L’America e la dittatura dei numeri

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Andrei Martyanov
unz.com

Eccovi alcuni numeri, iniziamo con un paio: 447 milioni e 4,67 miliardi. Queste due cifre parlano chiaro e sono alla base del declino dell’America e del suo comportamento sempre più irrazionale che potrebbe, tanto per citare un famoso pezzo dei Bachman Turner Overdrive, portarci al punto del proverbiale “e non avete ancora visto nulla.” Il primo numero si riferisce alla popolazione dell’Unione Europea, mentre il secondo a quella dell’Asia. La popolazione dell’Asia costituisce circa il 60% di tutta la popolazione mondiale. Il secondo posto in questa classifica è occupato dall’Africa, con circa 1,37 miliardi, e il terzo dall’America Latina e i Caraibi con la rispettabile cifra di 659 milioni, che è ancora considerevolmente più grande della popolazione dell’Unione Europea. La popolazione dell’America del Nord è di circa 371 milioni, che, nel grande schema delle cose, non sembra poi così impressionante. In effetti, non lo è.

Il colonialismo (ometto deliberatamente l’aggettivo “occidentale,”visto che di colonialismi ce ne sono stati di tutti i tipi) in relazione al capitalismo classico è sempre stato un qualcosa di più del semplice sfruttamento delle colonie a beneficio del territorio metropolitano. Anche se le immagini dell’estrazione di risorse naturali dalle colonie e della loro spedizione al centro metropolitano sono corrette, non formano un quadro completo. Alla fine, le colonie venivano considerate come mercati, dove la metropoli avrebbe venduto i suoi prodotti. Più grande era la colonia, più numerosa la sua popolazione, più grande era il mercato per i prodotti fabbricati nel territorio metropolitano. Economicamente, tutto questo aveva un senso (anche se spesso sanguinoso) ai tempi del buon vecchio capitalismo industriale, quando la metropoli prendeva le risorse dalla colonia, le trasformava in prodotto finito e poi spediva questo prodotto finito, con un enorme valore aggiunto, per essere venduto nella colonia. Per i nativi americani, che, nel 1626, avevano ceduto l’sola di Manhattan agli Olandesi per il presunto (e fortemente contestato dagli storici) valore di 24 dollari in beni finiti, qualsiasi cosa fosse stata offerta loro aveva un valore enorme, perché non erano in grado di produrre quegli oggetti che, come afferma la leggenda, gli Olandesi, molto più avanzati tecnologicamente, avevano da offrire, non importa che fossero perline di vetro colorato o qualsiasi altra cosa. È così che, più o meno, ha funzionato per secoli. Più e migliori oggetti si producevano, più si diventava ricchi. Questo fino a quando l’economia FIRE [finance, insurance, and real estate, finanza, assicurazioni, settore immobiliare] e il simulacro del post-industrialismo non sono stati portati all’onore della ribalta da persone che, per la maggior parte, avrebbero avuto difficoltà a passare un esame da appaltatore generale, non parliamo neanche di laurearsi in ingegneria industriale.

Facciamo un salto in avanti fino a maggio 2000, all’approvazione del House Resolution 4444 China Trade Bill. In una delle dichiarazioni più  insensate e poco lungimiranti della politica estera ed economica americana, Bill Clinton aveva dichiarato che:

“Oggi, la Camera dei Rappresentanti ha fatto un passo storico verso l’eterna prosperità dell’America, le riforme in Cina e la pace nel mondo. Se il Senato voterà, come ha appena fatto la Camera, per estendere normali relazioni commerciali permanenti con la Cina, per l’America si apriranno nuove porte al commercio e nuove speranze di cambiamento in Cina. Sette anni fa, quando ero diventato presidente, avevo tracciato un nuovo corso per una nuova economia, un corso di disciplina fiscale, di investimenti a favore della nostra popolazione e del libero commercio. Ho sempre creduto che aprendo i mercati all’estero si sarebbero aperte opportunità in patria. Dal 1993 abbiamo lavorato sodo per portare avanti l’obiettivo di un commercio più aperto e più equo, fino alla storica proposta di legge che ho firmato pochi giorni fa per espandere il commercio con l’Africa e il bacino dei Caraibi.”

Assolutamente imbarazzante in tutta la sua falsità e il suo insopportabile pathos (l’equivalente economico del proclama di Chamberlain “Pace nel nostro tempo” del 1938, subito dopo aver firmato davanti a Hitler la capitolazione di Monaco) la dichiarazione di Clinton aveva fatto trasalire anche coloro che altrimenti non avrebbero prestato molta attenzione agli affari economici degli Stati Uniti. La Cina non era arrabbiata, e perché avrebbe dovuto esserlo? Sia il NAFTA che l’adesione della Cina al WTO erano serviti come un enorme aspirapolvere che aveva risucchiato la vita stessa delle industrie americane e, di certo, non erano le “industrie” bancarie o di consulenza finanziaria quelle che erano state spedite all’estero. La produzione americana aveva così iniziato ad abbandonare il Paese. L’America aveva cominciato a perdere lo strumento che era, e rimane ancora oggi, l’unico mezzo valido per mantenere la prosperità economica: la capacità produttiva. Un concetto che sfugge alla maggior parte degli economisti e pseudo-scienziati politici americani, la maggior parte dei quali oggi indossa abiti cinesi fatti su misura, ha in tasca iPhone fabbricati in Cina e usa computer portatili e PC assemblati sempre in Cina.

Certo, l’America produce ancora alcune cose, aerei civili, per esempio. Ma, dopo le vicissitudini del Boeing 737 Max, che potrebbero essere descritte solo con un grande uso di turpiloquio, la lucentezza della levigata facciata esterna di Boeing è in gran parte sparita e la colonna portante dell’aviazione commerciale americana ha, di fatto, perso la competizione con il suo rivale europeo, Airbus. Auto? Certo, l’America rimane ancora competitiva nella produzione di camion. Il resto? Le berline americane non sono competitive e perdono contro le case automobilistiche giapponesi e coreane, sia a livello nazionale che internazionale, basta dare un’occhiata alla Ford che ha perso il mercato russo a favore delle case automobilistiche asiatiche, russe e dell’UE, mentre l’ultimo stabilimento della Ford Focus in Russia ha da poco chiuso i battenti.

In un altro sviluppo abbastanza sorprendente, la principale esportazione di soft power dell’America, Hollywood, sta perdendo il suo potere di penetrazione in Cina e in Russia. In effetti, non lo sta solo perdendo, lo ha già perso. Se un’affermazione del genere vent’anni fa sarebbe stata accolta con una risata, il fatto che oggi i film prodotti in Russia dominino il box office russo è accettato come un fatto assolutamente normale. Lo stesso vale per il mercato cinematografico cinese, tanto che Hollywood è stata costretta ad assecondare la Cina per avere una chance con il gigantesco pubblico cinese. Anche prima della pandemia, la performance di Hollywood non era impressionante ed era già in declino. I “valori” hollywoodiani del femminismo radicale, della misoginia anti-maschile e della promozione della devianza sessuale sono scarsamente richiesti nelle società cinesi e russe, in gran parte conservatrici.

Certo, oggi esistono ancora alcuni articoli che gli Stati Uniti producono e che sono richiesti o, per dire le cose come stanno, imposti con la forza ai clienti: i sistemi d’arma americani, enormemente sopravvalutati e di dubbia efficacia. Questo è ciò che rimane del potente impianto industriale americano di un tempo, che poteva produrre qualsiasi cosa, dai calzini e i set da cucina fino ad arrivare a discreti aerei da combattimento ed eccellenti velivoli commerciali. Oggi questa capacità non c’è più, poiché è la Cina il principale produttore mondiale di beni di consumo e l’unico modo che rimane agli Stati Uniti per garantire un mercato alle loro armi è mantenere l’Europa, cioè la NATO, come suo principale cliente e vassallo. La NATO “comprerà” volentieri (in caso contrario, le Rivoluzioni Colorate sono sempre un valido strumento per convincere i dubbiosi) le armi dell’America e la “difesa” dell’Europa, ma l’America ha bisogno che gli Europei credano che orde di barbuti e arretrati Russi di nome Ivan, nemici della democrazia e che accettano solo due generi biologici, siano pronti ad avventarsi contro di loro per sottrarre all’Europa i suoi valori preferiti (quelli di una completa depravazione sessuale), le sue città (conosciute anche come sporche cloache multiculturali) e l’economia in declino (per le ragioni che solo gli Americani conoscono), anche se la stragrande maggioranza dei Russi, specialmente i giovani, non vuole identificarsi come europea.

Quindi, per convincere i 447 milioni di abitanti dell’UE che necessitano della protezione e delle armi dell’America, l’America ha bisogno che la Russia entri in guerra in Ucraina e, se questo dovesse portare alla distruzione totale (e lo farà se la Russia deciderà in questo senso) delle forze armate ucraine e magari anche dello stato ucraino, così sia. Gli Americani non si sono mai preoccupati di quanti aborigeni potrebbero morire, almeno finché la cosa torna a vantaggio della politica statunitense. O anche a vantaggio dello status americano che si sta deteriorando costantemente perché, non solo gli Stati Uniti hanno sempre meno sostanza (cioè valore aggiunto) da vendere al mondo, ma perchè la formazione del gigante economico e militare eurasiatico rimuove gli Stati Uniti dal loro grossolanamente esagerato e autoproclamato status di egemone globale e (nel migliore dei casi) li mette al pari delle altre due/tre maggiori potenze mondiali. Nel peggiore dei casi, gli Stati Uniti, da validi concorrenti, verranno rimossi dall’Eurasia e relegati allo status di potenza regionale, con ancora una certa voce in capitolo nei confronti dei propri vicini continentali, ma senza la possibilità di raggiungere i 4,67 miliardi di clienti asiatici. Questa è una grossa fetta di popolazione e di clienti. Ora immaginate se gli Stati Uniti perdessero l’UE. Improvvisamente 4,67 miliardi diventerebbero: 4,67 miliardi + 447 milioni = 5,117 miliardi; il 65% della popolazione della Terra.

Si tratta della stragrande maggioranza della popolazione mondiale e, soprattutto, di una popolazione che può pagare i beni che acquista, a differenza di quanto accade con la gigantesca popolazione dell’Africa. Inoltre, questa clientela è concentrata in un’unica massa continentale separata dagli Stati Uniti da due oceani. Gli Stati Uniti non possono permettere questo consolidamento del mercato e la perdita dell’Europa perchè, secondo il pensiero di Washington, questo equivarrebbe ad una capitolazione. Quindi, gli Stati Uniti devono mantenere il controllo dell’UE (o di qualsiasi cosa sarà diventata l’UE dopo il suo inevitabile crollo) e la NATO rimane l’unico strumento per costringere alla sottomissione i deboli Europei. Fare in modo che la Russia distrugga le forze armate ucraine è un modo perfetto per spaventare gli Europei e far loro abbandonare qualsiasi tentativo di competere economicamente con gli Stati Uniti e privarli dell’accesso alle risorse energetiche della Russia.

Considerando il livello culturale estremamente basso dell’Occidente nel campo della geopolitica pratica e della sua ramificazione pseudo-scientifica, la geoeconomia, che, negli ultimi 30 anni, non è riuscita a fornire nemmeno la più vaga descrizione del mondo emergente, non ha più importanza se gli Stati Uniti “controllano,” o no, l’Europa. Le ragioni del totale fallimento di quelle previsioni “accademiche” e delle politiche che ne derivano sono numerose, ma alcune di esse meritano di essere sottolineate.

1. L’Europa non è più un partner commerciale cruciale per la Russia e, negli ultimi anni, il commercio bilaterale è crollato. La tendenza continuerà e non è solo dovuta alla pressione dell’America sull’UE, ma è il risultato del costante cambiamento della Russia, sia del suo modello economico che del suo riorientamento verso l’Asia, che ora è in gran parte completato. La Russia, semplicemente, non ha più bisogno di molti i quei beni che comprava dall’UE. La politica di sostituzione delle importazioni ha avuto abbastanza successo e la Russia si sta isolando economicamente dall’Occidente.

2. Il tanto discusso gasdotto Nord Stream 2 non è più un progetto economico cruciale per la Russia. Se il progetto venisse sabotato dagli Stati Uniti e dai suoi cagnolini europei, come la Polonia, la Russia sarebbe in grado di assorbire le perdite, ma per la Germania, e l’UE in generale, questo sabotaggio si tradurrebbe in una catastrofe, a causa delle politiche energetiche suicide dei verdi europei, politiche che rendono i costi dei prodotti europei estremamente energia-dipendenti. In realtà, i tentativi dell’America di sabotare il Nord Stream 2 sono diretti principalmente contro l’UE in generale, e la Germania in particolare, non contro la Russia in sé.

3. Gli Stati Uniti hanno perso la corsa agli armamenti. Il processo di acquisizione dei sistemi d’arma e la dottrina militare americana non possono più essere visti come un processo normale, cioè logico e giustificato. Pur essendo ancora in grado di produrre alcune piattaforme e sistemi di facilitazione d’avanguardia, come elaborazione dei segnali, reti di computer, comunicazioni e sistemi da ricognizione, in termini di armi vere e proprie gli Stati Uniti sono indietro rispetto alla Russia non di anni ma di generazioni. Come ammesso dal recente rapporto del Congressional Budget Office sulla difesa missilistica, uscito nel febbraio 2021, gli Stati Uniti sono indifesi contro le salve combinate dei nuovi missili da crociera della Russia e non c’è nulla che possa fermarli. Nulla. I sistemi di difesa aerea degli Stati Uniti rimangono drammaticamente indietro rispetto a quelli russi e il divario cresce, mentre l’S-500 russo inizia ad essere prodotto in serie e l’ultimo modello di S-350 è già in distribuzione alle unità di prima linea.

4. Gli Stati Uniti, semplicemente, non sono in grado di sviluppare un moderno missile supersonico anti-nave e la Marina statunitense è costretta, incomprensibilmente, a comprare il Kongsberg Naval Strike Missile norvegese, un insoddisfacente missile subsonico che non può competere con le moderne armi d’attacco supersoniche e ipersoniche schierate dalla Russia e che non sopravviverebbe contro una moderna difesa aerea e in presenza di contromisure elettroniche.

5. Infine, il livello intellettuale e di consapevolezza delle moderne élite americane è in un precipitoso declino, che, nel 2020, ha portato all’inevitabile e imbarazzante risultato delle ultime elezioni americane, in particolare allo scandaloso dibattito tra due candidati geriatrici che ha trasformato gli Stati Uniti in uno squallido show televisivo da avanspettacolo. La conseguente perdita di legittimità e l’ennesima riconferma dell’America come entità incapace di accordi, non potrebbero fare di più per rafforzare la già compromessa reputazione dell’America di bullo prepotente con a capo una classe dirigente incolta e ignorante.

Gli Stati Uniti già non riescono a soddisfare una serie di criteri indispensabili per lo status di superpotenza, tra i quali quello militare è cruciale. Se, nel 2014, alcuni “strateghi” militari americani avevano ancora l’idea suicida di combattere la Russia in Ucraina con armi convenzionali, oggi, nel 2021, tale idea è assolutamente folle, perché gli Stati Uniti non possono vincere una guerra convenzionale nelle vicinanze della Russia e qualsiasi forza statunitense sarebbe annientata. Questo lascia agli Stati Uniti solo due opzioni:

1. Dando retta alla loro stessa propaganda, potrebbero cercare di scatenare il caos in Ucraina, provocare la Russia in un’operazione militare diretta e poi introdurre truppe USA e NATO nel teatro delle operazioni. Qualsiasi piano del genere è destinato a fallire miseramente, perché non solo una tale forza sarebbe annientata, ma le nazioni NATO partecipanti dovrebbero prendere in considerazione la possibilità che le loro stesse installazioni militari siano distrutte da armi da stand-off. Questo solleva la possibilità di un’escalation da parte degli Stati Uniti verso la soglia nucleare, il che significa che gli Stati Uniti potrebbero cessare di esistere come Paese. Questo è un esito non certo desiderabile e la maggior parte dei politici statunitensi ( a parte alcuni gravi casi di disturbi psichiatrici da russofobia, numerosi nell’attuale amministrazione e nelle élite americane) capisce cosa significhi. Quindi, anche se non del tutto impossibile, la probabilità che un tale piano venga attuato è piuttosto bassa. Per non parlare del fatto che, per gli Stati Uniti, un conflitto convenzionale alle porte della Russia richiederebbe un concentramento di forze e di mezzi da far impallidire quello della Prima Guerra del Golfo, e lì gli Stati Uniti avevano impiegato quasi 6 mesi per completarlo.

2. Quindi, ciò che realisticamente rimane è spingere l’Ucraina in una campagna suicida contro una Russia già designata come aggressore prima ancora che vengano sparati i primi colpi. Quello che gli Stati Uniti non capiscono è che questo slega le mani alla Russia che ha già una schiacciante dominanza di escalation non solo sull’Ucraina, ma su qualsiasi altra cosa potrebbe essere tentata in termini di “sostegno” all’irrazionale regime di Kiev. La Russia ha molte opzioni, gli Stati Uniti ne hanno solo una: hanno bisogno della guerra nel Donbass, che, secondo il pensiero di Washington, permetterà di spingere gli Europei alla sottomissione, cosa che, a sua volta, dovrebbe consentire agli Stati Uniti di salvare il proprio status egemonico. Non sarà così, nemmeno se l’Europa fosse costretta alla sottomissione.

Gli Stati Uniti hanno oggi un’unica risorsa, sempre più inefficace, che permette loro di rimanere rilevanti: la realtà virtuale della stampa monetaria e della propaganda mediatica. Però non si possono nascondere per molto tempo le città decrepite dell’America, le rivolte di massa, la distruzione del sistema educativo, l’incompetenza dei vertici politici e militari, le pratiche sociali suicide e il crollo dell’ordine pubblico, aggravato dalle enormi file ai banchi alimentari. Ora sono sotto gli occhi di tutti e persino la sottomissione dell’Europa e, presumibilmente, l’apertura dei mercati europei a quei pochi articoli che gli Stati Uniti possono ancora fornire ai loro clienti, non cambierebbe il fatto che gli Stati Uniti, come sono oggi, non hanno futuro, con o senza Europa, e che devono ancora confrontarsi con l’immensa capacità produttiva della Cina e con l’avanzata potenza militare della Russia che spingono all’unificazione del mercato eurasiatico, e questo indipendentemente dal fatto che gli Stati Uniti scatenino, o meno, la guerra in Ucraina. Anche senza l’UE, il mercato eurasiatico renderà insignificante qualsiasi cosa gli Stati Uniti potrebbero “recuperare” per evitare la retrocessione in serie B.

Gli USA non sono in grado fermare un processo in corso da anni, da quando la Russia, dopo il sanguinoso colpo di stato in Ucraina, aveva capito che non c’era nessuno con cui parlare in tutto un Occidente che, oltre a perdere la sua potenza militare ed economica, aveva iniziato a disintegrarsi dall’interno a causa della sua stessa società, sempre più totalitaria e incapace di affrontare il fatto che viviamo ancora in un mondo altamente industrializzato che ha bisogno di energia, impianti industriali e armi per difenderli. Cina e Russia sembra che tutto questo lo abbiano già capito e perciò il destino degli Stati Uniti è segnato. Bill Clinton, nel 2000, poteva anche aver pensato di aver “tracciato la nuova rotta per una nuova economia,” peccato però che per lui, e per gli Stati Uniti, la “nuova economia” si sia rivelata essere una vecchia economia. Pensava forse che jeans, smartphone e motori a razzo crescessero sugli alberi?

Andrei Martyanov

Fonte: unz.com
Link: https://www.unz.com/article/the-dictatorship-of-numbers/
07.04.2021
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

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