Trump, la scuola, Kanye West e i libri al vetriolo

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agi.it

Il libro della nipote del tycoon, Mary Trump, si preannuncia esplosivo a quattro mesi dall’Election Day. Bullo e “sociopatico” come il padre, il presidente “minaccia la salute del mondo, la sicurezza economica e il tessuto sociale”, ha anticipato la donna

AGI – Non c’è coronavirus che tenga: scuole e università devono riaprire. E’ tassativo Donald Trump che ha convocato alla Casa Bianca funzionari dell’Istruzione di tutto il Paese per un evento durato un giorno intero. “Faremo pressione sui governatori e su tutti gli altri perché le scuole vengono riaperte“, avverte il presidente, minimizzando i rischi della pandemia mentre negli Usa i contagi superano quota 3 milioni. “E’ quello che vogliono tutti. Lo vogliono le mamme, lo vogliono i papà e lo vogliono i ragazzi”, spiega il tycoon, definendo “ridicolo” il fatto che atenei come Harvard abbiano optato per corsi solo on line. Texas e Florida, i nuovi ‘hot spot’ della crisi, si sono già allineati. Nello stato della Stella solitaria tutte le scuole che ricevono fondi pubblici dovranno tenere lezioni in presenza mentre nella Penisola del sole, dove Trump volerà venerdì e dove nell’ultima settimana ci sono stati 60.000 nuovi casi, l’ordine è di riaprire le scuole ad agosto per almeno 5 giorni alla settimana.

“Non vogliamo che vengano fatte asserzioni politiche o che vengano fatte affermazioni per motivi politici”, spiega il tycoon, segnalando come la riapertura o meno delle scuole, che in buona parte degli States è tradizionalmente prevista a metà agosto, sia diventata una questione di parte, proprio come le mascherine, simbolo della responsabilità civile per i liberal ed emblema di uno Stato invadente per i conservatori. Ed è proprio sulla fiamma della divisione culturale che Trump sta giocando la partita per la rielezione.

Nelle ultime due settimane ha descritto “Black Lives Matter” come un simbolo d’odio, ha minacciato il veto sul bilancio della Difesa se contempla il cambio di nome per le basi militari intitolate a soldati sudisti secessionisti, ha contestato la decisione di Nascar (National Association for Stock Car Auto Racing) di bandire la bandiera dei confederati e ha detto che il pilota Bubba Wallace, l’unico afroamericano della categoria, dovrebbe scusarsi per la “beffa” sul cappio trovato appeso nel suo garage alla Talladega Superspeedway, in Alabama. Il comandante in capo ha dunque accusato le squadre di baseball Indians di Cleveland e di football Washington Redskins di voler cambiare i nomi per fare i “politicamente corretti”. “C’è un motivo per cui dice quello che dice, ed è perché ha una sua risonanza”, sottolinea l’ex presidente della Republican National Committee (Rnc) Michael Steele su Msnbc, indicando come questa retorica continui a fare breccia sui bianchi americani, nei sobborghi e in alcune zone rurali del Paese dove lo sfidante democratico Joe Biden appare pericolosamente competitivo.

L’inquilino della Casa Bianca si è molto impegnato nella parte del nume tutelare dei monumenti nel mirino degli attivisti contro il razzismo, accusando i riformisti di voler distruggere i simboli della cultura americana. Secondo alcuni osservatori, oltre che al nocciolo duro della sua base, Trump punterebbe agli astensionisti arrabbiati per la furia iconoclasta degli estremisti “fascisti di sinistra”, come li ha definiti nel suo discorso al Monte Rushmore. “Questa visione non è una guerra culturale, come i media cercano falsamente di proclamare, ma un abbraccio alla nostra famiglia americana, ai nostri valori al nostro futuro”, ha argomentato la portavoce della Casa Bianca, Kalyleigh McEnany. Tump sa quello che fa: se è vero che la maggioranza degli americani sostiene il movimento “Black Lives Matter”, solo una minoranza è favorevole alla rimozione delle statue, stando all’ultimo sondaggio di Quinnipiac University.

La corsa per la presidenza intanto è diventata tre, almeno a parole. Con un tweet, Kanye West ha spiazzato tutti, annunciando la sua discesa in campo. “Dobbiamo realizzare la promessa dell’America credendo in Dio, unificando la nostra visione e costruendo il nostro futuro”, ha cinguettato il rapper marito di Kim Kardashian, guadagnandosi immediatamente l’endorsement del patron della Tesla Elon Musk. Ma la serietà delle sue intenzioni è dubbia: non si è registrato presso la Federal Election Commission, non ha lanciato alcuna campagna e non ha raccolto le firme necessarie per essere ammesso al ballottaggio.West è un sostenitore di Trump, ha sfoggiato il cappellino rosso con lo slogan ‘Make America Great Again’ ed è stato ricevuto nello Studio Ovale. A dividere le loro strade è stato l’appoggio del musicista afroamericano agli attivisti di Black Lives Matter.

Se quella di West appare poco piu’ di una provocazione, il nuovo libro al vetriolo della nipote del tycoon, Mary Trump, “Too Much and Never Enough: How My Family Created the World’s Most Dangerous Man” (Troppo e mai abbastanza: Come la mia famiglia ha creato l’uomo più pericoloso del mondo), in uscita il prossimo 14 luglio, si preannuncia esplosivo a quattro mesi dall’Election Day. Bullo e “sociopatico” come il padre, il presidente “minaccia la salute del mondo, la sicurezza economica e il tessuto sociale”, scrive la 55enne Mary, psicologa, figlia del fratello maggiore del tycoon Fred Jr., morto per infarto da alcolismo quando lei aveva 16 anni.

Donald Trump è un “narcisista”, un uomo che “ha fatto dell’imbroglio uno stile di vita”, dedito a “meschine vendette”, indifferente alla sofferenza del proprio fratello maggiore al punto di “andarsene al cinema” mentre quello veniva ricoverato in ospedale con un infarto che lo avrebbe ucciso. Queste sono solo alcune delle pillole velenose di quello che si preannuncia un fenomeno editoriale. Mary dichiara di aver votato per Hillary Clinton nel 2016 e di “non poter più stare zitta” perché “sotto la guida del nonno Fred e dei fratelli, Donald ha distrutto mio padre: non posso lasciare – ha detto – che distrugga il mio Paese”.

Solo due settimane fa era uscito il volume dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, “The Room Where it Happened” (La stanza dove avvenne), e il primo settembre è atteso il libro verità scritto da Winston Wolkoff, ex amica ed ex advisor della first lady Melania. Tutte pubblicazioni che Trump, in affanno nei sondaggi, ha tentato invano di bloccare. Ma l’incredibile è sempre possibile, soprattutto se c’è di mezzo ‘The Donald’. Secondo uno dei modelli di proiezione più accreditati, quello del professore Helmuth Norpoth della Stony Brook University, che nel 2016 ha previsto la vittoria di Trump, il presidente in carica ha il 91% di possibilità di essere confermato a novembre.

 

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