Le crepe nella narrativa mainstream sulla guerra in Ucraina sono abbastanza ampie da farci passare un carro armato

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Gilbert Doctorow
gilbertdoctorow.com

Il “Morning Briefing” via e-mail del New York Times di oggi si apre con:

“Mariupol rifiuta di arrendersi
I residenti di Mariupol, in Ucraina, si sono preparati per nuovi attacchi dopo che il governo ucraino ha respinto l’ultimatum della Russia per la resa della assediata e devastata città portuale del sud. Gli sforzi per raggiungere centinaia di migliaia di persone intrappolate in città rimangono carichi di pericoli.”

Notiamo la contraddizione tra il titolo e il corpo della relazione.

Non è stata la città a rifiutarsi di arrendersi, bensì il governo di Zelensky a Kiev, pur sapendo che le conseguenze saranno ulteriori sofferenze e vittime tra la popolazione civile, almeno finché le forze russe non riusciranno a “neutralizzare” i militanti kamikaze ucraini trincerati nei rifugi costruiti negli ultimi otto anni.

Questi includono passaggi sotterranei nei numerosi siti industriali della città. I militanti tengono ancora in ostaggio più di 100.000 residenti e sparano a chiunque cerchi di utilizzare i corridoi umanitari aperti dai Russi. Lo sappiamo dalle interviste rilasciate alla televisione russa da quei rifugiati in arrivo da Mariupol sfuggiti ai loro rapitori ucraini in auto o a piedi. L’operazione di rastrellamento dovrebbe andare avanti per più di una settimana, secondo il comando militare del Donbass, che ha in carico l’operazione.

Più in basso, sempre nel “briefing mattutino” troviamo quanto segue:

“Kiev: un attacco missilistico – una delle esplosioni più potenti che abbiano colpito la capitale ucraina dall’inizio dell’invasione – ha trasformato un centro commerciale, un tempo vivace, in rovine fumanti. Le forze russe stanno puntando artiglieria, razzi e bombe contro obiettivi civili e militari, dopo aver fallito la rapida conquista delle principali città dell’Ucraina.”

Notate: “un centro commerciale, tempo vivace”. Qui il lettore attento può sentire puzza di bruciato. Il propagandista autore del pezzo sta parlando al passato del fatto che il complesso fosse centro commerciale, infatti sa che aveva cessato di essere tale, perchè, nel frattempo, ed era diventato un deposito militare, quindi un obiettivo perfettamente legittimo per i Russi. Tutto ciò è confermato dal bilancio delle vittime, che altri media mainstream attribuiscono all’attacco russo: 8 morti.

È molto interessante che la trasmissione di questa mattina di BBC World News presenti i filmati prova rilasciati dal comando militare russo, mostrati ieri alla televisione di stato dal portavoce ufficiale, il generale Igor Konashenkov: un drone da ricognizione che riprende l’arrivo e la partenza di un veicolo militare ucraino nel centro commerciale. Il rapporto odierno della BBC riconosce direttamente, ma sottovoce, che il centro era utilizzato per scopi militari.

Affinché il lettore non pensi che i giornalisti della BBC siano appena diventati “agenti di Putin”, resta il fatto che la BBC ed altri servizi giornalistici occidentali mantengono un assoluto blackout su uno degli argomenti più importanti attualmente presenti sui media russi: la devastazione quotidiana e le vittime nelle repubbliche del Donbass di Donetsk e Lugansk, causati dall’artiglieria ucraina e dagli attacchi missilistici attraverso la linea di demarcazione. Le scene degli attacchi dell’artiglieria ucraina contro ospedali ed edifici residenziali nel Donbass sono l’immagine speculare di ciò che ci viene mostrato dalla BBC e simili a Kiev e in altre grandi città ucraine. Proprio come a Mariupol, i combattenti ucraini nella regione del Donbass si trovano in posizioni ben fortificate, create negli ultimi otto anni in previsione di questa resa dei conti, e per la cui distruzione potrebbero essere necessari bombardamenti a tappeto.

Per quanto ne so, la BBC o qualsiasi altro mezzo di comunicazione mainstream non ha mostrato le prove, trasmesse invece dalla televisione russa, che il presunto bombardamento del teatro nel centro di Mariupol era un’operazione “false flag”, preparata da propagandisti ucraini che avevano radunato i civili nel seminterrato del rifugio, prima di far saltare in aria la sovrastruttura e dare la colpa agli aggressori russi.

****

Vediamo lo stesso scarno bilancio di vittime nella distruzione di edifici a più piani nelle città ucraine. Anche in quei casi è chiaro che le funzioni civili delle strutture erano state sostituite da un uso prettamente militare, l’installazione di pezzi d’artiglieria e di altre armi per attaccare le forze russe. Tutto ciò smentisce la caratterizzazione, da parte del presidente Biden, della condotta militare russa come “crimine di guerra,” con attacchi indiscriminati a obiettivi civili. In effetti, per quanto ne so, usare strutture civili per inserirvi unità combattenti è, di per sé, un crimine di guerra eclatante, nella fattispecie si tratta di “usare scudi umani”.

Infine, noto che l’ambasciatore americano a Mosca è stato convocato ieri presso il Ministero degli Esteri russo, per ricevere un avvertimento scritto sul fatto che la Russia interromperà le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti se Biden non ritratterà le sue dichiarazioni. È molto probabile che la minaccia venga attuata, forse dopo la conclusione della visita del presidente statunitense a Bruxelles, alla fine di questa settimana. Sicuramente i Russi non vogliono che i loro rapporti diplomatici con gli Stati Uniti provochino una reazione simultanea e istintiva dei leader europei, con conseguente rottura dei legami con tutta l’Europa. Tuttavia, a questo punto, ciò non può essere escluso, dal momento l’Europa sta pianificando di bloccare tutte le importazioni di idrocarburi russi, per quanto la cosa possa essere un atto suicida per le economie del Vecchio Continente.

Il detto secondo cui “a coloro che vogliono rovinare, gli dei fanno prima perdere il senno” si sta realizzando nelle capitali d’Europa. Chiunque metta in dubbio il mio giudizio farebbe bene a guardare il video di un’analisi qualificata del disastro economico che verrà a seguito dell’incompetenza dei legislatori europei in merito alle sanzioni che stanno imponendo: “Charles Gave magistral sur les sanctions contre la Russie : «C’est l’Europe qui va s’effondrer!»” –

(ricevuto per gentile concessione di Eric Dissy sul mio account LinkedIn).

Gilbert Doctorow

Fonte: gilbertdoctorow.com
Link: https://gilbertdoctorow.com/2022/03/22/cracks-in-the-mainstream-narrative-on-the-ukraine-war-wide-enough-to-drive-a-tank-through/
22.03.2022
Tradotto da Papaconscio per comedonchisciotte.org

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