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Euro-crack: l’Italia è ora in prima linea

DI FEDERICO DEZZANI

federicodezzani.altervista.org

Sfumato lo scenario di una conflagrazione “politica” dell’Unione Europea sull’onda di una vittoria elettorale di Marine Le Pen, tornano alla ribalta le forze centrifughe di natura economica: l’Italia si trova adesso in prima linea. Gli allarmanti dati su debito pubblico, disoccupazione, crescita e sofferenze bancarie, suggeriscono che la situazione, complice la prossima instabilità politica, possa precipitare anche prima del rialzo dei tassi da parte della BCE: è quasi certo che, come nel bollente autunno del 2011, Mario Draghi ed Angela Merkel, spalleggiati dal neo-presidente francese Emmanuel Macron, tenteranno di commissariare l’Italia, spingendola verso un “salvataggio” del FMI/ESM. Rimane da capire se la nostra classe dirigente, incalzata da una società sempre più insofferente, cederà al ricatto.

Un nuovo 2011 alle porte

Le presidenziali francesi rappresentavano la principale, e forse unica, occasione del 2017 per una conflagrazione “politica” dell’Unione Europea: se il Front National, sospinto dalla disoccupazione record e dalle montanti tensioni sociali, avesse conquistato l’Eliseo, l’intera architettura europea sarebbe crollata nel volgere di pochi mesi, travolta dall’esplosione del motore franco-tedesco. La strategia dell’oligarchia finanziaria per insediare l’ex-Rothschild Emmanuel Macron alla presidenza della Repubblica (frantumazione della sinistra, eliminazione di François Fillon attraverso il Penelopegate, strategia della tensione ed appello al “fronte repubblicano” contro la destra) si è però rilevata vincente ed il candidato dell’establishment ha trionfato con ampio margine. Dato per scontato che le prossime legislative tedesche non regaleranno nessuna sorpresa di rilievo (grazie alla provvidenziale chiusura della “via balcanica” nella primavera dello scorso anno ed al conseguente arresto dei flussi migratori verso la Germania), si può dire che il potenziale rivoluzionario del 2017 si è esaurito, perlomeno per quanto concerne l’aspetto elettorale.

Torna quindi alla ribalta la situazione economica-finanziaria dell’eurozona che, insieme all’emergenza migratoria, è la principale fonte da cui i movimenti populistici traggono la loro forza: a distanza di nove anni dall’avvio della Grande Recessione (2008) e di sette dall’inizio dell’eurocrisi (2010), non era azzardato ipotizzare che le forze anti-sistema avessero guadagnato un impeto sufficiente da rovesciare l’oligarchia euro-atlantica con una serie di elezioni decisive. Fallita l’impresa, il focus torna sull’insostenibilità di un regime a cambi fissi come l’euro, sui danni prodotti dalle politiche di svalutazioni interna per riequilibrare l’eurozona, sulla crescente disoccupazione nel Sud-Europa necessaria per abbattere i salari, sulla mole allarmante di debito pubblico che si accumula a causa dell’infinita recessione, sull’esplosione delle sofferenze bancarie generate da una caduta verticale del PIL. Il quesito da porsi oggi è: occorre aspettare ancora altri anni perché i movimenti populistici conquistino un Paese chiave dell’eurozona oppure le forze centrifughe di natura economica prenderanno il sopravvento prima?

Tutto lascia propendere per la seconda ipotesi e che il collasso dell’eurozona si consumi nei prossimi nei prossimi 12-24 mesi per cause economiche/finanziarie: il “puntellamento” politico dell’Unione Europea, con l’installazione di Emmanuel Macron all’Eliseo, non scioglie, infatti, nessuno dei nodi finora accumulatosi. Il “nein” tedesco al trasferimento di denaro dall’euro-centro all’euro-periferia permane, sia che si chiami garanzia unica sui depositi bancari o assegno europeo di disoccupazione: lo stesso Macron sarà molto presto costretto a somministrare alla Francia l’amara medicina dell’austerità, indispensabile perché l’Esagono smetta di “vivere al di sopra dei propri mezzi”. È una ricetta che l’Italia ha già sperimentato nel biennio 2011-2013 con l’esecutivo di Mario Monti ed i suoi effetti sono noti a tutti: la bilancia commerciale è tornata positiva (fermando il “deflusso” di euro sotto forma di merci), ma a costo di un’esplosione del debito pubblico, della disoccupazione e delle sofferenze bancarie. Il nostro Paese si colloca quindi ad uno stadio successivo dell’eurocrisi rispetto alla Francia e si trova ora, svanito lo scenario di una dissoluzione “politica” dell’Unione Europea, all’avanguardia di quella “economica”.

Sul versante del debito pubblico, è sufficiente ricordare come l’ultima “A” assegnata ai nostri titoli di Stato sia stata tolta dall’agenzia canadese Dbrs lo scorso gennaio1. Il versante bancario è persino più preoccupante: pesano i 205 €mld di sofferenze bancarie2 ed il misterioso stallo nel salvataggio pubblico di Monte dei Paschi di Siena, ormai fermo dallo scorso dicembre. È forte il sospetto, come già anticipammo mesi fa, che il braccio di ferro tra Germania ed Italia sull’istituto senese sia tutt’altro che risolto, lasciando aperta la strada del “bail in” o a perdite particolarmente severe per gli obbligazionisti. Sia la salute delle finanze pubbliche che quella gli istituti privati è aggravata dall’assenza di crescita economica (stimata dalla Commissione Europea al +0,9% per il 2017 ed al 1,1% nel 20183): è un’attività economica così debole da poter scivolare facilmente nella recessione qualora il governo dovesse attuare le ulteriori misure d’austerità imposte dall’Europa, il quadro globale dovesse deteriorarsi o la BCE riducesse la politica monetaria ultra-espansiva, rafforzando l’euro e facendo lievitare gli interessi sul debito pubblico.

Già, molti collocano nel biennio 2018-2019, con la dell’allentamento quantitativo e la scadenza del mandato di Mario Draghi, il termine ultimo dell’Italia per “rimettersi in carreggiata”. In realtà, il precipitare della situazione italiana potrebbe essere questione di sei-nove mese, in coincidenza delle (ineludibili) elezioni legislative: se esistono pochi dubbi sulla vera  natura del Movimento 5 Stelle, classico esempio di partito populista “addomesticato”, sono alte però le probabilità che dalle prossime urne esca un parlamento “impiccato”, incapace di esprimere una chiara maggioranza a causa della tripartizione quasi perfetta dello schieramento politico. È quanto sta sperimentando dallo scorso ottobre la Spagna, dove Mariano Rajoy si è visto costretto a formare un governo di minoranza che presto sarà sottoposto al battesimo di fuoco della legge finanziaria. Se il governo Gentiloni dovesse cadere entro l’autunno, l’attuale parlamento fosse incapace di esprimere una legge elettorale od il prossimo di formare un saldo esecutivo, bisogna attendersi che la speculazione sul debito pubblico riesploda, come nell’estate del 2011.

Gli squali della City e di Wall Street agirebbero, proprio come allora, coordinandosi con i tre principali alfieri dell’establishment euro-atlantico in Europa: la Banca Centrale di Mario Draghi. la Germania di Angela Merkel e la Francia di Emmanuel Macron (che ricopre il ruolo che Nicolas Sarkozy ebbe nel 2011). Andrebbe in onda una leggera variante di quanto sperimento sei anni fa dall’esecutivo Berlusconi: Francoforte invierebbe “una lettera” suggerendo le riforme strutturali inderogabili per continuare ad acquistare i titoli di Stato (lettera che “filtrerebbe” al Corriere della Sera in pochi giorni), Berlino chiederebbe all’Italia di accettare un prestito dal Fondo Monetario Internazionale e/o dall’ESM così da mettere al riparo le finanze pubbliche, Parigi si adagerebbe alla linea tedesca, conscia che è l’unico modo per continuare ad avvalersi dello scudo politico offerto dal “motore franco-tedesco”.

L’Italia, svuotata di qualsiasi sovranità, sarebbe così rimessa alla mercé della Troika sulla falsariga di quanto sperimento dalla Grecia. Con una significativa differenza, però: il piatto è molto più appetitoso, grazie al tessuto produttivo più diversificato, imprese pubbliche più floride, un patrimonio immobiliare dello Stato più ricco e risparmi privati più cospicui. Sarebbe così portato a compimento il grande saccheggio dell’economia italiana iniziato nel biennio 1992-1993 e consumato, prima, per agganciarci all’euro e, poi, per scongiurare la nostra uscita: da quinta economia del mondo che era nei primi anni ‘90, l’Italia scivolerebbe verso il rango di Stato semi-fallito, depauperata della sua industria, dei suoi giovani, dei suoi capitali.

Diversi elementi indicano che sia questo il prossimo futuro dell’Italia: il governatore della BCE, l’ex-Goldman Sachs Mario Draghi, ha più volte sottolineato che l’uscita dalla moneta unica non è contemplata dai trattati ed ha ammonito che, in ogni caso, tutti i debiti contratti da Bankitalia con la BCE (si parla di 350-400 €mld sul sistema Target2) devono essere saldati. È chiaro che Draghi farà di tutto per impedire l’Italexit, usando la liquidità della banca centrale come arma di ricatto (lo stesso schema applicato nel 2015 in Grecia). I consiglieri economici di Angela Merkel hanno già “suggerito” all’Italia, in occasione del salvataggio di MPS, di chiedere soccorso al Fondo salva-Stati (ESM) ed al FMI4: al coro si è aggiunto anche il ministro delle finanze, Wolfgang Schäuble, che ha recentemente ribadito la necessità di potenziare l’ESM per aggirare i Parlamenti nazionali ed evitare che “l’Europa si disgreghi5al riesplodere della speculazione. Da ultimo, il neo-presidente Emmanuel Macron non ha alcun interesse a sposare la causa dell’Italia o dell’Europea mediterranea e preferisce venderci alla Troika così da guadagnare altro tempo per la Francia: la “modernizzazione” dell’economia transalpina, a colpi di austerità e liberismo, deve ancora iniziare e si preannuncia drammatica.

Non c’è alcun dubbio che l’attuale od il prossimo parlamento, se lasciati liberi da qualsiasi vincolo esterno, voterebbero per il commissariamento dell’Italia da parte della Troika: la soluzione sarebbe in continuità con la linea “europeista” della Seconda Repubblica e diversi centri di potere (il presidente Sergio Mattarella, la Bankitalia di Ignazio Visco, la Confindustria di Vincenzo Boccia, i sindacati, il salotto di RCS, etc. etc.) premerebbero per mantenere lo status quo anche a costo di vedere il FMI e l’ESM installarsi stabilmente a Roma, svuotando di qualsiasi significato le nostre istituzioni. Il parlamento italiano dovrà però tenere conto degli umori di una società che, sfibrata dalla peggiore depressione economica dai tempi dell’Unità, è tanto esausta quanto insofferente: qualsiasi opportunità di ribellione (che si tratti del referendum costituzionale o del referendum sul salvataggio di Alitalia) è ormai prontamente sfruttata per gridare un “No!” in faccia all’establishment. C’è da chiedersi quale sarebbe la reazione della società italiana di fronte a nuova austerità, nuove umiliazioni, nuovi saccheggi.

È pronto il parlamento italiano ad affrontare uno scenario simile, o probabilmente peggiore, a quello greco? È pronta la nostra fallimentare classe dirigente a mantenere l’ordine con la violenza, dopo aver trascinato nel baratro il Paese? È pronto il nostro establishment a giocare fino in fondo la partita, col rischio di spezzarsi l’osso del collo?

Sono interrogativi che troveranno una risposta nei prossimi mesi. Nel frattempo il deflusso di capitali, ben visibile su Target 2, continua mese dopo mese. L’eurozona è sempre più polarizzata tra area marco (con la Francia in posizione ancillare) e area mediterranea: le tensioni finanziarie, nonostante la morfina della BCE, sono molto più gravi del 2011-2012. Il momento della verità si avvicina e l’Italia è (contro la sua volontà) in prima linea.

Federico Dezzani

Fonte: http://federicodezzani.altervista.org/

Link: http://federicodezzani.altervista.org/euro-crack-litalia-e-ora-in-prima-linea/

12.05.2017

 

1http://www.lastampa.it/2017/01/13/economia/anche-dbrs-declassa-il-rating-dellitalia-persa-lultima-a-ecco-che-cosa-cambia-DDp2zOO6eMAqdnv3HahuUI/pagina.html

2http://finanza.lastampa.it/News/2017/05/10/banche-sofferenze-stabili-a-marzo-accelerano-prestiti-a-privati/MTM3XzIwMTctMDUtMTBfVExC

3http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2017/05/11/ue-modesta-ripresa-italia-pil-09_2f35da0e-7b74-43d7-95dc-39c4aa7b56b6.html

4http://www.ilgiornale.it/news/politica/ora-berlino-chiama-troika-litalia-chieda-aiuto-allesm-1339760.html

5http://www.repubblica.it/economia/2017/05/11/news/scha_uble_cosi_francia_e_germania_cambieranno_la_ue-16

Pubblicato da Davide

  • Holodoc

    C’è poco da aggiungere, a parte il fantomatico progetto per un “Europa a due velocità” che potrebbe essere tirato fuori dal cilindro da Merkel e Macron, ora che la Francia è di nuovo culo e camicia con la Germania.

    A proposito: qualcuno ha capito in cosa consisterebbe?

    • Gino2

      Se non ho capito male consisterebbe nel dare ad alcuni paesi un euroB. In pratica il guinzaglio dell’euro resterebbe, tutte le regole, regoline, vincoli, limiti blablabla. Ma il paese con l’euroB sarebbe istantaneamente più povero degli altri. E’ un progetto che credo possibile perchè se ad esempio l’euroB venisse dato all’Italia come una sorta di “svalutazione”, l’Italia diventerebbe un paese in cui lavoro, tasse etc costerebbero subito meno per le multinazionali che ci volessero investire. Una sorta di “nuova Romania” per poter delocalizzare. Per noi sarebbe da un lato un vantaggio per le opportunità di lavoro ma dall’altro una iattura perchè saremmo un paese sottosiluppato in piena regola.

      • Hito

        La Germania non permetterebbe comunque che l’Italia si sganci dall’euroA, meglio puntare alla sovranità, per altri mille motivi. Ricordo che se fosse dipeso dai parametri non avremmo nemmeno dovuto entrare nell’Euro, ma ci hanno fatto un “favore”.

        • Gino2

          L’italia non si sgancerebbe dall’euro. Ne resterebbe legata. Avrebbe solo una moneta più debole che on le regole europee non sarebbe un bene per le esportazioni (che sarebbero impedite per non sbilanciare il mercato come ora è impedito allo Stato di fare investimenti etcetcetc) ma sarebbe un bene per la possibilità delle multinazionali tedesche di trovare a due passi know how e tanta manodopera a basso costo, con tasse e costi bassi. Questo è lo scopo dell’euroB a mio parere.

          • Hito

            Hanno già allargato la UE per quello scopo, vedi la Polonia.

          • Gino2

            esattamente 😉 ma con due monete a due velocità, i paesi con euroA hanno una economia non “sporcata” dai pesi “piu poveri” ma rafforzata da loro. Una volta si andava a delocalizzare in cina o in albania per la loro moneta e con l’euro B avresti paesi europei come l’italia, in cui delocalizzare (o la polonia, ma la polonia non è l’italia) . E non è poco poter delocalizzare in un paese “ricco” come l’italia con infrastrutture diverse dell’albania della polonia, con un territorio ricco di petrolio e risorse etcetcetc.Cosi la penso ma è solo una riflessione ovviamente.

          • Hito

            Ci sta il tuo ragionamento, ma loro i concorrenti li defungono, non li usano per delocalizzare… guardando i dati, prima dell’Euro fornivamo alla Germani un mucchio di semilavorati che loro utilizzavano per l’industria automobilistica, allora perchè non lasciare le cose così? Perchè ci siamo messi a fare prodotti finiti in qiello e altri settori, evidentemente dando fastidio… Il risultato è che oggi non abbiamo nemmeno più i semilavorati.

          • Holodoc

            Classico dei tedeschi, campare sfruttando gli altri popoli, dai cavalieri teutonici al 3o Reich sempre la stessa storia.

          • Hito

            🙂 Sfruttando ANCHE gli altri popoli… il loro è il primo dei popoli schiavi -.-

          • Holodoc

            Se intendi dire sfuttando gli immigrati sul loro suolo, allora sonod’accordo. Tedeschi con le pezze al culo non ne ho mai visti. Se vanno in vacanza in campeggio e fanno la spesa alla Lidl è perché sono dei frustrati di natura.
            Una mia amica che vive a Monaco di Baviera mi ha detto che gli appartamenti anche in zone non centrali ora vengono a costare vicino ai 10.000 euro al metro quadro data l’alta richiesta. Un’altra mia amica ha comprato un appartamento mi pare di 50 mq in periferia di Milano per 70.000 euro… fai un po’ le dovute proporzioni…

          • Gino2

            i quartieri poveri esistono dappertutto. I quartieri poveri tedeschi non hanno nulla da invidiare ai nostri (anzi sono molto peggio) o a quelli francesi. Dipende dalle zone. Faccio notare che, in Italia, mentre a Milano fino a poco tempo fa, un lavoro qualunque per vivere lo trovavi in poco tempo e c’era poca povertà, nello stesso paese a qualche chilometro di distanza, al sud, c’era disoccupazione e lavoro nero. La Germania non è tutta lavoro e fabbriche, esistono zone, intere regioni dove le fabbriche hanno chiuso e sono sacche di povertà e disoccupazione. Poi prendi un treno vai a Berlino e lavori appena ti iscrivi al collocamento. Ma non tutti possono trasferirsi……..

          • Tizio.8020

            Vero: in Germania si è vissuti nel feudalesimo fino al 20° secolo.

          • Gino2

            Perchè a questo punto chi fornirebbe la manodopera sarebbero gli italiani (e gli immigrati) ma direttamente per le grandi multinazionali. Un po’ come adesso ha chiuso il fruttivendolo e si è impiegato come adetto vendita nel reparto frutta della Carrefour. Cioè una volta, quando come dici fornivamo semilavorati, si arricchivano le imprese italiane. Adesso sarebbe la casa automobilistica tedesca direttamente a produrle qui. Cioè si è dovuto prima smantellare il tessuto e rendere impossibile per l’industria italiana di esistere ,perchè sennò se ne sarebbe approfittata lei.

          • Hito

            Stai dicendo più o meno qiello che penso io… ma i semilavorati li comprano ancora all’estero (perchè non hanno convenienza a farseli) solo in paesi tipo la Polonia o la Republica Ceca.

          • Holodoc

            Sì. Quando le cose andavano “bene” in Italia era perché la Lira non valeva una cippa.
            Siamo entrati nell’Euro con tasso di conversione esagerato. Ci siamo ritrovati con una ricchezza privata spropositata che al contrario di quello che ci si poteva aspettare ha creato al principio inflazione (vedi l’esplosione dei prezzi degli immobili nei primi anni 2000) ma poi si è ritorta contro la nostra competitività.
            Forse l’Europa a 2 velocità non è una cattiva idea… meglio prima che accada fare scorta di contanti VIP!

          • Hito

            I miei genitori ed i miei fratelli e sorelle si cono comprati la casa con la liretta che non valeva una cippa… vai a vedere in Gemrania col marcone forte e stabile… la verità è che lo stato diventa forte in modo direttamente proporzionale a quanto il popolo diventa schiavo.

          • Holodoc

            Quante ora di straordinario fa un tedesco? Quante un Italiano? E il salario medio? Certo, le cose stanno peggiorando anche da loro dato che hanno costruito un sistema che soffoca i propri vicini e presto o tardi l’ossigeno mancherà anche a loro, ma saranno gli ultimi a morire dopo aver ucciso tutti gli altri.

          • Tizio.8020

            Concordo con un distinguo: questo era lo scopo dell’intera operazioe “Euro”, a mio parere.
            Eliminare l’Italia come pericoloso concorrente, assorbendo le sue Industrie e le sue conoscenze a costo zero.

        • Mechano

          Ma che favore!
          Andava distrutta l’economia delle migliaia di PMI che asfissiavano i tedeschi che non hanno orrore di se stessi.
          L’Italia era settima potenza economia e quarta per risparmio dei cittadini.
          Ci hanno neutralizzati e ora ci stanno depredando!

      • SanPap

        “Per noi sarebbe da un lato un vantaggio per le opportunità di lavoro ma dall’altro una iattura perché saremmo un paese sottosviluppato in piena regola”.
        Un paese sottosviluppato “certificato” da loro e “accettato” da noi: una etichetta che non ci toglieremo mai più …

        Una ragione di più per pretendere la sovranità.

      • Tizio.8020

        Noi siamo già, un “paee sottosviluppato”.
        Solo che non ce ne vogliamo rendere conto.
        Siamo passati da far parte del G7, a rischiare di far parte degli utlimi.
        E la classe politica al potere è sempre quella che ha creato questo divario…

        • Raf

          Sono d accordo …noi stiamo diventando una nuova Grecia

  • World Libre
  • LICIO

    ABBIAMO UNA CLASSE DIRIGENTE INGUARDABILE CHE PENSA SOLO ED ESCLUSIVAMENTE AI CASI PROPRI…
    IL POPOLO NON ESISTE…ANNICHILITO DALLA INCESSANTE PROPAGANDA DELLE TIVVU’
    TUTTE…NESSUNA ESCLUSA…

  • il gobbo

    Questo articolo è una boccata d’aria fresca piena di ottimismo per il prossimo futuro,ideale per incominciare un’altra giornata di lavoro di buon umore…..ma che te’ possino……

    • Hito

      Massììì… rimbocchiamoci le maniche, finchè la UE non le vieta, assieme alle tasche. 🙂

  • ton1957

    Il punto della situazione fatto dal Dezzani è ottimo, ma da un pò di tempo mi chiedo se la troika in Italia non sia l’unica possibilità possibile……..l’euro tutti lo vogliono, l’europa anche, il sistema liberale con la globalizzazione che si porta dietro è pensiero unico a cui si aggrappano anche i disoccupati ed i pensionati con la minima, tanto pensiero unico che i socialisti/comunisti si tagliano le palle da soli per apparire come quella massa di ultras liberisti che non fà parte di quell’uno per cento che da tale società ne ha tutti i vantaggi (io li chiamo capitalisti morti di fame….ccianno quattro spiccioli e pensano di far parte della categoria dei ricchi/capitalisti….i quali manco se li cacano, al pari di un disoccupato)….i diritti acquisiti (pensioni al doppio degli stipendi) guai a toccarceli agli Italiani, anche se poi son costretti ad usarla per mantenere i figli disoccupati……..il ceto medio è morto tra plausi dei ceti inferiori e superiori, nel completo silenzio e senso di colpa dello stesso ceto medio……..case, imprese, terreni non valgono più nulla…..le PMI rendono, agli imprenditori, tanto quanto rende un posto da geometra in comune (ma ci pagano un pò più di tasse )……..questa è la rappresentazione di un paese di masochisti che ha meno spina dorsale dei bambini che vanno all’asilo…….e na bella troikata sui denti, è cio che si meritano.

  • PietroGE

    Dezzani ha centrato il bersaglio. L’analisi cha fa è molto buona anche se io non credo che i nodi verranno al pettine nel giro di mesi, molto più probabile che succederà dopo
    la scadenza del mandato di Draghi. Ho anche il sospetto che i politici italiani siano favorevoli al commissariamento dell’Italia ma non possono, ovviamente, dirlo. Per evitarlo dovrebbero tagliare la spesa pubblica aumentare le tasse e riformare l’apparato statale al punto che nessuno li voterebbe più. Preferiscono lasciar commissariare l’Italia, piuttosto che suicidarsi politicamente. Aggiungo allo scenario di Dezzani anche la crisi migratoria che è ormai fuori controllo con arrivi record ogni anno e che pesa sempre più sulla finanze pubbliche. Potrebbe funzionare da detonatore per l’esplosione sociale che ha come miscela esplosiva la disoccupazione giovanile, l’esodo continuo di centinaia migliaia di persone qualificate all’estero e il degrado delle città.

    • DesEsseintes

      In Grecia stanno peggio ma il detonatore non si è attivato.
      In Francia nemmeno.
      Ci sono le amministrative in Italia e le legislative in francia. Se non ci sarà un voto di protesta nemmeno lì non so se succederà qualcosa al di là di qualche crisi finanziaria che però sappiamo si risolverà in un malcontento senza costrutto.
      Non è una sentenza la mia ma dal 2007 in USA e dal 2011 in Europa la tanto annunciata esplosione sociale non c’è stata.

      • PietroGE

        Dai una occhiata ai numeri degli sbarchi, passano da record a record e i costi fanno lo stesso. Questi speravano che almeno i costi se li sarebbe assunti l’Europa, invece niente. L’esplosione sociale è programmata ed è già in atto in Francia nelle banlieu che sono ormai fuori controllo dal governo centrale. Uno non si deve sempre aspettare assalti alla Bastiglia o cortei con la ghigliottina davanti, non funziona così. Un terzo dei francesi si è dichiarato fuori dal sistema (il 42% se si sommano i voti della Le Pen e Mélenchon) e il tempo lavora per loro perché un miglioramento della situazione generale non si vede all’orizzonte. Da noi le cose sono cominciate molto dopo ma stanno accelerando.

        • DesEsseintes

          “Accelerando” è una parola grossa

      • gianni

        Magari andrà a finire che lentamente con il passare degli anni saremo sempre più poveri , disoccupati e africani

    • gianni

      Nel commento , concordo

  • redfifer

    Gli uomini veri nel momento del bisogno prendono le armi, i quacquaracquà si perdono in chiacchiere…

    Da che parte state?

    Meglio farli subito i conti, prima di ritrovarsi venduti e traditi.

    • marco schanzer

      ma , in Italia , le vittime degli sfruttatori , ti lincerebbero , per aver osato reagire .

  • johnny rotten

    Quanti luoghi comuni, quante situazioni date per scontate, è bastata una stagione, breve per il metro della storia, in cui le classi subalterne si sono prese una fetta più grossa del pil per far dimenticare, anche alle menti più fini, che per il resto della storia, la parte di gran lunga più grande, non è mai stato così, e per le classi lavoratrici è forse assai più probabile che l’epoca d’oro sia stata duratura quanto un battito di ciglia, già il fenomeno della disoccupazione di massa si è attestato a condizione “normale” e i lavori sottopagati stanno diventando la parte più grande fra i salariati, qualcuno la chiama uberizzazione.
    Nietzsche diceva, parlando del socialismo e del suo sogno di costruire una nuova casa sociale, almeno per il mondo occidentale, e riferendosi al materiale più importante per tale costruzione, cioè l’uomo, dunque diceva che con questo “legno” non è possibile costruire alcuna casa, e ad oggi la qualità di tale materiale primario sembra addirittura anche più scadente, basta andare in giro per una strada di qualsiasi città europea per rendersi conto che le persone sono sempre meno presenti a sè stesse, oltre che a quanto gli capita intorno, e quindi domanderei al Sig. Dezzani, di grazia, chi dovrebbe far cadere l’architettura delunione europea? e poi come si fa a dire, soprattutto dopo la recente giravolta di Trump, a dire che se avesse vinto il FN questa caduta si sarebbe realizzata? Non è possibile ragionare con i se, si rischia di confondere il vorrei col sarà.

    • gianni

      Concordo che non ce speranza ma comunque la gente deve avere da mangiare e da dormire altrimenti veramente esplode il caos

  • PietroGE

    Il solo che abbia detto la cosa giusta negli ultimi mesi è stato Salvini, se ricordo bene a La 7. quando ha detto che l’Italia dovrebbe fare default sul debito detenuto da stranieri. Nessun giornalista ha cercato di approfondire, giustamente dico io, perché queste cose non si discutono in pubblico e forse a Salvini gli è scappato detto. Comunque è l’unica proposta sensata che io abbia sentito e se ci fossero veramente politici interessati alla sopravvivenza economico-finanziaria dell’Italia, dovrebbero dirlo in privato a chi comanda in Europa. Non c’è bisogno di essere economisti o finanzieri, basta dare una occhiata ai numeri del debito e degli interessi da pagare, per capire che questo Paese non può andare avanti così.

    • gianni

      Salvini, uno dei 2-3 politici in tutta Italia che hanno il coraggio di dire la verità

  • marco

    Riguardo le elezioni francesi ho trovato vari link che parlano di frode…ne sapete nulla?
    http://yournewswire.com/marine-le-pen-election-rigged/

  • andrea70ge

    Va specificato che per fuoriuscite dei capitali da Spagna e Italia non si intende solo la fuga di capitali verso conti e depositi del nord ma anche l’acquisto sempre maggiore di strumenti in valute diverse e l’acquisto di fondi lussemburghesi

  • Annibale Mantovan

    Bah…tanto rumore per nulla. Gli italiani finiranno LESSATI (lo sono già) come le rane messe nell’ acqua tiepida…

  • andrea70ge

    Articolo fatto molto bene.La Francia nonostante la sua situazione esplosiva grazie all’asse franco tedesco mantiene uno spread minimo .Diverso il discorso dell’Italia che a torto o a ragione non ha mai avuto la stessa credibilità della Francia o della Spagna .Finche’ c’è Draghi non può capitare molto.Inoltre i tassi restano a zero e non è detto che non si vada verso una giapponizzazione europea dei mercati con un QE europeo infinito.Di certo all’Italia verranno chiesti sacrifici sempre maggiori

  • Irtimood