La Corte costituzionale tedesca dice sì al Mes: il governo Meloni a un bivio

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Di Luca Lanzalaco per ComeDonChisciotte.org

Ieri 9 novembre 2022 la Corte costituzionale tedesca ha respinto il ricorso di sette deputati liberali contro la riforma del Mes. Ora il Presidente della Repubblica tedesca Steinmeier può apporre la propria firma alla legge che ratifica la modifica il Mes. Gli Stati che non avevano ancora aderito alla riforma erano due: l’Italia e la Germania. Ora è solo l’Italia a non aver ancora approvato la modifica del Trattato approvata il 27 gennaio 2021 dal governo Conte II.

Il governo Meloni si trova di fronte a un bivio ed è costretto ad uscire dalla ambiguità che già abbiamo segnalato (Lanzalaco 2022a). Può mantenere la posizione sostenuta il 30 novembre 2022, quando i partiti della maggioranza hanno respinto la mozione di Italia viva e Azione che impegnava il governo ad approvare tempestivamente la proposta di riforma. Oppure, può cambiare la propria posizione e approvare la riforma del Mes.

Qualora optasse per questa seconda alternativa, si troverebbe nella paradossale situazione di esprimere il proprio consenso nei confronti di un provvedimento che Lega e Fratelli d’Italia hanno sempre osteggiato e che, piccolo particolare, porta la firma di Paolo Gentiloni esponente del Partito democratico, che oggi si trova all’opposizione. Questo implicherebbe una perdita di credibilità per il governo Meloni, per il suo Presidente e per il partito che dirige di fronte al proprio elettorato. Inoltre, porterebbe ad ulteriori divisioni all’interno del governo in quanto la Lega non si lascerebbe scappare l’opportunità di esprimere la propria opposizione alla riforma del Mes, cercando di erodere la leadership e l’elettorato di Fratelli d’Italia. Nel caso, assai probabile che ciò si verifichi, il governo troverebbe un valido supporto da parte di Italia Viva e di Azione che, ormai è evidente, non vedono l’ora di essere ammessi nell’area d governo. E anche il Partito democratico e il Movimento 5 Stelle si troverebbero in ambasce. Il primo perché dovrebbe votare con il governo Meloni e il secondo perché vedrebbe riemergere le divisioni che già lo avevano attraversato su questa decisione all’inizio del 2021. Insomma, riportare alle Camere il progetto di riforma del Mes creerebbe problemi per tutti e non solo per Giorgia Meloni.
Il governo potrebbe optare per la seconda opzione, confermando la propria posizione di opposizione alla riforma del Mes. Sarebbe la decisone giusta per varie ragioni che abbiamo già illustrato (Lanzalaco 2022a, 2022b). Ricordiamole rapidamente.

In primo luogo, sia il nuovo Mes che la nuova governance europea come prospettata dalla riforma sembrano essere architettati più per scatenare nuove crisi che per scongiurarle. Secondo, la condizionalità politica presente in entrambi i dispositivi, che vincola l’erogazione di fondi alla realizzazione di riforme di stampo neoliberista, li rende strumenti idonei a consolidare il progetto di federalizzazione coercitiva che le élite europee stanno perseguendo da molto tempo a scapito della sovranità degli stati nazionali. Terzo, ultimo ma non ultimo, se dovesse passare la riforma l’Italia sarebbe la prima candidata, insieme alla Grecia, ad un rigido ed invasivo commissariamento quasi decennale. Insomma, approvare la riforma non è nell’interesse nazionale tanto caro a Giorgia Meloni.

La non ratifica della riforma è quindi la scelta ottimale. C’è chi ha già obiettato con grande solerzia che così l’Italia rimarrebbe isolata in quanto, dopo la decisione della Corte costituzionale tedesca, sarebbe l’unico Stato a non aver approvato la riforma. Si tratta di una obiezione debolissima in quanto il testo della riforma è stato l’esito di una dura contrattazione e di un altrettanto fragile compromesso tra i paesi “frugali”, rispettosi della disciplina di bilancio, e i paesi “prodighi”, indisciplinati e refrattari ad accettare le politiche di austerità. Se il governo Meloni bloccasse la riforma e, sfruttando il proprio potere di veto, lasciasse inalterato il Patto di Stabilità e Crescita non sarebbe affatto isolato in quanto si troverebbe allineato a quei governi che hanno dovuto subire il pasticciato compromesso tra flessibilità graduale e ferrea disciplina alla base del progetto di riforma del Mes proposto dalla Commissione il 9 novembre 2022.

Di fronte a un bivio si può scegliere la strada giusta o quella sbagliata. Il governo Meloni ha la possibilità di imprimere una svolta storica all’evoluzione dell’Unione europea o, invece, di diventare complice nella realizzazione di un progetto di federalismo coercitivo lesivo della democrazia e della sovranità nazionale.

Di Luca Lanzalaco per ComeDonChisciotte.org

10.12.2022

Luca Lanzalaco è professore ordinario di Scienza politica presso l’Università di Macerata. Ha recentemente pubblicato, con Giampiero Cama e Sara Rocchi, Le banche centrali prima e dopo la crisi. Politica e politiche monetarie non convenzionali (ATì editore, 2019) e Fragile Boundaries. The Power of Global Finance and the Weakness of Political Institutions (Rivista Italiana di Politiche pubbliche, 2/2015, il Mulino). E’ autore del libro L’euro e la democrazia. Dalla crisi greca al nuovo Mes (Youcanprint, Bari, 2022).

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Lanzalaco, L. (2022a), Il governo Meloni e la riforma del Mes: federalismo coercitivo e difesa della sovranità nazionale, https://comedonchisciotte.org/il-governo-meloni-e-la-riforma-del-mes-federalismo-coercitivo-e-difesa-della-sovranita-nazionale/.
Lanzalaco, L. (2022b), L’euro e la democrazia. Dalla crisi greca al nuovo Mes, Lecce, Youcanprint.

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