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Pristina, SERBIA: An ethnic Albanian worker puts up a poster saying "Thank You USA, Thank You Europe", 12 June 2007. Kosovo Albanians celebrate eight years since NATO forces entered Kosovo. Ever since NATO and UN took over the control of the province following the Alliance 78-day long bombing campaign launched to end a crackdown by Belgrade troops under the command of then president Slobodan Milosevic. AFP PHOTO / ERMAL META (Photo credit should read Ermal Meta/AFP/Getty Images)

Perché gli Stati Uniti hanno bisogno di liberarsi dell’euro

DI ALBERTO BAGNAI

Goofynomics

“Se Donald Trump vuole restituire all’America il suo ruolo egemone, se vuole ‘make American great again’, ma anche se non vuole, dovrà togliere  di mezzo l’euro”, liberando l’Europa e il mondo dall’assurdo progetto di una moneta unica che ha dissepolto, senza che se ne sentisse il bisogno, la questione tedesca. E ha così provocato esattamente quello che avrebbe dovuto prevenire. Il perché ce lo spiega su Goofynomics Alberto Bagnai, occasionalmente in inglese, ma con la chiarezza di sempre.

Settantuno anni fa, le potenze dell’Asse persero la seconda guerra mondiale, lasciando agli Stati Uniti l’arduo compito di gestire la vittoria e disegnare una nuova architettura globale. Gli Stati Uniti lo fecero creando istituzioni ambiziose, come il sistema di Bretton Woods e la Nato, e prestando il loro supporto al progetto di integrazione europea. Le istituzioni sono sempre caratterizzate da una notevole inerzia, che da una parte favorisce la stabilità, ma dall’altra ostacola il cambiamento, vitale per rispondere all’evolversi delle condizioni. Questo spiega sia il successo di molti progetti politici, sia il loro crollo finale. Lo stesso discorso si applica anche all’integrazione europea.

La Nato e l’integrazione europea avevano l’obiettivo strategico comune di creare un’alleanza compatta, in grado di opporsi a quella che era allora percepita come una minaccia reale: l’Unione sovietica. L’obiettivo fu centrato. La Nato (non l’Unione europea) garantì all’Europa almeno sessant’anni di pace, mentre l’integrazione economica ebbe un ruolo chiave nel promuovere la prosperità della regione che aveva dominato il mondo, l’Europa.

Poi qualcosa accadde. Il sistema sovietico crollò, e questo – tra le molte altre conseguenze – riportò sulla scena quella che era stata per secoli la  causa principale di grandi sofferenze: la difficile relazione tra Francia e Germania. Il panico conseguente alla caduta del muro di Berlino spinse all’assurdo e irrealizzabile obiettivo di una unione politica europea. Per raggiungerlo, fu scelta la peggiore strada possibile, ovvero imporlo attraverso la creazione di una unione monetaria europea. Nessun processo politico non soltanto democratico, ma neppure sensato può essere messo in atto in un’area che non condivide né una lingua comune né una comune identità nazionale. Eppure, nonostante negli Stati Uniti diversi intellettuali di primo piano (da Feldstein a Krugman) lo avessero sconsigliato, per scongiurare il rischio di conflitti intraeuropei si ritenne necessario in Europa combinare un frettoloso matrimonio di convenienza tra Francia e Germania, che ebbe la moneta unica come anello nuziale. Se costruire una casa politica comune iniziando dal tetto dell’unione monetaria sia stato davvero un errore, è molto discusso. Come qualsiasi scelta che riguarda l’economia, l’euro ha avuto un effetto sulla distribuzione dei redditi, creando vittime e vincitori. Questi ultimi, ovviamente, tenderanno a non considerarlo un errore. Se però le opinioni su questo punto possono essere divergenti, sul fatto che l’euro sta crollando il consenso è unanime.

Il motivo del suo fallimento è lo stesso che diede il colpo di grazia agli accordi di Bretton Woods: entrambe le due istituzioni promuovono la nascita di squilibri esterni, anche se per ragioni diverse. Il peccato originale del sistema di Bretton Woods era stato l’adozione della valuta di uno stato come valuta mondiale. Il peccato originale dell’euro è stato l’adozione di una valuta senza stato come valuta regionale. Il loro difetto comune è la presenza di un tasso di cambio fisso, che impedisce l’aggiustamento della bilancia dei pagamenti. Se, per qualsiasi motivo, questo meccanismo è bloccato, deve essere sostituito da qualcosa d’altro. La vita relativamente lunga del sistema di Bretton Woods era stata garantita dalla regolamentazione dei mercati finanziari e dalla capacità di visione del paese leader, gli Stati Uniti. Di entrambe le cose non c’è traccia in Eurozona, dove è promossa una libertà di movimento dei capitali senza restrizioni, in assenza di qualsivoglia autorità regionale di supervisione, e dove il leader regionale, la Germania, è con ogni evidenza ossessionato da una oltremodo miope smania di accrescere il più possibile il suo surplus esterno.

Questa Wille zur Macht sta oggi presentando il conto. La proposta di Keynes alla conferenza di Bretton Woods ci dà un quadro chiaro di quello che sta accadendo. Keynes aveva proposto di istituire una valuta sovranazionale per il commercio internazionale, il Bancor, emessa da una banca mondiale, che avrebbe fatto pagare un tasso di interesse sui bilanci in Bancor sia negativi sia positivi. La ratio a sostegno di questa apparentemente ingiusta simmetria (perché obbligare un creditore a pagare un interesse, invece di riceverlo?) è che sia i debitori sia i creditori internazionali traggono beneficio dalla finanza internazionale: grazie ai crediti internazionali il primo può acquistare beni che in caso contrario non potrebbe permettersi, mentre il secondo può vendere beni che altrimenti resterebbero in magazzino. Proponendo una moneta in questo senso “deperibile”, studiata di proposito per non essere utile ad accumulare valuta, Keynes intendeva scoraggiare il mercantilismo, ovvero la tentazione di tesaurizzare i capitali internazionali invece di reinvestirli nell’economia mondiale, mitigando in questo modo gli effetti potenzialmente destabilizzanti dei tassi di cambio fissi. L’euro ha ottenuto l’effetto opposto. La sua rigidità ha incentivato il mercantilismo, sia spingendo a orientare il commercio a vantaggio dei paesi del nucleo centrale, la cui valuta in termini reali è sottovalutata, sia preservando il valore delle loro attività nette sull’estero.

Ma il presunto vincitore nella gara dell’euro, la Germania, si ritrova ora in un vicolo cieco. Se vuole mantenere in vita l’Eurozona, deve accettare le politiche monetarie estremamente espansive della BCE. Ironicamente, i tassi negativi di Keynes sono tornati sotto mentite spoglie, mettendo sotto pressione i sistemi bancari e pensionistici europei, specialmente in Germania. D’altra parte, una politica monetaria più restrittiva darebbe sollievo ai creditori, ma esattamente per lo stesso motivo provocherebbe il crollo istantaneo dei paesi debitori, rendendo loro ben difficile sostenere il debito. Qualsiasi illusione che un’espansione fiscale possa risolvere questo dilemma si scontra con il fatto che gli stati che hanno bisogno dello stimolo fiscale, cioè le nazioni dell’area europea periferica, sono esattamente gli stessi in cui un aumento dei redditi rilancerebbe il debito estero, tornando a incentivare gli squilibri che hanno provocato la crisi.

La Germania è riuscita a stravincere grazie a manipolazioni del Forex (come il Tesoro Usa ha recentemente riconosciuto), ma ora deve scegliere tra perdere tutto in un colpo (per il collasso dei suoi debitori) o perderlo a poco a poco (a causa di tassi di interesse nulli o negativi). Nel lungo periodo, le scelte economiche irrazionali non hanno vincitori: una cattiva economia non può generare una buona politica. Quello che avrebbe dovuto unire l’Europa oggi la sta lacerando. Il Regno Unito ha deciso di uscire e l’Europa continentale è di fronte a una scelta: o alzare il livello dello scontro o arrendersi all’egemonia della Germania. Gli Stati Uniti, come qualsiasi altro attore a livello globale, devono porsi di fronte a questa realtà: l’euro ha dissepolto senza motivo la questione tedesca, provocando esattamente ciò che avrebbe dovuto prevenire.

Se gli Stati Uniti decidono che a loro conviene avere a che fare con un’Europa politicamente divisa, economicamente a pezzi e socialmente instabile, allora sostenere l’euro è per loro la scelta migliore. Dopotutto, il principio divide et impera (dividi e comanda) ha assicurato a un impero precedente circa cinque secoli di esistenza. Se invece gli Stati Uniti ritengono che un’Europa in buona salute dal punto di vista politico ed economico possa essere un alleato chiave sullo scenario globale, allora dovrebbero promuovere uno smantellamento controllato dell’euro. Disfare l’euro non sarà privo di costi, ma saranno costi comunque inferiori a quelli che comporta l’alternativa, ovvero una stagnazione protratta dell’economia europea e quindi mondiale, oltre al rischio crescente di una grave crisi finanziaria. La stagnazione secolare e i tassi di interesse nulli non sono legati a qualche remota congiunzione astrale: al contrario, riflettono in gran parte le conseguenze sull’economia globale dell’uso di regole europee sbagliate per gestire gli enormi squilibri creati da istituzioni europee viziate in partenza. Benché l’Europa sia in declino, è tuttavia ancora troppo grande per crollare senza provocare enormi problemi all’economia mondiale.

Per quanto capitale politico vi sia stato investito, l’euro è destinato a saltare, come i massimi economisti negli Stati Uniti hanno previsto. La causa più probabile sarà un collasso del sistema bancario italiano, che trascinerà con sé quello tedesco. È nell’interesse di qualsiasi potere politico, certamente dei vacillanti leader europei, ma probabilmente anche degli Stati Uniti, gestire – piuttosto che subire – questa conclusione.

Fonte: http://vocidallestero.it

Link: http://vocidallestero.it/2017/03/14/perche-gli-stati-uniti-hanno-bisogno-di-liberarsi-delleuro/

15-03-2017

Traduzione di Natalia Milazzo

Pubblicato da Davide

  • Ipnorospo

    Analisi parziale. L’attuale impoverimento dell’Occidente è figlio di
    1) il mondo che è diventato più piccolo (India e Cina che sono diventate grandi)
    2) progressivo esaurimento delle risorse naturali (petrolio, ma anche minerali e metalli)
    3) sovrappopolazione
    4) mancanza di meccanismi di redistribuzione della ricchezza
    5) superamento dell’economia reale da parte di quella speculativa e virtuale
    L’abbandono dell’euro porterà indubbiamente benefici agli stati europei, ma da solo non porterà certo prosperità.

    • Hito

      Se vuoi delle analisi più dettagliate il suo blog, goofynomics.it è interessante, libero e gratuito, risponde anche alle fallacie logiche sopra elencate… in breve
      1) La Cina esiste da prima del risotto alla Milanese, le Americhe da prima della Pizza.
      2) Noi siamo un paese trasformatore, il costo della materie prima varia come quello dei prezzi finali delle merci.
      3) Noi siamo il sovra, La Bonino dice che ci servono (CI SERVONO) qualche milione di migranti… quelli non sono mai “sovra”.
      4) Se lo stato, che dovrebbe fare i soldi, dice che è meglio prenderli da uno strozzino, quello stato è giò finito.
      5) Non è piovuta dal cielo, ci si è arrivati a botte di concessioni di libertà al capitale.

      NESSUNO ha detto mai che l’uscita dall’euro è panacea di tutti i mali, ma è condizione necessaria e indispansabile affinchè uno stato sia sovrano. La piena occupazione deve tornare ad essere il faro.

      • Holodoc

        Esatto, basta con citare la sovrappopolazione come scusa per l’immigrazione! Se così fosse saremmo pieni di immigrati dal Bangladesh (1092 ab/kmq) e non dalla Somalia (13,9 ab/kmq).

        • ehm, a voler essere precisi i somali in Italia nel 2015 erano ufficialmente 7903 mentre gli immigrati provenienti dal bangladesh erano 118970, circa quindici volte più numerosi. Non credo siano arrivati somali nell’ultimo anno in numero tale da invertire i rapporti.
          interessante, vero?

          • Holodoc

            Bangladesh:
            Densità: 1092
            Popolazione: 161084804
            Immigrati in Italia: 118970
            Rapporto tra popolazione e immigrati in Italia: 1360

            Somalia:
            Densità: 13,9
            Abitanti: 8863338
            Immigrati in Italia: 7903
            Rapporto tra popolazione e immigrati in Italia: 1121,5

            Rapporto tra le densità di abitanti: 1092/13,9 = 78,56

            Si vede chiaramente che, in proporzione, non c’è grande differenza tra chi è immigrato in Italia dal Bangladesh e chi è venuto dalla Somalia, nonostante l’abnorme divario tra la densità di abitanti dei due paesi. Non si riscontra quindi correlazione tra sovrappopolazione ed emigrazione. CVD.

          • Non credo sia quello il punto. I somali hanno ben altri problemi che la sovrappopolazione.

          • Eugenio Bongiorno

            Infatti il commentatore diceva “basta con citare la sovrappopolazione come scusa per l’immigrazione!”
            Ora apprendiamo che è così per interposta negazione/affermazione, perché i “somali” hanno altri problemi…
            Grandi problemi direi.

      • Ipnorospo

        Il dominio goofynomics.it non funziona.

  • Alberto Capece Minutolo

    Il fatto che questo articolo sia stato scritto, del tutto inutilmente, in inglese, dimostra la volontà di Bagnai di ingraziarsi qualche opinione oltre atlantico forse in vista di qualche obiettivo economico o accademico. Non a caso il pezzo è tutto volto a spezzare l’ennesima lancia sul ruolo sottinteso degli Usa come regolatori autorizzati e benigni delle questioni mondiali e anche europee. Alla fine i servi non possono fare a meno di scoprire i loro padroni.

    • Hito

      In effetti lo stesso Bagnai afferma, nel post completo, di averlo scritto per un think tank USA, e avrebbe dovuto essere pubblicato prima delle elezioni. Dato quindi per scontato che lui faccia gli interessi di una fazione, saresti così gentile da farmi notare quali siano i nobili ideali della fazione avversa?

    • Toussaint

      Capita spesso che Bagnai produca papers in Inglese o, più raramente, in Francese, visto che viene seguito anche all’estero e che la “lingua ufficiale” del mondo dell’economia non è più il latino quanto meno dai tempi di Roma. Le vicende degli ultimi anni provano largamente che se c’è una persona che ha sempre scritto secondo scienza e coscienza, ignorando qualsiasi vantaggio personale (e, anzi, esattamente al contrario), questa è proprio il Bagnai. Che gli americani siano i regolatori del mondo occidentale è purtroppo una triste realtà. Quando mai s’è fatto qualcosa contro la loro volontà (posso ricordarle Mattei e Moro, fra gli altri?). Perché mai, altrimenti, staremmo qui a seguire le vicende della presidenza Trump, se le vicende statunitensi non avessero un’influenza molto pesante anche in Italia? L’ultima sua affermazione la interpreto, per concludere, come un’auto descrizione (con tutto il rispetto, of course).

    • Antonello S.

      Et voilà, un bel marchio a fuoco applicato dopo un’ approfondita analisi degli indizi a carico del reo.
      Forse se cerca meglio con la lente in una foto personale, magari troverà sulla sua immagine anche il segno della Bestia ed a quel punto servirà solo una bella camminata sulle braci ardenti per ottenere la prova definitiva.

    • Lucio Brovedan

      Evito sempre il processo alle intenzioni ma non possiamo esimerci dal formulare ipotesi al riguardo, magari inconsciamente.
      Non conosco il personaggio, schierato partiticamente, mi pare, (io non lo sono), ma trovo molto interessanti i suoi commenti che comincio ora a leggere, perciò le chiedo se vuole, cortesemente, dare qualche altro elemento della sua ipotesi:
      ” … dimostra la volontà di Bagnai di ingraziarsi qualche opinione oltre atlantico.”, vorrei capire meglio il senso
      Grazie e Cordiali saluti
      LB

  • PietroGE

    Sono d’accordo con il commento del rospo qui sopra. Aggiungo solo un paio di considerazioni.
    -L’euro lo ha voluto la Francia perché era persuasa che l’economia tedesca sarebbe stata troppo potente con il marco e quindi voleva un meccanismo per “imbrigliare” la forza economica tedesca e metterla in parte a servizio dell’economia francese. Sarebbe come legare un topolino alla zampa di un elefante e pretendere che il topo si porti dietro l’elefante dove vuole lui.
    -Che l’Europa con il ritorno alle monete nazionali non sia più “politicamente divisa, economicamente a pezzi e socialmente instabile,” è un wishful thinking di Bagnai.
    -Il mondo è cambiato radicalmente dall’introduzione dell’euro. Un ritorno alle monete nazionali ha senso solo se nello stesso tempo si introducono dazi sulle merci importate e controlli sui flussi di capitali.
    -Non mi piace affatto il riferimento agli interessi americani per quanto riguarda la fine dell’esperimento euro. Gli interessi in questione sono e devono rimanere quelli dei Paesi europei, e basta.

    • Toussaint

      Non so fino a che punto l’adozione dell’euro sia stata una precisa volontà dell’establishment francese dell’epoca, o semplicemente un “mettersi sull’attenti” davanti alle pressioni delle oligarchie economiche che da sempre controllano il governo statunitense. Lascio la scoperta ai nostri figli.

      La divisione politica in Europa (parto dal dopoguerra e dalla pax americana) è cominciata esattamente con l’adozione dell’euro (anche se l’obbiettivo di stringere all’Europa un cappio al collo è sempre stato presente, ad esempio con i due falliti “serpenti monetari”). Che il ritorno alla situazione precedente possa essere un buon obbiettivo da perseguire è il pensiero di tante persone, non solo del Bagnai. Le cose funzionavano, se ben ricorda. Ci sentivamo tutti europei e nessuno odiava la Germania o l’Olanda.

      Il ritorno alle monete nazionali, con il gioco delle rivalutazioni/svalutazioni dettato dal bilancio delle partite correnti, renderà non dico inutile, me senz’altro meno importante il ruolo dei dazi (se non in casi particolari). Semmai reintrodurrei dei limiti al movimento dei capitali (per quello che si potrà fare).

      Con 15.000 testate nucleari a zero, amico Pietro, non credo che lei ed io con una fionda ciascuno in mano si possa fare molto. Quindi rassegnamoci, gli imperi di norma durano secoli e non decenni. Un qualche colpo, però, gli americani lo stanno ricevendo. Poco alla volta spero che le cose possano cambiare. Ed in effetti, magari solo un po’, stanno cambiando.

    • Antonello S.

      -L’Euro è stato un progetto dirigista ottenuto con la falsa motivazione della pace fra i popoli, grazie alle fortissime pressioni alla politica effettuate dai principali gruppi di potere economici europei (e non solo) al fine di ottenere una serie di evidenti obiettivi utili solo a quelle ristrette elites.
      -L’apparente unione dei popoli europei è soltanto l’ologramma proposto da una propaganda sempre più in affanno con la realtà dei fatti e che cerca di occultare la perdita di democrazia in atto, necessaria a mantenere in vita tale progetto. Il ritorno alle valute nazionali comporta dei rischi insiti comunque nella natura dell’uomo, ma porsi dei dubbi in questo sarebbe come accettare di restare chiusi in una gabbia perchè riteniamo il mondo esterno essere più pericoloso (paradigma utilizzato plasticamente in Grecia).
      -E’ ovvio che il ritorno alle monete nazionali è solo la condizione “sine qua non”, e sono d’accordo con lei che occorra anche agire sui flussi di capitali, sui dazi e su diverse altre “cosette” che non ho tempo e spazio per elencare compiutamente.
      -Infine mi pare evidente che il riferimento agli interessi americani è strettamente funzionale ad ottenere la fine dell’Euro. Siccome attualmente la nostra forza politica non ci consente di farlo autonomamente (e probabilmente comporterebbe anche dei pericoli immediati), ben venga un soggetto esterno, particolarmente potente, che riesca a produrre una fuoriuscita controllata, utile ad una convenienza reciproca.

      • PietroGE

        @Toussaine e Antonello
        Non so se voi al tempo della riunificazione tedesca leggevate i giornali. Io lavoravo in Germania e vi posso assicurare che NESSUNO (incluso Kohl) in Germania voleva abbandonare il DM. Mitterand, però, ha posto l’introduzione della moneta unica come conditio sine qua non per il suo assenso alla riunificazione tedesca. Lui credeva che la forza economica tedesca fosse una conseguenza della forza del DM. La verità è l’esatto contrario e la Francia ha pagato con un decennio di stagnazione e milioni di disoccupati questo errore madornale.

  • azul

    Trovo alquanto ingeneroso, parziale e, nella migliore, diversamente informato chi accusa Bagnai di preoccuparsi appena degli squilibri delle partite correnti, senza contare la necessitá dei controlli sui movimenti di capitale in caso di italexit.

    Tratto dal “Tramonto dell´euro:

    Le esperienze storiche mostrano che l’uscita da un’unione monetaria si accompagna spesso a restrizioni sui movimenti di capitali. Non tutti i commentatori sono d’accordo circa l’opportunità di una tale restrizione: Bootle (2012) sostiene che sarebbe possibile evitarla se si riuscisse a mantenere la segretezza fino all’ora X e se si potesse contare su un weekend lungo per effettuare i necessari adeguamenti del sistema bancario; Sapir (2011b)
    tende invece a considerarla inevitabile. Molto dipende da come si concepisce il “mondo di dopo”, ovvero se si ritiene che in esso debba continuare a prevalere la deregolamentazione finanziaria, oppure se si ritiene, come chi scrive, che sia necessario evolvere verso una gestione più prudenziale dei mercati finanziari.
    In ogni caso, tutti sono d’accordo sul fatto che misure simili si renderebbero inevitabili se l’intenzione del Paese di abbandonare l’euro trapelasse prima del dovuto. In questo caso occorrerebbe:
    – proibire ai residenti di acquistare attività finanziarie definite in valuta estera o di accendere o detenere conti bancari all’estero;
    – vietare l’accensione di crediti/debiti con controparte estera;
    – imporre la conversione in valuta nazionale dei saldi monetari in valuta estera risultanti dall’effettuazione di operazioni di compravendita, donazioni, sussidi, eccetera;
    – vietare il rimpatrio dei profitti percepiti da aziende straniere sul territorio nazionale.
    Questa prospettiva suscita in alcuni commentatori nostrani una serie di reazioni sdegnate che vanno dall’“è tecnicamente impossibile”, al “non siamo in un Paese comunista”. La fattibilità tecnica è fuori discussione. Basta considerare che le transazioni sopra elencate sono gestite da piattaforme informatiche, sottoposte in tutti i Paesi
    europei a controlli da parte delle autorità per scopi che vanno dagli accertamenti fiscali alla lotta contro il riciclaggio. L’inibizione di certe operazioni è quindi tecnicamente possibile.
    Altra questione è quella dell’efficacia macroeconomica e del significato politico.
    Intanto, va precisato che istituzioni non bolsceviche come il Fondo monetario internazionale (2011b) parlano apertamente dell’opportunità di regolamentare i movimenti di capitale anche al di fuori di una logica strettamente emergenziale come quella dettata dall’abbandono di un’unione monetaria. Per quanto riguarda l’Unione europea,
    va ricordato che i controlli dei movimenti di capitale sono sì vietati dall’articolo 63 del Tfue, ma l’articolo 65 specifica che questa norma non pregiudica il diritto degli Stati membri “di prendere tutte le misure necessarie per impedire le violazioni della legislazione e delle regolamentazioni nazionali… o di adottare misure giustificate da
    motivi di ordine pubblico o di pubblica sicurezza”. Potrebbe rientrare in questo caso la necessità di gestire un’ondata di panico bancario.
    Rimane da valutare l’efficacia di queste misure (…)
    Gli studi generalmente riconoscono ai controlli un’efficacia almeno temporanea, il che ai fini immediati è sufficiente, perché il problema è come arrivare all’ora X. Una volta scoccata quest’ora, la valuta nazionale dovrebbe deprezzarsi abbastanza rapidamente, e da quel punto in poi le esportazioni di capitali sarebbero automaticamente scoraggiate, perché chi dovesse cercare di esportare valuta sopporterebbe una perdita secca
    immediata.

  • adestil

    Il patto franco-tedesco dell’euro è un evento concatenato ed anzi determinato dalla caduta del muro e successiva riunificazione infatti caduta del muro 1989,riunificazione tedesca 1990,il trattato di Maastricht (che prevedeva appunto dopo 8anni l’entrata della moneta unica)firmato il 7 febbraio del 1992 3 eventi storici in scarsi 3anni.
    Dopo la caduta del muro di Berlino c’era l’interesse degli USA per l’eccessiva vicinanza alla russia dopo la riunione delle due germanie di evitare un asse russo-tedesco.Mentre la preoccupazione di Francia(e pure Germania)era non solo il supermarco ma anche una possibile riedizione dell’impero germanico prussiano e poi hitleriano…e la naturale propensione delle oligarchie tedesche a dominare..

    Quindi la riunione doveva essere avallata dalle potenze vincitrici della 2° guerra mondiale in primis usa,francia,uk un pò di nascosto
    Si scelse quindi di creare un patto vincolante(trattato di maastricht) politicamente ossia creare l’UE(su cui si sarebbero posti i carrarmati e basi Nato ed USA ulteriormente dovunque l’UE fosse arrivata sebbene si rassicurava la Russia di non superare Berlino poi ampiamente tradito fino ad arrivare a Kiev dopo il golpe di Maidan) e monetario l’euro(dopo 8anni) pur rimanendo economia diverse e non aggregate e soprattutto diversi titoli di stato e diversi sistemi fiscali il che era chiaro avrebbe creato diseguaglianze e frizioni che stiamo vedendo).

    Ci fu anche un accordo economico in parte in chiaro in parte no di spartizione delle competenze..
    alla Francia andava l’agricoltura(vedi le quote..tipo quote latte per capirci) alla Germania l’industria manifatturiera…
    con un problemino…siccome l’accordo non prevedeva l’Italia (lasciata fuori avendo perso la guerra)che però era allora la seconda(col nero di sicuro la prima)manifattura europea che quindi competeva e limitava lo sviluppo tedesco…ecco che furono presi anche accordi segreti sulla distruzione della manifattura italiana (o assorbimento da parte di quella tedesca)che ovviamente cozzava con la politica della prima repubblica fortemente industrialista…
    Va da se che questo gruppo di simpaticoni giocando sulla manipolazione di alcuni magistrati(Di Pietro in primis)organizzò la destituzione della prima repubblica non è un caso che avvenne in quegli anni…in quanto prima della caduta del muro(che fu il crollo dell’URSS) gli USA non l’avrebbero mai permesso essendo l’Italia un baluardo USA e Nato.
    Quella prima repubblica che con solo 1 trilione di debito(allineato a quello degli altri stati)non solo aveva creato dalla distruzione del 45 ospedali,industria della chimica,rete ferroviaria ed autostradale e telefonica ed un benessere diffuso ma aveva portato l’Italia alla quinta potenza mondiale(anche quarta in un momento).
    Quindi quella classe politica doveva essere distrutta seconda il nuovo patto .
    Dal 92 ad oggi quel piano ancora non è del tutto concluso per la resistenza di alcuni ambienti definitivamente crollata da Monti in poi..
    ossia dalla deposizione di Berlusconi ultimo baluardo(un pò troppo traballante inaffidabile e ricattabile)della difesa dell’industria italiana(anche piccola e media impresa ovviamente non solo la grande già debellata da tempo!)
    Infatti ci si rese conto da parte di quei simpaticoni che l’industria italiana competitiva non era più come negli anni 60-70 ed 80 la grande impresa creatrice di grandi brevetti ed invenzioni (nella chimica ad esempio)ma la media e piccola il che ha allungato i loro piani di distruzione che spesso è stata assorbimento ed acquisto della maggioranza della azioni.

    Ovviamente con la stretta bancaria si è fatto il resto anche sulla media e piccola che non possono contare sull’aiuto delle banche(se non si è amici degli amici)

    ecco la testimonianza di un attore di quegli anni mangaer pubblico e dirigente di stato per l’economia ,direttore ministero del lavoro Nino Galloni di come ascoltò e di come gli fu detto chiaramente quanto doveva avvenire
    http://www.attivotv.it/litalia-era-una-grande-potenza-scomoda-doveva-morire-e-cosi-e-stato-la-vera-storia/
    questa l’intervista
    https://www.youtube.com/watch?v=5lPGzvfnI9M

    ma dovrebbe dire pure questo il caro Bagnai..che non dice…
    Ovviamente Bagnai sa che in Italia non potrà mai diventare nè un consulente del premier come Marattin nè di altri in UE essendo contro l’euro…ecco che si sceglie quelli a cui le sue teorie(più o meno plausibili)potrebbero interessare,ossia gli USA…
    Trump ci mette poco a farti consulente..

  • Roger Giuffre

    L’europa deve convergere verso il reddito di cittadinanza, cari pieno occupazionisti 🙂