La morale del Financial Times a Travaglio il Moralista (e Grillo)

DI NICOLA BERTI

ilsussidiario.net

Il FT ha pubblicato uno strano articolo contro Grillo e Travaglio, dando consigli non richiesti alla leadership di M5s. Ecco il gioco del quarto potere internazionale

L’articolo è gradevolmente disturbante quanto può esserlo una feature politica su un paese dell’Europa latina pubblicata la mattina del lunedì di Pasqua da un giornale di Londra. Il protagonista del pezzo è “un moralista da giornale” italiano: Marco Travaglio, editor del Fatto Quotidiano. Beppe Grillo, fondatore di M5s, citato alla stregua di un buffone da circo (“burly comedian”). Viene interpellato come esperto uno sconosciuto “sociologo in pensione dell’Università di Genova”. Una digressione insistita è riservata all’inedito appoggio da parte del Corriere della Sera alle mosse governative di Luigi Di Maio.

Il giornale è il Financial Times e l’autore è il corrispondente da Roma, James Politi, molto informato e rispettato. Se alla vigilia dell’apertura delle consultazioni per la formazione del nuovo governo italiano, FT titola sul “media moralist” che rema contro (“rails against”) la partecipazione dei Five Star a una coalizione “con la Lega”, può anche darsi si tratti di un rapido riempitivo pennellato. Ma è più probabile che non lo sia e allora è un aggiornamento sugli umori misti di mercati, cancellerie, “circoli internazionali”.

Non è mai facile mettere a fuoco il mix di interessi di volta in volta promossi o tutelati nel raggio globale del Financial Times. Il vostro lettore professionale può solo mettere in fila qualche riflessione.

La prima è la lettura più semplicistica, guardando alla Londra che si è inventata una crociata contro Putin l’Avvelenatore pur di uscire dal caotico isolamento post-Brexit. M5s e Lega sono due forze da sempre al centro di voci di legami con la Russia putiniana. “Attenzione a un governo Di Maio-Salvini, per fortuna Grillo e Travaglio vegliano sull’ortodossia di M5s” etc. Può darsi che il messaggio sia questo.

Ma — anche solo per gioco pomeridiano a Pasquetta — immaginiamo un approccio completamente opposto.

a) Visto da Londra, a Roma prima c’è un nuovo governo e meglio è. L’Italia non è la Spagna o il Belgio e non è più il 2011.

b) Alla Ue, vista dalla Gran Bretagna post-Brexit, serve un’Italia non politicamente ridotta ai minimi termini come lo è invece oggi. Non è possibile che al tavolo della riforma dell’eurozona o della scelta del successore di Draghi in Bce sieda un Gentiloni inerme e silenzioso di fronte a Merkel e Macron. Né è utile un’Italia debole come quella che ha solo sussurrato la sua adesione alle sanzioni diplomatiche alla Russia di Putin. E poi Roma può sempre giocare un ruolo importante nella “lunga Brexit”, già posticipata al 2020. Senza dimenticare Milano: avamposto “continentale” del London Stock Exchange in difesa contro Euronext (Parigi-Francoforte).

c) Pragmaticamente: il 32 per cento di cui dispone oggi M5s nel Parlamento italiano è una “prima pietra” imprescindibile per una coalizione di governo. Certo non potrà esserlo fino a che questo “tesoretto” rimarrà prerogativa sterile nel populismo (anti-bancario…) di Grillo il Buffone o di Travaglio il Moralista. Ma Di Maio e la nuova dirigenza pentastellata ne hanno veramente bisogno? Provate a giocare le carte che avete in mano qui e ora, liberandovi della para-ideologia del “vaffa”, sembra suggerire FT: magari un po’ dimentico delle prove delle giunta Raggi a Roma. E con la coda dell’occhio — forse — già tesa verso una nuova stagione di privatizzazioni a Roma.

d) Di Maio con Salvini? Why not, ammicca FT, pubblicando la foto dell’ormai celebre murale. Due politici totalmente new: in Italia e in Europa (e il leader della Lega ha il merito di avere definitivamente messo fuori gioco Berlusconi). Avrebbero contro tutti: in Italia e in Europa. Avrebbero bisogno del nostro aiuto. E noi siamo pronti a darglielo.

e) Last but not the least: a Londra potrebbero saperne di più sulla Casaleggio & Associati di quanto ne sappiano gli elettori italiani. E potrebbero averne un’opinione positiva.

 

Nicola Berti

Fonte: www.ilsussidiario.net

Link: http://www.ilsussidiario.net/News/Politica/2018/4/2/SPILLO-La-morale-del-Financial-Times-a-Travaglio-il-Moralista-e-Grillo-/814453/

3.04.2018

Pubblicato da Davide

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Un commento

  1. Gli anglosassone ci provano sempre, ma stanno perdendo potere; in ogni caso basta vedere gli articoli del fatto sui fantomatici hacker russi…