Il mainstream contro i Prof. anti Green Pass: “Sono il fronte dei negazionisti”

La replica del Prof. Guido Cappelli a Ferdinando Pinto che si dice "arrabbiato" coi colleghi firmatari dell'appello "Il lasciapassare della discriminazione”

Di Jacopo Brogi, ComeDonChisciotte.org

Sono L. G. , docente di Torino. Sono vaccinata, ma contro la carta verde. Ritengo sia un dispositivo che obbliga e divide.
Tutti, vaccinati e non, dobbiamo essere uniti contro tale “lascia passare”.  Crea discriminazione e già questo tradisce la nostra Costituzione, appositamente voluta dai nostri Padri: lunga, con più diritti che doveri, rigida.
Ricordo i partigiani, ricordo chi ha perso la vita per la Libertà e per la democrazia rappresentativa di tutti, anche delle minoranze. Sono fiera di essere tra le firmatarie di questo appello.  Insegno in una scuola che è dedicata anche a Rosa Luxemburg, come si possono tradire le idee!!!
Resistenza sempre Resistenza

Questa lettera è una delle tantissime che ci sono arrivate. L’appello dei docenti universitari ospitato da ComeDonChisciotte.org a cui hanno aderito decine e decine di personalità e di comuni cittadini, è approdato pure alla redazione del Corriere del Mezzogiorno (emanazione del Corriere della Sera), che ha interpellato Ferdinando Pinto, professore di Diritto amministrativo alla Federico II, già docente di Diritto costituzionale:

Un manifesto così tranchant fa male anche a chi lo sottoscrive. Il tono poi è molto discutibile e lascia il tempo che trova. E non ultimo è pubblicato su un sito negazionista. (1)

Ringraziando il Prof. Pinto (così come abbiamo fatto a suo tempo nei riguardi di Milena Gabanelli), pubblichiamo la replica del Prof. Cappelli, docente di Letteratura Italiana presso l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale  (promotore assieme ai colleghi Giuseppe Germano e Antonietta Iacono dell’appello “Green pass, il lasciapassare della discriminazione”), una missiva che era stata indirizzata proprio al Corriere del Mezzogiorno, ma che è stata ignorata dalla redazione.

La libertà di espressione ed il libero dibattito sembrano ormai fortemente compromessi. Viene da chiedersi chi siano i negazionisti.

Secondo il Prof. Pinto:

C’è un equivoco di fondo nell’appello contro il green pass, i firmatari richiamano la Costituzione. Ebbene la nostra Costituzione parla di diritti sì, ma anche di doveri dei cittadini. La prima parte, a proposito di principi, parte proprio dai diritti e dai doveri. Il discorso della libertà dunque non ha senso se non si inquadra in questa logica. È alla base delle democrazie moderne (2).

E la giornalista gli chiede: Chi invoca la dittatura sanitaria, la deriva autoritaria dello stato emergenziale, dove sbaglia?

Perché è vero proprio il contrario. Il ragionamento di chi si dice contrario è intrinsecamente contradditorio perché l’esaltazione della libertà senza limiti comporterà proprio la limitazione della libertà stessa (3).

Il Corriere incalza il docente universitario senza giri di parole, e poi titola:

L’ amministrativista Ferdinando Pinto analizza il fronte dei negazionisti «La Costituzione parla di diritti, ma anche di doveri dei cittadini. L’obbligo va sancito, ma c’è la politica di mezzo»

Di seguito, la replica del Prof. Cappelli. Tutto ciò, non è soltanto uno scambio a distanza fra intellettuali, ma il confronto tra due visioni del mondo e della società, profondamente lacerata dalla complessa realtà che viviamo.

La posta in gioco

Di Guido Cappelli (*)

Il nostro appello contro il green pass dello scorso 27 agosto (che mi piace battezzare l’“appello dei filologi”) ha avuto una certa ripercussione, al punto da suscitare qualche preoccupazione in mainstream, preoccupazione che si riflette nella pronta (forse talmente pronta da sconfinare nell’avventato) replica di un professore napoletano, apparsa sollecita sul Corriere del Mezzogiorno del 2 settembre, a stretto giro da un articolo dello stesso quotidiano dove si dava notizia dell’appello e si raccoglievano alcune mie dichiarazioni al riguardo. Credo sia giusto e onesto dare una controreplica, anche per onorare un dibattito intellettuale a mio parere cruciale in questo momento storico.

Il nostro critico è anche lui un professore, un illustre giurista per giunta: egli ci invita, fin dal titolo della sua intervista, a non banalizzare temi seri e profondi come quello della libertà individuale. Invito giustissimo, sacrosanto, da accogliere senz’altro. Potrebbe cominciare lui stesso a dare l’esempio: evitando, magari, di ricorrere, per puntellare la sue evidentemente non solidissime argomentazioni critiche, al trito, banale e truffaldino paragone tra l’obbligo vaccinale e… il codice della strada (!), in una similitudine tanto frivola quanto imbarazzante: “mi domando perché non si scandalizzino allora per i limiti di velocità o per il divieto di sosta”.

E allora, visto che il professore si domanda, glielo spieghiamo noi perché si tratta di una pericolosa, fallace banalità: semplicemente perché non risulta che per un divieto di sosta ti tolgano la macchina e tanto meno il lavoro, né che un’infrazione di traffico derivi nella perdita di diritti di cittadinanza come quelli che nega il green pass. Chiunque può vedere da sé la vuotezza di simili paragoni. Ma sì, lo sappiamo: non è una fallacia nuova; sta passando sulle bocche di tanti, troppi presunti “intellettuali organici”. Forse è meglio argomentare in modo meno superficiale: pena la caduta nella banalizzazione.

Né sembra troppo incisivo l’altro argomento del nostro professore giurista: il classico argumentum auctoritatis, in questo caso con aroma di agenzia di rating: l’argomento di autorità che evita di entrare nel merito, quando definisce il sito che ha ospitato il nostro appello come “negazionista”. Eccolo! Non poteva mancare il vecchio jolly utile a degradare qualsiasi dibattito, sterilizzare qualsiasi confronto di idee leale e razionale. “Negazionistaaaa”! Basta profferire la parolina magica, e l’interlocutore è annichilito, sprofondato nell’inferno del tabù, dell’indicibile, del Male con maiuscola. Ma che cosa intende, illustre collega, con “negazionista”? Intende chi dà voce a tutte le voci? Chi ospita i dibattiti in tutta la loro complessa dimensione? Chi non esclude a priori punti di vista e opinioni anche scomode?

Chi non ha “linee editoriali” draconiane in nome delle quali ogni giorno, lo sappiamo tutti e lo sa anche Lei (il re è sconciamente nudo anche in questo!), capi e capetti dettano le linee ideologiche ai sottoposti e sanzionano duramente chi non si allinea? Il collega-giurista ignora forse il clima delle redazioni dei giornali mainstream? Allora gli sveliamo un piccolo retroscena: questo stesso articolo era stato inviato allo stesso giornale che aveva ospitato i nostri rispettivi interventi, ma, come si vede, non è stato pubblicato. Lui questa come la chiama? Il collega-giurista non sa nulla delle mostruose concentrazioni oligopolistiche che hanno snaturato da almeno un quarto di secolo in qua il senso stesso del fare informazione? “Non sia mai!”, per dirla con l’Apostolo.

E noi, poveri illusi, generazione allevata nei valori costituzionali di pluralismo e democrazia, convinti che informazione fosse proprio dar voce a tutte le opzioni in campo! Che vuol dire “negazionista”, caro collega? Non sarà che è l’ennesima vile etichetta appiccicata sulla bocca di chi dissente, pone questioni, solleva dubbi? Ma nell’intervista è stato, invero, tutto un banalizzare: come quando evoca lo Stato come garante di una privacy che dovremmo consegnargli ad occhi chiusi: forse sarebbe bene interrogarsi su che cosa è diventato lo Stato negli ultimi 30-40 anni, su come è stato colonizzato, infiltrato, snaturato da lobby e poteri privati che hanno annullato l’idea stessa di rappresentanza popolare.

Ma tutto questo è assente nella riflessione del nostro censore, che invece invoca disinvoltamente democrazia e costituzione, salvo poi insistere sul fatto che noi saremmo “una minoranza” (sarà poi vero?) cui è concesso uno spazio “eccessivo”, cosa che non sembra deporre a favore della sua credibilità democratica, se è vero che in democrazia è proprio il diritto delle minoranze il primo ad essere tutelato.

Del resto, ci si può riempire la bocca di quante solenni dichiarazioni e sottili interpretazioni si vogliano, ma l’articolo 32 della Costituzione parla chiarissimo: l’obbligo vaccinale nei termini in cui lo si sta proponendo è vietato. Vietato. E per una ragione storica ben presente ai nostri padri: la sperimentazione su corpi operata dal totalitarismo nazista. Mai più, si disse. Poi, che in questo tempo postmoderno tutte le vacche siano grigie e sia la forza a stabilire l’interpretazione del diritto, è altra questione, purtroppo tragica: ormai, padroni dei media e in larga parte anche delle istituzioni di garanzia, possono far dire alla nostra Carta costituzionale (come del resto a qualunque principio giuridico fino a ieri comunemente accettato) tutto quello che vogliono e anche di più: non c’è testo che, adeguatamente torturato, non confessi quello che il potente vuol fargli dire. A volte, questi “intellettuali organici”, con le loro valigette, con le loro cravatte, sembrano degli hooligans incendiari che mettono allegramente le mani su Dichiarazioni dei diritti secolari, Costituzioni costate lacrime e sangue, princìpi di civiltà dati per acquisiti da decenni se non da secoli.

Ha ragione il collega: non bisogna banalizzare. Banalizzare ed etichettare sono forme di violenza simbolica e lui, come noi, certo detesterà la violenza simbolica. Sappiamo benissimo che quello della libertà è tema complesso e delicato: sappiamo bene che esiste una libertà degli antichi e una dei moderni, una libertà “prima del liberalismo”, una libertà positiva (partecipazione alla vita civica) e una negativa (assenza di interferenza da parte del potere). Abbiamo letto Finley, Stuart Mill, Berlin e Skinner, ricordiamo il Diritto romano e Cicerone, e abbiamo perfino l’aspirazione, la fiducia visionaria, “eretica”, a farli uscire dall’accademia e farli diventare patrimonio comune delle coscienze, armi da suonare in testa ai corifei dell’autoritarismo dalle sinistre tinte distopiche che ci stanno ammannendo da troppo tempo. Proprio per questo – in mezzo a questo gigantesco falò della razionalità giuridica e filosofica, in questa cancel culture della ragione, della ragionevolezza e del buon senso che covava da tempo ma si è scatenata da un anno e mezzo “causa covid” – alcuni di noi ancora ricordano che tra le conquiste decisive della seconda modernità c’è proprio la sovranità sul e del proprio corpo, l’autodeterminazione individuale, la distinzione tra attività della vita, regolabili per legge, e vita stessa, indisponibile, in linea di principio, per qualunque potere politico o economico che sia. Non sono argomenti da “stato d’emergenza”, ma da dibattito riposato e profondo, non certo appannaggio di questa o quella disciplina, ma bisognosi dell’apporto di tutti, dal filosofo al giurista al biologo, magari costituendo dei comitati di bioetica degni di questo nome.

È questa la posta in gioco, egregio collega, non inganniamoci: la sovranità sul proprio corpo, il diritto alla libera scelta su ciò che riguarda l’intimo, il sé irriducibile alla manipolazione biopolitica: il diritto, insomma, al libero arbitrio, questa meravigliosa scoperta millenaria, per cui la nostra Civiltà lotta dalla notte dei tempi. È l’ultima frontiera della dignità; è una battaglia di civiltà, il limes su cui attendiamo i barbari. Decisi, ne stia certo, a resistere, con la testa alta, la mente lucida, il cuore pieno di fiducia nell’umano.

(*) = L’intervento è stato concordato con Giuseppe Germano e Antonietta Iacono anch’essi promotori dell’appello “Green pass, il lasciapassare della discriminazione”, riportato di seguito.

Ecco l’intera platea dei sottoscrittori provenienti dai più svariati ambienti: università, scuola, pubblica amministrazione, musica e spettacolo, libera professione. Non solo: moltissimi cittadini preoccupati dagli eventi in corso, ma allo stesso tempo disposti all’impegno.

Promotori

Guido Cappelli (docente universitario) Giuseppe Germano (docente universitario) Antonietta Iacono (docente universitario)

Firmatari – Ultime adesioni (aggiornate al 08.09.2021 ore 22.30)

Franco Ghelfi (docente universitario), Maria Giovanna Bosco (docente universitaria), Giovanna Campani  (docente universitaria), Mikaela Cordisco (docente universitaria), Giovanni Antonio Nigro (docente universitario), P. Davide Cozzoli (ricercatore e docente universitario), Stefano Scarcella Prandstraller (ricercatore universitario), Rosaria Crupi (ricercatrice universitaria), Elisabetta Della Corte (ricercatrice universitaria), Claudia Munno (avvocato e dottore di ricerca), Vittorino Talamini (ricercatore confermato), Carmelo Buscema (ricercatore), Anton Thumiger (docente), Paolo Asta (docente di lettere e dottore di ricerca), Grazia Sarnataro (docente), Vittoria Maniglio (insegnante), Maria Barbato (docente), Modesto Caruso (insegnante), Antonella De Cupis (docente), Elena Villani (docente), Anna Chiara Ferlinghetti (insegnante), Cinzia Largo (docente), Antonella Giordanelli (pianista e docente), Lorenzo Sarno (docente), Simona Masillo (insegnante), Pina Paone (docente), Antonio Parascandolo (docente), Stefania Del Gaudio (docente), Mauro Vallone (docente), Loredana Gugliotta (docente), Ersilia Esposito (docente), Concetta Rauso (docente), Maria Parascandolo (docente), Alessandra Buonajuto (docente), Raffaella Paisio (docente), Rosetta Enza Blundo (insegnante), Simona Di Lorenzo (insegnante), Mariapaola Avellino (docente), Ferdinando Goglia (docente), Maria Lo Fiego (docente), Paola Caruso (docente), Cinzia Largo (insegnante), Antonio Giaccio (docente), Rossana Volpi (docente), Marilisa Amelino (docente), Chiara Pepe (docente di scuola primaria), Ascione Gennaro (docente), Maria Gabriella Alfano (docente), Ivana Rossi(docente), Cristina Gianoncelli (insegnante), Gianfranca Fiorentino (docente), Marcella Raiola (docente), Elena Esposito (docente), Rossella Bonato (formatrice e insegnante precaria), Raffaella Calderoni (docente), Sisto Ametrano (docente), Francesco Ferrara (docente), Biagio D’Urso (docente), Silvia Roia (docente), Liliana Pesaresi (docente), Patrizia De Rosa (docente), Angela Martinelli (docente), Laura Leone (insegnante), Daniela Biondi (insegnante in pensione), Greta Bienati (pedagogista e scrittrice), Giuliano Tosi (docente), Camilla Fava (insegnante), Linda Lo Calzo (docente e scrittrice), Antonio Polichetti (scrittore), Riccardo Orifici (docente), Simona Cipolli (insegnante), Giorgio Volpi (docente), Rosanna Bossone (sociologa ed ex docente), Fiorella Fiorelli (docente in pensione), Laura Fanfani (ex docente), Bruna Di Dio (studentessa), Elena Roxana Chiriac (studentessa universitaria), Laila Mourabi (studentessa), Giulia Rosignoli (traduttrice), Fabrizio Perfumo (avvocato), Maffettini Flaminio (avvocato),Chiara Cecchetti (sociologa), Gabriella De Falco (educatrice), Fabrizio Romagnoli (psicoterapeuta), Dora Negroni (Ata), Fabrizio Zandoli (commerciante), Giorgio Beltrami (libero professionista), Pasquale Merolle (psicologo e web developer), Mariano De Mattia (infermiere e delegato FISI), Veronica Chiarappa (avvocato), Armando Grassitelli (avvocato e scrittore), Federica Caporali (bancaria), Sabrina Marte (traduttrice e interprete), Marta Carusi (architetto), Maddalena Lo Fiego (educatrice), Raffaele Fontana (ingegnere), Rinaldis Rosario (impiegato), Marisa Santoianni (medico), Marina Prisco (funzionario),Tamara Marra (operatore socio sanitario), Valeria D’Angelo ( impiegata scolastica amministrativa), Marianna Panico (ingegnere ambientale), Stefania Aversa (assistente amministrativo), Massimo Golia (commercialista), Milica Teofanovic ( libera professionista), Concetta Scarvaglieri (dipendente pubblico), Leo Petrucci (PTA), Stefano Domenico Polito ( impiegato), Paolo Montanari (commercialista), Alessandro Lazzari (ingegnere), Gaia Paolini, Aldo Paolicelli, Stefano Tatafiore, Laura Raiola, Cesare Veneziani, Michele Farina, Fabiola D’Aliesi, Luisa De Pasquale, Maria Ferrante, Annalisa Quindici, Livia Bidoli, Luigi Parascandolo, Annunziata D’Orsi, Antonio Vanzanella, Barbara Braj, Stefano Doldi, Silvana De Paoli, Cinzia Calchi, Laura Battistelli, Marco Bondi, Valeria Giunta, Gerry Cavallaro (imprenditore), Luisa Scognamiglio, Piantadosi Alessandro, Thea Giovanna Giordano, Manuela Stendardo, Marina Piscopo, Flavio Scala, Teresa Apicella, Anna Ammendola, Vitiello Antoni, Valeria Caruso, Paola Matino, Stefania Miale, Paola De Paola, Giuseppe Aragno, Rosario Gallotti, Mauro Giordani, Maria Santini, Marina Zakharenko, Manuela Fadda, Carmine Fascella, Nicoletta Rozza, Marco Cappelli, Bettini Enrico, Camarretta Vito, Francesca Ciulli, Marco Giordano, Fabio Campilongo, Antonietta Mele, Salvatore Caruso, Nicola Tatoli, Sara Guizzaro, Gaia Condorelli, Calisti Canio, Andrea Bettinelli, Elisa Ravasi, Gianpaolo Ciccarelli, Germana Piron, Francesco Valori, Arrigo De Angeli, Rosanna Maritano, Cecilia Betty Visaggio, Lucia Bindi, Clara Carandini, Alberto Colombo, Gregorio Occhipinti, Eleonora Torda, Luigina Gatti, Sara Vommaro, Marco Bassi, Giuseppe Zucca, Rinaldo Giacon, Enrico Norbiato, Alberto Bressan, Rosa Bombaci, Angelo Covato, Gaetano Contento, Chiara Salvioli, Iezzi Marianna, Francesco  Panzetti, Davide Sabbatini, Sabrina Corrias, Giuseppe Anell, Massimo Rindone, Sandra Marchetti, Alessandro Rani, Paola Esposito, Silvana Rossato.

Adesioni al 01.09.2021

Salvatore D’Acunto (docente universitario), Marina de Chiara (docente universitaria), Giovanni De Vita (docente, ricercatore), Marco Di Mauro (scrittore), Francesco Furlan (ricercatore), Simona Padula (docente liceo musicale), Giampaolo Papari (ricercatore), Giovanni Rotiroti (docente universitario), Giuseppe Russo (scrittore), Ciro Silvestri (docente, giornalista), Paolo Bellavite (medico e docente universitario), Lorenzo Maria Pacini (docente universitario), Carmela Cappelli (docente universitario), Stefano Isola (docente universitario), Don Leonardo Pelonara (docente universitario), Prof. Vincenzo Vecchione (docente universitario), Marta Cialdea (docente universitario), Salvatore Valiante (docente universitario), Carlo Belli (docente universitario), Alessandra Salvati (compositrice e docente), Michele Maggino (docente di scuola primaria), Marcello Floris (musicista), Debora Mura (avvocato), Cristiano Schiavi (avvocato), Paola Slaviero (insegnante), Maurizio Rossi  (arista del Coro del Teatro dell’Opera di Roma), Luigi De Caro (scrittore), Angela Verso (docente), Francesco Bellotti (PA, Diten, Università di Genova), Cinzia Farina (ex insegnante ed ex giornalista), Nicola Schiavone  (RTI Università di Firenze. Settore MED/04), Renata Sieni (insegnante), Marta Valenti (insegnante), Alessandra Pagnutti (docente), Davide Falsino (docente), Massimo Gianangeli  (docente), Ciro Riccardo (docente), Pierpaolo Buzzi (artista, investitore), Onofrio Barbaria (avvocato), Stefano Balladore (PTA Università di Genova), Pinoli Marinella (insegnante scuola primaria), Beatrice Bonfiglio (docente),  Serafina Zangari (docente), Patrizia Bertozzi (giornalista), Marianna Solari (docente), Caminiti Lucia (docente), Lorenza Abati (docente), Gozzi Matteo (docente), Maria Stella Vannini (docente), Sergio Lamberto (docente), Silvia Di Cataldo (docente), Manola Toniato (docente scuola primaria), Esposito Catello (docente), Claudio Innaro (docente), Miroddi Luana (docente), Silvia Massarelli (docente), Franco Giura (Ufficio Tecnico Teatro Regio Torino), Piero Cavina (docente), Giannoni Luigi (docente), Alfano Maria Gabriella (docente), Serena Riviera (docente), Vincenzo Adamo (docente in pensione), Giuseppe Costanzo (docente e counselor pedagogico relazionale), Julia Geller (violinista), Sabina Loi (psicologa), Marco Pacini (assistente tecnico scolastico), Lorella Congiu (assistente amministrativo scolastico), Rosaria Lazzarini (funzionario pubblico), Marco Mennini (ingegnere elettronico), Vincenzo Adamo, Elisabetta Alberini, Mario Paganini, Katia Curcio, Roberto Perin, Marino Zanette, Domenico Cescon, Barbara Damiani Rigazzi, Biagio Russo, Daniela Pulacchini, Giovanni Rallo, Emanuele Silvestri, Giovanni Corriga, Stefania Tenderini , Viviana Veronese, Marina Caravella, Marco Bacci, Roberto Concu, Agnese Mazzarello, Laura Lupini, Marco Ravicini, Davide Zanoncelli, Eva Fabbri, Nicola Ranocchini, Alessandra Albertengo, Ivan Randazzo, Marco Pizzi, Salvatore Palumbo, Gionni Garofolo, Andrea Mennella, Sarno Antonio, Lorenza Foschi, Diana Paolozza, Simona Profeta, Enrica Apparuti, Puccetti Riccardo, Daniele di Bonaventura, Antonio Raspini, Elisa Politti, Francesca Sico, Giuseppe Tutino, Ivana Modano, Rosa Biagi, Paola Chiaravalle, Carlo Coppola, Maria Luigia Casalin, Rino Amedoro, Alfredo Di Giulio, Gabriella Olivieri, Maria Delia Di Donato, Marinella Calabrese, Marina Piscopo, Lorenzo D’Attoma, Paolo Lehnus, Grazia Lettieri, Cristiana Bramanti, Francesc Xavier Pons Roca, Moira Arguto, Mariella Serra, Kaiser Tünde Monika, Michela Brindisi, Michele Zabeo, Michele Ferrandino, Ornella Caselli, Muriel Grifò, Silvia Missio, Luigi Pignalosa, Silvia Massarelli, Guido Maldina.

Il documento promosso da Guido Cappelli, Giuseppe Germano e Antonietta Iacono sta arrivando in ogni dove.

Seguiranno ulteriori iniziative legate a questo patrimonio di idee e di valori comuni.

Chi volesse sottoscrivere il documento, può inviare un messaggio all’indirizzo 

[email protected]

IL TESTO INTEGRALE DELL’APPELLO

L’Università e la Scuola sono, per definizione, il luogo dello scambio, dell’inclusione, della riduzione delle barriere sociali, della crescita personale attraverso i legami di amicizia e di interessi culturali.

Vedere oggi queste istituzioni diventare uno dei luoghi privilegiati di esclusione e separazione, dove la ragione della legge è calpestata e mistificata, è uno spettacolo non solo inquietante ma desolante.

Senza dubbio, agli occhi di molti la crisi provocata dal Covid-19 – comunque la si voglia considerare sotto il profilo strettamente scientifico-sanitario – ha funzionato come fattore di accelerazione e catalizzazione di tendenze autoritarie sul piano politico, sociale e antropologico, che già serpeggiavano nelle società occidentali da tempo, almeno dalla cosiddetta “controriforma” neo liberista iniziatasi negli anni ’80 dello scorso secolo e proposta ai popoli con l’edulcorante oppio del “glamour”.

Una deriva che, per essere in atto da tempo e in una modalità finora poco percepibile e quasi invisibile per la maggioranza delle persone, non risulta meno angosciosamente preoccupante, tanto più che è quasi del tutto mancata una classe intellettuale capace di metterla veramente a nudo in modo incisivo.

Ma con la crisi provocata dal Covid-19, appunto, dopo i primi mesi di shock, finalmente a molti è apparso sempre più chiaro come la risposta alla crisi assumesse sempre di più un carattere politico più che strettamente sanitario, investendo le libertà e i diritti individuali in modo scarsamente giustificabile non solo dal punto di vista razionale, ma anche da quello scientifico.

L’introduzione della “certificazione verde”, il cosiddetto “green pass” (anglicismo che, come spesso accade vuole coprire la natura problematica e divisiva del documento), non fa che condurre al culmine questo processo involutivo che si sta compiendo sul piano dei diritti civili e sociali sotto gli occhi di un pubblico intimorito e distratto ad arte dalla propaganda mediatica.

Il “green pass” trascina l’Italia, come era già accaduto in epoche passate, nel baratro della discriminazione tra cittadini.

Un settore sempre più numeroso della popolazione assiste, tra l’angoscia e la stupefazione, a una deriva autoritaria e transumanista delle nostre società, a livello nazionale e globale, di cui era difficile prevedere l’intensità e la rapidità, nel disprezzo di leggi e carte costituzionali costate ai nostri padri sacrifici e lotte, spesso al prezzo della vita.

Un’aggressività del potere del tutto inedita, estranea perfino ai periodi più oscuri e imbarazzanti della nostra storia, una violenza sistemica finora sconosciuta, apparati di propaganda senza freni e senza scrupoli, pervasi da una mentalità bellica, segnalano una sorta di mutazione genetica delle classi dirigenti e del loro rapporto con le popolazioni.

Questa pressione estrema corrisponde all’importanza della posta in gioco, ora svelata completamente dal meccanismo discriminatorio del “green pass”, che alla luce di sempre più stringenti evidenze scientifiche si capisce che non ha nulla a che fare con la protezione della salute degli individui: si tratta, invece, di modulare la ristrutturazione in profondità delle relazioni umane a tutti i livelli, verticale e orizzontale; di trovare una giustificazione per un sistema ricattatorio che trascende i fascismi storici e punta su una società della disciplina totale, tagliata sugli interessi di pochi e coniugata a un individualismo estremo alimentato dalla paura, in cui l’altro rappresenta sempre e soltanto una potenziale minaccia: competitore, aggressore razzista o machista, e ora anche potenziale killer biologico.

Le relazioni umane vengono “sterilizzate” e precostituite dall’alto attraverso regole di “distanziamento” che mirano a diventare permanenti e dettate da un Potere autoreferenziale, con la sua folla di “esperti” che a vario titolo pretendono di riscrivere le regole delle relazioni interpersonali, anche le più intime, innescando un processo di sottrazione di autodeterminazione senza precedenti noti.

Il risultato è una frammentazione estrema che capovolge l’identità stessa dell’individuo, trasformandolo da “animale sociale”, qual è per natura, in “homo oeconomicus”, mentre la socialità umana viene fagocitata dai “social media”. Ma dal “sociale” ai “social” si perde qualcosa in più di una lettera: si perde l’umanità, la sovranità su se stessi e sui propri comportamenti più spontanei: questa è la posta in gioco definitiva del cosiddetto “green pass”.

Per questo, da intellettuali impegnati a vario titolo nei campi delle scienze umane e sociali, facciamo appello a una presa di coscienza collettiva che si traduca in azione, razionale, pacifica, ma energica, di risposta a questa sfida che rischia di trasformare per sempre, in senso distopico, le nostre società.

NOTE

(1) = https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/21_settembre_02/green-pass-pinto-una-battaglia-minoritaria-che-banalizza-tema-liberta-5cfb08f2-0bb8-11ec-b525-475b23ced2ef.shtml

(2) = Ibidem

(3) = Ibidem

08.09.2021

Notifica di
22 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
Primadellesabbie
Utente CDC
9 Settembre 2021 8:50

La politica degli ultimi decenni ha costituito una lunga assuefazione preparatoria al massimalismo tranchant: chi spiega, svolge argomenti, completa ragionamenti, è penalizzato senza appello rispetto a coloro che, con secchi e frequenti schiocchi di frusta, mantengono l’opinione pubblica incanalata nel percorso imboccato grazie a stimoli emozionali sollecitati tempestivamente ad arte.

Nella medesima direzione sembrano spingere i risultati di recenti ricerche, in varie direzioni e settori, che mettono pesantemente in dubbio la narrazione storica e scientifica sulla quale basiamo le nostre certezze.

E comunque qualunque argomento passa in secondo piano rispetto alla frenesia animalesca di confondersi nel branco*, allineandosi alle parole d’ordine della maggioranza, che appaiono un rifugio rassicurante anche a personaggi insospettabili e in posizioni di rilievo.

*
https://www.youtube.com/watch?v=6zOarcL1BSc
https://www.youtube.com/watch?v=SY0V9T2ZjUI

Ultimo aggiornamento 11 giorni fa effettuato da Primadellesabbie
sarah
Utente CDC
Risposta al commento di  Primadellesabbie
9 Settembre 2021 18:59

Assolutamente d’accordo. Non poteva usare parole più adeguate. un’immagine fedelissima di un fenomeno culturale che ha un ruolo rilevante nella concretizzazione della realtà drammatica di questi mesi.

BrunoWald
Utente CDC
Risposta al commento di  sarah
9 Settembre 2021 20:36

Mi associo.
Il problema è che la “frenesia animalesca di confondersi nel branco, allineandosi alle parole d’ordine della maggioranza”, sembra essere caratteristica intrinseca dei meno consapevoli, che sono la gran parte dell’umanità. E questo fatto getta pesanti interrogativi sul concetto stesso di “democrazia”, per non parlare della sua applicabilità. L’educazione potrebbe alleviare il problema, ma non certo risolverlo. Per onestà, aggiungo che sono da sempre critico di tale concetto, ma credo che la questione prima o poi andrà dibattuta.

Tianos
Utente CDC
9 Settembre 2021 9:06

Quando un gruppo sparuto di persone chiama tutti gli altri negazionisti, gli altri dovrebbero chiedersi se non sia ora di rimettere al loro posto quel piccolo gruppo sparuto di persone.

BrunoWald
Utente CDC
Risposta al commento di  Tianos
9 Settembre 2021 20:16

L’ora è già arrivata da un pezzo, se è per quello. Il problema è che il piccolo gruppo sparuto ha il potere dalla sua.

Mealuirao
Utente CDC
9 Settembre 2021 9:22

Obbligo vaginale.
Discorso del Presidente:
Darla è un atto di responsabilità, altruismo, generosità.
Non siate egoiste, fate del bene.
Nel caso foste donne egoiste, non interessate al bene generale, stiamo pensando di introdurre l’obbligo vaginale, per decreto.
L’idea iniziale era quella di obbligare il cento per cento delle donne, ma poi si è pensato che le donne anziane potevano essere escluse da questo obbligo.
Anche le donne brutte potevano essere esentate.
Per dimostrare di averla data “a qualcuno” si è pensato ad una certificazione denominata: “DickPass”. Si è pensato altresì che dare la vagina solo una volta, non bastasse; sono necessari dei richiami. Ecco quindi la necessità di avere un “Dick Pass” a scadenza settimanale, rinnovabile.
I benefici generati dall “averla data a qualcuno” hanno una durata limitata nel tempo, potrebbe essere quindi necessario un “DickPass” a scadenza giornaliera.
Qualora foste belle ragazze, determinate a “non darla in giro” al primo che passa:
Senza il “DickPass” non potrete andare a scuola al cinema, teatro, ristorante…
Viva il “DickPass” !
Amici,
Criminalizziamo le: NO DickPass!!

danone
Utente CDC
Risposta al commento di  Mealuirao
9 Settembre 2021 9:30

Maledette negazioniste!!

Primadellesabbie
Utente CDC
Risposta al commento di  Mealuirao
9 Settembre 2021 9:35

La pillola cos’altro sarebbe se non un dickpass?

(Ma siccome rimanere gravide è molto più frequente che morire di influenza si è diffusa pur senza renderla obbligatoria, anche se alcuni imprenditori esigono che le aspiranti dipendenti garantiscano di non avere in progetto di figliare).

Ultimo aggiornamento 11 giorni fa effettuato da Primadellesabbie
MarioG
Utente CDC
Risposta al commento di  Mealuirao
9 Settembre 2021 14:17

Deliziosa questa!

oxalidaceae
Utente CDC
Risposta al commento di  Mealuirao
9 Settembre 2021 15:43

Non bastava la preoccupazione di diventare topa da laboratorio, ci mancava pure questa.
Ma la buona notizia è che fiuuuh! risulto esentata.
Eh se son soddisfazioni!

BrunoWald
Utente CDC
Risposta al commento di  Mealuirao
9 Settembre 2021 20:20

Qualcuno disse che il riso (e pertanto il senso dell’umorismo) è l’unica manifestazione realmente divina nella natura umana.

gix
Utente CDC
9 Settembre 2021 10:15

Si svegliano un pò tardi questi intellettuali accademici, l’elite della cultura in Italia, ma meglio di niente, si dovrebbe dire. Certo, ora scoprono che tra loro vi sono colleghi che servono il pensiero dominante senza ammettere i dubbi e le argomentazioni altrui, ed effettivamente è un trauma non da poco scoprire che la cultura non è in alcun modo immune dall’intolleranza. Certi rettori, presidi, e dirigenti al servizio, possono finalmente dare sfogo al loro bagaglio di convinzioni di altissimo profilo, che semplicemente non contempla i profili immediatamente inferiori o differenti. Che se ne fanno costoro di una Costituzione, che per quanto completa e pluralista, non può essere esente da falle antilibertarie? Ben poco, se applicano norme che, se pur di grado inferiore, non ne tengono minimamente conto. D’altronde la Costituzione stessa non ha senso se deve giustificare il dominio di una parte sociale sulle altre che compongono una Comunità Stato, e ancor meno senso ha perdere tempo ad interpretarla, ciò che in effetti sta apparendo con chiarezza.

luebete
Utente CDC
9 Settembre 2021 10:53

La similitudine con il codice della strada è qualcosa di surreale.
Al di là della specificità di un intervento sanitario per il quale è stato scritto specificatamente un articolo della costituzione, ci si dimentica che anche il codice della strada viene rivisto e revisionato.

Nessuno vieta domani che un partito/movimento chieda l’eliminazione del limite in autostrada (come in Germania) o la sua riduzione a 90 km/h per salvare delle vite.
Se tale cosa dovesse accadere ci sarebbe un dibattito a riguardo, una sintesi politica e un giudizio elettorale. Nulla di tutto questo avviene sui vaccini.

Anche sui semafori, se si cerca su internet, è pieno di articoli in cui si riporta l’eliminazione di un semaforo in favore di una rotatoria o altro.
Se un semaforo rallenta il traffico, lo si toglie e lo si sostituisce. Mai nessuno ha accusato i promotori del cambiamento di negazionismo, di non-semaforismo o altro. Mi sembra solo buon senso.
Nel caso invece dei vaccini, di cui quello anti-Covid è l’esempio più evidente, non è possibile nessuna discussione, eppure anche sui vaccini diversi cambiamenti e miglioramenti sono stati fatti.

Veramente squallida questa argomentazione.

BrunoWald
Utente CDC
Risposta al commento di  luebete
9 Settembre 2021 20:09

Si rimane con il dubbio se questi scendano a un livello così basso per una specie di irrisione nei nostri confronti – sbattendoci in faccia che possono dire qualunque corbelleria mentre noi ci sforziamo di elaborare i migliori argomenti – o se sono proprio dei tronfi deficienti.

JA
Utente CDC
9 Settembre 2021 11:41

E mentre tutti parlano, firmano o si stracciono le vesti, … il sinistro governo abusivo della Mattarella continua imperterrito a minare la costituzione degli italiani:
“ULTIMO RAPPORTO EUDRAVIGILANCE SHOCK: 23.252 MORTI E 2.189.537 DANNEGGIATI DAI SIERI COVID-19 DI CUI LA METÀ IN MODO GRAVE” 05/09/2021
https://www.databaseitalia.it/ultimo-rapporto-eudravigilance-shock-23-252-morti-e-2-189-537-danneggiati-dai-sieri-covid-19-di-cui-la-meta-in-modo-grave/

Osammot
Utente CDC
9 Settembre 2021 12:44

Un GRAZIE DI CUORE a tutti i firmatari!!!!

MarioG
Utente CDC
9 Settembre 2021 14:15

Il ragionamento di chi si dice contrario è intrinsecamente contradditorio perché l’esaltazione della libertà senza limiti comporterà proprio la limitazione della libertà stessa

Per questo “docente” (?) l’esercizio dell’inviolabilità della (propria) persona è già una “libertà senza limiti”, e quindi è una limitazione della libertà stessa.
Oddio… è certamente una limitazione della libertà di Big Pharma.
Che miserabili! (innanzitutto intellettualmente)

Ultimo aggiornamento 11 giorni fa effettuato da MarioG
Pfefferminz
Utente CDC
9 Settembre 2021 14:43

Una notizia dal Canada. “Jab orJob: una professoressa canadese di etica insiste sul comportamento etico e viene quindi licenziata dall’università“ “La professoressa universitaria canadese di etica Julie Ponesse è stata licenziata senza preavviso per aver spiegato l’etica delle misure mediche coercitive e per aver rifiutato il vaccino. Una lezione di coraggio e integrità dalla Professoressa Julie Ponesse, Huron College, Western University, Ontario, Canada. Nel video spiega, tra l’altro, che non è conciliabile con i principi etici costringere le persone a cure mediche che non sono né sicure né di comprovata efficacia. Lei dice tra l’altro: “La mia università mi assume come autorità in materia di etica. Ho un dottorato di ricerca in Etica e Filosofia Antica. E sono qui per dirvi che è eticamente sbagliato costringere qualcuno a farsi vaccinare. Se succede a te, non devi. Se non vuoi essere vaccinato, non farti vaccinare. Fine della discussione. Sono affari tuoi. Ma non è questo l’approccio adottato dall’Università dell’Ontario occidentale, che all’improvviso mi chiede di farmi vaccinare immediatamente o di non presentarmi al lavoro”. “Nessuno può promettermi che non prenderò il Covid-19 o che non trasmetterò il Covid-19 se mi farò vaccinare. Ma alla fine non importa perché sono una professoressa… Leggi tutto »

BrunoWald
Utente CDC
Risposta al commento di  Pfefferminz
9 Settembre 2021 20:12

Il famoso “Mondo Libero”…

ton1957
Utente CDC
9 Settembre 2021 16:53

L’accenno al codice della strada non é del tutto fuoriluogo e non lo prenderei sotto gamba.
Il limite di velocitá é tutela e rispetto per i pedoni, se corro posso arrecare danno ad altri cittadini e costringere le P.A. a tappare le buche, ma casco e cinture di sicurezza, mi spiegate perché dovrei indossarle quando,liberamente, non lo ritengo necessario? (sto posteggiando) al piú mi danneggio da solo ma non danneggio nessuno.
La logica che sul nostro corpo decide lo stato era giá in essere, infilata nella nostra costituzione come rana in acqua ancora fredda (con i vaccini é acqua tiepida) servirebbe seria discussione e stop a questa ”correttezza politica” vanno bene le leggi che tutelino gli altri dai miei atti sconsiderati, ma non dovrebbero passare norme che mi limitano se non danneggio nessuno.
Queste scelte, a mio avviso, hanno solo lo scopo neoliberista di tagliare sui costi della sanitá pubblica e con questa logica si sá da dove si parte ma non dove si arriva………faremo il bagno al mare con il giubbotto di salvataggio e le escursioni in montagna con inbragatura assicurata ad un albero?

Pfefferminz
Utente CDC
9 Settembre 2021 17:06

Secondo me non è sufficiente criticare il green pass. I cambiamenti che vogliono imporci sono tutti previsti nel Great Reset, anche che i dipendenti devono essere tutti vaccinati e che i non vaccinati saranno licenziati. È necessario indicare il Great Reset come nemico e criticare aspramente quanto sta succedendo in Australia e in Nuova Zelanda, ove si perseguono obiettivi impossibili da raggiungere, come zero Covid. Il Covid è solo un pretesto per implementare i cambiamenti radicali previsti dal Great Reset.

BrunoWald
Utente CDC
9 Settembre 2021 21:06

““Negazionistaaaa”! Basta profferire la parolina magica, e l’interlocutore è annichilito, sprofondato nell’inferno del tabù, dell’indicibile, del Male con maiuscola.” Mi rallegra che una parte dell’intellettualità italiana cominci a prender atto di tale problema, perché non è sicuramente nuovo: sono decenni che il potere sedicente “democratico” demonizza qualunque pensiero antagonista stabilendo i termini ed i limiti del confronto. Solo che, quando si denigrava come “negazionista” chi metteva in questione i dogmi dei vincitori dell’ultima guerra, ed anzi li si metteva in galera, tutti questi docenti e intellettuali tacquero perché a farne le spese era gente che stava loro antipatica. Ma in tutta franchezza, non ci si può fregiare del titolo di democratici e poi dare del “fascistaaa!”, “razzistaaa!” “antisemitaaa!”, “maschilistaaa!”, “omofobicooo!” a tutti coloro che non sono d’accordo con l’ideologia ufficiale e l’avversano non con i comportamenti, ma con argomenti. Argomenti coi quali ci si rifiuta di confrontarsi per principio (coda di paglia?), adducendo pretestuose obiezioni “etiche”, sulla base della massima surreale per cui “bisogna essere intolleranti con gli intolleranti”! Senonché, la democrazia non è una “parte” contrapposta ad un’altra parte (gli “antidemocratici”), come ritengono alcuni: essa è bensì un metodo di gestione della vita politica che consiste nel garantire piena… Leggi tutto »

Ultimo aggiornamento 11 giorni fa effettuato da BrunoWald
22
0
È il momento di condividere le tue opinionix
()
x