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THE SHOW MUST GO ON

DI ANDREA ZHOK

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Ieri al Forum dei banchieri centrali a Sintra, in Portogallo, Mario Draghi ha esternato in modo sibillino, sostenendo che «Se la crisi ci ha insegnato qualcosa è che noi useremo tutta la flessibilità disponibile entro il nostro mandato per rispettare il nostro mandato». E aggiungendo poi che «nelle nostre recenti deliberazioni, i membri del Consiglio direttivo hanno espresso la loro convinzione su come riportare inflazione vicino al 2%. Proprio come il nostro quadro politico si è evoluto nel passato verso nuove sfide, così può farlo di nuovo. Nelle prossime settimane, il Consiglio direttivo delibererà su come i nostri strumenti possano ridurre il rischio di danni alla stabilità dei prezzi».

Si tratta di un discorso fumoso come pochi, in quanto da un lato sembra auspicare una politica espansiva, per superare la perdurante stagnazione, e dall’altro si appella continuamente al target del 2% inflattivo, pura istanza monetarista che vincola le istanze della produzione e dell’occupazione alla stabilità monetaria.

Ma, come in una mirabile commedia degli equivoci è giunto repentino il severo ammonimento da parte di Donald Trump, che, felicemente libero dalla logica come dall’empiria, come gli è proprio, ha tuonato contro Draghi come se quest’ultimo avesse annunciato una guerra valutaria.

Ci sarebbe da ridere, se in questo contesto ai media nazionali non fosse parso vero di poter mettere in scena uno scenario di grande conflitto, dove l’iniziativa anticiclica e popolare di quel tenerone Draghi sarebbe minacciata dal ‘sovranista’ (?) Trump.

Ecco, proviamo a mettere un po’ d’ordine e senso di realtà negli eventi.

1) Trump attacca l’UE ogni 48 ore, e lo avrebbe fatto anche se avesse beccato Draghi con le dita nel naso. Lo fa a prescindere, perché dal punto di vista americano (realistico) la UE è l’abbozzo di un impero germanico, da stendere prima che si faccia troppe illusioni.

2) Draghi è a fine mandato e sta avviando la propria personale campagna elettorale per nuovi prestigiosi incarichi, forse proprio in Italia. Dunque presentarsi come il ‘poliziotto buono’ per iniziative cui non potrà dare seguito è una mossa per accreditarsi a costo zero come ‘il banchiere centrale vicino ai popoli e all’economia reale’, che è il modo in cui verrà venduto nei prossimi mesi.

3) Se invece volessimo parlare di economia politica reale, e non del solito teatro di schermaglie mediatiche, la situazione che emerge è semplicissima.

L’eurozona ha da tempo due aree di sofferenza; come riconoscono tutti, a partire da Draghi: una scarsa crescita, e indebitamenti pubblici elevati.
Questa situazione convolge in maniera diversa i vari paesi: in maniera estrema l’Italia, un po’ meno Francia e Spagna, meno di tutti la Germania (che però ha anch’essa i suoi problemi di crescita).

Esiste una soluzione a questo problema strutturale?
Ohibò, in effetti sì, ed è pure elementare: basterebbe spostare il target inflattivo del’eurozona per qualche anno (4 o 5) ponendolo diciamo intorno al 6-7%.

Questa mossa sarebbe facilissima da implementare se i soldi creati dalla BCE (come Quantitative Easing) invece di essere messi nella pancia delle banche private, fossero forzati a circolare, ad esempio inserendoli in un grande piano di investimenti pubblici pluriennale.
Ciò avrebbe due effetti.

3.1) L’aumento dell’inflazione e la circolazione forzosa di nuova moneta produrrebbe un esito bicipite: ci sarebbe la crescita direttamente indotta dagli investimenti pubblici, e in più ci sarebbe l’uscita di ampie masse di capitali privati da locazioni improduttive, dove oggi giacciono ingentissimi. Questo secondo afflusso di capitale si riverserebbe nell’area degli investimenti privati, giacché rimanere con capitali inattivi perdendo il 6-7% di valore ogni anno non è un’opzione accettabile. Avremmo così un boom di crescita come non se ne vedono da decenni e saremmo in grado di rimettere in piedi un sistema di infrastrutture (a partire dalle telecomunicazioni) e di aggiornamento tecnologico ai massimi livelli.

3.2) Al contempo l’inflazione eroderebbe i debiti pubblici di tutti i paesi, facendoli rientrare rapidamente in una dimensione accettabile anche per i più impietosi speculatori internazionali. Senza stringere la cinghia, senza lacrime e sangue, ed anzi in una fase di boom economico potremmo vedere i debiti pubblici reali ridursi di un 20% con il sorriso sulle labbra.

Ecco qua, non è la rivoluzione bolscevica, non si tratta dei prodromi del socialismo, nessuno perde, tutti vincono e cambia semplicemente chi vince di più e chi di meno (ne guadagnano di più i paesi con problemi maggiori).

Sarebbe semplice no? Non ci vorrebbe davvero niente: un semplice accordo europeo che modifichi un paio di articoli dello statuto della BCE, un accordo facilissmo da far passare davanti a tutti gli elettorati di tutti i paesi europei.

Già.
Solo che niente di tutto questo accadrà, e noi continueremo a giocare una partita truccata, secondo regole nate per tutelare la redditività dei grandi patrimoni finanziari privati. E intanto, in ogni casa, i media ufficiali entreranno spacciando spudoratamente e impunemente l’attuale ruota della tortura senza via d’uscita come se fosse frutto di vincoli di natura, di leggi eterne ed inflessibili che solo dei pazzi, degli ‘irresponsabili’ potrebbero pensare di violare.

E continueremo ad essere chiamati a scegliere se tifare i Draghi o i Trump, come se di questa commedia ci dovesse importare qualcosa.

 

Andrea Zhok

Fonte: https://www.facebook.com

Link https://www.facebook.com/andrea.zhok.5/posts/1244783975702999

19.06.2019

Pubblicato da Davide

11 Commenti

  1. Vincenzo Siesto da Pomigliano

    Cito: “[…) Trump attacca l’UE ogni 48 ore, e lo avrebbe fatto anche se avesse beccato Draghi con le dita nel naso. Lo fa a prescindere, perché dal punto di vista americano (realistico) la UE è l’abbozzo di un impero germanico, da stendere prima che si faccia troppe illusioni…]”.
    Aggiungerei che lo sta facendo con l’aiuto del nostro governo giallo/verde suo pedissequo vassallo!
    E poi, già con un inflazione medio-alta (6-7%) a perderci sarebbero le classi a basso reddito…. E questo l’ho già spiegato!

  2. “non si tratta dei prodromi del socialismo, nessuno perde, tutti vincono”
    Mica vero. Chi ne guadagnerebbe più di tutti sarebbe l’indice di Gini, che oggi impietosamente vede una disuguaglianza enorme. E domani, grazie all’inflazione qui proposta, scenderebbe non poco. Ci rimetterebbero i megamiliardari, che avrebbero meno miliardi di cui non sanno cosa farsene. Ci rimetterebbero le grosse multinazionali ed i loro strapagati CDA.

  3. Se si usa un linguaggio calcistico ( tifare, autogol, pressing ecc ) la comprensione è diffusa perché è uno degli sport più seguiti al mondo ma tutto cambia quando i linguaggi sono diversi, la comprensione è solamente per una ristretta minoranza. Il linguaggio ci identifica esattamente come i comportamenti sociali ( neurolinguistica e la sociologia ). Il palcoscenico globale è come uno scacchiere, per poter prendere parte al gioco occorre conoscere le regole del gioco. L’Ue è vecchia paranoica e non accetta il rifiuto perché è narcisa.

  4. ok sottoecrivo l articolo , bravo ,bravissimo ,poche semplici righe di una chiarezza che lascia a bocca aperta , mi congratulo con l autore . niente da aggiungere ha detto tutto

  5. In effetti è vero, non è poi così difficile porre rimedio agli squilibri attuali, anche dal punto di vista tecnico, l’autore ha ragione. Quello che rimane complicato è valutare le conseguenze di una simile risistemazione in un mondo complesso come quello attuale dell’economia globale, che ormai prevede una interdipendenza reciproca anche tra parti apparentemente contrapposte, come ad esempio l’economia cinese e quella americana. Bisogna decidersi quindi: è meglio una sana guerra commerciale e non solo, tra economie che cercano ognuna di risanare a dispetto degli altri, oppure una globalizzazione con la quale nessuno può provare a correggere i propri squilibri all’interno della propria economia, senza il consenso di una spectre mondiale?

  6. Target inflattivo al 6-7%?? ‘Soluzione’ sbagliatissima! Chi paga il prezzo dell’inflazione sono i pensionati e quelli a reddito fisso, e in Italia sono milioni. Il governo sarebbe poi costretto, visto il numero di persone con un reddito minimo che andrebbero in grosse difficoltà a causa dell’aumento dei prezzi, a sopperire con finanziamenti, annullando così i cosiddetti ‘vantaggi’ dell’inflazione. A molta gente fa più comodo una crescita modesta dell’economia e una inflazione bassa piuttosto che il boom economico e l’aumento dei prezzi. Anche per le aziende l’inflazione è una specie di droga perché poi l’aumento dei prezzi lo si può imporre solo se non c’è la concorrenza internazionale sul prodotto, altrimenti si va fuori mercato. L’unica vera soluzione è diminuire le tasse e il cuneo fiscale più un aumento degli investimenti pubblici, è quello che il governo avrebbe dovuto fare invece dei finanziamenti a pioggia e l’assistenzialismo.
    Quanto a Trump, non si capisce chi lo consiglia per la politica economica. Lui si mette contro : la Cina, la Russia, la UE, l’Iran, la Corea del Nord, il Venezuela, e scusate se è poco. Dovrebbe capire che questo non è più il dopoguerra, quando gli USA spadroneggiavano senza rivali economici. L’attacco a Draghi è stato una scemenza, la situazione economica europea impone un abbassamento dei tassi di interesse e lui lo dovrebbe capire, se capisse qualcosa di economia.

  7. Si vabbe’, in teoria.
    Nella pratica – partiamo dall’esempio suggerito da Zhok – se si ristrutturano le telecomunicazioni … con Colaninno ancora in giro…e nella fila del piddi…che fine puo’ fare la riorganizzazione?
    Con i sinistri in giro, non serve a nulla. Meglio restare cosi…

  8. Mi piacciono tutte ste ricette magiche, questa è quasi più meglio assai di quella di Draghi (il mostro) peccato che hanno tutte un unico comune denominatore di cui tutti si scordano (Borghi coi minibot compreso) senza lavoro, girala come vuoi, non c’è guadagno, ed il lavoro che porta il guadagno per tutti è uno solo e si chiama produzione……..i cinesi l’hanno capito i gretini no e Trump comincia ad avere qualche apparizione di San dazio (protettore dei disoccupati indigeni)

  9. Possono vendere un banchiere come gli pare, non compro nessun banchiere. Anche perchè le loro runioni finiscono sempre con lo stesso slogan palese o sottinteso: i clienti sono come le pecore, vanno tosate. Tanto poi la lana la rifanno lo stesso.

    Svalutazione del 6 – 7%, dice l’articolista. E come facciamo? Ci facciamo dichiarare guerra dall’America? Voglio ricordare che la NATO è dappertutto in Europa e la NATO è sotto comando americano da sempre ed i Paesi europei non hanno esercito. In pratica siamo già occupati. Siamo solo liberi di pagare. Chi? Ma la NATO ovviamente. (80 milioni/die per l’Italia) e se non paghiamo ci riempiono di attentati.
    Il sig. Draghi ha fatto pagare all’Europa i debiti americani della crisi nata in USA. Dal 2008 (inizio crisi) ad oggi, il PIL cinese è aumentato del 139% (centotrentanove per cento) quello indiano è aumentato del 98% (novantotto per cento) quello americano del 34% (trentaquattro per cento) a spese di chi l’aumento americano? Ma dell’Europa mi pare ovvio che è diminuita – 2% (meno due per cento).
    Ma Draghi è una persona importante, scommetto che le pecore saranno tutte dalla sua parte.

  10. draghi e trump,sono solo i portavoce dei poteri forti,e sicuramente se hanno deciso che l’inflazione è al 2%,sarà al 2%e se questo serve a salvaguardare i grossi capitalisti come stà avvenendo da anni,questo è e rimarrà il loro obbiettivo.Pensate che se volessero attuare altre strategie,non lo potrebbero fare?Ma la risposta è semplice,a loro non interessa del gregge,loro sono i lupi,e le pecore sono il loro pasto preferito.

  11. In senso macroeconomico l’inflazione fa bene, non ci sono storie.
    Va gestita altrettanto bene (indicizzazione almeno delle pensioni e magari degli stipendi).
    E naturalmente, quando si fanno i conti della serva, a carico di chi?
    Cioè se la nuova emissione è a debito degli stati siamo alle solite. Se una buona volta si facesse un’operazione intelligente es. emissione per comprare nuove infrastrutture (non per prestare i soldi a coloro che realizzerebbero nuove infrastrutture), quindi di proprietà UE gli eurocrati prenderebbero 2 piccioni con una fava: risalita dalla crisi e creazione di strutture veramente europee.
    Ma tanto sono solo una cleptocrazia, non mi aspetto niente di intelligente da loro.