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I Diecimila

DI ALCESTE

alcesteilblog.blogspot.it

La minoranza fa la storia. La maggioranza fischia, o se ne sta zitta. Se vinci, applaude.

È sempre esilarante la cronistoria dei titoloni del Moniteur sul ritorno di Napoleone dall’Elba. Prima lo dichiarano mostro, usurpatore, orco, tigre, poi, allorché il Corso avanza incontrastato, divengono cauti, neutri; quindi eccoli slittare verso il servilismo: Napoleone diviene Imperatore; poi lo sbraco definitivo: il giornalone si genuflette sino a Sua Maestà, Deità circonfusa di gloria e inondata da nostalgici petali di rosa.
Non preoccupiamoci dei buffoni, vanno e vengono, come la risacca delle fogne.

Qui non si vuole un duce né un despota illuminato né un conducator: occorre selezionare una minoranza che vada oltre. Oltre l’ignominia, lo sberleffo, i processi, la colpa. Gli uomini di tale minoranza dovranno essere disposti a perdere tutto, a dimenticare la propria vita. Italiani di tal fatta saranno insensibili ai richiami della carità pelosa, della democrazia plutocratica, del piagnisteo internazionalista. Essi accentreranno in loro le uniche virtù che fanno i vincitori: la rinuncia a sé in nome di un’idea; e la magnanimità. Nulla li smuoverà. La caparbietà ne farà dei testimoni della reazione, ovvero dei martiri. Essi dovranno tenere i piedi per terra – ben in terra! – per attingere al passato come un Anteo ribelle e accendersi di quel fanatismo quieto che miscela il disprezzo e la ridente fatalità.

Il nostro è un ritorno alla Patria. La si chiami come si vuole, non temo certo le querule sgridate di qualche apolide da giardinetto in libera uscita. La verità non aspetta la sanzione delle folle e degli ometti per bene. È lì, imperturbabile. La si può disdegnare, insozzare, travisare, rifiutare, ma il suo fantasma ci accompagna sempre. O si agisce per la verità o si crepa. E la verità l’ha detta Céline:

Le nazioni non moriranno perché i loro uomini di stato sono nullità, i loro governi troppo cupidi, troppo ubriachi o troppo pederasti … i loro ambasciatori troppo chiacchieroni o perché esse stesse … Son diventate troppo arroganti, soprassaturate di ricchezze, schiacciate dalla loro industria, troppo lussuose o troppo agricole, troppo sempliciotte o troppo complicate. Tutto questo è senza rilievo, bazzecole passeggere, semplice cronaca della storia … Una nazione si rialza … solo a una condizione, questa condizione assolutamente essenziale, mistica, quella di essere rimasta fedele attraverso vittorie e rovesci agli stessi gruppi, alla stessa etnia, allo stesso sangue …

Il mercenario Senofonte combatte vittoriosamente a Cunassa (fra le attuali Bagdad e Falluja). Il re per cui mettono in gioco le vite, il persiano Ciro, cade, però, in battaglia. I Diecimila greci sono costretti a ripiegare verso il Mar Nero, a Trapezunte (Trebisonda). Egli stesso, un uomo qualunque (“Un tal Senofonte, ateniese“), visti decimati per il tradimento di Tissaferne i propri comandanti, s’improvviserà generale e guida. L’anabasi sarà dura, sanguinosa; sofferenze, defezioni, scoraggiamenti, agguati, malattie. Nevai, paludi, corsi d’acqua gonfiati dalle piogge, cime da scalare con le lance che piegano il braccio. Ma sarà liberazione. Un cittadino di Gymnia (di cui nulla sappiamo o sapremo mai) farà loro da ultima guida verso il mare (“Il mare! Il mare!“); poi, anche lui, come l’uomo qualunque Senofonte, uscirà dalla storia: “Mostra loro un villaggio dove potersi accampare, e la strada per raggiungere il territorio dei Macroni. Calata la sera, si accomiata e s’allontana, scomparendo nel buio“.
Non serve un Bonaparte o un Mussolini o un Giulio Cesare. Serve conoscere la via e percorrerla a ogni prezzo. La via la conosciamo, è solo un ritorno. Esistono diecimila italiani in grado di percorrerla? In grado di annullare la propria personalità per un’idea? Basterebbe questo.

I Diecimila sono “Tessali, Spartani, Peloponnesiaci, Achei, Arcadi, Traci, isolani, un pugno di Ateniesi, gruppi dell’Asia costiera“, eppure Greci. Meditare questi cataloghi di popoli è sempre un buon esercizio.

Senofonte conosce la via. Quella è la verità, non altro. Quella la liberazione. Egli la persegue con menzogne, esortazioni, tranelli logici, seduzioni, richiami all’ordine o alla ferocia. Ci si intende?

Non ci salveranno i grafici, le proposte economiche alternative, la cronaca parossistica della realtà geopolitica e simili manfrine. Non siete ancora estenuati da tale cicalío? La paccottiglia tecnica, le dissezioni estenuanti e infinitesimali di intenti o dissimulazioni (è un false flag o no?), le accorte ricostruzioni, i piagnistei antimondialisti non servono a nulla se non si è qualcosa e, proprio per essere qualcosa, ci si oppone naturalmente al nemico. Occorre dire no ed esclamarlo con la serenità di chi conosce. In Siria i ciabattoni dell’Isis sono in rotta: si sono trovati di fronte un popolo che non ha mai rinnegato sé stesso ed è stato fedele a ciò che è sempre stato; per uno degli scherzi della storia sono stati proprio i fondamentalisti a rinunciare a sé stessi facendosi telecomandare a distanza.
Ed eccoli lì, evacuati come l’ultimo ascaro vietnamita.
Le soluzioni tecniche, non dobbiamo preoccuparci, fioriranno spontaneamente sull’albero del nostro rifiuto più irriducibile.

Chi non si commuove a fronte di quelle citazioni (Bagdad, Falluja, Trebisonda) non potrà mai far parte dei Diecimila. Se ne vada ai giardinetti, di notte, a sfogare le voglie più ecumeniche.

Avremo la nostra battaglia solo se sceglieremo e decideremo di combatterla. Ogni giorno dovremo ricacciare indietro i loro telefilm, i tribuni, i telegiornali, i blog; risacralizzare aree lordate: persino un muretto o un coccio diverranno un altare a cui innalzare il loro sacrificio; occorrerà definire, circostanziare, prendere le distanze, riattualizzare gerarchie: nell’arte, nella politica, nei rapporti umani; onorare la storia, e l’italiano: la punteggiatura e i vocabolari saranno archi e frecce;  un pudore nuovo s’impossesserà d’un umanità sconciata dalla finta libertà. Erigere muri, ricordare forme perdute, scavare fossati, rimodellare l’informe sarà il tratto distintivo del ribelle. Se qualcuno esige un dio lo ritrovi in Apollo, il Luminoso, il Bifronte, colui che colpisce da lontano.

L’italiano cialtrone dei Gassman e dei Sordi è una degenerazione, certamente, ma la degenerazione di qualcosa di profondamente nostro. Quanti secoli ci son voluti per plasmare la gaglioffaggine degli Arlecchino, dei Tersilli o dei Bruno Cortona? E, poi, siamo sicuri che lo sia? L’italiano improvvisatore, campanilista, attaccabrighe, buono per i sotterfugi e il veneficio, formalista e causidico, problematico, sminuzzato in mille roccaforti, ognuno col suo piatto tradizionale e le proprie mura, cos’è se non un attore consumato ed eterno, che ha già vissuto battaglie, stragi, disincanti e resurrezioni?

I nostri ultimi cinquant’anni sono stati, quelli sì, una degenerazione.
Abbiamo vissuto non le nostre vite, ma quelle di altri, impersonali, alienanti, anonime.
Ci siamo abbigliati di abiti meteci, obbedendo alle regole di un postribolo etico. Le nuove generazioni sentono questo come naturale anche se, nel profondo dell’animo (che non è mai individuale), si ritrovano disperati. Chi, invece, ricorda cosa siamo stati non si lascia ingannare, pur se passivo e renitente all’azione. “Si stava meglio quando  si stava peggio” è il mantra timoroso della plebaglia italiota. S’intuisce, oscuramente, una felicità perduta. Come spesso accade la reazione è basica, fascista. La comprendo, è umano salvare sé stessi. Ciò che i soloni di sinistra non hanno mai compreso è questo: non esiste il fascismo, bensì pulsioni ancestrali e di sopravvivenza, antiche come la vita, a cui, solo nel nostro secolo, si è dato il nome di fascismo. Ciò su cui biascica stizzita la Boldrini (“Fascisti! Razzisti! Alcesti!“) e il gallinaio mondialista e terzomondista alla sua Corte, è, invece, un movimento naturale dell’anima, immediato, involontario e inevitabile come la difesa del viso o dei coglioni, irrazionale, ma non irragionevole, anzi sensatissimo. Se la Boldrini comprendesse qualcosa dell’Italia si attiverebbe per spegnere il fuoco di tale sorgivo risentimento invece di ciangottare di immaginari revanscismi.
Il fascismo (come il socialismo e il populismo), lo ripeto, non esiste. È solo una comoda metafora per etichettare l’insorgenza naturale d’una pulsione primeva originata da precise condizioni storiche; sempre le stesse, pur nell’ingannevole mutare dei variopinti costumi e della caleidoscopica permutazione delle parole, queste battone del pensiero.
Si può fare il processo a un sentimento? No. Il processo lo si dovrebbe istruire contro chi ha creato le condizioni per l’inveramento d’esso. Chissà che non ci si arrivi.

C’è più discernimento storico in Checco Zalone che nei farfugliamenti di Saviano o degli accademici da strapazzo delle nostre università da strapazzo.
Quo vado è un filmetto, ma ci squaderna davanti un’Italia cialtrona e vitale, l’unica possibile oggi. La storiella del terrone mammone, avvitacchiato al posto fisso da statale, e fedele ai propri vizî contro l’incivilimento PolCor, è cinematograficamente mediocre, ma sociologicamente centrata.
Quando l’italianuzzo cerca di “incivilirsi”, sembra dire il pugliese, perde la propria identità. Il protagonista, infatti, trapiantato a forza nel Nord Europa, diviene ossequioso alle regole, accetta la famiglia multirazziale, raccoglie i fazzoletti per strada, tollera con larghezza di vedute le scappatelle foriere di (eventuali) corna (la donna dev’essere libera!), sopporta uno straziante e interminabile concerto per l’Olocausto: diviene un vero figlio dei fiori (si lascia crescere un pizzetto tinto di biondo, così come Manfredi in Pane e cioccolata si tingeva nello sforzo di de-italianizzarsi): un omuncolo leccato e innocuo, insomma, l’europeo castrato degli ultimi tempi, come piace alle Lagarde di ogni risma.

Ma si può vivere a comando di un’etica imposta a colpi di terrore ideologico? Educati, puliti, inebetiti, appiattiti, omologati alle smancerie di un totalitarismo buonista? No. E infatti il Nostro si ribella, incitato da una lacrimosa nostalgia. Nostalgia di tutto: degli improperi stradali, del clientelismo, di Albano e Romina, della pasta ben cucinata, delle ciliegie. Si commuove persino alla vista di una macchina in doppia fila. C’è tanta Italia anche lì!

Si possono dire le cose in tanti modi. 4/3 equivale 52/39, per quanto possa sembrare incredibile a prima vista. Le pulsioni son sempre quelle, la storia gira eternamente attorno a esse. Zalone è 4/3; Maurice Barrès, che dedica un libro ai Francesi déracinés, resi stranieri in casa propria, lo stesso Barrés che esclama: “Rivestiamoci dei pregiudizî, essi ci tengono caldo“, è 52/39.

Far sentire gli Italiani stranieri a casa propria è stato un capolavoro, lo riconosco.
Farli vergognare d’essere stati ciò che sempre sono stati, anche.
È ora di tornare a casa.

Alceste
Fonte: http://alcesteilblog.blogspot.it
Link: http://alcesteilblog.blogspot.it/2017/09/i-diecimila.html#more
11.09.2017

Pubblicato da Davide

  • televisione falsa

    il fatto e’ che non esiste il popolo italiano , ognuno pensa a se stesso e contano solo i soldi su tutto , persino sulla vita dei bambini ( vedi vaccini obbligatori )

    • oldhunter

      No, non è questo il problema… Il vero problema è trovare diecimila italiani col carattere e la volontà definiti da Alceste e, per di più, un Senofonte che li guidi verso il mare agognato!

    • olmo

      Già questo è una forma di popolo, manca solo qualche valore per spostare il peso nella direzione “creativa” invece che persistere nella degradazione.
      L’unico, profondo problema degli italiani è l’autocommiserazione, il piangersi addosso, lamentandosi perpetuamente senza agire mai, che a cascata innesca tutti i “difetti” che conosciamo.
      Un proverbio spagnolo dice “chi non è figlio di nessuno è figlio di puttana”; tutti devono prima o poi riconoscere “un padre e una madre” e si comincia facendo
      pace con loro!

  • Ital Ucni

    se trovi diecimila italiani del genere poi nascono 3mila nuovi movimenti e partiti

  • clausneghe

    Diecimila li trovi anche, ma se sbagli strada li porti al macello,sicuro.
    La strada delle armi è quella più comoda e in discesa, peccato finisca nell’abisso.
    Serve una via nuova, inedita che nessuno ha mai percorso.
    I mercenari alla Senofonte non andrebbero da nessuna parte, oggi.

    • Mario Poillucci

      Lei si sbaglia! I diecimila mercenari Senofonte style ripulirebbero il belpaese in una settimana! Il problema è trovarne diecimila di cazzuti analoghi; gli italioti sono al top della classifica dei mercenari, il problema risiede nel dato di fatto che esistono mercenari e mercenari e, purtroppo, gli italioti appartengono alla peggior specie!

      • clausneghe

        Caro sig. Poillucci, Le ricordo che siamo sotto occupazione da 70 anni,il nemico dispone di 101 basi nel nostro territorio.
        Un assembramento di diecimila veri patrioti ortodossi e cioè che DEVONO mandare via lo straniero, verrebbero inceneriti in men che non si dica dagli A-10 e/o dalle bombe termobariche.
        Non basta battere militarmente i nostri aguzzini armati dallo Stato, poi bisognerebbe fare i conti con Eurogendfor (che ha base a Vicenza), poi con la Nato e infine con gli Usa.
        Ve la sentite, o manipolo di eroi? (da tastiera).

        • Mario Poillucci

          Le basi sono 113
          Eurogendfor è un flatus vocis
          Gli usa sono alla frutta
          Gli eroi non servono semmai necessita gente fiera
          La tastiera la uso volentieri ora poichè internet è fonte di informazione varia e sempre da valutare con accortezza
          Prima della tastiera ho usato altri ”strumenti”, assieme a tanti altri, senza alcuna pretesa di ”eroismo” ma solo di decenza e dignità scambiando con polizia e carabinieri reciproche ”attenzioni”!!
          Dica lei lo ha mai fatto??
          Salve!!!

          • clausneghe

            Ho avuto a che fare con questa gentaglia in divisa e, mi creda, non è stato divertente.
            La tastiera la uso anch’io, come vede, e la ritengo molto efficace, a volte più di un missile.
            Quello che volevo dire, è che con la violenza tradizionale, non se ne esce.
            Loro saranno sempre più violenti di noi.
            Guardi le primavere Arabe, ora sono diventate un inverno di sangue e macerie congelate.
            Urge un sentiero nuovo, un’arma che batta tutte le loro e che forse potremmo trovare dentro di noi, non tutti, ovviamente.
            Saluti.

  • ton1957

    In verità…in verità vi dico, che è più facile per un cammello passare nella cruna dell’ago che per un intellettuale entrare in paradiso……..tutto finito, tutto distrutto dal politicamente corretto e dalla cultura corretta ed artificiosa…per poi accorgersi che l’istinto e la cultura “contadina” alla Cecco Zalone era assai più meglio ? Beh….io resto ancora istintivo e contadino e mi ci trovo bene e libero…..Alceste predica bene e razzola male, anch’esso figlio imprigionato, di quella cultura corretta ed artificiosa, comprensibile solo ai pochi altri figli di essa…..uomini ed intellettuali non liberi di esprimersi come i più e per i più……….forse solo non liberi e basta.

    • Holodoc

      Checco Zalone è un intellettuale che ha fatto successo fingendosi cafone.

      • ton1957

        Non si finge cafone, è solo libero.

        • Holodoc

          Libero e ripetitivo. È già al terzo film dove la ragazza figa, ricca ed istruita finisce per innamorarsi del mariuolo tamarro.

          Neanche Pieraccioni con la mania delle amanti spagnole è stato più monotono.

          • cenzino fregnaccia pettinicchi

            Da buon essere “libero”, Checcone ns. si è assoggettato al marketing della cinematografia di massa. Nulla di nuovo e nemmeno di interessante.

          • ton1957

            Onestamente non sapevo neppure fosse al terzo film……… mi sono perso anche il primo……..se c’è uno che non mi fà ridere è proprio Zalone, l’altro era Fantozzi.

  • gix

    E si, solo sangue sudore e lacrime è quello che ci aspetta. Tuttavia basta guardarsi intorno, l’italiano autentico, grezzo ed ignorante, resiste nonostante tutto. Continua a malapena a saper leggere e scrivere, per non parlare di laurearsi; è ancora insofferente ed indolente per quasi tutto ciò che prevede regole e burocrazia. Continua a non pagare tasse, fregare il prossimo e, soprattutto, farsi i caxxi propri. In una parola, forse può ancora farcela a salvarsi.

    • oldhunter

      Giusto: “l’italiano autentico, grezzo ed ignorante, resiste nonostante tutto”.

      È proprio per questo motivo che stiamo sperimentando il “trasloco” di etnie profondamente diverse e non integrabili quali negri, musulmani e cinesi al fine di sconvolgere e distruggere quanto resta dell’italianità già attaccata e sconvolta nel profondo dai rivolgimenti psichici e morali attuati tramite media, scuola, cultura gender, bombardamenti vaccinali da parte di pseudo-intellettuali un tanto al kilo, sorosiani, boldriniani e co. capeggiati politicamente dai servitori del Grande Fratello che dirigono politicamente e finanziariamente nell’Occidente questo tragico gioco.
      È il piano Kalergi volto a creare per mezzo dell’ingegneria sociale un meticciato senza radici e carattere, quello dell’ormai prossimo popolo non pensante autonomamente prono ai dettami del Nuovo Ordine Mondiale.
      Tanto per far capire chi possano essere gli attori più appariscenti di questo infame piano, rammento a chi l’avesse dimenticato o non lo sapesse che l’annuale Premio Kalergi instituito da Bruxelles è stato dato prima alla Merkel e poi a Francesco, il papa “tanto amato dai giovani”…

  • Quando ci fu il governo Monti , ricordo ancora che chiesi in diversi commenti che ho lasciato qui e sul mio blog, dove fossero, se c’erano, intellettuali cantanti attori opinion leader ecc. e perché non dicevano niente: e non mi si dica che erano e sono tutti leccapiedi del governo. Oggi la stessa domanda è ancora valida e forse anche di più: non c’è nessuno che abbia carisma o gli attributi per far valere determinati valori e principi? Come ho scritto l’altro giorno sul mio blog, rivolgendomi idealmente al governo o a chi ha l’autorità: sono cambiate certe cose, leggi, disposizioni, usi e costumi? Non vale più ciò che è scritto nella costituzioni o che si è appreso nella vita attraverso l’educazione e, provocatoriamente , durante il servizio militare? Se, e concludo, sono cambiate determinate cose e non ci sono né Senofonti per un’anabasi o una catabasi e nemmeno i diecimila, si continuerà a fare come si è sempre fatto: ognuno per sé e Dio per tutti. (Brutto vedere valori idee usi e costumi calpestati ma sopratutto ignorati, e volutamente)

  • Servus

    Non so se Alceste ha letto la “Quarta teoria politica” di A.Dugin. Se non l’ha letta gliela suggerisco caldamente, a lui e a tutti voi. Vi ritroverà molti dei suoi pensieri e una teoria politica che può dirigere e dare impulso ai 10.000 italiani.
    Purtroppo l’edizione italiana del libro è già esaurita e dovremo aspettarne la ristampa. Per chi può c’è comunque la versione in inglese.
    Anche Checco Zalone, senza saperlo, fa parte della quarta teoria politica.

  • Lupis Tana

    tutta questa tecnologia ci ha fatto più male di una 3a G. M., che quando è finita ci si rimbocca le maniche e si ricomincia da capo… invece,

    in primis la televisione che ha distrutto le famiglie, che prima erano unite (diciamo incollate insieme) ora si vive senza famiglia, tra lesbo gay ed altre atrocità, i defecatori di piazza,
    gli accoltellatori di tranvieri, gli stupratori di una malvagità mai vista,
    le discoteche scuole di un crimine inebriante, (vedi alcool)
    gli emulatori di tutto quello che c’è di peggio… sarà dura raddrizzare l’Italia…

    una soluzione semplice ci sarebbe, spegnere le tv ed uscire tutti di casa e cominciare a conoscere il vicino, frequentare qualche circolo culturale, stare più accanto a chi ci vuole bene, accendere internet 1 ora al giorno, frequentare le biblioteche e
    leggersi dei buoni libri, (la cultura fa bene) senza pensare più ai politici,
    non frequentare più gli stadi, dove il divo meno pagato guadagna quello che noi prendiamo in cent’anni di lavori forzati.
    tutto questo cambierebbe la nostra vita e Mentina senza più nessuno che lo guarda andrebbe a c… re. tanto per cominciare. t l

    • cenzino fregnaccia pettinicchi

      Bellissimo Manifesto utopico. 🙂

  • cenzino fregnaccia pettinicchi

    La cosa più intelligente che ho letto oggi. Grazie.

  • Tex42

    Concordo dalla prima all’ultima parola.
    E’ quanto mai vero che sono i pochi a fare la storia. Oggi quei pochi sono le varie elitè finanziarie che hanno più potere effettivo dei politici. A questi pochi si contrappone una massa quasi totalmente inerte.
    Il massacro di classe ha sostituito la lotta di classe.

  • Grazie.