Home / Attualità / Jussie Smollett e gli imbrogli degli Ebrei

Jussie Smollett e gli imbrogli degli Ebrei

 

ISRAEL SHAMIR
unz.com

La montatura messa in atto da Jussie Smollett e il suo [successivo] smascheramento possono ancora cambiare il trend delle accuse senza fondamento [che aveva scatenato]. Se Dio vuole, gli imbroglioni sono andati troppo oltre, ed è giunto il momento di mettere le cose a posto. Anche un sintetico elenco di queste bufale sarebbe troppo lungo per questo articolo, ma qui c’è una piccola raccolta di quelle più recenti. [Queste bufale] erano state accolte con rabbia dell’opinione pubblica e con indignazione dai media, con motivazioni veramente ridicole, ed ora possiamo solo aspettarci un ribasso dei prezzi, visto il surplus delle scorte in magazzino.

Alcuni improbabili personaggi già tentano di capitalizzare la reazione attesa, per incanalarla nella direzione preferita, in un molto improbabile terreno di mezzo. Noah Rothman, un editore della rivista Commentary, ha condannato, sul New York Times, l’imprudente fretta dei media che avevano creduto alla beffa. Ma davvero! Il New York Times è uno dei principali diffusori di queste bufale. Ogni volta che c’è una storia di una persona che soffre per qualche diversità, il New York Times, di solito, la prende e la suona fino in fondo. E quando poi viene fuori che era stato uno scherzo, di solito, il giornale ne parla a pagina 46, in fondo. Allora, perché questa notte sarebbe diversa, come si chiedono gli Ebrei la notte di Pasqua?

Il sig. Rothman è assolutamente contrario agli scherzi fatti dalle persone di colore e dai gay, ecco perché. Ne menziona alcuni e continua con la sua lamentela: “Non c’erano stati parossismi nazionali simili a questo, durante  l’improvviso aumento della violenza contro la popolazione ebraica di New York City … La vera tragedia è … che i crimini legati all’odio sono, infatti, in aumento nell’era Trump, in particolare quelli contro gli Ebrei.” A lui non importano le bufale, pensa ai neri che suscitano parossismi di angoscia a spese degli Ebrei. Gli Americani e gli Europei dovrebbero sentirsi dispiaciuti per gli Ebrei e provare rabbia nei confronti dei loro avversari e ogni pianto e ogni lacrima versata per un nero è uno spreco di un buon pianto.

Tra le bufale che menziona, non ce n’è una commessa da un Ebreo, eppure gli Ebrei sono tra i principali responsabili di questi imbrogli. Michael Kader di Ashkelon, in Israele, con al suo attivo oltre duemila bufale di presunti attacchi contro i villaggi della comunità ebraica e le sinagoghe ne è l’esempio migliore, ma ne esistono molti altri. Una donna ebrea aveva preannunciato un finto attentato dinamitardo contro una sinagoga. Un Ebreo aveva tracciato svastiche sulla propria casa con una bomboletta di vernice.

Per Rothman, gli Ebrei sono sempre vittime innocenti, in contrapposizione ai neri arroganti, che sono colpevoli. Questo pregiudizio è un segno distintivo di Commentary Magazine, fiore all’occhiello dei Neoconservatori, e il movimento neoconservatore è caratterizzato da un atteggiamento assai prevenuto nei confronti dei neri. Il loro aperto razzismo nei confronti della popolazione di colore è stato il loro biglietto d’ingresso nella società bianca.

La stessa parola “razzismo” è stata grossolanamente svalutata, così come il termine “stupro”. Al giorno d’oggi avere rapporti sessuali consenzienti equivale a stupro, in caso di pentimento di uno dei partecipanti, come nel caso di Julian Assange, mentre stare fermi di fronte ad nativo americano che suona il tamburo viene definito “razzismo” (tra l’altro, Nick Sandmann, lo studente cattolico di Covington, sta facendo causa all’autore di questa bufala, il Washington Post). Quando tutto è “razzismo,” nulla lo è. Tuttavia, il razzismo (e lo stupro) potrebbero essere una cosa reale. L’invettiva più razzista nei confronti dei neri che si può trovare su un sito internet americano non è sul portale del KKK o su Stormfront e neppure sulle pagine web dei nazisti di Hollywood, ma sul sito del Commentary. Era stata scritta da Norman Podhoretz, il suo redattore capo, e pubblicata nel 1963, cioè 55 anni fa.

Norman Podhoretz

Nell’articolo “My Negro Problem-And Ours” [Il mio, e il nostro, problema con i Negri] il fondatore del movimento neoconservatore ammette di “odiare i Negri dal profondo del cuore.” Racconta di sua madre che “in yiddish malediva i goyim e gli Schwartzes, gli Schwartzes e i goyim.” Tutti i bianchi americani provano una sensazione di fastidio nei confronti dei Negri, afferma. Ammette di essere “cresciuto temendo, invidiando e odiando i Negri” e che questa sensazione non è passata. “Ora ho paura di loro. Li invidio e li odio ancora? La risposta è sì, ma non nelle stesse proporzioni e, certamente, non allo stesso modo…  Lo so dalla disgustosa lascivia che mi prende alla vista di una coppia mista; se oggi dovessi chiedermi se vorrei che mia figlia ‘ne sposasse uno,’ dovrei rispondere: ‘No, non mi piacerebbe affatto. Mi metterei a sbraitare, a farneticare e mi strapperei i capelli.’”

Disgustosa lascivia: né più né meno! Le opinioni di David Duke sono moderate rispetto a quelle di Norman Podhoretz, ma Duke è ostracizzato, mentre Podhoretz è stato il faro guida della sua generazione. Podhoretz nutriva un odio speciale verso i Mussulmani neri, mentre Duke era amichevole nei loro confronti. Nonostante ammettesse di odiare i neri, Podhoretz provava “una folle rabbia… al solo pensiero dell’antisemitismo negro.” Per lui andava bene odiarli, ma se erano loro ad odiare lui, questa era il motivo scatenante di una “folle rabbia.”

I punti di vista di Podhoretz, per quanto odiosi, derivano dalla tradizionale visione ebraica, come affermato da Mosè Maimonide (Guida dei Perplessi, 3:51), vale a dire, “i neri sono come animali stupidi; non sono completamente umani; sono posizionati sotto gli umani, ma sono al di sopra delle scimmie, perché il loro aspetto è umano e la loro mente è migliore di quella delle scimmie.”

Con un simile modo di pensare, si comprende come mai alcuni scribacchini ebrei, come il sig. Rothman, odiano le bufale commesse dalle persone di colore, e in questo trovano appoggi all’interno di alcuni gruppi bianchi. Si limitano a non parlare delle truffe ebraiche.

Certo, le bufale dei neri e dei gay sono fastidiose, ma la cosa finisce qui. Le bufale ebraiche sono molto pericolose e costose. Gli imbrogli di Michael Kader sono costati molto ai contribuenti americani, perché le sue minacce di attacchi dinamitardi si sono trasformate in centinaia di milioni di dollari in borse di studio alle ONG ebraiche. Questi fondi sono stati elargiti dal Dipartimento per la Sicurezza Nazionale (DHS) “perché gli Ebrei sono il gruppo religioso più comunemente preso di mira negli Stati Uniti.” Ora sappiamo che gli Ebrei erano stati presi di mira dal loro correligionario di Ashkelon, ma i fondi non sono mai stati restituiti, con le dovute scuse. Non ci sono statistiche sulla quota ebraica nei 50 miliardi di dollari del budget annuale del DHS, ma suppongo  sia cospicua.

Presentare una frivola osservazione della neo-senatrice Ilhan Omar come un “attacco antisemita” è un altro tipo di bufala ebraica, o “The Growing Anti-Semitism Scam” [La truffa crescente dell’antisemitismo], come afferma il nostro collega Philip Giraldi.

Truffe del genere sono state praticate questa settimana in Inghilterra e in Francia con risultati notevoli. In Inghilterra, sette (ora otto) parlamentari Ebrei e filo-ebrei sono usciti dal Partito Laburista, sostenendo che il movimento era stato “contagiato dal razzismo anti-ebraico.” Con l’elezione di Jeremy Corbyn alla guida del partito, questo era diventato la più nutrita rappresentanza socialista dell’Europa occidentale. Aveva aumentato la sua popolarità perché aveva riallacciato i legami con i lavoratori britannici. Immediatamente dopo, la sua componente blairita filo-semita aveva iniziato a far propaganda contro il nuovo leader.

La loro campagna si basa sulla bufala ebraica del presunto antisemitismo e razzismo di Corbyn. Questa bufala è infondata tanto quanto quella di Jussie Smollett, ma molto più pericolosa. Potete guardare il film di Al Jazeera “The Lobby Part 3” e vedere come un incontro tra un’anziana signora dell’ala filo-palestinese del partito e il presidente dei Labour Friends of Israel sia stato fatto passare come un “attacco antisemita.” In realtà, Smollett è un tizio abbastanza innocente, aveva imbrogliato per ottenere un po’ simpatia, mentre Joan Ryan, parlamentare e presidente dei Labour Friends of Israel ha raccolto oltre un milione di dollari dal fondo nero dell’ambasciata israeliana.

I truffatori vogliono sabotare il desiderio del popolo britannico di sbarazzarsi delle catene di Bruxelles. Il loro “Gruppo Indipendente” [dalla Gran Bretagna, non da Israele] è contro la Brexit, per la NATO, per le armi nucleari, per le guerre all’estero, per il neoliberismo, e tutto questo va ben oltre le questioni che riguardano l’ebraismo e Israele. A loro si uniscono alcuni ex-conservatori di orientamento simile. (Il mio amico inglese ha approvato di cuore questo passo, perché “tutte le mele marce dovrebbero stare in un solo cesto”).

Un deputato laburista aveva affermato che è “possibile” che Israele sia un sostenitore finanziario del Gruppo Indipendente separatista costituto dai parlamentari laburisti, ma aveva subito ritrattato e si era scusato per l’insinuazione.

Molte analisi danno la colpa della divisione all’interno del Partito Laburista inglese all’atteggiamento filo-palestinese di Corbyn. Anche Corbyn e i suoi alleati preferiscono questa spiegazione.

Un’altra spiegazione, più plausibile, supera i limiti del consentito in una società civile. Ma chi se ne frega, superiamolo.

Gli Ebrei britannici votano in modo schiacciante per i Tories; gli Ebrei sono per restare nell’UE; gli Ebrei sono per le banche e le istituzioni internazionali. Il Partito Laburista di Corbyn si batte per l’esatto contrario. Queste sono le parole di Jeremy Corbyn poco prima della sua elezione: “Loro, i banchieri del mondo, il Fondo Monetario Internazionale, l’Unione Europea, sono completamente uniti in quello che vogliono. Completamente uniti nella deflazione, che strozza l’economia e crea la disoccupazione.” Nello stesso discorso, Corbyn aveva chiesto sanzioni contro Israele e sostegno per Gaza, ma anche senza la solidarietà con i Palestinesi, gli Ebrei britannici ed americani si identificano con i banchieri, il FMI e l’UE. Sono quello che sono, secondo le parole della presidente della Camera dei rappresentanti Nancy Pelosi.

Lo Stato di Israele per loro è importante, forse anche la Bibbia, il Talmud e il talled sono preziosi, ma solo di sabato. Viceversa, la loro identificazione con le banche, il globalismo, la filosofia neoliberista è la loro routine quotidiana. Marx aveva consigliato di prestare attenzione all’Ebreo dei giorni feriali, piuttosto che all’Ebreo del sabato. Questo consiglio è ancora valido.

Corbyn non ha problemi con gli Ebrei in quanto Ebrei; tutti nel movimento socialista sono abituati agli Ebrei. È contrario alle politiche israeliane anti-palestinesi, e ci sono anche Ebrei della stessa opinione (anche se ci fanno vedere i sorci verdi). Ma essere contro le politiche israeliane E contro i banchieri, il FMI e l’UE significa minacciare i mezzi stessi di sostentamento dell’Ebreo dei giorni feriali.

Trent’anni fa, negli anni della formazione di Jeremy Corbyn, gli Ebrei erano molto più di sinistra, e quindi una politica del genere era stata possibile. Ma ora gli Ebrei si sono spostati a destra, o comunque verso il centro dei banchieri facoltosi, e avrebbero dei problemi con Corbyn anche se studiasse tutti i giorni il Talmud.

La lotta dei Sette contro l’“antisemitismo” non ha nulla a che vedere con il loro presunto antirazzismo. Angela Smith, una parlamentare del Regno Unito, che aveva abbandonato il Partito Laburista per presunto razzismo, il giorno successivo è stata ripresa in diretta  TV mentre, parlando delle persone di colore, di origine asiatica ed appartenenti a minoranze etniche, affermava che esse hanno un “colorito divertente.”

Il nostro collega e amico Jonathan Cook di Nazareth ha notato che i parlamentari separatisti sono uniti non solo dal loro atteggiamento acritico nei confronti di Israele, ma anche dal “loro entusiasmo per le guerre all’estero, per l’arricchimento di una ristretta élite neoliberista; sono indecisi riguardo alle politiche di austerità e sono restii a restituire i servizi pubblici essenziali alla proprietà pubblica.” In altre parole, sono per il neoliberismo e le denunce di antisemitismo servono solo da copertura.

Potete leggere il mio pezzo “Love Labors Lost,” dove si analizza questo spostamento a destra degli Ebrei e lo sgomento dei Laburisti Britannici per la perdita dei vecchi alleati.

In Francia, gli Ebrei hanno fatto molto meglio di Smollett. Uno scribacchino ebreo francese, Alain Finkielkraut, (chiamiamolo f-Kraut per brevità) è stato insultato da un Palestinese con la kefiah che marciava con altri coraggiosi Gilets Jaunes lungo una strada parigina. E  stato un evento minore; lo scribacchino non è stato picchiato o malmenato in alcun modo, è stato solo apostofrato con il termine ‘sporco sionista’, niente di che. Si tratta senza dubbio di un sionista. Altre persone in strada avevano persino invitato f-Kraut ad unirsi a loro. Praticamente un non-evento. Se dovessi scrivere di ogni occasione in cui sono stato chiamato “nemico di Israele” o “nemico del popolo ebraico,” non potrei scrivere altro per mancanza di tempo. Ma la reazione in Francia è stata come un milione di Smollett.

“Pochi insulti diretti contro un certo saggista chiamato “filosofo” dai media sono infinitamente più gravi della perdita di un occhio da parte di un giovane studente in filosofia di vent’anni che non aveva fatto assolutamente nulla di sbagliato,” ha commentato amaramente il nostro amico Jean Bricmont (partner e co-autore della giornalista Diana Johnstone).

Infatti, lo stesso giorno in cui gli scagnozzi di Macron avevano cavato un occhio ad un giovane Gilet Jaune, ne avevano lasciato un altro senza un braccio; migliaia di persone erano state attaccate con i lacrimogeni, in quello che è stato forse il più grande assalto con i gas in Europa dai tempi di Ypres. Ma i media mainstream hanno preso le parti di Finkielkraut e ne hanno fatto una Notte dei Cristalli. Hanno detto che f-Kraut era stato chiamato “sporco Ebreo” e che era stato quasi linciato, ma poi salvato dalla polizia. (Entrambe le affermazioni non sono veritiere, anche se ci sono stati casi di giornalisti maltrattati durante le dimostrazioni, e dare dell’Ebreo a qualcuno non è affatto un’offesa, ma, in questo caso, non è nenche successa una cosa del genere).

Mentre erano completamente in modalità Smollett, i media e il presidente Macron sono andati alla caccia dei Gilets Jaunes, descrivendoli come antisemiti e nazisti. Così, un non-evento è stato trasformato in un enorme affaire e il primo, vero, movimento popolare in Francia dal 1968 infangato. Nella stessa occasione, Macron ha esplicitamente messo sullo stesso piano l’antisionismo e l’antisemitismo e ne ha fatto un reato.

Come se non bastasse, alcuni ignoti Smolletts hanno dipinto svastiche in un cimitero ebraico, come è loro abitudine quando gli Ebrei vogliono far vedere di essere perseguitati. Ho pochi dubbi sul fatto che queste svastiche siano state tracciate da persone ingaggiate da questa o da quella organizzazione ebraica, o dagli uomini di Macron che volevano amplificare il non-evento di f-Kraut.

Decine di migliaia di Francesi creduloni hanno partecipato ad una manifestazione pro f-Kraut e contro l’antisemitismo. “La servile premura della classe politica che si precipita a manifestare contro qualcosa che difficilmente esiste,” ha osservato uno scrittore francese. La classe politica francese non aveva fatto caso quando era stata profanata una chiesa. Ma per un Ebreo che qualcuno aveva sfottuto per strada, tutti hanno marciato. I media hanno pubblicato denunce sui Giubbotti Gialli e Macron ne ha ricavato parecchio capitale politico. In termini puramente politici, la ricaduta del caso f-Kraut potrebbe essere paragonata ad un impeachment di Trump sulla scia della bravata di Smollett.

Intendiamoci, questo f-Kraut meritava di essere insultato. È una specie di Podhoretz (“Odio i negri!”) franco-normanno. Ha parlato di “odio nero per la Francia”, ha detto che “Gaza ha troppi bambini e non hanno posto nel mondo”; ha ridicolizzato, per il fatto di essere neri, i giocatori di colore della nazionale di calcio francese; è un nemico dei Palestinesi e dei Mussulmani, e non gli importa molto nemmeno del popolo francese. È noto per la sua affermazione “Ciò che è buono per gli Ebrei fa bene alla Francia” e per la sua richiesta di segregazione fra Ebrei e Palestinesi. È sorprendente che un Ebreo con simili punti di vista venga considerato “di sinistra” e che sia intervistato in TV e sui giornali, sebbene sia molto più razzista di nazionalisti francesi come la Le Pen o Soral. Ha anche scritto un articolo veramente perfido contro i Gilets Jaunes, ma i GJ lo hanno insultato molto meno di quanto meritasse.

In Inghilterra e in Francia, così come negli Stati Uniti, gli Ebrei sono diventati il simbolo dell’attuale regime neo-liberista, come evidenziano queste truffe e queste bufale. Per la gente, questo è più importante della questione della Palestina, e l’inevitabile reazione al neoliberismo farà collassare questo ruolo degli Ebrei, portando, tra l’altro, all’uguaglianza fra Ebrei e Gentili in Israele/Palestina.

Israel Shamir

Fonte: unz.com
Link: https://www.unz.com/ishamir/jussie-smollett-and-jewish-hoaxes/
22.02.2019
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Pubblicato da Markus

Un biologo, appassionato di montagna e di fotografia, che cerca, come può, di combattere contro i mulini a vento.