La campagna dell’odio contro la Cina – 2a parte

Larry Romanoff – 6 agosto 2020                                          — QUI LA PRIMA PARTE DELL’ARTICOLO

The UNZ Review – – https://www.unz.com/lromanoff/the-anger-campaign-against-china/

Le origini della manipolazione di massa dell’opinione pubblica

Molti anni fa, il commentatore politico ebreo-americano Walter Lippmann si rese conto che era possibile costruire completamente l’ideologia politica, usando i media per controllare sia la presentazione che la concettualizzazione, non solo per creare false credenze profondamente radicate in una popolazione, ma anche per cancellare completamente le idee politiche indesiderate dall’opinione pubblica. Questo fu l’inizio non solo dell’isteria americana per la libertà, la democrazia e il patriottismo, ma di tutte le opinioni politiche costruite, un processo che è stato messo in atto da allora. Lippmann ha creato queste teorie di persuasione di massa del pubblico, usando “fatti” totalmente inventati, profondamente insinuati nella mente di un pubblico credulone; ma in questa storia c’è molto di più. Un ebreo austriaco di nome Edward Louis Bernays (nella foto),

Edward Bernays, nipote di Sigmund Freud.

nipote di Sigmund Freud, fu uno degli studenti più precoci di Lippmann e fu lui a metterne in pratica le teorie. Bernays è ampiamente conosciuto in America come il padre delle Pubbliche Relazioni, ma potrebbe essere descritto molto più correttamente come il padre del marketing di guerra americano e della manipolazione di massa dell’opinione pubblica.

Bernays sosteneva: “Se comprendiamo il meccanismo e le motivazioni della mente collettiva” sarà possibile “controllare e irreggimentare le masse come vogliamo senza che se ne rendano conto“. Egli chiamava questa tecnica scientifica di manipolazione dell’opinione “ingegneria del consenso“, e per realizzarla fondeva le teorie della psicologia delle masse con le idee psicoanalitiche di suo zio Sigmund Freud [10] [11]. Bernays considerava la società irrazionale e pericolosa, con un “istinto di gregge”, e che se il sistema elettorale multipartitico (che le prove indicano essere stato creato da un gruppo di élite europee come meccanismo di controllo della popolazione) doveva sopravvivere e continuare a servire quelle élite, era necessaria una massiccia manipolazione dell’opinione pubblica. Queste élite di “persone invisibili” avrebbero, attraverso la loro influenza esercitata sui governi e il controllo dei media, il potere di influenzare il pensiero, i valori e le reazioni dei cittadini. La sua convinzione era che questo gruppo avrebbe dovuto inondare il popolo di disinformazione e propaganda carica di emozioni per “ingegnerizzare” l’acquiescenza delle masse e quindi governarle. Secondo Bernays, questo prodotto del consenso delle masse, creando una conformità di opinione plasmata dallo strumento della falsa propaganda, sarebbe stato vitale per la sopravvivenza della “democrazia”. Bernays ha scritto:

“La manipolazione consapevole e intelligente delle abitudini e delle opinioni organizzate delle masse è un elemento importante nella società democratica. Coloro che manipolano questo invisibile meccanismo della società costituiscono un governo invisibile che è il vero potere dominante del nostro Paese. Le persone vengono governate, le loro menti plasmate, i loro gusti formati, le loro idee suggerite, in gran parte da uomini di cui non hanno mai sentito parlare. Questo è il risultato logico del modo in cui la nostra società democratica è organizzata. Un gran numero di esseri umani deve cooperare in questo modo. In quasi ogni atto della nostra vita quotidiana siamo dominati dal numero relativamente piccolo di persone che comprendono i processi mentali e i modelli sociali delle masse. Sono loro che tirano i fili che controllano l’opinione pubblica”. [12]

Nella sua opera principale intitolata “Propaganda” [13], scritta nel 1928, Bernays sosteneva che la manipolazione dell’opinione pubblica era una parte necessaria della democrazia perché gli individui erano intrinsecamente pericolosi (per il controllo e il depredamento da parte delle élite) ma potevano essere sfruttati e incanalati da queste stesse élite a proprio vantaggio economico. Egli credeva chiaramente che il controllo virtualmente totale di una popolazione fosse possibile, e forse facile da realizzare. Scrisse inoltre che:

“Nessun sociologo serio crede più che la voce del popolo esprima una qualsiasi… idea saggia. La voce del popolo esprime la mente del popolo, e quella mente viene plasmata da… quelle persone che capiscono la manipolazione dell’opinione pubblica. Essa è composta da pregiudizi e simboli ereditati e da cliché e formule verbali fornite loro dai leader. Fortunatamente, il… politico è in grado, con lo strumento della propaganda, di plasmare e formare la volontà del popolo. Così vasto è il numero di menti che è possibile irregimentare, e così tenaci sono quando vengono irreggimentate, che [producono] una tale pressione di fronte alla quale i legislatori, i redattori e gli insegnanti sono impotenti”.

E non erano solo le masse ad essere “intrinsecamente pericolose”, ma anche i leader di una nazione rientravano in questa descrizione, e richiedevano quindi anche loro manipolazione e controllo. Bernays si rese conto che se si riusciva ad influenzare i leader di una nazione, con o senza la loro cooperazione consapevole, si poteva controllare il governo e il Paese, ed è proprio qui che ha fissato i suoi obiettivi. Di nuovo Bernays:

“In alcuni settori della nostra vita quotidiana, in cui ci immaginiamo liberi di agire, siamo governati da dittatori che esercitano un grande potere. Ci sono governanti invisibili che controllano i destini di milioni di persone. Non ci si rende generalmente conto di quanto le parole e le azioni dei nostri uomini pubblici più influenti siano dettate da persone astute che operano dietro le quinte. Né, cosa ancora più importante, fino a che punto i nostri pensieri e le nostre abitudini siano modificati dalle autorità. Il governo invisibile tende a concentrarsi nelle mani di pochi a causa dei costi legati alla manipolazione della macchina sociale che controlla le opinioni e le abitudini delle masse”.

E in questo caso, i “pochi” sono le ricche élite industriali, i loro amici banchieri ancora più ricchi e i loro confratelli che controllano i media, l’editoria e l’industria dello spettacolo.

Fino alla prima guerra mondiale, le teorie sulla creazione di un’opinione pubblica completamente falsata, basata sulla disinformazione per il controllo della popolazione, erano ancora solo teorie, ma lo straordinario successo della propaganda di Bernays e del suo gruppo durante la guerra rese evidente la possibilità di controllare perennemente l’opinione pubblica in ogni campo. Gli “accorti” ideatori del “governo invisibile” di Bernays svilupparono una tecnica standard per ciò che era essenzialmente propaganda e controllo della mente, o almeno controllo dell’opinione pubblica, e si infiltrarono in tutto il governo degli Stati Uniti, nei suoi dipartimenti e agenzie, e nei suoi leader e politici. In coincidenza con ciò, essi si esercitavano a corrompere i leader di ogni gruppo identificabile (confraternita, religioso, commerciale, patriottico, sociale) e incoraggiavano queste persone a corrompere allo stesso modo i loro sostenitori.

In tanti hanno notato la mentalità “bianco” e “nero” che pervade l’America. Gran parte della responsabilità deve essere attribuita ai metodi di propaganda di Bernays. Bernays stesso ha affermato che la propaganda poteva produrre risposte emotive rapide e forti nel pubblico, ma che la varietà di tali risposte era limitata perché la carica emotiva insita nella sua propaganda avrebbe creato una sorta di mentalità binaria, costringendo alla fine la popolazione in un mondo programmato in bianco e nero, che è proprio quello che vediamo oggi negli Stati Uniti. Questo non è difficile da capire. Quando Bernays ha inondato il pubblico di storie inventate di bambini tedeschi maltrattati, la gamma di potenziali risposte è stata completamente emotiva e si sarebbe limitata all’avversione o forse al blocco dell’informazione. In un certo senso, il nostro interruttore emotivo sarebbe stato costretto ad accendersi o a spegnersi, senza altre scelte ragionevoli.

I pochi eletti, come li ha chiamati Bernays, si sono presto resi conto del potenziale di controllo dei governi, e in ogni successiva amministrazione statunitense il presidente e il suo staff della Casa Bianca, i politici, i leader delle agenzie militari e dei servizi segreti, sono tutti caduti vittime di questa stessa malattia dell’abile manipolazione. “L’intenso desiderio di guerra” di Roosevelt nel 1939 [14] [15 ][16] fu il risultato di questo stesso processo di manipolazione e, una volta manipolato, egli naturalmente approvò la “manipolazione” dell’intera popolazione americana. Walter Lippmann e Edward Bernays erano riusciti a superare le loro più rosee aspettative.

Nella terza parte, “Bernays – Marketing della guerra”

Scelto e tradotto da Cinthia Nardelli e Arrigo de Angeli per ComeDonChisciotte.

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(Continua)