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Gli ‘Indiani morti’ di Tarantino e le radici della violenza americana

 

NANCY MARIE MITHLO
newsmaven.io

Il mio lavoro è quello di professore di Storia dei Nativi d’America in una importante università. In realtà, come per molti educatori, la mia è una professione a tempo pieno. Il piacere e l’onere di essere un accademico è che si è SEMPRE in grado di pensare ad idee complesse e gravose. Ecco perché adoro particolarmente andare al cinema. Cerco l’immersione completa, voglio essere completamente estasiata, concedermi il lusso di uno spazio, di un luogo e di un arco di tempo che siano totalmente unici. Voglio la fantasia. Spesso, ho bisogno della fantasia.

Il nono film di Quentin Tarantino “C’era una volta … ad Hollywood” prometteva di essere tutto questo. E in molti, se non nella maggior parte dei modi, ha mantenuto le promesse. Descritto dalla critica come il suo inno a Los Angeles, il film ci riporta nel mondo strutturato, stratificato e vibrante del 1969 che conoscevo da bambina. I motivetti alla radio, gli stivaletti, i programmi televisivi e gli hippy mi hanno rievocato tutte le sensazioni che ricordavo dalla mia giovinezza. E’ stato un momento di vera nostalgia.

Il nono film di Quentin Tarantino “C’era una volta … ad Hollywood” è stato descritto dalla critica come il suo inno alla Los Angeles degli anni ’60.

 

Durante la proiezione in un teatro con il tutto esaurito nel Sunset Boulevard di Los Angeles, sono rimasta affascinata dall’ultimo lavoro di Tarantino, così come il resto degli spettatori che affollavano la sala. Ma poi, dal nulla (e questo è succede molte volte), mentre il solerte cacciatore di taglie interpretato da DiCaprio percorre le strade polverose, come in un classico Western in bianco e nero, si sente la voce del narratore ripetere il ritornello: l’unico Indiano buono è un indiano morto.” Mentre il pubblico rideva, mi sono arrabbiata. Alla faccia della mia fuga dal mondo “reale.”

Vorrei essere chiara, questa non è una critica a Tarantino, penso che sia un genio, anche se spesso non sono d’accordo con lui per quanto riguarda i concetti di razza e genere. Si dice anche che sia di origine Cherokee, (qualcosa che dovrebbe far riflettere). Quindi, dove cercare la causa della mia angoscia? Forse mi sono arrabbiata con il pubblico e con la sua ignoranza. Certo, nel film ce n’è anche per Bruce Lee, così come per gli attori che interpretano la parte dei parcheggiatori messicani e sì, anche al personaggio di Sharon Tate non sono concesse molte battute. Ma, in tutti questi casi di sminuizione, al pubblico non viene chiesto di trovare umoristico lo sterminio di una razza.

La frase “l’unico Indiano buono è un indiano morto” ha le sue origini nello sterminio di massa delle popolazioni indigene dell’Occidente americano avvenuto verso la metà del 1800, in particolare il disumano massacro di centinaia, se non di migliaia di nativi che avevano sottoscritto trattati di pace con gli Stati Uniti. Questi orribili crimini di guerra sono stati talmente rimossi dalla coscienza collettiva della storia americana che è in gioco una sorta di amnesia. Io chiamo questa dimenticanza “ignoranza intenzionale.”

E’ storicamente accurato avere un personaggio occidentale che, in un dramma ambientato negli anni ’60, usa un linguaggio razzista? Ovviamente si, questo tipo di insulto razziale era comune, quindi perché obiettare alla sua inclusione in un racconto d’epoca?

La ricercatrice che è in me sa che il pubblico non concepisce il popolo indiano americano come reale, non riesce a relazionarsi con gli “Indiani” come con persone contemporanee, ma equipara i nativi a semplici oggetti di fantasia culturale. Lo so perché, insieme ad un collega, ho recentemente completato uno studio dove, tramite un sondaggio sulla popolazione di Los Angeles, si dimostra questa oggettivazione degli Indiani d’America.

In breve, le nostre scoperte dimostrano l’incapacità degli spettatori di considerare gli Indiani d’America nient’altro che oggetti, in pratica, materiale di scena in un mondo fantastico, spesso popolato da “capi” e “principesse” immaginari. Le nostre conclusioni sono in accordo con un’altra ricerca psicologica dello stesso genere sul pregiudizio implicito, che dimostra come i nativi siano considerati equivalenti a mascotte sportive e come entrambi vengano disprezzati.

È noto che il pregiudizio nei confronti di un gruppo razziale o culturale porta a pregiudizi nei confronti di altri gruppi. La nostra tolleranza collettiva all’incitamento alla violenza è assolutamente evidente nel crescente numero di sparatorie di massa contro cittadini inermi negli Stati Uniti e dovrebbe servire da oscuro promemoria del suo uso originale nei confronti degli Indiani d’America. Entrambi i massacri sono, allo stesso, modo motivati da ideologie suprematiste bianche.

L’unico Indiano buono è un indiano morto” è un proverbio americano incistato nelle politiche genocide del governo degli Stati Uniti. La rilevanza di questo proverbio è sempre attuale, mentre, a livello globale, lottiamo per riconoscere i diritti umani fondamentali.

Mentre la fantasia di fuga dalla nostra attuale crisi di intolleranza razziale, culturale e politica è inebriante, la verità sulla nostra discordia e sulla nostra insufficienza è ineludibile. Forse è questo ciò che Tarantino vuole farci capire, che la violenza che si era scatenata nella creazione di questa nazione è sempre presente e in attesa di esplodere. Forse il suo decimo e probabilmente ultimo film potrebbe affrontare proprio questo argomento, le origini dell’America come premessa all’annientamento delle sue popolazioni indigene.

Nancy Marie Mithlo

Fonte: newsmaven.io
Link: https://newsmaven.io/indiancountrytoday/opinion/tarantino-s-dead-indians-and-the-roots-of-american-violence-Ab29yzDv-k6EbwUVac4rtw/
09.08.2019
Tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Pubblicato da Markus

Un biologo, appassionato di montagna e di fotografia, che cerca, come può, di combattere contro i mulini a vento.

17 Commenti

  1. Vincenzo Siesto da Pomigliano

    Esatto! Ma chi di violenza colpisce di violenza perisce…. lo state notando, no?
    Null’altro da aggiungere se non che il problema è che questi neo-barbari, in origine e in buona parte bigotti ed ex galeotti, “scappati” dai loro paesi di provenienza, senza identità culturare (la vera cultura americana, quella dei pellerossa, “l’hanno sterminata”) possono trascinare, anzi stanno trascinando anche il resto del mondo nel baratro…..
    Ahinoi! Ahiloro! Male fecero i nativi americani quando aiutarono a non morire di fame i “pellegrini” della May Flower!!!! Nel giro di due secoli sarebbero stati cacciati via dalle loro terre e sterminati….
    Lo stesso dicasi nei riguardi degli equipaggi delle “Tre Caravelle”….

  2. Da una battuta di un film tirarci una tiritera politicamente corretta è veramente estenuante. Questi continui rimandi a cose tremende del passato senza porre la chiave di lettura del passato è veramente inutile. Valutare un fatto passato con gli occhi di oggi oltre che stupido mi sembra inutile è naturale oggi rispettare, almeno sulla carta, le minoranze. Credo fermamente nella capacità degli uomini di discernere il bene dal male al di là di stupide battute da film, magari per gli americani un piccolo dubbio mi viene ma……

  3. Il pregiudizio nasce e si sviluppa nell’ignoranza.

  4. Niente di nuovo sotto il cielo stellato a strisce rosso sangue: i primi a sperimentare la democrazia occidentale sulla propria pelle da parte dei valori occidentali (certo ne facciamo parte), il tema è ancora molto attuale: se ti fai ammazzare e rapinare sei buono, altrimenti sei un terrorista.

  5. Non è che ci sia granché da capire: gli USA sono nati sterminando le popolazioni autoctone, e hanno continuato sterminando tutti gli altri, visto che “Il benessere degli americani (inteso come statunitensi) non è negoziabile”, come disse qualcuno. E, solo per riferirsi agli ultimi 50 anni, dal Golfo del Tonchino alla fialetta di bicarbonato, la tecnica è sempre la stessa. Però funziona.

  6. Questo lo leggo dopo. Devo andare.

  7. “Si dice anche che sia di origine Cherokee, (qualcosa che dovrebbe far riflettere).”
    Tarantino è un cognome calabrese che si trova già nel Settecento…

  8. Non ho l’onore di essere accademico ed anche se lo fossi non inizierei mai uno scritto con: ” Buongiorno, io ho l’onore di essere un accademico” o con il più famoso “lei non sà chi sono io” anche perchè di norma, la risposta che viene spontanea è ” tanto piacere all’organo riproduttivo maschile”.
    Comunque, sarebbe sempre meglio non generalazare, sarei più per “un indiano morto non c’è dubbio che sia buono”…..che poi è, da sempre, filosofia imperante dell’occupante, l’America non fà eccezione, sulla violenza e sulla filosofia della bontà d’animo del morto, si sono costruite e si mantengono in auge tutte le nazioni presenti e passate.
    E’ il senso di colpa invece che è fesseria, e Tarantino (che tra l’altro pensavo fosse Pugliese) avrebbe fatto bene a dire: ” un indiano che prova sensi di colpa è un indiano morto” e non mi è ben chiaro se il senso di colpa è causa o conseguenza della morte di un popolo.
    L’unica cosa che sò di certo è che il senso di colpa, abilmente sparso sul popolo, al pari delle sementi sparse sul campo dal contadino, è da sempre fonte di potere e ricchezza di onorati accademici, di predicatori illuminati da fede divina, da popoli che hanno rischiato lo sterminio, da minoranze sessuali e minorati ambientalisti.
    Come ebbe a dire Napoleone ad un tale che si lagnava delle violenze, stupri, uccisioni e furti dei suoi soldati ” la libertà che porto merita qualche sacrificio, se instauro in loro un senso di colpa per cio che fanno, non vincerò più nessuna battaglia e questi popoli non saranno mai liberi”
    P.S.
    Non sono certo che la frase sia ascrivibile a Napoleone, forse l’ha detta Custer o Hitler o Cesare, e neppure che si trattasse di libertà, forse era cultura/civiltà o un vero Dio o, come si usa oggi dire, democrazia e diritti civili….di certo c’è che da che mondo è mondo tutti i grandi generali, prima di shierare truppe e cannoni, si sono sempre accertati di fornire una giusta causa alla truppa ed un senso di colpa al nemico. chissà, forse anche Geronimo, capo dei gerundi, si sentiva in colpa per non aver accolto e spartito le sue proprietà le sue donne, con i turisti arrivati dall’altro mondo.

  9. Mi sembra una filippica fine a se stessa. A ricordar bene non ci sono solo citazioni contro gli indiani. Nessuno ricorda “i musi gialli” ? Fossero giapponesi o vietnamiti? Per non parlare dei musi neri. Piaccia o non piaccia all’autrice, gli Usa sono “anche” questo. Lo testimonia la loro storia, mica c’è tanto bisogno di fare indagini o studi particolari.

  10. TRovo sconsolante che una studiosa della storia degli Indiani d’America parli di “disumano massacro di centinaia, se non di migliaia di nativi” dato che si parla di cifre tra i 50 ed i 200 milioni di morti. Corredare di cifre sensate la propria doverosa critica mi sembra un atto dovuto.

    • 200 milioni è una cifra esagerata, più corretto parlare di un centinaio di milioni comprese le popolazioni del centro-sud dell’America Latina, che pagarono il prezzo più alto del razzismo e della brutalità dei portatori di civiltà. Senza dubbio il più grande genocidio della Storia. I pellerossa erano nomadi e quindi non ebbero un forte incremento demografico come le altre popolazioni autoctone del continente americano. E’ notorio inoltre che gli statunitensi, popolo violento e sfruttatore nonché razzista non ama tenere conti riguardo ai crimini che commette (vedasi oggi Afganistan e Iraq) e che comunque a massacri e stupri dovrebbero essere aggiunte le vittime delle sterilizzazioni forzate. Certo viene da pensare, leggendo l’articolo, che anche negli usa ci siano tante mani sottratte all’agricoltura. Che insulsaggine …

  11. Cito: ““L’unico Indiano buono è un indiano morto” è un proverbio americano ….. mentre, a livello globale, lottiamo per riconoscere i diritti umani fondamentali.” Basta questa boiata pazzesca a qualificare tutto l’articolo.

  12. ““L’unico Indiano buono è un indiano morto”Sostituite indiano con Goyim e avrete la lettura esatta di questa nostra società attuale.

  13. Nella frase più volte citata la parola “indiano” si può liberamente sostituire con “giapponese”, “vietnamita”, “iracheno” etc… che il senso non muta. ah, dimenticavo “palestinese”…

  14. Tarantino cavalca per fini speculativi il politicamente corretto.
    Il film che narra come gli Stati Uniti hanno perso l’America e’ Balla coi Lupi. Questo e’ un polpettone politico destinato ad un pubblico di bimbominchia.

  15. Cara Nancy Marie le riporto un virgolettato di un noto cantautore Italiano che nel lontano 1980 uscì con un LP. La Colpa di Alfredo (Vasco Rossi).
    Ebbene nel testo della canzone sopracitata il noto Vasco cantava”… è andata a casa con il Negro la Troia…” .
    Ecco si arrabbi anche per questo che è ormai storia, faccia distruggere tutti i vinile e cd di Vasco, ecco forse poi sarà in pace con se stessa.

  16. Indubbiamente gli USA erano portati a certe intemperanze (sic!), e quella degli indiani di america non è l’unica. Pensiamo ad esempio alle bombe atomiche sganciate sui cittadini di un paese non atomico ! Anche quei bombardamenti selvaggi durante la seconda guerra mondiale, sempre sulle teste dei privati cittadini, bombardamenti effettuati anche con spezzoni al fosforo che carbonizzavano pure la pietra. Perchè ad esempio bombardare i civili con simili sostanze quando l’Italia era già uscita dalla guerra ed occupata dai tedeschi ? Per essere più sicuri di colpir giusto illuminavano anche il cielo a giorno con i così detti bengala ! In tutto questo c’è un certo sadismo con relativo disprezzo della razza umana.

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