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Il fallimento della complementarietà: dal multiculturalismo al culto del diavolo

 

DMITRY ORLOV
cluborlov.blogspot.com

Nelle scorse settimane c’è stato un picco di rinnovato interesse per un saggio che avevo scritto un anno fa, I barbari si scatenano nel Cimitero Europa, in cui avevo descritto come il costante degrado dei paesi occidentali venga accelerato dall’arrivo di migranti appartenenti a gruppi etnici incompatibili. Ciò che ha provocato questo rinnovato interesse è stato un post di Paul Craig Roberts, dove l’autore parlava del mio saggio come del “necrologio dell’Europa e dell’America.”

Ovviamente confermo tuto quello che avevo scritto (indipendentemente da quanti possano averlo interpretato nel modo sbagliato) ma, nell’anno appena trascorso, ho fatto alcune ricerche che mi hanno aiutato a capire le motivazioni del fallimento del progetto occidentale e, a quanto pare, sembra che io abbia qualcos’altro da dire sull’argomento.

C’è una tendenza popolare nel denigrare quello che viene definito “determinismo biologico.” Fattori come il nostro sesso biologico (non il genere, intendiamoci), le nostre modalità riproduttive (il risultato delle pressioni ambientali a cui sono stati sottoposti i nostri progenitori), il nostro istinto, le reazioni e le pulsioni organiche (che le nostre menti coscienti cercano di giustificare creando storie fittizie ed inventando logiche a fatto compiuto) vengono screditati.

La natura umana, per mezzo dell’indottrinamento e dell’educazione, è considerata infinitamente malleabile e modellabile in qualsiasi forma immaginabile.

L’istinto materno di prendersi cura dei piccoli, non importa di chi (o di quale specie) e l’istinto paterno di opporsi alle minacce esterne e respingere le aggressioni, anche a costo della propria vita, sono considerati ruoli di genere restrittivi, obsoleti e dannosi, derivanti dal condizionamento sociale e non dall’istinto. Quando questo viene evidenziato in altre specie di mammiferi, viene naturalmente considerato istinto, ma noi non siamo animali (o almeno così diciamo a noi stessi). A sentire certe persone, gli unici comportamenti istintuali che ci sono concessi sono la respirazione, il succhiare e, naturalmente, la masturbazione. Secondo loro, quest’ultimo è l’unico comportamento a cui la nostra natura istintiva può dare libero sfogo. E questo è, ovviamente, ridicolo.

Ma la cosa, in realtà, non ha molta importanza. Non c’è motivo di tenere una sorta di dibattito intellettuale su questa questione, non più di quanto si dovrebbe discutere con gli animali, siano essi selvatici o addomesticati. Se sono animali, quali sono, allora tutto ciò che dobbiamo fare è osservarli nel loro habitat naturale (scatole con l’aria condizionata, per lo più) e vedere come si comportano. E si scopre che quelli che negano la loro natura istintiva e vanno contro le loro pulsioni istintive si… estinguono. Istinto o estinti: la scelta è vostra. Cacciate la natura fuori dalla porta e rientrerà dalla finestra; gettatela dalla finestra e scenderà dal camino. La natura vince sempre. E, attenzione, per la natura noi siamo solo un gruppo di animali di alto livello.

La cultura conta comunque qualcosa. Ogni etnos, in ogni fase del suo sviluppo (un processo chiamato etnogenesi) evolve uno specifico insieme di stereotipi etnici positivi. I comportamenti stereotipati sono quelli richiesti agli individui affinché possano essere considerati socialmente adeguati. Possono essere le norme del galateo, come tenere aperte le porte e offrire i posti a sedere agli anziani e alle donne. Includono standard di contegno e comportamento, la scelta del modo di vestire e del linguaggio appropriato e una miriade di altri dettagli, e la violazione di uno di questi fa scattare un allarme. Man mano che l’etnos si sviluppa, alcuni comportamenti stereotipati vengono pian piano eliminati, mentre se ne introducono gradualmente altri; l’importante è che il loro insieme rimanga coerente in tutto l’etnos.

In questo senso, gli stereotipi culturali sono utili per mantenere la solidarietà etnica, ma sono mutevoli e artificiali. Ma c’è un principio molto più importante, mascherato da stereotipo etnico e basato non sulla cultura ma sull’istinto biologico, il principio di complementarietà.

Proprio come gli animali di sottospecie diverse scelgono di accoppiarsi con gli individui della stessa sottospecie, indipendentemente da quanto esse siano per noi difficili da distinguere, gli umani provano spontaneamente simpatia o antipatia per le altre persone in base a fattori di compatibilità, biologicamente determinati, che sfuggono alle loro menti razionali. Non sappiamo come funziona, ma questo non implica assolutamente che il fenomeno non esista. Ci sono molti esempi di tali comportamenti; ad esempio, gli esperimenti hanno dimostrato che le donne possono scegliere uomini con profili immunologici complementari ai loro in base all’odore del sudore. Chiaramente, nessun processo cosciente può essere coinvolto in una decisione del genere; è tutto basato unicamente sull’istinto. La stessa cosa capita con il sistema umano innato di identificazione amico-nemico; non sappiamo come funziona, ma sappiamo che esiste.

Quando questo sistema funziona bene, opera in modo poco appariscente e non c’è molto da osservare. I casi interessanti sono quelli in cui viene disatteso e si traduce in un fallimento sociale. Un esempio eclatante è stato quello dei Turchi ottomani: il loro impero, un tempo grande, si era disintegrato abbastanza rapidamente e la particilarità emersa in questo crollo fulmineo era stata la totale mancanza di solidarietà etnica. La spiegazione di questo fenomeno è la seguente. Mentre gli Ottomani erano molto scrupolosi nel mantenere linee rigorose di discendenza patrilineare, la discendenza matrilineare era considerata poco importante.

Così, gli Ottomani riempivano i loro harem con donne da tutto il mondo, da tutto l’impero e oltre, e a loro non importava particolarmente se queste donne, riunite insieme dal destino, fossero complementari o no. Avrebbero potuto anche passare il tempo a tramare le une contro le altre, come serpenti. E i figli che generavano ai loro signori e padroni non avevano assolutamente alcuna complementarietà reciproca. Si erano verificati innumerevoli episodi di intrighi favolosi e pugnalate alle spalle, l’impero si era frantumato ed era, alla fine, sparito. Dalle ceneri di questo miscuglio multietnico era poi nata la moderna Turchia, dove ai non-Turchi, Greci, Armeni, Curdi o di qualsiasi altra di quelle etnie che avevano formato l’Impero Ottomano, era stato rapidamente fatto capire quale fosse il loro posto.

La mancanza di solidarietà etnica è solo un sintomo di una diffusa violazione del principio di complementarietà. Un altro [di questi sintomi] è l’apparizione di un antisistema di pensiero, che può essere il nichilismo, il culto del diavolo o il moderno umanitarismo militar-globalista o l’eco-fascismo. Quando gli esseri umani nascono e crescono in un ambiente in cui il loro sistema innato di identificazione amico-nemico viene raramente attivato e, quando succede, sempre per colpa di qualcuno che non è accettato all’interno del gruppo, tendono a pensare spontaneamente che il mondo è un buon posto, che l’umanità è come dovrebbe essere e che entrambi devono essere amati e coccolati.

Quando invece si trovano in un ambiente in cui il loro sistema di identificazione amico-nemico scatta in continuazione, ma dove viene detto loro che i sentimenti di antagonismo e di alienazione che la cosa inevitabilmente provoca sono dovuti alle loro personali carenze (perché sono bigotti, intolleranti o peggio ancora) essi tendono ad arrivare spontaneamente alla conclusione opposta: che il mondo è cattivo e l’umanità deplorevole e che, invece di amarli e coccolarli, quello che meritano è rivoluzione e distruzione.

Il destino dell’Occidentale ha molto a che fare con questo processo. Dopo molti secoli di confusione e degenerazione, due sottotipi umani biologicamente non complementari, vagamente ed artificialmente divisi in Cattolici e Protestanti (nonostante le sottili differenze teologiche fossero quasi del tutto irrilevanti) avevano combattuto numerose guerre di logoramento. Come conseguenza, si erano divisi in nazioni, che avrebbero costituito la base dei successivi stati nazionali e, per un certo periodo, questi gruppi etnici avevano dimostrato una solidarietà ed una coesione sociale esemplari. Ma poi avevano iniziato ad accettare migranti dai loro ex possedimenti coloniali, compresi quelli con cui non avevano mai contratto matrimoni misti per mancanza di complementarietà. Ovviamente, il meccanismo amico-nemico aveva incominciato a dare segni di allarme, prima di tanto in tanto, poi sempre più frequentemente e le persone che crescevano in questo ambiente diventavano più alienate, scoraggiate, nichiliste, sempre meno portate ad amare e a pensare in modo disinteressato e si sentivano spinte a trascurare o, peggio, a distruggere ciò che vedevano: un mondo spaventoso ed una società completamente putrefatta.

C’è un segno distintivo che contraddistingue le persone che mancano di complementarietà con chi le circonda e che si muovono verso l’adozione di anti-sistemi sociali: non si riproducono in modo soddisfacente. Guardate la generazione attuale dei leader europei. Molti di loro sono senza figli, alcuni, al massimo, ne hanno uno. Questo vale anche per le società in generale.

Questa è la soluzione della natura alla mancanza di complementarietà: l’estinzione. I fautori dell’anti-sistema non riescono a riprodursi e il loro numero diminuisce. Per sveltire la cosa, vengono spesso rimpiazzati da altre tribù, i cui membri non tollerano violazioni di complementarietà al loro interno: quando si innescano i loro innati sistemi di identificazione amico-nemico, tendono ad essere rapidi nel ricorrere all’omicidio e alla violenza per ripristinare l’ordine. I funzionari europei ed americani e i mass media cercano di mettere a tacere il fatto che è questo che, in realtà, sta accadendo, ma per quanto tempo potranno ancora continuare a farlo è una domanda aperta.

Un’altra bella domanda è se le persone coinvolte saranno mai in grado di accettare il giudizio della natura. È anche possibile che persistano nella fantastica idea che la loro ideologia è inattaccabile e che la loro scomparsa è il risultato di altri fattori. Ma questa domanda è accademica, perché l’esito finale è sempre lo stesso: l’estinzione biologica. Una domanda molto più importante è chiedersi quanti danni riusciranno a fare a questo “mondo caduto” che governano, prima che, alla fine, se ne debbano andare.

Dmitry Orlov

Fonte: cluborlov.blogspot.com
Link: http://cluborlov.blogspot.com/2019/06/failure-of-complementarity-from.html
20.06.2019
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Pubblicato da Markus

Un biologo, appassionato di montagna e di fotografia, che cerca, come può, di combattere contro i mulini a vento.