Perché gli Stati Uniti hanno bisogno di liberarsi dell’euro

DI ALBERTO BAGNAI

Goofynomics

“Se Donald Trump vuole restituire all’America il suo ruolo egemone, se vuole ‘make American great again’, ma anche se non vuole, dovrà togliere  di mezzo l’euro”, liberando l’Europa e il mondo dall’assurdo progetto di una moneta unica che ha dissepolto, senza che se ne sentisse il bisogno, la questione tedesca. E ha così provocato esattamente quello che avrebbe dovuto prevenire. Il perché ce lo spiega su Goofynomics Alberto Bagnai, occasionalmente in inglese, ma con la chiarezza di sempre.

Settantuno anni fa, le potenze dell’Asse persero la seconda guerra mondiale, lasciando agli Stati Uniti l’arduo compito di gestire la vittoria e disegnare una nuova architettura globale. Gli Stati Uniti lo fecero creando istituzioni ambiziose, come il sistema di Bretton Woods e la Nato, e prestando il loro supporto al progetto di integrazione europea. Le istituzioni sono sempre caratterizzate da una notevole inerzia, che da una parte favorisce la stabilità, ma dall’altra ostacola il cambiamento, vitale per rispondere all’evolversi delle condizioni. Questo spiega sia il successo di molti progetti politici, sia il loro crollo finale. Lo stesso discorso si applica anche all’integrazione europea.

La Nato e l’integrazione europea avevano l’obiettivo strategico comune di creare un’alleanza compatta, in grado di opporsi a quella che era allora percepita come una minaccia reale: l’Unione sovietica. L’obiettivo fu centrato. La Nato (non l’Unione europea) garantì all’Europa almeno sessant’anni di pace, mentre l’integrazione economica ebbe un ruolo chiave nel promuovere la prosperità della regione che aveva dominato il mondo, l’Europa.

Poi qualcosa accadde. Il sistema sovietico crollò, e questo – tra le molte altre conseguenze – riportò sulla scena quella che era stata per secoli la  causa principale di grandi sofferenze: la difficile relazione tra Francia e Germania. Il panico conseguente alla caduta del muro di Berlino spinse all’assurdo e irrealizzabile obiettivo di una unione politica europea. Per raggiungerlo, fu scelta la peggiore strada possibile, ovvero imporlo attraverso la creazione di una unione monetaria europea. Nessun processo politico non soltanto democratico, ma neppure sensato può essere messo in atto in un’area che non condivide né una lingua comune né una comune identità nazionale. Eppure, nonostante negli Stati Uniti diversi intellettuali di primo piano (da Feldstein a Krugman) lo avessero sconsigliato, per scongiurare il rischio di conflitti intraeuropei si ritenne necessario in Europa combinare un frettoloso matrimonio di convenienza tra Francia e Germania, che ebbe la moneta unica come anello nuziale. Se costruire una casa politica comune iniziando dal tetto dell’unione monetaria sia stato davvero un errore, è molto discusso. Come qualsiasi scelta che riguarda l’economia, l’euro ha avuto un effetto sulla distribuzione dei redditi, creando vittime e vincitori. Questi ultimi, ovviamente, tenderanno a non considerarlo un errore. Se però le opinioni su questo punto possono essere divergenti, sul fatto che l’euro sta crollando il consenso è unanime.

Il motivo del suo fallimento è lo stesso che diede il colpo di grazia agli accordi di Bretton Woods: entrambe le due istituzioni promuovono la nascita di squilibri esterni, anche se per ragioni diverse. Il peccato originale del sistema di Bretton Woods era stato l’adozione della valuta di uno stato come valuta mondiale. Il peccato originale dell’euro è stato l’adozione di una valuta senza stato come valuta regionale. Il loro difetto comune è la presenza di un tasso di cambio fisso, che impedisce l’aggiustamento della bilancia dei pagamenti. Se, per qualsiasi motivo, questo meccanismo è bloccato, deve essere sostituito da qualcosa d’altro. La vita relativamente lunga del sistema di Bretton Woods era stata garantita dalla regolamentazione dei mercati finanziari e dalla capacità di visione del paese leader, gli Stati Uniti. Di entrambe le cose non c’è traccia in Eurozona, dove è promossa una libertà di movimento dei capitali senza restrizioni, in assenza di qualsivoglia autorità regionale di supervisione, e dove il leader regionale, la Germania, è con ogni evidenza ossessionato da una oltremodo miope smania di accrescere il più possibile il suo surplus esterno.

Questa Wille zur Macht sta oggi presentando il conto. La proposta di Keynes alla conferenza di Bretton Woods ci dà un quadro chiaro di quello che sta accadendo. Keynes aveva proposto di istituire una valuta sovranazionale per il commercio internazionale, il Bancor, emessa da una banca mondiale, che avrebbe fatto pagare un tasso di interesse sui bilanci in Bancor sia negativi sia positivi. La ratio a sostegno di questa apparentemente ingiusta simmetria (perché obbligare un creditore a pagare un interesse, invece di riceverlo?) è che sia i debitori sia i creditori internazionali traggono beneficio dalla finanza internazionale: grazie ai crediti internazionali il primo può acquistare beni che in caso contrario non potrebbe permettersi, mentre il secondo può vendere beni che altrimenti resterebbero in magazzino. Proponendo una moneta in questo senso “deperibile”, studiata di proposito per non essere utile ad accumulare valuta, Keynes intendeva scoraggiare il mercantilismo, ovvero la tentazione di tesaurizzare i capitali internazionali invece di reinvestirli nell’economia mondiale, mitigando in questo modo gli effetti potenzialmente destabilizzanti dei tassi di cambio fissi. L’euro ha ottenuto l’effetto opposto. La sua rigidità ha incentivato il mercantilismo, sia spingendo a orientare il commercio a vantaggio dei paesi del nucleo centrale, la cui valuta in termini reali è sottovalutata, sia preservando il valore delle loro attività nette sull’estero.

Ma il presunto vincitore nella gara dell’euro, la Germania, si ritrova ora in un vicolo cieco. Se vuole mantenere in vita l’Eurozona, deve accettare le politiche monetarie estremamente espansive della BCE. Ironicamente, i tassi negativi di Keynes sono tornati sotto mentite spoglie, mettendo sotto pressione i sistemi bancari e pensionistici europei, specialmente in Germania. D’altra parte, una politica monetaria più restrittiva darebbe sollievo ai creditori, ma esattamente per lo stesso motivo provocherebbe il crollo istantaneo dei paesi debitori, rendendo loro ben difficile sostenere il debito. Qualsiasi illusione che un’espansione fiscale possa risolvere questo dilemma si scontra con il fatto che gli stati che hanno bisogno dello stimolo fiscale, cioè le nazioni dell’area europea periferica, sono esattamente gli stessi in cui un aumento dei redditi rilancerebbe il debito estero, tornando a incentivare gli squilibri che hanno provocato la crisi.

La Germania è riuscita a stravincere grazie a manipolazioni del Forex (come il Tesoro Usa ha recentemente riconosciuto), ma ora deve scegliere tra perdere tutto in un colpo (per il collasso dei suoi debitori) o perderlo a poco a poco (a causa di tassi di interesse nulli o negativi). Nel lungo periodo, le scelte economiche irrazionali non hanno vincitori: una cattiva economia non può generare una buona politica. Quello che avrebbe dovuto unire l’Europa oggi la sta lacerando. Il Regno Unito ha deciso di uscire e l’Europa continentale è di fronte a una scelta: o alzare il livello dello scontro o arrendersi all’egemonia della Germania. Gli Stati Uniti, come qualsiasi altro attore a livello globale, devono porsi di fronte a questa realtà: l’euro ha dissepolto senza motivo la questione tedesca, provocando esattamente ciò che avrebbe dovuto prevenire.

Se gli Stati Uniti decidono che a loro conviene avere a che fare con un’Europa politicamente divisa, economicamente a pezzi e socialmente instabile, allora sostenere l’euro è per loro la scelta migliore. Dopotutto, il principio divide et impera (dividi e comanda) ha assicurato a un impero precedente circa cinque secoli di esistenza. Se invece gli Stati Uniti ritengono che un’Europa in buona salute dal punto di vista politico ed economico possa essere un alleato chiave sullo scenario globale, allora dovrebbero promuovere uno smantellamento controllato dell’euro. Disfare l’euro non sarà privo di costi, ma saranno costi comunque inferiori a quelli che comporta l’alternativa, ovvero una stagnazione protratta dell’economia europea e quindi mondiale, oltre al rischio crescente di una grave crisi finanziaria. La stagnazione secolare e i tassi di interesse nulli non sono legati a qualche remota congiunzione astrale: al contrario, riflettono in gran parte le conseguenze sull’economia globale dell’uso di regole europee sbagliate per gestire gli enormi squilibri creati da istituzioni europee viziate in partenza. Benché l’Europa sia in declino, è tuttavia ancora troppo grande per crollare senza provocare enormi problemi all’economia mondiale.

Per quanto capitale politico vi sia stato investito, l’euro è destinato a saltare, come i massimi economisti negli Stati Uniti hanno previsto. La causa più probabile sarà un collasso del sistema bancario italiano, che trascinerà con sé quello tedesco. È nell’interesse di qualsiasi potere politico, certamente dei vacillanti leader europei, ma probabilmente anche degli Stati Uniti, gestire – piuttosto che subire – questa conclusione.

Fonte: http://vocidallestero.it

Link: http://vocidallestero.it/2017/03/14/perche-gli-stati-uniti-hanno-bisogno-di-liberarsi-delleuro/

15-03-2017

Traduzione di Natalia Milazzo

21 Commenti
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Ipnorospo
Ipnorospo
15 Marzo 2017 7:59

Analisi parziale. L’attuale impoverimento dell’Occidente è figlio di
1) il mondo che è diventato più piccolo (India e Cina che sono diventate grandi)
2) progressivo esaurimento delle risorse naturali (petrolio, ma anche minerali e metalli)
3) sovrappopolazione
4) mancanza di meccanismi di redistribuzione della ricchezza
5) superamento dell’economia reale da parte di quella speculativa e virtuale
L’abbandono dell’euro porterà indubbiamente benefici agli stati europei, ma da solo non porterà certo prosperità.

Hito
Utente CDC
Risposta al commento di  Ipnorospo
15 Marzo 2017 10:27

Se vuoi delle analisi più dettagliate il suo blog, goofynomics.it è interessante, libero e gratuito, risponde anche alle fallacie logiche sopra elencate… in breve
1) La Cina esiste da prima del risotto alla Milanese, le Americhe da prima della Pizza.
2) Noi siamo un paese trasformatore, il costo della materie prima varia come quello dei prezzi finali delle merci.
3) Noi siamo il sovra, La Bonino dice che ci servono (CI SERVONO) qualche milione di migranti… quelli non sono mai “sovra”.
4) Se lo stato, che dovrebbe fare i soldi, dice che è meglio prenderli da uno strozzino, quello stato è giò finito.
5) Non è piovuta dal cielo, ci si è arrivati a botte di concessioni di libertà al capitale.

NESSUNO ha detto mai che l’uscita dall’euro è panacea di tutti i mali, ma è condizione necessaria e indispansabile affinchè uno stato sia sovrano. La piena occupazione deve tornare ad essere il faro.

Holodoc
Utente CDC
Risposta al commento di  Hito
15 Marzo 2017 11:31

Esatto, basta con citare la sovrappopolazione come scusa per l’immigrazione! Se così fosse saremmo pieni di immigrati dal Bangladesh (1092 ab/kmq) e non dalla Somalia (13,9 ab/kmq).

Nuke The Whales
Risposta al commento di  Holodoc
15 Marzo 2017 18:25

ehm, a voler essere precisi i somali in Italia nel 2015 erano ufficialmente 7903 mentre gli immigrati provenienti dal bangladesh erano 118970, circa quindici volte più numerosi. Non credo siano arrivati somali nell’ultimo anno in numero tale da invertire i rapporti.
interessante, vero?

Holodoc
Utente CDC
Risposta al commento di  Nuke The Whales
15 Marzo 2017 23:31

Bangladesh:
Densità: 1092
Popolazione: 161084804
Immigrati in Italia: 118970
Rapporto tra popolazione e immigrati in Italia: 1360

Somalia:
Densità: 13,9
Abitanti: 8863338
Immigrati in Italia: 7903
Rapporto tra popolazione e immigrati in Italia: 1121,5

Rapporto tra le densità di abitanti: 1092/13,9 = 78,56

Si vede chiaramente che, in proporzione, non c’è grande differenza tra chi è immigrato in Italia dal Bangladesh e chi è venuto dalla Somalia, nonostante l’abnorme divario tra la densità di abitanti dei due paesi. Non si riscontra quindi correlazione tra sovrappopolazione ed emigrazione. CVD.

Nuke The Whales
Risposta al commento di  Holodoc
15 Marzo 2017 23:47

Non credo sia quello il punto. I somali hanno ben altri problemi che la sovrappopolazione.

Eugenio Bongiorno
Eugenio Bongiorno
Risposta al commento di  Nuke The Whales
16 Marzo 2017 0:18

Infatti il commentatore diceva “basta con citare la sovrappopolazione come scusa per l’immigrazione!”
Ora apprendiamo che è così per interposta negazione/affermazione, perché i “somali” hanno altri problemi…
Grandi problemi direi.

Ipnorospo
Ipnorospo
Risposta al commento di  Hito
15 Marzo 2017 19:26

Il dominio goofynomics.it non funziona.

Hito
Utente CDC
Risposta al commento di  Ipnorospo
16 Marzo 2017 8:16

Scusami, è: http://goofynomics.blogspot.it/
… andavo a memoria, ma sto invecchiando 🙂

Alberto Capece Minutolo
Utente CDC
15 Marzo 2017 8:26

Il fatto che questo articolo sia stato scritto, del tutto inutilmente, in inglese, dimostra la volontà di Bagnai di ingraziarsi qualche opinione oltre atlantico forse in vista di qualche obiettivo economico o accademico. Non a caso il pezzo è tutto volto a spezzare l’ennesima lancia sul ruolo sottinteso degli Usa come regolatori autorizzati e benigni delle questioni mondiali e anche europee. Alla fine i servi non possono fare a meno di scoprire i loro padroni.

Hito
Utente CDC
Risposta al commento di  Alberto Capece Minutolo
15 Marzo 2017 9:49

In effetti lo stesso Bagnai afferma, nel post completo, di averlo scritto per un think tank USA, e avrebbe dovuto essere pubblicato prima delle elezioni. Dato quindi per scontato che lui faccia gli interessi di una fazione, saresti così gentile da farmi notare quali siano i nobili ideali della fazione avversa?

Toussaint
Toussaint
Risposta al commento di  Alberto Capece Minutolo
15 Marzo 2017 10:34

Capita spesso che Bagnai produca papers in Inglese o, più raramente, in Francese, visto che viene seguito anche all’estero e che la “lingua ufficiale” del mondo dell’economia non è più il latino quanto meno dai tempi di Roma. Le vicende degli ultimi anni provano largamente che se c’è una persona che ha sempre scritto secondo scienza e coscienza, ignorando qualsiasi vantaggio personale (e, anzi, esattamente al contrario), questa è proprio il Bagnai. Che gli americani siano i regolatori del mondo occidentale è purtroppo una triste realtà. Quando mai s’è fatto qualcosa contro la loro volontà (posso ricordarle Mattei e Moro, fra gli altri?). Perché mai, altrimenti, staremmo qui a seguire le vicende della presidenza Trump, se le vicende statunitensi non avessero un’influenza molto pesante anche in Italia? L’ultima sua affermazione la interpreto, per concludere, come un’auto descrizione (con tutto il rispetto, of course).

Antonello S.
Antonello S.
Risposta al commento di  Alberto Capece Minutolo
15 Marzo 2017 12:33

Et voilà, un bel marchio a fuoco applicato dopo un’ approfondita analisi degli indizi a carico del reo.
Forse se cerca meglio con la lente in una foto personale, magari troverà sulla sua immagine anche il segno della Bestia ed a quel punto servirà solo una bella camminata sulle braci ardenti per ottenere la prova definitiva.

Lucio Brovedan
Utente CDC
Risposta al commento di  Alberto Capece Minutolo
20 Marzo 2017 14:04

Evito sempre il processo alle intenzioni ma non possiamo esimerci dal formulare ipotesi al riguardo, magari inconsciamente.
Non conosco il personaggio, schierato partiticamente, mi pare, (io non lo sono), ma trovo molto interessanti i suoi commenti che comincio ora a leggere, perciò le chiedo se vuole, cortesemente, dare qualche altro elemento della sua ipotesi:
” … dimostra la volontà di Bagnai di ingraziarsi qualche opinione oltre atlantico.”, vorrei capire meglio il senso
Grazie e Cordiali saluti
LB

PietroGE
Utente CDC
15 Marzo 2017 9:24

Sono d’accordo con il commento del rospo qui sopra. Aggiungo solo un paio di considerazioni.
-L’euro lo ha voluto la Francia perché era persuasa che l’economia tedesca sarebbe stata troppo potente con il marco e quindi voleva un meccanismo per “imbrigliare” la forza economica tedesca e metterla in parte a servizio dell’economia francese. Sarebbe come legare un topolino alla zampa di un elefante e pretendere che il topo si porti dietro l’elefante dove vuole lui.
-Che l’Europa con il ritorno alle monete nazionali non sia più “politicamente divisa, economicamente a pezzi e socialmente instabile,” è un wishful thinking di Bagnai.
-Il mondo è cambiato radicalmente dall’introduzione dell’euro. Un ritorno alle monete nazionali ha senso solo se nello stesso tempo si introducono dazi sulle merci importate e controlli sui flussi di capitali.
-Non mi piace affatto il riferimento agli interessi americani per quanto riguarda la fine dell’esperimento euro. Gli interessi in questione sono e devono rimanere quelli dei Paesi europei, e basta.

Toussaint
Toussaint
Risposta al commento di  PietroGE
15 Marzo 2017 11:18

Non so fino a che punto l’adozione dell’euro sia stata una precisa volontà dell’establishment francese dell’epoca, o semplicemente un “mettersi sull’attenti” davanti alle pressioni delle oligarchie economiche che da sempre controllano il governo statunitense. Lascio la scoperta ai nostri figli. La divisione politica in Europa (parto dal dopoguerra e dalla pax americana) è cominciata esattamente con l’adozione dell’euro (anche se l’obbiettivo di stringere all’Europa un cappio al collo è sempre stato presente, ad esempio con i due falliti “serpenti monetari”). Che il ritorno alla situazione precedente possa essere un buon obbiettivo da perseguire è il pensiero di tante persone, non solo del Bagnai. Le cose funzionavano, se ben ricorda. Ci sentivamo tutti europei e nessuno odiava la Germania o l’Olanda. Il ritorno alle monete nazionali, con il gioco delle rivalutazioni/svalutazioni dettato dal bilancio delle partite correnti, renderà non dico inutile, me senz’altro meno importante il ruolo dei dazi (se non in casi particolari). Semmai reintrodurrei dei limiti al movimento dei capitali (per quello che si potrà fare). Con 15.000 testate nucleari a zero, amico Pietro, non credo che lei ed io con una fionda ciascuno in mano si possa fare molto. Quindi rassegnamoci, gli imperi di norma durano secoli e… Leggi tutto »

Antonello S.
Antonello S.
Risposta al commento di  PietroGE
15 Marzo 2017 13:05

-L’Euro è stato un progetto dirigista ottenuto con la falsa motivazione della pace fra i popoli, grazie alle fortissime pressioni alla politica effettuate dai principali gruppi di potere economici europei (e non solo) al fine di ottenere una serie di evidenti obiettivi utili solo a quelle ristrette elites. -L’apparente unione dei popoli europei è soltanto l’ologramma proposto da una propaganda sempre più in affanno con la realtà dei fatti e che cerca di occultare la perdita di democrazia in atto, necessaria a mantenere in vita tale progetto. Il ritorno alle valute nazionali comporta dei rischi insiti comunque nella natura dell’uomo, ma porsi dei dubbi in questo sarebbe come accettare di restare chiusi in una gabbia perchè riteniamo il mondo esterno essere più pericoloso (paradigma utilizzato plasticamente in Grecia). -E’ ovvio che il ritorno alle monete nazionali è solo la condizione “sine qua non”, e sono d’accordo con lei che occorra anche agire sui flussi di capitali, sui dazi e su diverse altre “cosette” che non ho tempo e spazio per elencare compiutamente. -Infine mi pare evidente che il riferimento agli interessi americani è strettamente funzionale ad ottenere la fine dell’Euro. Siccome attualmente la nostra forza politica non ci consente di… Leggi tutto »

PietroGE
Utente CDC
Risposta al commento di  Antonello S.
15 Marzo 2017 14:36

@Toussaine e Antonello
Non so se voi al tempo della riunificazione tedesca leggevate i giornali. Io lavoravo in Germania e vi posso assicurare che NESSUNO (incluso Kohl) in Germania voleva abbandonare il DM. Mitterand, però, ha posto l’introduzione della moneta unica come conditio sine qua non per il suo assenso alla riunificazione tedesca. Lui credeva che la forza economica tedesca fosse una conseguenza della forza del DM. La verità è l’esatto contrario e la Francia ha pagato con un decennio di stagnazione e milioni di disoccupati questo errore madornale.

azul
Utente CDC
15 Marzo 2017 18:38

Trovo alquanto ingeneroso, parziale e, nella migliore, diversamente informato chi accusa Bagnai di preoccuparsi appena degli squilibri delle partite correnti, senza contare la necessitá dei controlli sui movimenti di capitale in caso di italexit. Tratto dal “Tramonto dell´euro: Le esperienze storiche mostrano che l’uscita da un’unione monetaria si accompagna spesso a restrizioni sui movimenti di capitali. Non tutti i commentatori sono d’accordo circa l’opportunità di una tale restrizione: Bootle (2012) sostiene che sarebbe possibile evitarla se si riuscisse a mantenere la segretezza fino all’ora X e se si potesse contare su un weekend lungo per effettuare i necessari adeguamenti del sistema bancario; Sapir (2011b) tende invece a considerarla inevitabile. Molto dipende da come si concepisce il “mondo di dopo”, ovvero se si ritiene che in esso debba continuare a prevalere la deregolamentazione finanziaria, oppure se si ritiene, come chi scrive, che sia necessario evolvere verso una gestione più prudenziale dei mercati finanziari. In ogni caso, tutti sono d’accordo sul fatto che misure simili si renderebbero inevitabili se l’intenzione del Paese di abbandonare l’euro trapelasse prima del dovuto. In questo caso occorrerebbe: – proibire ai residenti di acquistare attività finanziarie definite in valuta estera o di accendere o detenere conti bancari… Leggi tutto »

adestil
Utente CDC
16 Marzo 2017 15:09

Il patto franco-tedesco dell’euro è un evento concatenato ed anzi determinato dalla caduta del muro e successiva riunificazione infatti caduta del muro 1989,riunificazione tedesca 1990,il trattato di Maastricht (che prevedeva appunto dopo 8anni l’entrata della moneta unica)firmato il 7 febbraio del 1992 3 eventi storici in scarsi 3anni. Dopo la caduta del muro di Berlino c’era l’interesse degli USA per l’eccessiva vicinanza alla russia dopo la riunione delle due germanie di evitare un asse russo-tedesco.Mentre la preoccupazione di Francia(e pure Germania)era non solo il supermarco ma anche una possibile riedizione dell’impero germanico prussiano e poi hitleriano…e la naturale propensione delle oligarchie tedesche a dominare.. Quindi la riunione doveva essere avallata dalle potenze vincitrici della 2° guerra mondiale in primis usa,francia,uk un pò di nascosto Si scelse quindi di creare un patto vincolante(trattato di maastricht) politicamente ossia creare l’UE(su cui si sarebbero posti i carrarmati e basi Nato ed USA ulteriormente dovunque l’UE fosse arrivata sebbene si rassicurava la Russia di non superare Berlino poi ampiamente tradito fino ad arrivare a Kiev dopo il golpe di Maidan) e monetario l’euro(dopo 8anni) pur rimanendo economia diverse e non aggregate e soprattutto diversi titoli di stato e diversi sistemi fiscali il che era… Leggi tutto »

Roger Giuffre
Roger Giuffre
11 Maggio 2017 17:07

L’europa deve convergere verso il reddito di cittadinanza, cari pieno occupazionisti 🙂