FONTE: ILPOST.IT
Perché hanno ragione – alla fine della fiera – e il minimo che si possa fare è rispettarli, scrive una volta per tutte il New York Time
La scorsa settimana Kentucky Fried Chicken, il più famoso fast food di pollo al mondo, ha sperimentato la vendita di alette di pollo e nuggets fatti di “carne impossibile”, di origine vegetale ma con ha un sapore molto simile all’originale: sono stati venduti tutti in cinque ore. Burger King ha fatto anche di più e prossimamente venderà in tutti gli Stati Uniti, anche se per un periodo limitato, gli Impossible Whopper, hamburger a base vegetale che ricordano moltissimo il sapore e la consistenza della carne di manzo grigliata. Nel frattempo, anche in Italia, i prodotti a base vegetale sostitutivi dei latticini si vendono sempre più, dallo yogurt di soia al latte di riso. La scelta è legata a motivi salutistici e ambientalisti, spesso non diversi da quelli che hanno spinto alcune persone a eliminare del tutto i prodotti di origine animale dalla loro dieta. E allora perché, se le loro idee sono così condivise, i vegani sono così malvisti e derisi?
Se l’è chiesto il giornalista Farhad Manjoo sul New York Times, invitando a smetterla una buona volta di prendere in giro i vegani. «Non sono un vegano. Sono a malapena e con scarso successo un vegetariano/pescatariano [cioè chi mangia pesce, n.d.r.]. Cerco di evitare la carne ma per ragioni di convenienza e imbarazzante edonismo la mangio ancora qualche volta ogni mese, soprattutto pesce. Il mio obiettivo non è cambiare il modo in cui mangi, bevi, ti vesti o ragioni sull’eticità di mangiare il pollo fritto. Da onnivoro e da persona che si preoccupa per il futuro del pianeta, ti
I vegani, spiega Manjoo, sono in grado di dimostrare facilmente la ragionevolezza delle loro posizioni, ma nonostante questo sono malvisti e derisi universalmente. «Invece abbiamo bisogno di più voci vegane, perché stanno senza dubbio dalla giusta parte della storia in tutte le grandi questioni: la crudeltà criminale degli allevamenti industriali; la capacità di essere senzienti e di provare emozioni degli animali; i costi ambientali della carne e come l’aumento globale del suo consumo non sia sostenibile. Loro sono l’avanguardia. Gli studiosi del clima dicono che se mai riusciremo a sopravvivere al riscaldamento globale, le persone dovranno consumare meno animali di ora. Dovremo diventare tutti un po’ più vegani, quindi è meglio iniziare ad accoglierli anziché continuare a deriderli».
Nonostante questo, l’antipatia e la diffidenza verso i vegani è ancora molto radicata e diffusa nei film, nelle serie tv e sui giornali. Secondo una ricerca condotta negli Stati Uniti nel 2015, i vegani erano considerati peggio degli atei e degli immigrati, ed erano tollerati solo un po’ più degli immigrati. I più malvisti erano soprattutto vegani e vegetariani maschi che lo facevano per il benessere degli animali (e non per esempio per salutismo), in particolare da gruppi e persone di destra. Questo perché, sempre secondo la ricerca, le loro scelte erano considerate una minaccia ai valori, alla società e all’economia della maggioranza onnivora. Ci sono molte altre teorie sul perché i vegani siano così malvisti: secondo Manjoo si tratta sostanzialmente di «senso di colpa e dissonanza cognitiva. Molti onnivori capiscono quanto la carne gravi sul pianeta, ed è evidente anche la contraddizione tra chi ama gli animali in modo astratto ma poi li divora una volta arrivati sul piatto. Tutto questo mette le persone sulla difensiva: quando spunta un vegano, la sua presenza sembra quasi un affronto. A un onnivoro un vegano apparirà sempre come un vegano fanatico».
È vero che alcuni vegani hanno un atteggiamento intransigente e sprezzante verso chi non lo è, ma non è comune a tutti e ci sono fanatici da tutte le parti: anzi, spesso i vegani sono attaccati gratuitamente solo perché dicono di esserlo e non manca mai l’onnivoro che commenta un loro piatto dicendo che con la carne sarebbe meglio (o chi pubblica online foto di grandi grigliate decidendo di dedicarle ai vegani). Di conseguenza molti vegani restano in silenzio e non si espongono. Spesso anche le aziende che vendono prodotti vegani rivolti agli onnivori evitano accuratamente di etichettarli come tali: una ricerca ha scoperto che su 21 parole usate per descrivere cibo e bevande, “vegano” era considerata la meno attraente.
Secondo Manjoo non ci facciamo abbastanza remore a mangiare gli animali, mentre dovremmo renderci almeno conto che quella deliziosa e fumante costoletta ha un prezzo molto alto. Per questo, se non vogliamo smettere di mangiarla, «smettiamola almeno di umiliare le persone che stanno cercando di illuminare una strada per un futuro più vivibile. I vegani hanno ragione. I vegani hanno sempre avuto ragione. Il minimo che si può fare è mostrare loro rispetto e gratitudine, perché è questo che meritano».
Fonte: www.ilpost.it
Link: https://www.ilpost.it/2019/09/03/bisogna-smetterla-prendere-in-giro-vegani/
3.09.2019
Pandroid 20 settembre 2019
Non premetto la mia alimentazione proprio perchè contraria alla logica di quello che voglio scrivere.
Punto primo: la categorizzazione dell'individuo in base all'alimentazione è sbagliata a priori secondo la mia opinione, prova ne è che essa viene condotta sempre da un solo lato. Non mangi carne e prodotti animali? Vegano. Non mangi carne? Vegetariano. Non mangi tuberi? Sei semplicemente un non mangiatore di tuberi. Questo dovrebbe far riflettere sull'utilizzo della questione.
Punto secondo: la leggenda che i vegani siano aggressivi è a mio avviso una leggenda. Certo, ci saranno le eccezioni come a tutto, ma nella mia esperienza (lavoro nella ristorazione da quasi un decennio) le aggressioni sono sempre state condotte al contrario. I motivi? Facile immaginarli, per lo più dovuti a condizionamenti sociali che vogliono l'uomo che non mangia carne come una checca, e la donna come una radical chic (altro termine coniato per classificare e dividere). Non credo ci siano riflessi incondizionati dovuti ad un senso di colpa latente, anche se non ho tempo di approfondire ulteriormente questo aspetto.
Punto terzo: la dieta vegana fa bene? Fa male? Non lo so, i pareri sono come in ogni ambito discordanti, quindi penso debba essere lasciata la libertà all'individuo di scegliere la propria alimentazione. Esistono inoltre controlli di routine per monitorare il proprio stato di salute, non sono vietati. Ad ogni modo trovo sempre ironiche conversazioni (frequentissime) del tipo: "Ah sei vegano? Ma ti riesce fare le cose, hai controllato se ti mancano vitamine? Bla bla?". L'ironia del porre questa domanda da un solo lato, senza nemmeno notare il contrasto con un'alimentazione industriale e grassa, mi pare evidente.
Punto quarto: c'è una strumentalizzazione della dieta vegana? Certo che si, le multinazionali appena hanno fiutato il cambiamento si sono prodigate nel fornire ogni tipo di alternativa, sempre nell'ottica immortale del neoliberismo. Questo porta ad ulteriori conflitti, visto che le salsicce vegane infastidiscono più di un bello sformato di patate, o una zuppa alla frantoiana.
Conclusioni? Mangiare prodotti industriali fa male, mangiare prodotti industriali di carne e pesce (vista la loro produzione) credo faccia più male, a parità di schifezze utilizzate. La questione, forse, al di là del maltrattamento degli animali, e della sensibilità dell'individuo in merito al nutrirsi di un animale (per favore non citatemi l'insalata), è da ricercare nella questione ambientale. E' abbastanza evidente come l'industria della carne e del pesce, per fornire prodotti a tutti, distrugga l'ecosistema e inquini forse più di ogni altra cosa quindi in linea di principio apprezzo chi riduce il consumo di tali prodotti.
Non serve a niente? Solito discorso, se aspettiamo che qualcuno si muova per noi stiamo freschi.
La sovrappopolazione è un'altra questione, ovvio che se fossimo duecentomila in totale la questione ambientale nemmeno si porrebbe. Ma 200.000 non siamo, quindi il problema si deve porre. Poi, se uno vuole proporre metodi validi per evitare eccessivi picchi di crescita delle popolazioni, possiamo senz'altro discuterne.
Per quanto mi riguarda basta vedere il mondo in cui vivo per non pensare a mettere al mondo qualche povera creatura.