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Perché il movimento indipendentista catalano sta fallendo

FONTE: GEFIRA.ORG

La lotta catalana per l’indipendenza non sta avvenendo nel modo giusto.

Alcuni movimenti indipendentisti hanno avuto successo nella storia, altri no. Al momento sembra che il tentativo catalano sia destinato a fallire. Forse in futuro i catalani cambieranno strategia e raggiungeranno il proprio obiettivo, ma ad oggi il movimento sembra tanto rumore per nulla.

Abbiamo quindi esaminato ciò che ha funzionato in passato e ciò che al momento chiaramente non sta funzionando.

1. Un piano sbagliato sin dall’inizio

L’indipendenza catalana vuole sovranità da Madrid, solo per poi darla sùbito a Bruxelles. Se fosse avvenuta decenni fa, prima del trattato di Maastricht del ’92, forse non avrebbe avuto importanza. Adesso, soprattutto dopo la Brexit, l’Unione Europea ha deciso di avanzare col progetto federalista, partendo probabilmente da un ministro finanziario dell’Eurozona, come proposto da Macron. Il piano di quest’ultimo include anche un bilancio della zona euro, ed è proprio qui che il piano catalano ha ancora meno senso: i catalani ce l’hanno con Madrid anche perché non vogliono che le proprie tasse finiscano al resto della Spagna. Piacerebbe loro se invece fossero dirette ad altre regioni europee, tramite il suddetto bilancio? Molti catalani non sopportano le “austerità” imposte da Madrid, ignorando che ad ordinarle è Bruxelles. Eppure vogliono scaricare Madrid a causa delle austerità per poi unirsi a Bruxelles.

Perché lasciare un sistema politico a causa del suo inquietante centralismo solo per poi seguirne uno ancor peggiore in tal senso?

L’Unione non gradisce i referendum, soprattutto perché tende ad essere dal lato perdente. Ha perso quelli sulla “Costituzione Europea” nel 2004 nei Paesi Bassi e in Francia. La Costituzione venne poi pragmaticamente inserita nel “Trattato di Lisbona” con una serie di cambiamenti formali, ma anche quella venne respinta in un referendum, dagli irlandesi. La governance europea questa volta è riuscita ad imporre che il referendum venisse abrogato, finalmente con successo.

Gli esempi più recenti hanno visto il referendum greco sull’austerità nell’estate del 2015, dove il popolo rifiutò la “Troika”, solo per poi esser costretto ad un’umiliante resa; il referendum olandese sul trattato di associazione con l’Ucraina, che anch’esso ha visto respingere l’accordo; e la già citata Brexit. I risultati dell’UE nei referendum nella migliore delle ipotesi sono scarsi, quindi non sorprende che i suoi leader disprezzino la democrazia diretta. La Commissione Europea, tramite l’operato del suo presidente Juncker, ha infatti rifiutato di appoggiare il tentativo catalano (El Pais 2017-10-13), temendo un’apertura del vaso di Pandora ed un’ulteriore frammentazione politica, che permetterebbe a chiunque di lasciare volontariamente i sistemi politici (compresa l’UE). La Brexit è servita da lezione.

Se lasciasse andare la Catalogna, l’UE potrebbe incorrere in rischi inutili; e così la Spagna. Come abbiamo spiegato in precedenza, l’indipendenza catalana potrebbe scatenare una seconda crisi del debito nella zona euro.

I nazionalisti catalani hanno scelto di trascurare la natura dell’attuale Unione Europea, centralista, pro-austerità ed anti-democrazia diretta. Un po’ troppe cose ignorate.

2. Leadership inconcludente.

L’ora ex presidente catalano Puigdemont è un campione di opportunità mancate. Se mai ci fosse stata una chance di aver successo, quella era immediatamente dopo il referendum, indipendentemente dalla sua credibilità democratica, quando il morale era alto e c’era uno slancio di sostegno politico. Puigdemont si è tirato indietro. Il suo primo discorso dopo il referendum ha lasciato molti sostenitori confusi. Ha poi firmato una dichiarazione di indipendenza, per poi sospenderla poco dopo.

Immaginate i Padri Fondatori degli Stati Uniti fare lo stesso? O quelli greci dopo la guerra contro l’Impero Ottomano?

Quando Puigdemont ha finalmente deciso di andare avanti, era già troppo tardi. Aveva perso il suo appuntamento con la storia. Potrebbe non essercene un altro.

3. Società senza armi.

I sostenitori americani del Secondo Emendamento ameranno questa parte. Non è necessariamente un endorsement, ma un’osservazione storica. Questi dicono di voler combattere contro il centralismo, proprio come i loro antenati fecero contro il Re d’Inghilterra. I catalani vogliono combattere contro il centralismo castigliano ed il re di Spagna (la Catalogna indipendente diverrebbe una repubblica).

L’ironia è che una parte considerevole dei nazionalisti catalani, all’interno del parlamento catalano, sono progressisti di centro-sinistra. Ci chiediamo quindi se i progressisti catalani ora pensino che il Secondo Emendamento americano sia ancora una “reliquia del passato” ed allo stesso modo rifiutino la necessità di una “milizia ben regolata” contro un governo oppressivo, come fanno i progressisti americani.

Guardando ai precedenti storici, perché i francesi ancora festeggiano la “Giornata della Bastiglia” come simbolo della propria rivoluzione? La fortezza non era solo una prigione, ma anche un arsenale.

Alla Catalogna manca anche un proprio esercito, pur potendo contare su una propria forza di polizia, la “Mossos d’Esquadra”. Non abbastanza però per impedire alle forze spagnole di riprendere con facilità il controllo della situazione.

4. Mancanza di riconoscimento internazionale e sostegno dall’estero.

Ancora una volta guardiamo agli esempi del passato: i francesi combatterono coi rivoluzionari americani contro gli inglesi; inglesi e russi coi greci nel 1821. Esempio più recente, gli USA sostennero Slovenia, Bosnia, Croazia, Kosovo e Montenegro nelle varie divisioni della Jugoslavia dominata dalla Serbia. Analogamente, gli Stati Uniti sostengono i curdi in Siria, mentre i russi hanno sostenuto i cittadini della Crimea nella loro secessione dall’Ucraina.

Nessuno ha sostenuto la Catalogna. Nessuno finora ha riconosciuto la sua indipendenza. Il sostegno straniero di solito viene da poteri interessati a destabilizzare il paese che si trova di fronte ad un movimento secessionista. Nessuno sembra interessato a destabilizzare la Spagna in questo momento.

Il sostegno estero spesso fornisce armi agli insorti per riuscire a rovesciare gli oppressori; dovesse iniziare una guerra civile in Catalogna e dovesse una potenza straniera cominciare a dare armamenti ai ribelli catalani, il governo spagnolo potrebbe essere costretto o a lasciar andare la regione o a combattere una guerra estremamente costosa. Non siamo tuttavia ancora giunti a questo punto.

I catalani hanno riposto la propria fede nell’UE, commettendo un grosso errore.

5. La generazione “snowflake”.

Le manifestazioni di massa che agitano bandiere possono essere galvanizzanti. Possono anche essere difficili da controllare una volta in movimento. Non tutte le folle però sono uguali. Agitare bandiere non ti dà l’indipendenza. E neanche dichiararti unilateralmente indipendente. Una conditio sine qua non per un aspirante stato sovrano è la capacità di controllare e difendere il proprio territorio. La Catalogna non sembra essere in grado di farlo.

Quando si guarda alla folla dei nazionalisti catalani, ci sono parecchi giovani. Nessuno di loro ha tuttavia fatto alcun servizio militare. Questo è un problema comune nell’Europa occidentale. L’ultima generazione che ha combattuto una guerra, la Seconda Guerra Mondiale, è morta o vecchia. Da allora, il servizio militare è stato progressivamente abolito. Le nuove generazioni non sanno combattere.

Non sembrano neanche sapere cosa stiano facendo. La Costituzione spagnola vieta la secessione, per cui l’indipendenza catalana è una ribellione contro l’ordine costituzionale, e come tale viene trattata dal governo spagnolo: trattasi di rivoluzione. Quando la polizia spagnola ha reagito contro il referendum, i nazionalisti catalani hanno espresso il proprio sdegno sui social, contro una “Spagna fascista”. Il disprezzo sembrava essere condiviso da molti occidentali. Tuttavia, in ogni altra parte del mondo, ed in qualsiasi altro momento della storia, eventi di questo tipo di solito lasciano dei màrtiri, indipendentemente dal “fascismo”.

Dicendo questo non stiamo incitando alla violenza, facciamo semplicemente un’osservazione storica.

Sembra che il grande piano dei nazionalisti catalani per l’indipendenza sia “fatevi da parte mentre faccio la rivoluzione, altrimenti vi insulterò. Su Twitter. E forse farò un video su Youtube e lo condividerò coi miei amici su Facebook”. Fine.

Mentre i curdi stanno combattendo i terroristi islamici e brandendo AK-47 in Siria, i catalani stanno brandendo i propri iPhone. I primi stanno combattendo per l’indipendenza, i secondi sembrano che stiano partecipando ad un concerto pop.

I catalani si sono affidati troppo allo sdegno sui social per sostenere la loro causa, solo per scoprire che dopo pochi giorni la gente torna alla propria vita e perde interesse. Nessuno ha alzato un dito in favore della Catalogna. Neanche i catalani stessi. Forse perché la regione, nonostante alcuni problemi, è ancora ricca, per cui una guerra civile causerebbe perdite materiali più di quanto i catalani siano pronti a sopportare per il premio dell’indipendenza. Non è così che si fanno le rivoluzioni.

 

Fonte: https://gefira.org

Link : https://gefira.org/en/2017/11/02/why-the-catalan-independence-movement-is-failing/

2.11.2017

Traduzione di HMG

Pubblicato da Davide

  • DesEsseintes

    Quando la Spagna ha implementato le dolorose riforme volute dalla UE i governanti della Catalogna hanno pensato di inventarsi la favoletta dell’indipendentismo in modo (parole loro) di poter dare una speranza al popolo tartassato trovando un colpevole di comodo nel governo centrale di Madrid.
    La colpa non era di Madrid ma della UE, i governanti catalani lo sapevano bene mentre il popolo incantato dalla favoletta si accontentava di consolarsi scaricando la colpa su un “nemico” meno pericoloso (cioè il governo centrale “ladrone”).

    Sono le precise parole di Santi Vila consigliere economico del governo di Puigdemont pronunciate in questa conferenza del 2014.
    Dal minuto 17:53 a 19:10

    https://www.youtube.com/watch?v=8Fj6WhtTB7o

    È difficile dire se sia solo una questione di cattiva organizzazione o di malafede ma comunque ci saranno le elezioni a dicembre e lí si capirà se si tratta di un vero movimento di popolo.

  • Holodoc

    Analisi eccellente e condivisibile al 100%

  • Nathan

    Condivido in pieno l’analisi “militare”, le rivoluzioni purtroppo si fanno sulle punte delle baionette che tu stia dal parte del manico che tu stia dalla parte della punta. Hanno preso meno schiaffi che durante il derby di Madrid e ho detto tutto. Mi sembra come i nostri scioperi con fasce di garanzia avvertimenti preventivi e tutto quello che serve per svuotare di significato lo sciopero. Se vogliono l’indipendenza dovranno cambiare tattica ma come già scritto in altre situazioni nella vecchia Europa chi mai prenderà un fucile invece del telefonino?

    • Emilia2

      Gia’ uno sciopero a oltranza sarebbe un buon inizio. Ma, come detto giustamente nell’articolo, in questa indipendenza catalana e’ tutto sbagliato.

  • Tonguessy

    La Catalogna ha reso tangibile il virus che ha infettato praticamente tutti i movimenti indipendentisti: bravissimi a parole ma scarsissimi in quanto ad analisi politiche. Non capire che la madre di tutti i mali è la UE è un errore colossale. I greci l’avevano ben compreso, ma poi Tsipras e soci hanno ben pensato di rendere obbligatoria la genuflessione a 90° per tutti.

    “Sembra che il grande piano dei nazionalisti catalani per
    l’indipendenza sia “fatevi da parte mentre faccio la rivoluzione,
    altrimenti vi insulterò. Su Twitter. E forse farò un video su Youtube e
    lo condividerò coi miei amici su Facebook”. Fine.

    Mentre i curdi stanno combattendo i terroristi islamici e brandendo AK-47 in Siria, i
    catalani stanno brandendo i propri iPhone. I primi stanno combattendo
    per l’indipendenza, i secondi sembrano che stiano partecipando ad un
    concerto pop.”

    Da incorniciare!

    • GiNoDue

      “Non capire che la madre di tutti i mali è la UE è un errore colossale”

      Lo capiscono…lo capiscono….
      Ma per loro è il bene

    • oriundo2006

      Non sono convinto che la ‘madre’ di tutto il male sia ‘Eu: penso invece che questa sia monopolizzata da centri di potere ben precisi che sono anche in Spagna come in Catalogna, che ne indirizzano le politiche e le idee in una direzione contraria agli interessi dei c.d. ‘popoli’. I quali al dir il vero se ne fregano bellamente, vanno al ristorante, guidano macchinoni enormi, magnano bevono e c. senza problemi. Non interessa piu’ il ‘politico’ alle masse, non interessano piu’ gli ‘altri’, non interessa piu’ un discorso generale: troppo difficile…disturba la digestione: interessa profittare a titolo privato. Sempre e comunque. E di fronte al rischio che andando contro Madrid le cose si mettessero al brutto, che non si potesse piu’ stare fino alle quattro del mattino a bevere et magnare sulle ramblas hanno fatto retromarcia. Per ora e’ cosi: la parte ‘moderata’, ovvero quella che situa la propria persona dalla cintola in giu’, ha prevalso. Poi si vedra’: si vedra’ sopratutto se facendo i ‘buoni’ s’ha da guadagnarci o meno, oppure mette conto di alzare la posta. Sempre poi per profittarne al massimo. Capirete che con teste cosi’ ogni discorso e’ superfluo. Quello che succede non e’ storia, e’ solo cronaca da rotocalco ( e da incassi dei supermarket).

  • giulio pelernei

    Analisi sfuocata frutto della delusione di chi si aspettava un colpo di coda manu militari degli indipendentisti. Ma Puigdemont è vero che è un indipendentista radicale ma pure un radicale democratico. Qui in Europa le rivoluzioni splatter stile XIX-XX secolo sarebbero ora delegittimate e farebbero cadere la nazione ribelle in uno stato d’isolamento e di diffidenza.
    Come dice Artus Mas, la “rivoluzione” deve avvenire tramite “leggi che cambiano leggi”.
    D’altra parte, non è questo il modo in cui l’UE ha costruito lentamente la sua gabbia?
    E dunque, perché non usare lo stesso sistema ma al contrario?
    Un altro argomento inconsistente che mi tocca spesso leggere nei siti di contro-informazione o nei deliri narcisistici di Alceste: “Perché lasciare un sistema politico a causa del suo inquietante centralismo solo per poi seguirne uno ancor peggiore in tal senso?”. Ciò invita a non fare nulla perché tanto si finisce dalla padella alle braci. Tuttavia l’autore non tiene conto che quando ci si accorgerà delle braci, si potrà scegliere di allontanarsene…
    Le rivoluzioni si fanno con i mezzi [culturali, economici, spirituali, ecc.] disponibili in quel MOMENTO della storia e FARE QUALCOSA è molto più importante che SOGNARE ribellioni impossibili.

    Quest’altra analisi mi sembra molto più veritiera.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/11/06/catalogna-ce-ben-poco-che-madrid-puo-promettere-a-barcellona-per-restare/3961615/

    • Holodoc

      “Non si può risolvere un problema con la stessa mentalità che l’ha generato”

      Albert Einstein

      • giulio pelernei

        L’UE è cattiva.
        Putin è buono.
        Siccome la Russia non ha creato l’UE sarà Putin che la frammenterà.
        Questa è la classica tesi dei siti di contro-informazione.
        Tutto a posto, aspettiamo Putin.

  • Vamos a la Muerte

    “Mentre i curdi stanno combattendo i terroristi islamici e brandendo AK-47 in Siria”: simpatica barzelletta. I curdi sono i mercenari degli Usa che non combattono proprio un bel niente: infatti laddove avanzano i curdi gli altri mercenari al soldo degli Usa chiamati “ISIS” si ritirano in buon ordine o evacuati per essere spostati e riposizionati laddove possano servire agli scopi e agli Interessi dell’Imperialismo Usa come in Libia. I curdi servono soltanto per occupare territorio siriano in vista di una sua spartizione tanto cara ai neoconservatori Usa e ai sionisti israeliani.
    Detto questo, per il resto l’articolo è ampiamente condivisibile ma è il suo presupposto a essere sbagliato prendendo per seria qualcosa che seria non è mai stata: la “lotta d’indipendenza” (si fa per dire) catalana. Si è trattato di un argomento molto mediatico ma nulla più con finale, per l’appunto, grottesco con l’Harry Potter di Barcellona che fugge a Bruxelles a chiedere protezione ai carcerieri europei.
    Come dice Mauro Bottarelli, torniamo a parlare di cose serie.

    • giulio pelernei

      Appunto, chi si limita a parlare di cose serie lo fa comodamente sdraiato su un sofà IKEA con in mano un telecomando.

      • DesEsseintes

        Giulio, premesso che mi auguro un successo degli indipendentisti il 21D, devo dire che leggendo su vari giornali e siti spagnoli mi sono accorto che non è facilissimo dare un giudizio sulla questione catalana.
        Non sono sicuro che tutta la leadership indipendentista sia davvero in buona fede.
        Per esempio un Santi Vila mi pare sia uno che sta con un piede di qua e uno di là.

        Comunque la parola spetta al popolo e se il fronte secessionista aumenterà i suoi voti e/o i suoi seggi probabilmente i leader inizieranno a organizzarsi meglio e con piu convinzione.

        • giulio pelernei

          Caro Des, siccome vivo nella zona dove lui è stato sindaco, conosco abbastanza bene il personaggio.
          Santi Vila non è mai piaciuto agli indipendentisti perché rappresenta un Duran i Lleida 2.0 [però in chiave gay].
          http://www.elnacional.cat/es/politica/santi-vila-independentista-diletante_100677_102.html
          Duran i Lleida – a lungo segretario di CiU – ereditò lo spirito di Pujol [l’Andreotti catalano]: negoziazione e moderazione.
          Tutti sanno che Pujol è stato un uomo dell’Opus Dei e che è stato molto amico di Artur Suqué Puig, il quale si sposò con la figlia di Miguel Mateu y Pla amico di Franco e proprietario del Castillo de Peralada e che nel 1993 Suquè Puig trasformò nel casinò più famoso della Catalunya.
          Insomma, stiamo parlando dell’alta borghesia catalana che era pappa e ciccia con il franchismo.
          Santi Vila è il rappresentante di questa borghesia finanziaria.
          Tra l’altro, è ormai di pubblico dominio l’influenza esercitata su di lui da parte del suo fidanzato [è sì…].
          http://www.elmundo.es/loc/famosos/2017/11/04/59fcc140468aeb62118b4661.html
          Visto che è ormai emarginato dal PDeCat, probabilmente sta lavorando per creare una piattaforma alla Edipo Macron per poter partecipare alle elezioni del 21-D.
          D’altra parte, se ne parlava già da tempo.
          http://www.elnacional.cat/es/opinion/bernat-dedeu-macron-santi-vila_158562_102.html
          Puigdemont è invece un indipendentista duro e puro però democratico.
          Saludos.

          • DesEsseintes

            Copincollo dal link:

            “el criterio de su pareja, quien desde hacía semanas le venía advirtiendo de los riesgos de seguir promoviendo la ruptura con España. “Javier ha llorado mucho por este asunto y le ha pedido muchas veces que lo deje por el temor a que le metan en la cárcel y a que se pueda arruinar su vida”

            JAVIER HA “LLORADO” MUCHO…ma porca di quella …. cosa si deve leggere…

          • giulio pelernei

            Dici bene, ma da queste frasi si capisce la tenuta nervosa di Vila e il suo scarso sentimento indipendentista.
            Santi Vila è molto legato a Puigdemont perché quando fu sindaco di Figueres, Puigdemont era sindaco di Girona.
            Fu lo stesso Puigdemont che celebrò il matrimonio gay di Vila.

  • Giulio Larosa

    l’ articolo lo condivido in pieno, pero’ secondo me si deve aggiungere questo: perche’ rischiare tanto? Fare una rivoluzione, rischiare l’arresto, il posto di lavoro, una mano, un occhio…. per che cosa? Per fare una secessione che creerebbe una nazione uguale a quella che c’e’ ora ma piu’ piccola? Si, certo, si terrebbero le loro tasse ma non e’ che sono alla fame o alla miseria per cui anche tenendosi quelle tasse cosa cambierebbe? In sostanza quasi niente, si vive gia’ sin troppo bene in catalogna. Io sono un separatista (Duesicilie) ma non mi bastano nuovi/antichi confini e una bandiera da agitare e non mi interessa se mi rtitrovero’ piu’ ricco o piu’ povero almeno in un primo tempo. La secessione deve avere un progetto di societa’ diversa, deve essere un territorio dove esercitare una sovranita’ forte per cambiare le cose in profondita’ per realizzare almeno li’ un mondo migliore e piu’ giusto magari anche piu’ povero ma piu’ giusto. Allora si, si puo’ fare, altrimenti, se dopo le marcette, la cagnara in piazza non ti danno niente, tanto vale tornare a casa o, come usano i GGGiovani specie catalani, tornare al pub a fracicarsi di alcool e spinelli.

    • Primadellesabbie

      Se tu ti prendessi la briga di sapere quello che la Catalogna ha subito da Madrid fino a dopo la morte di Franco, scopriresti che togliersi dalle palle i castigliani é e rimarrà un obbiettivo più che appagante.
      Quanto ai catalani che si oppongono alla secessione…hanno i loro buoni motivi (‘capito mi hai?’).

      • Ste_Fano

        Scusa eh, ma non mi risulta che durante il periodo franchista la Catalogna abbia subito qualcosa che le altre parti della Spagna non abbiano subito 🙂

        • Holodoc

          Esatto, anche per gli andalusi brucia il ricordo della dittatura, tanto che ancora dà loro fastidio vedere qualcuno con addosso un braccialetto o un cappellino coi colori giallo e rosso della bandiera spagnola.

          • DesEsseintes

            Sono favorevole all’indipendenza se la vuole la maggioranza del popolo catalano, cosa di cui però non sono del tutto sicuro.

            Comunque questa è la mappa delle fosse comuni della guerra civile spagnola.
            Notare la concentrazione in Andalusia

            https://es.m.wikipedia.org/wiki/Represi%C3%B3n_franquista#/media/Archivo%3AMapadefosas-mjusticia-es.jpg

            Per quanto riguarda i bambini rapiti dal franquismo (ninos robados) da quello che so è stato un fenomeno che ha riguardato tutta la Spagna e non solo la Catalogna.

        • Primadellesabbie

          Ti risulta male.

        • DesEsseintes
          • Ste_Fano

            Grazie per il link DesEsseintes, certo che Franco gli andalusi li aveva proprio in odio a giudicare dalle cifre…

          • Holodoc

            Ho amici in Andalusia e mi hanno raccontato della strenua resistenza opposta al franchismo nella loro terra.
            Mi è stato anche raccontato che Cadice non si è mai arresa e che pur assediata non ha mai ceduto al governo franchista (non ho però trovato alcun riscontro di questo fatto su Internet).

      • Holodoc

        Secondo te i catalani dovrebbero ribellarsi ora ad una oppressione che non c’è più? E poi, Anche raggiunta l’indipendenza, come si libererebbero dei brutti cattivoni castigliani residenti da loro? Con la pulizia etnica?

        • Primadellesabbie

          Ho fatto presente una ragione.

          Venivano loro tolti i figli appena nati senza farglieli vedere con la complicità delle suore, dicendo loro che erano nati morti, per evitare che fossero educati dai comunisti. – http://news.bbc.co.uk/today/hi/today/newsid_9618000/9618245.stm

          Non sono catalano e le tue domande rivolgile a chi credi spetti di rispondere.

          • Holodoc

            Capisco, ma insisto a dire quello che dico da quando è iniziata sta faccenda dell’indipendenza catalana: perché non l’hanno chiesta quando è caduto il regime di Franco???
            Forse allora i fascisti e lo Stato di Madrid facevano ancora paura, mentre adesso i primi non ci sono più e il secondo è stato indebolito dall’austerità e dal liberismo della EU.
            Quindi, insisto, probabilmente la battaglia per l’indipendenza adesso ha un costo troppo alto per i benefici (solo di principio) che ne scaturirebbero.

          • Primadellesabbie

            Scusami ma quelli che fanno domande su domande non li capisco, o meglio li capisco.

            Le cose anche maturano e succedono per apporti e congiunzioni che si possono spiegare in parte studiando, dopo.

            Se si vuole che tutto rientri in certi schemi che si siamo costruiti, c’é qualcosa che non va nel nostro modo di pensare, e se uno rispondesse a queste domande, per me lo metterei tra gli ultra inaffidabili.

          • giulio pelernei

            Il senno di poi è una scienza esatta.

        • giulio pelernei

          È il paradigma della ribellione contro l’oppressione che è sbagliato.
          Più giusto dire è che la reazione pacifica alla frustrazione di dialogare per 5 anni con un sordo che dice di difendere l’impero della legge quando la sua organizzazione è investigata per 60 casi di corruzione e malversazione.
          Anche la citazione sull’Ucraina è poco logica: se A ha fatto X, B farà X solo se A è quasi uguale a B.
          Dunque, i catalani assomigliano agli ucraini.
          Ma tutti sanno che è falso.

          • Holodoc

            Sei tu che sostieni che la maggior parte dei catalani abbiano un odio etnico verso i castigliani, non io.

          • giulio pelernei

            Ma i catalani parlano una lingua diversa che è molto più simile all’italiano, al portoghese e al francese che al castellano-spagnolo.
            Credimi, questo dettaglio fa una grande differenza.
            Tant’è che uno dei fronti più caldi con Madrid è proprio quello dell’immersione linguistica. Sono anni, infatti, che il PP vorrebbe cambiare i programmi educativi in Catalunya per aumentare il numero di ore d’insegnamento di castellano negli istituti di primaria e secondaria.

          • Holodoc

            Beh, se la maggioranza dei catalani vuole che continui ad essere usato il catalano come lingua ufficiale non credo che sparirà dell’insegnamento.

            La domanda semmai è: non è che per caso, a causa di migrazioni dalle altre regioni spagnole o da nazioni “spagnofone”, l’uso del catalano da parte dei residenti in Catalogna stia diminuendo???
            Perché se così fosse, allora sarebbe DEMOCRATICAMENTE giusto che il castigliano venga sempre più usato!

            Io ho un’amica della provincia di Vicenza che mi racconta che lei non usa mai l’italiano nella vita quotidiana, neanche con le colleghe
            insegnanti. Lo usa solamente quando deve fare lezione agli alunni.
            Quindi i catalani si devono ritenere fortunati per la loro attuale autonomia, che la maggior parte degli italiani si sogna! Infatti nelle nostre scuole pubbliche, a parte casi particolarissimi, si insegna da 150 anni SOLO l’italiano anche in aree dove il dialetto è ancora molto usato.

            P.S.: Hai ragione, non eri tu a dire che i catalani odiano i castigliani… con tutti i commenti intrecciati mi sa che ti ho confuso con qualcun altro 😉

          • Primadellesabbie

            Dai un’occhiata alla storia dell’italianizzazione della cosiddetta Provincia di Lubiana, e del divieto di parlare lo sloveno, la lingua locale, assieme al programma, ovvio, di farci andare ad abitare quanti più italiani possibile.

            Democraticamente eh!

          • giulio pelernei

            Nei programmi settimanali le ore dedicate al castigliano sono 2 contro le 3 riservate al catalano.
            Questi dati indicano che l’accusa di addottrinamento è un falso problema poiché un’ora in più alla settimana non può creare l’addottrinamento.
            L’obiezione che il governo centrale muove ai responsabili all’educazione del governo catalano è che tutte le lezioni vengono però fatte in catalano.
            Questo è vero, tuttavia esiste uno studio che dimostra che livello di conoscenza del castigliano degli alunni catalani è superiore a diverse comunità dove si studia solo il castigliano.
            http://www.lavanguardia.com/politica/20110906/54211211077/el-nivel-de-castellano-de-los-alumnos-de-catalunya-esta-en-la-media-del-resto-de-las-comunidades.html
            Dunque, o in quelle comunità i professori sono mediocri oppure il problema della conoscenza di una lingua dipende anche da altri parametri diversi dal numero di ore settimanali dedicati ad essa.