Nessuno tocchi Trieste!

Rivendicazioni e contraddizioni delle piazze triestine al di là del teatrino mediatico. Seconda parte del nostro reportage sui fatti triestini: dal "caso" Puzzer allo svuotamento della piazza No Green Pass, verso una nuova strategia della tensione. Ma Trieste, nonostante sciacalli e gatekeeper, resiste

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Al momento di marciare
molti non sanno
che alla loro testa marcia il nemico.

Bertolt Brecht

 

di Snikett e Moravagine per Comedonchisciotte.org

Arriviamo a Trieste nella serata di venerdì 22 ottobre. Le cronache parlano di una città blindata: in realtà è possibile assistere, nella zona della stazione, alla sinistra processione dei blindati delle forze dell’ordine e dell’esercito che abbandonano il centro cittadino. Tutto questo all’indomani dell’appello1 di Stefano Puzzer, il portuale divenuto, a furor di telecamere, il “volto” della protesta triestina, in cui si invitano i tanti che si stanno recando a Trieste a stare a casa per evitare violenze e pericoli. Pare infatti stiano arrivando i black bloc dalla Germania, ed agiranno in base al solito copione: produrre scintille di violenza gratuita per disperdere i manifestanti e innescare la repressione poliziesca. A contribuire al clima d’isteria, si diffonde pure la notizia di una nave carica di armi2 attraccata al porto e collegata in qualche modo ad Eurogendfor, la superpolizia europea che avrebbe dovuto fare il suo esordio proprio in quest’occasione. In un altro video, un tizio parla anche di un deposito di armi, a commento di immagini che mostrano calcinacci e barattoli di vernice di un cantiere stradale.3 Insomma, la città è stata blindata, ma non lo è la sera di venerdì 22 e men che meno i due giorni successivi. I triestini ci hanno creduto, così come tutti gli italiani solidali che avevano pianificato di partecipare alle manifestazioni del fine settimana perché, come auspicava chi ha un po’ d’esperienza di queste cose, alla violenza poliziesca del 18 sarebbe dovuto seguire un rafforzamento della risposta popolare. E invece a Trieste, oltre a pochi sparuti romantici sul lungomare e qualche passante di ritorno dal lavoro, non c’è proprio nessuno, neanche la bora, con la marina tanto piatta che pare surreale. Il dato positivo è che qui esercenti, ristoratori e albergatori non fanno storie per la mascherina o per la tessera verde: tutti quelli che interpelliamo erano in piazza coi portuali il sabato precedente, tutti erano al presidio del molo VII e tutti in egual misura sono ora terrorizzati. Al punto che, se gli si fa notare che non s’è visto un solo mezzo della pubblica sicurezza, si incaponiscono raccontandoti di fantomatici posti di blocco, arresti, multe, rastrellamenti, sempre appresi da fonte indiretta o dal solito Telegram. La repressione poliziesca, unita al terrorismo mediatico, ha sortito l’effetto desiderato: nessuno scenderà in piazza l’indomani, nemmeno per sostenere Puzzer, che incontrerà il ministro Patuanelli. “Puzzer? Tempo qualche mese e te lo trovi in politica” ci dice una signora sulla quarantina mentre ci fa il check-in. Stessi toni da baristi, ristoratori, passanti che interpelliamo. In piazza Unità d’Italia, il sabato mattina, la musica è tuttavia diversa: mentre alcuni irriducibili cantano e ballano il motivetto che ormai tutta Italia conosce, la fede nel “puzzerismo” dilaga, producendo episodi comici, dalla signora di mezza età che viene a rubarti l’auricolare appena nomini Puzzer fino ad un’altra più anziana signora che afferma, dopo aver captato alcuni ragionamenti critici, “Facevi meglio a restartene a Napoli”.

Nel pomeriggio di sabato 23, dopo la passerella di Puzzer di cui parleremo a breve, incontriamo i veterani del Coordinamento No Green Pass Trieste, a cui chiediamo di ricostruire la storia della mobilitazione triestina contro la tessera verde. Il Coordinamento si era formalmente costituito a inizio settembre e aveva adottato una struttura “orizzontale”, riunendosi in assemblee periodiche e facendo ruotare la carica di portavoce. Alla riunione del 5 ottobre si presenta per la prima volta Stefano Puzzer, entrando di fatto nel Coordinamento in rappresentanza del CLPT, la ormai nota sigla parasindacale che rappresenta circa duecento portuali triestini. Puzzer è un personaggio noto alle cronache locali: già sindacalista,4 sia con i confederali della UIL e della CISL sia, per un breve frangente, coi sindacati di base,5 grande protagonista delle mobilitazioni a favore del presidente dell’Autorità Portuale Zeno D’Agostino6 (rimosso e “reintegrato” dopo un’accusa di corruzione e di cui si era diffusamente parlato nel nostro precedente articolo), protagonista pure di alcune oscure vicende di cronaca legate alla sua attività in porto.7 Il 9 i portuali non si uniscono alla consueta protesta indetta dal Coordinamento No Green Pass, ma annunciano lo sciopero del 15. L’11 sfilano in città, appoggiandosi allo sciopero dichiarato dai sindacati di base, e inizia la fanfara mediatica su Trieste, concentrando l’attenzione sul possibile blocco dell’area portuale. Infatti quel fatidico venerdì di metà ottobre il Coordinamento NoGP di Trieste scende in presidio accanto ai portuali. Da un lato abbiamo i circa ottomila membri del coordinamento, che stanno lavorando da ormai due mesi sulla contestazione e radunano circa ventimila persone nelle piazze del sabato; accanto a loro, poco più di un centinaio di portuali. I rapporti si incrinano il 16, quando alcuni membri del Coordinamento attaccano duramente Puzzer, obbligandolo a rettificare il famoso comunicato della resa (in cui egli aveva deciso sua sponte di porre fine allo sciopero), cosa che il buon portuale fa, ma a malincuore, dato che il giorno dopo si dimette (pur non ricoprendo alcuna carica precisa; il leader del CLPT era Sebastiano Grison, del quale si parlerà in seguito). Il 18 ottobre è il giorno della vergogna, quello del presidio sgomberato con gli idranti e i manganelli e dei manifestanti dispersi a forza di lacrimogeni, nonostante Puzzer si fosse sbilanciato, il giorno prima, a garantire che non vi sarebbero state cariche. In quell’occasione Puzzer, pur “dimissionario”, devia verso piazza Unità un corteo ancora ben nutrito che aveva intenzione di tornare al porto a supportare 400 occupanti pacifici rimasti sotto le cariche. Il giorno successivo, il 19 ottobre, lo stesso Puzzer dà vita al “Coordinamento 15 ottobre”; ne fanno parte altre quattro persone, due triestini (Eva Genzo e Matteo Schiavon) e due che nella città giuliana si sono visti solo negli ultimi giorni: il vigile del fuoco torinese Roberto Perga (da alcune fonti indicato come “Pergia”) ed il medico vicentino Dario Giacomini, fondatore dell’associazione per la libertà di cura “ContiamoCi” e già candidato con Casa Pound alle elezioni politiche del 2013. Il neonato Comitato esautora di fatto il “vecchio” Coordinamento No Green Pass, e tutto ciò avviene in primis grazie all’attenzione mediatica che circonda Stefano Puzzer: ci torneremo ampiamente in seguito. La prima iniziativa del “nuovo” Comitato è quella di annullare le manifestazioni (già autorizzate) del 22 e 23 ottobre: l’appello del coscienzioso Puzzer fa il giro delle testate e produce gli effetti che abbiamo visto: è il primo requiem per Trieste.

Sabato 23 ottobre è il Puzzer-day: è previsto l’incontro con il ministro Patuanelli, triestino a sua volta, e già dalla prima mattinata manifestanti (pochi) e telecamere (tante) presidiano lo spazio antistante la Prefettura. Alle 8,40 fanno la loro comparsa sulla scena i portuali: sono una ventina, e terranno a bada le telecamere con canti e disegni fino alle 11.30, quando apparirà finalmente la star Puzzer. La mattinata si conclude con un comizio di Puzzer in una piazza confusa e felice: è la sua apoteosi, tanto che il giorno dopo, domenica 24 ottobre, terrà altre due passerelle: in piazza Borsa con Francesco Toscano e al No Paura Day in piazza Unità; in entrambe le occasioni, si conteranno un migliaio di presenti.

L’incontro si era in realtà tenuto altrove, presso la Scuola Allievi Agenti della Polizia di Stato, come avrà modo di precisare Puzzer una volta giunto in Piazza Unità, dove tutti si aspettavano di vederlo uscire dal palazzo prefettizio. Paradossalmente, non esiste alcuna prova fotografica del meeting, al quale avrebbero partecipato tutti e 5 i membri del Comitato 15 ottobre, mentre in rete circolano due video, uno8 di Puzzer e uno9 del dottor Giacomini, nei quali si parla a caldo nell’accaduto: in nessuna occasione si vedono Puzzer e Giacomini insieme, e degli altri tre membri non v’è traccia.

Roboanti fughe in avanti e brusche marce indietro: questa la strategia di Puzzer.  Sembra effettivamente che il suo agire sia segnato dalle contraddizioni: il 16 prova a fermare lo sciopero, ma promette quella famosa audizione parlamentare a Roma del 30 ottobre che non ci sarà mai; il 21 ferma tutte le manifestazioni, ma promette l’incontro con Patuanelli, che si conclude con un ulteriore rinvio;  fonda un comitato il 19 per poi distaccarsene egli stesso e, insieme a Eva Genzo, fondare il 27 ottobre un ulteriore nuovo gruppo, La Gente Come Noi – Friuli Venezia Giulia, con il chiaro obiettivo di capitalizzare i consensi raccolti in tutta la nazione.

Da Trieste emerge un sistema, talvolta pedestre talvolta raffinato, di sceneggiatura dell’incubo nel quale siamo immersi. Come denunciato dal canale Telegram “Fossa0033”,10 quando si doveva fermare l’onda di popolo che sarebbe seguita alla violenza poliziesca del 18, giravano nella chat del canale rudimentali bot che invitavano a non andare a Trieste, perché ci sarebbero state le violenze e i black bloc. Lo scopo è frammentare, confondere, indebolire. Prende forma una nuova strategia della tensione.

Questo è stato possibile perché noi stessi allora non eravamo uniti, ci dice Ugo Rossi del Movimento 3V, che era fra coloro che costrinsero Puzzer alla rettifica del 16. Rossi è stato eletto consigliere comunale alle recenti consultazioni, e qualcuno ha visto la cosa come un problema e non come un successo: l’antipolitica radicale che contraddistingue lo spontaneismo delle proteste NoGP ha rischiato di vanificare l’opportunità strategica derivata dal risultato elettorale. Attraverso video diffusi sui suoi canali Telegram,11 un controverso intervento televisivo12 e un’intervista a Border Nights con Frabetti e Mazzucco,13 Rossi ha denunciato l’usurpazione della protesta da parte di Puzzer e del comitato, parlando esplicitamente di essa come di un’operazione di intelligence. Ha pure evidenziato la presenza di Gianluigi Paragone, “ombra” di Puzzer dal 18 in avanti (lo attestano foto e video),14 prima di “sparire” dalla piazza così com’era comparso. Sono stato minacciato fisicamente, oggi in piazza Unità, dagli uomini che stanno intorno a Puzzer, ci dice anche Ugo Rossi nel pomeriggio di sabato 23, mentre siamo seduti al bar “Al Foro” di Trieste, sempre aperto nei più cupi giorni del lockdown. È un personaggio scomodo, Rossi: porta avanti proteste radicali contro la dittatura sanitaria che gli sono costate multe pendenti sul suo capo fino a venticinquemila euro, denuncia le pesanti infiltrazioni dei servizi segreti nelle proteste triestine, dà a Puzzer dell’impostore e manipolato e il sistema cerca di isolarlo con l’aiuto dei puzzeriani. «Guarda che noi non siamo come i Carabinieri, che devono seguir le regole: noi ti facciamo male» gli hanno detto in piazza Unità quel giorno, in presenza di Puzzer. A Ugo Rossi verrà persino impedito di insediarsi in consiglio comunale: privo di tessera verde e di “dispositivi di protezione”, un cordone di vigli e poliziotti gli sbarrerà l’accesso alla Sala Consiliare. Per approfondire, invitiamo tutti a visionare l’intervista che gli abbiamo fatto ieri.

Appare chiaramente riduttivo dipingere Ugo Rossi come “l’anti-Puzzer”. Tuttavia, anche intorno alla sua figura si sviluppano polemiche ed egli finisce per essere bersagliato pure dal “fuoco amico”. Una signora che fa parte della vecchia guardia del Coordinamento NoGP ci spiega come secondo loro la carica ottenuta da Rossi sia incompatibile con la sua posizione nel coordinamento stesso, cosa che lui ha accettato, continuando a prendervi parte come cittadino. Noi le chiediamo come mai non si fidano più di uno che è stato sempre in prima fila nelle lotte, per poi dare credito a un nuovo comitato di persone totalmente sconosciute, che li ha di fatto esautorati per incanalare la protesta in un calendario di false promesse e interlocutori fittizi, mettendo alla propria testa un leader contraddittorio o quantomeno sprovveduto. La risposta, che nessuno vuol darci ma alla fine arriva, è semplice quanto sconvolgente: con Puzzer si va in televisione, si mantiene l’attenzione dei media su Trieste. Lui è un buono, ma è manipolato da quelli che ha intorno. È il secondo requiem per Trieste.

La settimana seguente, con Puzzer che sparisce da Trieste iniziando il suo tour italiano tra immaginifiche carote e surreali bastonate, viene tolto ai cittadini il diritto di manifestare: dopo che il sistema massmediatico ha creato ad arte un “focolaio Covid” nato proprio durante le manifestazioni, il sindaco Dipiazza ha interdetto piazza Unità ai suoi stessi cittadini. Il 6 novembre, sabato scorso, a differenza del 23 ottobre, la piazza è dunque davvero blindata, ma più di ventimila triestini si aggregano alla manifestazione. Nessuno, comunque, ha intenzione di forzare i blocchi della pubblica sicurezza. Per questo, c’è la DIGOS: infiltra pesantemente il corteo, con uomini e donne che aizzano i manifestanti a forzare il blocco, per poi scomparire e ricomparire bardati da celerini per arrestare i malcapitati. Numerose sono le cariche della polizia, provocate sempre da risse scatenate da agenti in borghese, tra cui, come vi abbiamo mostrato ieri, lo stesso capo della DIGOS di Trieste Fabio Zampaglione. E Puzzer? Era a La Spezia. Dunque, sui media – ahinoi anche quelli liberi – si esalta il più “resiliente” di tutti, continuando ad associare alla figura di Puzzer le proteste No Green Pass di Trieste, che intanto, morto di fatto il Comitato 15 ottobre, sono tornate a riempirsi e son tornate  in mano ai triestini, che stanno fronteggiando la polizia più violenta e infida d’Italia completamente da soli, mentre nelle altre piazze d’Italia la gente indossa il faccione di Puzzer, dimenticandosi completamente dei resistenti veri, che continuano a scendere in piazza nonostante i manganelli e la pubblica gogna.

Alla luce di quanto esposto sopra, appare ora necessario provare ad abbozzare una fenomenologia di Stefano Puzzer da Trieste, considerando che molto probabilmente la sua fiamma non si esaurirà nei canonici cinque minuti di celebrità.
Innanzitutto, va ribadito che il “fenomeno” Puzzer è stato costruito dal sistema massmediatico: sono state le telecamere ad “incoronarlo” leader della piazza triestina. A partire dalla serata del 12 ottobre, quando gli viene data la parola nella trasmissione di Myrta Merlino su La7,15 prende corpo la sovraesposizione di questo personaggio e le sue roboanti e contraddittorie dichiarazioni vengono riportate dai teleschermi e dalle pagine dei principali quotidiani.
Un occhio attento non può fare a meno di notare una smagliatura: costui gode di un trattamento di favore rispetto ad altri “ribelli” che lo hanno preceduto; per dirne una, nessuno lo inchioda, almeno inizialmente, alla sua responsabilità di “untore”, avendo portato in piazza migliaia di persone assembrate e smascherate e coltivando l’insana abitudine di baciare e abbracciare il prossimo.
Sin dall’inizio, inoltre, Puzzer dichiara di essersi convintamente vaccinato e di essere entrato nella mischia delle mobilitazioni contro il lasciapassare verde per solidarietà verso i suoi colleghi non vaccinati. A partire dal 14 ottobre, poi, quando egli “buca” il video da una finestrella di Porta a Porta,16 diventa stabilmente un protagonista (contingente?) dello spettacolo assoluto. In quell’occasione si lascia scappare parole compromettenti: il governo avrebbe fatto meglio ad introdurre l’obbligo vaccinale rispetto alla barbarie del Green Pass.
Il picco dell’esposizione mediatica viene raggiunto il 21 ottobre, quando il video in cui invita a non recarsi a Trieste (“fidatevi di me” le argomentazioni a sostegno di questo invito: sarà una costante del Puzzer-pensiero) viene ripreso immediatamente dall’ANSA e, a ruota, da tutti gli organi di informazione; persino Cecchi Paone tesse le lodi di quest’uomo, presentato come saggio ed assennato, a differenza dei suoi omologhi irresponsabili. L’escalation continua e nei giorni successivi Puzzer trova spazio anche nel telesalotto di Lucia Annunziata,17 mentre giornali e riviste di regime (anche quelli che si occupano di “costume”) dedicano articoli alla sua figura e alla “forza” del suo messaggio.
Va detto a questo punto che, per preparare la teleascesa di Puzzer Stefano da Trieste ,è stato dapprima necessario espellere dalla scena i suoi potenziali “antagonisti”. Prima del già citato Ugo Rossi, questa sorte era toccata a Sebastiano Grison, presidente del Comitato dei portuali cioè, fino a prova contraria, l’interlocutore naturale di quella che all’inizio sembrava una battaglia sindacale. Il 14 ottobre l’AGI riporta le sue dichiarazioni in cui si dichiara a favore dello sciopero a oltranza e la sera stessa ribadisce questa posizione nel corso della trasmissione Stasera Italia su Rete4. In quell’occasione, mentre espone le sue ragioni, viene brutalmente interrotto da Roberto D’Agostino (il creatore di Dagospia), il quale dallo studio lo bolla come “minorato”.18 Da quel momento Grison scompare dalla scena, “reale” o mediatica che sia, e a Trieste pare che non lo conosca più nessuno.

Dopo aver conquistato (o demolito, a seconda dei punti di vista) la piazza triestina, Puzzer ha inaugurato un tour nelle città “ribelli” che sa tanto, come già detto, di battesimo politico del suo movimento “apolitico”. “La gente come noi”: un marchio che, in effetti, potrebbe tirare parecchio. Una nuova apoteosi simbolica del puzzerismo si produce a Roma, in Piazza del Popolo, lo scorso 2 novembre, quando il nostro si rende protagonista del primo atto di quella che qualcuno definirà “la rivoluzione dei tavolini”. All’inizio, com’è suo costume, Puzzer parla di mobilitazione a oltranza: fino a quando Draghi, il papa o chi per loro non lo andranno a trovare accomodandosi sulle seggiole loro riservate, egli non se ne andrà dalla piazza capitale. Di gente solidale ne arriva poca, di telecamere tante. In serata, in circostanze poco chiare, Puzzer scompare dalla piazza per riapparire dopo alcune ore in un video in cui, dopo aver precisato più volte che lo avevano trattato bene e che gli agenti erano tutti “brave persone”, racconta di essere appena uscito dalla Questura, di aver ricevuto un provvedimento di espulsione per manifestazione non autorizzata e di essere sul punto di lasciare la città. Il giornalista investigativo Davide Zedda19 diffonde, una ricostruzione dei fatti in base alla quale Puzzer sarebbe stato prelevato da agenti dei servizi e sarebbe uscito dagli uffici con un faldone pieno di tessere verdi per i suoi colleghi, coronamento di un accordo sottoscritto in precedenza. Il documento è estremamente interessante e lo alleghiamo qui sotto.

https://numero6.org/attualita/servizi-segreti-e-portuali-puzzer-chiude-la-trattativa-con-lo-stato/

Dopo aver fatto breccia nei e dai teleschermi, Puzzer è diventato il paladino di una parte rilevante della “controinformazione”. Significativo al riguardo è il trattamento che gli viene riservato dalla trasmissione “Border Nights” di Fabio Frabetti e Massimo Mazzucco e, successivamente, da Francesco Toscano nella sua “Dietro il sipario”.
Nel primo caso,20 Frabetti e Mazzucco concedono giustamente a Puzzer il diritto di replica dopo aver ospitato, il giorno precedente, la già citata intervista a Ugo Rossi. I lettori che avranno la voglia e la pazienza di visionare l’intero filmato potranno constatare l’atteggiamento prima accondiscendente (davanti alle risposte evasive di Puzzer sul “J’accuse” di Ugo Rossi, i due padroni di casa non incalzano), poi incensatorio dei due intervistatori, fino alla beatificazione finale.
Volendo invece estrapolarne una sola perla, si ascolti ciò che dice Puzzer a partire dal quarto minuto: Io son partito come portavoce dei portuali, io son diventato il portavoce di tutti i triestini, son diventato il portavoce fra virgolette degli italiani, ma non è una volontà mia, non ho mai voluto essere un divo, non faccio il divo, io sono un lavoratore portuale, lo facevo ieri, lo faccio oggi, lo farò anche domani, non ho nessuna intenzione di far politica.
A far da comparse nel Puzzer show vi sono due suoi colleghi che dicono poco o nulla e pure il figlioletto, richiamato dal padre davanti alle telecamere nel corso del ventottesimo minuto del video, a voler corroborare il suo discorso sull’importanza della famiglia.
La vera consacrazione del “puzzerismo” come dottrina egemonica nel mondo dell’opposizione (fra virgolette, direbbe Puzzer) al regime sanitario matura tuttavia nel corso della trasmissione “Dietro il sipario” di Francesco Toscano. Il titolo, già eloquente di suo, è “Nessuno tocchi Stefano Puzzer” e gli ospiti sono Massimo Mazzucco, Arnaldo Vitangeli de “La finanza sul web” e lo scrittore Cosimo Massaro. Alleghiamo il link al video integrale qui sotto perché merita davvero la visione (o almeno fino al diciottesimo minuto). Già nell’introduzione, Toscano conclude la sua apologia di Puzzer con queste affermazioni: Chi oggi prova ad indebolire Puzzer, per dolo o semplice insipienza non importa, finisce per fare più o meno consapevolmente il gioco di Mario Draghi. La palla passa poi ai tre ospiti: curiosamente, tutti articolano la propria analisi politica intorno ai sentimenti e al “cuore”. Inizia Mazzucco, assicurando che Puzzer è una persona “in assoluta buona fede” che segue il suo cuore. Vitangeli esordisce invece così, riferendosi a Puzzer: è una persona di una dignità e di un cuore incredibili;  più avanti mette da parte i sentimentalismi per incalzare con queste parole: è criminale che chi ha poca o tanta visibilità, poca o tanta influenza, anziché portare avanti l’unità e il senso di appartenere a una comunità, crei divisioni, crei sospetti, crei attacchi… ragazzi, non va bene.
Il terzo ospite, Massaro, così contribuisce all’edificazione del mito puzzeriano: Guidato dal suo istinto e dal suo cuore, ha fatto le cose in maniera perfetta.

https://www.youtube.com/watch?v=X7AMG3P_nhg

Appare quantomeno singolare che esponenti dell’informazione “indipendente” abituati a spaccare il capello in quattro, a coltivare e ad alimentare il senso critico, a schierarsi apertamente contro il mostro che essi stessi chiamano “dittatura sanitaria”, concedano una tale apertura di credito ad un personaggio venuto dal nulla e la cui “popolarità” è legata al tempo trascorso sotto i teleriflettori di regime; ancora più singolare il fatto che tale appoggio incondizionato sortisca attraverso un apparato retorico che mira a suonare le corde delle emozioni, non quelle della ragione.

Nei giorni successivi, i surfisti continuano a cavalcare l’onda Puzzer; il portuale viene intervistato nuovamente da Frabetti e Mazzucco e trova spazio anche in “100 giorni da leoni” (con ulteriore intervento “casuale” di Mazzucco);21 dopo la piazzata di Roma con annesso DASPO, Puzzer viene ancora ospitato da Frabetti e Mazzucco22 e, mentre torna a Trieste in macchina, ha la possibilità di porre una pezza sull’incidente del giorno prima, quando, ancora teleconversando su La7, stavolta con Tiziana Panella,23 si era pronunciato a favore del rispetto delle sacre regole del distanziamento e del mascheramento anche nelle manifestazioni contro la tessera verde. Puzzer precisa che è sì bivaccinato, ma non farà la terza dose e giammai permetterà che venga siringato il figlio: tanto basta per farlo tornare, agli occhi di tanti, nell’empireo dei Grandi Ribelli. Nonostante la magra figura rimediata in quel di Roma, Mazzucco prova pure a rilanciare, parlando di un’imminente “rivoluzione dei tavolini” e della nascita del movimento spontaneo “Io sono Stefano Puzzer”. Il risultato di tale ardore è piuttosto magro, visto che di tavolini puzzerini se ne vedranno, nei giorni successivi, giusto un paio. Pronunciare davanti a un telefono la solenne affermazione “Io sono Stefano Puzzer” riscontrerà invece maggior successo. Tutto ciò mentre i “criminali” che “fanno il gioco di Mario Draghi” continuano a gettare palate di fango sul loro eroino: Fabio Tuiach, collega e conoscente di lunga data di Puzzer, giungerà a ipotizzare che il nostro abbia avuto l’onore di siringarsi col vaccino “vip” (chiamato anche “acqua fresca” o “soluzione fisiologica”).24 Va detto, per dovere di cronaca, che Tuiach ci ha comunicato telefonicamente la sera del 24 di aver preso la Covid. Il Karma colpisce ancora.

Insomma, con il “caso” Puzzer il cosiddetto mainstream ha fagocitato l’informazione “libera” (o una sua robusta parte) e sono diventati una sola, orribile cosa. Tutto ciò mentre la piazza virtuale si mangiava quella reale, che si svuotava progressivamente di senso e di persone. Con Puzzer non si parla più di lotta per la verità sui vaccini, di denuncia degli affetti avversi, di avversione al terrorismo psico-sanitario; si inneggia invece al fronte comune fra punturati e non, al volemose bene, al covidismo “moderato” di chi si è vaccinato con convinzione e dissente solo su alcune parti della Grande Narrazione, dopo essersi mangiato il nocciolo avvelenato. Quando il regime ha rimesso in primo piano la litania dei contagi e delle terapie intensive in ebollizione (a Trieste più che mai, chiaramente), è emersa anche un’altra funzione del tele-prodotto Puzzer: dare il la ad una serie di ordinanze sindacali che vietano tout court le manifestazioni o ne limitano il percorso, tutto dopo aver ribadito l’obbligo di mascherine e distanziamenti, salutato peraltro positivamente da una parte (minoritaria, almeno questo) dei manifestanti stessi. Il bilancio del puzzerismo, al di là di qualunque suggestione “dietrologica”, è catastrofico.

Con ore di filmati a disposizione (li alleghiamo sotto ed invitiamo tutti a visionarli per farsi un’idea propria), è possibile pure delineare alcune caratteristiche del Puzzer-pensiero: fa professione di umiltà ma si sente il leader degli italiani (fra virgolette), mostra intransigenza ma non dice mai cosa si farà precisamente (e se la squaglia alla prima avvisaglia), differisce, svicola, rinvia, invoca fiducia, dispensa pillole di buon senso ecumenico e “apolitico”. Si muove come un attore consumato. “Funziona” perché costruisce un ponte fra i “buoni” e i “cattivi”, fra i vaccinati misericordiosi e i non vaccinati “ragionevoli”. Sfrondato degli orpelli retorici, il discorso di Puzzer si riduce a due messaggi fondamentali: “Sono vaccinato” e “State a casa”. A qualcuno che ha memoria ricorderà qualcosa.

Volendo costruire un parallelismo, la rapida “promozione” di Puzzer nel ristretto novero dei teleleader politici ricorda quella della sardina Mattia Santori. In entrambi i casi, sono state costruite intorno alle loro persone delle “storie” e in breve tempo son diventati personaggi della società dello spettacolo; constatando l’esito di tali processi, non possiamo che rendere omaggio agli sceneggiatori che scrivono le farse di regime. Santori prima e Puzzer poi hanno visto crescere intorno ai loro personaggi un consenso fideistico legato alla “purezza”, all’idealismo disinteressato, al buon senso. Il bolognese e il triestino hanno convocato (e convocheranno) piazze nel loro nome, hanno suscitato la realizzazione di siti, profili, canali telegram, hanno ricevuto proposte di matrimonio più o meno fondate. Come nella “narrazione” di Mattia Santori, anche con Stefano Puzzer abbiamo un sardone in primo piano e sardine minori sullo sfondo (nel caso di Puzzer gli altri quattro membri del fantomatico Comitato 15 ottobre). È presto per parlare, nel caso di Puzzer, di un’operazione “in grande stile” come quella che ha “prodotto” Mattia Santori (dipinto come “outsider” pur essendo già interno a certe botteghe di sottopotere, mentre con Puzzer il messaggio appare inattaccabile essendo egli un “proletario”), ma i segnali ci sono tutti.

Dopo l’iniziale “operazione-simpatia”, con l’inesorabile impennata dei “contagi no vax” Puzzer ha preso pure a svolgere, agli occhi dei covisti più fanatici, la funzione di incarnazione del Male, di faccia della feccia. Un Salvini in sedicesimo contro il quale sputare grumi di odio.  Un personaggio che appassiona, divide, fa discutere: puro spettacolo.

Infine, mentre ci si chiede, sgomenti, quanto sia davvero profonda la tana del Bianconiglio, vorremmo ribadire ai lettori che noi non abbiamo la facoltà di unire o disunire alcunché, non abbiamo né padrini né padroni ed obbediamo solo alle nostre coscienze. Noi non siamo dei megalomani come coloro i quali si sentono e si professano, in spregio ad ogni senso del pudore e del ridicolo, “opinion leader” o “influencer”. I nostri scritti non cambieranno il corso della Storia (e manco quello di questa storia).
Noi siamo quegli stronzi che rilevano e rivelano un’amara verità: Babbo Natale non esiste.

(continua)

Qui la prima parte dell’inchiesta.

1https://www.inews24.it/2021/10/21/no-green-pass-stefano-puzzer-corteo-annullato/

2Basta cercare la voce “Eurogendfor” sul canale Telegram di Cesare Sacchetti

3Video disponibile sul canale Telegram “Guerrieri per la libertà”

4https://www.pclavoratori.it/files/index.php?obj=NEWS&oid=7086

5https://www.youtube.com/watch?v=eAYPQKX7neI

6https://www.youtube.com/watch?v=w_ktWjR48YY

7https://www.ilgiorno.it/cronaca/stefano-puzzer-trieste-1.6918632

8https://www.youtube.com/watch?v=oU8NqRgYLP8

9https://youtu.be/NnSAaCGoz14

10https://t.me/unavisioneunavoce

11https://t.me/ugorossiecoing

12https://www.la7.it/nonelarena/video/trieste-il-consigliere-ugo-rossi-contro-puzzer-non-e-la-protesta-dei-portuali-quello-che-e-successo-20-10-2021-403772

13https://www.youtube.com/watch?v=b9TDpbOPZLM

14https://www.youtube.com/watch?v=ktB51TolhMY

15https://www.la7.it/laria-che-tira/video/trieste-il-portuale-avverte-pronti-a-bloccare-tutto-12-10-2021-402261

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