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I motivi per cui il complesso militare-industriale russo è più efficiente di quello americano

 

Ruslan Khubiev
stalkerzone.org

Per il nostro paese, tenendo conto della sua storia nazionale, l’esercito è il Rubicone, l’ultimo baluardo di difesa e le sue capacità strategiche sono l’unica cosa che garantisce la sovranità della nazione. I soldati, gli ufficiali, i lavoratori del complesso militare-industriale e i comuni cittadini ne sono ben consapevoli e questo, alla fine, comporta alta efficienza e ottimi risultati.

La “maledizione di una superpotenza” è il termine che descrive il caso di un paese che esercita la leadership globale e che è costretto a spendere troppo per mantenere la sua posizione di predominio. La conseguenza di questo stato di cose è, prima o poi, la “trappola di Tucidide,” una situazione in cui la crescita di “potenze emergenti” (Cina e Russia), non gravate dall’obiettivo di mantenere il mondo sotto il loro controllo, costringe la “potenza dominante” (USA) a scatenare conflitti competitivi bilaterali.

Attualmente, Washington è già caduta nella trappola e, ogni anno che passa, deve impegnarsi sempre di più per cercare di mantenere un mondo unipolare e derubare gli alleati per fare pressioni su Mosca e Pechino. Di conseguenza, la solidarietà transatlantica si è spezzata, la posizione geopolitica della Russia sta crescendo e il numero di coloro che cercano un’alternativa sulla scena mondiale si riflette nella crescente richiesta per i sistemi d’arma russi.

La conseguenza di ciò non è stata solo la crescita della popolarità del complesso militare-industriale russo (dal 2017 ha superato la Gran Bretagna, portandosi al secondo posto nella classifica dei principali esportatori e ha riguadagnato la posizione dell’URSS), ma anche una crescente consapevolezza che il prezzo gonfiato dei prodotti militari americani non è dovuto ad una migliore qualità, ma ad un sistema mostruosamente inefficiente, alla corruzione nella ricerca, sviluppo e produzione dei manufatti e ad un prezzo di vendita gonfiato.

Infatti, secondo le stime esistenti, l’attuale bilancio militare americano di 725,5 miliardi di dollari è di 15,1 volte superiore alla corrispondente voce di spesa del bilancio statale della Federazione Russa, che ammonta a 46 miliardi di dollari (2,9 trilioni di rubli). La spesa per la difesa sotto Trump è cresciuta drasticamente, un anno fa era 13,4 volte quella russa (nel 2017 era il 10,6) e il delta di questa crescita (la differenza nei finanziamenti dal 2017 al 2019) è, da solo, già il doppio del budget annuale del Ministero della Difesa russo .

Eppure i prodotti russi rimangono i migliori in termini di rapporto qualità-prezzo, le caratteristiche tattico-tecniche della maggior parte di essi superano gli analoghi americani e alcuni prodotti strategici non hanno analoghi sul mercato occidentale. L’attuale situazione solleva ovvie domande, in pratica: se il bilancio del Pentagono sta crescendo e l’efficienza sta diminuendo, dove sta andando il “surplus“?

La risposta diventa chiara se si considerano le varie voci del bilancio militare americano, dove, delle centinaia di miliardi di dollari spesi nel 2019, solo 92,3 miliardi sono stati assegnati al programma principale per l’approvvigionamento dell’equipaggiamento militare. In altre parole, l’acquisizione delle risorse di base è pari solo al 12,9% del bilancio, mentre, in Russia, questo comparto di spesa impegna oltre il 50% di tutte le spese militari.

In media, negli ultimi anni il Ministero della Difesa russo ha speso circa il 60% del proprio budget per l’acquisto di attrezzature militari (somme maggiori durante il programma statale di riarmo e minori negli ultimi anni, prima del lancio del nuovo programma statale per gli armamenti, che sarà in vigore dal 2023 al 2033), il Pentagono  aveva allocato in questo comparto di spesa solo il 6-7% del suo budget sotto Obama e circa il 13% ora. Tutti gli altri fondi statunitensi vengono spesi per mantenere un’infrastruttura occupazionale incredibilmente gonfiata e per alimentare la componente corruzione, cercando di tener testa a Russia, Cina e altri “attori di rilievo.”

La seconda guerra mondiale è finita 74 anni fa, quella di Corea da 66 anni, quella del Vietnam da 45 anni e la Guerra Fredda da 28 anni, ma gli Stati Uniti mantengono ancora circa 800 basi militari al di fuori del loro territorio. 172 di queste si trovano nella Germania “liberata,” 113 nel Giappone “sovrano,” 83 nella “giusta” Corea del Sud e centinaia di altre guarnigioni sono sparse in 80 paesi in tutto il mondo, dall’Australia alla Colombia.

Aggiungendo a questo lobbismo legalizzato (“obblighi internazionali“) il mantenimento di un esercito a contratto e le voci di bilancio a copertura della corruzione, come, ad esempio, “forniture di supporto alle operazioni di combattimento,” per un valore di 66,8 miliardi di dollari, diventano evidenti le ragioni dell’enorme inefficienza americana.

La prima è la differenza nel rapporto con la popolazione. Secondo un sondaggio d’opinione del ВЦИОМ (centro di ricerca dell’opinione politica russa), all’inizio del 2019, il 92% dei Russi era convinto che l’esercito fosse in grado di proteggerli in caso di minaccia militare. Nel 2013, questa percentuale era solo del 66%.

Secondo l’organizzazione indipendente russa di sondaggi e di ricerca sociologica non governativa Levada Center, dal 2005 il delta della crescita della fiducia è stato ancora più elevato, passando dal 52% all’84% e l’attività delle forze armate russe è stata approvata dall’87% degli intervistati, rispetto al 31% del 2005. Tuttavia, il quesito più rivelatore era stato [se avessero approvato l’operato dell’esercito] “in caso di una minaccia militare nei confronti della Russia proveniente dall’esterno,” a cui era stata data una risposta affermativa dalla stessa percentuale di intervistati, indipendentemente dall’anno e dal centro statistico che aveva condotto l’indagine.

Questa è la principale differenza mentale nell’atteggiamento dei cittadini russi e americani nei confronti dell’esercito. Dopotutto, se dei 1137 anni di storia russa conosciuta, il nostro paese ne ha trascorsi una gran parte in battaglie difensive, questo non può non influenzare la percezione di base [dell’esercito]. Allo stesso modo, il fatto che l’America non abbia mai combattuto sul suo territorio (a parte la liberazione dell’isola di Attu) ha portato gli Americani a considerare le forze armate come un’altra istituzione del sistema, un enorme lobbista, un motore economico, ma non uno scudo militare essenziale.

Di conseguenza, gli Americani si arruolano nelle forze armate per avere l’assistenza sanitaria gratuita, benefit vari e l’opportunità di studiare in un’università pagata per 75% dall’esercito. Gli ufficiali passano il tempo a farsi le scarpe a vicenda e a curare gli interessi delle società private, dove il posto di “consulenti su questioni generali” è assicurato per tutti quelli che avevano espletato bene i loro “doveri” di lobbisti e gli stessi Americani mitizzano un esercito hollywoodiano da fumetto, senza prendere sul serio il suo ruolo funzionale.

Il sistema di controllo

Il bilancio della difesa degli Stati Uniti è pubblico solo in termini di cifre totali, mentre i dettagli delle spese sono un segreto di stato. Questa informazione è classificata non solo per il pubblico, ma anche per i membri del Congresso, perciò è quasi impossibile calcolare il grado di efficienza delle enormi cifre che il complesso militare-industriale americano e il suo settore commerciale spendono da decenni.

Nei primi 10 anni di egemonia americana (dal 1991 al 2001) un quarto dell’apparato burocratico di comando e di controllo dell’esercito si era trasformato in un mostro di corruzione. Il giorno prima degli attacchi dell’11 settembre, il segretario alla Difesa americano Donald Rumsfeld aveva dichiarato davanti al Congresso che i revisori dei conti militari non erano in grado di determinare dove fosse stato speso il 25% del bilancio americano della difesa. Solo la successiva isteria sulla necessità di “non badare a spese” per la “lotta al terrorismo” aveva fatto passare in secondo piano questo problema.

I secondi dieci anni di egemonia americana (dal 2001 al 2011) erano stati caratterizzati dalla politica delle invasioni americane e, in questa situazione, vi era stato un aumento ancora maggiore del livello di corruzione. Dal rapporto dell’ispettore speciale per la ricostruzione dell’Iraq, Stuart Boven, risulta che il Pentagono aveva acquistato da aziende americane dei normali interruttori elettrici (del valore di 7,5 dollari) al prezzo di 900 dollari cadauno, tubi per fognature a 57 volte il loro effettivo valore e, per un solo contratto di lavaggio uniformi, l’esercito aveva pagato 13 miliardi di dollari.

Tutto questo era stato presentato come spesa per “la ricostruzione dell’Iraq,” mentre, in pratica, il Pentagono aveva regalato assegni maggiorati alle succursali delle multinazionali statunitensi, riciclato fondi neri e legalizzato dollari appena stampati dalla Federal Reserve .

Attualmente, la situazione è ulteriormente peggiorata; la prima audizione esterna del Pentagono, avviata da Trump nel 2018, è miseramente fallita, ma la Commissione ha concluso che l’incapacità del dipartimento di riferire sulle proprie spese non dovrebbe influire sul suo finanziamento, perchè, testuali parole, “un’organizzazione che vale 2,7 trilioni di dollari ha un ruolo troppo importante nel sostegno dell’economia americana.”

Come, ad esempio, se da un sistema di distribuzione idrica che perde, dovendo comunque  far uscire dell’acqua, si preferisse aumentare la pressione del sistema invece di rattoppare i buchi. Sotto Trump, il sistema corrotto del Pentagono è stato nuovamente inondato di denaro, con un aumento del budget ministeriale del 15% dal 2017 al 2019 e del 5% entro il 2020. Non è un caso che il volume delle vendite di armi e servizi per l’esercito da parte delle principali 42 aziende statunitensi sia aumentato nello stesso periodo, arrivando a 226,6 miliardi di dollari nel 2019 e che cinque delle più grandi multinazionali statunitensi abbiano beneficiato del continuo aumento della spesa.

Sapendo questo, non sorprende che il Pentagono spenda circa 20 miliardi di dollari l’anno solo per i condizionatori d’aria in Afghanistan e in Iraq, perché, a quanto pare, in un sistema di corruzione generalizzata, si tratta di pagamenti indebiti assolutamente trascurabili.

Differenze di approccio

Il problema chiave del complesso militare-industriale americano, a differenza di quello russo, è lo squilibrio tra gli interessi delle società private e il sistema di distribuzione degli ordinativi. In Russia, i principali appaltatori dell’esercito sono gli uffici di progettazione statale e gli istituti di ricerca, mentre in America questo ruolo viene svolto dalle strutture commerciali.

Di conseguenza, l’obiettivo principale delle aziende nella costruzione dei velivoli F-35 o dei cacciatorpediniere di classe Zumwalt non è renderli conformi ai requisiti tecnici, ma aumentarne i costi e quindi i profitti. Cioè, non assolvere un compito specifico, ma imporre al cliente l’opzione più costosa.

In parole povere, i sistemi d’arma  in Occidente sono progettati al contrario: prima si mettono insieme i sistemi tecnologicamente più recenti, più costosi e non verificati e, solo in un secondo tempo, si inventa per loro un compito da assolvere. Più costoso è il risultato e più tempo ci vuole per padroneggiare una certa tecnologia, meglio è per le aziende manifatturiere. L’unica limitazione sono le loro capacità pubblicitarie e lobbistiche.

Ad esempio, la creazione di una nuova struttura della forza spaziale, iniziata nel 2019 negli Stati Uniti, è stata una decisione dovuta non a particolari necessità dell’esercito, ma al lobbismo su larga scala. Le multinazionali volevano semplicemente acquisire un nuovo cliente per “le armi del futuro.”

In Russia, il sistema funziona in modo diverso. I militari prima mettono a fuoco un chiaro obiettivo di missione, le caratteristiche prestazionali e la gamma dei prodotti necessari e, solo allora, viene dato all'”industria della difesa” il compito di trovare i modi più semplici, più economici e di qualità migliore per raggiungere questo obiettivo. Questo è il segreto dell’efficacia del complesso militare-industriale russo.

Per lo stesso motivo, quando gli esperti americani, seguendo le direttive il Pentagono, presentano la ridondanza tecnologica dei loro prodotti come un risultato importante, questo non è sempre vero. Nella stragrande maggioranza dei casi non perché la Russia sia arretrata in questo o quel settore, ma a causa delle differenze fondamentali di progettazione.

Nel 2018, l’industria della difesa del nostro paese ha dimostrato senza ombra di dubbio che, quando è necessario, è in grado di creare tecnologie e materiali a ciclo completo in settori che sono molti anni avanti rispetto agli Stati Uniti.

Il compito strategico

La dottrina militare russa ufficiale stabilisce la profondità della difesa strategica (una zona tampone in grado di resistere ad un attacco nemico), che dev’essere di 1200-1500 km dal confine. Cioè, le forze armate russe dovrebbero essere in grado di colpire e avere la superiorità strategica su tutti gli avversari ad una distanza di oltre 1000 km lungo l’intera linea dei confini più lunghi del mondo. E questi comprendono 37,600 km di confini marittimi, 24,600 km di confini terrestri, varie enclavi, exclavi, semi-enclavi, montagne ed altri territori che vanno dai deserti sabbiosi all’Oceano Artico.

In pratica, il complesso militare-industriale russo, se vuole lavorare alla realizzazione di questo obiettivo, è semplicemente costretto a certificare l’operabilità di qualsiasi attrezzatura militare per tutte le possibili aree geografiche del nostro paese.

Di conseguenza, anche l’equipaggiamento non specializzato per la difesa nazionale è pronto per l’uso in condizioni di temperatura estreme, da -50 a +50 C°, ha un margine di sicurezza “spropositato” rispetto ai modelli USA e NATO, parametri estremamente rigidi per valutare l’efficacia delle corazzature e così via.

Come risultato, il complesso militare-industriale americano, che da solo arriva a spendere il 36% di tutto il budget mondiale degli armamenti, rimane inefficace rispetto a quello russo e, più Mosca diventa attiva nell’arena mondiale, più difficile rimane per la sua potentissima macchina propagandistica modificare questa realtà.

Ruslan Khubiev

Fonte: stalkerzone.org
Link: https://www.stalkerzone.org/how-russias-military-industrial-complex-became-more-effective-than-the-us/
29.10.2019

Pubblicato da Markus

Un biologo, appassionato di montagna e di fotografia, che cerca, come può, di combattere contro i mulini a vento.
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6 Commenti

  1. L’impero degli ameriCANI sta crollando su sè stesso,per colpa dei costi e dei debiti.Quando finirà l’egemonia mondiale del dollaro,l’unica ancora di salvezza degli ameriCANI,si sentirà un botto in tutto il mondo.L’unica incertezza è chi poi sostituirà questo impero,sarà meglio o peggio.Per il resto chi se ne importa,a chi ce l’ha più grosso.

    • Non solo costi e debiti. Ci sono anche motivazioni piu’ sottili, piu’ complesse, insite nei vari aspetti caratteristici di questo Paese arraffazzonato, senza vere radici storiche e culturali, con una popolazione divisa in gruppi e sottogruppi, quindi disomogenea e disunita (non solo in senso economico). Per chi ci crede, hanno anche un brutto karma, guadagnato coi fiumi di sangue innocente di cui e’ bagnata la storia degli Usa, passata e contemporanea.

      Inoltre, conoscendo il bassissimo livello delle scuole e (si!) anche delle universita’ americane (solo alcune facolta’ scientifiche, in un paio di universita’, sono buone, per il resto nessun paragone con le universita’ europee, russe incluse), non sorprende che, col passare del tempo, anche il livello tecnologico generale sia diventato scadente. I pochi cervelli gia’ formati, importati dall’estero, non bastano a coprire il mare di ignoranza e incompetenza in cui oggi navigano gli americani.

  2. Il motivo è semplice, i Russi hanno provato un paio di volte la guerra in casa, letteralmente, casa per casa, e sono rimasti scottati. Questa ridente e formativa esperiemza manca ai formaggini, i quali sono anche svantaggiati dal fatto che credono alla loro stessa propaganda. Ma come dice una canzone, la vita non è un film…

  3. In genere si fanno due errori quando si parla di Russia, USA e armamenti.
    Il primo è di pensare alla Russia degli ultimi 100 anni come fosse una cosa senza soluzione di continuità, ma l’errore è che con il cambio di secolo e di leadership, sono cambiate drasticamente le cose.
    Prima del 2000 ci sono state molte Russie (mi si passi il plurale), dopo il 2000 ce n’è una sola.
    E quella del nuovo secolo non ha niente a che fare con le precedenti. Niente. Come fosse un paese nuovo. Come infatti, è.
    Il secondo errore riguarda il sistema offensivo (perché non si può chiamare difensivo un sistema progettato per fare guerre fuori del proprio paese, sembra una barzelletta da neolingua) statunitense e l’errore è: credere a Hollywood.
    Hollywood è l’unica arma americana che funziona davvero.
    Il business delle armi negli USA, come ricorda anche l’articolo, è enormemente gonfiato ed ha potuto esserlo proprio perché Hollywood funziona da deterrente nelle teste del mondo, in pratica un enorme bluff che nessuno è andato a vedere prima del 2013, quando la Russia ha messo lo stop sulla questione siriana e ha dimostrato sul campo l’efficienza dell’arsenale e organizzazione russe.
    In sostanza, stavolta uno dei giocatori ha tirato giù le carte ed è andato a vedere il bluff.
    Così come ha fatto la Corea del Nord.
    Agli ameriCANI non è restato altro che indietreggiare abbaiando.

    Ora, un cane rabbioso è pericoloso ma, almeno per il momento, il cane con il ciuffo prominente capisce la situazione e si limita a latrare, ben sapendo che le carte sono sul tavolo ed è impossibile rilanciare.
    Quello che succederà non è dato sapere, una soluzione la devono trovare, ma sono convinto che se ci fosse stata la killary al posto di penna gialla, a quest’ora le nostre basi NATO in Italia sarebbero già in cenere, così come il resto della penisola.
    Perché, le loro guerre, le hanno sempre combattute in trasferta.
    Ma stavolta, gli usaegetta sanno che, se si azzardassero a mordere il polpaccio, della loro (in)civiltà resterebbero solo i rifiuti non biodegradabili.
    Lo zar Putin glielo ha spiegato chiaro: questi si chiamano Poseidon, sono droni sottomarini, in grado di lanciare testate nucleari, da remoto. Con un click.
    Quando un giocatore di scacchi scopre il gioco è perché ha già piazzato i pezzi.
    E penna gialla non può che abbaiare,
    Augh! Speriamo che duri.

    • “E quella del nuovo secolo non ha niente a che fare con le precedenti. Niente. Come fosse un paese nuovo. Come infatti, è.”
      Caro Piramis, sei troppo categorico. Le cose non stanno del tutto cosi’. La Russia di oggi, e’ vero, e’ diversa dai tempi dell’urss e dai tempi degli zar, ma non sarebbe quel che e’ se non ci fossero state queste sue due fasi precedenti, te lo assicuro, perche’ conosco molto bene il Paese, da anni. La continuita’ tra la Russia odierna e il passato non solo esiste, ma non e’ neanche tanto tenue. E’ un discorso lungo.

      • Non è che sono categorico, è che ho opposto una forte confutazione alla vulgata comune, per far capire che la differenza c’è ed è grande.
        In tanti fanno ancora dietrologia, parlando della Russia, ma la Russia di ieri non è quella di oggi.
        I russi sono sempre gli stessi, ma se conosci la Russia avrai notato la differenza di sentire delle persone.
        Se gli avessi chiesto 20 anni fa chi fossero, molti si sarebbero quasi vergognati a dire di essere russi, se fai la stessa domanda adesso non ne trovi uno che non ne sia orgoglioso (a parte quelli irrimediabilmente infinocchiati dalla propaganda occidentale, perlopiù nelle grandi città).
        Mentre la Russia del secolo scorso ha attraversato di tutto e di più, quella sotto Putin sta procedendo liscia (non proprio liscia, ma la Cecenia, la Georgia sono storie risolte e la Crimea è realtà) in una unica direzione, di sviluppo, cambiamento, organizzazione e autodeterminazione e non è facile con un paese così immenso e multietnico.
        Quello che resta uguale sono i russi, gente tranquilla, ma a cui non bisogna pestare i calli, perché quelli, ancora, le palle ce le hanno dove devono stare.