Globalizzazione e conflitti di interesse

Come il mercato delle multinazionali sta logorando le libertà e le democrazie

di UDN, comedonchisciotte.org

Questo articolo intende affrontare la delicata situazione legata alle misure poste in essere per affrontare la pandemia da un punto di vista politico (prima ancora che economico) e non sanitario.

Nel capitolo non del suo nuovo libro, “La lotta di classe nel XXI secolo”, l’economista Lidia Undiemi affronta il tema della globalizzazione.

In questo capitolo l’autrice constata come l’espansione su larga scala delle multinazionali  non sia stata controbilanciata da una coscienza politica in grado di comprenderla e assicurare un adeguato livello di lotta sindacale tesa ad assicurare una più equa redistribuzione della ricchezza.

La Conferenza delle Nazioni Unite definisce “multinazionale” ogni impresa che abbia almeno una filiale all’estero di cui detiene almeno il 10% del capitale e sulla quale esercita il controllo.

L’affermarsi di questa “entità” ha cambiato l’assetto del mercato, permettendo una organizzazione unitaria dell’attività d’impresa “che si sgancia dal territorio, diviene autonoma rispetto ad esso. Questo attraverso una “politica aziendale che viene disegnata nell’ottica di un aggregazione virtuale di luoghi e di funzioni”.

Concretamente significa che sempre più spesso il processo produttivo viene diviso in fasi attribuite a singole imprese controllate, che si trovano quindi a entrare in rapporti di mercato con altre imprese legate dalla circostanza di fare riferimento ad un’unica controllante, nei cui interessi si trovano a lavorare.

Ne consegue che spesso le teorie economiche prendono in considerazione definizioni ideali di mercato che sono ormai anacronistiche: se le operazioni commerciali avvengono tra imprese che di fatto appartengono allo stesso gruppo si avrà logicamente una stortura di mercato.

Se teniamo conto che circa il 43% del commercio totale degli Stati Uniti si riferisce a scambi che avvengono all’interno della stessa impresa di gruppo, che il 47% del totale degni scambia tra Usa e UE avvengono tra società affiliate residenti nelle due parti dell’Atlantico, possiamo farci un’idea dell’entità del fenomeno.

La Undiemi costata dunque che “il concetto di mercato assunto come paradigmatico dalla scienza economica non è in grado di cogliere l’essenza del nuovo metodo di sviluppo della produzione globale, poiché si fonda sull’idea astratta e indifferenziata di impresa, tale per cui vengono posti sullo stesso piano gli scambi realizzati tra imprese indipendenti e gli scambi realizzati tra società appartenenti alla stessa impresa multinazionale”.

L’autrice quindi, descrivendo la “teoria dell’economia apparente a contraente unico”, rileva come le singole entità legali appartenenti al medesimo gruppo vengano “preposte all’esecuzione di segmenti del medesimo processo produttivo, il cui scopo ultimo è quello di creare beni e servizi rivolti ai consumatori finali. Gli investimenti in tecnologie, know how e altri elementi utili a incrementare  il valore dei singoli segmenti produttivi sono distribuiti nelle singole società in modo tale da garantire la massimizzazione del profitto al cervello collettivo dell’impresa di gruppo, in genere la holding, anche a costo di sacrificare l’interesse delle singole società controllate. (…) Non vi è naturalmente alcun interesse ad aumentare la redditività delle società che gestiscono la manodopera. (…) Si ha pertanto una falsificazione del concetto di produttività del lavoro. In questi casi, il corrispettivo della fornitura di manodopera tende a coincidere con il costo del lavoro”.

Per questo motivo, dal lato della battaglia sindacale, “ i lavoratori assunti dalle società controllate ad alta intensità di lavoro sono destinati a subire pressioni al ribasso dei salari senza limiti. (…) Non essendoci competizione tra imprese, ma una società controllata che subisce la direzione e le esigenze di profitto do una società controllante, una volta esaurito lo spazio di contrattazione della manodopera, arrivano le pressioni ai governi affinchè siano cambiate le leggi in favore del capitale, per consentire un ulteriore taglio dei salari in nome della salvaguardia dei posti di lavoro”.

Il processo descritto, oltre a minare le capacità di lotta sindacale, rappresenta un elemento politicamente destabilizzante.

Infatti attraverso la proprietà di quote azionarie, questo sistema di scatole “cinesi”, fa sì che alcune imprese abbiano il controllo di realtà che possono in concreto creare un conflitto di interesse, per quanto riguarda il benessere collettivo: come ad esempio il caso, non tanto ipotetico, di un colosso finanziario che possegga anche media, social network, istituzione bancarie, finanziarie e istituti di ricerca. Questa ipotetica società sarebbe in grado di orientare l’opinione pubblica nella direzione di proprio interesse. Tramite l’opinione pubblica ( e abbiamo visto in un articolo precedente , https://comedonchisciotte.org/i-data-sono-la-nostra-forza-lavoro/, come il controllo dei social network sia inteso a modificare il comportamento delle masse) e tramite le istituzioni finanziarie potrebbe fare pressioni sui governi. Tramite l’influenza politica potrebbe nominare i componenti dei governi tecnici e delle commissioni, i quali, grazie ai poteri straordinari concessi in  situazioni di emergenza (propagandate dagli stessi media controllati), avrebbero l’autorità di portare cambiamenti normativi, istituzionali e sistemici in favore del colosso stesso e a scapito della collettività.

E’ evidente la dimensione politica del problema, testimoniata dal fatto che nessun giornale, mai, va a collegare imprese controllate e controllanti, e anzi tende a riproporre la narrativa dei grandi imprenditori dal volto rassicurante, del capitale con preoccupazioni etiche, come se le imprese fossero unicamente dei loro fondatori.

 

Questa premessa serve perché descrive parte del problema che incide in Italia e nel mondo, e influenza le misure “sanitarie” adottate come la narrazione che i media, in modo quasi assoluto, propongono.

Infatti, andando a fare una veloce ricerca si può apprendere che tutte le case farmaceutiche che stanno elaborando i vaccini diffusi in Europa, sono direttamente controllate da due sole società che ne detengono la maggioranza delle partecipazioni azionarie: la Vanguard e la Blackrock.

 

Nello specifico: per quanto riguarda Pfizer e Johnson and Johnson la Vanguard è primo azionista e Black rock secondo. Inoltre entrambe controllano direttamente altri fondi di investimento che hanno la terza, la quarta e la quinta posizione.

Per quanto riguarda Moderna hanno la terza, la quarta posizione e controllano fondi che hanno le prime 10 posizioni.

Per quanto riguarda Astrazeneca, si collocano nelle prime 10 posizioni, ma se si fa ricerca sulle prime 5 posizioni, si scopre facilmente che appartengono a fondi direttamente controllati da Blacrock e Vanguard, che ne sono i maggiori azionisti.

Ora, se si pensa al fatto che questi fondi, Blackrock e Vanguard, hanno rispettivamente anche la prima e la seconda posizione (e controllano i fondi che hanno le prime 10 posizioni) di: Facebook (e quindi anche Whatsapp e Instagram, fra le altre),  Alphabet (e quindi Google, fra le altre), Amazon, Ebay e Netflix.

Inoltre controllano direttamente (prima e seconda posizione) e indirettamente tramite altri fondi di cui sono maggiori azionisti, Microsoft, che è proprietaria di Skype.

Controllano direttamente (sempre prima e seconda posizione) e indirettamente Alibaba Express.

Controllano direttamente (sempre prima e seconda posizione) e indirettamente Apple.

Controllano direttamente (seconda e terza posizione, più la prima tramite Morgan Stanley di cui sono tra i maggiori azionisti) e indirettamente Zoom Video Communications.

In breve, la Vanguard e la Blackrock controllano direttamente e indirettamente  tutte le aziende che impattano maggiormente il quotidiano della popolazione mondiale, popolazione da cui estraggono i dati da usare nei loro preziosi algoritmi (al fine di controllarne e influenzarne il comportamento).

Queste, fra le altre cose, sono tra le aziende che nella pandemia sono cresciute di più, facendo ulteriormente arricchire i propri azionisti.

Per fare solo un esempio, Amazon nel 2020 ha triplicato il proprio utile netto rispetto all’anno precedente (fonte: https://www.ilpost.it/2020/11/30/amazon-pandemia-tasse/). Jeff  Bezos ha aumentato il suo patrimonio di 64 miliardi di dollari in un anno (https://forbes.it/2021/04/06/forbes-billionaires-list-2021-ricchi-mondo/).

Facebook ha visto un incremento di utilizzo superiore al 50%  e le sue azioni, sempre secondo Forbes sono salite dell’80% nell’ultimo anno.

Ma anche, Blackrock e Vanguard, attraverso il controllo di CIR, detengono circa il 45% di Gedi, gruppo editoriale che fra le altre testate possiede La Stampa, Repubblica ( e L’Espresso), Huffington Post, Radio Deejae e Radio Capital.

 

Si tenga a mente che il controllo dei due gruppi è molto più esteso di così: ad esempio sono i maggiori azionsiti di Deutche Bank, Intesa San Paolo, Unicredit, Mediobanca, che garantiscono un controllo su Banca di Italia e Deutche Bank  che sono tra i maggiori soci della BCE, nonché Moodys e Standard and Poor….

 

Non si può non vedere un problema politico e non solo economico, dal momento che nel migliore dei casi, ci troviamo davanti ad un gigantesco conflitto di interessi.

Per questo sarebbe necessario che la politica ripensasse il mercato e riformulasse normative atte a limitare questo tipo di conflitti di interesse e a controbilanciare lo strapotere delle multinazionale con le istanze dell’interesse collettivo.

Lo stesso discorso vale per la ricerca scientifica e la tecnologia.

In un prossimo articolo affronterò proprio il tema della non-neutralità della scienza (e della tecnologia).

Tuttavia il problema è che gli Stati (e la loro classe politica) dipendono da questi colossi, dalle loro istituzioni finanziarie e dalla loro tecnologia. Quando avranno il coraggio di alzare la testa?

La speranza è che l’umanità sviluppi una maturata “coscienza di classe” e che così, unita, rivendichi il rispetto per la propria dignità, per il proprio benessere e per la propria libertà.

 

di UDN, comedonchisciotte.org

*i dati relativi alle percentuali delle partecipazioni azionarie sono risalenti al momento della stesura dell’articolo (settembre 2021) e sono pertanto soggetti a cambiamento nel tempo.

bibliografia:

“La lotta di classe nel XXI secolo”, di Lidia Undiemi

Notifica di
12 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
Armin
Armin(@armin)
Utente CDC
30 Ottobre 2021 13:59

Le “multinazionali” dell’occidente ……….. non contano molto. Altrimenti vincevano tutte le guerre!
Sono strutture labili, vulnerabilissime, nel senso che, basta un decreto rivoluzionario e vengono espropriate a tutti gli intelligentoni. Inoltre, essendo l’occidente una piccola parte del Pianeta, politicamente e militarmente in crisi, senza risorse di minerali e di idrocarburi …….. la voce grossa, la voce del “padroni del vapore” non fa impressione alcuna.
Auguri.

halak
halak(@halak)
Utente CDC
30 Ottobre 2021 14:20

Molto convincente, non fa una piega.

ton1957
ton1957(@ton1957)
Utente CDC
30 Ottobre 2021 15:57

Condivido l’articolo della sempre brava Lidia, ma fintanto che Signorini fara piú ascolti di Messora, la Stampa sará letta piú di CDC, i sindacati saranno alla ricerca di fascisti senza camicia nera ma con pannolone (giallo sul davanti), la sinistra resta senza padre e madre ma con genitori uno e due (forse anche tre o quattro) la destra continua a cercare piú sicurezza, paradiso nell’aldilá, Draghi nell’aldiquá e Berlusconi al colle a difendere la costituzione di Mediaset.
La vedo dura, molto dura che qualcuno sviluppi la “coscienza di classe” rinunciando ai prezzi bassi di Amazon con i quali hanno comprato anche i disoccupati.
Aspettiamo gli eventi, che le disgrazie non sempre vengono per nuocere, forse qualcuno si sveglierá se manca il gas, se gli si spegne la TV e non possono piú vedere Signorini e la Defilippi o se chiudono masterchef per mancanza di farina.

Rnamessaggero
Rnamessaggero(@rnamessaggero)
Utente CDC
30 Ottobre 2021 15:58

Storia vecchia, una multinazionale è persona giuridica al pari di un comune cittadino, lascio immaginare un comune cittadino in causa contro una multinazionale. Per un politico vale la stessa proporzione, dopo il non a caso plateale assassinio di Aldo Moro, sono cambiate molte cose nel mondo, essendo diventata ormai l’ Italia il banco di prova per le nefandezze sociali. Parlare di soluzioni al conflitto di interesse proprio in Italia fa un po ridere, lo abbiamo sdoganato noi. In Francia il tutto è stato notato da tempo, la Russia è in letargo e la Cina avanza sotto terra come i lombrichi, entrambe manco fossero complici.
Le cose possono cambiare solo quando verrà notato dalla moltitudine che la soluzione al clima che aumenta le élite l’ hanno trovata nella riduzione della popolazione mondiale e qui sia Cina che Russia concordano con i fetenti di tutto il mondo, prove che dimostrino posizioni contrarie non ne ho ancora viste.
La soluzione al potere delle multinazionali è la concessione del potere ad un piccolo gruppo di politici, cioè la stessa cosa, oppure svegliare tutta la massa mondiale, non rivoluzioni ma svegliazioni.

Ultimo aggiornamento 1 mese fa effettuato da Rnamessaggero
BrunoWald
BrunoWald(@brunowald)
Utente CDC
Risposta al commento di  Rnamessaggero
30 Ottobre 2021 19:44

E siccome la massa non si sveglierà mai, perché non ne ha i mezzi e non è nella sua natura – salvo per brevi periodi in cui è “agita” da qualche energia esterna – non resta che scegliere tra le multinazionali (e le banche…) o il piccolo gruppo di politici.
Per i più arditi e autosufficienti esiste eventualmente l’opzione della capanna nel bosco, o qualcosa di equivalente, da soli o con una piccola comunità di sodali. È ancora fattibile ma, in un’epoca di satelliti e droni, se vogliono le mani addosso te le mettono lo stesso.

Ultimo aggiornamento 1 mese fa effettuato da BrunoWald
Rnamessaggero
Rnamessaggero(@rnamessaggero)
Utente CDC
Risposta al commento di  BrunoWald
30 Ottobre 2021 20:21

Si tutto vero, confido su internet, adesso, a differenza di anni fa, tutti sono obbligati a leggere, la tv era molto facile, bastava guardare passivamente. Vogliono facceunbuc? se lo devono leggere, imparare a leggere è già un passo avanti, obbligare le persone a leggere è un’ arma a doppio taglio. Hai visto mai che a forza di leggere si svegliano un po’ tutti.

Ultimo aggiornamento 1 mese fa effettuato da Rnamessaggero
jeints
jeints(@jeints)
Utente CDC
30 Ottobre 2021 18:37

I governi cattivi e i cittadini povere vittime? Non ci ho mai creduto. Vedere la mascherata fintopandemica per confermare.

JA
JA(@ja)
Utente CDC
31 Ottobre 2021 9:51

E se noi guardiamo chi controlla direttamente o meno le due società d’investimento più grandi al mondo, le altre società d’investimento americane, hollywood, i social, le Pig Pharma, i media, le banche, il mercato dei diamanti, le Pig Tech, … compare solo un nome: parassiti giudei che col denaro comprano e poi controllano le nostre vite ed il nostro indottrinamento mediatico.

JA
JA(@ja)
Utente CDC
Risposta al commento di  JA
31 Ottobre 2021 11:35

Dice Mikki Willis autore del documentario “Plandemic” rilasciato il 4 maggio 2020 e da allora visto oltre 1 miliardo di volte, nonostante sia stato universalmente censurato. E autore anche di “Plandemic Part 2: Indoctornation” visto più di 200 milioni di volte:
“Il piano COVID era quello di eliminare tutti i negozi a conduzione famigliare, tutte le attività personali, in modo da far dipendere tutti da queste multinazionali che sono sotto il controllo delle stesse persone che stanno dietro a tutto questo [piano].
Possono quindi assicurarsi che tutti i nostri rifornimenti, tutto ciò di cui abbiamo bisogno per tirare avanti nella nostra vita, siano controllati da persone che sono controllate da loro in modo che possano quindi controllare le nostre vite. Questo è davvero l’argomento di questo gioco”.
“Quindi, dobbiamo superare questo piano, alzarci, parlare e affrontare gli attacchi [anche attacchi informatici alla catena alimentare, alla nostra rete elettrica e forse anche a qualche forma di guerra] che verranno”.
https://articles.mercola.com/sites/articles/archive/2021/10/31/mikki-willis-plandemic-book.aspx

Ultimo aggiornamento 1 mese fa effettuato da JA
12
0
È il momento di condividere le tue opinionix
()
x