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Un vagito, da un Paese “pieno di energie e presenze positive”

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.com

“Per essere veramente grande, devi stare con la gente, non sopra di essa.”

Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu, giurista, filosofo illuminista e pensatore liberale

Caro Presidente,

ho appena letto il suo accorato appello all’unità d’intenti, vergato nell’occasione dell’anniversario dell’uccisione di Giorgio Ambrosoli, il liquidatore del Banco Ambrosiano di Michele Sindona. Vorrei ricordarle che, Ambrosoli, si laureò in Giurisprudenza, a Milano, nel 1958, con una tesi di Diritto Costituzionale sul Consiglio Superiore della Magistratura.

Proprio oggi, mi sono recato dal mio avvocato per le mille miserie di una qualsiasi vita italiana – nel Paese che lei definisce “pieno di energie e presenze positive” – e, scendendo le scale insieme a lui, mi ha narrato d’aver incontrato un vecchio magistrato di Cassazione in pensione (proprio del “Palazzaccio”, non ad honorem) e di aver fatto quattro chiacchiere sulle recenti, tristissime ambasce nelle quali è precipitata la Magistratura.

La sentenza è stata brevissima ed amara: “Ci siamo giocati l’indipendenza della Magistratura”. A mio avviso, molto di più: è proprio il principio generale di “Giustizia” ad essere andato in fumo.

Lei sa benissimo che, la maggior parte del Paese, non ha compreso od ha capito ben poco dello psicodramma che si è giocato fra il Quirinale e il Palazzo dei Marescialli. Al più, con un’alzata di spalle, 99 italiani su 100 avranno pensato: “Sono cose loro…hanno il loro “marcio” da insabbiare…sono gente dalla quale star lontana…”

Già, “lontana”, come dicono i galeotti.

Eppure, ciò che è successo è di una gravità inaudita, che sfugge ai più, i quali non credono più a niente o non comprendono – miserere nobis – che si è infranto un cardine della vita democratica di questo dannato Paese, così “pieno di energie e presenze positive”. Non è una buona notizia, anche se qualcuno avrà pensato: “Viene l’Estate, andranno al mare, dimenticheranno…” Già, meglio dimenticare?

Dimenticare che uno dei cardini dell’ordinamento democratico – che affidava alla Magistratura il governo di se stessa, in contrapposizione (dialettica?) con il Legislativo e l’Esecutivo – è andato in pezzi? Qui non si tratta di dialettica, non si prende in esame la turris eburnea, ma è stato evidenziato, denudato di fronte agli italiani che il potere Giudiziario faceva pappa e ciccia con l’Esecutivo, ossia col Governo. E non da oggi, e nemmeno da ieri, come vedremo in seguito.

Lei è intervenuto, bloccando alcune nomine a dir poco “sospette” – ne prendiamo atto – ma si doveva giungere a tanto? Si dovevano smascherare i più alti gradi della Magistratura grazie a delle semplici intercettazioni, come per i mariuoli e per i mafiosi?

Sappiamo, anche se formalmente lei è il Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, che questa presidenza è sempre stata vissuta nei decenni con forse troppo garbo, un po’ d’indulgenza, e tanta fiducia che i magistrati sarebbero stati in grado di bastare a se stessi. Ma è così?

Vogliamo tornare indietro di 10 anni? Al 2009, alla famosa “cena” (1) fra Berlusconi, Alfano, Gianni Letta, Carlo Vizzini e le due “toghe” del CSM, Luigi Mazzella e Paolo Maria Napolitano? Una “cena” tenutasi a Roma nel Giugno del 2009, nella quale il “piatto forte” fu un progetto di riforma costituzionale, che prevedeva anche mutamenti pesanti nell’ordinamento, per rendere i giudici costituzionali ancora più succubi – mi perdoni, ma le recenti vicende lasciano aperta la porta ai più oscuri sospetti – del potere Esecutivo.

E oggi? Non conosciamo ancora lo “spessore” dei progetti intercorsi fra l’ex ministro Lotti ed il giudice Palamara, ma sono “vicinanze” che fanno accapponare la pelle.

Ciò che sconcerta è che dibattiti, opinioni ed (eventualmente) decisioni sono prese completamente al di fuori dell’agone democratico, delle istituzioni preposte: una ferita, sull’ordinamento repubblicano.

Domani è un altro giorno, già: si dice sempre così.

Uno di questi giorni, già so che dovrò incontrare un magistrato, ovviamente per faccende che riguardano il Diritto, anche se, “miseramente”, civile.

Come potrò essere sereno, come potrò fissarlo negli occhi e sapere che quel giudice potrà anche sbagliare – per carità: nessuno è infallibile! – ma chi mi garantirà che, oscure trame, non lo conducano ad una “vicinanza” con la parte avversa? Si renda conto, signor presidente, che va in pezzi uno dei cardini dello Stato di diritto!

Non fosse già avvenuto.

Da parecchio tempo la Magistratura dà una pessima immagine di se stessa: vogliamo ricordare l’inchiesta sull’incidente ferroviario in Puglia del 2017, con un PM sollevato dall’incarico nella “turbolenta” (a dir poco…) procura di Trani? Oppure l’allucinante vicenda dei corsi propedeutici per l’ingresso in Magistratura, viziati da abusi sessuali che vennero, giustamente, puniti dal CSM? In tutte queste (e tante altre) vicende è sempre la commistione fra indagante ed indagato a spaventare, a segnare il passo di comportamenti che paiono seguire la medesima traccia, come se il principio di separazione dei poteri fosse un inutile e fastidioso orpello, da ovviare facendo spallucce?

E quando proprio l’organo interno di Giustizia della magistratura deflagra, in una miriade di comportamenti da censurare, con forza e determinazione? Basta l’affermazione d’aver “fatto pulizia” per acquietarci?

Se possiamo comprendere le difficoltà della Magistratura nella lotta contro le mafie – Falcone e Borsellino ancora vivono fra noi, i loro filmati ci accompagnano nella nostra (e loro) speranza di giungere a vivere in un Paese normale – non si riesce a capire come la Magistratura assista, comodamente seduta nella sua turris eburnea, allo scempio di centinaia di vite umane, derise e violate senza che, dalla parte dei giudici, si sia giunti ad un modus operandi che ponga fine allo strazio. Quando potremo sfogliare un quotidiano senza imbatterci nell’ennesima donna uccisa, sfigurata, oppure sfuggita – solo grazie alle sue forze, oppure per pura fortuna – alla mano massacratrice, dopo aver denunciato per molte volte ai giudici ed alle forze di Polizia il suo calvario?

Cosa sono diventati, i giudici, una nuova casta di potere? Tollerata e “compresa” nel potere politico, basta che non dia “fastidi” al manovratore?

Siamo un Paese cattolico, che vive – a mio modesto parere – con troppo indulgenza le vicende di giustizia: siamo il Paese dove, al peccato, si associa immediatamente il perdono, relegando alla coscienza personale il richiesto pentimento, senza indagare se è avvenuto, senza intrometterci. Sono cose “private”, “personali”.

Sarà, signor presidente, ma nei paesi luterani il concetto di giustizia, associata al dolo ed al pentimento, viene vissuto con diversa serietà ed attenzione: non si è oberati né schiacciati dal controllo sociale – non so se, ancora oggi, in Gran Bretagna non siano previsti documenti d’identità personale com’era un tempo, ritenuti “invasivi” della libertà personale – ma, se si sbaglia, la punizione è certa e severissima. E, soprattutto, veloce.

Oggi, solo per farle un esempio, sono impegolato (insieme a molti altri) in una vicenda (2) giudiziaria infinita, che ha visto – fino ad ora – ben cinque gradi di giudizio: primo grado, Corte d’Appello, Cassazione, ritorno alla corte d’Appello, nuovamente Cassazione. Oggi, si prospetta un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’Uomo. Spiegata al bar, ad un amico avvocato, mi ha confessato: “Ci saranno certo dei validi principi giuridici ma, detta così, non riesco a capire il garbuglio.” Durato, per ora, vent’anni.

E, il bello della vicenda, è che l’attuale vicenda è soltanto il secondo “round” di una precedente causa giudiziaria – che, se ben ricordo, terminò nel 1978 – mentre le basi filosofiche del contendere sono da ricercare nel carteggio fra Giovanni Gentile, all’epoca Ministro della Pubblica Istruzione, ed Antonio Gramsci, all’epoca detenuto politico a Ventotene.

Ciò non impediva, ai due, di difendere oppure criticare la riforma Gentile dell’Istruzione del 1923: correttamente, l’uno da viale Trastevere, l’altro dalla sua cella, si confrontavano sulla base degli assiomi kantiani ed hegeliani della filosofia sette-ottocentesca, sull’eterno problema del rapporto fra teoria e pratica, idealismo ed empirismo nell’educazione dei ragazzi.

Com’è possibile, signor presidente, che una vicenda iniziata – seppur nei suoi aspetti “teoretici” – nel 1923 debba tornare in vita, nel 2019, in una corte di Giustizia italiana?

Tornando a noi, la Magistratura si difende, affermando che – in fin dei conti – il potere Legislativo ha nelle sue mani le Leggi, ossia le basi sulle quali la Magistratura deve poi sentenziare. Salvo, poi, gridare “al lupo!” se ritiene che siano intaccati i suoi principi d’indipendenza, sanciti dalla Costituzione. Ma, sulla correttezza costituzionale delle leggi, debbono vegliare lei e, soprattutto, la Corte Costituzionale. Che ha mostrato un inquietante “tasso” di marciume e sordida connivenza con ambienti poco “puliti” di poteri con i quali non doveva e non poteva avere quei rapporti.

E la Magistratura italiana si compiace anche con se stessa, per rendere sempre più illeggibili gli emanati: al tradizionale uso (spesso superfluo) della citazione latina, oggi si aggiunge l’uso della lingua inglese, che pare voler “trattenere” nella torre d’avorio le sentenze, gli emanati, le motivazioni, quasi ci fosse vergogna ad esibirli in pubblico, creando anche un’artificiosa distanza, che ha olezzo di classismo, fra chi deve amministrare la Giustizia e chi deve usufruirne. E la distanza fra il Paese reale e le aule di Giustizia, aumenta: scompaiono gli avvocati, mentre spadroneggiano gli azzeccagarbugli.

In questa serena Estate italiana – i guai idrogeologici verranno in Autunno – mentre lei ci comunica la sua profonda convinzione di vivere in un Paese “pieno di energie e presenze positive”, siamo alle prese con un pasticcio istituzionale che solo la frescura del mare potrà far dimenticare. Già, ma ciò che esce dalla porta rientra dalla finestra – recita il proverbio – e, francamente, non mi sento di cassare questa antica sentenza. Possiamo rispondere: “non riesco a capire il garbuglio”, come ha fatto l’amico avvocato?

Veda lei.

 

Carlo Bertani

Fonte: http://carlobertani.blogspot.com

Link: http://carlobertani.blogspot.com/2019/06/un-vagito-da-un-paese-pieno-di-energie.html

25.06.2019

 

(1) http://temi.repubblica.it/micromega-online/consulta-la-cena-segreta/

(2) https://www.tecnicadellascuola.it/giustizia-e-dignita-per-gli-ata-itp-ex-enti-locali

Pubblicato da Davide

20 Commenti

  1. Quando i padri costituenti si riunirono per discutere della nuova costituzione del dopoguerra, mostrarono chiaramente di conoscere le debolezze del popolo italiano, benché in un’epoca di ben altro spessore morale rispetto ad oggi. Sapevano che sarebbe stato necessario un sottile e complesso gioco di equilibri per garantire che nessuno dei tre poteri prendesse il sopravvento e possibilmente evitare una deriva inaccettabile a livello di corruzione e quant’altro. In questo forse la magistratura è sempre stata il potere favorito, il più autonomo ed inattaccabile, almeno dagli altri due, che invece sono ben soggetti al controllo giuridico. Il nostro ordinamento inoltre si presta, ed è concepito in modo da impedire, per quanto possibile, una semplice ed efficace soluzione delle controversie, facendo in modo di non arrivare mai, o di ritardare il più possibile una applicazione definitiva della legge ai fatti. Non andrei però a cercare come esempio la gestione della giustizia in paesi come l’America, con tutti i suoi studi legali forsennatamente dediti all’affarismo e alle class action e con i pubblici ministeri capaci di spendere cifre esorbitanti per indagini politicamente strumentali e insulse, come nel caso delle presunte violenze sessuali del Presidente attuale. Sulla serietà delle condanne, dal punto di vista strettamente morale, si può senz’altro discutere, ed è un campo dove certamente abbiamo molto da imparare. Che dire, occorre decidere se è meglio il perdono o l’intransigenza.

  2. Vincenzo Siesto da Pomigliano

    Si…. E’ vero! siamo proprio alla frutta!

  3. Il solito quotidiano che pubblica la solita fuga di notizie.
    E proprio al momento opportuno, ma guarda.

  4. Un sistema che ha un linguaggio incomprensibile alla maggior parte delle persone e con migliaia di articoli e articoletti è già staccato dal popolo. Il resto è una conseguenza.

  5. Mattarella, reggendo la parte di quello che cade dal pero, ha dato un misero spettacolo di sé. Perché dall’alto del suo incarico o non sapeva, e allora è un gonzo, oppure sapeva e allora è complice.

    In ogni caso ha dimostrato, non assumendosi alcuna responsabilità come garante dell’integrità del CSM, quanto sia basso il suo spessore morale.

  6. Quindi la massoneria non è rilevante riguardo i problemi della magistratura?

  7. L’articolo del bravo Bertani mi sembra permeato di assoluto buon senso: la magistratura è probabilmente l’ingranaggio dello stato italiano che funziona peggio e i cittadini se ne sono resi conto. Credo che mai come oggi la fiducia del cittadino italiano sia stata cosi’ bassa nei confronti della magistratura per vari motivi sotto gli occhi di tutti: sentenze assurde, processi di durata secolare, indagini condotte malissimo, gente che ha commesso reati gravissimi rimessa in libertà, accanimento giudiziario verso i nemici politici, totale impunità per gli amici politici, corruzione e così via. Come dice Bertani uno dei due grandi problemi è il tentativo dell’esecutivo di sottomettere il potere giudiziario, come dimostra chiaramente il recente scandalo Lotti-Csm. Ma il secondo grande problema, non citato dall’articolista, è che molto spesso accade l’esatto contrario, cioè il potere giudiziario si vuole sostituire al potere legislativo del parlamento e a quello esecutivo del governo. Ci sono frangie ben note e politicizzate della magistratura che quando una legge non piace a loro o non collima col loro pensiero politico non la applicano, la applicano saltuariamente o fanno di tutto per boicottarla. Ci sono schegge impazzite del potere giudiziario che perseguono con evidente fumus persecutionis solamente personaggi legati ad un determinato partito o ad una determinata area politica con feroce accanimento, anche quando la Corte di cassazione li ammonisce per aver intentato dei processi fondati sul nulla. Ci sono magistrati che danno giudizi di convenienza o meno su determinate leggi e ne propongono altre o ne propongono delle modifiche, quando la costituzione prevede che i magistrati debbano solo occuparsi della corretta applicazione della legge e non della sua opportunità o meno, di quello si deve occupare il parlamento. Ci sono infine pubblici ministeri che utilizzano gli avvisi di garanzia, che sarebbero dei provvedimenti a favore e a garanzia dell’imputato, come dice il nome stesso, per indebolire, abbattere e delegittimare governi non graditi costringendone gli indagati alle dimissioni sotto la pressione dell’opinione pubblica, per poi vedersi archiviare il procedimento per mancanza di elementi da parte di qualche giudice leggermente più obiettivo. E ci sono anche famosi pm che, …………. leggetevi sui pochi ritagli di stampa che l’hanno trattata la triste fine del povero medico Luca Voltolin in viale Monte Nero a Milano a poca distanza dal luogo dove la giustizia viene esercitata. E questi sarebbero quelli che vogliono moralizzare il paese.

  8. Potrebbe essere il momento giusto per rivedere tutto l’ordinamento/organizzazione della magistratura.

  9. Sei tu che non hai capito che il tuo avvocato ti spenna da più di vent’anni,e non te ne sei accorto.Ti racconto un fatto,c’era un contenzioso che durava da dieci anni e il padre avvocato ha pensato bene di mandare il figlio appena laureato all’udienza.Discussa la causa in tribunale,il figlio arriva dal padre e gli dice:tu in dieci anni ,non ne sei venuto a capo,io in un’udienza ho vinto la causa.E il padre dice al figlio:coglione,come pensi che ti abbia pagato gli studi in questi dieci anni di università.

  10. “Cosa sono diventati, i giudici, una nuova casta di potere?”
    Ecco, ci siamo quasi. Hanno l’opinabilità dalla loro parte assieme all’infallibilità. Nessun paghi, versione postmelo di nessun dorma. A seconda di come si svegliano la mattina hanno una propensione verso l’assoluzione piuttosto che verso la condanna. Ed il mondo, ossequioso, osserva e prende nota. Questo all’interno di una prassi orwelliana di presunzione di colpevolezza: siamo tutti colpevoli a meno che non riusciamo a dimostrare l’innocenza. Il che è l’opposto di come funzionava il sistema Italia “pieno di energie e presenze positive” fino a pochi decenni fa. E’ tutto un rincorrersi di Carabinieri, Poliziotti, Guardia di Finanza con il ditino inquisitore alzato. Noi, dall’altra parte della mano siamo foglie autunnali in balia del vento. L’innocenza a questo punto non c’entra, è solo questione di culo. La giustizia italiana legata alla fortuna ricorda molto l’uomo più potente del seicento, tal cardinale Richelieu che amava dire: “Datemi dieci righe scritte dall’uomo più probo che conoscete e vi troverò validi motivi per impiccarlo”: Dopo pochi decenni si sarebbe scatenata la rivoluzione al grido di Egalité. Non siamo poi in una situazione diversa. di Richelieu è piena l’Italia. Ma verrà mai la rivoluzione al grido Uguaglianza, oppure continueremo ad essere descritti come un paese “pieno di energie e presenze positive”, versione postmoderna di pizza, mafia e mandolino?

  11. “pieno di energie e presenze positive” – disse la volpe del pollaio.

  12. Nei periodi estivi l’Italia è sempre stata particolarmente festaiola, piena di stupidaggini, innamoramenti, ansie estreme, odio killer e quant’altro perché è un paese che è abituato a stare in vacanza, lavorano poco e male, rincorrono solo i soldi e la vita di chi ha una marcia in più. L’Italia è un paese autolesionista perché è a maggioranza settario infatti è raro vedere o sentire l’autorevolezza, tirano a campare sognando mondi e successi che non si realizzeranno mai. Niente di nuovo, a me Mattarella fa venire un grande sonno.

  13. Pieno di energie e presenze positive ma sempre dentro la famiglia ( che non è quella cattolica ma quella di cosa nostra) Bertani si stupisce ma quel 99% di Italiani l’ha capito da tempo che anche i magistrati tengono famiglia. E questo è il problema di questo paese, tutti, ad ogni livello, dal mendicante, al capo dello stato passando per i ricchi tengono famiglia ( in questo siamo socialisti) caste, albi di categoria, massoneria, partiti politici e chiese di ogni ordine e grado, mafia dai colletti bianchi e mafie con le mani sporche, forze dell’ordine, ONG ma anche quelle governative, non si salva nessuno….tutti tengono famiglia (professori compresi). Che ti vuoi stupire ? di quello che tutti sappiamo ed accettiamo, 60.000.000 milioni di gente che tiene famiglia e che si fà i cazzi suoi ?
    P.S.
    Le faide tra famiglie non le fà più neppure cosa nostra, stupide e dispendiose, meglio accordarsi con chi tiene altra famiglia…..ed anche in questa storia dei magistrati, alla fine, un accordo tra le famiglie si troverà.

  14. “Cercavi giustizia, trovasti la legge”.
    (da il bandito e il campione di degregori).
    Da sempre si fa scempio della giustizia asservendo la legge agli interessi della “famiglia” come dice giustamente l’utente ton1957 e quindi non dovrebbe sorprendere.
    La cosa da fare in una ipotetica riforma della giustizia e’ quella di rendere la carica di procuratore capo elettiva, come quella del sindaco. Se Palamara va bene ai cittadini, chissene frega se fa la pastetta con Lotti…evidentemente e’ quello che vogliono (e si meritano) i cittadini che lo votano.
    Se invece, Palamara – o chi per lui – riceve l’incarico in seguito ad una non trasparente nomina, beh, i cittadini sono trattati da sudditi, come nel medioevo. E magari avrebbe potuto dire questo un PdR con le palle invece di farsi ridere dietro con frasi retoriche da azzeccagarbugli.
    Tra l’altro, questa potrebbe essere una bella materia per i 5* su cui affrontare Salvini con argomenti e non insulti infondati…
    Edit: peraltro, ritengo che una riforma “tosta” come quella della giustizia, fatta con misure radicali come quella che suggerisco, farebbe bene anche allo spread, ben piu’ delle miserie contabili cui e’ costretto Tria.

  15. La mia personale ricetta per restituire dignità ed indipendenza alla Magistratura è molto semplice, quasi banale…occorre agire con determinazione per neutralizzare l’ingerenza politica ed ideologica al suo interno.
    Quindi il primo atto è quello di sciogliere ogni corrente interna nel CSM e studiare un meccanismo costituzionalmente legittimo per impedire ad un giudice di interrompere quando vuole la propria attività per intraprendere la carriera politica.

    Fatto questo per tutti gli altri meccanismi elettorali, compresa la Corte Costituzionale, si troverà un facile accordo.

    P.s. mi viene da ridere quando leggo sul FQ che alcuni migranti della Sea Watch avrebbero fatto personalmente ricorso alla Corte Costituzionale…

  16. mario michele d'onofrio

    Davvero il dottor Bertani ha avuto bisogno dello scoppio del brufolo CSM per perdere fiducia nella magistratura? Non lo conosco personalmente ma, poiché ne leggo gli articoli, mi sembra improbabile. Più facile che abbia scelto l’argomento sulla cresta dell’onda mediatica come pretesto per rivolgersi al capo formale del potere (Potere) giudiziario per dirgliene qualcuna.
    Divisione tra i poteri, Montesquieu (era un barone! trovami tu uno che avendo potere come ce l’aveva un barone decida, come un San Martino qualsiasi, di devolverne un po ai bisognosi): sui libri di testo è tutto bellissimo.
    Il potere assoluto fu diviso in tre. È forte la tentazione di paragonare il Potere ad un mostro a tre teste ad ognuna delle quali egli stesso ha assegnato un ‘potere’ diverso in modo che ciò che si vede in pubblico non sia altro che una sua maschera meno orripilante. Il giudice amministra la giustizia per conto del Sovrano, punto e basta. E solo a qualche borghese romantico e alla piccola borghesia acefala può venire in mente che il sovrano sia il popolo (salvo poi fare strada quando vede passare qualcuno che conta). E che l’amministrazione della giustizia sia fatta non nell’interesse del popolo o di chi ha ragione, mio padre, terza elementare, l’aveva capito. Soprattutto quando vedeva archiviare esposti per patrocinio infedele (lui, modesto contadino, aveva osato contro un principe del foro locale?). Uomini e donne di tribunale, nei vostri panni io non so stare, cantava il poeta; e cantava anche di qualche giudice nano (non certo per la scarsa lunghezza del corpo) e di un altro che dovette vedersela con un gorilla dopo aver fatto tagliare il collo ad un povero cristo.
    In Inghilterra , patria del common law, andrebbe tutto per il meglio? ma lì la giustizia è amministrata dai giudici molto più che da noi! Quanti lord stanno in galera, lì?
    Delle lezioni di diritto costituzionale italiano e comparato del prof Galizia ricordo che nei paesi orientali, dove vi era un senso di vergogna a rivolgersi ai tribunali, si tendeva a risolvere le questioni direttamente tra i contendenti. Credo ancora oggi che sia questa l’unica strada per avere una magistratura ‘indipendente’: non farvi ricorso. Regolare le cose tra gentiluomini da anche più soddisfazione. Saluti a tutti. Anche al soporifero Mattarella

  17. Mi sembrano evidenti due cose: 1) i magistrati hanno perso quell’aura di intoccabilità, ammesso che l’abbiano mai avuta; 2) la politica coglierà l’occasione di assoggettare la magistratura, con una (contro) riforma apposita. Gelli sorriderà, dall’oltretomba.

  18. Dobbiamo considerare che gli ultimi comportamenti anomali della magistratura sono stati la pressochè totale adesione della stessa alla volontà politica di un singolo partito, quello di Mattarella, contro il governo in carica e sopratutto contro la Lega.
    Non facciamo confusione, il PD nel paese è pressochè defunto e al suo interno è in piena implosione vista la lotta all’ultimo sangue, in modo felpato in pieno stile democristiano, tra i renziani e gli antirenziani (pure loro in parte ex DC come Franceschini).
    Infatti l’ultima arma di lotta politica era la magistratura e l’hanno usata.
    Dato che il loro partito di riferimento è allo sbando e in piena dissoluzione pure le toghe sono finite in stato confusionale.

  19. Punto1: Serve l’ immunità parlamentare per deputati e senatori…INDISPENSABILE! la abolizione della stessa è stata solo una ingenuità. E’ da bambini credere che i magistrati siano “giusti”. Punto 2: togliere il diritto di voto ai magistrati. I magistrati (idem i preti) non possono avere il diritto di voto. Se votano significa che sono di parte e quindi non possono essere indipendenti.