CONSIDERAZIONI SUL PRESENTE STORICO

Meglio tardi che mai

CONSIDERAZIONI SUL PRESENTE STORICO

Di Flores TOVO

Comedonchisciotte

Nonostante Marx sia considerato, soprattutto dai suoi ex-seguaci, una specie di “cane morto” della filosofia, c’è una frase scritta nella prefazione del primo libro del “Capitale”, che ancora colpisce profondamente per la sua precisa e lapidaria concisione: essa afferma che “una formazione sociale non perisce finchè non si siano sviluppate tutte le forze produttive a cui può dar corso”. Ciò significa che il modo di produzione capitalistico, oggi dominante in modo assoluto in tutto il pianeta, sia pur adattato alle varie culture dei popoli, non potrà essere sostituito radicalmente da una nuova formazione sociale, economica, politica e giuridica, finchè esso non avrà esaurito tutte le forze di cui dispone. Sempre secondo Marx, il tempo in cui sarebbe stata possibile (o inevitabilmente necessaria per i marxisti ortodossi) una rivoluzione, che secondo gli intenti del filosofo di Treviri avrebbe dovuto essere comunista, sarebbe stato quello in cui lo sviluppo del capitalismo avrebbe creato i presupposti socio-economico concreti e reali, a tal punto da rendere la rivoluzione stessa non più rinviabile. Tali presupposti, ribaditi molte volte in vari testi, implicavano che il capitalismo si evolvesse fino a portare dapprima ad una potente centralizzazione dei capitali, e successivamente, come conseguenza ineludibile, ad una socializzazione totale del lavoro, ad un alto grado di sviluppo tecnico-scientifico e infine ad una proletarizzazione generale della società e il suo relativo impoverimento. Su questi aspetti teorici si sono verificati storicamente scontri politici a non finire, tant’è che il movimento socialista ha dato luogo, al suo interno, a scissioni, ad eresie, ad odi reciproci. In particolare la più violenta delle scissioni, come si sa, fu tra socialisti riformisti e comunisti ispirati dell’ ”eretico” Lenin che attuò una rivoluzione, che si proclamava comunista, in un paese arretrato come la Russia, in cui non esisteva manco uno dei presupposti previsti da Marx (1).

Sicuramente il principale critico del pensiero marxiano fu Eduard Bernstein, nonostante fosse stato collaboratore di Marx ed esecutore testamentario di Engels. Egli, nel 1899, pubblicherà un saggio dal titolo “I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia”, che in verità era una raccolta di articoli scritti sin dal 1896, in cui criticherà a fondo tutta la concezione marxiana da ogni punto di vista, cercando di dimostrare che il pensiero di Marx, alla prova dei fatti, era del tutto privo di un saldo fondamento e che quindi tutto il suo impianto andava profondamente rivisto. Bernstein, pur restando socialista, proponeva una totale revisione del marxismo, proponendo una pratica riformista al posto di quella rivoluzionaria. Il socialismo non era più l’ “inevitabile” e “necessario” sbocco della storia, ma un ideale da perseguire: diventava un postulato etico di tipo kantiano, e cioè una finalità trascendente (la ricerca della giustizia, dell’uguaglianza, dell’eliminazione dello sfruttamento, ecc.), che sebbene irraggiungibile a causa dei limiti empirici della natura umana, doveva fungere da guida per l’azione politica.

Ma quali erano le critiche principali che Bernstein muoveva a Marx? In primo luogo la progressiva concentrazione delle imprese industriali non aveva condotto alla concentrazione conseguente del capitale: anzi essa aveva aumentato il numero dei possidenti grazie al diffondersi delle Società per azioni; in secondo luogo la massa dei proletari non si era immiserita, ma migliorava costantemente il suo tenore di vita (si pensi a quello che sarà il fordismo); per terzo non si era pervenuti ad una semplificazione antagonista fra le due classi (borghesi e proletari), bensì si stava formando all’interno delle società un nuovo ceto medio, composto da insegnanti, operai specializzati, tecnici, impiegati, piccoli produttori, che aggiungendosi al tradizionale ceto medio degli artigiani, bottegai e piccoli i medi proprietari agricoli, diventava sempre più numeroso. Cosicchè, più che revisionare il pensiero di Marx, Bernstein ne metteva in discussione i principi cardinali, quali la lotta di classe, l’idea di rivoluzione, e lo stesso materialismo storico. Soprattutto egli rifiutava il metodo speculativo della dialettica hegeliana, di cui Marx si professava discepolo: Kant, di fatto, sostituiva Marx.

E in effetti le sue idee, pur condannate nel Congresso socialdemocratico di Dresda nel 1903, si diffusero sempre più in ambito internazionale, al punto che la maggioranza dei partiti socialisti europei aderirono al riformismo con il conseguente abbandono graduale del marxismo. Lo stesso Karl Kautsky, coetaneo di Bernstein e principale teorico della socialdemocrazia tedesca, che era stato un convinto assertore dell’evoluzionismo deterministico (la rivoluzione come necessità) di stampo positivistico, si convertì al riformismo, tanto che Lenin scrisse su di lui un saggio, in cui lo definì un rinnegato. La conferma storica dell’abbandono totale della stessa idea di rivoluzione socialista si ebbe con la partecipazione entusiastica dei socialisti francesi e tedeschi alla prima guerra mondiale, in cui si trovarono l’un contro l’altro armati, distruggendo di fatto l’idea dell’internazionalismo proletario. Bernstein aveva vinto perché i fatti gli avevano dato ragione, poiché aveva notato l’ascesa allora possente del ceto medio e il miglioramento sociale sotto molti aspetti della classe operaia. Tuttavia il suo riformismo aveva condotto i socialisti all’abbraccio mortale con le borghesie capitalistiche e fanaticamente nazionalistiche. La prima guerra mondiale fu causata anche da questo evento.

Una guerra mondiale che rappresentò la disfatta della cultura e della civiltà europea; la seconda ne fu solo il corollario. L’intervento USA nel 1917 fu decisivo per l’enorme contributo fornito con mezzi e denaro come non se ne erano mai visti. La catena di montaggio e il nastro trasportatore furono lo strumento del dominio della quantità, come capì subito E. Jünger nel suo saggio “La mobilitazione totale” (2). Ad Est invece accadde l’imprevedibile: la vittoria della rivoluzione da parte dei bolscevichi nel 1920 (dopo una terribile guerra civile). Vittoria che non ci sarebbe mai stata senza una dissennata guerra voluta dall’aristocrazia zarista, in cui 15 milioni di contadini-soldato si scontrarono con l’esercito tedesco, che allora era il più potente del mondo. L’idea rivoluzionaria anticapitalista rinacque. La Russia, che nel 1922 divenne URSS, si trasformò in un nuovo faro ideologico per i comunisti. L’Ovest americano e l’Est russo cominciarono a loro modo a demolire la centralità europea: un’opera di distruzione che si affermò definitivamente a Yalta nel 1945.

I fascisti di Mussolini e i nazionalsocialisti di Hitler avevano ben compreso quello che stava accadendo dopo la catastrofica ed orribile pace di Versailles (una pace cartaginese, la definì Clemenceau). Con l’appoggio dei ceti medi essi cercarono di arrestare il declino europeo, cercando di attuare un modello socio-economico alternativo al capitalismo anglosassone e alla dittatura socialista sovietica. Tentativo che fallì per l’evidente disparità quantitativa di forze, data sia dal numero degli abitanti dei rispettivi stati, che dalla produzione di armi. Soprattutto la schiacciante supremazia in campo aeronautico porterà gli alleati al dominio incontrastato sui cieli.

L’equilibrio di pace, segnato dalla Conferenza di Yalta e stabilizzato dal terrore di una guerra nucleare, è rimasto solido fino alla seconda metà degli anni ’80, fino a quando con Gorbaciov e Eltsin collassò l’URSS, la quale terminò la sua storia il 31 dicembre del 1991. Dopo essere diventato nel 1999 primo ministro e poi Presidente della Federazione russa, Putin ebbe a dire che la caduta dell’URSS fu l’evento più colossale di tutta la storia recente. Mai tale affermazione fu così vera, se esaminata dal punto di vista storico.

Gli anni d’oro del capitalismo, come li definì Hobsbwam, che andarono dagli anni ’50 fino alla fine degli anni ’80 e avevano coinvolto positivamente tutto l’Occidente. Essi però cominciarono lentamente a declinare a partire dagli anni successivi, fino a giungere ai nostri giorni caratterizzati da grande precarietà generale. Come ben si sa lo stato sociale (pensioni, scuola, sanità) fu soggetto a continui tagli. Le grandi imprese di stato (l’IRI in primis) svendute. In tutto il mondo l’indirizzo economico di tipo liberista, impostato sul monetarismo e sul ritiro costante dello stato dall’economia produttiva, trionfò. Ciò fu possibile proprio per la scomparsa dell’URSS. Con essa venne a mancare il modello alternativo, il potere frenante (il katèchon) nei confronti del capitalismo, il quale non sentendosi più minacciato, ritornò un po’ alla volta a mostrare il suo vero volto originario. Un volto che Marx aveva già svelato in modo chiaro nel suo “Capitale”, quando ne colse la vera essenza, che è quella del “più profitto” e più efficienza concorrenziale (per il profitto). Il sogno di un governo unico mondiale sembrava attuarsi. Kant, in verità, lo aveva profetizzato nel suo libro “La pace perpetua”.

Per un gioco del destino, o per un volere sovrannaturale (che si chiami Lògos divino o Tao non importa) l’imprevedibile si è di nuovo manifestato, per cui tale sogno sta per essere collocato nella dimensione dell’irrealtà. L’ascesa irresistibile della Cina in tutti i campi e l’irriducibilità del nazionalismo russo a non piegarsi mai ripropongono la dialettica dell’amico-nemico di schmittiana memoria. Tali paesi, assieme ad alleati come Iran, Venezuela ed altri non cederanno alla volontà globalista delle elite occidentali. La partita è ormai apertissima.

C’è un fatto tuttavia che bisogna sottolineare, ossia che il negletto e vituperato Marx, sembra che abbia avuto ragione nella sua analisi sul capitalismo proprio nei giorni nostri. I presupposti concreti e reali per attuare una rivoluzione anticapitalista si sono tutti realizzati. La concentrazione del potere finanziario è in mano a poche decine di persone; la socializzazione del lavoro con il macchinismo automatico è stato imposto (il “Gestell” heideggeriano) in tutti i settori delle società; l’altro grado di sviluppo tecnico ha comportato l’avvento dell’automazione; i ceti medi, sia quelli nuovi, che quelli tradizionali stanno scomparendo, per cui la proletarizzazione è un fatto compiuto. Infine l’impoverimento della masse sta avanzando sempre più a livello mondiale. Ai capitalisti resta l’appoggio dei “clientes” (parassiti più o meno corrotti che si annidano sia in tutte le istituzioni dello stato, sia nel circo mediatico degli “artisti” venduti e del giornalistume vario) e il potere immenso del denaro che tutto compra. Tali “clientes” costituiscono circa un quarto della popolazione e rappresentano i veri nemici diretti per tutti coloro che rifiutano lo stato di cose presenti. Bernstein aveva giustamente accertato l’inadeguatezza del pensiero marxiano nel rappresentare la società, una inadeguatezza che si è palesata fin quasi a giorni nostri. Giorni in cui però Marx trova conferma sempre più delle sue previsioni: meglio tardi che mai si dice. Comunque resta del tutto da scrivere se ci sia la possibilità di una rivoluzione. Quello che emerge dall’insegnamento della storia recente è che il comunismo non è più attuabile, poiché non tiene conto della costitutiva differenza fra gli uomini. Il fallimento di questo modello, soprattutto quello in URSS, fu dovuto al fatto che si volle impedire la proprietà privata in ogni sua forma: la distruzione sistematica del ceto medio, sia agricolo che artigianale e commerciale, impedì il sorgere di una spontanea efficienza lavorativa da parte delle persone più dinamiche. Persino nelle fabbriche, dopo il periodo eroico dello stakhanovismo, i lavoratori più bravi erano sottoposti a vessazioni. Una lezione ben imparata in Cina da Deng Xiaoping e da Xi Jinping (che è stato uno studioso attento della disfatta sovietica), che hanno dato il via ad sistema produttivo in cui lo stato controlla le industrie strategiche e fornisce l’indirizzo politico all’economia, ma che ammette la piccola e media proprietà privata. Tanto è vero che il 65% del Pil è creato proprio dalle aziende di piccoli e medi proprietari. Per cui quando si parla di comunismo in Cina sarebbe meglio verificare i dati economici: semmai si può parlare di un socialismo di mercato. Anche la Russia, dopo il periodo ultra-liberista degli Eltsin, Chubais e Gajdar, si sta muovendo un po’ alla volta verso questa direzione.

In Occidente, invece, gli Usa e i suoi alleati, ebbri dalla vittoria contro il comunismo sovietico, si è ritornati al liberismo più sfrenato, tranne nei frangenti in cui il potere finanziario rischi il crollo come nel 2008; in tal caso l’intervento dello stato per salvare le banche o le grandi industrie obsolete, non solo diventa lecito, ma invocato (si parla di 10.000 mila miliardi di aiuti, concessi in vari anni, sia negli Usa che nell’Ue a codesti soggetti, a partire dal crollo della Lehmann Brothers). Rimane aperta la domanda focale: perché in questi paesi ipercapitalistici, dominati da una esigua minoranza di banchieri e di supermanager strapagati, non c’è stato un cambiamento di rotta radicale, in cui i veri creatori di ricchezza abbiano il giusto sopravvento? La risposta non può più essere solo economica, ma soprattutto di ordine culturale. Se la filosofia è “il proprio tempo colto nei pensieri” scriveva Hegel, forse bisogna rifarsi ad essa. E’ certo che soltanto se si esamina criticamente nel suo insieme la situazione attuale della nostra società, si può cercare una risposta che almeno indichi una via d’uscita dal sistema: un sistema che non è più compatibile con i bisogni sia materiali che spirituali delle varie popolazioni sottomesse al giogo del potere economico finanz-tecnocratico, di cui oggi si osserva l’enorme portata anche con l’imposizione dittatoriale tecnico-sanitaria.

Tuttavia si riscontra che tutte le istituzioni degli stati occidentali oggi siano compatte, in ogni ganglio che le compone, nel sostenere il potere dominante. Eppure le contraddizioni del capitalismo sono lì, sempre più profonde e sempre più insanabili (3). Ciò significa che la condizione oggettiva si palesa in tutta la sua radicale crisi, mentre gravissima è l’assenza di un soggetto che si incarichi a risolvere, superandole, tali contraddizioni. Lo iato fra oggetto e soggetto è davvero sconcertante e quindi paralizzante. Bisogna specificare che per oggetto qui s’intende lo stato e l’economia con le sue forze produttive, mentre per soggetto s’intende la consapevolezza del pensiero umano di calarsi nell’oggetto, penetrandolo e conoscendolo. Se ciò non avviene almeno dentro lo spirito delle minoranze creatrici (che poi sono il vero motore della storia), l’oggetto perseguirà la sua logica che gli viene dettata dalla sua essenza, ossia dal profitto. La latitanza di un soggetto politico conscio e determinato, anche a livello individuale, conduce a devastanti conseguenze. Il sistema capitalistico, infatti, sussume in sé il massimo di una razionalità che si espande attraverso una meccanizzazione alienante imposta (il Gestell), mentre nel contempo esso rappresenta anche il massimo della irrazionalità, poiché il fine è la crescita a dismisura delle ricchezze di pochi. Esso è un oggetto tutto indirizzato verso un baratro immenso, se si considera che sul nostro pianeta vivono 8 miliardi di individui. Il compito di un soggetto politico è quello allora, attraverso la conoscenza, di adeguarsi e di immergersi nell’oggetto, perché solo così si può fondare un’idea che funga da guida futura per ribaltare lo stato delle cose presenti. In realtà moltissimi sono stati negli ultimi anni gli studi attorno all’oggetto: ricordiamo Preve, Gallino, La Grassa, che sono stati e sono emeriti studiosi italiani del nostro mondo reale. Purtroppo questi studi non si sono trasformati in prassi, restando fermi alla pura teoria. E questo non solo in Italia: ciò significa che la nostra situazione generale è assai preoccupante. La necessità di una rottura di livello incombe: ma ancora non si intravede. Si avverte solo la presenza sempre più invadente di un gigantesco pericolo che ci sovrasta.

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Note:

  1. Tuttavia Marx, negli ultimissimi anni della sua vita, operò un completo riorientamento sulla Russia, e in particolare sul populismo russo, verso il quale fu sempre più aperto: infatti ritenne che anche il proletariato agricolo russo, accostumato a pratiche comunitarie dovute ai Mir (consigli dei rappresentanti contadini) e alle Obscine (comunità villaggio), poteva svolgere un ruolo rivoluzionario su scala internazionale. Per inciso, Lenin, più tardi, criticò duramente tale populismo. Si legga a riguardo un chiarissimo ed esaustivo saggio di P.P. POGGI, Marx sulla Russia, pubbl. su “Altro Novecento”, ottobre 2017, n. 334.
  2. JÜNGER, La mobilitazione totale, sta in “Foglie e pietre, pp. 113-135. Ed. Adelphi, Milano 1997.
  3. Si legga tal proposito il libro di D.HARVEY, Diciassette contraddizioni e la fine del capitalismo, G. Feltrinelli ed., Milano 2014.

Rovigo 5-01-2022

Flores TOVO

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Commenti (28)

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    1. BrunoWald 9 gennaio 2022

      Due parole sulla questione cruciale del nostro tempo: sorvolando sulla pur importante differenziazione tra capitalismo produttivo e neocapitalismo finanziario e cibernetico, le contraddizioni del sistema, che sembrano dar ragione a Marx, sono sempre più pesanti ed evidenti, eppure non si vede all'orizzonte né una formazione sociale in ascesa, né un "soggetto" in grado di sfruttare tali contraddizioni, anche solo per mettere i bastoni fra le ruote del potere. E la ragione ritengo sia quella che indica Eugiorso: "la gigantesca manipolazione culturale e antropologica dell’uomo, realizzata con strumenti sempre più invasivi e tecnologie sempre più raffinate". Ne consegue la necessità di una Rivoluzione Culturale a premessa di quella politica, con il sorgere di un Pensiero Forte capace di sfidare i miti imperanti, dall'economicismo ai piagnistei polcor. Solo le Idee forti e chiare si traducono prima o poi in azione.

    1. BrunoWald 9 gennaio 2022

      Articolo pregevole che offre numerosi spunti di grande importanza in questa fase storica.

      Circa il passato, pur estraneo a entrambe le fazioni do ragione a Lenin nel tacciare di opportunisti Bernstein e Kautsky, in ogni caso l'illusione riformista si basava sul falso presupposto che con il capitalismo si potesse negoziare e ottenere concessioni permanenti.

      Leggo finalmente un'interpretazione obiettiva del significato storico del fascismo nel suo tempo, come il tentativo di arrestare il declino europeo con l’appoggio dei ceti medi - tentativo nato dal duplice trauma della guerra e della rivoluzione - cercando di attuare un modello socio-economico alternativo al capitalismo anglo e al socialismo sovietico. E fu proprio l'inatteso successo di tale tentativo a spingere il nemico ad aggredire militarmente l'Asse, consapevole dei limiti di quest'ultima in termini di popolazione, materie prime e capacità industriale. Ad essere stupefacente non è la sconfitta del Reich, ma il fatto che questi abbia potuto resistere così a lungo e ottenere successi che nel 1939 erano impensabili.
      Aggiungo che il nazionalsocialismo identificò nella setta globalista - da esso chiamata "finanza ebraica internazionale" alleata al "giudeo-bolscevismo" - il nemico principale, lo stesso che oggi, dopo aver impoverito l'occidente e tentato di saccheggiare l'ex-URSS, è impegnato a depopolarci o renderci schiavi della sua distopica utopia transumanista. Quali che siano le nostre idee, l'onestà intellettuale dovrebbe portarci a riconoscere questo fatto evidente.

    1. natascia 9 gennaio 2022

      Ottime analisi, ma lontane dalla realtà attuale. È ormai evidente che il capitalismo dopo aver raggiunto il massimo del profitto punta al controllo totale e alla diminuzione della popolazione per mezzo dell’informatizzazione. Sterile quindi ogni tavolo di pensiero, in quanto ogni pensatore ha la consapevolezza di questi due insormontabili scogli nella eventuale trattativa. Penso sia un riufiuto dovuto alla paura dello sbilanciamento tra le forze in campo. Notevole oggi il potere dei cosiddetti”clientes”, i quali sono parte attiva nel processo di ipnosi di massa frutto degli studi più avanzati di ingegneria sociale. Studi oggi apertamente strumentali al controllo e alla diminuzione dei popoli.
      In questa ottica i progetti di de-industrializzazione dell’Europa e del Nord- America risultano già superati, si sta già forse de-industrializzando ovunque. Questi sono fatti, e di fronte ad essi non prevalgono alternative, vige solo il silenzio. Mancano pensieri e parole ,vige lo sgomento.Tuttavia molte alternative esistono.

    1. PietroGE 9 gennaio 2022

      Gli articoli di Tovo sono, come sempre, interessanti e stimolano la riflessione. Solo qualche appunto che mi sono segnato leggendo il testo :
      -Ho i miei dubbi che prendendo atto della proletarizzazione dilagante, per altro conseguenza della globalizzazione, uno possa affermare che : Marx aveva ragione. Non la aveva nella parte propositiva della sua teoria e neanche nella critica. Lui stesso, poi, aveva promosso la globalizzazione con il suo riferimento all'internazionalismo proletario. Ebbene, il capitalismo lo ha preso alla lettera.
      -L'evento più colossale della storia recente non è stato l'implosione dell'URSS ma il suicidio dell'Europa in due guerre mondiali. L'URSS non è mai stata un modello alternativo al capitalismo ed è implosa perché il sistema economico marxista non ha mai funzionato e non funzionerà mai. A Lenin non interessava un fico secco la teoria economica di Marx, molto probabilmente perché intuiva che non valeva una cicca bucata, lui la usava come strumento per la conquista e la gestione del potere e basta.
      -I soggetti capaci di 'risolvere le contraddizioni del capitalismo' ci sono e ci sono stati, ma erano e sono in conflitto con i poteri forti finanziari. La terza via tentata da fascisti e nazionalsocialisti non fallì, fu fatta fallire da chi aveva interesse a mantenere il dominio sulla gestione del credito e il controllo dell'opinione pubblica attraverso i media. Vedere ad esempio il successo del sistema economico tedesco. tra le due guerre.

    2. danone 9 gennaio 2022

      Molto condivisibile Pietro il tuo commento, anche se non direi il suicidio dell'Europa, ma il suicidio di precedenti velleità europeiste, che i conflitti interruppero, perchè si può suicidare solo chi esiste, l'Europa è sempre stata solo un'espressione geografica, al limite un area culturale, neanche poi tanto omogenea.
      L'unico possibile equilibrio stabile dell'area europea, non è un Europa unita, ma un Europa arlecchina, più consapevole delle sue differenti molteplici identità, lasciate libere di esprimersi autonomamente, nella loro multiforme complementarietà.

    1. Eugiorso 9 gennaio 2022

      Articolo ragionevole, condivisibile in molte parti, comunque di ispirazione marxiana e non esattamente marxista, con un punto debole, quando si cerca una risposta alla domanda: perché siamo ancora lontani, lontanissimi dallo sviluppo di un processo rivoluzionario?
      L'autore scrive, aun certo punto:
      "Eppure le contraddizioni del capitalismo sono lì, sempre più profonde e sempre più insanabili (3). Ciò significa che la condizione oggettiva si palesa in tutta la sua radicale crisi, mentre gravissima è l’assenza di un soggetto che si incarichi a risolvere, superandole, tali contraddizioni." [...]
      Scrivendo quanto precede inevitabilmente ci si chiede il perché accade.
      C'è un elemento non di natura economica (redditi popolari e da lavoro in costante calo, povertà che cresce, disuguaglianza sociale e fiscale, eccetera) che è cruciale, come sostengo da due decenni: La gigantesca opera neocapitalista di manipolazione culturale e antroplogica dell'uomo, realizzata con strumenti sempre più invasivi e tecnologie sempre più raffinate, dell'uomo, o meglio delle classi dominate, per renderle adatte a vivere in un habitat neocapitalistico-globale, senza dover risolvere i vecchi problemi di lotta di classe, ad esclusivo vantaggio della classe globale, finanz-giudaica, dominante.
      La "compra" di coloro che sono diventati collaborazionisti sub-politico, mediatici e accademici in tutti i gangli importanti degli stati sottomessi ha completato l'opera.

      Come sempre, rilevo che l'unica speranza di "venirne fuori" oggi può essere riposta soltanto nello scontro politico in atto e nella vittoria finale delle Potenze Libere e resistenti, Russia, Cina e Iran.

      Cari saluti

      P-S.: molto giusti i riferimenti al grande filosofo Costanzo Preve, al sociologo Lucinao Gallino, e all'economista Gianfranco La Grassa.

    2. oriundo2006 9 gennaio 2022

      Giusta osservazione. Io ricordo che quel barbuto di Treviri a nome Mordechai Levi, in una delle sue apodittiche osservazioni desunte dalla realtà sociale del suo tempo, due secoli fa, soleva preconizzare un ‘superamento’ di un modo di produzione ( quello capitalista come già era avvenuto per quello medievale ) solo se e quando un’ altro fosse già a disposizione ‘in statu nascendi’.
      Oggi questo ‘superamento’ è invero avvenuto nella nostra epoca: è il sistema cibernetico, che cresciuto nell’alveo ‘materno’ del capitalismo, si prepara a ‘superarlo' ovunque inglobandolo come una sua possibile ‘versione’ transitoria utile al dispiegarsi del ’Nuovo Mondo produttivo’ ovunque e comunque.
      Molte delle questioni politiche di attualità sono spiegabili se accettiamo questo modo di intendere e decrittare il presente.
      Chi concorda su questa evidenza, come il sottoscritto, ha il ‘cuor che si spaura’ vedendo come questo nuovo modo di produzione, lasciato nelle consuete mani adunche, prelude ad una dittatura totale, resettando le ‘libertà’ borghesi faticosamente conquistate da tutti nel corso del ‘900.
      Ed è qui una possibile ‘critica’ e ‘sviluppo’ del pensiero citato: separando il bourgeois dal citoyen e negando politicamente il primato del primo, Mordechai faceva cadere anche i diritti dei cittadini in quanto ipocritamente assisi sulla divisione di classe, esponendo così il ‘proletariato’ ( termine orribile ) ad un limbo extra-sociale e confinandolo lì in attesa di una sua successiva presa di potere, peraltro mai avvenuta nei termini preconizzati.
      Da qui l’ ambiguità, massimalista e senza futuro ma anche latamente regressiva del pensiero marxiano e da qui, come già è stato detto da riveriti studiosi, la necessità di difesa dei valori giuridici ‘borghesi’ in quanto applicabili a tutti.
      E’ il lascito migliore del vecchio modo di produzione e questa difesa è indispensabile se non vogliamo realizzare l’ orrore delle applicazioni cibernetiche che si sta prospettando nel campo sociale.
      E’ una difesa assai poco ‘romantica’ ma assolutamente necessaria…e come sempre non dobbiamo lasciarla nelle mani dei ‘tecnici’…

    3. Eugiorso 9 gennaio 2022

      Io distinguo, da diversi anni, il modo di produzione sociale del capitalismo produttivo del secondo millennio dal neocapitalismo finanziario e globale del terzo millennio, perché nel passaggio dal secondo al terzo millennio si è manifestato una "cambio di Evo" e non una semplice "ristrutturazione" capitalistica imposta da grandi crisi.
      In altre parole, è nato un nuovo modo storico di produzione che, purtroppo, è più "robusto" (con molti elementi strutturali) del capitalismo produttivo del secondo millennio ed è ancora giovane ...
      Le differenze fra i due sono notevoli, a mio dire, e non riguardano soltanto il nuovo sistema cibernetico, perché questo capitalismo non è semplicemente reattivo alle crisi, come il vecchio che ha regito alla crisi del'29 con il keynesismo militare e assistenziale, ma lui stesso le provoca, per assicurarsi la riproduzione sistema ed estendere il suo potere di controllo sulle risorse e sull'elemento umano, che cerca tragicamente di controllare, trasfigurandolo ... Possiamo dire che provoca le sue crisi e se ne nutre, irrobustendosi.
      Poi ci sono molte altre differenze strutturali che lo rendono più "solido" (purtroppo!) del suo predecessore, ma mi fermo qui ...

      Cari saluti

    1. danone 9 gennaio 2022

      Mi sembra che l'analisi del Tovo arrivi a conclusioni drammaticamente contraddittorie.
      Scrive..

      Tuttavia si riscontra che tutte le istituzioni degli stati occidentali oggi siano compatte, in ogni ganglio che le compone, nel sostenere il potere dominante. Eppure le contraddizioni del capitalismo sono lì, sempre più profonde e sempre più insanabili (3). Ciò significa che la condizione oggettiva si palesa in tutta la sua radicale crisi, mentre gravissima è l’assenza di un soggetto che si incarichi a risolvere, superandole, tali contraddizioni. Lo iato fra oggetto e soggetto è davvero sconcertante e quindi paralizzante. Bisogna specificare che per oggetto qui s’intende lo stato e l’economia con le sue forze produttive, mentre per soggetto s’intende la consapevolezza del pensiero umano di calarsi nell’oggetto, penetrandolo e conoscendolo. Se ciò non avviene almeno dentro lo spirito delle minoranze creatrici (che poi sono il vero motore della storia), l’oggetto perseguirà la sua logica che gli viene dettata dalla sua essenza, ossia dal profitto. La latitanza di un soggetto politico conscio e determinato, anche a livello individuale, conduce a devastanti conseguenze.

      E fin qui sono abbastanza d'accordo con Tovo.
      Ma poi afferma che, per superare lo stato di latitanza del soggetto politico conscio, anche a livello individuale, che conduce a devastanti conseguenze, scrive..

      Il compito di un soggetto politico è quello allora, attraverso la conoscenza, di adeguarsi e di immergersi nell’oggetto, perché solo così si può fondare un’idea che funga da guida futura per ribaltare lo stato delle cose presenti.

      E' l'esatto opposto Tovo.
      Tutti si sono immersi nell'oggetto e non hanno ottenuto il tanto agognato soggetto conscio.
      Il soggetto per divenire un soggetto conscio, deve immergersi, attraverso la conoscenza di sè, non nell'oggetto, ma in sè stesso, ovvero nel soggetto.
      Solo con la conoscenza di sè, il soggetto può divenire conscio di se, potendo così ri-approcciare le problematiche dell'oggetto, ad un livello superiore (non egoistico) e potendo finalmente produrre le soluzioni evolutive auspicate, invece delle solite dinamiche coercitive storiche.

      Che poi questo rendersi consapevole sia possibile al soggetto che oggi e da sempre, occupa il ruolo di guida dell'oggetto, ovvero le elite neo-liberiste globaliste, in odor di zolfo, lo vedo impraticabile, basando il loro potere proprio su un sistema di distruzione diabolica di ogni consapevolezza e pensiero critico.
      Il discorso del rendersi soggetti consci è valido e significativo solo per le guide sociali espressione di vera rappresentanza della comunità, non certo per i centri occulti di potere, egemone e predatorio per natura.

    1. Rnamessaggero 9 gennaio 2022

      Ottimo articolo di un Marxsessuale pentito che spera di essere salvato tramite una visione semi equilibrata dell' insieme. Tutti Marxisti i filosofazzi, ovvero tutti orologini che azzeccano un paio di volte al giorno l' ora esatta e ancora dopo ore cercano di venderla. I filosofi che sanno parlare, oggi vendono pentole, materassi e attrezzi ginnici.

    1. Nestor Halak 9 gennaio 2022

      Interpretazione molto ben fatta della storia recente che condivido in gran parte. Parafrasando il metodo scientifico, si potrebbe dire che quando i fatti non si accordano con la teoria dei pensatori, allora è necessario adeguare la teoria, altrimenti più che politica si fa religione, come è accaduto per il marxismo. E talvolta accadono fatti imprevisti che cambiano il corso della storia. Condivido in pieno la considerazione che la caduta dell'Unione Sovietica è il punto di svolta cardine che ci ha condotto all'attuale situazione di corsa sfrenata verso l'autodistruzione: riusciremo a fermarci in tempo o è oramai ineluttabile un disastro epocale che distruggerà l'occidente e forse non solo?

    1. JA 9 gennaio 2022

      Il giudeo sputa sentenze come alcune serpi il veleno”.
      Marx è il perfetto “filosofo” moderno pieno di prosopopea (tipica del liberto giudeo) della plebaglia acculturata che pensa d’aver scoperto la verità infallibile:
      una formazione sociale non perisce finchè non si siano sviluppate tutte le forze produttive a cui può dar corso”.
      Come se non esistessero altre forze al mondo (esterne ed interne) che la potrebbero distruggere.
      Il comunismo (capitalismo pubblico) non è altro che la forma complementare di quello privato. Ecco perché, collassato quello, stà per collassare anche questo.

      NB Sulla sorpassata rappresentazione di una Russia arretrata, basti pensare che la rivoluzione bolscevica fu fatta dagli operai creati dall’industrializzazione zarista e NON dai contadini:
      Il volume della produzione industriale in Russia nel 1913 ammontava a 6938,9 milioni di rubli.[8] Nel 1913, la quota della Russia nell'industria mondiale era del 5,3% (quinto posto nel mondo).[9][10] Quote di Russia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania e Francia nella produzione industriale mondiale (in%) [11] ”
      https://en.wikipedia.org/wiki/Industrialization_in_the_Russian_Empire#Industry_of_the_Russian_Empire_of_the_20th_century_before_the_First_World_War

    2. Armin 9 gennaio 2022

      Ja, concordo.
      1) non sapevo della quinta posizione della Russia, ma che la rivoluzione la fecero gli operai è verissimo.
      2) Marx (Il capitale, 4000 pagine, circa...) attacca gli industriali dall'inizio alla fine. Ora, che non tutti fossero umani è vero. In Inghilterra il primo Paese industrializzato, facevano lavorare i bambini ai filatoi 14 ore o più al giorno....
      3) Ma il vero guaio della modernità, ovvero l'origine e la gestione del denaro
      da parte degli usurai: niente! solo una pagina dedicata alla velocità del denaro. Dunque o non era così esperto, o ha taciuto sull'usura (più probabile).
      Se l'usura e gli usurai sono stati smascherati, bisogna ringraziare Ezra Pound, che li ha attaccati frontalmente. Alcuni avanzano la teoria che Dante lo abbia previsto! Effettivamente nell'Inferno, all'inizio, parla del Veltro.
      Bisogna riconoscere che entrambi erano poeti ed entrambi moralizzatori.
      L'attacco ne I Cantos è distruttivo e inequivocabile.......................
      https://sfero.me/article/canto-xlv-contro-lusura-di-ezra-pound

    3. JA 9 gennaio 2022

      Ciao Armin.
      1) E’ la solita storia-libello dei libellisti giudeo-bolscevici per sputtanare l’aristocrazia, storico ostacolo alle loro tresche, e che già usarono con successo per sobillare il popolo contro la casa reale nella rivoluzione francese (vedi frase sulle brioche o l’affare della collana) Quello che i vari Lerner, Mentana, Parenzo, Augias, … fanno tutt’oggi nei vari canali mediatici.
      In Russia non hanno solo saccheggiato un paese ma ne distrussero per sempre lo spirito che la sua classe aristocratica rappresentava. Ecco perché pare oggi non abbiano un futuro.
      2) Ma per il capitalismo pubblico e privato importante è il capitale NON l’UOMO. Qui stà la coincidenza dei finti opposti in realtà complementari.
      Magari chi faceva lavorare i bambini era un operaio diventato imprenditore come in Russia diventati sanguinaria e spietata nomenklatura che schiavizzava nei gulag per avere mano d’opera gratis.
      3) Marx, per l’usura, mica poteva sputare nel piatto in cui mangiava. Anche se come discendente rabbinico…

    4. JA 9 gennaio 2022

      Che mangino brioche
      https://it.wikipedia.org/wiki/Che_mangino_brioche

    5. Armin 9 gennaio 2022

      Ciao, JA. Hai ragione di quello che dici sui due sistemi economici, sono simili! Un esperto diceva che il capitalismo ed il comunismo sono le due facce della stessa medaglia.
      Per quanto riguarda la Russia (dato che GB, Francia sono le ombre di quello che erano un tempo (nella 1GM hanno perso tutto)), secondo me non sono riusciti a distruggere tutta l'aristocrazia, e comunque, anche se la Russia nella 1GM, col bolscevismo, e con la 2GM ha subito perdite colossali, ho il sospetto che la Popolazione Russa sia sempre stata molto più numerosa di quanto dichiarato. Non si spiega altrimenti che è RISORTA ed è piena di menti. La Terza Roma c'è!!!!!!!! Con tutto lo Spirito!!!!!! Viceversa la GB e Francia, sono ben sotto il 1800 come menti. Il QI di questi 2 Paesi è più basso del 1800, secondo me (anche se la GB la valjtano alta! ma dove è sotto il 100, secondo me).
      Ti posso dire, che prima dei satelliti spia, le mappe stampate in URSS erano piene di difformità volute. Per es. Mosca prima era quadrata, poi tonda, la spostavano di posizione, ecc. . La famosa Maskirovka ("mimetizzazione" "inganno" "presa per i fondelli"). Pertanto i massacri perpetrati dagli incompetenti bolscevichi, e poi quelli causati dalla loro incompetenza, contro la Wehrmacht, avrebbero spopolato la Russia, invece no.
      Da qui la mia tesi.

    6. Armin 9 gennaio 2022

      Sì, ho guardato. Ma aggiungo, questi vecchi trucchi sono anacronistici, fanno ridere. Qui si tratta di QI.
      Le vittorie apparenti sono vittorie fasulle. Gli anglosassoni sono stati sconfitti nella 2GM,
      da una URSS che ha preso il posto dell'ASSE!
      E' vero l'ASSE militarmente ha perso (vendendo molto cara la pelle, molto ma molto cara) sterminando le demoniocrazie in modo catastrofico, ma ha seminato l'inizio del Nuovo Mito, è qui la vera Vittoria.

    7. Armin 9 gennaio 2022

      L'ho scoperto ora, credo che sia la vera versione delle "élite" pazze:
      https://www.databaseitalia.it/henry-makow-quanto-tempo-vivranno-i-vaccinati/

    8. Arthur 9 gennaio 2022

      "Nel 1913, la quota della Russia nell’industria mondiale era del 5,3% (quinto posto nel mondo)"

      Pare che ci siano bonifici documentati inviati da alcune ricche e potenti famiglie anglosassoni ai bolscevichi.
      Perché questi anglosassoni avrebbero finanziato (mediante bonifici o altre vie a noi ignote, ma certe) il comunismo-marxismo in Russia?
      La risposta è solo una: la Russia aveva (e ha ancora) una quantità di risorse minerarie impressionanti e se avesse sviluppato un'economia capitalistica, le avrebbe sfruttate in maniera intensiva, divenendo una potenza economica che avrebbe dato seriamente filo da torcere a UK e USA.
      Con un sistema comunista-marxista si sono autocensurati ed inibiti da soli.

    9. JA 10 gennaio 2022

      Trucchi ingenui ma sempre efficaci dato lo storico livello del popolo bue che i vari Lerner & coscer dimostrano.
      Come i Giapponesi han ben spiegato per il loro rifiuto di migranti di colore, è che non vogliono abbassare il loro QI nazionale come han fatto USA, GB, Francia,... e presto Italia.

    10. JA 10 gennaio 2022

      Magari bonifici dei Rothschild. :)
      Che il giudeo-bolscevismo sia stato massicciamente aiutato dal giudeo-capitalismo USA è storia documentata come in questo libro e decine di altri se cerchi in internet (Morgan, dove lavora il figlio di Draghi, è una banca/finanziaria giudeo americana):
      “Wall Street e la rivoluzione bolscevica”
      https://books.google.com.au/books?id=WZjg_vo7Q8MC&dq=Wall%20Street%20and%20the%20Bolshevik%20Revolution&source=gbs_book_other_versions

      Il perché è lo stesso che ha portato il giudeo-capitalismo USA a sovvenzionare gli oligarchi ebrei russi (ex-nomenklatura sovietica) alla caduta del comunismo.

    11. Armin 10 gennaio 2022

      Anche qui, JA, le pretese e speranze delle "élite" di pantegane vanno a carte all'aria. Mettersi contro la Natura, ovvero contro Dio, è la MORTE!
      Sono molto comiche, le pantegane merdose,
      la jella del terzo mondo si trasmette ad esse!
      E' inequivocabile! Sono jellati, pantegane e
      colorati.

    12. Armin 10 gennaio 2022

      Arthur, posso aggiungere, che questi saputoni, onnipotenti, deficienti,
      blasfemi, delle "élite" occidentali hanno fatto i conti senza l'OSTE...................
      E come sostengo circa gli Aztechi, i Salta, e coloro che praticano sacrifici umani, in piccolo e in grande, si attirano la negatività, la SFORTUNA, e vanno in MALORA. Sono molto comici, i mercanti
      da 4 soldi.

    13. Armin 10 gennaio 2022

      Tra l'altro, il terzo mondo è un'altra Specie. Vaglielo a dire a Cavalli-Sforza, che diceva che non esistono le razze. Questi sono talmente accecati dall'idiozia dottrinale, che l'estetica non dice niente!

    14. JA 10 gennaio 2022

      Mettersi contro la Natura
      Son le forze del caos che vogliono prevalere sull’ordine cosmico.
      Esistono talmente poco le razze che la Pfizer, nella sperimentazione dell’acqua di fogna, ha dovuto iniettarla anche a razze diverse perché reagiscono in modo diverso:
      “L'efficacia è risultata coerente per gli aspetti demografici relativi all'età, razza ed etnia; ...”
      https://www.pfizer.it/cont/news/contenuti/1411/1800/news.asp?id=12195

    15. Armin 10 gennaio 2022

      La Legge di Seneca e quella di Murphy fanno fuori le onnipotenti pantegane merdose. (Mi viene da ridere).

    1. LuxIgnis 9 gennaio 2022

      Buon articolo che mette in luce i pregi ma anche i difetti dell'idea di Marx.
      Marx secondo me ci aveva visto giusto su tante cose, il problema nasce un po' nella sua intransigenza, comprensibile perché lui le difficoltà le aveva vissute sulla sua pelle, ma molto di più dal fatto che i suoi seguaci l'hanno eletto a verbo di verità assoluta, e nel far questo hanno reso il comunismo una forma di religione. E pensare che Marx stesso aveva detto che la religione è l'oppio dei popoli.
      Questo ha creato un assolutismo materialista che è anche in parte causa di tutto quello che si vive oggi. Non sono stati ascoltati notevoli personaggi che hanno tentato di far scendere dal piedistallo i vari "capoccia" susseguitesi, basti ricordare gli anarchici con la loro idea di libertà, assassinati e perseguitati dai comunisti.
      Bakunin diceva: “Siamo convinti che la libertà senza Socialismo sia privilegio e ingiustizia, e il Socialismo senza libertà sia schiavitù e brutalità”. Io mi riconosco profondamente in queste parole.
      O potremmo pensare al poco conosciuto Paul Lafargue che era il genero di Marx (sposò una delle sue figlie) che nel 1887 scrisse un libercolo dal titolo: Diritto all'ozio. Un'anatema per i comunisti puri. Idee veramente rivoluzionarie ed in anticipo sui tempi.
      Forse le rivoluzioni vanno fatte nelle idee e non tanto sul campo che portano sempre fame e distruzione e non riescono quasi mai ad aggiustare le cose.
      Se cambiano i paradigmi sociali prima all'interno di ognuno di noi, il resto viene da solo.

    2. Armin 9 gennaio 2022

      Bakunin era un grande. I bolscevichi lo volevano cooptare. Non ne volle sapere. Vado a memoria: "Dire no è rivoluzionario".

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