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Risposte ad una domanda pleonastica

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.com

Chi ha messo/tirato delle mine/missili/siluri/bombe od accidenti vari alle due petroliere nel golfo di Oman? Sarebbe bello saperlo, ed io non lo so: però, una vaga idea ce l’ho, anzi, due. Perché?

Poiché il copione, sempre lo stesso dal “incidente del Tonchino” del 1964, si ripete nei modi e nei termini di sempre: la Storia non si ripete mai – questo bisogna averlo bene in mente – però i modi, le tecniche, gli approcci sono sempre i medesimi, almeno dall’inizio dell’Evo Moderno. Vogliamo provare?

Se c’è fumo c’è arrosto e, qui, l’arrosto non è stato cercato né desiderato da nessuno dei contendenti: entrambi, avevano tutti i mezzi per spedire a fondo le due petroliere, ma non l’hanno fatto. Perché?

Poiché non erano ben sicuri che, dall’altra parte, si sarebbe accusato il colpo senza rispondere: un po’ come gli inutili lanci di missili da crociera sulla Siria, che già si sapeva sarebbero stati intercettati ad altissime percentuali dai sistemi antimissile russi. I quali – si noti bene – non hanno portato in Siria sistemi antiaerei ed antimissile d’ultimissima generazione – roba buona sì – ma non all’ultimo grido.

Qual è il punto d’inizio, il giro di boa che ha messo in dubbio la supremazia americana negli scacchieri internazionali?

Meno che mai la spettacolare Prima Guerra del Golfo, seguita – in tono minore – dalla Seconda la quale era avvantaggiata da anni ed anni di miserie in Iraq.

Il vero punto di non ritorno, per le armi a stelle e strisce, è stato il 1999: il Kosovo, una guerra forse secondaria per gli esiti e per le modalità utilizzate, ossia la “guerra spettacolo” da mandare in onda a reti unificate su tutti i canali planetari.

Una guerra viziata, sin dall’inizio, dalla vittoria irachena del 1991, che aveva fatto credere ad un’alleanza stratosferica di 27 Paesi contro un mediocre Stato medio orientale, catapultandola in un mito d’invincibilità, quasi fosse l’ennesima puntata di Guerre Stellari, oppure la milionesima avventura del Capitano Kirk.

Una guerra giocata in un campo dove l’avversario era senza alleati, con una Russia al lumicino ed una Cina ancora inesistente sul piano internazionale.

Eppure, quella guerra qualche risultato lo diede, ad analizzare attentamente gli eventi.

Oggi, ci hanno mostrato un filmato in b/n dove si vede una specie di motosilurante che abborda una petroliera e che traffica qualcosa sulla murata della nave.

Quando l’ho visionato, m’è tornato alla mente il filmato degli elicotteri Apache “caduti in esercitazione” nei pressi di Tirana: fumose immagini, rotori impazziti…in altre parole, non si vedeva una mazza.

Il sospetto venne subito, quando s’udirono in diretta – Tg1 – due forti esplosioni: il giornalista, visibilmente imbarazzato, biascicò che erano state udite due forti esplosioni provenire (così sembrava) dall’aeroporto di Tirana. Vere le due esplosioni – in quel momento era a Tirana il Ministro dell’Interno italiano, Rosa Russo Jervolino, e si erano alzati subito da Gioia del Colle gli F-104 (!) che avevano attraversato l’Adriatico come fulmini – ma la verità era un’altra.

Due cacciabombardieri J-22 Orao s’erano alzati dalla loro base nei pressi di Podgoriza e, conoscendo bene l’orografia del territorio, erano riusciti a volare molto bassi seguendo una valle che “sfociava” già in territorio albanese: da lì, avevano puntato sull’aeroporto internazionale di Tirana (dove sostava l’aereo di Stato del Ministro dell’Interno italiano) ed avevano eseguito un solo passaggio con bombe a frammentazione, distruggendo un aereo civile della KLA che trasportava, dall’estero, combattenti per l’UCK albanese ed alcuni elicotteri Apache americani. Da qui la necessità di “giustificare” la perdita degli elicotteri. I due aerei serbi riuscirono a fuggire ed atterrarono a Povikne, a Nord di Belgrado, dove furono ricoverati in un hangar sotterraneo.

Se cercate notizia di questo evento, non meravigliatevi se non troverete più niente: la “pulizia” è uno dei compiti principali d’ogni controspionaggio che si rispetti.

Questo per dire come, in presenza di qualsiasi evento bellico, gli apparati d’informazione sfornano filmati “alla bisogna”: cosa in cui crede il comune lettore, cosa di cui ride chi ha un minimo di conoscenza di queste faccende.

Ma ci fu un “dopo”.

Il “dopo” non fu una guerra americana, ma il tentativo – maldestro – da parte israeliana di conquistare, nel 2006, la parte del Libano a Sud del fiume Litani, conclusasi assai amaramente per Tzahal e, soprattutto, per il glorioso battaglione “Golani”, che ebbe numerose perdite di uomini e mezzi.

Ma, ancor più, ci fu la perdita di una corvetta ed il danneggiamento di una seconda: cosa che mise fortemente in allarme gli israeliani, ma anche gli angloamericani. Perché?

Poiché la perdita di un’unità navale moderna non significa che qualcuno – come narrano a Napoli “ha cugliuto bbuono o’ tiro” – bensì che “qualcuno” è riuscito ad ingannare le misure elettroniche di una unità navale di soli 13 anni fa. Una nave dotata del meglio che esisteva in ambito occidentale: chi aveva fornito quel software?

Hezbollah, ovvio: ma chi forniva Hezbollah? L’Iran, ovviamente. Già: ma chi forniva l’Iran?

Qui la risposta è più dubbia, ma che non si tratti del Pentagono è altrettanto ovvio: l’India? Può essere, sono i più abili nel maneggiare software, e non a caso ogni nuovo aereo russo che viene progettato (vedi T-50, o Sukhoi-57, o Pak-fa) vede sempre la partecipazione indiana. Insomma, “qualcuno” dalle parti dell’India, della Cina o della Russia possedeva – nel 2006 – l’elettronica necessaria per ingannare una corvetta israeliana oppure i carri armati Merkawa.

E torniamo all’oggi.

Se vogliamo rimanere in ambito militare, possiamo raccontarci quello che vogliamo: può essere stata una classica false flag americana, oppure un attacco d’avvertimento (non ci sono state perdite, né di mezzi e né di vite) iraniano. I motivi?

Di là dell’infinita solfa del nucleare iraniano, vorremmo ricordare che l’embargo unilaterale statunitense colpisce uno dei gangli vitali dell’apparato produttivo iraniano: l’industria petrolchimica.

Negletta, dimenticata, è l’industria petrolchimica che ci fornisce fertilizzanti, medicinali, materie plastiche…e tutta la panoplia che vediamo sugli scaffali dei supermercati. E l’industria petrolchimica iraniana è nata nel 1964, ai tempi dello Scià di Persia, che desiderava modernizzare il Paese.

Il concorrente, nel Golfo Persico, è l’Arabia Saudita, da sempre alleata degli USA e di Israele: la società petrolifera di Stato – ARAMCO – ha deciso di buttarsi anch’essa nel petrolchimico…già…nel 2018. Con 54 anni di ritardo sugli odiati iraniani: vogliamo pensare (male) e chiederci se, per caso, abbiano chiesto un “aiutino” agli “amici” israeliani ed americani? I quali, come fecero col Giappone nel 1941, decisero che i negoziati potevano considerarsi conclusi soltanto se Tokyo accettava le “quote” fisse d’importazione di petrolio, ferro, carbone…ecc…che Washington aveva deciso. Il seguito lo conoscete.

Perché, vedete, vendere petrolio è la cosa più facile di questo mondo: lo pompi in un oleodotto oppure lo carichi sulle petroliere…e via, intaschi i soldi. Ma il petrolio, oggi, non è più quello dei tempi di Mattei: il mondo va verso un futuro sempre più elettrico, e la “quota” delle importazioni che prendevano la via del petrolchimico – fino a qualche anno fa – era del 5%: oggi è del 12%, per il prossimo anno si prevede un 14%.

Per installare l’industria petrolchimica (che fornisce alti introiti), prima, bisogna conoscere le basi dell’industria chimica, creare quadri dirigenziali (e, qui, non è poi così difficile) però bisogna creare anche copiosi quadri intermedi, avere conoscenze, tecniche, materiali, sistemi di produzione, ecc.

Può, l’Arabia Saudita – un Paese di 31 milioni di persone, che anche per guidare un autobus assume un immigrato – confrontarsi con un Paese come l’Iran, che ha 82 milioni d’abitanti e che la surclassa in ogni sfera del sapere e della tecnologia? Che ha una popolazione senz’altro più “vitale” di quella saudita, un sistema di governo più efficiente, se raffrontato ad una casa regnante con 25.000 nobili “di Stato”?

E poi, poi…c’è sempre lo zampino di Putin…il quale, stranamente, quando si è parlato di confronto militare fra l’Iran e gli Usa – che, si noti, hanno perso da tempo quel codazzo di 27 Paesi che li seguirono in Iraq – ha semplicemente affermato “che lui non può farci niente” se l’Iran va in guerra contro gli Usa…ma guarda un po’, che strana dichiarazione…

Ci si poteva aspettare la solita manfrina da “nuova guerra fredda” per un Paese considerato “osservatore” nello SCO, il vecchio Patto di Shangai…ma un “osservatore” di riguardo, è già si pensa ad un suo ruolo più “ufficiale”. Niente, non ci può fare niente…o non vuole? E perché?

Perché Putin sa cosa la Russia ha fornito all’Iran il quale – parliamoci chiaro – di fronte alle armi americane soccomberebbe, già…ma “quanto” soccomberebbe e, soprattutto, cosa lascerebbe in eredità con la sua sconfitta?

Putin ha venduto all’Iran il sistema antiaereo/antimissile S-300, lo stesso che ha mantenuto in salde mani russe in Siria, perché conosce bene l’efficienza di quel sistema. E poi: i missili iraniani? Non sono mica gli Scud di Saddam Hussein: possono raggiungere Israele quando e come vogliono, mentre è ancora dubbio se possano raggiungere Napoli, per colpire direttamente la base della VI flotta.

Cosa ne sarebbe dello Stretto di Hormuz? Quante petroliere in fondo al mare?

Israele, se colpito, potrebbe rispondere con le armi nucleari, ma la risposta iraniana sarebbe ad armamento chimico e/o biologico, e – sinceramente – non so quale preferire. In ogni modo, sul piano politico e diplomatico, attaccare per primi con armi nucleari sarebbe una mossa sbagliata, per Israele in primis, perché il “gioco” delle alleanze si romperebbe subito, con conseguenze imprevedibili.

Come potrete notare, la “scaramuccia” che è andata in onda nel golfo di Oman si presta ad entrambe le ipotesi: un “avvertimento” americano all’Iran? Od uno iraniano agli Usa?

Non è poi così importante sapere chi è stato, ma che la cosa sia avvenuta: oggi, intorno alla faccenda, c’è un silenzio che assorda. C’è da giurare che le diplomazie stiano girando “a mille” non tanto sull’evento, ma su tutti i corollari della situazione.

Nel 1941, gli Usa potevano permettersi di mandare al Giappone un diktat senza condizioni: oggi?

 

Fonte: http://carlobertani.blogspot.com

Link: http://carlobertani.blogspot.com/2019/06/risposte-ad-una-domanda-pleonastica.html

16.06.2019

Pubblicato da Davide

19 Commenti

  1. … ARAMCO – ha deciso di buttarsi anch’essa nel petrolchimico…già…nel 2018. Con 54 anni di ritardo sugli odiati iraniani:

    Beh si vede che gli ulema sauditi hanno trovato un codicillo nel Libro Sacro dal quale si intuiva (dopo 54 anni di dotta discussione) che la petrolchimica si poteva fare.

  2. Riassumendo: ai sauditi rode, tra l’altro, il petrolchimico iraniano, agli USA e israeliani rode, anche solo, l’esistenza dell’ IRAN.
    A fronte di quanto sopra, l’IRAN, farebbe di tutto per provocare gli USA.
    Seguendo quale logica? Quella del suicidio assistito?
    Quanto succede, invece, mi ricorda films già visti; come il ritardo (provocato dagli USA) nella presentazione della “dichiarazione di guerra” del Giappone e le “fialette di Colin Powell”, scatenanti la guerra in IRAQ.

  3. Vincenzo Siesto da Pomigliano

    Risposta pletorica: comunque stiano le cose non dimentichiamoci che il territorio italiano è pieno zeppo di basi USA sulle quali “verosimilmente” il governo non ha nessun controllo…..

  4. ‘all’Iran il quale – parliamoci chiaro – di fronte alle armi americane soccomberebbe’

    Con 500.000 marines e con decine di migliaia di morti, FORSE, senza contare la morfologia dell’Iran e molti altri fattori. Nulla è scontato in guerra, anche in epoca moderna con tutti i gingilli elettronici che in alcuni casi se li possono ficcare nel deretano

  5. E oggi? … La foglia di fico se la sono mangiata da un pezzo e non copre neanche la capocchia di uno spillo.

    Oggi ognuno si attrezza come può e gli USA&Co. si attrezzano con aerei che volano solo se accompagnati da badanti visto gli handycap che li rendono come bare volanti.

    Non dimentichiamo anche quelle di taglia maxy: Boeing 737 Max.
    Scommetto che ad ovest dello stretto di Bering si pisciano sotto dalle risate.
    Per chi vuole approfondire sulla foglia di fico:
    Analisti di Newsweek contestano le accuse degli USA all’Iran: Solito sistema per scatenare una guerra come in Vietnam e Iraq

  6. ………Israele, se colpito, potrebbe rispondere con le armi nucleari, ma la risposta iraniana sarebbe ad armamento chimico e/o biologico, e – sinceramente – non so quale preferire. In ogni modo, sul piano politico e diplomatico, attaccare per primi con armi nucleari sarebbe una mossa sbagliata, per Israele in primis, perché il “gioco” delle alleanze si romperebbe subito, con conseguenze imprevedibili……

    Israele e’ da sempre sotto tiro del Iran,soprattutto Dimona. Motivo per cui i sionisti ce l hanno con Iran. Quindi Israele colpito potrebbe trovarsi in grado di non rispondere a nessuno.

  7. Articolo interssante. Anche io penso che si tratti di un avvertimento in stile mafioso (che incidentalmente e’ l’esatto contrario di una false flag). Pero’ credo che sia una lite in famiglia, tra paesi del golfo persico. Interessante in proposito l’articolo recente di moon of Alabama.

    Mi lascia invece perplesso l’idea che l’affermazione di Putin significhi che la Russia rimarrebbe a guardare in caso di un eventuale conflitto tra Iran e Israele, considerando che in Israele vivono circa un milione di cittadini russi.

    • La Russia ha messo l’Iran nelle condizioni d’avere una difesa contraerea credibile ed una forza di ritorsione (missili) temibilissima. Ha cioè, posto di fronte l’eventuale attaccante dell’Iran al dover pagare un prezzo molto alto, anche considerando il dopo, vale a dire la prigionia dei piloti, che resterebbero in Iran per anni. C’è poi la Marina, che possiede tre sommergibili lanciamissili (diesel elettrici) ex russi più uno consegnato recentemente di fabbricazione nazionale. Ed ha anche 18 sommergibili “tascabili” – battelli di una ventina di metri – che portano 4 siluri, e fanno male anch’essi. La composizione del naviglio “sottile” è molto varia, ma fra Marina e Pasdaran si giunge al migliaio di unità. Di un’invasione, nemmeno a parlarne: la guerra contro l’Iraq insegna.

  8. Sono scaramucce senza un vero senso, neppure quello dell’avvertimento.
    Non hanno peso.
    Chi le attua mostra soltanto debolezza.
    Quello che ha peso, invece, sono i contatti ed i rapporti commerciali sempre più organici e fitti che si stanno concretizzando tra Cina, Russia e India.
    E mi pare che l’India stia prendendo alcune posizioni chiare sullo scacchiere del commercio internazionale.
    E poi io non dimentico che queste potenze stanno implementando un sistema di pagamenti non in dollari e fuori dalla piattaforma Swift.
    Gli americani fanno bene a difendersi.
    Ma si devono piegare all’evidenza.
    Non sono più la superpotenza che detta legge in ogni ambito.
    Ci sono altri più motivati, e in forte crescita che si sono presentati sul palcoscenico mondiale.

  9. Come false flag è un po’ una puzzetta, specie se confrontato con altri come Pearl Harbor o lo stesso 11 settembre, e questo dovrebbe essere un buon segno. Ciò non toglie che in molti abbiano le capacità per far scoppiare una guerra globale, anche se in fondo non la vuole nessuno, o forse solo una piccola parte di coloro che hanno il potere delle armi. Bisognerebbe cercare di comprendere quanto effettivamente questa piccola parte sia o meno composta da persone fuori di testa, e quanto si rendano conto delle conseguenze della loro follia. Noi questo purtroppo non lo sappiamo, e difficilmente ne avremo gli strumenti per capire, almeno per ora.

  10. Secondo me i buchi sulle petroliere sono stati fatti da Israele. Io guarderei BENE lì. Nel caso qualche bomba a Tel Aviv…

  11. Le reazioni in USA ed in Giappone confermano la sensazione iniziale che questa provocazione sia una operazione israelo-saudita, un messaggio ai giapponesi ed agli stessi USA. La regola del “cui prodest” in questo caso aiuta, la prima conseguenza concreta è che il congresso USA sta rimangiandosi l’embargo, per quanto solo di facciata, sulla vendita di armi ai sauditi da utilizzarsi nello yemen. Il Giapponee ha un gran bisogno di mantenere la quota iraniana di importazioni e di non perdere il mercato iraniano per i suoi prodotti, la sua azione diplomatica viene minata alle fondamenta dalla nuova situazione che si sta creando nel golfo. Non è la prima volta che manine cattive strangolano sul nascere le mosse diplomatiche giapponesi in medio oriente.
    L’amministrazione USA che sembrava voler assumere una posizione dialettica con l’Iran si trova invece bloccata, anche per l’utilizzo di tutto l’armamentario mediatico proguerra dei soliti neocons.
    L’intesa Israelo-Saudita, di cui questa operazione sulle petroliere potrebbe essere un portato operativo a suggello, rappresenta un ostacolo geopolitico rilevantissimo per ogni possibilità di pace, è un elemento mortifero che spiazza gli stessi americani, e li trasforma in pedine spendibili senza autonomia strategica.

  12. L’ipotesi di un’azione di una terza parte non viene mai considerata? Credo che lì sotto il livello del mare ci sia abbastanza traffico

  13. Solo un appunto sui carri armati Merkawa…
    Il kipputo carro Merkawa non risentì tanto dell’elettronica, ininfluente, ma piuttosto venne sconfitto dal Russo RPG 29 “Vampir”, razzo granata a propellente, con doppia carica .
    Il fante lanciatore di Hezbollah si nascondeva in una buchetta e appena il mostro di ferro gli passava oltre, ecco che lo colpiva da tergo, dove è più debole.
    La prima carica provocava la contro-esplosione della corazza Merkawa, un sistema difensivo per inibire i razzi, e la seconda carica del Rpg 29 fondeva come burro, bucandolo, l’abitacolo del ruspone kipputo, con i malcapitati ebreucci all’interno a bruciare come insetti…

  14. Questa è una analisi interessante.
    Grazie.

  15. Sto fatto pareva grave.
    Invece pare sempre più declassato a cronaca locale.
    Quindi come provocazione non serve allo scopo.

  16. È sempre stata una questione di soldi e odio, si fa come a scuola e si domanda inutilmente chi è stato/a? Ma nessuno risponde chiaramente perché c’è sempre un ” ma, però, allora se, si lo sa però….”, soldi e odio e tanta invidia.

  17. Credo questo sia uno dei casi in cui l’antico proverbio cinese andrebbe capovolto: “Quando il dito indica la luna l’imbecille guarda la luna”.