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Mose, la Grande Ipocrisia dei magnaschei

 

DI NATALINO BALASSO

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Il Mannino (vedi articolo più sotto) fa un riassunto stringato dell’epopea biblica del Mose. Ora, credo che il problema sia uno solo: riuscire a mettere da parte una roba che è costata tanto ma tanto e non funziona e affrontare una dolorosa via crucis per identificare qualcosa che costi molto meno ma che almeno entri in funzione. C’è una psicosi che qualcuno ha battezzato la “sindrome di Macbeth”. Nella tragedia, la coppia di arrivisti sanguinari comincia con un delitto, che trova necessario, poi si spinge sempre più in là ed arriva al punto in cui “non si può più tornare indietro”. Ora, se è vero che non si può tornare indietro, è vero anche che, smettere, si può smettere in ogni momento, basta avere il coraggio di ammettere di avere pagato moltissimo per una cosa inutile e costosa negli anni a venire. Per i veneti che si lamentano del costo parassitario del sud è difficile ammettere di aver fatto scucire 7 miliardi di soldi pubblici agli italiani per una cagata. Se poi questo avviene in una città in cui basta scendere dal treno perché ti manchino già 50 euro dal portafogli, la beffa è doppia. Gli esperti son sempre pronti a dirti che tu non sai un cazzo e non puoi parlare, il che è vero, ma vigliacca maiala se c’è una volta che si prendono delle responsabilità per non averci azzeccato! Venezia è una città sull’acqua, che sia piena d’acqua non sorprende più di quanto il Tirolo sia pieno di neve; ammettere che le produzioni industriali, le grandi navi e il business smisurato hanno contribuito ai problemi idrici è necessario; fare un bagno d’umiltà e dire: “Abbiamo fatto una cazzata enorme”, altrettanto. Ma ora bisogna smetterla coi delitti, fermarsi e ragionare. E ripartire per un’altra via. Ma da quel che leggo, più che quella di Macbeth c’è la sindrome di Pinocchio e l’inaffondabile Zaia ha il coraggio di alzare la voce dopo essere stato ai vertici della regione anni e anni, anche al fianco di chi si è mangiato i soldi. Quando il culo si vergogna della faccia.

Fonte: www.facebook.com

 

Mose, la Grande Ipocrisia dei magnaschei

DI ALESSIO MANNINO

I critici di oggi della “grande opera” si dividono in due categorie: quelli che possono parlare a testa alta, e quelli che farebbero meglio a tacere. Riepilogo di uno spreco costato 7 miliardi

Non ci provino nemmeno. Non osino saltar fuori gli abiuratori dell’ultima ora, i rinnegatori a città annegata, le facce di bronzo dell’autoassoluzione in zona cesarini ampiamente sommersa dall’Acqua Granda 2019: i responsabili politici del più immane spreco di denaro pubblico della storia del Veneto, il Mose, adesso non vengano a dirci che loro non c’erano e se c’erano non capivano. Non solo è stata una mangiatoia di corruzione senza eguali, tanto da aver concausato il crollo del “sistema Galan” (l’ex governatore ha patteggiato, i coinvolti nella tangentopoli veneta sono stati più di 100) e portato al commissariamento dell’opera che doveva già essere ultimata tre anni fa, ma per come è stata finora realizzata, nessuno di quanti l’hanno voluta e approvata, o anche non osteggiata, può ora tirarsi fuori eclamando “noi? noi non c’entriamo”.

Ma questo è il meno. Il meccanismo del Mose si basa sulle cerniere che servono ad alzare le paratie. Ebbene, le cerniere, garantite sulla carta per cent’anni e costate 250 milioni nel 2010, sono già arrugginite, tanto che si è dovuto indire una gara d’appalto di 34 milioni. Ora, prima dell’inchiesta giudiziaria, l’Unione Europea aveva aperto una procedura d’infrazione proprio per la mancanza di un bando. E ancora: nel 2014 il Provveditorato delle opere pubbliche del Veneto aveva messo per iscritto l’allarme sui materiali scadenti utilizzati. Perfino gli stessi autori del progetto originale ai tempi avanzarono dubbi sul rischio corrosione, e l’allora presidente del Consorzio, Giovanni Mazzacurati, lo scomparso doge delle mazzette, liquidò tutto con una battuta. Per capirci: se non funzionano le cerniere, non va il Mose. La morale l’ha detta uno degli ex commissari, Giuseppe Fiengo: «Pur di realizzare la grande opera in passato si è lavorato male».

Ma aspettate, c’è dell’altro. E’ emerso pure, parola di Roberto Linetti ex provveditore alle opere pubbliche del Nordest (che potrebbe tornare), che la più importante costruzione idraulica mai concepita in Italia non ha un piano complessivo di manutenzione. Ingegneri, esperti, consulenti: a che servono? Nessuno ha saputo non diciamo prevedere, ma nemmeno ipotizzare tecnicamente che i lavori avrebbero modificato l’andamento dell’acqua al suo ingresso in laguna, come dice oggi il comandante dei vigili urbani Marco Agostini: «Il problema vero è che con la lunate del Mose al Lido è cambiata la dinamica dell’acqua quindi i modelli storici… non funzionano più» (Il Gazzettino, 13 novembre).

Venezia è in balìa del progresso che per lei, fragile perla antimoderna, si è rivelato un regresso suicida. Il fondo danneggiato dal passaggio delle “grandi navi” totem sacro del turismo massificato, gli scavi dei canali portuali per permettere il transito delle petroliere, le bonifiche che hanno tolto spazio alle maree per darlo alle fabbriche, il prosciugamento delle acque di falda per raffreddare le produzioni di Marghera: ce n’è abbastanza per stilare un bilancio tombale sulla miopia di chi ha voluto una Venezia viva, e invece l’ha condannata a rischiare la morte non appena viene giù un acquazzone.

Il Mose è costato finora oltre 7 miliardi, nostri. Buttati. Non fateci scontare ora anche la tassa di ipocrisia di tutti voi che in passato non avete proferito sillaba contro un’opera fatta coi piedi e osannata senza mai valutare alternative meno care e devastanti. Solo alcuni hanno la coscienza pulita, e parliamo anzitutto dei veneziani che non hanno temuto di farsi tacciare di leso conformismo sul Grande Affare dei magnaschei a ufo.

 

Alessio Mannino

Fonte: www.vvox.it

Link: https://www.vvox.it/2019/11/13/mose-venezia-acqua-alta-corruzione-lega-spreco/?fbclid=IwAR0g2TKgMwa_nCzxSBCrTeusbJVZk2v0r1Frk7qXTYzBxS70ek1JEmF09yQ

13.11.2019

Pubblicato da Davide

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11 Commenti

  1. Speriamo che almeno l’acqua faccia giustizia e sommerga venezia,altrimenti con questi incapaci si spenderanno altri miliardi,per salvarla da un destino ormai scritto.E nessuno protesta,i legaioli dove sono,contro i mangiasoldi,non solo romani.

  2. Il completamento dell’idrovia Padova-Venezia avrebbe scongiurato questo problema perchè, tra l’altro, fu studiata per fungere da canale scolmatore anche per “l’acqua alta”.

    Infatti essendo sul punto più basso della laguna avrebbe permesso all’ondata di marea di spostarsi nell’entroterra limitando l’innalzamento del livello nella città di Venezia.

    Ma, purtroppo, il suo completamento costa solo 600 milioni di euro (stime aggiornate consultabili qui: https://trail.unioncamereveneto.it/infrastrutture/idrovia-padova-venezia/), troppo poco per poter essere “redditizia”…

  3. Vincenzo Siesto da Pomigliano

    A prescindere da tutto non esiste nessun’ altra alternativa. I cambiamenti climatici in atto renderanno vana qualsiasi iniziativa. Se poi si vuole ipocritamente continuare ad illudere la gente si continuino pure a sprecare risorse. E purtroppo la dabbenaggine umana sta accelerando gli eventi catastrofici. Se vogliamo salvare Venezia e il resto bisogna agire sulle cause e non solo sui sintomi, ammesso che si sia ancora in tempo…

  4. E’ il sistema Veneto. Guardate cos’è successo alla questione tram: a Padova è stato un disastro: l’ultima notizia è che a causa dei deragliamenti deve andare così piano che in bici ci si mette di meno, e ha causato così tanti incidenti anche mortali ai ciclisti (unica vera alternativa green al trasporto inquinante) da obbligare le amministrazioni a mettere divieto di transito alle bici dappertutto. Lo schifo ha prodotto così tante mazzette a destra e sinistra da invogliare Mestre (è pur sempre Venezia!) a farne uno di uguale per soddisfare la multinazionale francese che ha voluto sperimentare la merda d’oltralpe qui da noi.
    Si parla tanto del pozzo senza fondo della Cassa del Mezzogiorno, ma davvero pensate che nel laborioso e ricco Veneto sia meglio? I costi della manutenzione del MOSE sono calcolati in 100 milioni annui, questo è un dato che manca all’articolo. E comunque i tecnici sono d’accordo nel definire inutile l’opera in condizioni eccezionali come quelle di questi giorni, con venti forti che spingono da sud e maree esagerate. Così come è stato inutile per la collettività lo sventramento dell’equilibrio urbano di Mestre e Padova per pagare un’opera demente come il tram. Che vogliono ampliare, perchè destra e sinistra attuali sono d’accordo nel dichiararsi dalla parte dei cittadini e poi fare gli interessi delle elites. Stanno cambiando gli equilibri politici nel sistema Italia: davvero pensate che cambierà qualcosa?

  5. Piacere rileggere Mannino dai tempi del Ribelle. Grazie!

  6. Io non so se tecnicamente ci sia una soluzione per Venezia, quello che ho sempre pensato é che fosse quantomeno ridicolo credere che una barriera mobile (con tutto quello che comporta questo in termini di meccanismo necessarioe manutenzione) potesse essere una soluzione. Basta guardare quello che hanno fatto in Olanda con la diga (e pure quella a mio parere prima o poi….) per capire quale differenza ci sia tra un intervento massiccio e uno abbastanza ridicolo come questo.

  7. Secondo me dovevono farci un pò di buchi nelle paratie per creare l’effetto colabrodo, quando piove forte l’acqua deve poter uscire altrimenti si crea l’effetto bacinella- però i soldi non sono bastati, tolto quei quattro o cinque miliardi di spese varie e “regali natalizi” con il restante si è dovuto andare un pò sul risparmio, per i buchi son mancati i soldi……ma Conte ora ce li manda, per la cultura non si bada a spese (anche per i buchi non si bada a spese-TAV docet)

  8. Unica piccola consolazione . mo’ son cavoli di Conte. Dopo l’Ilva gli mancava Venezia ma lui è taaanto bravo. Adesso è anche l’avvocato degli alluvionati.

  9. Senza voler giustificare nessuno dei delinquenti magnaschei a tradimento che regolarmente riducono i pubblici appalti a mangiatoie (vedi ponte sullo stretto, ponte Morandi, TAV, Salerno Reggio Calabria e le centinaia di cattedrali nel deserto), ricordo a los indignados che oggi fingono di strapparsi i cappelli e vanno ripetendo a pappagallo le solite 4 cazzate che il sedicente avvocato del popolo ha promesso altri sette miliardi all’anno di soldi vostri per l’associazione criminale chiamata NATO OLTRE ai 20 che già vengono spesi contro l’umanità per conto delle massime associazioni criminali del globo. Agli indignados del giorno dopo ricordo anche i 50 miliardi di soldi buttati nel cesso del fondo “salvastati” europeo.
    Sapete cosa vi dico: volessero realmente far funzionare sto baraccone di criminali chiamato stato italiano DUE COSE DUE dovrebbero fare:
    1-Una Maxitassa ai politicanti per ogni promessa non mantenuta o menzogna.
    2-Pena di morte a chi ruba o fa gli interessi dello straniero come avvenuto negli ultimi 40 anni (già reato penale)
    Ma io sono solo un coglione, gli esperti non lo condivideranno perché “siamo civili” e “la realtà é complessa”

  10. Sebastiano Venier li avrebbe fatti impiccare tutti…già da un pò! Fuori i taliani dal Veneto.