli ultimi due secoli, che avevano incrementato di diversi ordini di grandezza il capitale umano disponibile per la nostra civiltà, si stanno ora esaurendo.

Dati questi crescenti vincoli sulla futura espansione della civiltà tecnologica, vorrei sostenere che è di particolare importanza capire bene da dove provenga attualmente la scienza d’élite.
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Il Nature Index

Che cosa possiamo usare come cartina di tornasole? I Premi Nobel per le scienze sono in ritardo rispetto ai successi nel mondo reale di 20-30 anni. I sistemi di mappatura individuale, come Pantheon, acquistano validità solo nelle retrospettive di lungo periodo e, in ogni caso, il database delle realizzazioni umane arriva solo fino al 1950. Il numero complessivo di articoli pubblicati, i brevetti concessi, il personale nel settore Ricerca & Sviluppo o le spese in R&S non tengono conto della qualità [delle ricerche scientifiche]. Le classifiche universitarie possono essere influenzate da fattori come reputazione e “marchio“, il prestigio mondiale di Oxbridge e della Ivy League, per esempio. Cosa possiamo usare allora?

Il Nature Index (natureindex.com) aggira quasi tutti gli ostacoli. Questo indice misura la quantità di pubblicazioni delle 82 riviste scientifiche più prestigiose nel campo delle scienze naturali. Sebbene rappresentino meno dell’1% delle riviste di scienze naturali presenti nel database di Web of Science, esse raccolgono quasi il 30% di tutte le citazioni in questo ambito scientifico. Annualmente, ogni istituto di ricerca e ogni nazione che ha dato il suo contributo ad una o più di queste riviste ottiene un punteggio da parte di Nature Index che misura il suo grado di partecipazione alla ricerca (esiste anche un “totale parziale” per l’anno passato che copre il periodo 2017-novembre 2018, al momento della stesura di questo articolo). Questo rende il Nature Index una fonte ideale di dati quantitativi, aggiornati e affidabili sulla produzione scientifica di alto livello.

Esistono due versioni di questo indice: AC (conteggio articoli) e FC (conteggio frazionario). Nel primo caso, l’istituto e il paese di ogni singolo autore ottengono lo stesso punteggio, indipendentemente dal numero dei coautori. Nel secondo, ogni articolo accettato ottiene un punto, che viene condiviso in parti uguali tra le istituzioni e i paesi dei suoi coautori. Sembrerebbe che FC sia il modo migliore per misurare il vero livello di produzione scientifica d’elite, mentre AC valuterebbe meglio l’importanza della collaborazione scientifica internazionale.
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La noosfera

Allora, dove vengono generati i “Punti Scienza” nel nostro Gioco della Civiltà?

Questa tabella mostra la quota globale della FC dei vari paesi, il tasso di crescita annuale di detta quota dal 2012-2018 e la performance pro capite rispetto agli Stati Uniti (= 100). Tenete presente che i dati per FC2018 vanno da Dic 2017 a Nov 2018, poiché i dati finali per il 2018 non sono ancora disponibili.

La prima cosa che si nota è come la produzione scientifica globale sia sbilanciata a favore del mondo sviluppato.

Mappa mondiale della produzione scientifica di alto livello pro capite (USA = 100%), basata su Nature Index 2018 (FC 2017, il conteggio frazionario per l’anno 2017).

In termini pro-capite, dominano gli Stati Uniti più “l’Europa centrale” (la Svizzera è il singolo a migliore rendimento), mentre i paesi sviluppati dell’Asia orientale e del Mediterraneo sono due volte più bassi. La Cina e l’Europa dell’Est sono a loro volta 3-4 volte più basse, mentre il Terzo Mondo è trascurabile.

In termini assoluti, si evidenzia una triarchia dominata dagli Stati Uniti (33% della produzione scientifica mondiale d’élite), [a cui si aggiungono] l’UE ( 27%, di cui appena l’1% circa dovuto ai nuovi membri), e la Cina (18%).

Questi tre blocchi rappresentano quasi l’80% della produzione scientifica mondiale. Quasi tutto il resto proviene da altri paesi sviluppati, come Giappone, Svizzera (i suoi 8,5 milioni di persone contribuiscono al 2,3% della produzione scientifica d’élite, leggermente di più dei 52 milioni della Corea del Sud!) e dai vari paesi anglofoni (Australia, Canada, Nuova Zelanda) e dell’orbita cinese (Taiwan, Singapore). L’India rappresenta solo l’1,7%, la Russia e il V4 [il Gruppo di Visegrad] circa lo 0,8% ciascuno; il Brasile lo 0,5% ..

Circa il 68% della produzione scientifica mondiale d’élite (76% nel 2012) appartiene a quello che potremmo definire “l’Occidente” (l’Anglosfera dei “Cinque Occhi”, l’UE-28, la Svizzera, la Norvegia, l’Islanda e Israele). Un altro 27% (20% nel 2012) proviene dall’Asia orientale (sinosfera, Giappone, Corea e Vietnam); la sinosfera vera e propria (Cina, Taiwan, Singapore) contribuisce con il 20%, dall’11% [nel 2012]. Nel totale, quel tipo di etnia che John Derbyshire definisce “il popolo del ghiaccio,” le genti nordiche con alto QI, in questo caso “l’Europa allargata” (l’Occidente, l’URSS e i Balcani non-UE) e l’Asia orientale, contribuisce con un sorprendente 96,2% alla produzione scientifica mondiale d’élite. Inoltre, anche se l’equilibrio interno del “popolo del ghiaccio” si è spostato dall’Occidente all’Asia orientale nell’ultima metà del decennio, la sua quota complessiva di produzione scientifica di alto livello è rimasta pressoché costante (96,4% nel 2012).

Il resto è rappresentato dall’India (1,6%, contro l’1,5% del 2012), dall’Europa centro-orientale (~ 1,1% in più rispetto all’1,0%), dall’America Latina (~ 1,1%, in aumento da ~ 0,9%), dalla Russia (0,75%, in crescita dallo 0,59%); da Dar Al-Islam [paesi mussulmani] (~ 0,70%, in rialzo da ~ 0,42%), dall’Africa sub-sahariana (0,20%, in aumento da ~ 0,11%).

NOTA: i dati per i paesi con un livello inferiore (non nella Top 50) non sono disponibili per il periodo 2012-2014, pertanto le cifre sopra riportate sovrastimeranno leggermente i miglioramenti all’interno dei blocchi contenenti molti di questi paesi, ad es. Dar Al-Islam e l’Africa. Questo non costituisce una differenza significativa per i modelli globali, in quanto i primi 50 paesi contribuiscono costantemente a più del 99,5% della produzione scientifica mondiale d’élite.
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All’interno dei paesi sviluppati, l’UE e gli Stati Uniti hanno entrambi visto calare dal 2012 la loro quota di produzione scientifica mondiale con un tasso annuo negativo del ~ 2%. Tuttavia, vi sono marcate differenze nazionali. L’area mediterranea (Italia, Spagna, Portogallo, Grecia), Francia e Giappone sono tutti crollati al 3-5% annuo; nel frattempo, la Svizzera e il Regno Unito hanno mantenuto le posizioni, mentre gli Scandinavi e gli Australiani hanno aumentato le loro quote, arrivando rispettivamente a circa l’1% e il 2,5% l’anno. Lo scarso rendimento dei paesi mediterranei rispetto al Nord Europa può essere legato alla fuga dei cervelli,

I paesi del Gruppo di Visegrad hanno portato la loro quota ad un modesto 2,5% all’anno (modesto perché dovrebbero essere almeno al livello dell’area mediterranea). Tuttavia, ci sono grandi differenze tra loro. Partendo rispettivamente dallo 0,23% e dallo 0,16% della produzione scientifica mondiale d’élite, la Repubblica Ceca ha aumentato la sua quota, arrivando allo 0,32% nel 2018, mentre l’Ungheria è calata allo 0,13%. Orban non è stato di buon auspicio alla scienza ungherese. La Polonia si è posizionata tra i due, passando dallo 0,35% allo 0,38% della produzione scientifica mondiale d’élite.

Come accennato in precedenza, la Russia ha aumentato la propria quota, passando dallo 0,59% allo 0,75% nel periodo 2012-2018, con aumenti annuali del 4% (sebbene provenienti dalla base post-sovietica). Mentre la Russia è solo un pesciolino sul palcoscenico globale, ha comunque prodotto costantemente il 90% della scienza d’élite nei territori dell’ex Unione Sovietica. L’Ucraina è crollata dallo 0,07% allo 0,03% durante lo stesso periodo, con un declino annuo del 10%; insieme a Taiwan, questa è la peggiore performance della Top 50. Gli unici altri paesi di rilievo sono gli Stati Baltici, che hanno collettivamente aumentato la propria quota dallo 0,03% allo 0,05%.

La Cina ha avuto un incandescente tasso di crescita del 13% annuo (!), Superando la Polonia in termini pro capite. Nel frattempo, è passata dal 24% al 56% della performance assoluta degli Stati Uniti nel periodo 2012-2018, raddoppiando contemporaneamente le propria quota di produzione scientifica mondiale d’élite, dal 9% al 18%. La percentuale cinese all’interno della sinosfera è passata dall’81% del 2012 al 92% del 2018. Nel frattempo, Taiwan ha avuto il crollo maggiore nei paesi all’avanguardia, con una quota della produzione globale in calo del 10% nel periodo 2012-18. Ho ipotizzato che questo possa essere un risultato diretto della strategia cinese “31 passi per Taiwan,” volta a drenare l’isola ribelle del proprio capitale umano.

La Corea del Sud ha perso la sua quota ad un tasso dell’1% annuo, probabilmente perché era già arrivata al suo massimo potenziale intorno al 2010.

Vale la pena notare che circa lo 0,14% (in aumento dallo 0,11% nel 2012) dei punti dell’Africa subsahariana, pari allo 0,20% della produzione scientifica mondiale d’élite appartengono alla Repubblica del Sud Africa. Di conseguenza, “l’Africa nera” a nord della RSA produce appena lo 0,05% della produzione scientifica mondiale d’élite. Ciò significa che la piccola Svizzera produce circa 50 volte più scienza d’elite di tutta l’Africa nera, nonostante abbia appena l’1% della sua popolazione; lo svizzero medio è 5.000 in più scientificamente produttivo rispetto alla media dell’Africa subsahariana.
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Noosfera e QI

Che cosa spiega le variazioni regionali di cui sopra! L’avete indovinato!

* Karlin, Anatoly, and Andrey Grigoriev. 2019. “Модель факторов инновационной эффективности страны.” Siberian Psychology Journal. [PDF] [in Russo]

Abbiamo riscontrato una variazione del 40% tra il QI nazionale e la produzione scientifica in funzione quadratica, variazione che saliva al 54% quando veniva corretta per le conseguenze di un’eredità socialista passata o presente, e con l’interazione di questo passato socialista con il QI. Si è riscontrato che il PIL pro capite non prevedeva una produzione scientifica superiore a quella prevista dal QI medio, mentre il QI giustificava un punteggio del 7% in più rispetto a quanto previsto dal PIL pro capite. Allo stesso modo, si è scoperto che il QI nazionale spiega meglio la varianza nella produzione scientifica rispetto ai fattori legati alla personalità individuale.

La produzione scientifica (pro capite) è generalmente irrilevante nei paesi con un QI medio inferiore a 90, e per lo più scarsamente significativa nei paesi con un QI medio inferiore a 95.

Sembra esserci un raddoppio nella produzione scientifica pro capite ogni 10 punti in più del QI medio nazionale.

Il futuro della noosfera

Come abbiamo visto, è solo un piccolo sottogruppo di paesi capitalisti ad alto quoziente intellettivo che ospita la maggior parte delle “frazioni intelligenti” del mondo responsabili del 95% e più della produzione scientifica d’élite. Questo non costituisce una sorpresa per i realisti del QI genetico. Tuttavia, non fa male sottolineare un’implicazione importante: se il “il popolo del ghiaccio” dovesse svanire, la produzione scientifica mondiale arriverebbe, molto probabilmente, ad un punto morto. E poi saremmo all’epoca dell’industrialismo maltusiano.

È vero che molti paesi si stanno comportando al di sotto del loro potenziale. In particolare, sulla base del QI nazionale, mi aspetto che i paesi dell’ex blocco socialista, il Gruppo di Visegrad, i Paesi Baltici e dell’ex-Unione Sovietica, arrivino almeno ai livelli dell’area mediterranea (la Cecenia è già lì). Ciò presuppone un ulteriore raddoppio delle prestazioni della Polonia e un quadruplicamento di quelle russe (almeno finché dureranno i finanziamenti). Tuttavia, il limitato peso demografico di queste regioni renderà il loro impatto sostanzialmente irrilevante a livello globale, anche nel caso in cui convergessero verso i livelli USA/centroeuropei.

Mentre la produzione scientifica cinese finirà per dominare il mondo, proprio come succederà in campo economico e, probabilmente, anche in quello militare, suggerirei di essere cauti prima di parlare di un trionfo cinese. Nonostante il loro alto quoziente intellettivo medio, Giappone, Corea del Sud e Taiwan hanno finito per convergere al livello dei paesi mediterranei, come l’Italia e la Spagna. Ora, la Cina tende a rimanere indietro costantemente di 20 anni rispetto allo sviluppo della Corea del Sud; proiettando questa tendenza nel futuro insieme ai dati della “convergenza scientifica” della Corea del Sud circa al 2010, possiamo prevedere che la produzione scientifica cinese raggiungerà il massimo relativo agli Stati Uniti in un decennio, entro il 2030. Se questo asintoto è in qualche modo simile a quello della Corea del Sud e di Taiwan, che generano rispettivamente il 41% e il 30% della produzione scientifica d’elite pro capite rispetto agli Stati Uniti, allora la produzione scientifica cinese di alto livello non andrà molto oltre il 50% dei valori americani. Di conseguenza, a questo punto, possiamo solo ragionevolmente aspettarci che la Cina offra al mondo una produzione scientifica d’elite pari a quella americana, prima di stabilizzarsi (al contrario di una produzione scientifica 3-4 volte quella statunitense, come accadrebbe se la sua capacità fosse in rapporto diretto con il QI medio) .

Dare la colpa della sottoperformance economica ed innovativa dell’Asia orientale al suo QI è un argomento per altri articoli, anche se penso che il fenomeno possa essere probabilmente attribuito a livelli molto più elevati di conformismo.

Non ci sono buoni motivi per ritenere che altre regioni del mondo diventeranno importanti poli scientifici nel prossimo futuro.

L’unica parziale eccezione potrebbe essere l’India, che ha una percentuale di bramini con un alto QI equivalente, in dimensioni assolute, alla popolazione di un grande paese europeo. [Nel 2007, i bramini erano il 5% di tutta la popolazione indiana, N.dT.]. Tuttavia, non ci si dovrebbero aspettare miracoli. Nonostante il vigoroso sviluppo economico degli ultimi dieci anni, la quota di produzione scientifica mondiale dell’India è rimasta sempre praticamente la stessa.

L’unica significativa eccezione verso l’alto della correlazione fra produzione scientifica e QI è l’Arabia Saudita, che genera una modesta quantità di scienza d’élite, quasi tutta dovuta alla KAUST, un’istituzione generosamente finanziata, i cui ricercatori, prevalentemente occidentali, vengono retribuiti con i petrodollari.

Di conseguenza, le prospettive per un aumento radicale della produzione scientifica mondiale di alto livello senza una superintelligenza artificiale o un aumento del QI genomico sembrano abbastanza limitate.

Questo si potrà ottenere principalmente con un utilizzo più efficiente del talento cinese ed est europeo, che si prevede possa convergere verso i livelli dei paesi mediterranei, ma, probabilmente, non oltre. Nel frattempo, gli effetti della fertilità disgenica continueranno ad accumularsi, anche se l’effetto Flynn si esaurirà completamente, dal momento che quasi tutto il mondo ha accesso ad una scolarizzazione sufficiente, ad un’alimentazione e ad un’assistenza sanitaria adeguate e ad istituzioni quasi ottimali. E, inutile dirlo, i problemi che dovranno essere risolti per ottenere ulteriori progressi tenderanno a diventare sempre più difficili.

In ogni caso, ci sono anche buone notizie: la possibilità di un collasso nella produzione scientifica dovuto al cambiamento demografico potrebbe non essere così grave come alcuni fautori dell’influenza genetica e/o limitazionisti dell’immigrazione tenderebbero a credere. Anche se una massiccia immigrazione da parte del terzo mondo può abbassare il QI medio, le frazioni intelligenti autoctone sono tuttavia preservate; ed è la quantità di queste frazioni intelligenti, non il QI medio in sé, che ricopre un ruolo molto più importante nella prosperità economica e nella produttività scientifica. La Scandinavia rimane in ascesa, a prescindere dal meme “SwedenYes.” Nonostante i ripetuti scandali dovuti alla censura dei Social Justice Warriors, dal licenziamento di un rispettato accademico, reo di aver fatto una battuta scherzosa sulle donne, alla recente espulsione di Carl Noah da un contratto di collaborazione con l’Università di Cambridge, il Regno Unito continua a cavarsela abbastanza bene. Malgrado il continuo esaurimento della sua popolazione di origine europea, il Sudafrica, forse il caso più estremo di “sostituzione etnica,” ha effettivamente aumentato la sua quota di produzione scientifica mondiale di alto livello tra il 2012 e il 2018. Nel frattempo, la percentuale nell’Ungheria di Orban si è abbassata, nonostante il suo, per ora, ancora significativo potenziale umano non sfruttato.

La diversità può rappresentare un rischio a lungo termine per la produzione scientifica, ma il populismo anti-intellettuale è [un rischio] molto più immediato. Le recenti notizie dal Brasile di Bolsonaro, che parlano di un taglio del 30% ai fondi universitari, ci forniranno presto un altro caso di studio.

Anatoly Karlin

Fonte: unz.com
Link: https://www.unz.com/akarlin/noosphere/
17.05.2019
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Pubblicato da Markus

Un biologo, appassionato di montagna e di fotografia, che cerca, come può, di combattere contro i mulini a vento.