Liberali tranne che per la Palestina

Gruppi ebraici manipolano la comunicazione

 

Philip Giraldi – 15 dicembre 2020 – The UNZ Review

 

È notevole il modo in cui le principali organizzazioni ebraiche riescono ad interpretare entrambe le parti sulle cosiddette questioni “umanitarie” e “dei diritti umani”. È chiaramente evidente che gli elettori ebrei sono fortemente “liberali” o “progressisti” e costituiscono forse il più solido di tutti i collegi elettorali del Partito Democratico, per cui è quasi istintivo da parte loro voler sfruttare ciò che percepiscono come superiorità morale. Più precisamente, per quanto riguarda il loro rapporto con i Democratici e le loro diverse fazioni “grievance”(*), sono anche generalmente citati come fonte della maggior parte dei finanziamenti per la campagna elettorale del partito.

Ciò ha fatto sì che l’establishment del Partito Democratico sia particolarmente sensibile alle esigenze di quel fondamentale collegio elettorale, evitando sempre con attenzione qualsiasi critica a Israele e cercando al contempo di nominare burocrati e politici pro-Israele (Israel-first, nel testo) in posizioni strategiche del governo. Gli ebrei in cambio sostengono la politica “progressista” dei Democratici, sia per soddisfare le proprie tendenze territoriali, sia per alleviare i sensi di colpa relativi alla storia guerrafondaia del partito.

 

I gruppi ebraici hanno espresso la propria soddisfazione per le nomine fatte finora da Biden, in particolare Ron Klain come Capo di Stato Maggiore e Jake Sullivan come Consigliere per la Sicurezza Nazionale. Ma il fiore all’occhiello è Tony Blinken come Segretario di Stato (equivale al nostro Ministro degli Esteri, n.d.t.). La Democratic Majority for Israel (DMFI), ovvero il gruppo di difesa che sostiene le politiche pro-Israele all’interno del partito, ha annunciato di essere entusiasta del numero e della qualità degli “alleati pro-Israele” che saranno nel prossimo governo.

Altri gruppi pro-Israele, tra cui il Washington Institute for Near East Peace (WINEP) e la Foundation for the Defense of Democracies (FDD), si sono dimostrati altrettanto entusiasti.

 

Il numero dei membri ebrei del Congresso è decisamente sproporzionato rispetto al numero complessivo della popolazione (27 alla Camera e 9 al Senato). Il potere della lobby israeliana che influenza il Congresso e la Casa Bianca è chiaramente evidente. Fino alle ultime elezioni Eliot Engel ha presieduto il Comitato per gli Affari Esteri della Camera e Adam Schiff ha guidato il Comitato di Intelligence della Camera, due posti chiave saldamente nelle mani di politici che hanno regolarmente messo gli interessi di Israele al primo posto. Il figlio di Schiff è stato ritratto con una maglietta del Mossad, senza che nessuno abbia fatto commenti negativi, a parte quelli come me. Viene da chiedersi cosa avrebbero pensato i democratici “liberali” se il ragazzo avesse indossato una maglietta della CIA?

 

Engel è, mirabile a dirsi dimissionario, ma è stato sostituito dal deputato nero di New York Gregory Meeks che, obbedendo agli ordini, si è comportato, secondo Jeff Blankfort, come un “perfetto zio Tom”, dichiarando immediatamente che gli israeliani hanno “il diritto di difendersi” e che i palestinesi devono tornare al tavolo delle trattative e smettere di “combattere”. Tre giorni prima, i soldati israeliani avevano sparato a un ragazzo palestinese di quattordici anni, cosa che Meeks apparentemente considera “autodifesa”. Più che altro, dobbiamo considerare per un momento la suprema ignoranza del signor Meeks e il potere che egli eserciterà sulla politica estera della nazione.

 

La stessa Nancy Pelosi è impegnata nella causa di Israele, avendo detto chese questo Campidoglio crollasse, l’unica cosa che rimarrebbe sarebbe il nostro impegno a prestare il nostro aiuto a Israele – e non lo chiamo nemmeno aiuto – la nostra cooperazione. È fondamentale per quello che siamo“, mentre il presidente eletto Joe Biden si è dichiarato orgoglioso di essere sionista e il Capogruppo della maggioranza della Camera Steny Hoyer orgoglioso della propria “doppia lealtà”. A ciò si aggiunga la nomina di Tony Blinken a segretario di Stato a conferma di come la Casa Bianca di Biden servirà gli interessi di Israele sulla falsariga di quanto già fatto a suo tempo da Donald Trump.

 

Recentemente, gruppi come la Anti-Defamation League (ADL) si sono impegnati a sostenere organizzazioni come quella dei Black Lives Matter, in parte a causa delle inclinazioni liberali della stessa base di membri e anche per dimostrare la loro falsa buona fede come onorabili gentiluomini e gentildonne che cercano di agire in maniera positiva per la democrazia americana così come la vedono loro. Hanno dichiarato “Siamo in lutto per George Floyd, che è stato orribilmente assassinato da un agente di polizia a Minneapolis. Ci sono molti che marciano per le strade di tutto il paese e di tutto il mondo cantando “Non riesco a respirare” in omaggio alla sua memoria e per chiedere giustizia. Piangiamo per Ahmaud Arbery, Breonna Taylor, Tony McDade e Rayshard Brooks, tra gli innumerevoli altri, le cui vite sono state troncate a causa del razzismo sistemico nella polizia. Come organizzazione impegnata a combattere ogni forma di odio, ADL sa che queste morti brutali seguono un’esplosione di omicidi razzisti e crimini d’odio in tutti gli Stati Uniti. Il razzismo sistemico, l’ingiustizia e la disuguaglianza richiedono un cambiamento sistemico… Unitevi a noi nella lotta contro il bigottismo, il razzismo e la discriminazione che colpiscono oggi le comunità emarginate“.

 

Il vantaggio collaterale di tutta quella esagerata e falsa convivialità è, naturalmente, anche la considerazione tattica che, se i gruppi ebraici possono dimostrare una tale meravigliosa comunione con i poveri neri oppressi negli Stati Uniti, forse nessuno si accorgerà di come guardano dall’altra parte mentre i loro correligionari in Israele praticano il genocidio degli arabi palestinesi. L’affermazione dell’ADL è una pura, autentica stronzata, ironica perché gli ebrei sono di gran lunga i più ricchi e meglio istruiti tra la popolazione degli Stati Uniti, potenti a tutti i livelli e difficilmente vittime di qualcosa. E lavorano duramente per nascondere il fatto che la lobby israeliana esiste per servire gli interessi dello Stato ebraico e per far sì che il pubblico americano sia portato a credere che non stia succedendo nulla quando i bambini arabi vengono uccisi, quando i mezzi di sussistenza dei palestinesi vengono distrutti e quando Israele opera impunemente per assassinare funzionari stranieri e uccidere civili innocenti in massa in luoghi come l’Iran, Gaza, la Siria e il Libano.

 

L’isteria da parte di alcuni gruppi di ebrei nell’identificarsi con le rimostranze dei neri americani è sorprendente da vedere. Ora comprende i monumenti commemorativi al martirizzato Floyd George di Minneapolis, la cui morte ha scatenato la rivolta della scorsa primavera e dell’estate, nei cosiddetti luoghi della memoria dell’olocausto. La prima mostra di George Floyd di questo tipo è stata inaugurata all’interno dell’Holocaust Memorial Resource & Education Center di Orlando, in Florida. L’intenzione degli espositori non è del tutto chiara, ma l’identificazione della sofferenza degli ebrei con la controparte nera ha lo scopo di zittire gli inevitabili critici che possono essere convenientemente descritti come razzisti, mettendo sia israeliani/ebrei che neri americani dalla parte degli angeli, anche se non hanno funzionalmente nulla a che fare l’uno con l’altro. Quindi, chiunque voglia sostenere che la commemorazione congiunta Floyd e Olocausto è ridicola e rappresenta un espediente politico farebbe meglio a chiudere la bocca ed evitare così la reazione ipocrita dei media gestiti dagli ebrei, a prescindere da come la si voglia presentare.

 

In un recente articolo della pubblicazione ebraica Forward, la dottoressa Mia Brett esamina la Critical Race Theory (CRT), la truffa educativa e culturale che viene usata per delegittimare la civiltà occidentale e giunge alla conclusione che “Piuttosto che uno strumento per opprimere gli ebrei, la CRT è uno strumento critico nella lotta contro la supremazia bianca – la minaccia più grave che dobbiamo affrontare“. “Noi” significa, ovviamente, ebrei e neri insieme come vittime perpetue di una malvagia cleptocrazia caucasica. Non c’è alcun riferimento a Israele nell’articolo, né al genocidio palestinese, ma rivela, tra l’altro, ciò che la dottoressa Brett e altri come lei pensano di noi altri.

 

In effetti, l’affermazione secondo cui alcuni gruppi e leader ebrei non si considerano affatto in obbligo nei confronti degli interessi americani ha un certo peso, così come l’argomentazione secondo cui non considerano i concittadini americani come loro pari, dato il proprio status di Eletti. Il leader religioso e Gran Rabbino della comunità Satmar Hassidim di Williamsburg, New York, il rabbino Zalman Teitelbaum, ha recentemente dichiarato che i suoi numerosi seguaci non dovrebbero considerarsi americani, ma piuttosto ebrei in esilio.

 

I punti di vista di Teitelbaum non sono unici. Esiste un Consiglio Internazionale dei Parlamentari Ebrei, che ha sede in Israele. Esiste per sostenere Israele e per “promuovere un dialogo continuo e un senso di fraternità tra i legislatori e i ministri ebrei”. Ci si potrebbe chiedere perché un parlamentare che rappresenta il popolo di un paese dovrebbe identificarsi e, diciamolo, cospirare con i rappresentanti stranieri di altre nazioni sulla base della religione? E sostenere gli interessi di un Paese straniero, Israele, anche per affinità religiose? Si potrebbe pensare che sia questa la  “doppia lealtà”, anche se in realtà potrebbe essere meglio descritta come “singola” o lealtà primaria.

 

Non dovrebbero esserci dubbi sul fatto che gli ebrei americani hanno occupato con tutti i mezzi possibili il posto di guida in molti settori chiave dell’economia e della vita politica. Il trucco di schierarsi con gli oppressi, sia per dimostrare la propria superiorità etica sia per evitare di far verificare i propri interessi attraverso la rivendicazione di essere stati vittime di un simile trattamento, è stato ripetuto più e più volte. Floyd George in un memoriale dell’olocausto? Certo, perché no. La realtà di George non si adatta esattamente all’agiografia sviluppatasi intorno a lui dopo la sua morte, esattamente così come è un ipocrita stratagemma politico il rango di vittime (che non rispecchia affatto la realtà), costantemente rivendicato da ebrei israeliani e americani  affinché il loro comportamento e quello di Israele non possa essere soggetto a verifica.

 

(*) I grievance sono reclami o lamentele sollevati da un individuo o da un gruppo di individui relativi a impatti reali o percepiti causati da attività operative della società (ndt)

 

Link: https://www.unz.com/pgiraldi/liberal-except-for-palestine/

 

Scelto e tradotto da Arrigo de Angeli e Cinthia Nardelli per ComeDonChisciotte

 

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