L’Europa come attore geostrategico importante? Solo un’illusione ad uso interno

L'Europa è destinata a diventare un'economia arretrata. Ha "perso" la Russia - e presto perderà anche la Cina. E sta scoprendo di aver perso anche la sua posizione nel mondo

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Alastair Crooke
strategic-culture.org

C’è qualcosa di strano in Europa. La Gran Bretagna è stata recentemente “rimessa a nuovo” con un ministro delle Finanze decisamente favorevole all’UE (Hunt) che ha spianato la strada ad un premier non eletto, il “globalista” Rishi Sunak. Perché? Per imporre tagli drastici ai servizi pubblici, per normalizzare l’immigrazione a 500.000 persone all’anno e per aumentare le tasse ai livelli più alti dagli anni Quaranta. E per aprire i canali per un nuovo accordo con Bruxelles.

Un partito Tory britannico si accontenta di questo? Ridurre il sostegno sociale e aumentare le tasse in una situazione di recessione mondiale già esistente?

A prima vista, non sembra avere senso. Come in Grecia nel 2008? Austerità greca per la Gran Bretagna: ci sfugge qualcosa? Si sta forse preparando la scena perché l’establishment dei Remainer possa puntare su un’economia in crisi (incolpata del fallimento della Brexit) e affermare che non c’è altra alternativa se non cercare in qualche modo di ritornare nell’UE (con il “cappello in mano” e la testa china)?

In poche parole, le forze dietro le quinte sembrano volere che il Regno Unito riprenda il suo vecchio ruolo di plenipotenziario statunitense all’interno di Bruxelles, spingendo l’agenda della supremazia degli Stati Uniti (mentre l’Europa sprofonda nel dubbio).

Altrettanto strano – e significativo – è che, il 15 settembre, l’ex Cancelliere tedesco Schroeder fosse entrato senza preavviso nell’ufficio di Scholtz, dove erano presenti solo il Cancelliere e il Vice Cancelliere, Robert Habeck. Schroeder aveva gettato sulla scrivania una proposta di fornitura di gas a lungo termine da parte di Gazprom, proprio sotto gli occhi di Scholtz.

Il Cancelliere e il suo predecessore si erano guardati per un minuto, senza scambiarsi una parola. Poi Schroeder aveva allungato la mano, si era ripreso il documento non letto, aveva voltato le spalle ed era uscito dall’ufficio. Non era stata detta una sola parola. Il 26 settembre (11 giorni dopo), era stato sabotato il gasdotto Nordstream. Sorpresi (sì o no)?

Molte domande senza risposta. Il risultato: niente gas per la Germania. Una condotta del Nordstream (2B), tuttavia, è sopravvissuta al sabotaggio e rimane pressurizzata e funzionante. Tuttavia, in Germania il gas russo non arriva (a parte il costoso gas liquefatto). Attualmente non ci sono sanzioni dell’UE sul gas proveniente dalla Russia. Per aprire i rubinetti del Nordstream è necessario solo un via libera normativo.

Quindi, l’Europa deve subire l’austerità, la perdita di competitività, l’aumento dei prezzi e delle tasse? Sì, eppure Scholtz non aveva nemmeno dato un’occhiata all’offerta russa.

Il Partito Verde di Habeck e Baerbock (e la Commissione UE) è in stretta sintonia con i membri dell’amministrazione Biden che insistono per mantenere l’egemonia degli Stati Uniti, a tutti i costi. Questa euro-coalizione è esplicitamente e visceralmente malefica nei confronti della Russia e, al contrario, è altrettanto visceralmente indulgente nei confronti dell’Ucraina.

Il quadro generale? Il 2 agosto 2022, il ministro degli Esteri tedesco Baerbock, in un discorso tenuto a New York, aveva delineato la visione di un mondo dominato dagli Stati Uniti e dalla Germania. “Tutti sanno che, nel 1989, George Bush aveva offerto alla Germania una partnership nella leadership,” aveva affermato la Baerbock. “Ora è arrivato il momento di crearla: Una partnership congiunta nella leadership.” Un tentativo tedesco di ottenere un esplicito primato nell’UE, strappando il sostegno degli Stati Uniti. (Questo non piacerà agli Anglosassoni!).

Garantire che l’Europa non faccia marcia indietro sulle sanzioni alla Russia e continui il proprio sostegno finanziario alla guerra in Ucraina è una chiara “linea rossa” proprio per coloro che nella squadra di Biden potrebbero essere attenti all’offerta atlantista della Baerbock – e che capiscono che l’Ucraina è il ragno al centro di una ragnatela. I Verdi stanno esplicitamente giocando su questo.

Perché? Perché l’Ucraina è ancora il “perno” globale: la geopolitica, la geoeconomia, le catene di approvvigionamento delle materie prime e dell’energia dipendono tutte dalla direzione in cui punterà il perno ucraino. Un successo della Russia in Ucraina darebbe vita ad un nuovo blocco politico e a un nuovo sistema monetario, attraverso i suoi alleati dei BRICS+, dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e dell’Unione Economica Eurasiatica.

Tutta questa austerità europea è quindi solo colpa del Partito Verde tedesco, che non ha fatto altro che esaltare l’innata russofobia dell’UE? Oppure Washington e i suoi alleati atlantisti si stanno preparando a qualcosa di più? Stanno preparando la Cina a ricevere il “trattamento Russia” dall’Europa?

All’inizio della settimana, a Mansion House [la residenza ufficiale del Lord sindaco della City di Londra, N.D.T], il premier Sunak ha cambiato marcia. Si è levato il cappello di fronte a Washington e ha promesso di sostenere l’Ucraina “fino a quando sarà necessario,” ma la sua politica estera si è concentrata soprattutto sulla Cina. La vecchia epoca “d’oro” delle relazioni sino-britanniche “è finita”: “Il regime autoritario [della Cina] rappresenta una sfida sistemica ai nostri valori e ai nostri interessi,” ha dichiarato, citando la repressione delle proteste anti-zero-COVID e l’arresto e il pestaggio di un giornalista della BBC avvenuto domenica scorsa.

Nell’UE – in preda al panico per la diffusa deindustrializzazione in atto – il Presidente Macron ha segnalato che l’UE potrebbe assumere una posizione più dura nei confronti della Cina, ma solo se gli Stati Uniti dovessero fare marcia indietro sui sussidi previsti dall’Inflation Reduction Act, che invogliano le aziende dell’UE a sciogliere gli ormeggi e a salpare verso l’America.

Tuttavia, è probabile che il “gioco” di Macron si risolva in un nulla di fatto o, al massimo, in un gesto di facciata, poiché negli Stati Uniti la legge è già stata approvata. E la classe politica di Bruxelles, senza sorpresa, sta già sventolando bandiera bianca: L’Europa ha perso l’energia russa e ora rischia di perdere la tecnologia, la finanza e il mercato della Cina. È una “tripla mazzata,” se considerata insieme alla deindustrializzazione europea.

Ecco il punto, l’austerità è sempre il primo strumento nella cassetta degli attrezzi degli Stati Uniti per esercitare pressioni politiche sui loro alleati: Washington sta preparando le élite dirigenti dell’UE a separarsi dalla Cina, come in pratical’Europa ha già fatto con la Russia. Le maggiori economie europee stanno già adottando una linea più dura nei confronti di Pechino. Washington spremerà fino all’osso il Regno Unito e l’UE fino fino ad ottenere la piena conformità con la Cina.

Le proteste in Cina per i lockdown Covid non potevano arrivare in un momento più opportuno dal punto di vista dei “falchi della Cina” statunitensi: Washington ha spinto l’UE in piena modalità propagandistica sulle “dimostrazioni” iraniane – e ora le proteste cinesi offrono a Washington l’opportunità di andare a tutto campo nella demonizzazione della Cina.

La “linea” usata contro la Russia (Putin commette un errore dopo l’altro; il sistema è in crisi; l’economia russa è precariamente appesa a un filo e la disaffezione popolare è alle stelle) – sarà “tagliata e incollata” a Xi e alla Cina.

Solo che l’inevitabile lezione morale dell’UE inimicherà ulteriormente la Cina: le speranze di mantenere un punto d’appoggio commerciale in Cina svaniranno, e di fatto sarà la Cina a “lavarsi le mani” dell’Europa, piuttosto che il contrario. I leader europei hanno questo punto debole: alcuni Cinesi possono anche deplorare i lockdown imposti per la Covid, ma rimangono comunque profondamente cinesi e nazionalisti. Odiano che l’UE faccia loro la ramanzina: “I valori europei parlano da soli – noi abbiamo i nostri.”

Ovviamente, l’Europa si è cacciata in un vicolo cieco. I suoi avversari sono amareggiati dai moralismi dell’UE. Ma cosa sta succedendo esattamente?

In primo luogo, l’UE è enormemente sovrainvestita nella sua narrativa sull’Ucraina. Sembra incapace di comprendere la direzione di marcia che stanno prendendo gli eventi nella zona di guerra. O, se la legge correttamente (ma non sembra sia questo il caso), appare incapace di correggere la rotta.

Ricordiamo che, all’inizio, la guerra non era mai stata considerata da Washington come “decisiva.” L’aspetto militare era visto come un complemento, un moltiplicatore di pressione, alla crisi politica di Mosca che le sanzioni avrebbero dovuto scatenare. Il concetto iniziale era che la guerra finanziaria rappresentava la prima linea e il conflitto militare, il fronte secondario di attacco.

Era stato solo con l’inatteso shock dell’inutilità delle sanzioni, che a Mosca non avevano avuto l’effetto “shock and awe” sperato, che la priorità era passata dall’arena finanziaria a quella militare. Il motivo per cui l’aspetto “militare” non era stato considerato prioritario è che la Russia aveva chiaramente il potenziale per una dominanza di escalation (un fattore che ora è assai evidente).

Quindi, eccoci qui: L’Occidente è stato umiliato nella guerra finanziaria e, a meno che non cambi qualcosa (ad esempio una drammatica escalation da parte degli Stati Uniti), perderà anche militarmente, con la forte possibilità che l’Ucraina, ad un certo punto, imploda, semplicemente, come Stato.

La situazione reale sul campo di battaglia oggi è quasi completamente in contrasto con la narrativa ufficiale. Eppure, l’UE ha investito così tanto nella sua narrativa sull’Ucraina che tutto quello che sa fare è raddoppiare la posta, piuttosto che fare marcia indietro per rivalutare la situazione reale.

E così facendo – raddoppiando la narrativa (restando a fianco dell’Ucraina “finché sarà necessario”) – il contenuto strategico del perno “Ucraina” ruota di 180 gradi: Un’Ucraina monca non sarà “il pantano afghano della Russia.” Piuttosto, è il moncone che si sta trasformando in un “pantano” finanziario e militare a lungo termine per l’Europa.

L’espressione “finché sarà necessario” dà al conflitto un orizzonte indeterminato, ma lascia alla Russia il controllo del calendario. E “finché sarà necessario” implica una sempre maggiore esposizione agli angoli mortii della NATO. I servizi segreti del resto del mondo avranno modo di osservare le lacune della difesa aerea e dell’industria militare della NATO. Il perno mostrerà chi è la vera “tigre di carta.” Fino a quando sarà necessario”: l’UE ci ha pensato bene?

Se Bruxelles immagina che una simile adesione alla narrativa possa impressionare il resto del mondo e avvicinare questi altri Stati all'”ideale” dell’UE, si sbaglia. Esiste già un’ampia ostilità all’idea che i “valori” o le dispute europee abbiano una qualche pertinenza più ampia, al di là dei confini europei. Gli “altri” vedranno l’inflessibilità come una bizzarra tendenza dell’Europa all’autosuicidio, proprio nel momento in cui la fine della “bolla fimnanziaria globale” minaccia già una grave recessione.

Perché l’Europa dovrebbe continuare ad insistere suo progetto “Ucraina,” anche a costo di perdere la sua posizione all’estero? Forse perché la classe politica dell’UE teme ancora di più di perdere la propria narrativa interna. Ha bisogno di distogliere l’attenzione da questo: è una tattica chiamata “sopravvivenza.”

L’UE, come la NATO, è sempre stata un progetto politico statunitense per la sottomissione dell’Europa. E lo è ancora. Tuttavia, la narrazione meta-UE – quella destinata al mercato interno dell’UE – propone qualcosa di diametralmente diverso: che l’Europa è un attore strategico, una potenza politica a sé stante, un colosso del mercato, un monopsonio con il potere di imporre la propria volontà su chiunque commerci con essa.

In parole povere, secondo la narrativa interna, l’UE sarebbe in grado di portare avanti una politica estremamente significativa. Ma Washington ha appena dimostrato che è vero il contrario. Ha distrutto quella narrazione. L’Europa è quindi destinata a diventare un’economia arretrata. Ha “perso” la Russia – e presto la Cina. E sta scoprendo di aver perso anche la sua posizione nel mondo.

Ancora una volta, la situazione reale sul “campo di battaglia” geopolitico è quasi completamente in contrasto con la narrativa dell’UE, che si considera un attore geostrategico.

Il suo “amico,” l’amministrazione Biden, è scomparso, mentre altrove si affollano nemicio potenti. La classe politica dell’UE non ha mai avuto una buona comprensione dei propri limiti – era “eresia” anche solo suggerire che ci fossero dei limiti al potere dell’UE. Di conseguenza, l’UE ha investito in modo eccessivo in questa esaltazione delle sue capacità.

Appendere le bandiere dell’UE su ogni edificio ufficiale non servirà a coprire la nudità, né a nascondere lo scollamento tra l’elite di Bruxelles e il suo deprecato proletariato europeo. I politici francesi si chiedono apertamente cosa potrà salvare l’Europa dal completo vassallaggio. Bella domanda.

Alastair Crooke

Fonte: strategic-culture.org
Link: https://strategic-culture.org/news/2022/12/05/necessary-illusions-even-narrative-of-eu-as-a-geo-strategic-player-has-now-burst/
05.12.2022
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Alastair Crooke CMG, ex diplomatico britannico, è fondatore e direttore del Conflicts Forum di Beirut, un’organizzazione che sostiene l’impegno tra l’Islam politico e l’Occidente.In precedenza è stato una figura di spicco dell’intelligence britannica (MI6) e della diplomazia dell’Unione Europea.

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