Chi è Antony Blinken, il prossimo Segretario di Stato di Joe Biden.

Mision Verdad – 25/11/2020

 

Il presidente dichiarato eletto dai media mainstream degli Stati Uniti, Joe Biden, ha comunicato lo scorso lunedì 23 novembre, tramite il suo account Twitter, i primi membri della squadra di sicurezza nazionale e di politica estera che faranno parte del suo prossimo governo, con l’obiettivo dichiarato in diverse occasioni di: “Ripristinare la leadership americana”.

Dato il “curriculum” di Kamala Harris, ciò che si evince dai profili della squadra del (possibile) prossimo presidente degli Stati Uniti non è per nulla incoraggiante quando si tratta di rispettare la sovranità degli altri Paesi. Più che altro, si tratta di falchi liberali e neo-conservatori che, insieme, formano il cosiddetto “Partito della Guerra”, intesa come principale strumento di proiezione del proprio potere imperiale nei confronti del resto del mondo.

Accanto a Biden troviamo nomi come Jake Sullivan, John Kerry, Avril Haines, Linda Thomas-Greenfield e Alejandro Mayorkas: tutti hanno costruito la propria carriera politica nel club di Barack Obama; alcuni, lavorando di basso profilo, hanno influenzato notevolmente le scelte dello Stato e oggi escono allo scoperto.

Per esempio, sembra che il prossimo consigliere per la sicurezza nazionale sarà Jake Sullivan, vicino a Hillary Clinton, il quale, in un’intervista del 2019 rilasciata all’Hudson Institute, a proposito del Venezuela dichiarava:

Direi che una soluzione militare guidata dagli Stati Uniti sia un rischio troppo grande; ritengo quindi che gli Stati Uniti dovrebbero concentrarsi su tutte le opzioni non militari. Ciò significa raddoppiare le sanzioni e continuare a costruire una coalizione internazionale con questo obiettivo, concentrandoci inoltre, in particolare, sulla necessità di allontanare Cina, Cuba e Russia dal Venezuela con qualsiasi mezzo a disposizione“.

Tuttavia, l’attenzione si concentra sulla persona che dovrebbe gestire la politica estera della Casa Bianca: Antony Blinken, già vice Segretario di Stato nell’amministrazione Obama che, a partire dal prossimo anno, ricoprirà la carica di Segretario di Stato.

BLINKEN NELL’ERA OBAMA

I grandi media hanno pubblicizzato la figura di Blinken come garante del multilateralismo, ma questa categoria in termini di politica estera degli Stati Uniti, non coincide con né la cooperazione né, tanto meno, con il rispetto della sovranità di gran parte delle nazioni.

Il multilateralismo propugnato da Blinken è quello in cui la leadership degli Stati Uniti si traduce in supremazia negli ambiti internazionali necessari per imporre la propria volontà applicando manovre varie e indirette, in cui la ragione di Stato è il pretesto per qualsiasi azione, per quanto controversa, sullo scacchiere geopolitico.

Tutto ciò nel quadro dell’eccezionalità come manifestazione ideologica statunitense. Ed è stato più che dimostrato nel 2013, quando l’allora presidente Obama difese i piani per avviare un intervento militare in Siria, nonostante tale intervento non fosse stato approvato nelle riunioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Obama arrivò a dichiarare che, nel caso fosse stata necessaria una risposta internazionale, “quella risposta non sarebbe arrivata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”.

A quel tempo, Blinken, in qualità di vice-consigliere per la sicurezza nazionale, sosteneva e promuoveva la tesi dei presunti arsenali di armi chimiche in Siria come ragione per cui era necessario invaderla. Alludendo all’uso di armi chimiche su larga scala, Blinken affermava: “Assad ha violato una regola che abbiamo rispettato sin dalla prima guerra mondiale“, reiterando costantemente questa tesi per sostenere la necessità dell’intervento.

Anni dopo, già in qualità di vice-segretario, Blinken ha fatto ampia propaganda a proposito delle risorse stanziate dall’amministrazione Obama a favore dell’opposizione “moderata” a Bashar Al Assad in Siria (composta da milizie e gruppi terroristici armati), con la solita vecchia scusa che tali stanziamenti sarebbero stati utilizzati per rafforzare le istituzioni ed i servizi.

In quella occasione furono erogati più di 100 milioni di dollari e dal 2012 ammontavano già a più di 500 milioni. Chiaramente, hanno finanziato ogni tipo di operazione di “cambio di regime” in Siria, spingendo su diversi fronti sin da prima del 2011.

 

Oltre a pubblicare il curriculum di questo funzionario americano, ci occuperemo della sua posizione in diverse situazioni internazionali. Tuttavia, vale la pena sottolineare un dato biografico di Blinken, visto che suo padre Donald è stato co-fondatore della nota società di investimenti Warburg Pincus e ambasciatore degli Stati Uniti in Ungheria durante l’amministrazione di Bill Clinton.

Inoltre, la raccolta dei documenti relativi ai diritti umani e alla Guerra Fredda della Open Society Archives della Central European University di George Soros, in Ungheria, è intitolata a Donald Blinken. I legami con Soros sono evidenti, tanto che il miliardario considera Donald il suo “diplomatico preferito”.

 

  • La sua posizione rispetto a Bashar Al Assad è netta: ha sostenuto la “transizione politica” in Siria e avverte continuamente che la libertà, secondo lui, “non può essere raggiunta con l’attuale dittatore, un uomo che ha asfissiato col gas e bombardato ripetutamente il popolo Siriano“, ripetendo la ormai logora ed ampiamente smentita teoria delle armi chimiche.
  • Blinken non condivide la tattica di indebolire la presenza americana o di abbandonare le organizzazioni internazionali come ha fatto, per esempio, Donald Trump con l’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’approccio di Blinken è quello di mantenere la rappresentanza del Paese, come emerge dalle sue parole: “Farei l’opposto di quello che ha fatto l’amministrazione Trump in termini di rinuncia alla nostra leadership in organizzazioni, istituzioni e alleanze internazionali“.
  • Blinken ha consigliato a Joe Biden nel 2003 di votare la risoluzione che autorizzava l’uso della forza in Iraq.
  • Il New York Times ha descritto Blinken come “un centrista con una vena di interventismo”.
  • In veste di vice-consigliere per la sicurezza nazionale (2013-2015) quando Joe Biden era vicepresidente, Blinken ha portato avanti piani volti a creare disordini politici e instabilità in tutto il Medio Oriente, con risultati diversi in Egitto, Iraq, Siria e Libia.
  • Per tutta l’era Obama ha partecipato alla pianificazione della politica estera relativa a Pakistan, Iran e Afghanistan.
  • Nel 2011, dopo l’assassinio di Osama Bin Laden, affermò: “Non ho mai visto una decisione più coraggiosa da parte di un leader“, riferendosi alla decisione presa da Obama.
  • Allo stesso modo, appoggiò insieme a Susan Rice, Samantha Power e Hillary Clinton, la catastrofica invasione della Libia nel 2011 ed ebbe parte nella pianificazione del congelamento dei beni libici negli Stati Uniti, stimati in 30 miliardi di dollari.
  • Per quanto riguarda Israele, oltre ad essere ebreo, è vicino al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, appoggiando nel 2014 nell’uso della forza da parte di Israele per motivi di “difesa” contro la Palestina a Gaza.
  • Sempre come membro dell’amministrazione Obama ha anche avuto un ruolo chiave nella vicenda della Crimea nel 2014
  • In occasione di una visita in Polonia nel 2016, ha caldeggiato l’aumento della presenza militare nell’Europa dell’est con l’aiuto della NATO. Inoltre, ha sollecitato la firma dell’accordo con la Spagna per l’installazione permanente di una base militare nella zona di Morón de la Frontera.

È un esperto nella diplomazia coercitiva, sostenuta sia dalla potenza militare che da quella economica. Per Blinken le misure coercitive sono lo strumento preferito nei confronti della Russia e, ai tempi di Obama, del Venezuela, volte a spianare la strada per aumentare la pressione esercitata dagli interventi “imperiali”.

Non rimangono dubbi sulla linea politica interventista che Blinken adotterà. Il suo schema di alleanze, diplomazia ed il tipo di multilateralismo imperialista che persegue hanno un unico obiettivo finale: il tentativo di “cambio di regime” nei confronti di quei governi che non si sottometteranno al suo controllo

Niente di nuovo sotto il sole.

Fonte: Misiòn; https://misionverdad.com/globalistan/quien-es-antony-blinken-el-proximo-secretario-de-estado-de-joe-biden

Traduzione di Ivana Suera per ComeDonChisciotte