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La Casa Bianca sta considerando l’uso della forza militare contro la Corea del Nord

DI TYLER DURDEN

zerohedge.com

Una strategy review della Casa Bianca sulle opzioni della Nord Corea prevede la possibilità di usare sia la forza militare che un cambio di regime per contrastare la minaccia di armi nucleari, riporta il WSJ: una prospettiva che tiene sulle spine alcuni alleati degli Stati Uniti nella regione. La revisione avviene in un periodo in cui gli eventi hanno teso la stabilità della regione: tra essi, il lancio nel mese scorso da parte della Corea del Nord di un missile balistico nel Mar del Giappone, e l’assassinio del fratellastro del leader nordcoreano Kim Jong-un in Malesia.

Il WSJ aggiunge che i funzionari americani hanno sottolineato, negli ultimi colloqui con gli alleati, le possibili dimensioni militari della loro eventuale azione, facendo pensare che la pianificazione sia in fase avanzata.

Il presidente Trump ha rassicurato gli alleati, non abbandonerà gli accordi che sono stati alla base di decenni di politica degli Stati Uniti in Asia. Il suo impegno di fermare Pyongyang dal testare un missile intercontinentale balistico – assieme alla strategy review di due settimane prima – fa pensare ad alcuni leader ad un cambiamento nella politica americana. Durante il summit di due giorni, a febbraio, del primo ministro giapponese Shinzo Abe con Trump, i funzionari degli Stati Uniti, secondo un insider, hanno ammesso in diverse occasioni che tutte le opzioni per trattare con la Corea del Nord erano al vaglio.

Era chiaro al lato giapponese che queste opzioni comprendevano un attacco militare degli Stati Uniti contro la Corea del Nord, se Pyongyang fosse apparsa pronta a testare un ICBM. La parte giapponese ha trovato quello scenario “preoccupante”.

La proposta è emersa circa due settimane fa, quando il vice consigliere per la sicurezza nazionale K.T. McFarland ha convocato una riunione con i funzionari della sicurezza nazionale e ha chiesto loro di presentare proposte sulla Corea del Nord, comprese idee che un funzionario ha descritto come ben al di fuori del comune.

Ogni opzione era ammessa, dal riconoscimento americano della Corea del Nord come stato nucleare all’azione militare contro Pyongyang. La direttiva della signora McFarland era che l’amministrazione ripensasse totalmente alle politiche con la Nord Corea.
   
    I funzionari sono tornati martedì dando alla McFarland idee e suggerimenti. Questi saranno ora scrutinati prima di essere portati all’attenzione del presidente.

Oltre alle preoccupazioni per l’intervento americano, si pensa che la Cina stessa possa anticipare una mossa di Washington: la crescente prospettiva di un’azione militare U.S.A. in Corea del Nord potrebbe incoraggiare Pechino, che teme la ricaduta di un confronto militare con il suo vicino, ad adottare misure che Washington ha a lungo cercato per soffocare la vita economica di Pyongyang.

Un’altra incognita è come la Corea del Sud agirà. Sulla scia dell’elezione di Trump, i leader di Tokyo e Seoul hanno cercato di intensificare la strategia statunitense di esercitare una pressione economica e diplomatica contro la Corea del Nord. “Faremo in modo che il Nord cambi i propri calcoli errati: aumenteremo ulteriormente sanzioni e pressione”: questo è quanto detto dal presidente facente funzioni della Corea del Sud, Hwang Kyo-Ahn, in un discorso mercoledì.

Il discorso è avvenuto lo stesso giorno in cui Corea del Sud e Stati Uniti hanno dato il via ad importanti esercitazioni militari annuali, parte della strategia di aumentare la difesa militare contro l’aggressione nordcoreana. A margine dell’inizio delle esercitazioni, il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Jim Mattis, ha parlato martedì al ministro della Difesa della Corea del Sud Han Min-Koo, sottolineando che “ogni attacco contro gli Stati Uniti o suoi alleati verrà debellato, e l’uso di armi nucleari avrà una risposta efficace e travolgente”, come riportato dal capitano Jeff Davis, portavoce del Pentagono.

Infine, vi è il Giappone, che, da un attacco militare degli Stati Uniti sulla Corea del Nord, teme di venir risucchiato in un conflitto regionale: così dice Tetsuo Kotani, senior fellow presso l’Istituto giapponese di affari internazionali, un think tank di Tokyo. Un altro timore per il Giappone è uno scenario in cui gli USA detengano invece colloqui con la Corea del Nord e raggiungano un accordo che porterebbe Washington ad un disimpegno dalla regione, ha aggiunto.

Il Giappone, con la sua costituzione pacifista, rimane fortemente dipendente dal sostegno militare degli Stati Uniti, non solo per contrastare la Corea del Nord, ma anche la Cina, la quale ha intensificato una sfida territoriale contro le isole amministrate dai giapponesi nel Mar Cinese orientale.

“Colloqui diretti tra Trump e Kim Jong-un sarebbero uno scenario da incubo per il Giappone”, ha detto Kotani.

Trump ha recentemente confermato ai leader di Giappone e Corea del Sud l’impegno di difendere entrambi i paesi. Una portavoce del ministero degli Esteri giapponese ha rifiutato di commentare i dettagli dei colloqui di Abe e Trump, mentre non è stato possibile raggiungere un portavoce del ministero degli Esteri della Corea del Sud per un commento.

Nel frattempo, in un altro potenziale punto di escalation, gli Stati Uniti sono in fase di installazione di avanzate difese missilistiche, note come Terminal High Altitude Area Defense system (sistema “Terminale per la Difesa di Aree di Grande Altitudine”), o THAAD, in Corea del Sud. Seoul ha dichiarato questa settimana di aver completato un trasferimento di terreni necessari come stazione per il sistema, ha detto il capitano Davis. In risposta a questo dislocamento  , mercoledì Cina e Russia hanno concordato di intensificare la loro opposizione al controverso sistema statunitense di difesa missilistica THAAD.

“Entrambe le parti hanno detto che continueranno a rafforzare la loro opposizione coordinata a THAAD”, ha scritto il ministero degli Esteri cinese sul suo sito web mercoledì.

La dichiarazione segue l’incontro di martedì tra il vice ministro degli Esteri cinese, Kong Xuanyou, e il vice ministro degli Esteri russo, Igor Morgulov, a Pechino. Il ministero degli esteri russo ha anche dichiarato che “entrambe le parti hanno sottolineato che bisogna intensificare sforzi politici e diplomatici per avviare il processo di distensione politica e militare nel nord-est asiatico, per creare condizioni favorevoli a risolvere la questione nucleare nella penisola coreana”.

Essa viene dopo che il governo della Corea del Sud ha firmato martedì un accordo di scambio di territori con il gigante di vendita al dettaglio Lotte, che vedrà l’azienda scambiare un campo da golf per dei terreni, vicino Seoul, che diverranno di proprietà militare. Il campo da golf diventerà la futura casa di THAAD. THAAD è un avanzato sistema, progettato per intercettare missili balistici di breve, medio e lungo raggio durante la fase terminale di volo. Equipaggiato con radar a lungo raggio, si ritiene sia in grado di intercettare i missili balistici di medio raggio della Corea del Nord.

La Cina si è più volte espressa contro THAAD, temendo che possa minare il proprio possesso di missili balistici, e in precedenza ha esortato Seoul e Washington a non proseguire nel previsto dispiegamento del sistema.


In vista della firma del contratto di martedì, il portavoce del ministero degli Esteri cinese Geng Shuang ha minacciato “conseguenze” contro Washington e Seoul se l’accordo fosse andato avanti, sostenendo che il sistema “sconvolge gravemente l’equilibrio strategico regionale e mette a repentaglio gli interessi di sicurezza dei paesi della regione, Cina inclusa”.

La Cina “prenderà sicuramente le misure necessarie per salvaguardare i propri interessi di sicurezza interna”, ha detto durante una conferenza stampa, aggiungendo che “tutte le conseguenze derivanti saranno a carico degli Stati Uniti e della Repubblica di Corea”. Pechino ha già adottato misure di rappresaglia contro l’accordo, tra cui l’arresto del progetto immobiliare multimiliardario di Lotte in Cina ed il divieto a personaggi famosi della Sud Corea di visitare il paese.

Per quanto riguarda la Russia, il paese in precedenza ha invitato coloro che sono coinvolti nel sistema THAAD a considerare l’escalation di tensioni che esso inevitabilmente causerà. Il mese scorso, Mosca ha valutato la situazione attorno alla penisola coreana come “avente una elevata probabilità di diventare instabile”, e ha sottolineato che “la scelta presa da alcuni governi di esacerbare queste tensioni ed istigare una corsa agli armamenti nella subregione, così come l’aumento della grandezza delle esercitazioni militari, è controproducente”.

Tuttavia, Stati Uniti e Corea del Sud sostengono che THAAD sia una misura difensiva contro Pyongyang. I funzionari di Seoul si aspettano che il sistema missilistico sia pronto ed operativo entro l’anno, uno di essi ha anche detto all’inizio di questo mese che il dispiegamento potrebbe essere completato entro agosto.

E così, improvvisamente, la pace molto precaria in Asia orientale dipende dalle azioni di un dittatore irrazionale. Mentre per ora gli Stati Uniti sembrano essere solo pronti ad un intervento militare – o ad un cambiamento di regime – essi entreranno sicuramente in azione dovesse Kim Jong-un, inaspettatamente, decidere di lanciare un altro missile balistico, una cosa che fa con sempre maggiore frequenza. Ciò significa che la stabilità di gran parte dell’Asia è nelle mani dell’uomo nella foto qui sotto.

 

Fonte: www.zerohedge.com

Link: http://www.zerohedge.com/news/2017-03-01/white-house-exploring-use-military-force-against-north-korea

1.03.2017

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di HMG

Pubblicato da Davide

  • gianni

    ma gli USA sono buoni solo a parole , non hanno il coraggio di attaccare la corea del nord

  • Saverio GPallav

    Cambiano i presidenti ma non cambia il brutto vezzo americano di minacciare guerre e cambi di regime contro i paesi che non si allineano. Si sperava che con Trump cambiasse qualche cosa ma evidentemente gli Usa, come potenza imperiale, hanno delle dinamiche che considerano ormai connaturate con la propria stessa esistenza

  • Truman

    A me sembra che la maggiore area d’instabilità ultimamente sia stata il Medio oriente, perché Saddam Hussein e Gheddafi (e anche Bashar Assad) non hanno avuto il buon senso di dotarsi di armi nucleari, il che ha consentito agli USA di scatenare il caos.

    Kim Jong-un ha dato un notevole contributo alla pace nel Sud-est asiatico. Il premio Nobel per la pace l’avrebbe certamente meritato più lui che Obama.

  • Vamos a la Muerte

    Classico articoletto di Propaganda a stelle e strisce.
    Visto come sono finiti l’Iraq prima e la Libia poi, la Corea del Nord fa benissimo a prendere tutte le precauzioni contro l’Imperialismo Usa.
    Perché l’Aggressore, se qualche bamba non l’avesse ancora capito, siede a Washington non a Pyongyang.

  • Cataldo

    Non c’è alcuna probabilità che gli USA facciano la follia di andare contro la Corea del Nord, il regime attuale è un problema solo per la Cina, in quanto è diventato il mezzo per giustificare la presenza USA in teatro, e anzi di intensificarla, piazzando in corea del sud gli intercettori antibalistici che da li possono coprire una angolo importante di avvio degli ICBM cinesi. Il gioco della Corea del Nord è non tanto creare una deterrenza nucleare, che non è alla loro portata, ma sfruttare sul terreno la loro deterrenza contro la corea del sud, in particolare Seul, che è a tiro delle artiglierie pesanti, e sul piano politico dialogare indirettamente con gli USA, pungolando la Cina. Avremo la certezza di una assertività geopolitica della Cina proprio quando inizierà il riassorbimento del regime nordcoreano, a quel punto il redde rationem con gli USA nel pacifico avrà il suo inizio.

    • gianni

      si , ce anche questa possibilita’