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Due conti della serva

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.it

Una sera qualunque, a casa d’amici: senza saperlo, sto per accedere ai veri conti dell’economia spicciola, quelli che gli italiani fanno tutti i giorni. In questo caso, i conti dei padroni. Sono conti della serva fatti a spanne, però ci danno il “polso” di come s’è trasformata l’economia della produzione dei comuni beni di consumo, quelli che troverete nelle grandi catene commerciali, nei franchising, negli ipermercati.

Sono le 22,30: arriva, visibilmente stanco, il figlio che ha terminato il turno in fabbrica. Si siede, assaggia una torta, beve un bicchiere di vino. Ha gli occhi fissi su qualcosa di lontano, come quelli di una persona che non riesce a staccarsi da un sogno. O da un incubo.

Domanda banale: come va il lavoro?

Risposta scontata: bene, ho finito il secondo turno, quello dalle 14 alle 22, la prossima settimana farò la notte.

Sgranocchia la torta, sorseggia il vino: non riesce a staccarsi da qualcosa che gli ronza in testa, come un’ipnosi che ancora lo pervade.

Lavora in una fabbrica dove si fanno oggetti abbastanza costosi, di largo consumo: due macchine automatiche le quali necessitano solo d’essere alimentate manualmente.

Ossia, si prende un pezzo, lo si sistema sulla macchina, si preme un pulsante ed una resina calda scende nello stampo: 15 secondi, la resina è solida, si stacca e si ricomincia. Il pezzo finito esce già pronto per la vendita.

Come avrete compreso, mi tengo sul vago per non rendere riconoscibile il bene prodotto o la fabbrica di produzione, ma si tratta di qualcosa che milioni di persone usano quotidianamente.

Quanti pezzi riesci a produrre in un turno? 1.400 circa.

Tre turni, due macchine: 8.400 pezzi il giorno. Ogni tanto, capita un piccolo intoppo (il pezzo non si stacca subito, oppure il pezzo superiore ha un difetto, ecc): scendiamo ad 8.000 per fare cifra tonda.

Quanto costano questi beni?

Sono di ottima qualità – racconta – e, alla vendita, il costo d’acquisto s’aggira sui 140 euro. Mi fa vedere un esemplare: veramente bello e robusto.

I conti sono presto fatti: ipotizzando che i pezzi siano venduti al grossista (od alla grande distribuzione) alla metà del prezzo di vendita (una stima abbastanza realistica), fanno 70 euro x 8000: 560.000 euro il giorno. Sì, avete letto bene: incassano più di mezzo milione di euro il giorno. 15 milioni di euro il mese, perché – ovviamente – la produzione è continua e non ci sono Domeniche, Pasque o Natali che tengano.

Approfondiamo l’analisi, tenendo conto che sono conti della serva: utili, però, per comprendere – a grandi linee – qual è la ripartizione fra capitale e salario.

I pezzi che assemblate, li fate voi?

No, li comprano in un piccolo Paese dell’estremo Oriente: li pagano pochi spiccioli.

Li osservo e non ho difficoltà a crederlo: ben fatti, precisi, Immagino mani di donne o di bambini che cuciono, legano, rivettano…e poi una grande portacontainer che giunge a Porto Vado (praticamente, Savona) dove vomita i suoi container dai quali schizzano fuori migliaia, milioni di pezzi.

Cosa vuoi dire con “pochi spiccioli”? Scuote la testa: “proprio pochi, un’inezia”.

Non riesco a sapere di più: pochi spiccioli vorrà dire 5 o 10 euro? Mettiamo 10, tanto per strafare.

E la resina?

Qui, ne so più io di lui.

La resina che utilizzano è comunissima: deriva – ovviamente – dagli intermedi di reazione i quali, altrettanto chiaramente, si ricavano dal petrolio, mediante processi di cracking e di reforming. Come giocare con il Lego: ho una molecola grande? La rompo in due, od in quattro…poi la unisco ad un pezzo da sei, ci attacco un pezzo da tre e…voilà, la resina è pronta.

Si può venderla solida per comodità di trasporto, oppure mantenuta fluida mediante autobotti riscaldate…dipende dal tipo di produzione e dal tipo di resina.

Il 5% del petrolio che importiamo va all’industria petrolchimica, che si distingue per il bassissimo apporto di manodopera rispetto al capitale investito in tubi, cisterne, refrigeratori, riscaldatori…perché quel gioco del “rompi e incolla” avviene semplicemente tramite temperature, pressioni e catalizzatori. E si producono – veramente a fiumi – gli intermedi, che poi prenderanno la via delle vernici, dei medicinali, delle materie plastiche, ecc.

Tanto per capirci, i medicinali dal costo contenuto – diciamo la fascia da 0 a 20 euro – sono tutti prodotti da intermedi del petrolio. Idem le vernici, e tutto il resto.

Un chilogrammo di resina per pezzo è un costo che è addirittura difficile stimare: più centesimi che euro, tanto per intenderci.

Quindi, per le materie prime, possiamo ipotizzare 12 euro: 10 per il pezzo che è importato, qualche centesimo di resina ed un euro per la confezione.

Veniamo al personale.

Le macchine sono due e lavorano su tre turni: 6 persone. Ovviamente, dobbiamo calcolare anche eventuali rimpiazzi. Facciamo 8? Poi, tre addetti per l’impianto delle resine (uno per turno), qualche meccanico, elettricista, magazziniere, confezionatore, e poi due impiegati, un paio di dirigenti…quanto fa? 25 persone? Ma facciamo 30, dai…ad abundantiam…

30 persone che non ricevono identico salario: per gli operai stimiamo un costo di 3.000 euro il mese ciascuno, e fanno circa 70.000 euro, poi ci sono i dirigenti…100.000 euro in tutto? Ma sì, dai, non lesiniamo. Sono paghe mensili, non dimentichiamo.

Energia: certo, di corrente elettrica, acqua, spazzatura e tutto il resto ne fanno andare…stimiamo 10.000 euro il mese? Proviamo.

Infine, ci sono i costi d’ammortamento del capitale investito, provenienti – di norma – dalle banche.

Qui le ipotesi sono più difficili: ricordo che una macchina che assemblava – da sola, bastava alimentarla con le componenti – le porte blindate, in anni lontani, costava due miliardi di lire. Un impianto per produrre pellet si aggira (secondo le dimensioni) fra il milione ed i 10 milioni di euro.

Con due macchine per l’estrusione della resina, più l’impianto di alimentazione della resina stessa, quadri elettrici, tubature, e poi il magazzino con l’immancabile furgone e l’elevatore per le merci…beh…ritengo che l’investimento sia stato di 5 milioni di euro, forse meno che più.

Le banche cosa chiedono?

Per un investimento di 5.000.000 di euro, restituibile in 5 anni, la rata mensile s’aggira intorno ai 70.000 euro.

Infine, c’è il socio occulto: lo Stato. Quanto saranno le tasse? Qui ci sono le mille alchimie dei bilanci…proviamo con la massima, ovvero il 43%?

Possiamo, a questo punto, scrivere un conto economico che ci darà, a grandi linee, la “fotografia” di una piccola azienda.

INCASSO ANNUO: 204.400.000 euro

SPESE ANNUE:

Materiali (pezzi, resine, energia, ecc): 35.160.000

Spese per il personale (13 mensilità): 1.300.000 euro

Spese finanziarie (banche, mutui, ecc): 840.000 euro

TOTALE SPESE: 37.300.000 euro

AVANZO (al lordo delle tasse): 167.100.000 euro

Tassazione (43%, massima): 71.853.000 euro

GUADAGNO (al netto di spese e tasse): 95.247.000 euro.

Non pretendiamo d’aver definito con precisione la “vita” di quell’azienda, ma d’aver tracciato almeno gli ordini di grandezza all’interno dei quali opera.

Come noterete, non è stata considerata l’IVA, perché l’IVA è una partita di giro, ma non a risultato zero: sarebbe troppo difficile calcolare, per ogni singolo passaggio, il dare/avere dell’IVA. Così come non sono state considerate le tasse d’importazione ed i trasporti. Oppure le agevolazioni che l’azienda incassa dallo Stato per l’assunzione di personale. Ci sono una miriade d’altre variabili, ma sono soltanto un corollario che non muta il quadro generale.

Un dato, però, è chiaro: le retribuzioni – soprattutto quelle degli operai – sono una frazione infinitesima del guadagno netto: circa il 2%. In altre parole, se l’orario di lavoro fosse di 20 ore settimanali (la metà, a parità di salario) per l’azienda i costi per il personale salirebbero soltanto al 4%. Un po’ la vecchia idea di “lavorare meno e lavorare tutti”.

Ma i costi per il personale sono comprimibili, mentre non lo sono la tassazione (che fa la parte del leone), le banche, che sono praticamente un “cartello” ed i costi di produzione, l’energia, le tasse comunali, ecc.

Come si è arrivati a questa situazione?

Il grande colpevole è stato il sindacato: venduto è ancora dire poco. Connivente, partecipativo con il capitale.

Questo ha condotto alla crescita dell’indice di Gini, e dunque alla sperequazione nella ripartizione della ricchezza.

Lo vediamo tutti: per un imprenditore, acquistare un’automobile da 80.000 euro è come, per noi, comprare una bicicletta usata. Se non ci credete, recatevi al porto di Varazze ed osservate. I cantieri navali sfornano a ripetizione yacht – i cosiddetti “ferri da stiro” – di 20-30 metri, con motori di migliaia di Cv. Costo: 2-3 milioni di euro.

Una parte di questi mastodonti viene usata per le tangenti: giri e rigiri di denaro per far impazzire i magistrati che indagano, quando non sono anch’essi conniventi. Oppure sono destinati alla vendita, ma qui avviene un paradosso: si vende più facilmente un colosso del genere (iscritto alla Cayman, ovviamente) che una piccola barca per uso familiare. La classe media è sparita, fagocitata dai grandi capitalisti, mentre la classe operaia vive condizioni al limite della schiavitù.

Del resto, la classe politica – e questo è un leitmotiv che dura dall’Unificazione – preferisce prendere poco a tanti, piuttosto che tanto a pochi.

Se osserviamo come vanno le cose in Germania, notiamo che – grazie alla cogestione – il sistema, seppur parzialmente, si riequilibra, poiché 4-6000 euro l’anno di premio di produzione, oltre al salario, fanno la differenza fra una vita di stenti ed una da cittadini.

Inoltre, la facilità del “far soldi” non stimola a produrre beni innovativi, non incentiva la ricerca: se guadagno tanto fabbricando scarpe, pneumatici o pentole a pressione, perché devo impegnarmi a studiare soluzioni innovative sul fronte energetico o nei trasporti?

La nostra classe politica potrebbe mettere in Costituzione (come fece la Germania) la partecipazione agli utili dell’azienda, ma se ne guarda bene: riceve troppe pressioni (leggi: soldi) per applicarsi in questo campo e nessuno ne parla mai.

Loro, discutono di legge elettorale, perché è il mezzo mediante il quale definiranno gli equilibri interni alle forze politiche per i prossimi decenni: che gliene frega di noi?

Beh, se le cose stanno così…non vado più a metter crocette su delle schede elettorali fasulle, almeno mi risparmio la rottura di scatole. Almeno, all’orizzonte, ci fosse qualche prospettiva, ma così no, non ne vale la pena.

 

Carlo Bertani

Fonte:

Link: http://carlobertani.blogspot.it/2017/06/due-conti-della-serva.html

10.06.2017

Pubblicato da Davide

  • DesEsseintes

    Mi dicevo…guarda Bertani che fa un bell’articolo finalmente…poi arrivo al finale e le gonadi cadono pesantemente infrangendosi sul pavimento in cotto artigianale…
    Hanno ragione “loro”…non c’è più alcun dubbio…

  • Steel Rust

    Non sono più le crocette che possono forse cambiare questo stato di cose, ma i lampioni…

    • Leo Pistone

      Se muniti di corde.

    • formic

      l’addobbo sarà cosa molto gradita

  • alien2012

    Articolo inutile.
    Abbiamo perso!
    Quindi cosa facciamo ?
    La rivoluzione ?
    Sono finiti i tempi dove i politici guardavano al futuro e decidevano. Ho trovato dei filmati dove JFK, inaugurando delle dighe, per portare acqua dal Canada alla California e New Mexico (NAWAPA), diceva (+o -) ‘forse solo i nostri nipoti vedranno i risultati delle nostre decisioni’.
    Lui pensava 40-50 avanti.
    Adesso i politici pensano a .. cioè non pensano proprio, prendono ordini !

    • Tizio8020

      Un cacchio!
      Avesse pensato 40-50 anni avanti, non si sarebbe fatto uccidere come un pollo a casa del suo nemico!

      • alien2012

        La Tua risposta non l’ho proprio capita. Se me la spieghi meglio, Ti ringrazio

      • alien2012

        Ho letto le Tue risposte ad altri post.
        Ho capito che tipo sei.
        Lascia perdere

  • Annibale Mantovan

    Bertani faceva prima a dire per dare l’ idea del bassa incidenza del costo di manodopera che costruire un automobile da 20.000 euro servono 18 ore (diciotto) di manodopera. Poi sono d’ accordo sulla “partecipazione” agli utili dei tedeschi tuttavia penso che la rivoluzione più importante nel mondo del lavoro sia sul fatto che il datore di lavoro opera come SOSTITUTO DI IMPOSTA. Non è possibile che un datore di lavoro trattenga i soldi delle buste paga di INPS – INAIL – IRPEF da versare allo stato. In questo modo l’ operaio viene incastrato. E’ costretto a versare tutto il dovuto, non si rende conto del costo dello stato, va in contrasto col datore di lavoro per i pochi soldi netti ricevuti, da potere ad un sindacato INCOMPETENTE e cialtrone per una lotta sterile contro i “PADRONI”.

    • Truman

      Molto condivisibile, ma se tu lo capisci e il padrone no, la situazione resta difficile da risolvere.

  • Primadellesabbie

    Grazie all’autore per la pazienza di questa ricostruzione, e trovo anche molto utile, senza ironia, riproporre con una certa continuità la riscoperta dell’acqua calda.

    Sì, certo, i sindacati, i giudici, le tangenti, le banche, e molte altre entità, incroci e realtà inesplorati ed inesplorabili del mondo nel quale viviamo, la cui complessità é seconda solo, come grandezza, all’ingenua volgarità che si manifesta e la incrementa ad ogni istante che passa.

    E, sempre a proposito di acqua calda: …ma se noi accettassimo di riempire la nostra vita di significato senza provvederci di quell’oggetto, e di mille altri che riempiono gli scaffali, i container, le autostrade, ci sarebbero meno “ferri da stiro”, ecc. ecc. ecc. ecc….

  • Adriano Pilotto

    Caro Bertani, benvenuto nel mondo capitalista. Ma come mai c’ha impiegato così tanto? La stiamo aspettando da qualche secolo. Ora vada a dormire, si riposi che sarà stanco.

  • TizianoS

    Devo fare un appunto al calcolo delle spese fatto da Bertani, perché mi sembra che egli abbia ignorato i seguenti costi:

    – Costo della vendita dei prodotti
    – Eventuali Royalties
    – Pubblicità e Reclame
    – Spese Generali e Amministrative

    Costi che possono incidere per un 30% fino al 50% del venduto. Ipotizzando anche un solo 30%, ci sarebbero 61.320.000 euro da aggiungere alle spese, portando l’avanzo lordo da 167.100.000 euro a 105.780.000 euro. La tassazione (mantenendo la stessa aliquota del 43%) scenderebbe di conseguenza a 45.485.000 euro.

  • TizianoS

    Devo fare un appunto al calcolo delle spese fatto da Carlo Bertani, perché mi sembra che egli abbia ignorato i seguenti costi:

    – Costo di vendita dei prodotti
    – Eventuali Royalties
    – Pubblicità e Reclame
    – Spese Generali e Amministrative

    Costi che possono incidere dal 30% fino al 50% del venduto. Ipotizzando anche un solo 30%, ci sarebbero 61.320.000 euro da aggiungere alle spese, portando l’avanzo lordo da 167.100.000 euro a 105.780.000 euro. La tassazione (mantenendo la stessa aliquota del 43%) scenderebbe di conseguenza a 45.485.400 euro.

    • Tizio8020

      Calcoli del tutto sballati, i tuoi (mio onomino!) e quelli di Bertani.
      Lui attribuisce un costo dell’oggetto acquistato in China di 10 €, quando al massimo può essere la metà, ma soprattutto pensa che vendano “al grossista” al 50% del prezzo finale!!!!
      Aoh: ma ndo’ vivi????
      Una cosa banale come una lampadina (mica cazzi. una banale lamapadina da auto!) veniva venduta da noi (maagzzino all’ingrosso) ai clienti finali (elettrauto) con il 50% di sconto sul listino.
      In teoria, il cliente finale l’avrebbe pagata al 100% del prezzo di listino, ma spesso l’installatore si beava di fare uno sconto “del 20%”.
      Però, in caso di “promozioni”, il prezzo calava, e di molto….
      Ricordo lo stupore di un milite della GdF quando mi fermò (facevo le consegne) e lesse sulle “Bolle di accompagnamento” che stava controllando il prezzo di listino e lo sconto all’elettrauto.
      Non finiva più di chiedermelo:
      <> risposi io <>
      Lo sguardo era più stupito che incazzato, ma scoprire che un oggetto veniva venduto con uno sconto del 75%, forse non se lo aspettava.
      Normale anche nei cuscinetti: lo socnto “normale” sugli SKF dal grossista era del 55%, a volte con un “+5”.
      Troppo basso il costo di altre cose: una fabbrica come quella ipotizzata ha necessità di minimo tre trsasformatori 15KV/380V di potenza minima 1500 KVA.
      Meglio 4, se lavora in “24/7”.
      Sono 6 MegaWatt impegnati, se te la cavi con 10.000 € al mese, mandami per favore un link al tuo fornitore, giuro che ti do la percentuale!
      Diciamo che li spendi in un giorno, se hai fortuna.
      Secondo me non ce la fai…
      Sballati anche altri valori.
      Faccio dei dati “reali”, di casi vissuti personalmente.
      Dati presi dall’allegato del “Resto del Carlino” del 2007, quindi su fatturati dichiarati nel 2006.
      Tenete presente che le tasse si pagano sull’utile…

      L’azienda dove lavoro io , ha fatturato nel sito della “Casa Madre”, molto grande, 29, qualcosa milioni di € (utile netto: 4,2 milioni).
      Il sito dove lavoro io (24/7, sbarchi di quasi ogni tipo al porto), ha fatturato 15,3 milioni di € (utile netto: 3,9 milioni di €).
      L’azienda subito dopo in classifica (ci ha lavorato mio fratello dal 2002 fino alla chiusura, avvenuta nel 2014), ha fatturato 14,8 milioni di € (utile netto: 37.000 €!!!!!!!!).
      Questa era una produttrice di pastine, merendine etc. , condotta con il metodo dell’ “Affitto di Azienda”, da un grande imprenditore veneto.
      Fra interni ed esterni (dipendenti, facchini, interinali etc.), una sessantina di persone.
      Eppure, povera stella, aveva utili ridicoli, pari a quelli di due dei suoi dipendenti!!!
      Ecco, qui sta il busillis: se il gruppo dove lavoro io, poveri coglioni (nel senso buono: pagano fino all’ultimo centesimo di tasse, infatti stan fallendo!!!), con quasi lom stesso fatturato pagava milioni di tasse, questo come faceva anon pagar nulla???
      Ve lo dico io: lo stesso “Affitto di Azienda”.
      Un metodo molto comodo per far risultare le spese pari ai ricavi, naturalmente la proprietaria delle “mura” cioè dell’Azienda , è una povera coooperativa.
      Che come tale, NON PAGA TASSE.
      Poi, dove finiscano i soldi della cooperativa, dovete dirmelo voi…
      Sicuramente non a me od allo Stato!

    • Tizio8020

      Calcoli del tutto sballati, i tuoi (mio onomino!) e quelli di Bertani.
      Lui
      attribuisce un costo dell’oggetto acquistato in China di 10 €, quando
      al massimo può essere la metà, ma soprattutto pensa che vendano “al
      grossista” al 50% del prezzo finale!!!!
      Aoh: ma ndo’ vivi????
      Una
      cosa banale come una lampadina (mica cazzi. una banale lampadina da
      auto!) veniva venduta da noi (maagzzino all’ingrosso) ai clienti finali
      (elettrauto) con il 50% di sconto sul listino.
      In teoria, il cliente
      finale l’avrebbe pagata al 100% del prezzo di listino, ma spesso
      l’installatore si beava di fare uno sconto “del 20%”.
      Però, in caso di “promozioni”, il prezzo calava, e di molto….
      Ricordo
      lo stupore di un milite della GdF quando mi fermò (facevo le consegne) e
      lesse sulle “Bolle di accompagnamento” che stava controllando il prezzo
      di listino e lo sconto all’elettrauto.
      Non finiva più di chiedermelo: -ma è veramente così?-
      -Ma non sa leggere?- risposi io -è scritto lì sopra!!!-
      Lo
      sguardo era più stupito che incazzato, ma scoprire che un oggetto
      veniva venduto con uno sconto del 75%, forse non se lo aspettava.
      Normale anche nei cuscinetti: lo sconto “normale” sugli SKF dal grossista era del 55%, a volte con un “+5”.

      Troppo basso il costo di altre cose: una fabbrica come quella
      ipotizzata ha necessità di minimo tre trsasformatori 15KV/380V di
      potenza minima 1500 KVA.
      Meglio 4, se lavora in “24/7”.
      Sono 6
      MegaWatt impegnati, se te la cavi con 10.000 € al mese, mandami per
      favore un link al tuo fornitore, giuro che ti do la percentuale!
      Diciamo che li spendi in un giorno, se hai fortuna.
      Secondo me non ce la fai…

      Sballati anche altri valori, specialemnte quello delle Tasse pagate!

      Faccio dei dati “reali”, di casi vissuti personalmente.
      Dati presi dall’allegato del “Resto del Carlino” del 2007, quindi su fatturati dichiarati nel 2006.
      Tenete presente che le tasse si pagano sull’utile…

      L’azienda
      dove lavoro io , ha fatturato nel sito della “Casa Madre”, molto
      grande, 29, qualcosa milioni di € (utile netto: 4,2 milioni).
      Il sito
      dove lavoro io (24/7, sbarchi di quasi ogni tipo al porto), ha
      fatturato 15,3 milioni di € (utile netto: 3,9 milioni di €).
      L’azienda
      subito dopo in classifica (ci ha lavorato mio fratello dal 2002 fino
      alla chiusura, avvenuta nel 2014), ha fatturato 14,8 milioni di € (utile
      netto: 37.000 €!!!!!!!!).
      Questa era una produttrice di pastine,
      merendine etc. , condotta con il metodo dell’ “Affitto di Azienda”, da
      un grande imprenditore veneto.
      Fra interni ed esterni (dipendenti, facchini, interinali etc.), una sessantina di persone.
      Eppure, povera stella, aveva utili ridicoli, pari a quelli di due dei suoi dipendenti!!!
      E pensare che li “beccarono” a lavorare persino durante la chiusura estiva della fabbrica (aveva una commessa da consegnare) !

      Ecco,
      qui sta il busillis: se il gruppo dove lavoro io, poveri coglioni (nel
      senso buono: pagano fino all’ultimo centesimo di tasse, infatti stan
      fallendo!!!), con quasi lo stesso fatturato pagava milioni di tasse,
      questo come faceva a non pagar nulla???
      Ve lo dico io: lo stesso “Affitto di Azienda”.
      Un
      metodo molto comodo per far risultare le spese pari ai ricavi,
      naturalmente la proprietaria delle “mura” cioè dell’Azienda , è una
      povera coooperativa.
      Che come tale, NON PAGA TASSE.
      Poi, dove finiscano i soldi della cooperativa, dovete dirmelo voi…
      Sicuramente non a me od allo Stato!

  • Gianfranco Attanasio

    Art. 46 Cost.: ‘’ Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende. ‘’. Non è MAI stato applicato: primo, perchè la sx voleva TUTTA la gestione per sé attraverso espropri e nazionalizzazioni ( come se avesse poi saputo gestire aziende: tutti i partiti erano e sono in deficit perenne ), secondo perchè i sindacati temevano di trasformarsi in ‘sindacati gialli’, come poi comunque è avvenuto ( vero Sign.ra Camusso ? ), terzo perché la Confindustria ed il padronato ( te li raccomando: che larghezza di vedute, specie nel piccolo padronato … ) hanno fondato proprio su questo ipersfruttamento il ‘miracolo italiano’, comunque poi finito. Hai voglia: quanti comunque…Rammento solo che per auto finita la FIAT asseriva che il costo del lavoro contasse sul prezzo per l’ 8,50%, ma l’IVA per il 22% a crescere: la’cresta’ sono in tanti a farla…

    • Gino2

      Art. 46 Cost . Non è MAI stato applicato: primo, perchè la sx voleva TUTTA la gestione per sé attraverso espropri e nazionalizzazioni

      Non comprendo!
      Primo la sinistra in italia non ha mai governato
      Secondo confondi molto le cose. Nazionalizzare un’aziende significa che in teoria il popolo la controlla tramite la politica!

      COntinuate a confondere (e vedo che la manipolazione storica ci riesce molto ma molto bene) la teorica ideologia comunista con il liberismo!
      La ideologia di sinistra in teoria nazionalizza cioè mette a disposizione del popolo l’azienda e il profitto privato.
      Nazionalizzare la Fiat signifcherebbe per esempio che non c’è un sig Agnelli che is arricchisce e decide, ma il popolo tramite la politica gestisce e gli utili tornano all’azienda, al popolo e ai lavoratori.

      Il liberismo prevede totalmente l’opposto
      PRIVATIZZARE ovvero rendere di qualcuno, uso e consumo, utili e decisioni, in mano a privati.

      Vi hanno riempito la testa di come lo Stato vuole imporre comandare etc
      E non siete mai riusciti a capire che lo Stato significa POPOLO.
      E con queste manipolazioni si è deciso di togliere lo stato, cioè IO;, TU etc dal controllo delle cose.
      Ora è in mano ai privati
      e ancora non riuscite a vederlo!
      Lo trovo oltre ogni limite!

      • Tizio8020

        Quoto quasi tutto tranne una cosa.
        La “sinistra” ha governato per 12 anni su 20 del periodo “Berlusconiano.
        Ti piaccia o no, sia vero o no, “loro” si definivano “sinistra”.

        • Gino2

          Assolutamente. Ma io quella la vedo come qualcosa che ha tradito i valori di sinistra. Parliamoci chiaro il mondo operaio e del lavoro non ha piu rappresentanza. Vorrei dirlo a Bersani quando lo sento dire un cumulo di menzogne per coprire questo semplice FATTO. Aggiungo che nessuna forza politica, compresi i cinque stelle, si propone di rappresentare i lavoratori. E questo mi basta per capire quanto sia inutile il voto e la politica.

  • CarloBertani

    Non capisco alcune critiche. Conosco il capitalismo, anzi, l’imperialismo che oggi è più attuale. Ho militato nella sinistra extraparlamentare dal 1971, sono stato sempre un socialista radicale. Semplicemente, ho voluto “ricostruire” una situazione aziendale come ce ne sono migliaia, per osservare come il flusso di denaro migra costantemente verso l’alto della piramide, perchè è così che si creano le situazioni di grande povertà odierna. Se, invece, siete così bravi e sapete già tutto faccio prima ad andare al mare, nessun problema. Saluti

    • Annibale Mantovan

      E’ il sindacato il PRIMO responsabile di questa situazione. Il sindacato Marxista, coloro che hanno inventato le classi sociali: i poveri ed i ricchi, gli sfruttati e gli sfruttatori, il plusvalore ed il proletariato, i partigiani comunisti ed i padroni fascisti. Tutte fregnacce che hanno ottenuto l’ unico risultato di creare liti infinite, di portare la tassazione alle angherie, di far scappare gli imprenditori, di dividere la società civile! Alla fine siam diventati TUTTI più poveri Bertani, han vinto i padroni, quelli veri! Adesso va al mare.

    • DesEsseintes

      La critica, che ho cancellato, era per il fatto di aver detto che non vale la pena di votare.
      È una sciocchezza e proprio a furia di astensioni ci siamo giocati quel periodo di slot favorevole in cui l’indignazione (forse) poteva contribuire a risvegliare le coscienze.
      Mi pare che con l’elezione di Macron questo slot di opportunità si sia chiuso e bisogna ringraziare prima di tutto quelli che hanno votato per il PD o altri partiti della continuità ma poi anche quelli che si sono astenuti e quelli che con grande intuito politico suggerivano l’astensione.

      La partita non è chiusa, in realtà le partite politiche non si chiudono mai, ma resta solo la speranza che il sistema non regga a causa delle sue (presunte…) contraddizioni interne, la presa di coscienza dei cittadini ce la possiamo scordare almeno per qualche decennio.

    • Pfefferminz

      A me ha fatto piacere leggere il Suo articolo e La ringrazio. Anche la ricostruzione che Lei ha fatto e’ molto interessante e fornisce spunti per capire meglio il mondo in cui viviamo. I denigratori del Suo apporto alla crescita culturale di tutti noi si squalificano da soli.

    • Tizio8020

      Chiedo scusa a nome di tutti.
      Se commentiamo è perchè lo riteniamo utile, viceversa andremmo al mare anche noi!
      E dai… se ci impermalosiamo subito non risolviamo nulla.

    • il gobbo

      Sign. CarloBertani, al di là di quello che è giusto o sbagliato nel suo articolo,
      lei ha dimenticato una cosa importantissima durante la sua stesura: è in Italia,
      articolo destinato a Italiani, sistema Italiano, critiche Italiane, caos italiano, ma
      francamente cosa si aspettava come reazione al suo scritto in un paese dove
      lo sport nazionale è quello di pagare meno tasse possibili e al limite non pagarle
      del tutto, figuriamoci pretendere di fare i conti di bilancio ad imprese, seppure
      per esempio.

  • Wal78

    Mi sembra evidente che Bertani non ha mai visto un bilancio in vita sua. Un’azienda dove il Margine Operativo lordo è pari all’80% del fatturato non è mai esistita (forse solo le attività mafiose). Per quanto riguarda le aziende manifatturiere (e questo è il caso da lui presentato) il costo del lavoro (stipendi e oneri) in media è pari al 20-30% del fatturato (nel nostro caso sarebbe senz’altro sopra i 40 milioni di euro). E’ per questo che si punta a ridurre gli stipendi, perchè li c’è la massa critica facilmente riducibile. Che ignoranza fare analisi su ordini di grandezza totalmente fuori dal reale

    • Antonello S.

      Il fatto che si punti a ridurre gli stipendi non dovrebbe essere la soluzione, anzi…

      • Wal78

        sono d’accordo, ho voluto solo precisare che è su quello che si punta perchè c’è massa critica su cui facile agire

        • Tizio8020

          Fra l’altro un furbone come Ford i soldi li fece “abbassando” il prezzo di vendita delle sue auto, non aumentandolo!
          “Se vendo le auto a 10.000 $, quante ne posso vendere? 5000 pezzi?” si chiese.
          “Se invece le vendessi a 1000 $, anche i miei operai potrebbero permettersele!”:
          E così facendo ne vendette milioni.

    • Tizio8020

      Sicuro???
      Che il TOTALE del “costo del lavoro” sul prezzo finale di un’auto FIAT fosse “meno del 7.5 %” lo dichiarò Marchionne nella famosa intervista di insediamento.
      “Se anche lo portassimo al 9 o 10% , dichiarò, cosa cambierebbe?”

  • Antonello S.

    A prescindere del conto a “spanne” che non tiene conto di una miriade di costi occulti, si può essere anche d’accordo con Bertani, seppur parzialmente.
    Infatti la globalizzazione che ha consentito la compressione salariale e l’acquisizione di materie prime a prezzi molto bassi da Paesi lontani, ha prodotto l’effetto di far scomparire la classe media (o quantomeno ridurla ai minimi termini).
    Infatti gli unici che beneficiano di questa situazione sono i salariati che percepiscono redditi particolarmente elevati (politici, bancari d’alto bordo, responsabili d’azienda, burocrati statali ecc.) ed i grandi imprenditori che, grazie al loro capitale ed alla loro organizzazione d’impresa hanno potuto, se non de-localizzare la produzione, quantomeno aggredire mercati emergenti e non depressi come il nostro.
    Per questo motivo è ingiusto e riduttivo non ricordare come in questa spirale perversa, in questa truffa fortemente voluta e coltivata, troviamo l’operaio disoccupato ma anche il piccolo e medio imprenditore fallito, cioè quello che una volta era definito il fiore all’occhiello del nostro Paese.

  • Miles Davis

    Dove Bertani toppa clamorosamente, è nel quantificare come al 50% il prezzo del manufatto in proporzione al costo dello stesso al dettaglio. Settanta euro per un pezzo di plastica stampato è un sogno di qualcuno che vive fuori da ogni realtà, come costo industriale.
    Il fatto che poi al negozio quell’oggetto costi 140 euro non significa nulla.
    Se dietro a quell’oggetto c’è un brand, state pur certi che chi lo produce lo vende a 15, per poi ritrovarlo a 150 sugli scaffali del supermercato.

    • TizianoS

      Condivido in pieno quanto dici. Nel mio commento precedente ho fatto notare che Bertani aveva omesso di indicare tra i costi quello della distribuzione del prodotto, che può arrivare al 50% del fatturato. Ma devo anche chiarire una cosa: è molto difficile che una fabbrica delle dimensioni di quella del figlio di Bertani (25/30 addetti alla produzione) sia in grado di distribuire essa stessa un prodotto stampato che arriva al consumatore al prezzo di 140 euro.
      Quindi i conti sono sbagliati, sia quello di Bertani che il mio, in quanto molto probabilmente nella fabbrica in questione ci sono solo i costi della manodopera, della materia prima e degli accessori importati a basso prezzo. Perché? Perché quella fabbrica è semplicemente un “terzista”, che se va bene riesce a vendere il pezzo, come giustamente hai detto tu, a 15 euro.
      Chi è allora che lo vende ai negozi al prezzo di 70, come calcola Bertani? Io lo immagino, avendo quasi 80 anni di età e lavorato per 30 in una fabbrica manifatturiera in un settore analogo, come esperto di bilanci e di distribuzione commerciale.
      Certo, i mercanti internazionali fanno il loro millenario mestiere, ma non facciamo confusione. Poi devo dire che anche le conclusioni politiche di Bertani non le ho capite.

    • Tizio8020

      Credo che chi lo produce percepisca ancora meno!

  • PietroGE

    Bertani dimentica uno dei più potenti strumenti di ricatto contro la manodopera che vorrebbe un salario più dignitoso: il trasferimento del centro di produzione all’estero. Oppure l’altro altrettanto efficace : impiego immigrati a due soldi, tanto quel tipo di lavoro alla catena di montaggio lo sanno fare benissimo sia arabi che africani.
    Le responsabilità dei sindacati e della sinistra in questo caso sono state e sono enormi. Loro avrebbero dovuto pensare al lavoratore italiano e basta perché solo del suo benessere sono responsabili, non di quello dell’umanità.

  • Rolmas

    Anche a me sembra evidente che Carlo Bertani non ha mai visto un bilancio in vita sua e non ha la più pallida idea di come si stabilisca un prezzo di vendita (vedi Mile Davis). Il margine che ha determinato lui facendo i conti della serva, come avebbe fatto una serva senza arte né parte, sono semplicemente ridicoli e fuorvianti. Era molto meglio se andava al mare. Avviare una discussione con queste premesse è inutile e deleterio. Le energie vanno usate per scrivere cose su argomenti di cui si è competenti (almeno un po’) e non sprecate per scrivere cose su argomenti di cui non si sa nulla.

    • Truman

      Se avesse visto qualche bilancio forse sarebbe ancora più convinto di ciò che ha scritto. Provo a spiegarmi: c’è un bilancio ufficiale che serve solo per il fisco e analoghe organizzazioni grassatorie. In esso si può trovare arte del contorsionismo, illusionismo, equilibrsmo, ma ben poco delle attività produttive. Solitamente esiste almeno un altro bilancio usato per fare le valutazioni di convenienza. Ma certamente non è pubblico.

  • Rolmas

    Mi scuso con Carlo Bertani per la franchezza

  • Hamelin

    Un articolo pieno di insesattezze sia a livello di numeri che di considerazioni logiche ( manca chi si pappa veramente tutto il guadagno ovvero tutti gli intermediari commerciali che passano tra il prodotto della fabbrica e lo scaffale ) che ne inficiano la validità .
    Ad ogni modo l’autore sappia che i “cattivi” padroni ben presto vi lascieranno a piedi passando totalmente alla finanziarizzione dell’economia ( molti lo hanno già fatto ) . Chi è che si romperà l’anima per produrre qualcosa di reale per ritorni del 5%-6% con rischi di capitale importanti per mille motivi ( in primis l’idrovora dello Stato… altro che tassazione al 43% … ) se con degli investitori qualificati ed un portafoglio diversificato di prodotti finanziari puoi fare almeno il doppio o il triplo . La gente non riesce mai a capire qual’è il problema e punta sempre sul bersaglio sbagliato . Finchè non verrà compreso che il denaro a debito creato dal nulla è la radice di tutti i mali non se ne verrà fuori .
    Il ragionamento che dovrebbe fare quel ragazzo e che dovrebbero fare tutti è abbastanza semplice : ” Perchè mi devo spaccare la schiena tutti i giorni per procurarmi il denaro in una quantità limitata che non mi fa campare , quando un banchiere in tutta tranquillità lo crea dal nulla in base alla sua volontà e bisogno ? ” .
    Finchè la truffa monetaria rimarrà intatta e la gente non si sveglierà e comprenderà come viene fregata la schiavitu’ della popolazione non verrà mai debellata .

  • Garand

    Due conti proprio fatti male. Io ho una piccolissima azienda nata dopo la chiusura dell’azienda di famiglia per fallimento, vivo nel “ricco nord est” e da anni frequento le associazioni di categoria. Quei guadagni che dice il buon Bertani non li ho mai visti neanche nelle migliori aziende, ma non ci si avvicina neanche morti, neanche apple ci si avvicina. Diciamo che un’azienda buona ha ricavi primi delle tasse al 10-15%. il che significa un utile netto tra il 5 ed il 7/8 % sempre che tu sia bravo. La questione non è se la manodopera incide poco o tanto, dipende dal tipo di attività, bisogna guardare da un punto di vista diverso, staccarsi un attimo e controllare la filiera e magari ci si accorge che tra stato e banche si mangiano molto più del 50% del costo di un prodotto. Lì è il vero problema, il prelievo da parte di enti non produttivi che è assolutamente fuori controllo. Come dice Hamelin fra un po’ gli imprenditori spariranno, chi ce lo fa fare di investire capitali a ns. rischio e pericolo per guadagni del 2-3% ( e si perché Bertani dimentica un’altra cosa, quei guadagni sono tali finché restano in azienda, se voglio portarli a casa devo prenderli come dividenti e quindi ritassarli per quasi la metà, oppure me li giro sotto forma di stipendio e ci devo mettere inps inail ecc sempre stessa storia). Per fare un esempio per un’azienda da 1.000.000€ di fatturato devo impegnare c.a 350/400.000€ tra macchinari, affitti, paghe per i dipendenti finchè l’azienda non gira bene a fronte di un presunto guadagno tra stipendio e dividendo di c.a. 50.000€. forse meglio fare l’impiegato a 30.000€/anno senza rischi.

    • Luigi za

      @comedonchisciotte-522a9ae9a99880d39e5daec35375e999:disqus
      ..forse meglio fare l’impiegato a 30.000€/anno senza rischi.

      Togli il forse, il problema é che fra non molto non ci saranno più datori di lavoro.
      Ho contatti con molti piccoli artigiani e quando parliamo di tassazione chiedo sempre loro chi glielo fa fare a continuare a tenere aperta l’impresa (non c’é palesemente convenienza economica).
      La risposta é sempre la stessa: se chiudo che faccio poi? sono ancora troppo giovane per smettere.

      A tal proposito sig. Bersani: nei suoi conteggi non ha calcolato che l’imprenditore la pensione se la deve costruire col suo lavoro. La tolga dal computo dell’utile.

  • Luigi za

    Tassazione (43%, massima):

    Bertani si informi meglio, la tassazione sul lavoro di impresa, ma non solo, quando va bene é del 60% (sessanta).
    Lei avrà fatto i conti della serva ma li ha fatti senza l’oste: lo Stato.
    I (s)Governati giocano sui numeri: 43% é calcolato sul PIL ma é un numero falso se applicato alla realtà del singolo imprenditore.

  • natascia

    Questo approccio , molto caro alla sinistra del 68, se allora era discutibile, oggi è assolutamente fuori luogo, anzi non fa che spianare , se possibile, la via alla incontrastata sovranità bancaria che da questi ritorni di fiamma trae ulteriori vantaggi. Avvallo in toto la condivisione e degli utili e tutte le forme di impresa cooperativa. Forse unico baluardo possibile contro la finanziariazzazione totale in atto.

  • CarloBertani

    Non vi capisco: l’ho chiamato “conti della serva” apposta, per capire che solo di ordini di grandezza si tratta, non di un bilancio. Se fosse un bilancio, ci avrei dovuto mettere anche gli ammortamenti…ma come siete bravi a cercare l’ago nel pagliaio per criticare…di questo passo, rimarrete soli a leggere articoli nei quali vi venderanno l’ennesima guerra all’Iran, no, scusate, Corea…no, la Terza Guerra Mondiale che incombe…e poi sono io che non so cos’è il capitalismo…Credetemi: fin quando il saggio di profitto è positivo, guerre non se ne fanno. Sì, andrò al mare: è più divertente che stare ad ascoltare voi.

    • MarioG

      Cosa c’entra la Corea l’Iran e il resto!

      Qui quelli che hanno esperienza diretta della realtà imprenditoriale dicono che un gudagno di quasi il 50% è pura fantascienza. Ora io ammetto che siate tutti in buona fede, pertanto, fra chi fa il conto della serva e chi invece conta direttamente alla cassa mi fido più dei secondi. Se già sul prezzo di vendita si basa su una stima, e se invece di 70 euro sono 30, cosa succede al conto della serva? Faccia una cosa: si informi per certo dal figlio dei suoi amici e poi rifaccia il conto della serva.

      • Gino2

        forse quello che nessuno di voi sta considerando è che i “conti della serva” sono molto ma molto diversi per un “imprenditore normale” con una fabbrica o azienda e una multinazionale.
        La differenza è evidente: la “potenza di fuoco”.
        Se produco gadget di plastica in una fabbrica, in Italia da imprenditore itaiano allora certo il mio guadagno non puo mai essere il 50%. Ma una multinazionale che ha una potenza di fuoco mille volte (mille e anche piu) superiore, abbassa i costi comprando molto piu materiale, puo produrre molto di piu, comprando molti piu macchinari e pu efficienti, puo vendere di piu essendo presente su migliaia di punti vendita.

        Infatti a causa di tutto ciò è morto il mercato interno!
        Nessuna fabbrica “normale” a dimensione umana/familiare o poco piu può competere con colossi spaventosi che possono permettersi ad esempio alcuni settori in perdita, pur di rubare il mercato agli altri, avendone altri che spingono come i matti,

        Esempio facile McDonald.
        McDonald può permettersi migliaia di negozi dove vendono un panino all’anno (magari sperduti in posti desolati) perchè ha migliaia di negozi che fatturano come idrovore, compensando.

        Chi produce scarpe in Veneto non guadagna il 50%, la Nike, probabilmente molto di piu!

        ps: senza considerare che la multinazionale paga le tasse dove vuole, magari ha incentivi per “attirare investimenti esteri” in alcuni paesi, l’imprenditore locale paga e zitto!

    • Antonello S.

      Bertani, io la comprendo.
      Il cuore del suo articolo era nella parte finale, mentre il lungo preambolo in cui lei si è impantanato, mancandole le competenze (ma d’altronde era nelle premesse che si trattava di un conto della serva) doveva solo far comprendere che la grande industria, in ogni modo, ha tratto enorme vantaggio da questa crisi perchè, a differenza di una gran parte delle pmi, ha potuto utilizzare tutti gli strumenti che gli sono stati concessi per accrescere i suoi guadagni a scapito dei salariati minori.
      Addirittura è lampante il caso di FCA che ha trasferito la sede legale fuori dal nostro Paese per una mera questione fiscale, senza che nessuno del governo abbia emesso un fiato.
      Un nostro difetto (mi ci tiro dentro anche io) è che troppo spesso ci soffermiamo a guardare il dito piuttosto che la luna, come avviene sempre in politica.

    • Rolmas

      Non se la prenda Mr. Sui conti della serva si è mosso come un elefante nella stanza degli specchi. Tutto qui. Certi discorsi sono un po’ datati, andavano bene negli anni settanta, quando le università erano piene di ragazzi che parlavano di economia senza capirne nulla. Urlavano coi megafoni e distribuivano ciclostilati deliranti, se li ricorda?
      Poi quella stessa gente, che l’economia non l’ha mai imparata, ce la ritroviamo al potere, a prendere decisioni su argomenti che non conoscono e non conosceranno mai (vedi Gentiloni). Risentire quei discorsi, o almeno il tono di quei discorsi, ha infastidito molti di noi. Ed ha infastidito anche gli imprenditori che sanno cosa vuol dire dannarsi l’anima per avere qualcosa nella vita. Io non mi metto a scrivere di chimica, né di biologia, sono argomenti che non conosco. Invece tutti pensano di poter parlare di economia e di equilibrio d’impresa, senza saperne nulla. Chissà perché. Se tutti fossimo un po’ più umili, le cose andrebbero meglio. Leggo spesso i suoi post, con grande piacere. Ma questo non l’ho gradito (e non sono l’unico) perché traeva conclusioni sulla base di presupposti completamente campati per aria. Con questo metodo possiamo dire tutto e il contrario di tutto.

  • Ronte

    A un certo punto sembrava che la nota si avviasse verso la strada di Marx. Invece un nulla di fatto, ovvero rinuncia: ohibò…E anche quel ronzio in testa del lavoratore che arriva a casa stanco sarebbe bene prendesse forma e si avvicinasse al riconoscimento del grande pensatore di Treviri.
    Caro scrivente, perchè quell’orizzonte e quella prospettiva non si traducono nella consapevolezza che soltanto un fronte di lotta e di classe possono cambiare veramente le cose? E magari un giorno i conti della serva potrebbero anche prendere la giusta direzione.

  • vocenellanotte

    Scusate se intervengo pure io per confermare che quello che un imprenditore riesce a mettere nel suo portafoglio non supera l’1-2% del fatturato lordo, quando va bene e …. quando riesce a partire con l’impresa.
    Il più delle volte l’impresa finanzia lo Stato in perdita, aspettando che cambi qualcosa.
    Il sistema italiano è strutturato per impedire qualsiasi sviluppo di idee e di impresa a meno che tu non appartenga alle solite cupole politiche, mafiose, imprenditoriali, finanziarie, bancarie, ecc. Se sei uno qualsiasi con un’idea, se lotti puoi morire di fame, molto prima vieni schiacciato come uno scarafaggio.

  • marcobaldi

    Guardi. Bertani.
    Perché scrivere un articolo basandosi su dati inventati? Così a occhio?? Ma come si fa!?

    Il fatto che i salari stiano calando in rapporto alla produttività è un fatto conclamato che va avanti da tempo. Ed è la vera causa della odierna crisi.

    E poco o nulla c’entra la partecipazione agli utili aziendali della forza lavoro.

    In Germania. Infatti l’ indice di Gini e’ crollato come è più che altrove. Anzi. Credo sia quello precipitato di piu’ (con quello della Svezia) negli ultimi 20 anni NEL MONDO.

    Il motivo è molto semplice.
    La deregolamentazione del commercio e il superamento dei confini per mezzo della LIBERA mobilità dei fattori (capitali, merci, persone).

    Spiegata semplice.
    Oggi c’è una possibilità data ai “padroni” che una volta non c’era. O meglio. C’era molto meno.
    Si può permettere di dire ai suoi lavoratori:
    “non ti sta bene? Vado a produrre dove spendo meno” ;
    “O mangi sta minestra o salti dalla finestra!”.

    MOLTO SEMPLICE. ELEMENTARE.

    Altro che “virtuosi” crucchi!!

  • gor

    ma se è cosi facile caro bertani
    quando inizi a fare l’imprenditore?

  • gor

    bertani prova a leggere “volevo solo vendere la pizza” di Luigi furini
    uno che non imprenditore ma giornalista faceva i conti in tasca al pizzaiolo
    e pensava che era facile….