L’Ucraina è destinata ad auto-smilitarizzarsi?

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James Tweedie

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Nell’agosto del 2022 avevo scritto che la NATO si stava “smilitarizzando,” visto che aveva inviato all’Ucraina, prima e durante l’operazione militare speciale russa (SMO), una tale quantità di armi che i suoi eserciti non avevano più nulla con cui combattere.

Questo processo è continuato, con la Slovenia, la più settentrionale delle ex repubbliche federali della Jugoslavia, che ha appena spedito a Kiev tutto il suo contingente di veicoli blindati. L’ultima grattata al fondo del barile, appena annunciata, sono 28 carri armati M-55S. Si tratta di T-55 di concezione sovietica modernizzati con l’aggiunta di una corazzatura reattiva (ERA) di produzione israeliana. Ma sono comunque ancora un progetto degli anni ’50, quattro generazioni indietro rispetto ai carri armati russi più recenti.

La domanda ora è: queste armi possono sostenere lo sforzo militare ucraino? E se l’Ucraina, il proxy potenziato di tutti i Paesi della NATO e dei Five Eyes, perderà la guerra, quando la Russia e i suoi alleati repubblicani del Donbass raggiungeranno la vittoria?

Sono nato a metà degli anni ’70, durante la Guerra Fredda, e sono cresciuto all’ombra del fungo atomico. Devo quindi confessare di essere uno di quelli che speravano che questo conflitto finisse in fretta, prima che le potenze nucleari arrivassero allo scontro. Ma non si può affrettare la storia.

Una guerra di logoramento

Nel suo cruciale discorso del 21 settembre 2022, il Presidente russo Vladimir Putin ha spiegato che l’apparente lentezza dei progressi della SMO è dovuta alla necessità di sciogliere il nodo gordiano delle linee di difesa che i battaglioni nazisti ucraini hanno costruito in prima linea nel corso di otto anni.

“Un attacco frontale contro di loro avrebbe portato a pesanti perdite,” ha detto Putin, “ed è per questo che le nostre unità, così come le forze delle repubbliche del Donbass, stanno agendo con competenza e sistematicità, utilizzando equipaggiamenti militari e salvando vite umane, muovendosi passo dopo passo per liberare il Donbass.”

Nella stessa mattinata, il ministro della Difesa russo Sergey Shoigu ha rilasciato un’intervista televisiva. Ha fornito cifre estremamente precise sulle perdite militari sia russe che ucraine. “Le nostre perdite ad oggi sono di 5.937 morti,” ha detto, ma ha anche aggiunto che il 90% dei feriti si è ristabilito ed è tornato in servizio.

Secondo Shoigu, l’Ucraina ha avuto 61.207 morti e 49.368 feriti (per un totale di 110.575 perdite) su una forza militare iniziale di 201-202 mila unità. Il fatto è che, dall’inizio del conflitto, l’Ucraina ha arruolato centinaia di migliaia di uomini nelle unità di difesa territoriale. Si tratta di un rapporto di dieci a uno tra le vittime ucraine e quelle russe.

Shoigu ha anche detto che nelle tre settimane precedenti (dall’inizio delle controffensive di Kiev a Kherson e Kharkov) gli Ucraini hanno perso più di 7.000 uomini e 970 pezzi di equipaggiamento pesante, tra cui 208 carri armati, 245 veicoli da combattimento per fanteria (IFV), 186 altri veicoli blindati, 15 aerei e quattro elicotteri.

Si tratta di circa il 60% dei circa 350 carri armati e il 75% dei 328 IFV forniti dai Paesi occidentali dal 24 febbraio. Se agli IFV si aggiungono anche i veicoli corazzati per il trasporto del personale (APC), Shoigu sta comunque parlando di un 30% di perdite di mezzi pesanti forniti dalla NATO.

Kiev si sta preparando o ha già iniziato altre controffensive verso Lisichansk nella LPR, la città di Donetsk, da Ugledar a sud fino a Mariupol e verso Berdyansk o Melitopol nell’oblast’ di Zaporozhye. Gli aerei, i missili e l’artiglieria russi stanno già colpendo questi concentramenti di forze. Se queste offensive andranno come le altre, sicuramente gli

Ucraini finiranno presto sia gli uomini che i veicoli corazzati, giusto?

Il blogger e YouTuber Andrei Martyanov, un russo che ha prestato servizio nelle forze armate sovietiche, non si preoccupa di quanto tempo ci vorrà per concludere lo SMO. Sostiene che i suoi connazionali possono vincere semplicemente aspettando che gli Ucraini si gettino sulle loro baionette, fino ad esaurire i corpi.

Con tutto il rispetto, permettetemi una nota di scetticismo: questo presuppone che al presidente ucraino Volodymyr Zelensky e ai suoi sponsor occidentali importi quanti morti ci saranno, o che il popolo ucraino (più di 8 milioni dei quali sono ora sparsi in Europa e anche più lontano) abbia l’inclinazione e l’opportunità di sollevarsi contro lo Stato fascista degli squadroni della morte.

Il conteggio giornaliero dei corpi del Ministero della Difesa russo di centinaia di miseri coscritti inviati per la “difesa del territorio” lungo la linea del Donbass – uomini di mezza età non addestrati e a malapena armati, arruolati a forza per strada – non è un grande indicatore di progresso.

Sono i guadagni territoriali, per quanto lenti, che contano. La Russia non può contare sul fatto che gli Ucraini si “smilitarizzino” suicidandosi.

L’annuncio di Putin di una “mobilitazione parziale” di 300.000 riservisti dell’esercito è stato accolto con entusiasmo sui social media dai commentatori filorussi. È difficile esagerare l’importanza di questo fatto, insieme ai referendum di Donetsk, Lugansk, Zaporozhye e Kherson sulla riunificazione con la Russia.

Ma ci sono delle avvertenze. Il presidente della Commissione Difesa della Duma di Stato, Andrey Kartapolov, ha chiarito che le truppe saranno dispiegate per difendere i confini del Paese e per creare una “profondità operativa,” in altre parole come secondo scaglione difensivo. Martyanov sostiene che questo libererà le truppe regolari di prima linea per conquistare più territorio. Ma, intanto, non è chiaro quanti di loro verranno schierati.

Occhio al premio

Cosa sta cercando di ottenere la Russia in Ucraina? Nel suo discorso di mercoledì mattina, Putin ha affermato che il compito principale è quello di difendere la popolazione russofona del Donbass. Ciò implica la conquista di tutti gli oblast di Donetsk e Lugansk.

Ma potrebbero aggiungersi alcuni “obiettivi ambiziosi,” tra cui la creazione di un corridoio terrestre verso la Crimea e forse anche verso la Transnistria, il protettorato russo in Moldavia.

L’altro obiettivo principale della Russia è quello di impedire all’Ucraina di entrare nella NATO. Una cosa del genere consentirebbe agli Stati Uniti di posizionare le proprie armi nucleari a soli 300 miglia da Mosca, in modo da poter lanciare un attacco preventivo.

Alcuni giorni dopo, la risposta del Presidente degli Stati Uniti Joe Biden a Putin all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite aveva incluso il commento che “una guerra nucleare non può essere vinta – e non deve mai essere combattuta.” Pur essendo vera, questa osservazione era stata sfacciatamente ipocrita. Probabilmente era dettata solo dalla paura, dopo l’avvertimento di Putin che la Russia prende sul serio la difesa nazionale e la deterrenza nucleare.

Garantire la neutralità dell’Ucraina non è solo parte della “de-militarizzazione”: potrebbe anche essere chiamata “de-nazificazione,” dal momento che la NATO e la sua ombra, l’Unione Europea (UE), sono i mandanti del colpo di stato del 2014 da parte del battaglione Azov e simili.

Ma la Russia ha bisogno di un capo di Stato legittimamente eletto per firmare [la resa] e, al momento, quell’uomo è Zelensky. Un accordo di pace stipulato con una giunta militare che dovesse deporre il comico-presidente verrebbe denunciato dal prossimo leader eletto.

Anche se un nuovo governo civile venisse eletto su una piattaforma favorevole alla pace e al non allineamento (come Zelensky), durerebbe solo il tempo necessario agli Stati Uniti, al Regno Unito e all’Unione Europea per organizzare una replica della “Rivoluzione arancione” del 2004-05 e del colpo di Stato “Euromaidan” del 2014.

I folli ucraino-nazisti e i loro sostenitori devono, a tutti gli effetti, “essere i responsabili” della pace e dell’accordo di cessione del Donbass e della Crimea, perdendo così ogni credibilità.

Ma l’Ucraina aveva già perso la Crimea e il controllo effettivo sul Donbass prima ancora che l’OMU prendesse il via. Kiev non firmerà alcun accordo di pace a meno che non abbia qualcos’altro da perdere. Se Mosca è seriamente intenzionata a riammettere Zaporozhye e Kherson nella madrepatria russa in seguito al “Sì” ai prossimi referendum, non c’è nulla da contrattare nemmeno in questo caso. La Russia potrebbe aver bisogno di conquistare altri territori da usare come merce di scambio.

Per farlo, dovrebbe infliggere alle forze armate ucraine una sconfitta che le costringerebbe a ritirarsi, non solo da Donetsk e Lugansk ma anche da altre aree, magari fino al fiume Dnieper che divide il Paese in due.

Una tale vittoria non potrà essere ottenuta se la Russia non riprenderà l’iniziativa e non inizierà a respingere attivamente le forze armate ucraine.

I pingui affari del M.I.C.

L’obiettivo dei rappresentanti del regime di Kiev è chiaramente quello di continuare a truffare i loro sponsor occidentali il più a lungo possibile, prima di fuggire nei paradisi fiscali tropicali dove hanno nascosto miliardi. Ma cosa vuole davvero l’Occidente da questa guerra?

Gli obiettivi dichiarati di Washington e amici sono la difesa del territorio e della sovranità dell’Ucraina (in codice, invadere il Donbass e la Crimea e fare pulizia etnica), insieme al suo inesistente “diritto” di diventare una piattaforma di lancio della NATO, “indebolire” militarmente la Russia (causando il maggior numero possibile di vittime) e fare “pressioni internazionali” su Putin (guerra economica con l’obiettivo di un cambio di regime).

Si dovrebbe evitare di fare previsioni, ma supponiamo che gli Stati Uniti e i loro satelliti in tutto questo falliscano (come hanno fatto finora). Cosa cercheranno di vincere come premio di consolazione?

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, una burocrate non eletta che ha fatto un gran casino nel suo precedente incarico di Ministro della Difesa tedesco, ha giurato che le sanzioni alla Russia continueranno per gli anni a venire. Il fatto che le sanzioni stiano paralizzando le economie degli Stati membri dell’UE, in particolare del suo Paese, non sembra preoccupare UVDL. E, visto che l’UE e i suoi commissari non eletti stanno sempre più imponendo i loro diktat di politica estera ai 27 governi, potrebbe ottenere il suo scopo.

Ma, soprattutto, la NATO ha un disperato bisogno di salvare la faccia, ora che è stata smascherata dalla Russia come una tigre di carta. Da qui l’esultanza trionfale per le mosse, tutt’altro che complete, di concedere agli attuali alleati de-facto Svezia e Finlandia l’adesione formale.

L’Occidente potrebbe tentare di rivendicare una sorta di vittoria morale sulla base del fatto che la Russia potrebbe impiegare più di un anno per sconfiggere la “piccola e coraggiosa Ucraina” o essere stata costretta a spazzare via la maggior parte della sua popolazione maschile in età militare per vincere. Ma di chi è stata l’idea? Zelensky, Biden e tutti gli altri leader occidentali si sono messi da soli in questa situazione.

Ma la NATO è in realtà solo uno schema piramidale per vendere le armi occidentali, soprattutto statunitensi, a prezzi eccessivi ai suoi vassalli. E qui sta la contraddizione, perché il complesso militare-industriale (MIC) degli Stati Uniti è in concorrenza con quelli di Regno Unito, Germania, Francia e persino della Svezia – un Paese con una popolazione inferiore a quella della città di Mosca.

L’Ucraina ha usato i referendum sull’unificazione con la Russia come ultimo pretesto per chiedere alla Germania di donare i suoi più recenti carri armati, i Leopard 2, e i veicoli da combattimento per fanteria Marder. Ma perché Kiev non chiede agli Stati Uniti alcuni dei suoi M1 Abrams e M2 Bradley? Il Pentagono ne ha molti di più da cedere.

La verità è che né la Germania né gli Stati Uniti possono permettersi che le loro presunte invincibili armi miracolose vengano distrutte, sotto gli occhi di tutti, in battaglia con le forze russe. Nonostante pesino solo due terzi dei colossi statunitensi e tedeschi, i carri armati russi hanno più o meno la stessa protezione corazzata effettiva – grazie alla tecnologia ERA all’avanguardia – e cannoni di pari potenza distruttiva. E ci sono molti più carri armati, missili anticarro, jet d’attacco ed elicotteri russi sul campo di battaglia in Ucraina.

Gli Stati Uniti sono riusciti a vendere l’M1 solo ad altri otto Paesi, contro i 18 del Leopard 2. Il modello da esportazione dell’Abrams viene “depotenziato” rimuovendo le barre di uranio impoverito dalla sua armatura composita, per cui Paesi come l’Australia e l’Arabia Saudita ricevono carri armati di qualità inferiore. L’unico cliente estero del Challenger 2 britannico è l’Oman, mentre il carro armato francese Leclerc è stato esportato negli Emirati Arabi Uniti e in Giordania.

Il T-72 russo, invece, è attualmente in servizio in 40 Paesi, tra cui Russia e Ucraina. Come l’intervento russo in Siria, la guerra in Ucraina potrebbe rivelarsi un serio strumento di marketing per l’industria russa degli armamenti, in grado di far andare di traverso il pasto al MIC statunitense.

James Tweedie

Fonte: thesaker.is
Link: https://thesaker.is/will-the-ukraine-de-militarise-itself/
26.09.2022
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

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