ALLA RICERCA DELLO SPIRITO DEL TEMPO: UN'INCHIESTA SUL LAVORO NELL'ITALIA DI OGGI

Un lavoro d'inchiesta che tenta, attraverso alcune semplici interviste, di dare uno spaccato della nostra complessa società tra lavoro, vita e aspirazioni delle persone comuni - PARTE PRIMA

ALLA RICERCA DELLO SPIRITO DEL TEMPO: UN'INCHIESTA SUL LAVORO NELL'ITALIA DI OGGI

Di Marika Martina, Luca V., Federico Degg, Konrad Nobile e Adam Bark per ComeDonChisciotte.org

L'Italia è un paese in continua evoluzione, in cui il cambiamento si fa sempre più evidente nel corso degli anni. Ma come è cambiata davvero l'Italia negli ultimi decenni? Stiamo meglio o peggio rispetto al passato?

Per rispondere a queste domande, abbiamo intervistato persone di diverse età e con percorsi lavorativi differenti, per comprendere le varie prospettive e opinioni su come il nostro Paese si sia trasformato nel tempo.

Sfogliando le pagine di questa inchiesta, cercheremo di fare luce sull'opinione della gente vera, non quella delle spunte blu di Instagram, non quella della cronaca rosa dei quotidiani né quella che vive di retweet di X, bensì quella che lavora per vivere, quella di cui si parla solo con percentuali, quella che naviga pensando ad arrivare a fine giornata.

Chi siamo? Un gruppo di ragazzi che crede fermamente nell'importanza della parola e del dialogo. Siamo spinti dalla speranza in una società con altri valori, i valori della vita, con altri sogni rispetto a quelli di una macchina costosa, di un avanzamento di carriera, di una vacanza ai tropici.

Scriviamo per ComeDonChisciotte per conoscere, informare e scovare quanti altri vedono il mondo cadere a pezzi, ma si buttano a capofitto nella fine.

In questa prima parte delle nostre interviste (la seconda uscirà tra non molto in una prossima pubblicazione), ci troviamo a fare i conti con le risposte di un pugno di ragazzi e ragazze tra i 20 e i 35 anni (Florjan, Ester, Alessia, Raul e Ivana): quella parte di società che erroneamente viene ritenuta “i giovani del domani”.

Noi pensiamo siano più gli uomini e le donne dell’oggi, quelli che, come i nostri intervistati, lavorano, lavorano per mantenersi agli studi, lavorano seguendo le loro passioni.

Come dice Florjan (31 anni, violinista professionista) “La critica che muovo è sicuramente che il tempo investito non è proporzionato al guadagno. In altri tempi la musica classica in un Paese dell’opera lirica come l’Italia veniva molto più apprezzata, anche se si parla delle paghe dei violinisti di fila.”

Sono ragazzi che ci rispondono ma anche che si interrogano sul loro oggi e sull’oggi dei loro coetanei del passato, giudicando così le attuali prospettive lavorative e le condizioni lavorative ormai perdute.

Ci dice Alessia (studentessa e lavoratrice di 20 anni) che “ [le condizioni sono] peggiorate in tutti gli aspetti possibili, a livello sia di offerte che di condizioni sul lavoro” mentre Ivana (23 anni, studentessa) vede il mondo in una luce diametralmente differente affermando che le condizioni di vita e lavoro “Oggi sono decisamente migliori rispetto al passato”. Una risposta più articolata ce l’ha data Raul (docente di 29 anni): “Considerando che mio padre lavorando come camionista in quindici anni ha costruito una villa con giardino portando a casa più di tremila euro al mese e oggi io dovrei fare un mutuo di trent’anni per un appartamento, penso proprio che le possibilità per tutti siano diminuite. Contando anche che mia madre non lavorava ma si occupava di noi tre fratelli, mentre oggi la mia ragazza lavora. Siamo fortunati perché rispetto a molti altri almeno abbiamo entrambi uno stipendio e molto tempo libero. Tuttavia, siamo entrambi precari, quindi le banche neanche ce lo darebbero un mutuo…”.

Come si trovano i nostri intervistati sul posto di lavoro? Riescono a lavorare per vivere o si stanno domandando se forse, in questo oggi, si vive per lavorare? Le loro risposte sono variegate, come variegate appaiono le nostre città, in un mare di proposte e possibilità che, talvolta, proprio a causa del loro immenso numero, ci rendono prigionieri di un loop fatto di continue scelte, senza darci la pace necessaria per farci rendere conto che scegliere ogni dettaglio della vita è l’antitesi della vita stessa.

Florjan (31 anni), nonostante lo scarso guadagno derivato dal suo lavoro di musicista, si tiene ben stretta la sua passione per la musica classica, non rinunciando all’idea che si possa fare della propria passione il proprio lavoro:

Io ho scelto la musica classica perché mi riempie di passione suonarla, molto di più della musica pop che va di questi tempi. Il lavoro di musicista oggi non è facile, ci vuole tanto investimento. Però dona grandi passioni. Non lavoro per vivere ma vivo per lavorare, faccio il più possibile e non mi sento appesantito.

Anche per Ester (30 anni, libera professionista), sebbene più pragmatica, vale lo stesso e, per il momento, è in grado di dare il giusto spazio anche alle sue passioni senza perdere di vista il fatto che è sempre necessario fare un po’ di sacrificio per raggiungere i propri obiettivi: “La libera professione consente la libertà di giocarsi più carte e potersi muovere liberamente nel mondo del lavoro. Penso che il mio percorso lavorativo si stia muovendo in armonia con quello che sento di voler fare, o meglio, è una ricerca continua in viaggio verso una direzione a me sempre più affine”. E continua: “come tutti i percorsi, non sempre è facile, i sentieri per raggiungere una meta possono essere un po’ più travagliati e faticosi in certi momenti, nebbiosi in altri, e soleggiati in altri ancora.. e molto dipende dal singolo. Per quanto riguarda le scelte, cosa dire.. sicuramente si deve fare i conti con la realtà, quindi non tutto dipende da noi, d’altro canto occorre anche crearsi le occasioni e prendere le redini del proprio cammino senza lasciarle in totale balia dell’esterno”.

Anche per Ivana (23 anni) il sacrificio sul lavoro è una possibilità, ma non se diventa sfruttamento: “Sacrifici sì (ad esempio risparmiare, rinunciare a viaggi), essere sfruttata nel lavoro no (per esempio sottopagata o svolgere mansioni non previste dal contratto).” E lo stesso vale per Ester (30 anni) che ritiene fondamentale il giusto riconoscimento del lavoro svolto “Non sono mai stata una persona avara e ho avuto difficoltà a far capire, anche a me stessa, il valore del mio lavoro. Con l’esperienza si impara a riconoscere questo valore, e penso sia importante che il lavoro fatto venga riconosciuto e ripagato.

Sul luogo di lavoro le cose si fanno più complesse e Alessia (20 anni) dice: “Fai conto che prima avevo sempre lavorato con mia mamma in un modo o nell’altro; quindi, il clima era comunque abbastanza familiare. Nell'impiego precedente si era creato un clima bellissimo, eravamo una squadra ed anche un po’ una piccola famiglia. Ora mi trovo in una nuova realtà: in questo nuovo il clima è un po’ diverso, ci sono delle persone che approfittano della loro posizione e che non sanno cosa vuol dire venirti incontro.” E le passioni? Il tempo libero? Alessia è una ragazza che si da da fare, anche rinunciando ad un’estate senza pensieri come quella di tanti giovani della sua età: “questo tipo di impieghi li scelgo nel periodo estivo proprio perché è un momento in cui posso “concedermi” di mandare tutti e tutto a quel paese per pensare solo a lavorare, a farmi un po’ di soldi. Lavorando 60/65 ore settimanali, il tempo per fare altro oltre a dormire e riposare un attimo le gambe è veramente poco, vedere gli amici è fuori discussione”.

Raul (29 anni) è più categorico e sul posto di lavoro dice di non sentirsi sereno e questo perché “c’è tanta competizione tra colleghi, soprattutto per apparire nei confronti del dirigente e della comunità del paese. Da quando faccio questo mestiere, negli istituti in cui sono stato ho sempre ritrovato lo stesso clima, pare sia una costante nel mondo della scuola, soprattutto tra colleghe donne.

Fortunatamente il lavoro che svolge gli permette di avere molto tempo libero da dedicare a passioni, fidanzata e famiglia tanto da affermare che “Se potessi scegliere senza necessità fondamentali da tenere in considerazione, sceglierei comunque questo lavoro perchè lo faccio con passione.

Alessia (20 anni) ci parla anche dei suoi sogni, del desiderio di avere una famiglia, mettendo in luce il fatto che ciò sia al primo posto: “ Faccio parte di quel tipo di persone che ama l’idea di avere figli, anche in età giovane, e che sarebbe pronta a sacrificare la propria carriera per averne. L’idea di creare una famiglia va al di sopra di qualunque gratificazione che mi potrebbe dare un lavoro. Per quanto possa capire che per alcune persone è veramente importante, non è la stessa cosa per me”. Ed è lo stesso per Raul (29 anni): “Penso che sia stata la mia educazione familiare e sportiva ad avermi insegnato il senso del sacrificio: sono disposto a mettere da parte le mie ambizioni di vita lavorativa per la famiglia che spero di avere.” Per Ivana (23 anni) invece è esattamente l’opposto: “Assolutamente no. Fare famiglia non è in cima alle mie priorità”.

Entriamo nel vivo del lavoro: lo stipendio medio basta per condurre una vita dignitosa? Che sia il lavoro della vita e della realizzazione delle proprie passioni o un lavoro temporaneo, i nostri intervistati riescono ad arrivare a fine mese senza farsi troppi conti in tasca? Florjan (31 anni) nel difficile campo della musica ci dice:

“Beh, bisogna sopravvivere in qualche modo. Ogni bravo musicista potrebbe vivere in uno stato economico decente bisogna dire che però agli inizi devi accontentarti. Per iniziare a guadagnare devi prima farti un’immagine grazie alla quale poi avrai il lavoro necessario per sopravvivere ma in tanti casi non è niente di eclatante.”

Per quanto riguarda la formazione universitaria, sono interessanti le parole di Ester (30 anni), secondo la quale il mondo del lavoro e dell’università sono realtà agli antipodi: “Probabilmente la situazione cambia a seconda della tipologia dell'impiego ma, per quanto ho potuto finora osservare, il mondo dello studio (in particolare mi riferisco alla sfera universitaria) e il mondo del lavoro sembrano spesso due mondi distinti. Ora non so come - e se - la formazione stia cambiando, ma potrei dire che l’istruzione manca talvolta di quella concretezza che serve per vivere nel mondo del lavoro. Certamente poi l’esperienza arricchisce, ma sarebbe utile una maggiore integrazione tra il mondo “ideale” dello studio e il mondo “reale” del lavoro”. I veri segreti del mestiere rimangono evidentemente appannaggio del lavoro vero e proprio, rimanendo fuori dalle aule accademiche anche di quelle facoltà che si presentano come tecniche e iper specializzanti: alla fine il lavoro lo impari facendo.

Alessia (20 anni) esce invece dalle competenze tanto decantate oggi per parlare di una conoscenza scolastica che esiste come valore sociale: "L’istruzione a mio avviso è la formazione pratico/teorica che la scuola dovrebbe fornire, in modo da creare persone abili non solo nel pratico quotidiano, ma anche dotate di conoscenze che vanno oltre all’uso effettivo di ogni giorno. Il fine ultimo dovrebbe essere insegnare cose utili, ma anche rendere le persone consapevoli, consapevoli del proprio essere, ma anche di ciò che li circonda.

Chi non si è ancora scontrato con il mondo del lavoro, invece, è Ivana (23 anni) che le speranze sulla sua formazione ce le ha ancora: “avendo frequentato prima dell’università un istituto tecnico (a indirizzo turistico) ho studiato materie pratiche quali economia e diritto; dal punto di vista delle lingue straniere invece ho delle lacune in letteratura che probabilmente uno studente di liceo non possiede. Per quanto riguarda la lingua in sé credo di avere buone basi in circa tre lingue che permettono di gestire una situazione quotidiana o una conversazione all’estero”. Tanto che si aspetta di poter trovare un buon lavoro nell’arco di 4 o 5 anni dalla fine dell’università.

Raul (29 anni), insegnante precario con contratto da settembre a giugno, in modo risoluto, dopo 4 anni di lavoro afferma che non ritiene utile la sua formazione universitaria perché “pur essendo laureato in scienze motorie, insegno da 4 anni e mai nessuno mi ha nè insegnato nè valutato la preparazione ai fini didattici: sapere qualcosa e saperlo insegnare non è la stessa cosa. Non la ritengo nemmeno di grande utilità perché le cose che uso per insegnare la mia materia le ho imparate coltivando le mie passioni sportive e non traendole dai libri di testo universitari”.

Approdando alla spinosa questione delle retribuzioni Ester, da libera professionista, ci narra che si trova a fare i conti con una pressione fiscale non indifferente, che si fa sentire anche in termini burocratici, anche se attualmente rivela di essere soddisfatta delle proprie entrate: “Purtroppo devo constatare che, e così penso in tutte le attività lavorative, la burocrazia sta acquisendo sempre più terreno! E mi vien da dire che, eccezion fatta per i lavori che già di per sé sono lavori burocratici, toglie l’anima alla professione, inaridisce la bellezza delle singole realtà professionali.

Raul (29 anni), che cominciò a lavorare a ben 15 anni come barista, fa un’analisi pensando anche a prospettive future: "la mia retribuzione è onesta ma penso anche che sia adeguata alla vita che conduco in questo momento con la mia ragazza che peraltro fa il mio stesso lavoro. Forse per comprare casa e avere una famiglia, con gli attuali costi di mutuo o affitto e spese siamo un po’ al limite”. Per ora non si sente con l’acqua alla gola e pur affermando che il costo della vita è aumentato si sente fortunato “perchè per la vita che conduco i soldi che mi trovavo e mi trovo ad avere a fine mese, mi sono sempre bastati; anche in relazione alle esigenze mutate nel corso degli anni da quando avevo 15 anni”.

Per Alessia (20 anni), che lavora d’estate da quando ha 16 anni per pagarsi il necessario negli altri mesi dell’anno (tra cui l’università), nonostante i sacrifici non vive per i soldi: “I soldi sono importanti, vitali per certi aspetti, ma non sono tutto nella vita. Come riusciresti a comprarti le cose da mangiare o a far fronte alle necessità che ognuno di noi ha? Nella mia vita i soldi servono per le spese universitarie e di vita, ma onestamente ne sto utilizzando tanti anche in maniera che alcuni potrebbero definire come poco “prudente”. Onestamente, non ho problemi a concedermi capricci ed esperienze come concerti o viaggi, anche se forse dovrei pensare un po’ a risparmiare. Attualmente non ho problemi a “rischiarmela” un po’ se c'è qualcosa che voglio sul serio, non perché possa “appoggiarmi su qualcuno”, ma più che altro sono pronta a rinunciare a qualcos’altro piuttosto che prendere la cosa che davvero voglio ora. Diciamo che, alla fine della fiera, non voglio essere la più ricca del.. cimitero. Anche se il costo della vita è aumentato moltissimo ed è sempre più evidente, di giorno in giorno, che la paga è rimasta la stessa”. Nonostante tutto “se dovessi pensare a dove vorrei vivere non mi verrebbe in mente niente di migliore. Sceglierei comunque l’Italia.

Considerando l’età pensionistica, sempre la nostra Alessia: “Ritengo che nonostante la vita delle persone si sia allungata, il corpo risente comunque dell’età. Un uomo di 60 anni non è la stessa cosa di uno di 30 e credo sia innegabile”. Dei distinguo vengono fatti da Ivana (23 anni): “Ora siamo veramente al limite, penso che comunque ci siano lavori che permettono all’anziano di lavorare ancora. Per esempio, c’è chi a 72 anni lavora ancora come professore, ma a quell’età sarebbe impensabile fare il postino. Quindi dipende, ma sono più verso il no”; mentre sul rapporto col denaro si rivela più dura di Alessia affermando che “onestamente, senza soldi di questi tempi non vai da nessuna parte. Non fanno la felicità però risolvono parecchi problemi. Banalmente, mi piacerebbe andare a fare la spesa, pagare l’affitto e investire sulla salute senza calcolare ogni centesimo perché ho paura di non coprire la spesa successiva.

Se le condizioni sono differenti, non mancano sogni e speranze. E la politica cosa rappresenta? Come ci dice Ivana (23 anni): “Ho smesso di interessarmi alla politica italiana dagli aumenti del carburante e dal governo Meloni. Sulle politiche dello Stato italiano in questi campi ho un’opinione molto bassa e attualmente critica”.

Alle prese con uno Stato che rema contro il benessere, che aumenta tasse e costi per una vita dignitosa, una tecnologia in rapida diffusione, la pesante assenza dei sindacati (se non la loro complicità con il potere), i nostri intervistati ci parlano del futuro, rivelandoci speranze e paure con cui si trovano a fare i conti. Come sempre, troveremo ottimisti e pessimisti, ma tutti concordi sulla necessità di doversi tirare su le maniche.

Florjan (31 anni) è ottimista e ci dice che “nonostante tutto, tante persone danno la possibilità ai propri figli di studiare musica. La musica classica piace ancora, quindi vedo un grande incentivo, non dalle istituzioni pubbliche, ma più dai privati che promuovono questo tipo di musica, che ha un significato più profondo di quella che sentiamo ogni giorno in radio”. Florjan non si dimentica di puntare il dito su chi potrebbe, se volesse, fare la differenza:

“Sicuramente c’è grandissima mancanza di istituzioni statali dove viene formato il musicista come in altri stati. Qui è tutto in mano ai privati e ciò preclude lo studio e di conseguenza il lavoro ai figli di famiglie senza disponibilità economiche. Purtroppo, resta un lavoro accessibile a pochi, un lusso si direbbe. Un maggiore investimento creerebbe sicuramente posti di lavoro, ma lo Stato spende pochissimo per la tutela della cultura musicale. Scelgono di spenderli in modi più “crudeli”: per le cose inumane come la guerra e l’esercito, ci saranno sempre fondi. Il costo di un missile balistico lanciato può pagare lo stipendio di un’orchestra di 40 persone per un anno, se non di più. Questo dice tutto su quanto poco ci vuole per alimentare il settore. I soldi si trovano ma si sceglie di dare priorità ad altre cose”.

E se Florjan parla dello Stato, Ester (30 anni) guarda anche al panorama della popolazione attiva affermando che “in base a quanto ho potuto osservare, ci sono giovani e giovani, ovvero giovani che hanno voglia di fare e giovani che non hanno fretta di iniziare a lavorare”.

Alessia (20 anni) è ancora più severa: “È brutto da dire ma tanti giovani dovrebbero fare quello che viene loro richiesto e lamentarsi di meno. La vita è fatta di sacrifici, è dura e spesso ingiusta e a volte sgobbare non è una cosa del tutto negativa (ma questa è una mia visione del mondo)”.

Ivana (23 anni) laconicamente afferma che i giovani hanno voglia di lavorare, senza dubbio. Raul (29 anni) è invece più pensieroso:

“i giovani di oggi hanno voglia di lavorare ma le possibilità lavorative offerte loro sono degradanti. Una mia amica ha appena avuto una bambina ma tra poco dovrà tornare al lavoro e lasciare la bambina al nido con un contratto da commessa che prevede di lavorare tutte le domeniche e tutte le festività”.

Preoccupazione e sospetto sorge anche sullo sviluppo tecnologico e, sempre Ester (30 anni) ci parla di questi strumenti ormai onnipresenti nelle nostre vite: “se visti come utili per l’uomo è una cosa, ma se sono volti alla sostituzione dell’uomo è un’altra. Mi chiedo cosa ne sarà di certe professioni e se l’uomo, in un’immagine pessimistica, potrà mai diventare - lui stesso - lo strumento utile per la tecnologia. Questo mi potrebbe preoccupare, ma confido nella bellezza che esiste ancora racchiusa in tante persone”.

Alessia (20 anni), sulla tecnologia non ha nessun dubbio “Attualmente l’intelligenza artificiale la vedo come la peggiore idea realizzata dall’uomo. Non sono contraria all’utilizzo di tecnologie, ma all'uso di quelle che non possiamo controllare. È pericoloso e non credo la gente abbia realmente capito il reale potenziale ed il tipo di danni seri che può fare un certo tipo di progresso”.

Le stesse preoccupazioni frullano nella mente di Ivana (23 anni): “Lo sviluppo tecnologico è una minaccia perché ci sarà la tendenza di esagerare e di conseguenza la perdita di controllo. Già ora il mondo è “sovra-stimolato” per quanto riguarda l’applicazione di queste novità tecnologiche, figuriamoci più avanti”. E anche per Raul (29 anni) la tecnologia non ha da offrire nulla di buono: “Nel mio lavoro da insegnante è come una minaccia, perché i “pacchetti italiano”, i “pacchetti geografia”, i “pacchetti musica” e via discorrendo.. sono quasi sdoganati con la pressione verso una didattica sempre più digitale.

Per quanto riguarda la società nel suo complesso, la tecnologia va a danneggiare le categorie più fragili: la verità è che sono le persone “sostituibili” che ne risentiranno, non di certo i professionisti.

Per fronteggiare le vecchie minacce e le nuove, pare non ci sia più il sindacato a combattere con i lavoratori e se un tempo le bandiere rosse della CGIL sventolavano con gli operai, oggi queste paiono comparire quasi solo nei pride, in eventi dove si rivendicano i diritti dell'ambiente, o nei rituali come il Primo Maggio, ormai privi del loro spirito originario.

Ma cosa pensano i nostri intervistati sui sindacati e sulle relative mobilitazioni?

Alessia (20 anni), non è iscritta a nessun sindacato: “non ho aderito ad alcuno sciopero. Onestamente non credo negli scioperi. Ci metterei veramente troppo a spiegare perché, ma per come stanno le cose ora il gioco non vale la candela. Penso che non ci siano molte possibilità di vittoria in una mobilitazione”. E per il prossimo futuro spera che possa accadere qualcosa che riesca a cambiare le carte in tavola, altrimenti “saremo proprio nella merda (scusa il francesismo)”.

Per Ivana (23 anni) l’aspetto rilevante rimane quello tecnologico “Quasi tutto sarà rimpiazzato dall’intelligenza artificiale e credo che i lavori più richiesti saranno, di conseguenza: ingegnere, informatico, tecnico, matematico, fisico”. Per Ivana, scendere in piazza e scioperare è fondamentale: “Sarei molto disponibile [a manifestare] perché penso che sia estremamente utile. Credo che sia necessario che i cittadini manifestino il proprio dissenso qualora vi sia qualcosa che non funziona e che li tocca direttamente; proprio di recente ho partecipato, assieme a mio zio che è dipendente pubblico, ad una manifestazione per lo sciopero: alla fine la sua categoria ha ottenuto ciò che chiedeva, per cui ho fiducia nella vittoria di simili iniziative.” Ma allo stesso tempo, Ivana ci dice che non considera i sindacati un collante utile per il dissenso, e che quindi non ha alcuna intenzione di iscriversi ad un sindacato.

Raul (29 anni), nonostante prima dichiarasse una certa stabilità economica, ci rivela la paura per la precarietà che avvolge il suo lavoro:

“Ho dei contratti che, se va bene, vanno da settembre a giugno; se va male, sono a piedi. Vedo una precarietà lavorativa sempre più diffusa e gente che cerca di arrabattarsi improvvisandosi tanto insegnante quanto imbianchino e, allo stesso tempo, ragazzi tra i 18 e i 25 anni che vivono da mantenuti anche quando hanno i genitori che fanno gli operai”.

Nonostante ciò, Raul non è iscritto a nessun sindacato ritenendoli inutili:

“Non sono iscritto a nessun sindacato e penso che ad oggi essi siano totalmente inutili perché non sono stato tutelato né dal punto di vista del no al green pass, né da quello del no al precariato. Di sindacati sento parlare solo quando c’è da esporsi sulla questione di genere e dell’ambiente”.

Insomma, abbiamo qui voluto dare la parola a questi ragazzi e ragazze che si sono gentilmente offerti alle nostre curiosità.

Chiudiamo l’articolo con le parole sul futuro di Alessia e Raul, i quali ci dicono rispettivamente:

“[vedo] Un futuro in cui non devo sentirmi con l’acqua alla gola per le bollette, ma sono anche in grado di concedermi esperienze e avventure. Un futuro in cui possa crearmi una famiglia senza aspettare il pensionamento ed in cui possa continuare ad essere felice anche delle piccole cose”;

“Vorrei un futuro tranquillo in Italia, con una famiglia, una casa ed un garage dove restaurare le moto, una delle mie passioni”.

Questi giovani possono rappresentare un piccolo campione rappresentativo della nostra Italia, così complessa da vivere, soprattutto con chi oggi si confronta con le prime esperienze di lavoro?

Oppure, voci ancora più mute potrebbero raccontare ciò che talvolta i nostri stessi occhi vedono per le strade? Riders in velocità sotto piogge scroscianti; fabbriche insicure; orologi-manette Amazon che controllano il tempo di preparazione dell’ordine nei magazzini; di giorno in camicia e di notte a fare gli inventari nei supermercati.

Intanto, nella seconda parte dell'inchiesta che uscirà a breve su ComeDonChisciotte, andremo a parlare con persone di altre età, con chi ha accumulato parecchi decenni di lavoro, sperando che i nostri intervistati possano rappresentare un piccolo ma valido campione capace di dare uno spaccato della vita e del lavoro in questa nostra società.

A chi fosse piaciuta questa nostra inchiesta chiediamo dunque di aspettare per la seconda parte, tra non molto torneremo per riportarvi le voci di quelle persone comuni che hanno accettato di raccontarci le loro storie e opinioni.

A presto!

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Di Marika Martina, Luca V., Federico Degg, Konrad Nobile e Adam Bark per ComeDonChisciotte.org

15.07.2024

Marika Martina. Mi chiamo Marika Martina e faccio l’insegnante di lettere. Mi interesso di storia e letteratura cercando di guardare il mondo come eroi e poeti l’hanno fatto in passato per provare a districare la complessa matassa dell’oggi; mi diletto con i libri illustrati per bambini per ricordarmi di guardare la realtà con gli occhi semplici di chi ha ancora tanta speranza nel domani.

Luca V.

Federico Degg. Studente e lavoratore di 23 anni. Si occupa di comunicazione, cultura ed arte in tutte le sue forme (musica, immagini, scrittura, teatro). Attivista e membro di associazioni ed iniziative locali. Giovane collaboratore di Come Don Chisciotte

Konrad Nobile. Konrad Nobile è un giovane studente lavoratore. Attivista e militante su diversi fronti, collabora con ComeDonChisciotte.org.

Adam Bark. Giovane militante e attivista.

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Commenti (48)

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Mostra commenti 48 caricati
    1. mago 16 luglio 2024

      Ma quale lavoro? Quello del fratello nero o rumeno che viene caporalizzato e dovrebbe pagarci la pensione e manco paga i contributi perché lavora in nero ?o quello della laureanda con dottorato e post dottorato che se va bene inizia a lavorare a quasi 40 anni bruciandosi la prospettiva di avere figli per la carriera e perché ha studiato tanto e mo vuole divertirsi? E che ha prosciugato negli anni le risorse dei genitori ?

    2. Brule 16 luglio 2024

      Sintesi perfetta!

    1. Ummon 15 luglio 2024

      Mi colpisce soprattutto quello che NON viene fuori dalle parole dei ragazzi intervistati ma forse ancora di più da una larga parte dei commenti: il lavoro come ambito in cui l'essere umano si realizza pienamente.

      E non certo perché il lavoro sia piacevole, ma proprio perché è la fatica, il logorio, l'attrito senza cui non esiste vero miglioramento: l'atleta sente tutta la fatica, il dolore dei muscoli, il bisogno di fermarsi.

      Ma, a differenza dell' atleta che cerca principalmente di migliorare sé stesso e lo standard della propria disciplina, lo scopo del lavoro è prestare con dedizione un' opera utile al resto della società.

      In questo il lavoratore si realizza: dando il meglio di sé, in qualcosa di cui tutti beneficiano.

    2. Nonso 15 luglio 2024

      E vissero felici e contati

    3. LuxIgnis 16 luglio 2024

      Mi sta anche bene, ma allora un operaio dovrebbe essere pagato tre volte tanto quello che prende.
      Perché la storia del lavoro nobilita l'uomo, che ha un suo fondamento di verità, associata a paghe che a stento ti fanno stare a galla, a me suona tanto come schiavismo. E lo schiavismo non nobilita un granché.

    4. Ummon 16 luglio 2024

      Il punto è se TU sei felice, e nel caso contrario cosa ti impedisce di sentirti realizzato nella tua professione. Nei commenti che ho letto prima di postare c'era un tono comune di amarezza che mi ha sorpreso.

    5. Ummon 16 luglio 2024

      Sacrosanto.
      Ma negli ultimi decenni ci siamo infilati collettivamente in una trappola.

      Hai bisogno di un frigorifero o di una lavastoviglie? Puoi comprarli, non è come un tempo in cui dovevo risparmiare per mesi e mesi. Lavori otto ore e non quattordici? E certo, perché altrimenti non avresti una vita. Vai in palestra? Perché no, non è un mondo in cui a cinquantanni hai le articolazioni e la colonna vertebrale spappolate dal lavoro.

      Tutto questo ha avuto un prezzo collettivo, che abbiamo pagato poco a poco fino a renderci conto che diventa insostenibile: i nostri salari diventano irrisori per il tenore di vita che riteniamo scontato come "minimo sufficiente", il valore del nostro lavoro crolla perché il datore troverà sempre uno più sfigato che si accontenta di meno.

    6. LuxIgnis 16 luglio 2024

      Hai bisogno di un frigorifero o di una lavastoviglie? Puoi comprarli, non è come un tempo in cui dovevo risparmiare per mesi e mesi.

      Già, ma quello che compravi risparmiando mesi e mesi ti durava 40 anni come minimo. Quello che ora compri con 24ratesenzainteressichenonteneaccorginemmeno dura 5 anni se ti dice bene.

    7. uomospeciale 16 luglio 2024

      Mettici pure che il concetto di povertà è cambiato parecchio negli ultimi anni.
      Una volta eri povero se non avevi di che mangiare o se dormivi al freddo non potendo permetterti il carbone o la legna, oggi molti si sentono poveri se devono passarsi le ferie in casa.
      C'è persino chi si sente povero per il fatto di non poter mangiare fuori 2/3 volte a settimana, figurati..

    8. mago 16 luglio 2024

      Obsolescenza programmata una genialità americana..

    9. mago 16 luglio 2024

      Il fatto è che prima avevi un padrone e con i sindacati che facevano il loro lavoro qualcosa portavi a casa ora i nostri baldi ministri gente che non ha mai lavorato aprono i tavoli di lavoro con le multinazionali che li portano a spasso.

    10. mago 16 luglio 2024

      Mamma mia oggi per un frigo sempre americano devi calcolare una stanza in più nella casa.🫣😂

    1. Liberto 15 luglio 2024

      Con la scusa di essere artisti non pagano poi le tasse. Tutti hanno difficoltà, ma non per questo bisogna essere disonesti, puntando poi anche il dito altrove.
      È stata creata una società schiava del nulla che vediamo sugli schermi. Riprendiamoci e valorizziamo il nostro know-how, le nostre tradizioni, che tanto vogliono far scomparire attraverso la globalizzazione.

    2. Teopratico 15 luglio 2024

      Le tasse, le tasse! Altrimenti come paghiamo i debiti alle banche, le pensioni oltre i duemila euro e le bombe e i carrarmati e le risonanze magnetiche e vaccini, il ponte sullo stretto e tutto l' altro cemento che abbiamo riversato sulle campagne?

    3. LuxIgnis 15 luglio 2024

      Hai qualche minima idea di quello che vuol dire essere artisti in Italia?
      Non guardare quelli famosi e ricchi, su quelli hai anche pienamente ragione, guarda le migliaia di persone che gli stanno dietro. Migliaia, che lavorano come schiavi, con paghe da fame, e pochi giorni l'anno e con nessuna possibilità di farsi una pensione.
      Sono tutti pronti ad applaudirli quando allietano alla radio o alle mostre, ma poi della loro vita non glie ne frega nulla come il tuo commento dimostra.

    4. Nonso 15 luglio 2024

      Teopratico, perché cazzo ci perdi tempo? Spiegamelo

    5. Dico no 15 luglio 2024

      Non sa darsi pace

    6. Nonso 15 luglio 2024

      Questo. Oppure ci si trastulla

    7. Nonso 15 luglio 2024

      Odio profondo per gli strumenti rozzi ed egosegaioli degli eredi del pre-BeppeGrillianesimo.

    8. Dico no 15 luglio 2024

      Oppure entrambe le cose. Però sì, spesso è un dare importanza al superfluo, lasciando alle ortiche le cose importanti.

      Comunque gli ingredienti sono molti, più o meno da vomito, quando ho tempo ti fo l'elenco. O magari Teopratico ce lo illustra

    9. Teopratico 15 luglio 2024

      Perché ho avuto la partita iva tanti anni fa, quando potevo fare qualcosa, una casa, una famiglia, agli albori di Equitalia, nasceva il Durc prima dello spid e delle diavolerie digitali che oggi vessano i poveri cristi che cercano di lavorare sul serio. Io non so come facciano a subire gli enormi pitali di merda fumante che gli viene riversata addosso quotidianamente, per metà è l' umano desiderio appunto di figliare e dormire sotto un tetto decente, per l'altra metà è la donna accanto che ti costringe. Non ho casa, macchina, lavoro poco e bene e ho mandato affansedere tutti e tutte e sto tranquillo, finché non mi parlano di tasse.

    10. Teopratico 15 luglio 2024

      Ti avevo scritto una lunga risposta autobiografica, purtroppo, anzi per fortuna non è stata caricata.

    11. Nonso 16 luglio 2024

      Ma sulle tasse siamo d'accordo. Le tasse oggi sono una rapina di stato commissionata della banca centrale.

      E questo è chiaro.

      Le p.iva sono con le mani legate per colpa di politiche imprendicide. A questo ci si dovrebbe ribellare NON PAGANDO LE TASSE, ANCHE SE COMPORTA RISCHI. È una questione di dignità del lavoro.
      Come se per passare del tempo con la mia ragazza dovessi ogni volta amputarmi un arto. NON È ACCETTABILE.

    12. uomospeciale 16 luglio 2024

      La vita è cosi...
      O lavori per te, o lo fai per gli altri.
      E solo dopo che ti sei tolto dal gobbo moglie figli e stato, se sei fortunato e bravo, ti resta qualcosa per te.
      Ma quasi sempre, no.

    13. Teopratico 16 luglio 2024

      Io per me, oltre a un tetto, un sacchetto di riso, un bicchiere di vino, qualche proteina ( l'erba, a saperla, cresce spontanea nei campi tranne d'estate) e una bicicletta, non chiedo altro. È doveroso lavorare per una qualcuno invece, una donna che riceve un figlio magari, ma lo stato, questo stato, in questo stato... Proprio no!

    1. Teopratico 15 luglio 2024

      Ne andrebbero fatte di più di inchieste oggi, ho l' impressione che se facciano poche rispetto agli anni '60-'70. Pasolini nei Comizi d'amore sentì il bisogno di centrare il tema sul sesso, oggi voi avete scelto il lavoro e forse ciò è un po' triste, PPP indagò la nostra società per differenti strati sociali, culturali e geografici, ecco forse questa è una piccola pecca di questa prima parte: avrei voluto sentire un lavoratore notturno di Amazon, un fattorino di Amazon, un bangla che consegna cibo con la bici elettrica modificata ( chi gliel'ha fornita? Quanto deve pagarla?) e perché no un giovane ingegnere o programmatore italiano e infine anche un intellettuale ( certo non Ungaretti, Fallaci e Moravia), un bel dirigente sindacalista, così per evidenziare la sua insulsaggine e corruzione. Detto questo faccio i complimenti per lo sforzo agli autori e gli auguro buon proseguimento, grazie.

    1. LuxIgnis 15 luglio 2024

      Alessia: “Ritengo che nonostante la vita delle persone si sia allungata, il corpo risente comunque dell’età. Un uomo di 60 anni non è la stessa cosa di uno di 30 e credo sia innegabile

      Sarebbero molte le cose da dire ma ho scelto questa come dimostrazione che i giovani sono molto più intelligenti di quanto vogliono far apparire.
      Questa è una grande verità che molti adulti magari con qualche laurea in tasca proprio non riesce a capire.
      Un solo appunto, ma non alla ragazza. Non si è allungata la vita (è comunque opinabile questo), si è allungata la vecchiaia. Si può vivere anche 100 anni ma a 60 si è vecchi. Il fisico è vecchio.
      La verità è che i vari poteri vogliono solo sfruttare le persone, spremendole fino a che non ne rimane più una goccia di dignità.

    2. uomospeciale 15 luglio 2024

      Ci vorrebbero far lavorare fino all'ultimo alito di respiro e quasi sempre ci riescono pure perchè siamo noi a permetterglielo.
      Ci fanno fare lavori che non sopportiamo, tassano il nostro sudore lasciandoci giusto il necessario per vivere e creano bisogni indotti perché il poco che ci resta non ci basti mai... Ci rubano letteralmente il tempo e la vita ( le cose più preziose che abbiamo) e tutto per guadagnare soldi che spesso non spendiamo neppure, o li spendiamo per comprare roba che non ci serve o che ci complica inutilmente la vita.
      E certo che a 60 anni non sei come a 30...Giusto l'altro ieri con un caldo da incubo ho visto degli uomini sulla tangenziale stendere l'asfalto respirando catrame bruciato, polvere, e smog......Alcuni più vecchi di me e con i capelli bianchi.
      Quasi nessuno di loro vedrà mai la pensione una vita cosi ti distrugge, passerano tutti dal cantiere al cimitero.
      Lo dico da 30 anni che l'uomo troppo preso dal liberare gli schiavi, le nazioni e le donne, si è dimenticato di liberare sé stesso.

    3. Teopratico 15 luglio 2024

      Basta dire di no.

    4. LuxIgnis 15 luglio 2024

      Ogni cosa ha il suo prezzo da pagare. A volte dire no ha un prezzo molto alto che non tutti se lo possono o hanno la forza per permetterselo. Non è così semplice.

    5. Fedeledellacroce 16 luglio 2024

      A 60 anni non si é giovanotti, ma ancora si puó fare di tutto, da sport a sesso.
      Guarda questa a 92 anni che scavalca un cancello di oltre due metri, come i pischelli allo stadio.....

      https://www.repubblica.it/esteri/2024/07/15/video/cina_la_rocambolesca_fuga_di_una_92enne_dallospizio_scavalca_un_cancello_alto_due_metri_e_si_allontana-423395776/?ref=RHCV-BG-P1-S3-T1

    6. LuxIgnis 16 luglio 2024

      Si può fare di tutto ma non come a 30 anni. E sono comunque eccezioni.
      Poi c'è il viagra e i pannoloni. Ma questi sono trucchi.
      Ma visto che hai citato lo sport la vita media (sportiva) è fino ai 40 se va bene poi giocano a Patel, ma se fanno quello che facevano prima sono ricoverati d'urgenza.
      Cerchiamo di essere realisti, l'uomo già dopo i 30 anni inizia un decadimento lento e inesorabile. A 50 già ci sono svariati problemi, a 60 dovrebbe andare a riposo sia fisicamente e sia mentalmente. Ne giova lui stesso ma anche la società.
      Del resto è che molti problemi di questa società derivano da una serie di vecchietti rincoglioniti nelle leve di comando. Ben distaccati dalla realtà, e ben arteriosclerotici da non capire nulla.

      No, non si può fare di tutto. Si possono fare molte cose ma non di tutto e comunque in maniera molto più blanda.

      P.S. Avevo letto la storia della vecchietta. Se ti piace il tema c'è un romanzo delizioso da cui hanno anche tratto un film (mediocre questo): "il centenario che saltò dalla finestra e scomparve". Se vuoi leggere, è un romanzo favoloso e divertentissimo.

    7. uomospeciale 16 luglio 2024

      Peccato che il mondo bisogna mandarlo avanti, e se tutti cominciano a dire no,
      (come sta succedendo ultimamente )
      il mondo si ferma.
      Se trovi il pane al supermercato, è perché qualcuno ha arato il campo, lo ha seminato, ha raccolto il grano, lo ha macinato e infine ha cotto il pane di notte mentre tu dormivi.
      Se aprendo un rubinetto in casa esce l'acqua è perché qualcuno ( solitamente un uomo ) ha scavato l'asfalto per far passate i tubi e ha costruito tutta l'infrastruttura idraulica di trasporto e depurazione.
      Se abbiamo la corrente elettrica in casa e quando fa caldo possiamo accendere l'aria condizionata è perché qualcuno ( solitamente un uomo ) ha costruito, posato, riparato gli elettrodotti a rischio della vita ecc ecc
      Se diciamo tutti quanti di no, in mondo va letteralmente in pezzi:
      Non possiamo dire tutti di no, così come non possiamo lavorare tutti in ufficio con aria condizionata e pausa caffè, perché il mondo bisogna mandarlo avanti.
      E non sono di certo le donne a mandarlo avanti, loro al massimo mettono "mi piace" su Facebook
      Purtroppo sta già succedendo un po ovunque nel mondo che gli uomini si siedano cominciando a dire di no in massa, e le conseguenze a medio e lungo termine, saranno ben più catastrofiche delle guerre.
      Si fermerà e crollerà tutto, ogni cosa....E i primi a farne le spese saranno i deboli, gli ammalati, i soggetti non autosufficienti, e appunto, le donne.

    8. uomospeciale 16 luglio 2024

      Almeno una volta per chi svolgeva certi lavori infami ma necessari, esisteva una sorta di validazione e di rispetto sociale a giustificarli, oggi per quale motivo un uomo dovrebbe farli?
      Per che cosa, e per chi?
      Sono venute a mancare le giuste motivazioni, non solo economiche ma anche personali, familiari, e sociali.
      Prevedo un triste futuro.

    9. Teopratico 16 luglio 2024

      Difficile dire che non siano le donne a mandare avanti la storia del sapiens ( non il mondo, quello andrà avanti finché il Sole viaggerà sul suo percorso), certo con la tecnica, forse, si potrebbero sempre fare in provetta i figli e allora sarà un' altra specie quella, non il sapiens. Come previde Svevo ben prima dell' atomica, un giorno un ordigno creato dall' uomo, maschio per lo più, distruggerà tutto proseguendo a dire si, dire di no allora non significa starsene in panciolle ma rifiutarsi di collaborare per un mondo tossico, belligerante, sperequativo, folle e lavorare anche solo con l' immaginazione e le piccole azioni per qualcosa di diverso e opposto.

    1. emilyever 15 luglio 2024

      Bella questa inchiesta, diversa dal solito, mi hanno colpito particolarmente le perplessità di ragazzi giovani sull'intelligenza artificiale, e mi confortano le osservazioni del musicista, quando dice che vive per lavorare, e magari si può anche fare, quando il lavoro coincide veramente con la propria passione. Credo sarebbe utile, nella prossima puntata, riuscire anche a collocare geograficamente queste interviste: vivono in città del nord? al sud?

    2. uomospeciale 15 luglio 2024

      Dentro il forum viene riportata da Dana 74 la notizia che Xiaomi ha aperto di recente la prima fabbrica priva di operai, e completamente gestita da robot e AI..
      In futuro il brutto vizio di lavorare, riguarderà sempre meno persone.

    3. BrunoWald 15 luglio 2024

      Proviamo a immaginare cosa succede quando una casta dominante, detta "elite globale", nota per il suo nichilismo, rapacità e spietatezza, arriva a disporre di tecnologie che la rendono virtualmente indipendente dalla mano d'opera un tempo necessaria:

      1) giunti all'automazione e informatizzazione totale dei processi produttivi, essendo ormai il lavoro umano quasi completamente superfluo, creeranno condizioni di benessere diffuso che permettano loro di convivere con otto o dieci miliardi di sfaccendati senza troppe scosse, oppure...

      2) impiegheranno le tecnologie avanzate di cui dispongono per eliminare il pericolo di finire squartati da miliardi di miserabili abbandonati al loro destino?

      Ci sarebbero da analizzare altri aspetti della questione, ma quanto sopra mi pare sufficiente a farsi un'idea realistica delle prospettive future.

    4. Ligeti 16 luglio 2024

      Ai teorici dello sterminio totale manca sempre un tassello al ragionamento. L'elite diabolica automatizza se ne ha un ritorno economico, se ha un ritorno economico lo fa per vendere sempre più ciarpame a sempre più persone. Se le persone non ci sono a chi le vende? Tranquillo che lorsignori già adesso fanno le loro vite da nababbi senza essere infastiditi dai miliardi di miserabili.

    5. uomospeciale 16 luglio 2024

      Non credo che si arriverebbe a soluzioni drastiche tipo lo stermino della vecchia forza lavoro ormai non più necessaria.
      Credo che una volta sostituiti in toto dai robot la cosiddetta “elite globale” semplicemente spingerà ancora di più l'acceleratore sul femminismo, sull'aborto, sul clima di sospetto e astio tra i sessi magari facendo anche delle massicce campagne contro la natalità con la scusa di contenere l'impatto ambientale sul pianeta.
      Nel giro di 2/3 generazioni il problema dei povery®™
      si risolverebbe da solo...😉
      E' molto probabile che durante la fase di transizione e riduzione demografica milioni o miliardi di persone sfaccendate e con zero possibilità di trovare un lavoro verranno tenute buone con forniture di cibo-spazzatura, programmi per deficienti, alloggio e assistenza gratuita
      ( magari subordinata al consenso alla sterilizzazione ) il tutto pagato dal lavoro dei robot.
      Insomma ci aspettano tempi interessanti.
      Non credo proprio che si arriverà allo stermino, in molti paesi siamo già in via di estinzione demografica degli autoctoni e non è stato necessario fare quasi nulla.

    6. BrunoWald 16 luglio 2024

      Per essere un teorico dello sterminio totale dovrei avere una teoria passabilmente strutturata, mentre sono ben lungi da ciò. Ho più dubbi che altro, e non sono in grado di imbarcarmi in predizioni del futuro.

      Constato però che tutte le elite che si sono succedute nel mondo avevano bisogno di una massa di sudditi, da cui dipendevano la loro stessa sussistenza e il loro potere. Da questa dipendenza sorgeva la necessità di operare feroci repressioni, quando il loro dominio sembrava vacillare.

      Ora, per la prima volta nella storia, la tecnologia permette alle elite di auto-riprodursi con un minimo di personale al loro servizio. Ciò rende superflua la massa dei dominati, oltre che una potenziale minaccia. Come risolveranno il problema non lo so, ma i termini sono questi.

      Per quanto riguarda i consumi, penso che una drastica riduzione degli stessi è già prevista nel cambio di paradigma economico in atto.

    7. BrunoWald 16 luglio 2024

      Neanch'io penso che stermineranno otto miliardi di persone in un colpo solo. Probabilmente metteranno in atto una serie di misure, come quelle che indichi, cui si aggiungeranno guerre, farmaci miracolosi, ecc. In generale, le condizioni di vita saranno tali da scoraggiare sempre di più la riproduzione: come hai detto, in Europa è praticamente già cosa fatta. Con islamici e africani credo che avranno invece qualche problema, le masse asiatiche sono più disciplinate.

      Non sono in grado di fare previsioni, salvo il fatto che la transizione non sarà indolore, su questo non ci sono dubbi. E mi dispiace sinceramente per quelli che vengono al mondo adesso: noi siamo stati fortunati.

    1. Bertozzi 15 luglio 2024

      Giovani? Lavoro? Che interessante articolo vintage, come se i giovani e il lavoro fossero cose reali e importanti, sembra proprio di respirare un clima anni 80 leggendolo, quando i giovani esistevano ed esisteva il lavoro. Nel mondo creato dai leonini ex 68ini non esiste più né l' uno né l'altro e le uniche cose importanti e reali sono la paghetta statale pluriennale detta pensione - ma solo per alcune generazioni, loro stessi appunto, i 68ini di cui sopra, vinta con le rivolte finte e le vere adesioni al sistema - le vacanze di tre mesi e le seconde case, i tinelli, la geopolitica, le beghe televisive, la retorica spicciola da 4 soldi, le rivolte da divano ecc, insomma la vita del vecchio che ha fatto del vecchio il centro della società e piegato ai suoi desideri tutte le altre generazioni. Grazie a tutto questo non esiste più la famiglia e le tradizioni e i saperi, i figli, ma mi raccomando non incolpiamo di tutto questo il povero nonno quasi ammazzato dal nipote senza mascherina, la colpa è sicuramente dei negri e della loro invasione.
      Questo articolo meritevole sarà infatti ben snobbato dagli utenti, per lo più vecchi annoiati, che la loro super vita se la son fatta e i giovani saranno caxxi loro, i vecchi annoiati si trastullano solo con la geopolitica e le serie televisive dette tg, i giovani e il lavoro sono due cose da nulla , che letteralmente non esistono, per loro, esiste il prato da tagliare col tosaerba nucleare e il multipolarismo, esiste il Camper per stare tre mesi in Croazia, ed esiste la geopolitica, ma i giovani il lavoro e la famiglia non sono argomenti.
      Bel tentativo comunque

    2. uomospeciale 15 luglio 2024

      😄

    3. Redazione CDC 15 luglio 2024

      Grazie dell'incoraggiamento, seguiranno altre puntate e articoli attinenti alla realta' italiana. Ci vuole tempo e molte energie per riuscire e non sara' facile ma ci proveremo. Grazie

    4. Fedeledellacroce 15 luglio 2024

      Bert, qui si parla di giovani, e purtroppo in questo romitorio, l'etá media si aggira sui 70........
      :-)
      Meglio tacere e ascoltare. Soprattutto se parlano, questi giovani.
      Quando avevo vent'anni, gli articoli sui giovani scritti dai vecchi manco me li cagavo.........
      E poi, comunque, il mondo appartiene a loro, ai giovani. E' solo questione di tempo. Poco.

    5. mago 16 luglio 2024

      noi fummo il futuro dei giovani se fossimo stati lungimiranti loro sarebbero stati il nostro presente ma appunto navighiamo a vista e meno male che il camper cha pure il navigatore..scherzi a parte la pensione o paghetta statale sono anche i miei soldini che mi ritornano indietro..

    1. Nonso 15 luglio 2024

      Ad Ester:

      Nessuna combinazione pittorica o scultoria di umana perfezione può accostarsi alla bellezza che vive e respira. Soltanto nel paesaggio è esatta l'opinione espressa dal critico, e avendo egli in questo intuito la verità è stato indotto dalla superficiale tendenza a generalizzare, a proclamarla vera anche negli altri domini dell'arte: ripeto, avendo intuito qui la verità, poiché l'intuizione non è affettazione né utopia. La matematica non offre dimostrazioni più assolute di quelle che il sentimento della propria arte offre all'artista il quale non soltanto crede, ma positivamente sa che determinate disposizioni della materia apparentemente arbitrarie sole rappresentano la vera bellezza.

      Credo fosse Poe, così a naso

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