Nave Moskva in fiamme, eppure c’è qualcosa che non torna

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Articolo di Nestor Halak

A quanto pare,  la nave ammiraglia della flotta russa del Mar nero, è saltata in aria. La parte russa, afferma che ciò potrebbe essere accaduto a causa dell’esplosione delle armi di bordo dovuta a negligenza, incidente, sabotaggio. Indubbiamente è possibile, ma non pare molto probabile. Voi ci credete? La parte ucraina rivendica l’esplosione che sarebbe stata provocata da due vecchi missili antinave sovietici sparati da un qualche punto della costa. Possibile anche questo, ma ben lontano dall’essere certo. Gli analisti militari, sempre così sicuri del fatto loro, sapranno certo risolvere la questione meglio di me. Mi pare che comunque non possa essere scartata una terza ipotesi: dietro l’affondamento potrebbe esserci la NATO, cioè gli Stati Uniti, che potrebbero aver fatto il lavoro direttamente o averlo reso possibile attraverso un’assistenza molto stretta.

In ogni caso l’affondamento della nave ammiraglia della flotta del Mar Nero nel corso di una guerra con una potenza che di fatto non ha più una marina, se mai ne ha avuta una, è un colpo devastante al prestigio di una forza militare che viene ritenuta la seconda, se non la prima, al mondo. Ancora una volta l’impressione che se ne ricava è che la guerra in corso non sia poi condotta con quella efficienza che ne dovrebbe fare “un’operazione che sarà studiata negli anni a venire nelle accademie militari di tutto il mondo”.

Se diamo uno sguardo a come procede la guerra in generale, pur con tutta la buona volontà, non c’è modo di vedere all’opera la forza travolgente profetizzata da molti prima dell’inizio dell’operazione, se non, forse, nelle prime quarantotto ore. Constatiamo che una città di medie dimensioni come Mariupol è stata circondata subito ed assalita ininterrottamente da oltre un mese senza che ancora sia stato possibile venire a capo della resistenza. Con le debite proporzioni, prendere Kharkov richiederebbe un anno e non parliamo di Kiev. Anche il fronte principale, quello del Donbass, dopo un mese e mezzo, non si è mosso poi di molto e le forze ucraine continuano a bombardare Donetsk dalle stesse posizioni dalle quali lo hanno fatto per otto anni. Qualche posto di frontiera russo viene del pari bombardato, ma i russi minacciano che se ciò continuerà  provvederanno a colpire “i centri decisionali” fossero pure a Kiev. Perbaccolina! Nel mio piccolo avrei pensato  che colpire i centri decisionali a Kiev fosse la prima cosa da fare.

Ma non c’è problema, assicurano gli analisti, la battaglia principale per il Donbass, la mitica fase due, è in corso di preparazione e sarà tutt’altra cosa. Un colpo di maglio. Possibile, anche questo, tuttavia dobbiamo ancora vederlo. La verità è che allo stato dell’arte la conduzione dell’operazione non appare poi così meravigliosa  ad un osservatore esterno e non specialista: quasi a tutti, insomma. Tutta la costruzione sembra piuttosto balbettante. Ma quel che più mi preoccupa è che la Russia è stata costretta ad iniziare una guerra quasi civile su un territorio da sempre sotto la sua influenza e che in questa guerra la sua stella militare non sembra particolarmente brillante. Se gli Stati Uniti fossero stati costretti a combattere contro un Canada appositamente sobillato, fascistizzato e controllato ai loro danni,  la riterrei la una grande vittoria per i loro nemici, tanto più se la loro guerra non fosse proprio una passeggiata. Perdonatemi, ma chi si è lasciato costringere a tanto, potrà forse non aver avuto altra scelta ed avere avuto contro forze preponderanti, ma di certo non ha dimostrato genialità.

Potrebbe anzi sembrare che la politica estera russa si sia stata per la maggior parte del tempo di una prudenza stagnante, seguita da un colpo di testa rischioso, specie se non seguito da una rapida vittoria militare. E’ vero che i russi storicamente si sono dimostrati estremamente resistenti e le guerre, di solito, hanno finito per vincerle, tuttavia hanno sempre sofferto tantissimo per riuscirci e la conduzione delle operazioni non sempre è stata entusiasmante. A quanto pare anche in questa occasione la storia rischia di ripetersi.

Credo che  l’affondamento della Moskva richieda una risposta adeguata, soprattutto se non è stato un incidente. Qui non si tratta di imbastire una contropropaganda che contrasti il vociante turbine mediatico occidentale, impresa disperata, ma di contrapporre ad esso dei fatti pesanti e incontrovertibili che dimostrino a tutti che c’è poco da scherzare. Forse occorrerebbe colpire dove fa male, magari in maniera diretta, le provocazioni non mancano. Certo è che tirare avanti le cose ancora a lungo senza progressi significativi, tende a fare il gioco politico del nemico e a dargli molte opportunità di colpire di rimessa.

Articolo di Nestor Halak

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