Uscire dall’Euro sarebbe davvero un disastro finanziario? Facciamo chiarezza

Cos'è il Target 2? Debito o flussi monetari? La confusione regna dolosamente sovrana; cercheremo di spiegare l'ennesimo inganno verso la gente.

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di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

L’inganno e la frode sono le principali armi con cui il potere mette in atto la sua strategia di convincimento delle masse per poter proseguire indisturbato nel suo progetto predatorio.

Abbiamo sviscerato e toccato con mano gli inganni sulla presunta scarsità della moneta, sul fantasioso teorema contabile che il debito pubblico sia un qualcosa che lasceremo in dote ai nostri figli, per non parlare dell’ultimo tema trattato nel precedente articolo, riguardante il “dogma” secondo il quale sarebbero i mercati a decidere i tassi e non le banche centrali.

La lista delle frodi in materia di politica economico-monetaria, credetemi è ancora lunga e tra queste abbiamo anche l’avventata teoria, secondo alcuni, che il Target2 rappresenterebbe il rapporto debitorio di alcuni paesi dell’eurozona nei confronti di altri, o addirittura come qualcuno prefigura, nei confronti della Banca Centrale Europea.

Andiamo allora a vedere immediatamente cosa rappresenta il Target2?

Cosa sia il Target2 ce lo dice direttamente dal suo sito la BCE [1]:

Target2 è un sistema di pagamento di proprietà dell’Eurosistema, che ne cura anche la gestione. È la principale piattaforma europea per il regolamento di pagamenti di importo rilevante; viene utilizzato sia dalle banche centrali sia dalle banche commerciali per trattare pagamenti in euro in tempo reale. [1 ibidem]

Cosa sono i sistemi di pagamento?

Le economie moderne devono poter contare su un flusso di operazioni sicuro ed efficiente; i sistemi di pagamento sono la “rete idraulica” che permette alla moneta di fluire nell’economia.

Target2 è un sistema di pagamento che consente il trasferimento di moneta tra le banche dell’UE in tempo reale.

Questa funzione è definita regolamento lordo in tempo reale (real-time gross settlement, RTGS).

Qual è l’importanza del Target 2?

Per la BCE è fondamentale assicurare l’ordinato ed efficace funzionamento dei sistemi di pagamento e delle altre infrastrutture di mercato, al fine di preservare la stabilità finanziaria nell’area dell’euro.

Target2 è quindi un mattone indispensabile dell’integrazione finanziaria nella UE.

Permette alla moneta di fluire liberamente attraverso i confini e sostiene l’attuazione della politica monetaria unica della BCE.

Come funziona il Target 2?

La piattaforma è di proprietà dell’Eurosistema, che ne cura anche la gestione.

In parole povere, ecco il suo funzionamento:

  • La banca A e la banca B hanno entrambe un conto presso la banca centrale
  • Un pagamento in euro deve essere effettuato dalla banca A alla banca B
  • La banca A immette le istruzioni di pagamento in Target2
  • Il pagamento è regolato mediante un addebito sul conto della banca A e un accredito su quello della banca B
  • Target2 trasferisce le informazioni sul pagamento alla banca B

Chi può usare il Target 2?

Le banche centrali dell’UE e le rispettive comunità nazionali di banche commerciali. Sono più di 1.700 le banche che usano Target2 per eseguire operazioni in euro, per proprio conto o per conto della clientela. Se si considerano succursali e filiazioni, attraverso Target2 è possibile raggiungere oltre 55.000 banche (e i loro clienti) in tutto il mondo.


A far confusione (salvo poi fare marcia indietro) e mettere in atto la frode, ci pensò per primo il nostro premier dimissionario Mario Draghi, quando da governatore della BCE, in una lettera in risposta ad una interrogazione presentata dagli europarlamentari Marco Valli e Marco Zanni (Movimento Cinque Stelle), scrisse: «Se un Paese lasciasse l’Eurosistema, i crediti e le passività della sua Banca centrale nazionale nei confronti della Bce dovrebbero essere regolati integralmente» [2]

Nella lettera Draghi spiegava anche a cosa è dovuta la tendenza in aumento relativa al saldo Target2 di certi paesi nei confronti di altri. Semplicemente, stante la narrazione, che identifica all’interno dell’eurozona paesi più affidabili o meno, avviene che molti risparmiatori dei paesi del sud tendono ad investire i loro risparmi in asset dei paesi del nord. «Questo fenomeno – come affermava Draghi –  riflette la struttura finanziaria dell’area dell’euro, in cui le banche con modelli imprenditoriali in grado di attrarre maggiori disponibilità liquide sono in genere situate in pochi centri finanziari»

Quindi, tanto per essere chiari, se un italiano compra bund tedeschi, il saldo Target2 della Buba aumenta. Ma questo non vuol certo dire che Bankit è diventata debitrice della Buba. Anzi, se qualcuno è debitore, in questo caso è il Tesoro tedesco nei confronti dell’investitore italiano, il quale acquistando bund, lo ha di fatto finanziato prestando i propri risparmi.

Stessa cosa avviene per un altro tipo di operazione che influenza sempre il Target2; sto parlando delle operazioni commerciali che il settore privato mette in atto all’interno degli stati membri, caratterizzate da import ed export. Se un italiano acquista una Mercedes trasferendo i suoi risparmi al concessionario in Italia, il quale poi a sua volta trasferirà ad una banca tedesca la somma per acquistare l’autovettura dalla casa madre in Germania, anche in questo caso, il saldo Target2 della Buba aumenterà e viceversa nel caso un tedesco acquistasse beni o servizi in Italia.

Questo però non significa assolutamente che la Buba sia creditrice di Bankit, oppure che lo Stato tedesco sia creditore di quello italiano o viceversa.

Del resto, che il Target2 non sia indicatore di un rapporto di debito credito tra stati o tra privati, lo affermava sempre Draghi nella stessa lettera sopra citata: «i saldi Target2 non sono, per loro natura, indicatori di una frammentazione dei mercati, ne’ necessariamente di squilibri suscettibili di influire sulle variabili macroeconomiche fondamentali di un Paese»

Possiamo proprio dire di aver beccato Draghi con le mani nella marmellata.

Eccola la spiegazione sul perché l’aumento del saldo italiano del Target2 del 2017, secondo Draghi, è diverso da quello che avvenne nel 2007/08 e nel 2011/12:

«l’attuale tendenza al rialzo dei saldi – continua Draghi – è quindi distinta dall’aumento osservato da metà 2007 a fine 2008 e, nuovamente, da metà 2011 a metà 2012». In questi periodi, l’incremento «era riconducibile alle tensioni e alla frammentazione dei mercati dovuti alla crisi finanziaria e del debito sovrano». Il loro attuale incremento, invece, «non è sintomatico di maggiori tensioni ed è quindi intrinsecamente diverso dai precedenti aumenti». 

Arlecchino si confessò burlando” – mai detto fu più appropriato che in questo caso.

E certo che nel 2017 i mercati non erano più frammentati e come d’incanto i debiti sovrani dei PIIGS non erano più affetti da crisi finanziare!!!

Draghi si trovava in evidente disagio di fronte a quelle interrogazioni parlamentari, proprio perché fu costretto a dare spiegazioni logiche e scientifiche al netto della truffa-euro, sul  perché lo stesso evento accaduto a distanza di anni, avrebbe avuto (secondo lui) nel 2017, conseguenze diametralmente opposte, rispetto ai periodi precedenti.

Ora, parliamoci chiaro, Mario Draghi era in chiara ed evidente difficoltà, proprio perché l’impalcatura su cui è costruito il sistema-euro è un ammasso di falsità che la dottrina economica non riesce a far stare in piedi tutte insieme contemporaneamente.

Premesso che anche nel 2007-2008, nessuna banca centrale dell’eurozona si precipitò a saldare i propri Target2 nei confronti della BCE (del resto se lo avessero fatto, sarebbe finito l’euro).

Cosa era cambiato nel 2012, di così tanto importante, da far ammettere a Draghi che i saldi del Target2 “non influiscono nel modo più assoluto sulle variabili macroeconomiche fondamentali di un Paese?”

La risposta è semplice e presto detta!

Nel frattempo Mario Draghi stesso aveva pronunciato l’ormai famosa frase (“whatever it takes”) con la quale battezzò, di fatto, la BCE come prestatore di ultima istanza e garante dei debiti dei paesi membri.

Per chi ancora non lo avesse compreso, salvare la moneta euro, senza che la Banca Centrale Europea garantisca i debiti pubblici degli stati membri è – scientificamente provato e dimostrato – impossibile.

In pratica, Draghi parrebbe ammettere in modo più che avventato, che nel 2008 non essendoci stata formalmente la garanzia, i saldi del Target2 nei confronti della BCE, avrebbero potuto essere un problema (anche se poi come vedremo nel proseguo dell’articolo e con le conferme dello stesso Draghi, tecnicamente non è così), mentre dopo la sua frase che lo ha reso famoso, tale “fantomatico” problema sarebbe sparito di colpo.

Ora, solo gli ingenui e gli sprovveduti, possono credere ad una favola del genere. Delle due l’una, o non erano un problema anche prima oppure lo sono sempre. La risposta esatta, come vedremo è la prima.

Come abbiamo detto, quando Draghi cercava di spiegare il motivo per cui il Target2 del nostro paese si espandeva in territorio negativo, evidenziava giustamente come fossero responsabili di questo, le operazioni di trasferimento di capitali dall’Italia verso i paesi del Nord (del resto non potrebbero esserlo le operazioni di import-export, stante l’Italia essere attiva nella bilancia commerciali); operazioni dovute al fatto che i nostri risparmiatori sono invogliati ad investire in asset apparentemente più sicuri; o meglio a loro presentati come più sicuri.

A tutto questo hanno contribuito in modo determinante il QE e le varie politiche monetarie della BCE, la quale acquisendo titoli di stato dal settore privato ha liberato liquidità (risparmio privato non moneta netta della BCE!), che poi si è diretta verso i paesi e le strutture finanziarie ritenute più sicure dai risparmiatori. Se mai valesse il “folle” principio che all’interno di una unione monetaria esistano porti più o meno sicuri. Personalmente ne dubito!

Basterebbe un minimo di riflessione personale condita da un po’ di umiltà, per comprendere che BTp, Bund, Oet, Bonos, ecc. denominati in euro, sono tutti porti sicuri in ugual misura, finché vengono garantiti da Francoforte.

Se ancora qualcuno avesse dei dubbi sul fatto che il Target2 sia rappresentativo di flussi e non di debiti, Vi consiglio la lettura cronologica dei fatti relativa a tutte le passate apparizioni di Draghi in commissione per rispondere alle interrogazioni di alcuni europarlamentari sul tema e che vi riporto sotto nelle note. [3]

Potrete notare un Draghi che dopo averla “pestata” sul Target2, cerca in ogni modo di pulirsi, senza accorgersi di essere entrato in un campo di.. escrementi.

Potete ben immaginare il risultato di questo balletto, soprattutto di fronte alla necessità, che Draghi aveva, di combinare le falsità utili solo a far star in piedi l’euro, con le verità che lui stesso poi fu costretto ad ammettere, proprio per non mettere ancora più in palese evidenza quelle falsità stesse.

La parola fine sul Target2 e finalmente la verità, Draghi arrivo’ a pronunciarla davanti alla Commissione per gli affari economici e monetari, il 20 novembre 2017. Lì, fece tre precisazioni:

  1. Cosa sono i saldi Target 2:“ciascuna Banca Centrale Nazionale dell’Eurosistema ha una posizione debitrice o creditrice (un saldo) nei confronti della BCE, che tiene traccia a fini contabili, della moneta entrata e uscita da ciascun paese partecipante”.
  2. Cosa non sono i saldi Target 2:“non riflettono diversi avanzi commerciali né le condizioni del conto capitale. Lasciatemi fare un esempio: l’Italia ha grandi debiti in Target 2. La Germania ha grossi crediti in Target 2. Seguendo il suo ragionamento, l’Italia dovrebbe avere un grosso deficit di conto corrente verso la Germania. Non è così, è equilibrato.
  3. Non è previsto alcun ribilanciamento: “Dato che si tratta di un sistema di regolamento centralizzato, non vi è alcun meccanismo di ribilanciamento [un meccanismo all’interno del sistema TARGET2 in cui gli squilibri che si sono manifestati all’interno del sistema sono gradualmente eliminati] … Non è stato progettato con questo in mente”.

Insomma, un saldo ‘a fini contabili’, non di debiti e crediti, bensì dei movimenti ‘della moneta entrata e uscita. Movimenti che ‘non riflettono diversi avanzi commerciali né le condizioni del conto capitale’. Per i quali ‘non vi e’ alcun movimento di ribilanciamento’.

E senza alcuna rettifica ‘se un paese lasciasse l’Eurosistema’.

Insomma, se avrete la pazienza di leggere tutto l’excursus nelle note, vedrete come Draghi stesso diede torto a Draghi.

Di fronte alla marcia indietro di Draghi ed alla delusione di chi, in rappresentanza dei paesi “frugali”, già pregustava una lauta e piratesca plusvalenza, taluni fecero finta di non capire. E non furono certo gli ultimi arrivati: il Ministro delle Finanze Scholz e il Presidente della Bundesbank Weidmann.

Chi invece, pur deluso, capì benissimo, fu Bernd Lucke (politico ed economista tedesco), che richiamando la famosa risposta a Zanni, chiosò: “Ma lo ha scritto senza alcuna base legale, per quanto ne so”. Tanto da proporre di convertire i saldi Target in “obbligazioni a durata perpetua ed interessi variabili (…) ma con la chiara condizione che quando un paese lascia l’Eurosistema anche quel debito cade in scadenza”.

Incalzato, Draghi rispose con due menzogne (1- è un problema legale che non pertiene a Bce, 2- è una eventualità impossibile), una mezza menzogna (3- “qualunque limitazione a Target 2, distruggerebbe la unione monetaria”) ed un’unica verità (4-i saldi sono già garantiti, dai collaterali presentati alle banche centrali nazionali a fronte della originaria creazione di moneta).

Di nuovo, nessuna rettifica ‘se un paese lasciasse l’Eurosistema’.

Di nuovo, Draghi aveva dato torto a Draghi.


La confusione sul tema Target2, creata ad arte o meno, vide anche partorire, nel marzo 2018, da parte di alcuni economisti vicini alla cancelliera Angela Merkel – quali Cristoph Schmidt, Hans Werner Sinn e Karl Konrad – uno studio – poi pubblicato, nel quale si menzionava esplicitamente la necessità di avere un piano per l’uscita dall’euro, con relativa garanzia alla Germania di recuperare tutti quei soldi, si capisce.

Alle fantasie dei sopra citati soggetti – le cui doti si adattano più al mondo dei pirati che a quello dell’economia – non rispose come ci saremmo aspettati (visto il conflitto di interessi), un economista italiano o greco, ma direttamente un loro connazionale – l’economista tedesco ed ex consigliere esecutivo della Bce Jurgen Stark, il quale affermò che i saldi del Target2 sono meri valori statistici e sostenere il contrario è indegno di un economista serio.

In conclusione, credo che la questione sia chiarita, spero in modo definitivo – ma se vogliamo fare contenti chi ancora crede, che in caso d’uscita dall’euro la banca centrale del paese uscente debba regolare i suoi saldi nei confronti della BCE – Megas ha già pronta per loro la soluzione, totalmente indolore per le tasche del popolo.

In caso di uscita, sperata e gradita, del nostro paese, provvederemo al saldo attraverso la nuova Lira creata dal nulla dalla nuova banca centrale direttamente controllata dal nostro governo, naturalmente dopo averla appositamente convertita in euro attraverso il sistema dei cambi.

Tutto questo, sempre che, dopo che l’Italia sia uscita, l’euro, la BCE ed il sistema-euro, esistano ancora.

di Megas Alexandros

 

NOTE

[1] Cos’è Target2? (europa.eu)

[2] Draghi: per uscire da euro bisogna chiudere saldi Target 2. Italia ha un passivo di 359 miliardi – Il Sole 24 ORE

[3] I saldi Target 2 vanno rimborsati? Draghi la racconta sbagliata – (frontiere.me)

Fonte: TARGET 2: DEBITO O FLUSSI MONETARI!!! FACCIAMO UN PO’ DI CHIAREZZA – Megas Alexandros

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