Geopolitica applicata al 2019: un anno dopo

DI FEDERICO DEZZANI

federicodezzani.altervista.org

A distanza di uno dalla pubblicazione della nostra analisi geopolitica sul 2019 è giunto il momento di riprenderla in mano, per verificarne la validità ed estenderla anche a zone geografiche che non erano state prese in considerazione. L’impianto analitico di fondo ha dimostrato tutta la propria solidità: le potenze marittime hanno dichiarato guerra ai colossi continentali che stanno allargando il proprio raggio d’azione ad Europa occidentale, Africa e persino America Latina. La situazione delicatissima dell’Italia.

Geopolitica sugli scudi ora più che mai

Nel dicembre 2018 pubblicavamo un’analisi geopolitica sull’anno alle porte, dove mettevamo in luce le grandi linee su cui si sarebbero sviluppati i futuri avvenimenti: un’operazione possibile perché la Geopolitica con la “g” maiuscola ha una forte componente deterministica, grazie a cui è possibile prevedere come si muoveranno i diversi attori, al di là dei piccoli “accidenti” non prevedibili. L’impianto analitico di fondo, esemplificato nella cartina sotto riportata, si basava infatti sul crescente attrito tra le potenze marittime anglosassoni ed i colossi euroasiatici (Cina e Russia, con l’aggiunta di partner minori), impegnati nell’organizzazione dell’Isola Mondo (la massa afro-euro-asiatica) e persino dell’America Latina, abituale territorio di caccia riservato agli USA. Tale impianto analitico, si inizi subito col dire, ha mostrato tutta la propria validità: a distanza di un anno è però tempo di tornarci sopra per effettuare piccole correzioni ed allargare anche l’analisi ad aree che non era state prese precedentemente in considerazione.

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Pubblicato da Davide

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9 Commenti

  1. Vincenzo Siesto da Pomigliano

    Non penso proprio che quella francese in corso possa essere definita “rivoluzione colorata”: è una vera rivoluzione da supportare e “incanalare” verso giusti obiettivi cioè ambientalisti e contro le “strutture” liberiste e capital-consumiste. Comunque una rivoluzione è in corso in tutto il mondo e solo i ciechi che “non vogliono vedere” lo possono negare…
    “Per stazza e storia politica, l’Italia è infatti l’unico Paese europeo che, colando a picco, può trascinare con sé tutte le strutture europee”: E sia se ciò deve essere (il se forse non serve perché è ineludibile che accada)! E non è detto che questo possa essere una “iattura” peggiore di quello che stiamo vivendo, anzi se crollassero tutte le “strutture” (finanziarie-parassite) capitaliste e neo-capitaliste (come Russia e Cina) mondiali che stanno portando l’umanità alla castatrofe (in tutti i sensi) sarebbe la salvezza!

  2. Il tema è interessante e complesso. Sono parzialmente in disaccordo sopratutto sulla razionalizzazione in grandi schemi di quello che mi sembra un quadro piuttosto variegato e con dinamiche proprie.
    -L’Italia è giustamente descritta come il malato d’Europa per i problemi finanziari e, aggiungerei, di declino industriale, culturale e demografico. Rimane strategica solo per la sua posizione geografica di ‘portaerei del Mediterraneo’ e per l’impegno americano a proteggere Israele. È vero che un collasso finanziario italiano trascinerebbe nel gorgo mezza Europa, lo stesso però succederebbe da un collasso delle banche tedesche con ripercussioni serie sull’economia continentale. Arrivati a questo punto la ristrutturazione del debito italiano con default sul debito estero (non su quello detenuto da italiani) sarebbe il male minore e risulterebbe in una stabilizzazione della finanza europea.
    -Il blocco euroasiatico Cina-Russia io non lo ho mai considerato. La Cina ha sempre fatto politica a se stante, non si è mai alleata con nessuno e continua ora con la stessa politica. È vero che tatticamente entrambi sono contro gli USA e tendono a convergere su alcuni punti, ma non vedo nessuna alleanza strategica.
    -La Turchia e l’Iran stanno facendo una politica di potenza e di influenza che sta ridisegnando il MO. L’obiettivo, velleitario, di Erdogan è di ricostituire l’impero ottomano formando un alleanza con i Paesi turcofoni dell’Asia centrale e estendendo la sua influenza nel Nord Africa e in Europa tramite i milioni di immigrati musulmani del quali si è già dichiarato ‘protettore’. Resta da vedere se gli arabi glielo consentiranno.
    -Manca nell’analisi la situazione esplosiva del Mar della Cina meridionale dove l’espansionismo cinese sta provocando l’antagonismo anti cinese di Corea, Giappone e stati limitrofi oltre che gli USA. Al momento è il posto dove potrebbe scoppiare una crisi militare molto pericolosa.

  3. Interessante l’idea dei Gilet Gialli come rivoluzione colorata anglodiretta… anche se mi pare un tantino tirata per i capelli…

  4. Letto l’articolo e letti molti commenti; è curioso, come a fronte delle tutto sommato, semplici dinamiche geopolitiche: controllo e distribuzione delle risorse, controllo delle vie commerciali, ci siano una infinita di diatribe, (ma devo dire in questo sito anche qualche onesto tentativo di sintesi,) su una miriade di argomenti su cui è facile avere opinioni molto diverse.
    Che questo avvenga perché l’altro terreno di scontro fra i grandi blocchi (ai quali aggiungere i poteri economico/finanziari) è un sicuramente quello mediatico/informativo, sempre ben calibrato per “dividere”?

  5. Leggere questo documento evidenzia la faziosità e l’ inconsistenza della maggior parte dell’ informazione quotidiana e periodica cui il medio lettore riesce ad avvicinarsi. Restano vari interrogativi pratici per il cittadino, tra i quali come regolarsi con i risparmi, e se tenere in vita le aziende eventualmente anche in perdita nella speranza della fine del calvario.

  6. Geopolitica. Argomento troppo vasto. Per quanto ci riguarda i problemi per noi arriveranno dall’Ucraina. E non troppo a lungo termine. Del medioriente possiamo non interessarci.
    A mio avviso, s’intende. Nemmeno la Libia sarà un problema: ce l’hanno tolta e basta. Come Nazione amica e fra poco come fornitrice di petrolio.

  7. Ottimo articolo!

  8. Il confronto tra il blocco eurasiatico e il blocco atlantico è in una fase molto più avanzata, la crescita economica eurasiatica ormai sta spingendo l’Asia verso la supremazia economica, anche per quanto riguarda i capitali vanno più verso l’estremo oriente che verso il Nord America o l’Europa, ormai anche l’Australia, la Germania e la Francia sono economicamente legate più alla Cina o alla Russia che agli USA, i quali importano tanto ma ormai non trovano più nessuno disposto all’estero a finanziare nè le loro importazioni nè le loro spese militari, Giappone e Cina sanno che gli USA sono finanziariamente troppo indebitati con i loro 22 trilioni di dollari di debito e non hanno nessuna intenzione di continuare a finanziare i quasi un trilione sia di deficit commerciale che di spese militari per cui svendono i loro titoli di stato USA, inoltre la Cina ha già varato due portaerei a corto raggio di 66000 tonnellate e sta per vararne una terza a lungo raggio da 100000 tonnellate del tipo della classe americana Gerald Ford, ed altre ne seguiranno per cui la supremazia navale USA tra scarsa manutenzione, aviazione imbarcata obsoleta, missili antinave russo-cinesi ipersonici, sottomarini sempre russo-cinesi molto numerosi ormai è un ricordo del passato.
    La UE sta andando in pezzi proprio sullo strabismo geopolitico dei suoi membri, mentre Francia e Germania sono completamente votate alla Russia, primo fornitore energetico, e alla Cina, primo mercato di sbocco, Regno Unito e Italia guardano agli USA, con l’Italia che in questo particolare momento è nei guai in quanto la situazione libica vede Erdogan avere portato a Tripoli migliaia di combattenti quaidisti da Idlib che stanno combattendo per Serraj, ma con Haftar a poche centinaia di metri dal bunker di Serraj per cui questo governo di imbecilli se non complici venduti a Erdogan sostenuto dal Qatar rischia di far arrivare in Sicilia migliaia di tagliagole islamisti sui barconi, direttamente da Idlib passando per qualche ora a Tripoli, pronti ad installare un califfato wahabita, magari per l’emiro qataridiota che vuole scappare dalla minaccia saudita, in Sicilia e poi nel resto d’Italia.
    La destra dovrebbe allertare gli USA, il Regno Unito, le forze armate e dell’ordine su questa gravissima minaccia imminente e sull’estrema pericolosità di questo governo di terrapiattisti incapaci.