DI MIGUEL MARTINEZ e GIACOMO TESIO
kelebeklerblog.com
La pandemia che stiamo vivendo sarà l’occasione per una grande svolta antropologica: conoscendo l’Italia, per fortuna molte cose di cui si chiacchiera in questi giorni, come le aule con barriere in plexiglas, probabilmente non si realizzeranno.
Ma certamente, ne uscirà un enorme potenziamento per le quattro o cinque superaziende planetarie che hanno scoperto che noi esseri umani possiamo non solo essere clienti e consumatori, ma possiamo diventare merce noi stessi.
Una svolta come la conquista dell’America, o la scoperta che il petrolio si poteva usare per mandare avanti i motori; da cui stanno nascendo superpotenze private molto più forti di qualunque Stato, anche perché già possiedono (quasi) tutti i cittadini di tutti gli Stati.
Solo che questa svolta viene mistificata, tirando in ballo quelli che sono in realtà problemi del tutto secondari.
Il primo è la privacy: con questa o quella specifica app, c’è il pericolo che il tuo vicino di casa possa venire a sapere che hai una tresca con il parroco?
Il secondo è quello del digital divide, per cui tanti sarebbero esclusi dal poter godere del privilegio di diventare merce, o perché sono morti di fame, o perché sono vecchietti rimbambiti.
La questione della privacy riduce tutto a una banale faccenda tra piccoli esseri umani, più o meno affrontabile con una buona password e la fumosa pretesa di essere così c0nformisti, da non avere nulla da nascondere.
La vera questione non è il segretuccio in mano al vicino, ma il fatto che una superpotenza elettronica si alimenta giorno e notte, come un vampiro, della totalità dei nostri rapporti, delle nostre conoscenze, dei nostri movimenti, degli aspetti della nostra personalità di cui noi stessi nemmeno ci rendiamo conto.
Parlare di digital divide pone in difetto chi critica questa svolta.
Il fatto che tu non accetti la mercificazione della tua esistenza vuol dire che sei una capra, da compatire a tal punto che devono trovare un’app più inclusiva, e magari regalartelo pure, il congegno che ti faccia entrare nella rete.
Guardate questa immagine, tratta dal sito (nome non casuale), Inside Marketing. Ai tempi nostri, le immagini definiscono senza appello, e ci obbligano a pensarla come chi ce le propone.
E c’è qualcosa di straordinario nella menzogna che presenta la mercificazione della propria esistenza come un privilegio per pochi fortunati.
In realtà, la ribellione contro tutto ciò proviene quasi sempre da chi sa di cosa parla. Come nel caso di Giacomo Tesio, che di mestiere si occupa di sicurezza informatica, e ha scritto – e pubblicato sul proprio blog – questa lucida critica (permettendomi di riprenderla qui).
Dal blog di Giacomo Tesio:
Gentile Professoressa… non posso autorizzare Edmodo a profilare psicologicamente mia figlia
22 Oct 2019
Gentile Professoressa OMISSIS,
mi chiamo Giacomo Tesio, sono il papà di OMISSIS e da venti anni mi occupo professionalmente di programmazione e sicurezza informatica. Correntemente sviluppo applicazioni finanziare per alcune banche multinazionali, ma le mie esperienze sono estremamente variegate e pertinenti alla questione che mi trovo a sottoporle.
La disturbo perché non posso autorizzare la piattaforma Edmodo a realizzare e diffondere un dettagliato profilo psicologico e culturale di mia figlia in cambio dei servizi, pur attraenti, che tale piattaforma fornisce.
Edmodo è una di quelle società statunitensi che la Professoressa Zuboff, della Harvard Business School, descrive nel suo libro “The Age of Surveillance Capitalism”. Il loro business model si basa sulla creazione e la vendita di modelli previsionali (detti behavioral futures) del comportamento degli utenti (in questo caso insegnanti, genitori e ragazzi) attraverso i quali influenzare il loro comportamento attraverso stimoli specificatamente studiati sulla base dei loro personali bias cognitivi.
Questi modelli previsionali, realizzati attraverso quella serie di tecniche statistiche generalmente note con il nome di machine learning o (più recentemente) intelligenza artificiale, hanno un valore enorme per coloro che intendono influenzare per qualsivoglia ragione una persona specifica, un gruppo o una comunità, per ragioni commerciali, sociali o politiche.
Ogni volta che un ragazzo visualizza un contenuto, completa un esercizio o comunque interagisce con una piattaforma come Edmodo, la sua attività viene registrata sui server di tale azienda. Oltre alle informazioni che Edmodo condivide con insegnanti e genitori, la piattaforma è in grado di rilevare e registra i tempi necessari al ragazzo per effettuare un compito, il numero di volte che visualizza un contenuto, su quali frasi si sofferma maggiormente e molto molto altro. E questo ogni singola volta, per tutto il tempo che il ragazzo utilizzerà questa piattaforma “didattica”.
A queste informazioni specifiche dello studente si aggiungono le relazioni sociali, estremamente importanti in un’età delicata come l’adolescenza, e delle quali l’azienda verrà altresì informata: chi sono i compagni di ciascun ragazzo, come andavano a scuola, chi sono gli insegnanti etc…
Questi dati (e parliamo di Gigabyte per ogni alunno) verranno mantenuti dall’azienda in questione per sempre, ma verranno anche analizzati e rivenduti in varie forme a terzi, impattando non solo la vita degli studenti nel presente, ma la loro autonomia e la loro libertà futura.
Già oggi, i recruiter di molte aziende fanno uso di dati raccolti su social network come questi per selezionare i candidati ad un posto di lavoro più remissivi e più fragili in modo da poterli pagare meno a parità di competenza.
Nel caso specifico di Edmodo, poi, va sottolineato che si tratta di una società statunitense che mantiene i dati acquisiti su server collocati negli USA e che non risponde alle leggi europee sulla privacy. In caso di un data breach, i costi di una causa a San Francisco sarebbero insostenibili per le famiglie degli studenti ed avrebbero scarsissime possibilità di successo.
E non parliamo di una eventualità remota: solo a maggio 2017 un hacker noto come nclay è riuscito a sottrarre informazioni personali di 78 milioni fra insegnanti, genitori ed alunni, mettendo in vendita le informazioni online.
Inoltre, ad ogni passaggio di proprietà della società (uno è avvenuto l’8 Aprile del 2018) anche l’acquirente e i suoi stake holder avranno accesso ai dati raccolti in precedenza da Edmodo.
I Terms of Services, lunghi ed illegibili come sempre e per di più in inglese anche nella versione italiana per disincentivarne ulteriormente una lettura accurata a genitori e studenti, riportano diversi passaggi critici:
- si chiede ai minori di 13 anni di non inviare informazioni su se stessi attraverso la piattaforma se i professori non hanno ottenuto il consenso dei genitori, come se i ragazzi potessero essere caricati della responsabilità che la legge non gli riconosce
- si chiede agli insegnanti di assumersi la responsabilità per la raccolta dei dati da parte dei Publisher Software, chiedendo loro di comprenderne i meccanismi (meccanismi che solo un esperto di sicurezza informatica può comprendere appieno)
- non riconoscono alcuna responsabilità sui Publisher Software di terze parti
- si stabilisce in sede contrattuale la giurisdizione competente per eventuali cause nella contea di San Francisco
- si solleva dalla responsabilità nei confronti dei dati raccolti da terze parti attraverso la loro piattaforma (vedi sezione “Business we cannot control”)
- si solleva dalla responsabilità nei confronti di data breach causati da loro fornitori (vedi sezione “Agents”)
- si solleva dalla sicurezza fisica dei dati scrivendo “we cannot guarantee security. Unauthorized entry or use, hardware or software failure, and other factors may compromise the security of user information.”
- si lascia aperta la possibilità di mantenere “per sbaglio” dati personali anche degli utenti che abbiano richiesto la cancellazione dell’account.
Fonte: http://kelebeklerblog.com
Link: http://kelebeklerblog.com/2020/06/05/di-scuole-app-e-merce-umana/
5.06.2020
oeppo 13 giugno 2020
Ho scritto anch'io una lettera simile agli insegnanti e alla dirigente scolastica. La risposta della preside é stata che i genitori non si devono intromettere nelle scelte della scuola (quindi di farmi gli affari miei), alcuni insegnanti hanno scelto la tecnica silente della ritorsione nei confronti dello studente che ha il genitore ribelle. Ho il sospetto e ripeto sospetto, che gli insegnanti ricevano dei benefit da parte di queste multinazionali per far usare questi strumenti agli alunni, nel mio caso si é deciso di adottare la piattaforma Classroom di Google (ultimamente cerco di usarla il meno possibile).
Mi ha fatto molto piacere leggere questo articolo, finalmente ho trovato qualcuno che non solo la pensa come me, ma che ha trovato il coraggio di denunciare i fatti come stanno.